OPETH

Slither

2011 - Roadrunner Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
19/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Nel 2011 gli Opeth, nonostante tutte le difficoltà personali e interne al gruppo ( ricordiamo che l'anno precedente sia Martin Lopez (batterista), sia lo storico chitarrista della band Leendergreen avevano abbandonato la nave Opeth con il conseguente ingresso di Axerot alla batteria, Wiberg alla tastiera e di  Fedrick Akesson alla chitarra, suscitando non poca indignazione tra i fan) rilasciarono Heritage. Il 2010 fu un anno nero per la musica: a pochi mesi di distanza l'uno da l'altro perdono la vita Peter Steele, cantante e bassista dei Type of Negative, e Ronnie James Dio. Il primo un amico, anche se non strettissimo, il secondo uno degli dei del frontman svedese, che profondamente turbato omaggerà i due artisti all'interno del loro decimo lavoro in studio. Nel gennaio 2010 il frontman svedese presenzia alla National Association of Music Merchants per la PRS Guitars, presentando in esclusiva la sua signature. Nello stesso mese gli Opeth compongono The Throat of Winter, pezzo acustico ideato appositamente per far parte delle colonne sonore, insieme a brani scritti da Dream Theater, Killswitch Engage, Trivium, Mutiny Within, Taking Dawn,  per il videogioco God of War III. Il 2 marzo 2010 viene pubblicato L'EP " God of War: Blood & Metal" in formato digitale. Nel frattempo Mikael, stufo di ricevere minacce e insulti, decide di chiudere la pagina MySpace della band, insieme a tutte le altre presenti nei vari social, l'unica che sopravvive è il sempre più onnipresente Facebook. Qualche tempo dopo il cantante , durante un'intervista, dichiarò: " Sono completamente saturo degli standard musicali imposti oggi. Annoiato a morte da convenzionali arrangiamenti metal. Il prossimo disco lo vedo assolutamente privo di qualsiasi tipo di songwriting fluido. Sarà continuamente imprevedibile: questo è ciò che io e gli Opeth, in quanto gruppo, vogliamo oggiIo desidero sorprendere! Al momento ho in cantiere un pezzo abbastanza inquietante di oltre dieci minuti, per il quale ancora non o trovato il giusto suono. Non posso prevedere se sopravviverà alla scrematura, ma so per certo che corrisponde a quello che voglio fare oggi. Non sono nemmeno in grado di presagirecosa i fan penseranno delle nostre prossime uscite. Ho smesso di preoccuparmene dopo le "bombe d'odio" ricevute in merito a Damnation. Staremo a vedere. Il loro supporto di questi anni ovviamente è più che apprezzato. Però sono spiacente: non posso obbligare me stesspo ad sccontentarli tutti. Come ben sappiamo non è così che funziona".  Nell'aprile 2010 ricorreva anche il ventennale della band, una tappa importante. Gli Opeth festeggiano quest'importante traguardo in modo spettacolare: Blackwater Park viene ristampato in edizione veramente speciale, soprattutto per quanto riguarda la versione vinilica, una vera chicca per i collezionisti, non solo da un punto di vista acustico, ma anche visivo. I due LP hanno un'eccellente qualità sonora, a cui si aggiungono le immagini inedite firmate da Travis Smith , se questo non bastasse vi è allegato anche il DVD su cui è inciso un nuovo mix del disco e un mini documentario filmato delle registrazioni del disco. I festeggiamenti però non si riducono a questo. La band organizza anche un mini tour di cinque date , una delle quali li vede esibirsi alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, la stessa dove i Deep Purple, il 25 settembre 1969, avevano registrato il Concert from Group and Orchestra". Da questo concerto, datato 5marzo 2010, gli Opeth trarranno il loro terzo live-album : In Live Concert at the Royal Albert Hall, che verrà rilasciato nel settembre dello stesso anno avvolto in un packaging che è un vero e proprio omaggio alla band di Gillan e Blackmore: stesso lettering, stessa posizione dei musicisti nelle foto, persino gli stessi colori del celebre album del 69. Per quanto riguarda la scomparsa di Steele, egli e Mikael non erano grandi amici, ma comunque la notizia della prematura scomparsa del gigante verde genio dei Negative lascia l'amaro in bocca allo svedese. Il vero colpo, però, arriva il 16 maggio del 2010: Ronnie James Padavona, in arte Ronnie James Dio, muore dopo aver combattuto per anni contro il cancro allo stomaco. "Ronnie James Dio se n'è andato..." scrive Mikael " Lo amo quasi come un membro di famiglia, e mi sento vuoto e più solo di nel sapere che non c'è più. E' lì appeso al muro della mia stanza da quando ho traslocato in questa casa. Non riesco sinceramente ad ascoltarlo ora , anche se forse potrebbe recare un minimo di conforto. Sono stato fortunato a sufficienza da incontrarlo una volta e bere insieme a lui, unricordo che conserverò fino alla fine dei miei giorni.". La ferita per la dipartita di Dio è così profonda che durante un concerto in suo onore Mikael si mette a piangere e non riesce a cantare, così profonda che in Heritage più di una canzone è dedicata all'ex Black Sabbath. Sul finire del 2010 i cinque si prendono una pausa per riposarsi dalle fatiche degli impegni dettati dal music business, ma agli inizi del 2011 si riparte di nuovo. Gli Opeth iniziano l'anno chiudendosi in studio per registrare il loro decimo album, al mixaggio torna ancora una volta l'amico e mentore Steven Wilson. Il 6 aprile un comunicato stampa annuncia l'espulsione dal gruppo di Per Wiberg, al suo posto subentrerà temporaneamente Joakim Svalberg, in precedenza tastierista per Yngwie Malmsteen, Joe Lynn Turner e Glenn Hughes.  Il 1 giugno 2011 Heritage viene presentato a un manipolo di giornalisti specializzati, ma come sempre , prima dell'uscita uffciale del disco, bisogna dare uno zuccherino ai fan, qualcosa che rappresenti il disco nel suo insieme e che faccia venire ai fan la voglia di fare il conto alla rovescia sul calendario in attesa di gustare il "pasto" completo. La chicca in questione, in questo caso, prende il nome di Slither, una traccia che è un omaggio ai Rainbow, a Ronnie J. Dio ed anche a Ritchie Blackmore, nonché come sappiamo bene, una delle tracce più belle del criticatissimo e al tempo stesso osannato Heritage. Il singolo viene rilasciato ufficialmente il 21 novembre 2011, in un particolarissimo formato; si tratta infatti di quello che, in gergo, si definisce un flexi-disc. Un cartoncino rigido in cui attraverso un processo particolare vengono incisi i solchi della canzone, di modo che si possa ascoltare in un normale stereo, ma uscirà anche in versione CD (come promo per le label ed i giornalisti, versione molto più rara da trovare).

Slither

Slither (Strisciante): viene aperta da un fraseggio di chitarra, che è un omaggio a quello eseguito da Ritchie Blackmore  in Kill the King ( da On Stage, primo live album dei rainbow, 1977), un voluto omaggio all'ex Deep Purple, ma soprattutto a uno degli idoli di Akerfeldt: Ronnie James Dio. Slither presenta un ritmo sostenuto, molto vicino ai tempi che caratterizzano l'Heavy Metal, così come viene inteso comunemente: linee veloci di chitarra serpeggiano su groove sostenuto. La traccia, come riusciremo a scorgere durante l'analisi, è ricolma di rimandi ai due artisti, e per citare una celebre copertina dei Rainbow, storico power team di Blackmore e Dio assieme, è come se Mikael stesse guardando e studiando minuziosamente l'artwork di Long Live Rock'n Roll, terzo album in studio dell'arcobaleno albionico. Le prime due battute sono interamente a carico delle sei corde, sostenute dalla sola sezione ritmica di Mendez, Axenrot invece entra con la sua batteria a partire dalla terza . Dopo altre due battute Slither accellera per portarci velocemente verso l'ingresso della voce di Mikael, che avviene dopo altre quattro battute. Nel frattempo una delle chitarre cambia impercettibilmente riff, finché, circa a metà canzone, il tempo rallenta, la voce tace e  la sezione strumentale va lentamente a sfumare. Le ultime note di Akerfeldt vengono riprese dalla chitarra di Akesson, che ci trascina via con sé lanciandosi in un velocissimo ed  affascinante, nonostante sia relativamente semplice e piuttosto breve, guitar-solo. Al termine di questo, si ha una ripresa corale che si riaggancia al tema musicale principale , che caratterizza tutta la traccia e la velocità precedente per sostenere l'unica frase cantata da Akerfeldt " Summer is gone". Infine il brano si chiude con un lungo e delicato arpeggio in stile Opeth. Una canzone che, come abbiamo sottolineato in apertura d'analisi, altri non è che un omaggio non solo ai due celebri musicisti, ma agli anni '70 in generale. Dalla caratura metallica e dal ritmo sempre sostenuto, questa canzone si fa amare decisamente al primo ascolto, soprattutto se si è fan di un certo tipo di sonorità. All'interno di un album come questo poi, dove le progressioni in controtempo regnano sovrane, è ancor più apprezzabile trovare uno slot come questo, che spezza in due il disco ed offre la possibilità di muovere un po' la chioma mentre lo si ascolta. Sulla "base" rispetto alla quale Mikael ha tessuto le fila della canzone, c'è poco da dire; parliamo di colui che possiamo considerare come uno dei 10 chitarristi più influenti della storia, sia per il Rock che per l'Heavy Metal, innovatore, sperimentatore ed ispiratore di un vero e proprio stile che si riconosce al primo ascolto ed accordo. Dall'altra abbiamo Ronnie, per molti il frontman Metal per eccellenza, la cristallina voce che ha accompagnato anni di musica, rimbalzando dai Rainbow ai Black Sabbath, dai Dio agli Heaven and Hell, è un peso che manca sicuramente ai giorni nostri, ed una perdita che non si colmerà mai più. La scomparsa di un'artista così immortale lascia un vuoto che non si riempie mai del tutto, né tantomeno è facile andare avanti, o meglio, lo si fa, ma sempre con fatica.   Slither, inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi addirittura Kill The Queen, proprio per sottolineare la sua somiglianza con Kill the King.  Il testo tratta di un uomo che si sente tradito (probabilmente da una donna, ma potrebbe anche trattarsi di un amico). Egli ha perso la fiducia, a niente valgono le scuse. Tutto quello che il / la suo/a interlocutore/ trice dice alle sue orecchie suona come una bugia. Le promesse che gli erano state fatte si sono rivelate per quello che erano: parole vuote, menzogne che adesso vengono smascherate dagli stessi occhi di chi le pronuncia. Mikael è lapidario in questo testo "Non mi hai dato niente e niente è quel che sembra", inutile quindi anche il tentativo di giustificarsi. L'uomo è talmente deluso e amareggiato che niente può farlo tornare sui suoi passi. In fondo è una storia sentita mille e più volte, gli esempi e le ipotesi si sprecano, senza allontanarsi dal gruppo, abbiamo almeno due persone a cui potrebbe essere indirizzato questo testo: l'ex braccio destro di Akerfeldt, Per Leendergreen e Per Wiberg, entrambi colpevoli di aver smesso di credere nel progetto Opeth o di non esservisi applicati abbastanza. Indubbiamente brucia molto di più la ferita causata dall'abbandono di Leendergreen, su cui i fan più intransigenti continuano a buttare sale e veleno, arrivando persino a minacciare la vita del frontman svedese.

Conclusioni

Slither viene rilasciato più o meno nella seconda metà del maggio 2011. L'intero disco, invece, verrà presentato il 1 giugno, presso gli Atlantic Studios di Stoccolma, a una manciata di giornalisti selezionati. Per evitare una nuova fuga di notizie, il nome del disco viene svelato solo 7 giorni prima della sua presentazione ufficiale. L'artwork del singolo è lo stesso che comparirà sulla copertina di Heritage e ancora una volta è opera di Travis Smith, mentre la produzione musicale viene nuovamente affidata all'amico, idolo e mentore di Akerfeldt, Steven Wilson ( presenza illustre che ancora una volta gettò benzina sul fuoco dell'indignazione dei fan). Slither e più ancora Heritage nella sua globalità spiazza molti fan e raccoglie pareri discordi dalla critica specializzata perché per quanto sia innegabile la sua bellezza e la raffinata composizione che c'è dietro, esso risulta lontano anni luce dai lavori precedenti e ancor più dai dischi con cui la band aveva fatto irruzione nel mondo della musica. Il cambiamento musicale, va di pari passo con le modifiche alla grafica: non vi è più traccia di tinte scure e soggetti eterei, ambigui, che mettono quasi soggezione. Sulla copertina di Heritage si staglia un albero rigoglioso, tra le cui foglie emergono le teste dei cinque membri della band. La testa di Per Wiberg viene ritratta nel momento in cui cade dall'albero, come se fosse una mela matura, chiaro riferimento al fatto che non fa più parte del gruppo. Ai piedi della pianta campeggiano teschi umani e a un esame più attento si nota che dal tronco stesso emergono volti e crani umani. Ancor più sotto, la terra appare squarciata. Essa lascia intravedere un complesso intreccio di radici, che si intersecano con rivoli di lava incandescente che si originano dal centro della Terra. Vicino all'albero persone/demoni in fila. Un uomo con il braccio teso verso i rami ricolmi di foglie, come se stesse cercando di raccoglierne i frutti. Smith, intervistato in merito alla copertina del decimo studio-album, degli svedesi, dichiarò "  Mikael voleva qualcosa di diverso, per ragioni che diventano ovvie una volta che si è ascoltato l'album. Chiese qualcosa di più colorato, lievemente psichedelico nei toni con un pizzico di humor, ma sempre racchiuso nei confini degli Opeth, che rappresentasse in modo adeguato i contenuti del disco e lo stato della band dell'epoca.". Nella recensione che riguardava l'intero Heritage avevamo suggerito come titolo " le mille sfaccetature degli Opeth", in parte potrebbe andare bene anche per la sola Slither. Una canzone che è un gioiello, qualcosa che difficilmente verrà a noia, sebbene ricalchi sonorità vicine all'heavy metal degli anni 70, con sonorità appena più moderne. Essa è avvincente, potente eppure allo stesso tempo delicata, il testo farebbe invidia a una qualsiasi canzone pop per la facilità con cui vi entra in testa, senza però abdicare alla poesia e alle riflessioni acute, che da sempre contraddistinguono i testi scritti da Akerfeldt. La scelta di questa canzone come singolo che anticipava l'uscita del disco, non è stata casuale, essa infatti è contemporaneamente: un saluto a Ronnie, un filo che in qualche modo collega  i vecchi lavori al nuovo album, essendo la traccia più metal tra quelle che compongono Heritage e allo stesso tempo fa capire all'ascoltatore che quello che il decimo disco conterrà è bello si, ma completamente diverso da quello che si aspetta. Se vi aspettavate un ritorno al passato Slither fa crollare immediatamente tutte le vostre speranze, se invece l'importante era ascoltare buona musica e un concentrato di emozioni che i musicisti esprimono benissimo con la loro strumentazione, allora non potevate che innamorarvi dell'attesissimo Heritage e di questa perla, stranamente "corta" ( per gli standard dei cittadini della Luna), che va sotto il nome di Slither.

1) Slither
correlati