OPETH

The Throat Of Winter

2011 - Roadrunner Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
04/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Eccoci arrivati a un nuova tappa del percorso che stiamo facendo attraverso i singoli che hanno scandito la carriera degli Opeth. Stavolta andiamo ad analizzare uno dei singoli più recenti: The Throat of Winter, estratto dal decimo disco della band, Heritage, un disco che vede una formazione completamente trasformata e che è un condensato di omaggi a due grandi della musica scomparsi proprio nel periodo in cui Akerfeldt lo stava componendo. Nel  2010, infatti come sappiamo bene , a pochi mesi di distanza l'uno da l'altro , morirono Peter Steele, cantante e bassista dei Type of Negative, e Ronnie James Dio, entrambi, ma soprattutto l'ultimo, verranno ricordati e omaggiati all'interno del decimo disco.  Nel frattempo Mikael, stufo di ricevere minacce e insulti, decide di chiudere la pagina My Space della band, oltre a tutte le altre presenti sulle varie piattaforme social, tranne il sempre più pressante Facebook. Qualche tempo dopo il cantante , durante un'intervista, dichiarò: " Il prossimo disco lo vedo assolutamente privo di qualsiasi tipo di songwriting fluido. Sarà continuamente imprevedibile: questo è ciò che io e gli Opeth, in quanto gruppo, vogliamo oggiIo desidero sorprendere!". A proposito del singolo che stiamo prendendo in esame , invece,il forntman dichiarò: " E' interessante studiare quanto si differenzino le varie reazioni alla nostra ultima canzone, ' The throat of Winter" . Un ampio spettro che va dall'amore all'odio, passando per i più banali 'mah' di indifferenza. Sono felice di aver sollecitato delle reazioni , piuttosto che scrollata di spalle. Mi rendo sempre più conto che alcuni individui ancora non hanno capito quale sia l'essenza di fondo di questa band. C'è chi sostiene che il brano non si adatta bene al contesto del gioco; come se , in questi anni, ci fossimo mai preoccupati di adattarci a qualcosa. Mi spiace , mi è stato chiesto di scrivere un pezzo degli Opeth, ed è quanto ho fatto. Della sua idoneità a " God of War" non potrebbe fregarmene di meno". In quello stesso anno, come abbiamo raccontato anche nella recensione e nei singoli allegati, cade anche l'anniversario della band, che investe un bel po' di soldi nella ristampa celebrativa di Blackwater Park, considerato il loro capolavoro, avvolto in un packaging di lusso e se questo non bastasse vi è allegato anche il DVD su cui è inciso un nuovo mix del disco e un mini documentario filmato delle registrazioni del disco. I festeggiamenti però non si riducono a questo. La band organizza anche un mini tour di cinque date , una delle quali li vede esibirsi alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, la stessa dove i Deep Purple, il 25 settembre 1969, avevano registrato il Concert from Group and Orchestra". Da questo concerto, datato 5marzo 2010, gli Opeth trarranno il loro terzo live-album : In Live Concert at the Royal Albert Hall", che verrà poi stampato in formato fisico omaggiando ulteriormente la band di Blackmore e Gillan, grazie allo stesso font, stesse immagini e lettering generale (come potete leggere nella nostra recensione dedicata). Il 14 aprile 2010 muore Peter Steele, cantante e bassista dei Type of Negative. I due frontman non erano grandi amici, ma comunque la notizia della prematura scomparsa di Steele lascia l'amaro in bocca allo svedese. Il vero colpo, però, arriva il 16 maggio del 2010: Ronnie James Padavona, in arte Ronnie James Dio muore dopo aver combattuto per anni contro il cancro allo stomaco. "Ronnie James Dio se n'è andato..." scrive Mikael " C'è un vuoto incredibile nel mio cuore. Ti adoro Ronnie, riposa in pace. Il tuo fan , Mikael Akerfeldt".. Sul finire del 2010 i cinque si prendono una pausa per riposarsi dalle fatiche degli impegni dettati dal music business, ma agli inizi del 2011 si riparte di nuovo. Gli Opeth iniziano l'anno chiudendosi in studio per registrare il loro decimo album, al mixaggio torna ancora una volta l'amico e mentore Steven Wilson. Il 6 aprile un comunicato stampa annuncia l'espulsione dal gruppo di Per Wiberg, al suo posto subentrerà temporaneamente Joakim Svalberg, in precedenza tastierista per Yngwie Malmsteen, Joe Lynn Turner e Glenn Hughes.  Il singolo che sarà protagonista dell'articolo odierno viene rilasciato ufficialmente il 16 aprile del 2011, in formato vinile a sette pollici, limitato a sole 1000 copie, rendendolo l'ennesimo feticcio per collezionisti. Molti ascoltatori infatti, come abbiamo detto, ascolteranno la traccia grazie al videogioco, ed all'EP che verrà rilasciato come colonna sonora (di cui parleremo nelle conclusioni), ma la Roadrunner decise di pompare al massimo la fama della band stampandone anche una versione singola.

The Throat of Winter

Andiamo dunque ad ascoltare il singolo. The Throat of Winter (La Gola Dell'Inverno): Viene aperta dalle chitarre acustiche. Inizialmente si ha come l'impressione che il fraseggio sia , in un certo senso, "stoppato e lontano", poi le sei corde vengono lasciate "libere" di esprimersi appieno, il volume aumenta e con esso si ha anche l'attacco del basso, seguito quasi subito dall'ingresso della voce di Akerfeldt e della tastiera -synth , che crea un tappeto di sonorità leggermente più acute rispetto a quelle emesse dagli altri strumenti. In seguito, verso l'inizio del secondo minuto, il canto va lentamente sfumando, fino a  tacere completamente insieme alla tastiera. Mentre le note del piano si esauriscono, la chitarra acustica ritorna a farsi sentire con un delicato arpeggio. Dopo quattro giri, alla sei corde si unisce il basso di Mendez, che accompagna gli arpeggi della chitarra per altri quattro giri. Si cambia di nuovo: le pennate si fanno più decise, si interrompono per lasciar spazio a quello che sembra essere un banjo, poi di nuovo incontriamo la chitarra acustica, le cui corde vengono sfiorate con decisione, infine ritorna a farsi sentire la voce di Akerfeldt. Solo poche frasi, intervallate dalla chitarra acustica , che riempie gli spazi in cui il frontman riprende fiato tra una frase e l'altra. Infine, verso il minuto 3:59 , ci ritroviamo avvolti da una calda e seducente sezione strumentale, grazie alla quale The Throat of Winter cambia completamente volto, lasciandoci nelle mani di Axenrot che si diverte in un solo di percussioni tribali, per poi scaraventarci in una seconda parte strumentale dominata dalle chitarre, che ricorda moltissimo il flamenco. Il brano si chiude poi con il suono delle campane. La lirica di questo testo ancora una volta affronta il tema della morte. Stavolta però è una morte "cattiva", in qualche modo inaccettabile perché è stato il diavolo a decidere di portarsi via quella persona. Il freddo sta arrivando, ma non è solo un freddo dovuto al rigido inverno svedese, è piuttosto un freddo dell'anima. Una sensazione di gelo interiore dovuto in parte alla perdita della persona amata, in parte alla sensazione che un semidio ( il demonio, in questo caso) spii ogni mossa dell'autore. Dunque un freddo dello spirito, che non è altro che una commistione di dolore, paura e un opprimente senso di impotenza. Cosa mai potrà fare un essere umano, contro un semidio potente come il diavolo? Concludendo : Nel gennaio 2010 il frontman opethiano compone  The Throat of Winter, pezzo acustico ideato appositamente per far parte delle colonne sonore, insieme a brani scritti da Dream Theater, Killswitch Engage, Trivium, Mutiny Within, Taking Dawn,  per il videogioco God of War III. Il videogioco prodotto dalla Santa Monica Studio e pubblicato da Sony Computer Entertainment rappresentava il terzo capitolo del gioco, anche se cronologicamente era il sesto capitolo della saga , ed è stato , forse quello più amato da critica e pubblico, tanto da essere ristampato, anche in edizione speciale, nel 2015 in occasione del decennale della saga. Per chi non ha mai giocato ad un capitolo di questa fortunatissima saga videoludica, la storia vede il protagonista, Kratos, uno spartano maledetto da una sanguinosa carriera guerresca, prendersi la propria rivincita personale direttamente con gli dei dell'Olimpo. Particolarmente il terzo capitolo, quello in cui è presente la traccia che stiamo descrivendo, narra dello scontro finale fra il nostro corpulento guerriero spartano e gli dei greci, fino alla esanime battaglia con Zeus, che si conclude, come tradizione del gioco vuole, in un enorme bagno di sangue. C'è da dire che la canzone degli Opeth, nonostante le dichiarazioni di Akerfeldt che abbiamo citato in apertura, si incastra perfettamente con l'atmosfera del gioco. L'atmosfera che viene creata dalla musica opethiana infatti, fa sì che il comparto grafico e la storia del videogame risaltino ancor di più. Considerando anche l'argomento trattato nel capitolo, la guerra e la vendetta, la voglia di rivalsa e lo scontro perenne con la morte, viene facile intuire perché i creatori del gioco abbiano scelto proprio questa canzone. La melanconia profonda, le sue strutture progressive e continue, complessivamente articolate come un rampicante sul muro, ne fanno una traccia davvero interessante, come del resto sarà tutto Heritage, critiche aspre a parte che riceverà dallo zoccolo duro e purista dei fan, che già avevano mal accettato le prime virate di Watershed. 

Conclusioni

Come abbiamo accennato nell'introduzione, il 2 marzo 2010 viene pubblicato L'EP  God of War: Blood & Metal in formato digitale, la colonna sonora del gioco che era stata messa insieme apposta dai programmatori dei Santa Monica Studios. The Throat of Winter è una traccia indubbiamente molto particolare. A primo acchito certo non fa pensare alla colonna sonora ideale per un videogioco di guerra, tuttavia, come disse Akerfeldt, agli Opeth venne chiesto un brano Opeth , non qualcosa di facilmente collegabile a un videogioco. Inoltre, God of War è un gioco di guerra , si, ma dinamico, ambientato nell'antica Grecia, tra dei volubili e minacciosi ciclopi, gorgoni e ogni altra sorta di creatura mitologica. In qualche modo, da un certo punto di vista, gli Opeth riescono a rendere l'atmosfera giusta al contesto del gioco. La Roadrunner però, come accennato, decise di pompare al massimo l'attenzione del pubblico su questo singolo, rilasciandone anche una versione a parte, separata dall'EP allegato al videogame. Questo singolo, come da tradizione, ha un artwork dedicato (essendo uscito in formato fisico); al centro della scena vediamo stagliarsi, fra i toni del nero, del blu e del bianco, una demoniaca faccia. Attenzione però: solo in apparenza è un volto. Se avete presente i quadri di Salvator Dalì, potete capire facilmente cosa intendiamo scrivendo, che l'immagine ritratta è solo in apparenza un volto. In realtà a un esame più attento , si nota che il "volto" non è altro che una costruzione naturale di rocce, alberi e grotte, messe insieme per dare l'apparenza di una faccia. Un comparto grafico che ben si collega con il contenuto della traccia stessa; il "respiro", o la gola per tradurre alla lettera, dell'inverno, altro non è che il mefitico respiro della morte che ti alita sul collo quando sei vicino all'inevitabile. Quella luce bianca ed oscura al tempo stesso che si vede in fondo al tunnel prima di esalare l'ultimo respiro della nostra esistenza. Un altro esempio, per chiarire meglio il concetto, potrebbe essere quello delle famosissime immagini usate anche per i test psicologici, le Tavole di Rorschach. Dunque in questo caso , il "volto" umano è dato da un paesaggio innevato e da poche pennellate , attraverso le quali prendono vita cime di montagne, nuvole , collinette e alberi rinsecchiti dal freddo. Restando in tema musicale, invece, la traccia è a nostro avviso molto bella, variegata. Essa offre all'ascoltatore mille diversi stimoli e sonorità diverse tra loro, solo in apparenza slegate. Merita sicuramente un ascolto interessato ed interessante, per i fan del gioco non sarà niente di nuovo, dato che questa traccia durante le loro sessioni l'avranno ascoltata decine di volte. Per chi invece non ha mai preso un joypad in mano, rimane comunque un'altra testimonianza tangibile di ciò che gli Opeth riescono a  fare, particolarmente di quello che il loro fondatore ed unico membro ancora presente dall'inizio riesce a creare con la propria fervida mente. Per il resto, come quasi tutte le canzoni di questa band, potete amarla o odiarla. Difficilmente si può restare indifferenti innanzi al lavoro di questi geniali svedesi. 

1) The Throat of Winter
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