OPETH

Will O The Wisp

2016 - Nuclear Blast

A CURA DI
SOFIA COLLU
20/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Nel 2014 gli Opeth pubblicarono Pale Communion, album che ancora una volta divise i fan in due gruppi: chi lo amava e chi lo odiava per il solo semplice fatto di essere, ancora una volta, un album progressive che non aveva niente a che vedere con il death metal. Come da copione, la band ha percorso in lungo e in largo i continenti per promuovere il disco con il loro tour, dopodiché annunciarono di volersi prendere una piccola pausa. Finalmente questo periodo di riposo è giunto al termine. Tra pochi giorni, più precisamente il 30 settembre arriverà in tutti negozi il nuovo lavoro degli Opeth: Sorceress. Nel frattempo la band ha deciso di stuzzicare la curiosità dei fan rilasciando due singoli: la title track Sorceress ad agosto e " Will O the Wisp" i primi di settembre. Quest'ultimo è il singolo che ci apprestiamo ad analizzare per voi in questa recensione. L'uscita del nuovo disco viene annunciata sul sito e nei social Lunedì 18 luglio 2016, per la gioia di tutti i fan, che aspettavano con trepidazione la fine del periodo di pausa, che la band aveva deciso di prendersi tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015. Come abbiamo sottolineato anche nell'altra recensione legata al nuovo lavoro in casa Opeth, l'artwork del futuro disco è curato dal consueto Travis Smith, che questa volta ha deciso di sottolineare col proprio pennello il dualismo fra il pavone della copertina, ed il putrido mucchio di cadaveri che sta sotto alle sue zampe, una dicotomia fra bene e male, fra quiescenza e oscurità, in un loop infinito. Tuttavia, i singoli hanno artwork appositi, ed è una tradizione che nel mondo musicale continua da tempo immemore, basti pensare ai soli Metallica, che ad ogni nuovo album rilasciano uno, alle volte tre o quattro, singoli promozionali, ognuno col proprio artwork dedicato. Nel caso specifico di ciò che andremo ad analizzare fra poco, il buon Smith ha scelto un font davvero particolare per questo singolo. Ogni singola immagine di cui stiamo parlando, sarà presente nel jewel case del nuovo album, nel booklet interno a fare da sfondo alle liriche. Qui i toni, rispetto a Sorceress che erano sul bronzo e sul marrone, si spostano sul porpora e sul bordeaux. Un mare di stelle quasi incantato fa da apripista in alto, a sinistra di esso troviamo il classico logo della band, color oro, affiancato al nome del singolo stesso, scritto con gli stessi caratteri della title track. Al di sotto di questo oceano di satelliti luminosi, un mare di montagne e sangue si staglia dinnanzi al nostro sguardo, ed immerso in esso troviamo la figura di una donna, capelli neri, sguardo chiuso e mano protesa a spingere un veliero dalle tele strappate, che sembra navigare verso il confine della terra, dopo il quale vi è un enorme precipizio. Ciò che colpisce maggiormente, se lo paragoniamo all'altro, è il tratto quasi bambinesco utilizzato da Travis. Sembra infatti di osservare quelle vecchie illustrazioni che si trovavano nei libri per bambini qualche anno fa (anzi, direi molti). Eppure nonostante il tratto così morbido e pieno di curve sinuose, il sentore che si ha depredando con gli occhi l'immagine è quella di un sentimento malinconico, oscuro e pieno di mestizia, come è lunga tradizione per questa band. Di critiche in questi anni, specialmente negli ultimi, gli Opeth ne hanno avute davvero molte, ma il frontman e fondatore le ha sempre affossate col suo fare da persona seria, da musicista professionista quale è. Nel caso di questo nuovo rilascio della band, anche qui non sono mancati gli haters, che hanno tacciato Akerfeldt di essere ormai senza idee, e di relegarsi ad un mondo davvero lontano rispetto a quello che aveva portato la formazione alla ribalta molti anni fa. Uno zoccolo duro dei fan vorrebbe il ritorno al tanto amato Death degli esordi, ma Mikael ha ultimamente dichiarato in maniera incisiva che, per quanto continuerà ad amare alla follia ed a vita questo genere, a cui ha dato anche tanto, non riesce più a trovarvi stimoli, soprattutto nelle parti cantate. Cosa che invece accade con il cantato in clean, e con la virata poderosa verso il Prog Rock che il gruppo ha preso ormai da un paio di album. Tornando nello specifico a Will O The Wisp ,invece,Mikael ha dichiarato: "E 'una canzone ispirata a Dun Ringill dei Jethro Tull (dall'album Stormwatch, 1979). Volevo fare una canzone con il mio capo molto alto, in modo che diventasse il quinto tasto( in altre parole ha accordato la chitarra in modo tale da avere un La al posto del classico Mi, questo consente di poter suonare la chitarra quasi come se fosse priva del capo tasto e di ottenere così un suono più acuto e brllante). Rende il suono di chitarra davvero scintillante. Volevo solo creare una semplice melodia vocale orecchiabile,. Ha un'atmosfera leggermente positivo, mentre il testo è molto, molto scuro. E 'una bella canzone, credo. Sono davvero felice del risultato ". Il singolo, esattamente come Sorceress, è stato reso disponibile soltanto in formato download digitale, nessun feticcio da collezionista questa volta, ma poco importa, il contenuto è ciò che ci interessa maggiormente.


Will O The Wisp

Will O The Wisp (Fuoco Fatuo) per stessa ammissione di Akerfeldt si ispira ai lavori dei Jethro Tull, ed in particolare alla loro Dun Ringill. Tuttavia , sebbene si ispiri a questa traccia , le analogie si fermano all'uso della chitarra acustica, il canto pulito ed un'atmosfera vagamente romantico- nostalgica. In linea generale, questo singolo non presenta grandi colpi di scena, risultando abbastanza uguale in ogni sua parte. Esso si apre con quattro battute di arpeggi, grazie ai quali le due chitarre dialogano tra loro. Dopodiché inizia la canzone vera e propria con l'inizio del canto. Quest' ultimo è pulito, ma si percepisce quasi "lontano". Le tastiere creano un'atmosfera quasi onirica, a sostegno della voce e delle sei corde. Verso il terzo minuto subentra anche una chitarra elettrica, dapprima eseguendo solo brevi parti, quasi a voler sottolineare alcune parti del cantato, poi quando la voce tace, diviene la protagonista di una parte strumentale delicata ed emozionante che ci accompagna fino al termine della traccia. Una struttura semplice, ma che al contempo risulta comunque efficace; è un meccanismo al quale gli Opeth ci hanno abituato sempre maggiormente in questa lunga carriera. Mikael ha dimostrato più di una volta di saper si comporre anche tracce dal contenuto complesso ed articolato, giocando con le distorsioni e soprattutto con le influenze di base, ma parallelamente ha anche più volte dato il la a tracce "blande", eppur pregne di una grande energia oscura. Anche questa non è da meno; l'ispirazione prog classica, per quanto lontana, si sente, il cantato pulito innalza il testo e, pur non avendo la stessa forza del growl primordiale, acquisisce una morbidezza ed una incisività che non sono affatto da sottovalutare. Per quanto riguarda la musica, essa è in perfetto dualismo con le liriche, come vedremo fra poco; il sentore di melanconia buia e piena di angoli in cui la luce non arriva mai, si percepisce ad ogni nuovo secondo, rendendo l'ascolto piacevole ed angosciante al tempo stesso.  Il testo, come ammette Mikael stesso, è molto diverso da quello che la sola musica potrebbe far pensare. L'una leggera, delicata, quasi positiva e nostalgica, come il ricordo di un bel momento, l'altro negativo, pesante, carico di amarezza. Nel testo ,infatti, in un certo senso, il nostro protagonista "tira le somme" della sua vita. Si dice stanco di aspettare, bloccato e appesantito dai numerosi fallimenti, deluso dalle amicizie perse o che si sono rivelate diverse da ciò che credeva. Ormai il ragazzino che aveva composto Orchid è diventato un uomo adulto, padre di famiglia, i quaranta sono arrivati e passanti anche per lui e come qualsiasi altro uomo o donna del pianeta, fa un po' il punto di come è andata la sua vita fino a quel momento. Le ferite sono tante, non tutto è da buttare via, di cose buone ce ne sono state tante, ma tante altre non lo sono state altrettanto e poi c'è il tempo che passa, inesorabilmente, portando con sé domande importanti: " Quanto tempo ho perso dietro a cose o persone che non lo meritavano affatto? Quanto tempo mi resta?  Quanta verità c'è in quello che ho vissuto e quanto invece erano solo menzogne?". E ancora c'è il pensiero che , comunque vada, non importa quanto si possa crescere, diventare grandi, consapevoli di tutte le bugie e cose inutili su cui hai basato la tua vita fino a quel momento, ci sarà sempre una bugia in cui vorrai credere, una cosa poco importante per cui perderai il sonno o sprecherai il tuo tempo, perché alla fine, quando sei coinvolto, poco importa quanti anni hai o il male che ti hanno o hai fatto, la probabilità di ripetere gli stessi errori o andarci vicino rimane comunque molto alta, perché, parafrasando una dichiarazione che Akerfeldt ha fatto durante un'intervista: si può fare a meno di tante cose, ma difficilmente si può vivere senza amore. Che sia l'amore di un/a uomo/ donna o quello di un amico, l'affetto, l'amore sono una cosa fondamentale. Ci aiutano ad andare avanti, a lottare anche quando le cose vanno male e ti senti a terra, sconfitto, senza forze, né speranza alcuna di vincere l'ennesima battaglia che la vita ti mette di fronte.  E l'amore è stato veicolo trascinante anche per questa band; ne ha esplorato quasi ogni rifrazione nel corso degli anni, dai sentori più brutti e pieni di dolore, come la scomparsa di una persona cara, fino agli amori ritrovati, a quelli persi ed a quelli mai arrivati veramente. Una traccia che, per quanto semplice, riuscirà a catturare l'attenzione di molti, che probabilmente si faranno scendere anche una lacrima di commozione ascoltando le rosse fila di questa vita che vengono tirate e rese rigide dal ragionamento.

Conclusioni

Dunque, concludendo, ci sentiamo di affermare con una certa sicurezza che il dodicesimo disco si preannuncia come un altro lavoro impeccabile del geniale frontman svedese e dei suoi compagni di avventura. Will O The Wisp si accompagna a una copertina delicata come la sua musica: come abbiamo analizzato durante l'introduzione infatti, quel disegno così infantile e morbido, adesso che abbiamo ascoltato anche la canzone stessa, si rivela perfettamente centrato all'interno di questa struttura. Un tratto così pieno di curve meritava un contenuto altrettanto curvilineo, ed è esattamente quel che è successo. Una scelta azzeccata, a nostro parere, poiché dà un fermo immagine abbastanza fedele del contenuto musicale. Quanto al singolo, ve l'abbiamo narrato abbastanza estesamente, quello che resta sono le emozioni che ognuno ci può cogliere, in modo diverso, a seconda del proprio bagaglio d'esperienza, come sempre avviene quando si parla di musica. Will O The Wisp è una traccia che ha il potenziale per diventare una delle tracce più amate dai fan , non perché sia particolarmente complessa nella sua struttura, ma per la delicatezza con cui si articola. Essa porta con sé un carico di pesanti verità veicolate da note e atmosfere quasi eteree, così squillanti, così apparentemente semplici da lasciare a bocca aperta quando poi si va a scavare nel testo e si trova quel macigno di riflessioni. Akerfeldt ha definito questo testo " duro" e ha perfettamente ragione, lo è. Esso è un concentrato di delusione, amarezza, tristezza, di quella sensazione un po' opprimente che sei arrivato a metà del tuo percorso su questa terra, magari l'hai pure superato e sta iniziando il tuo, forse, lento , ma inesorabile declino e in tutto questo tempo, sei riuscito a realizzare forse la metà di quelli che erano i tuoi sogni, gli obbiettivi, le speranze che accompagnano la gioventù e lentamente si spengono con l'andare dell'età. Inutile quindi , dire che ovviamente noi vi consigliamo caldamente l'ascolto di questo nuovo singolo. Il nuovo album, lo possiamo adesso affermare con quasi certezza, si preannuncia come l'ennesimo capolavoro; abbiamo iniziato il nostro percorso analizzando il singolo precedente, la mastodontica title track ed il suo buio carico di incantesimi, con la nostra protagonista/fattucchiera che ammalia le menti. Ed in contrapposizione a questo troviamo la morbida espressione del fuoco fatuo, come in un equilibrio mai precario, ma anzi, forte come l'acciaio. La collezione di brani, se si manterrà su questa linea, sarà l'ennesimo colpo messo a segno in maniera perfetta da questa straordinaria band e dal suo carismatico frontman. Carismatico non certo perché sia pieno di eccessi né tantomeno sia famoso per le sue sparate durante i live, qui il carisma è da ricercarsi nella genialità della composizione. Abbiamo affrontato un percorso assieme agli Opeth, un viaggio partito dal fiore dell'orchidea per arrivare al pavone che campeggia su un mucchio di carne marcia. Un viaggio in cui abbiamo toccato svariate sfaccettature di ciò che è l'uomo e la sua parte più recondita, quella che molti spesso e volentieri non riescono a cogliere. Adesso abbiamo altri due tasselli per completare il nostro quadro, e non vediamo sicuramente l'ora di mettere le mani sul disco completo, per aggiungere un'altra tessera al nostro enorme mosaico, il mosaico chiamato Opeth. 

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