OPETH

Watershed

2008 - Roadrunner Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
28/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Questo è il racconto della fine di un'epoca e il sorgere di una nuova. Vecchi amici se ne vanno, nuovi arrivano. La pesante falce del successo taglia via i rami secchi dell'albero genealogico degli Opeth, come una massiccia potatura, che risparmia solo il tronco dell'albero. Alla fine del 2006, degli originali Opeth, rimane solo Akerfeldt. Verso la metà dello stesso anno, facendo un passo indietro, la nuova formazione a cinque elementi è ormai diventata stabile e sufficientemente affiatata; tuttavia stanno per arrivare due terremoti interni alla band , che rischieranno di decretarne lo scioglimento definitivo. Lopez ufficializza l'uscita dal gruppo solo nel maggio del 2006 , ma, la realtà è che l'uruguaiano non tocca le pelli della sua batteria, targata Opeth, da più di un anno, ed il suo posto ormai è stato stabilmente ricoperto da Martin "Axe" Axenrot. Certo, un' osservatore attento avrebbe accolto la notizia dell'abbandono di Lopez come una "tragedia" annunciata, poiché da mesi l'uruguaiano non suonava più con la band, né dal vivo né in studio. Tuttavia, l'illusione è un'arma potentissima. Tutti si illudevano che Axenrot fosse solo una riserva messa in campo in attesa che il titolare si ristabilisse completamente; così, quando l'annuncio ufficiale della decisione presa da Lopez venne dato, esso decretò l'apertura delle ostilità tra la band e una buona parte dei fan, che accusarono l'uruguaiano di tradimento, ed Akerfeldt di essersi venduto. Intanto, tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2007 ,gli Opeth tornano in Italia per ben quattro date: Trezzo sull'Adda, Ravenna, Roma e Treviso, rinsaldando ancora una volta il legame tra i fan italiani e gli svedesi.  Dicevamo che gli scossoni interni alla band sono due . Uno è quello scatenato dall'abbandono di Lopez, che però era in un certo senso annunciato e quindi  almeno da un punto di vista meramente tecnico, non creò particolari problemi, l'altro arrivò il 17 maggio del 2007. Questa è la data in cui scoppiò la vera bomba:  Peter Lindgren, storico chitarrista, amico e braccio destro di Akerfeldt, fa il seguente annuncio: " Comunico con rammarico che io e gli Opeth ci siamo separati dopo quasi sedici anni. Questa decisione è la più difficile che io abbia mai preso, ma non potevo decidere altro in questo momento della mia vita. Il motivo dietro a una simile scelta è semplicemente la perdita di entusiasmo e ispirazione necessari per continuare a suonare n una band che è cresciuta, dall'essere un manipolo di amici che suonano la musica che amano, ad un'azienda di caratura internazionale. L'attaccamento alla musica è sempre stato, ed è ancora, il nostro principale propulsore, ma confesso onestamente di aver perso dei pezzi in questo cammino [?.]" .  Un fulmine a ciel sereno per tutti i fan, ignari dei problemi che già da tempo c'erano all'interno della band, ma il sostituto è già pronto. Si tratta di Fredrik ?kesson ( ex Arch Enemy, Krux, Talisman) e il leader opethiano lo presenta ai fan così " Quello di Fredrik è l'unico nome che mi sia venuto in mente nel pensare a un sostituto di Peter. Lo considero fra i tre migliori chitarristi dell'intera Svezia. Siamo in perfetta sintonia, dato che ci conosciamo da almeno quattro anni, e lui detiene la necessaria esperienza per potersi inserire a pieno regime nella vita da circo che conducono gli Opeth", una vera e propria dichiarazione di stima e fiducia nei confronti del nuovo chitarrista, ben conosciuto anche dal pubblico, ma questo non basta a rassicurare i fan, anzi, ha l'effetto opposto: li rende ancora più feroci. Se già era inconcepibile che Peter lasciasse il gruppo, il fatto che sia già pronto un sostituto viene vissuto , da una consistente frangia dei vecchi sostenitori della band, come un vero e proprio oltraggio. Da questo momento in poi ,Akerfeldt (ed il gruppo in generale) riceverà un'innumerevole sequenza di messaggi carichi di odio e persino minacce di morte. I pazzi sono ovunque e nessuno darebbe troppo peso a una  o due minacce, ma appena tre anni prima, il mondo del metal è stato sconvolto dalla tragica scomparsa di Dimebag Darrell, ucciso da un fan durante un concerto con i Damageplan, e nessuno ha più tanta voglia di scherzare, soprattutto quando qualcuno ti scrive " ti farò fare la stessa fine di Darrell !" . In seguito a questo, gli Opeth ( e come loro tante altre band) inizieranno a impedire a chiunque di avvicinarsi troppo, soprattutto quando si trovano sul suolo americano. L' odio è scatenato da tre fattori: in primo luogo, il progressivo spostamento della band dal death al progressive vero e proprio, secondo l'abbandono di Lopez, ed infine la fuoriuscita di Lindgren è la classica goccia che fa traboccare il vaso dei fan estremisti, dalla mentalità limitata e dalla dubbia cultura musicale. Il fatto che uno dei pilastri del gruppo se ne vada è un affronto inconcepibile per molti di loro, comprensibile se si considera che dall'esterno non era possibile scorgere le avvisaglie dell'imminente separazione, ma resta il fatto che i musicisti sono in primo luogo persone, con le proprie storie e le proprie esigenze e non una sorta di genio della lampada messo al mondo per realizzare i desideri della massa. Quello che ha portato Peter a lasciare la band è stata la voglia di un lavoro sicuro, in linea con quelli che erano stati i suoi studi universitari, la voglia di tornare ogni sera a casa dalla moglie, sarà perché la vita on the road non fa per tutti, sarà perché quando suonare diventa un lavoro e come tale non puoi più solo seguire i momenti di ispirazione , "il fuoco sacro" che ti guidava si affievolisce; chi lo sa? Certo è che Lindgren non voleva più dedicare anima e corpo alla band, e per non nuocere al loro successo preferì ritirarsi; di sicuro non immaginava che questa scelta avrebbe scatenato tanta rabbia nei fan. Akerfeldt però è un uomo caparbio, fermamente convinto di aver sempre fatto gli interessi della band , perciò non si fa spaventare eccessivamente dai fan inferociti e continua a lavorare al nuovo disco insieme ai suoi nuovi compagni di viaggio. Tra interviste , concerti e composizione, trova anche il tempo di tenere continuamente aggiornati i fan sui progressi del nuovo disco , tramite il suo blog personale su MySpace. Dopo tanti grattacapi arriva anche una bella soddisfazione per il leader svedese; infatti nel settembre del 2007 incontra i suoi idoli: i Comus. Dopo estenuanti sessioni in sala prove, composizione, missaggio, e soprattutto l'ampio superamento delle "bombe" che avevano scosso la band negli ultimi anni, il 3 Gennaio 2008 Watershed viene presentato in anteprima assoluta a un piccolo contingente di giornalisti, presso i Fascination Street studios. A questo punto inseriamo il disco nello stereo e andiamo ad analizzare lo "Spartiacque" ( Watershed significa proprio questo, come vedremo, gli Opeth non potevano scegliere un titolo migliore per questo disco), che ha segnato una vera svolta nel sound della band, la parola alla musica.  

Coil

Si inizia con Coil (Spirale). La prima traccia del nono disco entra subito nel vivo con la voce di Akerfeldt, che si erge pulita, su un delicato accompagnamento musicale acustico. Questo brano presenta una particolarità, che lo distingue da tutti gli altri sinora composti dal chitarrista svedese: si avvale della collaborazione di una voce femminile, quella di Nathalie Lorichs, alla quale viene affidata la seconda parte della canzone nella sua interezza.  Il tema musicale rimane abbastanza costante per tutta la durata del pezzo: arpeggi delicati, su un sottofondo di tastiere. Le uniche variazioni presenti consistono in un crescendo di volume e qualche raro cambio di ottava durante l'esecuzione; un brano che si ascolta e si cerca di analizzare nella sua interezza, ma che, nonostante la dinamica assai costante e semplice, nasconde molto di più al suo interno. Il testo ruota intorno alle bugie di una donna, che ha così ingannato e tradito la fiducia della voce narrante. In sintesi, si può dire che sia l'amara riflessione di un uomo con il cuore spezzato. L'uomo riflette sugli eventi: lei gli parlò mentendo. Lui sostiene che si è sempre preso cura di lei e che le aveva detto che ci sarebbe sempre stato. Egli ha aspettato per niente.  Il narratore pensa che quando se ne andrà, lasciandola sola , si renderà conto degli anni che lei gli ha sottratto, prendendolo in giro, raccontandogli menzogne. La seconda parte del testo potrebbe crearci invece un po' di difficoltà: se ci atteniamo alla canzone completa, a parlare stavolta è la donna che lo osserva "Correre attraverso i campi della disperazione". In alternativa potremmo pensare che sia lui a vedere la donna struggersi nel dolore dato dal senso di colpa per averlo ferito, ma la prima opzione ci sembra la più probabile, attenendosi al brano nella sua globalità ascoltiamo così le reciproche riflessioni dei due ex amanti.

Heir Apparent

Proseguendo nell'ascolto ci imbattiamo in Heir Apparent (Erede Apparente). Una batteria lenta e aggressivi riff di chitarra aprono la seconda traccia, per poi estinguersi e lasciare la scena alla sola tastiera. Infine anche quest'ultima tace ed entriamo nel vivo dell'atmosfera cupa e rabbiosa in pieno stile death, che accompagna il growl di Mikael. Un breve solo di batteria si interpone tra la fine di questa prima parte cantata e la parentesi strumentale che la segue. Quest'ultima è aggressiva, in gran parte molto simile all'accompagnamento musicale che sosteneva il growl. Poi , prima che riprenda il cantato gutturale, gli Opeth ci concedono di riprendere fiato con una breve sezione strumentale più calma, e caratterizzata dalle sole chitarra e tastiera. Heir Apparent è scritta con rabbia e forza, la musica che le dà vita esprime appieno il sentimento del suo compositore, tant'è vero che è uno dei pochi brani che presentano una certa continuità con il passato della band. Siamo giunti alla fine di questo secondo pezzo, resta solo da segnalare l'emozionante e abbastanza classico strumentale che ne occupa l'ultima parte. Il testo di Heir apparenta fu il primo ad essere scritto, e come tale è un testo di rivalsa, uno schiaffo morale indirizzato a tutti i fan che hanno insultato la band (ed il suo frontman in particolare) in seguito all'abbandono di Lopez e Lindgren. Attraverso questo testo Mikael comunica a tutti loro che , certo è dispiaciuto di aver deluso i suoi fan, ma non ha intenzione di fermarsi né di farsi abbattere dai loro commenti sprezzanti e dalle loro minacce. Tanti anni passati insieme , inneggiati, idolatrati, e poi tutto sparisce in un battito di ciglia perché lui si rifiuta di ripercorrere le vecchie strade, i tempi ormai sono cambiati e quello che è stato non tornerà più. "Basta con le bugie" dice nel testo, ed ancora "Il suo sguardo intenso ( quello di un fan deluso e arrabbiato) brucia nei nostri sogni". Un messaggio piuttosto chiaro: se siete con me, sono felice, se la nostra musica non vi va più bene, non è un mio problema. Io / Noi suoniamo quello che ci va, non rimarremo fossilizzati sulle stesse cose solo per farvi contenti. La conclusione della lirica è ancora più chiara: " negli anni della sua sovranità, io rido del suo giudizio". Una critica scritta a caratteri cubitali sia verso i fan che pretendono di avere voce in capitolo sulla composizione e sullo stile delle band, sia a tutti quei gruppi che non si rinnovano e rimangono inchiodati nelle loro posizioni, per paura di perdere la propria folta schiera di ascoltatori. 

The Lotus Eater

 La terza traccia, The Lotus Eater (Il Mangiatore di Loto) ,viene aperta dai vocalizzi di Akerfeldt, al termine dei quali veniamo scossi dal blast beat di Axenrot, che sostiene le poche parole cantate in pulito dal leader, ed in seguito il suo growl e poi ancora la voce pulita , infine di nuovo il growl; ci barcameniamo fra questi due stili vocali, come in un pendolo che oscilla, ed iniziamo a sentire le nuove sperimentazioni che la band ha messo in atto in questo disco. Il blast beat si esaurisce insieme al growl, ed il suo posto viene preso dalla chitarra, che da flebile si fa sempre più squillante e più "vicina", traghettandoci con la sua ritmica verso quella che potremmo definire la "seconda parte" della canzone. Essa infatti ci riporta verso la ripresa del canto, breve e coinciso come il tempo che lo sostiene, per poi estinguersi e lasciare la scena alla sola musica. Quest'ultima si esprime come un intreccio tra melodie e strumenti diversi: da un lato la batteria rallenta, addolcendosi leggermente, dall'altro le chitarre continuano a correre a velocità sostenute, ricordandoci che stiamo pur sempre ascoltando metal. In tutto questo però il synth ci dà l'impressione di ascoltare le delicate note classicheggianti di un flauto, con l'effetto di creare un piacevole contrasto con il restante contesto musicale. Un breve silenzio ci segnala l'inizio di un nuovo episodio musicale, aperto e chiuso dall'atmosfera creata dal synth, mentre il canto è presente solo nell'intervallo tra i due. The Lotus eater cambia ancora: riprende il blast beat e Mikael gioca ancora una volta con le tecniche canore, così come ha fatto all'apertura. Dopodiché veniamo nuovamente trascinati in una psichedelica sezione strumentale, velocissima e dalla mille sfaccettature, che poi si esaurisce in una variazione di apparente calma : la batteria tace, una chitarra distorta, insieme al synth conferisce l'impalcatura ricca di suspance su cui si elevano gli accordi tracciati dall'altra sei corde. Quando il brano raggiunge e scavalla la sua metà, ci troviamo innanzi alla parte più interessante e insolita del brano: un break-time, che l'autore stesso ha definito " funka- delic metal", riferendosi al fatto che il break time in questione è caratterizzato da una sezione funk eseguita principalmente dalla tastiera , ma anche dalla velocissima chitarra  di Mikael , sostenute dal preciso Axerot con la sua batteria. Dopodiché riprende il growl, solo poche parole ed infine il silenzio, interrotto da un incomprensibile mix di voci che ci porta alla chiusura di questa terza traccia. Il testo parla di una persona (presumibilmente di un uomo, stando ad una frase delle ultime strofe), che ha ucciso il padre. Leggendo la lirica è quasi impossibile capire se si tratti di un vero e proprio omicidio o di una morte provocata per porre fine alle sofferenze di quest'ultimo. Il dubbio c'è e resta perché si parla di rabbia, di menzogne , ma anche di sofferenza e disperazione. Un male ignoto che distrugge la mente del suo ospite, ma anche quella di quanti lo circondano. La lirica di questo brano è particolarmente complessa da decifrare, perché narra un intreccio di sentimenti familiari: una madre che con il suo orgoglio provoca danni al figlio ( probabilmente non ammettendo che quest'ultimo abbia dei problemi) , il padre bugiardo e sofferente, ma così pieno d'amore verso il figlio da subirne ogni ricatto o capriccio. Infine il figlio omicida, stanco di dover accudire il padre, devastato da un qualche tipo di disturbo mentale, che infine lo avvelena. Egli stronca la vita del padre, gettando al vento tutto ciò che ha avuto, l'amore paterno che forse non ha percepito, ma che c'era. L'amore, si estingue insieme alla morte del padre ed entrambe svaniscono nell'abbraccio della nera signora, insieme alla speranza di un futuro migliore per il ragazzo.

Burden

Tra una traccia e l'altra gli spazi sono quasi inesistenti, ecco quindi che ci ritroviamo catapultati nell' immancabile "mellow song" di Watershed: Burden (Onere). L'introduzione è affidata al pianoforte, a seguito del quale irrompe la voce puilita di Akerfeldt , accompagnata da un tempo delicato e linee delicate di chitarra che si fondono con il tappeto prodotto dalle tastiere. Al termine della prima strofa troviamo la prima parentesi strumentale, che però si mantiene abbastanza aderente al tema musicale che l'ha preceduto. Diverso invece il discorso per la seconda sezione strumentale , dominata dalle chitarre di Akerfeldt e ?kesson, che si alternano con i loro assoli, fino ad intrecciarsi per poi variare improvvisamente tema musicale per un dialogo tra chitarre lungo più di tre minuti.  La lirica di questa canzone, così come quelle di Hessian Peel ed Hex Omega, traggono origine dalla notizia, arrivata proprio nel bel mezzo delle registrazioni di Watershed, del suicidio di un' ex fidanzata di Mikael. Ecco dunque che il testo di Burden si concentra sulla disperazione che può portare una "mente sottomessa alla paura" a scegliere la strada del suicidio. Egli ricorda come si è staccato dalla donna, lasciandola pieno di rancore dopo aver scoperto il suo tradimento e adesso quella stessa rabbia ha lasciato il posto a un "oceano di disperazione" . La stessa disperazione che ha condotto la donna a togliersi la vita, adesso attanaglia lui per essersene andato, lasciandola a se stessa, recidendo ogni contatto, ignorando la spada di Damocle che pendeva sulla fragile ragazza. Mikael dice " se la morte arrivasse a prendermi adesso, conterebbe i miei errori e mi sussurrerebbe all'orecchio: tu hai preso molto di più di quello che hai dato". Quindi un senso di colpa strisciante, la domanda che tutti si fanno, ma nessuno ha il coraggio di pronunciare " Avrei potuto evitarlo? Sono responsabile in qualche modo?"; è una canzone la cui profonda melanconia si staglia sul nostro ascolto, e le morbide note che sentiamo, prodotte dagli strumenti, si intersecano perfettamente con l'argomento trattato, andando ancor di più ad amplificare il sentimento che questa canzone esprime.

Porcelain Heart

Andando ancora avanti troviamo Porcelain Heart (Cuore di Porcellana) . La sua apertura è affidata alla batteria, seguita a ruota dall'entrata delle sei corde , per un'intro strumentale dalle oscure tinte, omaggio ai giapponesi Flower Travelling Band. L'atmosfera cupa si alterna con le sezioni di calma apparente, su cui si erge la voce pulita di Mikael. Questa alternanza dura per le prime due strofe, poi si cambia registro passando a uno strumentale, sul quale i vocalizzi del biondo cantante sono appena distinguibili. In seguito cala il tipico silenzio opethiano a segnalarci che Porcelain Heart sta per cambiare ancora una volta. Torna la calma di suadenti arpeggi e canto pulito, ma dura poco. La chitarra si elettrifica e si fa veloce, sempre più trasportandoci verso una nuova sezione strumentale, dove le sei corde sono protagoniste assolute. Porcelain Heart è il brano più "semplice" e immediato di questo nono disco, essendo quello più fedele alle precedenti composizioni opethiane, nonché quello meno ricco di sperimentazioni. La lirica di questo brano possiamo interpretarla come una riflessione o forse, più propriamente, le scuse di una persona che ammette i propri sbagli. Egli afferma di aver perso tutto in un giorno di Aprile. Ammette implicitamente di aver sbagliato ad allontanarsi dai suoi amici per inseguire un sogno o un amore, perché afferma che , dopo aver perso tutto quello che aveva, è tornato da loro, a testa bassa, senza niente da dire perché ogni scusa sarebbe stata inutile e insufficiente. Il protagonista di questa riflessione pensa a quante volte ha detto di amare, mentendo. Sotto i suoi piedi c'è solo una arida strada ghiacciata, dice. Le speranze giovanili sono svanite. Gli idoli, le rassicuranti ideologie si sono rivelate per quello che sono: semplice fumo negli occhi, rassicuranti nel loro abbraccio , ma del tutto inconsistenti e inutili per affrontare la vita di tutti i giorni e il confronto con gli altri; così egli prega il suo ascoltatore di non piangere e non chiedere perché ha fatto, quello che ha fatto. Gli errori sono errori, a volte non c'è un vero motivo, altre il motivo c'era, ma alla fine saperlo non cambia la realtà dei fatti e pertanto è inutile scervellarsi nel tentativo di rispondere alla domanda delle domande : perché? 

Hessian Peel

Ed ecco che, dopo questa sezione "old style", veniamo catapultati in Hessian Peel (Scorza dell'Hessian) . Inizio in pieno stile progressive per questo brano, che con i suoi undici minuti è il più lungo di Watershed. Le variazioni sono molteplici e susseguono velocemente, ma senza essere particolarmente eclatanti, salvo qualche eccezione. Dicevamo inizio progressive, si, perché il suo incipit è composto da una formula abbastanza tipica di questo genere: la tastiera fornisce il tappeto sonoro su cui si inseriscono prima gli arpeggi, poi brevi sezioni di chitarra elettrica, ed infine strumenti a fiato, presumibilmente un flauto. Tutto questo ci conduce verso la particolarità più macroscopica di questo brano: Mikael pronuncia frasi incomprensibili. Il fatto che non si capisca cosa dice non è un errore di registrazione, l'effetto è voluto e trae ispirazione dalle leggende su Stairway to Heaven ed i messaggi satanici in essa contenuti. In altre parole Akerfeldt ha registrato quelle frasi al contrario, letteralmente dice " out of the court yard, came back to life, my sweet Satan, I see you" ovvero la stessa frase che alcuni dicevano di aver sentito ascoltando il vinile di Led Zeppelin IV al contrario. Ad ogni modo dopo questo " omaggio" ai Led Zeppelin , la canzone riprende il suo corso attraverso  un breve guitar-solo che ci traghetta verso la parte cantata, che è sempre sostenuta dal tappeto sonoro della tastiera, dalla chitarra elettrica  e dalle melodie classicheggianti degli strumenti a fiato. Si continua così, alternando parentesi strumentali e parti cantate fino a circa metà canzone, poi batteria e chitarra si fanno più veloci e più forti in un crescendo musicale che si esaurisce in una pausa quasi impercettibile, la quale ben presto viene ripresa dalla chitarra e poi dalla tastiera , che ne diviene la protagonista assoluta per una manciata di secondi. Ecco che siamo arrivati alla prima vera  grossa variazione del tema musicale e non solo: veniamo catapultati nelle oscure atmosfere death, con tanto di growl e un breve break-time. Anch'essa però non è altro che una fugace parentesi in questo brano, che più di ogni altro, annuncia l'inequivocabile cambiamento di registro della band. Quello che segue ha un solo nome : progressive. Stili , ritmi e strumenti diversi tra loro si intrecciano tra loro, omaggiando i grandi nomi del prog-rock settantiano. C'è ancora tempo però, per un'ultima incursione nelle atmosfere death; Axenrot infatti si sbizzarrisce scandendo tempi che hanno ben poco a che vedere con quelli canonici del metal, ed infine tutto tace e resta solo la tastiera/synth a condurci verso il termine della canzone, con le sue note che ricordano vagamente l'intro di Who are you? Il testo è ancora una volta dedicato alla sua ex; in esso Akerfeldt ammette chiaramente di aver abbandonato a se stessa la donna, ma non è stato l'unico. La ragazza era rimasta completamente sola,  persino gli amici l'avevano abbandonata nel momento in cui era più fragile. La sua morte è un segnale per lui e per tutti quelli che l'hanno conosciuta, un monito. La notizia della morte della donna l'ha sconvolto, primo per il senso di colpa derivato dal non aver più avuto tempo per ascoltarla e confortarla, secondariamente è la prova lampante dell' incertezza della vita, la depressione, le malattie mentali che l'hanno portata a sentire voci che non esistevano e infine a suicidarsi, possono colpire chiunque, quando meno se lo aspetta. Ecco quindi che il tragico atto della ex diventa per lui un motivo in più per fare quello che desidera, finché ne ha la possibilità. L'immagine di lei è come un fantasma che gli sussurra all'orecchio " Non aspettare, non fare come me. Muoviti, fai quello che devi finché puoi". Siamo giunti alla fine del nostro viaggio. 

Hex Omega

In chiusura troviamo Hex Omega (Omega Stregato). L' intro è potente, scandito dalla batteria e dalle sei corde elettrificate, poi arriva la pausa e come sempre dove c'è lei, c'è una variazione. Infatti il ritmo si fa più mesto, il tempo inizialmente si ferma e alle nostre orecchie giungono solo la voce di Mikael e la tastiera che lo sostiene; poi la batteria fa il suo ingresso con qualche colpo di rullante, per poi avvalersi avvale quasi esclusivamente del charleston. Tastiera e basso , invece, restano in sottofondo a dare consistenza alla struttura musicale, che sostiene il canto pulito dal tono quasi epico. Segue un solo di pianoforte e poi di nuovo viene ripreso il tema, che ha sempre accompagnato il canto, finché a un certo punto la voce tace e la chitarra fa irruzione con i suoi ritmi e le sue melodie oscure, ben presto raggiunta dall'ingresso di Axenrot, per una cavalcata metal che ci traghetta verso la fine del disco, lasciando alla tastiera solo una manciata di secondi per suggellare la chiusura di quello che molti critici definirono " un agglomerato di musicisti che esprimono emozioni raggruppando note e/o accordi a caso". Di quali emozioni parliamo? Beh, semplificando molto, potremmo associare la chitarra all'angoscia e la batteria alla rabbia. La tastiera, che in questo disco sembra ricoprire l'incarico di portiere, invece, rappresenta la disperata speranza di vivere e guarire, che poi si estingue insieme all'ultimo respiro. Immagine un po' forte, forse, ma del tutto coerente con l'argomento affrontato in tre delle sette canzoni, che compongono Watershed. Come abbiamo detto in precedenza, infatti, anche Hex Omega è ispirata al suicidio della ex ragazza di Akerfeldt. Il suo testo non è altro che la riflessione del chitarrista sulla vicenda , un misto di ricordi e pensieri derivati dal tragico atto della donna. In sintesi ci offre un breve spaccato della sua vita personale. La relazione è durata due anni, poi si è interrotta a causa del tradimento di lei. Il musicista ci fa capire che aveva quasi perso ogni contatto con l'ex, ma si ricorda bene che in lei si agitavano emozioni pericolose, faticosamente tenute a freno dalla volontà della donna e dalla presenza di qualcuno, ma alla fine i "demoni" della ragazza hanno prevalso, inducendola a togliersi la vita. " come sempre corri" dice l'autore " tocchi la luce della luna , lasci il nostro spazio qui"

Conclusioni

Come abbiamo detto nell'introduzione, Watershed significa spartiacque, ed è un titolo quanto mai adatto, perché questo disco è davvero un muro che separa i flutti, il secondo nella discografia targata Opeth. Il primo fu Blackwater park, capolavoro indiscutibile della band, che segnò il passaggio da un death giovanile, un po' grezzo nelle sue influenze progressive, a una musica più matura e personale, più sofisticata e con maggiori incursioni in altri stili musicali. Il secondo è appunto Watershed, da qui in poi ( lo vedremo con le prossime recensioni) le composizioni di Akerfeldt vireranno sempre più decisamente verso il progressive, relegando il death metal a comparsa strumentale marginale e sporadica , mentre la tecnica canora che contraddistingue questo genere (il growl) verrà abbandonato del tutto. L'intenzione del leader svedese appare chiara già in Watershed; se si pensa al fatto che di 7 tracce solo una presenta una minuscola parentesi growl, ed il numero si alza a due se consideriamo solo l'accompagnamento musicale e le atmosfere ad esso collegate. Dunque il nono disco presenta una differenza sostanziale con i precedenti, e non c'è nemmeno bisogno di scomodare  Orchid o Blackwater Park , per rendersene conto basta metterlo a confronto con Damnation. Lo "Spartiacque" viene presentato, in anteprima, ad alcuni giornalisti il 3 gennaio 2008. Neanche una settimana dopo l'intero disco è disponibile sul web, anche se ancora non è stato ufficialmente rilasciato. L'artwork ancora una volta è curato da Travis Smith: due tende aperte e la luce che filtra, un uomo siede a una scrivania dando le spalle all'osservatore, il titolo del disco è scritto in piccolo, appena visibile sul margine inferiore della copertina, perché l'attenzione di chi la osserva è catturata dalla sua parte centrale, quella dove c'è il maggior contrasto cromatico: luce e ombra. Le due tende aperte e la luce al centro, anche questo, in senso lato, simboleggia lo spartiacque. Sulle canzoni vale ancora la pensa di spendere due parole. Iniziamo dalla prima: Coil. Come detto in precedenza, questa traccia vede la partecipazione di Nathalie  Lorichs, compagna di Axenrot. La sua presenza non era prevista, ma dopo averla sentita cantare durante un party, Mikael ebbe l'idea di farle cantare Coil. In un certo senso, lei fu la sua musa ispiratrice per questo pezzo. Esso infatti era già pronto a metà, ma Akerfeldt si era arenato lì non sapendo come completarlo, per fortuna, sentendola cantare, ebbe quello che potremmo definire "un lampo di genio". Heir Apparent, invece, l'abbiamo detto durante l'analisi, è una canzone di rivalsa, quello che non abbiamo detto è che il suo sound cupo trae ispirazione da " The Drift" di Scott Walker. The Lotus Eater ha una storia curiosa. Innanzitutto, come scritto poco sopra, presenta alcune parti registrate al contrario, ma le curiosità non si limitano a questo. La melodia iniziale fu composta sulla falsa riga della sigla di un vecchio cartone animato degli anni 80: Trälarna' (schiavi) , abbiamo provato a cercare più informazioni , ma sfortunatamente non siamo riusciti a trovarne; presumibilmente non riuscì mai ad arrivare in Italia.  Su Burden invece non c'è molto da dire, essendo una delle tracce che vengono relegate alla semplicità di fondo che le compone, pur rimanendo alti momenti di musica. Qualche cosa resta invece da dire su Porcelain Heart: essa va annoverata tra i pochi videoclip girati dalla band svedese, ovviamente la scelta ricadde su questo brano perché è il più immediato ed anche quello più orecchiabile, insomma rispetta i canoni del music business " abbastanza semplice da entrare in testa velocemente, un bel groove per attirare l'ascoltatore e una metrica che lo renda sufficientemente adatto a essere ridotto per rientrare nei tempi di un videoclip". Watershed è un ottimo disco, sotto ogni punto di vista, inoltre essendo un disco " di passaggio" equivale al pezzo fondamentale di un puzzle, quello che ti permette di capire dove si collocano tutti gli altri pezzi e come tale, se volete capire gli Opeth e la loro evoluzione, non può assolutamente mancare nella vostra collezione di dischi.

1) Coil
2) Heir Apparent
3) The Lotus Eater
4) Burden
5) Porcelain Heart
6) Hessian Peel
7) Hex Omega
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