ORGANECTOMY

Domain Of The Wretched

2017 - Unique Leader Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
26/09/2022
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

"Domain Of The Wretched" è il primo full length della band slam/brutal death dagli elementi deathcore Organectomy, progetto nato in realtà già nel 2010 per volontà del cantante e bassista Tyler Jordan, che qui si accompagna al cantante Alex Paul, già in passato suo collega nella band Oblivion Dawn dove per ironia della sorte suonava il basso e faceva da seconda voce, ruolo invece qui ricoperto da Jordan, ai chitarristi Sam McRobert e Ashton Moore, e al batterista Jae Hulbert. Un primo album che quindi è il risultato di un percorso già avviato da tempo, iniziato come progetto solista a nome Scat Hammer, ma poi presto trasformato in una band sotto il moniker attuale. Il primissimo singolo "Septic Uterovaginal Putrefaction" vedeva uno slam brutale, assolutamente selvaggio e dalla produzione a dir poco underground, dove la mente del progetto faceva da cantante, accompagnato dal già presente Hubert e da Daniel Hames e Isaac Pomeroy, chitarristi di quel periodo. Contando che l'età dei membri si aggirava allora intorno ai sedici anni, è facile immaginare la non raffinatezza della proposta, ancorata a uno stile decisamente non sviluppato e a una tecnica che non andava oltre alle basi del songwriting. Il percorso prosegue nell'anno successivo con il demo "2011 Promo", dove i climi sonori e tematici non si fanno più raffinati, figli di uno slam basilare legato a un'estetica porno-gore volta a scioccare. I successivi lavori, sempre underground e in formato di demo, "Impale The Bitch" e "At The Mercy Of The Devine" vedono l'arrivo di Sam McRobert e Alex Paul e un deciso miglioramento a livello compositivo, pur senza far gridare al miracolo e rimanendo su coordinate sui generis che pescano a piene mani dalle slam più brutale, mentre il demo "2015 Promo" ridefinisce il tutto aggiungendo elementi brutal deathcore e ampliando il songwriting e la produzione della band. A due anni di distanza, e dopo aver raccolto in una compilation i due demo precedenti, esce inizialmente in maniera indipendente su CD-R e in digitale il debutto ufficiale, poi stampato su CD e vinile dalla label americana Unique Leader Records, che rimarrà la casa del gruppo fino a oggi. Qui assistiamo a un'ulteriore evoluzione, raggiungendo un suono dove una solida base ritmica dai groove irresistibili si coniuga a tratti death metal brutali e vocals ora gutturali, ora in alcuni frangenti aspre e gridate in stile deathcore, e il tutto risulta unito da alcuni elementi tradizionali che caratterizzeranno sempre più la musica degli Organectomy. Come spesso accade con i debutti in seno allo slam, troviamo tutta una serie di ospiti provenienti dal mondo brutal death metal e deathcore, in questo caso sia neozelandese e non, che danno supporto ai nuovi arrivati: l'ex bassista della band Vin MinchingtonLiam Hand dei Parasitic Infestation e Silent Torture, Kieran Bircher e Steven Booth dei Depraved, Jamie Philpott dei Secularity, il futuro chitarrista della band Matthew Bolch, per ora anch'egli membro dei Secularity, e infine Stace Fifield dei Blindfolded And Led To The Woods. Viene anche superata la natura prettamente porno-gore delle tematiche passate, che sopravvive solo in modo sparuto in alcuni tratti dei testi, ora qui dedicati a una sorta di concept fantasy/horror che inaugura una tradizione che continuerà con gli album successivi, quest'ultimi però a tema più sci-fi; temi ben catturati dalla copertina a opera di Pedro Sena, artista che si occuperà anche della grafica del secondo disco della band "Existential Disconnect", che qui usa uno stile colorato e "liscio" adatto ai suoni moderni della band, meno abrasivi rispetto alla produzione futura, ma comunque taglienti.

Eons Of Unyielding Darkness

"Eons Of Unyielding Darkness" è l'introduzione all'album e ai suoi temi, una traccia per lo più strumentale dove abbiamo dialoghi campionati lontani e suoni inizialmente sommessi, poi esplosi all'improvviso in un riffing robusto dalle punte stridenti e dalle versi gutturali che non creano qualcosa di intellegibile, rimanendo piuttosto gorgogli bestiali (tant'è che il testo ufficiale riporta solo un "Eeugrghr - Eons (Eons) - Darkness (Darkness)" come parole presenti). Qui conta molto la produzione, dato che si gioca con passaggi tra mono e stereo che creano compressioni poi riportate in superficie tra riff rocciosi e breakdown deathcore dalle falcate combattive. Notiamo già le strutture moderne in seno alla band, che nel debutto sua ampiamente modi -core rafforzati con installazioni brutali e slam profondi; la conclusione rivede i toni atmosferici iniziali, consumati in un effetto in levare che va a esplodere nel brano successivo.

Sanctum Of Deceit

"Sanctum Of Deceit" è un episodio veloce e dal drumming in doppia cassa lanciato, arricchito da riff a motosega atonali e vocals brutali gorgoglianti, delineato da bordate sinistre dai motivi severi e da improvvise esplosioni dove sia le vocals, sia la musica si accostano a connotati brutal deathcore. Si dispiega anche l'inizio della narrazione, qui legata a un rito terribile tenuto un oscuro santuario dove avviene un cantico dell'inganno generato dalle lingue dei serpenti, che contorce le menti degli innocenti. Compaiono le vestigia dei tratti porno-gore presenti nei primi demo dei Nostri, quasi a volerli presentare un ultima volta prima passare a orrori non meno orribili, ma scevri dalle tendenze perverse che spesso troviamo nell'immaginario di scuola slam, e che hanno portato anche ad accuse di misoginia verso il genere; una donna stuprata diverse volte marcisce sul pavimento, scuoiata e sbudellata, la patetica prostituta dei sacerdoti, con la bocca cucita e gli occhi aperti a forza, con l'ano con un prolasso marcito, buttata e dimenticata. Si scuote tra gli spasmi, coperta da sangue e sperma, pronta per il rituale mentre canti bestiali riempiono l'aria e il terreno incomincia a tremare, con grida sacrileghe che arrivano dal basso mentre l'aria si avvizzisce. Una bestia non terrena, nata dall'inganno, viene evocata tramite lo stupro e il massacro, un essere che emette ombre dalla sua bocca, un male perverso fino al midollo. La musica si mantiene veloce e aggressiva, modulata però da alcuni tratti più cadenzati, collimanti in marce deathcore stridenti, dalle geometrie meccaniche che si incastrano tra gli altri elementi, collimando con brevi assoli; largo quindi a nuovi corsi monolitici e brutali, in un'atmosfera sospesa e terribile tanto quanto l'immaginario portato avanti. Arriviamo a fraseggi vecchia scuola che instaurano galoppi death dal fare sempre calustrofobico, scosso da bordate e rulli che si rilanciano in corse. Il finale viene segnato da un motivo contratto cesellato da un ultimo verso brutale.

Beckoning The Horrors Of The Depths

"Beckoning The Horrors Of The Depths" offre in apertura chitarre dalle scale elaborate, contratte da bordate ritmiche improvvise, destinate a evolvere in marce in doppia cassa che mantengono i suoni vorticanti con un gusto -core ben accentuato. Si aggiungono i versi gorgoglianti del cantato, pronti a delineare nuovi orrori dark fantasy; una congrega delle tenebre si riunisce davanti ai cancelli degli abissi mentre le ombre crescono e strisciano verso il velo tra i nostri mondi. Un sacrificio viene portato e fatto inginocchiare, la congrega circonda la vittima prescelta e il sermone inizia. Raffiche circolari tagliano l'etere, mentre versi squillanti, come versi di maiali, segnano il passaggio a marce cadenzate dal bel ritmo. Si toccano abissi slam dai modi sospesi, e non mancano incursioni di assoli severi dalla breve durata, mentre il songwriting nervoso procede. Assistiamo a un'oscura evocazione, dove la folla attende con trepidazione che vengano pronunciate le parole; esse richiamano una bestia maligna che viene dagli abissi dell'inferno, chiedendole di sorgere e di reclamare il mondo, orrore sconvolgente e progenie delle tenebre, e di portare omicidio e massacro. Le vocals si districano tra uno screaming deathcore e versi gutturali brutal, ricreando una moltitudine di voci che si danno al rito tra contrazioni ed evocative chitarre dirette. Osserviamo gli orrori degli abissi e del vuoto, chiedendo loro di sorgere nel mondo; giungiamo così a una cesura con piatti, seguita subito da giochi ritmici e corse lanciate dove si liberano gli assoli tecnici, finalmente dilungati nelle loro scale elaborate, iniziando a presentare pienamente certi elementi vecchia scuola che prenderanno sempre più piede nel futuro degli Organectomy. Le spirali sonore si disperdono tra versi brutali, portandoci a ponti rallentati dai fraseggi distorti. Ecco bordate belliche, pesanti e pachidermiche, contornati da versi ancora più inumani. La parte finale ci sorprende con alcuni effetti da studio quasi lisergici, prima di convertirsi in non-tempi da gravità zero che si consumano in percorsi conclusivi.

Intracranial Incubation

"Intracranial Incubation" è la traccia che era stata scelta per il lyric video dedicato alla presentazione dell'album, dal tema non direttamente legato alla trama generale dell'album (ancora anche il modo di definire i concept dei dischi sembra essere in via di definizione da parte della band), ma volendo inscrivibile negli orrori generali del universo narrativo qui descritto. Spore parassitiche si disperdono nell'atmosfera, portate dal vento e inalate dalle vittime, scorrendo poi nel loro sangue e inseminando il cervello. Immagini truculente portate in musica da un dialogo campionato che viene presto sostituito da un riffing robusto dove si palesano i versi gorgoglianti ormai familiari, caustici e inumani. Mitragliate di chitarra e riff death a motosega creano un trotto contratto che squarcia l'etere, mettendo in mostra il lato più diretto e vecchia scuola della band; i tempi cambiano in modo attenuato, andando a presentare bordate ossessive più controllate, che vanno man mano a scemare in modo costante, raggiungendo cesure interlocutorie seguite da nuove cavalcate vorticanti improvvise. La pressione nel cranio aumenta mentre le spore crescono, radici microscopiche si piantano nel cervello provocando convulsioni nel corpo, il battito cardiaco accelera e grida involontarie scappano dalla gola. La febbre assale il corpo, tutte le funzioni del corpo diventano inibite e la coscienza inizia a dissolversi. Una cesura ci porta a chitarre striscianti nei loro passi distorti, poi commutati in marce dalle vocals mostruose, perfette per le rappresentazioni sempre più orrorifiche. Il parassita trova protezione nei tessuti del cervello, nutrendosi di sangue umano accelera la sua crescita allargandosi in modo esponenziale. Ora siamo in territori doom-death che amplificano la gravità dell'atmosfera sonora, promulgandosi anche in bordate altrettanto macilente. Epici riff dalle marce ipnotiche sprofondano in un effetto di fade, riemergendo con toni combattivi e squillanti. Contrazioni deathcore s'inseriscono con un sapore urbano e ritmato: grumi di sangue escono dagli occhi delle vittime, pezzi di cervello liquefatti escono con le lacrime, e un guscio exoformico si crea intorno alla loro carne, mentre arti da insetto escono dall'interno e le lare incubate prendono il controllo degli ospiti in una simbiosi forzata. I colpi serrati, raffiche perentorie, ci conducono a esplosioni death metal dai giri circolari rafforzati da growl quasi ruttati. La conclusione viene affidata però a tempi sospesi, in una lenta marcia destinata all'oblio.

Archaic Infestation

"Archaic Infestation" è la prima strumentale dell'album, presentata da un suono dissonante in levare che prende man mano posto insieme a colpi di batteria cadenzati, completati da piatti pestati in un clima sonoro squillante e vivo, sottolineato da rullanti di doppia cassa. Dopo un effetto di fade parte una marcia contratta e dalle punte severe, carica di elementi death rocciosi e asperità sonore dove convivono rullanti veloci e colpi ritmici cadenzati. Largo quindi a cesure sospese e dai suoni dilatati, che ci consegnano un'atmosfera irreale, quasi lisergica, delimitata nuovamente da un effetto; seguono galoppi robusti contornati da suoni squillanti che sembrano rievocare sciami ronzanti, richiamando il titolo che ci fa pensare a infestazioni da parte di insetti antichi (magari ricollegandoci al tema della traccia precedente). Le dissonanze si ripresentano in una sorta di epica malevola, creando un'anti-melodia; si prosegue così fino a una cesura dai suoni quasi post-metal, che vanno a farsi sempre più rarefatti e persi nell'etere, lasciando posto a un dialogo campionato che riprende i temi di parassiti in corpi umani, confermando il collegamento con il brano precedente, e concludendo l'episodio.

Carnal Bloodlust

"Carnal Bloodlust" è uno dei tre singoli con video dell'album, qui introdotto subito da colpi veloci e duri contornati da severe bordate rocciose e falcate contratte dai growl ora più gorgoglianti, ora brutali e vomitati. Anche in questa occasione il tema non si ricollega apertamente a quello dark fantasy dell'album, parlandoci invece di incontrollabili tendenze cannibali che potrebbero rientrare anche in un contesto sci-fi/catastrofico. Ci risvegliamo da un incubo provocato dal dolore, zuppi di sudore e ricoperti dallo sporco, proviamo a muoverci, ma il corpo non risponde, mentre pensieri rapaci consumano la nostra mente. Gli occhi si muovono di continuo, gli arti tremano, e sentiamo un bisogno impellente di nutrirci. Groove ritmici dai tempi lenti si scontrano con cesure preparatorie prima di imbarcarsi in raffiche dinamiche, pronte a tornare verso bordate contratte prima di degenerare in parti slam. La nostra bocca ha l'acquolina mentre sentiamo l'odore del sangue, il nostro corpo si muove spinto da istinti primordiali, sentiamo fame verso il sangue all'apice di una furia carnale che pulsa nelle nostre vene, e ci ritroviamo a cacciare la nostra preda non ancora infettata. Artigliamo le facce e strappiamo le carni con le dita, con impronte ormai senza pelle. Immagini violente che trovano posto in galoppi robusti dalle scariche death possenti, aperte a trotti vorticanti in doppia cassa improvvisi, violati da raffiche contratte e magistrali strati sinistri che devolvono in brutalità striscianti e convulse; la nostra sete di sangue ci guida, strappiamo la pelle e mutiliamo la carne, non riusciamo a fermarci mentre il massacro si fa sempre più folle e ci traumatizza, facendoci perdere la nostra sanità. Il finale vede ultime bordate esplosive e pachidermiche, concluse in un verso gutturale.

Terror Form

"Terror Form" è il terzo e ultimo singolo dell'album, presentato da colpi di batteria mutuati subito in corse ritmiche spaccaossa sottolineate da riff taglienti e piatti cadenzati. La corsa folle creatasi va a infrangersi con groove meccanici dalle punte squillanti e dai growl ruggenti e inumani. Essi ritornano alla narrazione legata a culti oscuri in un mondo dominato da forze demoniache; scettri radianti vengono tenuti oltre corone marcenti, incanalando un potere malvagio trasmesso da un grande imperatore-dio cadavere. Si formano nuvole da tempesta, portandone una che è araldo della fine, e che annegherà la terra in un flusso di pioggia acida, incominciando un processo di terra-formazione. Spire di ossa e carbone eruttano da corpi martoriati, e la sua divina benedizione investe i suoi Primarch con un odio senza fine; gli appassionati dei giochi di ruolo riconosceranno non pochi riferimenti al mondo di Warhammer 40k, tra l'Imperatore dell'Umanità e i suoi "figliocci" trans-genetici, ovvero i Primarch, creati per essere immortali e base genetica per i futuri space marines che caratterizzano quell'universo. Qui il tutto assume connotati possibilmente ancora più malevoli rispetto a quello che già è un setting abbastanza oscuro di suo, rendendo queste figure in chiave horror e distruttiva; oceani si dissipano mentre un re spacca in due la terra, i piatti tettonici si frantumano e i corpi creano un trono, il tutto mentre colonne grandi come montagne vengono usate per attirare la luna. Fasci di fuoco investono la terra e meteore piovono con frammenti incandescenti, il processo si completa mentre i non fedeli vengono uccisi e lasciati come gusci vuoti senza vita, contorti nei bisogni dei re del mondo. Musicalmente, troviamo una struttura rocciosa dai riff circolari e dalle bordate stridenti, aperto da cesure vecchia scuola e corse in doppia cassa che introducono lati brutal death massacranti, sprofondati di seguito in abissi grevi slam. La fusione di modi e stilemi del mondo death è già in atto, pur lasciando spazio qui a tendenze slam/brutal deathcore dominanti nei breakdown continui che alternano i tempi lanciati, e anche versi gridati fanno capolino tra i growl più gutturali.

Inherent Revulsion

"Inherent Revulsion" prospetta nuove visioni di sventura e morte, con distruzioni apocalittiche e immani. Un effetto di batteria in FX inaugura un galoppo brutale dai blast potenti e dai versi in squealing seguiti da ruggiti gorgoglianti contratti da bordate decise; grida inumane fanno eco nell'aria, il panico sorge mentre il terreno incomincia a tremare, le strade si aprono e gli edifici crollano mentre orrori contorti sorgono, vili, repulsivi, infettanti. Sono stati concepiti in latrine di afflizione, una malattia rilasciata sul mondo e che infesta le nostre città con un forte desiderio di sangue, un incubo proveniente dalle più oscure profondità infernali. Siamo probabilmente davanti alla realizzazione delle evocazioni di qualche pezzo prima, che hanno portato nel mondo le creature richiamate da stregoni oscuri, sacerdoti di culti malvagi. Voci incessanti scavano in profondità nelle nostre menti, legamenti antichi strisciano nelle nostre colonne vertebrali e il silenzio cala facendo allungare le ombre dei malvagi re che sono discesi sul mondo. Il songwriting segue marce roboanti, delineate da rallentamenti sospesi e dal gusto meccanico, uniti a cesure dai giri circolari poi tempestati da doppie casse improvvise in una costruzione tagliente e contratta. Largo a sferzate death che colpiscono duro l'ascoltatore, posizionate poi in falcate ben calibrate. Abissi slam ci portano a colpi monolitici, e nuove pause generano suoni distorti che si danno a parate pachidermiche, regno per growl cupi e profondi. I sani riff death incontrano anche accordature di basso grevi, proseguendo poi con il movimento asfissiante, e conoscendo anche versi urlati e stridenti. I nostro occhi si rigirano e la sanità incomincia a mancare, la tenebra copre la nostra vista, mentre siamo intrappolati nella nostra mente. Le nostre voci vengono coperte dalla massa rivoltante e sottomesse dall'oscurità congeniale alla forma delle entità che stanno devastando il mondo.

Cascading Into Despair

"Cascading Into Despair" è la seconda e ultima strumentale del disco, un episodio di oltre sette minuti che si apre con fraseggi dai toni quasi country, delicati, ma squillanti, accompagnati da passi ritmici da tamburo; all'improvviso si aprono in un passo contratto dai riff ad accordatura bassa, urbani e stridenti, dalle atmosfere tese e diafane. Il movimento ritorna allo stato iniziale, aggiungendo però assoli appassionati in sottofondo; si ripete quindi l'evoluzione già incontrata, sempre squillante e dai piatti cadenzati. Riff rocciosi fanno da cesura insieme a un basso greve e roboante, aprendosi a galoppi decisi che graffiano l'etere. Largo a breakdown dalle scariche belliche ipnotiche, delineati da suoni stridenti, e poi consumati in digressioni. Il brano conosce strati oscuri dagli effetti tenebrosi, che si uniscono a nuovi montanti ritmici. Il resto della traccia è un continuo alternarsi tra questi movimenti, presentando un impianto pachidermico dai connotati urbani e alienanti, non dissimile da un certo gusto nu metal, ma proiettato in una dimensione più brutale e marziale; la conclusione vede un tripudio di doppie casse e suoni drammatici, che vanno a collimare in un ultimo fraseggio evocativo.

Domain Of The Wretched

"Domain Of The Wretched" ci investe già in apertura con una centrifuga di batteria e chitarra vorticante, completata da versi gutturali e delineata da contrazioni nervose. Il movimento sincopato offre sia montanti rocciosi, sia strati severi, in una struttura agitata, terreno per l'inizio di un cantato dal growl cupo del cantante; egli ci mostra ulteriori scenari di distruzione con paesaggi avvelenati e vuoti che vorticano, dove l'odio diventa tangibile tra rovine nauseanti. Si tratta del reame degli dei malvagi, che sono seduti al suo centro su troni colossali fatti di carcasse e carne, rimodellati per loro. Coscienze frammentate rimangono intrappolate in questo luogo, circondando il mondo in un'oscurità contorcente, anime che si dispiegano e dissolvono nel regno, portando a un globo saccheggiato collocato nel vuoto che tutto consuma. L'aria stantia è piena di morte, le lande inzuppate di sangue e gli oceani prosciugati lasciando solo la sabbia, ombre si espandono sul territorio e nuvole da tempesta infuriano nei cieli. Le marce contratte avanzano come un panzer da guerra, continuando ad alternare i movimenti e mantenendo un'atmosfera tesa e severa perfetta per rappresentare gli scenari del testo. Troviamo all'improvviso fraseggi evocativi che creano sezioni cinematiche dai passaggi stridenti, in un crescendo pungente magistralmente giocato tra digressioni e improvvise corse in doppia cassa che ci consegnano un certo gusto death. Violenza ed epicità, suoni tradizionali e strutture più moderne si coniugano in un brano che segue la linea dell'album e della band, confermando un suono dalle bordate ossessive.

Entropic Decay

"Entropic Decay" è il gran finale del disco, un pezzo introdotto da un effetto sommesso di chitarra, pronto a tornare in superficie con un riffing circolare tempestato da doppie casse e contornato da growl cupi. I re malvagi hanno preso posto nei loro troni, circondati dal loro sporco miasmatico, e ora un vuoto reame si estende verso l'orizzonte che diminuisce. Passano mille eoni mentre sono seduti sui loro troni, i loro tendini si estendono avvolgendo il mondo e le stelle, una dopo l'altra, si spengono arrendendosi all'oscurità, i re rimangono congelati attendendo la fine del tempo. Le stelle collassano e si crea una singolarità dalla cui forza la luce non può sfuggire, la tenebra che tutto consuma assalta l'universo mentre il tempo smette di scorrere e tutto si ferma, l'universo si espande ancora per un numero incalcolabile d anni fino a che i buchi neri decadono nel nulla, portando alla sua fine. Un finale nichilista che si configura in una musica brutale, dove concorrono anche parti dalle vocals in stile deathcore, protagoniste di breakdown geometrici che raccolgono una furia che però non esplode in climax veloci, bensì in slam pesanti e pachidermici, creando una marcia monolitica su cui si ripresentano anche i growl gutturali. Raggiungiamo così una cesura dagli effetti sommessi, diafana e urbana, destinata a emergere dopo una lunga sezione con assoli stridenti ed epici, pregni di una sorta di malinconia dispiegata in scale tecniche elaborate dal gusto vecchia scuola, protagoniste di un trotto che va a perdersi in una dissolvenza terminando la traccia.

Conclusioni

"Domain Of The Wretched" è un debutto più che buono e solido, che rivisto a posteriori presenta in maniera ancora da definire meglio molti degli elementi che faranno la fortuna del suono degli Organectomy. Rispetto ai primi demo qui l'elemento brutal death e slam non sono la base principale, che invece si appoggia su un certo gusto brutal deathcore (percentuale che però varierà di nuovo nei futuri lavori), ma comunque rimangono ben identificabili, mostrando anche i primi usi di assoli e strutture legate al death tradizionale che prenderanno sempre più piede nel songwriting dei Nostri. La produzione da parte di Miguel Tereso, che si occuperà in futuro di tutti gli album della band, mantiene connotati meno brutali e più "patinati", pur senza eccedere con suoni di plastica, non avendo ancora trovato esattamente la formula giusta che sarà raggiunta con il successivo "Existential Disconnect" dove l'impianto generale sarà più monolitico e aggressivo. Anche la composizione del concept tematico che sta dietro ai testi è più vaga e unite da un filo labile che si perde tra divagazioni e strumentali, mostrando anche su questo lato una minore padronanza e risolutezza nella direzione percorsa. In ogni caso la perfomance della band è già su alti livelli, mostrando un progetto allora attivo già da sette anni e che aveva superato le primissime rozzezze cercando uno stile che pesca sia dalle basi del death metal, sia dalle strutture moderne care a derivazioni recenti come lo slam e il deathcore. I breakdown abbondano, ma non sono di certo gli unici elementi usati, tra riff rocciosi, geometrie sonore urbane, bordate militanti, e un uso parsimonioso dei già citati assoli che per ora si mantengono brevi salvo alcuni episodi dove mostrano scale tecniche che in futuro conquisteranno intere sezioni degli album dei neozelandesi. Uno dei punti d'interesse nell'analisi della discografia dei Nostri è proprio l'osservazione di come quest'ultimi siano in una costante crescita da ogni punto di vista, portata avanti nella musica, testi, e scelta dell'artwork, elementi sempre coerenti tra loro e che non si ripetono mai nella stessa maniera, pur caratterizzati da una certa identità di fondo che fa riconoscere il suono degli Organectomy rispetto ad altre band. Il loro tecnicismo infatti non è mai fine a se stesso, al contrario di altre ealtà attigue al mondo deathcore, funzionale al songwriting e alle atmosfere, e il loro lato più brutale non raggiunge i livelli cavernicoli di altri progetti mantenendo un minimo di songwriting. L'idea è quella di una band che non vuole vivere nel passato, ma che allo stesso tempo conosce le basi del mondo sonoro a cui si rivolgono e le utilizza per mantenere un certo filo conduttore, creando una soluzione death metal contemporanea attraversata da correnti non certo amate dai puristi, ma facenti parte della realtà dei Nostri e dei loro ascoltatori. L'inizio di un percorso in levare, dove il gruppo raggiungerà una posizione invidiabile grazie all'impegno e la costanza che lo caratterizzano, coronata in futuro nel capolavoro "Nail Below Nail".

1) Eons Of Unyielding Darkness
2) Sanctum Of Deceit
3) Beckoning The Horrors Of The Depths
4) Intracranial Incubation
5) Archaic Infestation
6) Carnal Bloodlust
7) Terror Form
8) Inherent Revulsion
9) Cascading Into Despair
10) Domain Of The Wretched
11) Entropic Decay
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