OPETH

Porcelain Heart

2008 - Roadrunner Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
18/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Proseguiamo l'analisi dei singoli rilasciati dagli Opeth , con quelli estratti da Watershed. Watershed l'abbiamo definito come il racconto di un cambiamento "epocale". Questo disco infatti racchiudeva già nel titolo non solo una formidabile sintesi del suo contenuto, ma anche i progetti del suo autore per il futuro della band.  Alla fine del 2006, degli originali Opeth, rimane solo Akerfeldt. Verso la metà dello stesso anno, la nuova formazione a cinque elementi è ormai diventata stabile e sufficientemente affiatata; tuttavia stanno per arrivare due terremoti interni alla band , che rischieranno di decretarne lo scioglimento definitivo. Lopez ufficializza l'uscita dal gruppo solo nel maggio del 2006 , ma, la realtà è che l'uruguaiano non tocca le pelli della sua batteria da più di un anno ed il suo posto, ormai, è stato stabilmente ricoperto da Martin "Axe" Axenrot. Certo, un osservatore attento avrebbe accolto la notizia dell'abbandono di Lopez come una "tragedia" annunciata, poiché da mesi l'uruguaiano non suonava più con la band, né dal vivo né in studio. Tuttavia, l'illusione è un'arma potentissima. Tutti si illudevano che Axenrot fosse solo una riserva messa in campo in attesa che il titolare si ristabilisse completamente; così, quando l'annuncio ufficiale della decisione presa da Lopez, decretò l'apertura delle ostilità tra la band e una buona parte dei fan, che accusarono: l'uruguaiano di tradimento e Akerfeldt di essersi venduto. Intanto, tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2007. Nel frattempo, come sottolineammo anche nella recensione dell'album, in questo periodo la band torna anche in Italia per alcuni concerti, rendendo ancor più forte il legame fra la formazione ed il pubblico tricolore . Uno fu quello scatenato dall'abbandono di Lopez, che però era in un certo senso annunciato e quindi  almeno da un punto di vista meramente tecnico, non creò particolari problemi. L'altro arrivò il 17 maggio del 2007. Questa è la data in cui scoppiò la vera bomba: Peter Lindgren, storico chitarrista, amico e braccio destro di Akerfeldt, rilascia in via ufficiale un triste annuncio, non farà più parte della band. Quale che siano le motivazioni reali della scelta di Peter non ci è dato saperlo con certezza, ma sta di fatto che il nostro axeman lascia il gruppo. Le conseguenze ve le avevamo raccontate, gli Opeth vennero letteralmente sommersi da una marea di messaggi d'odio, ed anche minacce di morte, per ciò che era accaduto. In seguito a questo, gli Opeth ( e come loro tante altre band) inizieranno a impedire a chiunque di avvicinarsi troppo, soprattutto quando si trovano sul suolo americano. L' odio è scatenato da tre fattori: in primo luogo, il progressivo spostamento della band dal death al progressive vero e proprio, secondo l'abbandono di Lopez, e l'uscita finale di Peter è la classica goccia che fa traboccare un vaso ormai troppo pieno da tempo. Il fatto che uno dei pilastri del gruppo se ne vada è un affronto inconcepibile per molti di loro. Se da un lato la rabbia dei fan potrebbe essere comprensibile ( soprattutto considerando che dall'esterno non era possibile scorgere le avvisaglie dell'imminente separazione e che il chitarrista era insieme a Mikael il simbolo stesso della band) , dall' altro non possiamo esimerci dal sottolineare l'ovvio: i musicisti sono in primo luogo persone, con le proprie storie e le proprie esigenze e non una sorta di genio della lampada messo al mondo per realizzare i desideri della massa. Tornando al nostro singolo, Porcelain Heart venne ufficialmente rilasciato dalla Roadrunner Records (la stessa casa che poi stamperà Watershed poco dopo), il 19 Aprile del 2008. Una specie di piccolo antipasto per i fan oltranzisti e non del gruppo, quasi come a voler sottolineare "è successo quel che è successo, ma noi ci siamo ancora!". Il singolo non viene rilasciato né in CD né in vinile, ma nel semplice formato download digitale; non dimentichiamoci infatti che in quegli anni avviene un importante cambiamento, soprattutto a livello di marketing musicale delle singole band. La sempre maggior diffusione di internet, che aveva cominciato la sua corsa anni prima, porta molti gruppi a non spendere più così tanti soldi (anche sotto consiglio delle etichette stesse) per rilasciare i singoli, ma a sfruttare piuttosto le "new entries" come ITunes, portale Apple dedicato alla musica. La copertina del singolo riprende in parte i colori che vedremo nel full lenght, verde, nero e bianco. Due canute mani reggono una antica pergamena, non riusciamo a leggere quel che vi è scritto sopra, ma l'effetto generale è sicuramente calzante con ciò che viene raccontato nelle due tracce che compongono il singolo stesso, e che ora andremo a presentarvi.

Porcelain Heart

La genesi del singolo è affidata alla title track ovviamente, la dolce e melliflua Porcelain Heart (Cuore Di Porcellana). Parte ufficialmente il brano con un vorticoso ed energico giro di batteria, seguita a ruota dall'entrata delle sei corde , il tutto genera un intro strumentale di grandissimo effetto, in cui la voce risulterebbe essere solo un "in più" che gli Opeth si risparmiano in questa sede, e l'intera struttura risulta anche essere un enorme omaggio ai giapponesi Flower Travelling Band, grande ispirazione per Akerfeldt e soci, soprattutto per il fondatore della band. L'intero comparto così oscuro e carico di buio, pregno di un sentimento sempre a metà fra melanconico e triste, si alterna ai fraseggi pienamente puliti che ci vengono offerti dalla voce di Mikael. Questa alternanza dura per i primi due blocchi della canzone, e poi improvvisamente gli Opeth decidono di cambiare passo e registro della canzone stessa, passando a uno strumentale sul quale i vocalizzi del biondo cantante sono appena distinguibili. Proseguendo in ordine, la band cala il silenzio ovattato sul brano, tipico del suo stile, uno di quegli elementi che accompagna la formazione fin dagli esordi, e che li ha fatti apprezzare al grande pubblico. Quando i suoni momentaneamente cessano di esistere, comprendiamo fin da subito che Porcelain Heart sta per cambiare ancora una volta. Torna la calma di suadenti arpeggi e canto cristallino, puro come l'atmosfera quasi retrò che permea l'intero disco, e poi si cambia ancora, in un enorme e camaleontico tornado di suoni. La chitarra aumenta la distorsione e progressivamente si fa più veloce, trasportandoci verso una nuova sezione strumentale, dove le sei corde sono protagoniste assolute. Porcelain Heart è il brano più "semplice" e immediato di questo nono disco, essendo quello più fedele alle precedenti composizioni opethiane, nonché quello meno ricco di sperimentazioni. Per quanto riguarda il comparto lirico, esso possiamo interpretarlo come una scusa, una serie di scuse, o meglio, il complesso flusso di coscienza derivato da qualcuno che sta piano piano ammettendo i propri errori. In un giorno di Aprile, di un imprecisato anno, egli ha letteralmente perso tutto. La verità è che egli ha fortemente sbagliato ad allontanarsi dai coloro che gli stavano vicino per inseguire il cuore, il sentimento e l'amore che stava provando, si è letteralmente separato da chiunque, ed è un errore imperdonabile, dopo aver perso tutto quello che aveva, è tornato da loro, a testa bassa, senza niente da dire perché ogni scusa sarebbe stata inutile e insufficiente. Il protagonista di questa riflessione pensa a quante volte ha detto di amare, mentendo. Sotto i suoi piedi c'è solo una arida strada ghiacciata, dice. Le speranze giovanili sono svanite. Gli idoli, le rassicuranti ideologie ci sono rivelati per quello che sono: una coltre di fumo che ci viene messa di fronte agli occhi per nascondere la verità, una coltre intensa in ogni sua sfumatura, che quasi crea dipendenza in ogni abbraccio che esprime , ma incorporea per affrontare la vita di tutti i giorni, e soprattutto il rapportarsi con gli altri. Così egli prega il suo ascoltatore di non piangere e non chiedere perché ha fatto, quello che ha fatto. Gli errori sono errori, a volte non c'è un vero motivo, altre il motivo c'era, ma alla fine saperlo non cambia la realtà dei fatti e pertanto è inutile scervellarsi nel tentativo di rispondere alla domanda delle domande : perché? .

The Lotus Eater

La seconda traccia che venne estratta per confezionare il singolo occupa nel full lenght la posizione numero tre, parliamo di The Lotus Eater (Il Mangiatore di Loto). La canzone inizia quasi in medias res, introdotta dal muro sonoro di liriche cantato da parte  di Akerfeldt, giunti al termine del quale una poderosa scarica elettrica dalla batteria di  Axenrot ci sveglia nuovamente dal torpore, scarica che sostiene le poche parole cantate in pulito dal leader e in seguito anche il suo growl, poi ancora la voce pulita , infine di nuovo il growl. Il dirompente turbine delle pelli che stavamo ascoltando si esaurisce insieme alla voce stessa, meccanismo che, togliendo la parte vocale, da sempre si associa al Death. Il suo posto sul trono viene affidato alla sei corde, che da mesta si fa sempre più aggressiva e più "vicina", traghettandoci con la sua ritmica verso quella che potremmo definire la "seconda parte" della canzone. Essa infatti ci riporta verso la ripresa del canto, breve e coinciso come il tempo che lo sostiene, per poi estinguersi e lasciare la scena alla sola musica. In questa parte le melodie si intrecciano in una serie di rampicanti musicali di vario tipo: da un lato la batteria abbassa i giri, addolcendosi leggermente, dall'altro le chitarre continuano a correre a velocità sostenute, ricordandoci che stiamo pur sempre ascoltando metal. In tutto questo però il synth ci dà l'impressione di ascoltare le delicate note classicheggianti di un flauto, con l'effetto di creare un piacevole contrasto con il restante contesto musicale. Un breve silenzio ci segnala l'inizio di un nuovo episodio musicale, aperto e chiuso dall'atmosfera creata dal synth.. Una volta esaurita tale parte, lo slot muta ancora forma come un serpente: la batteria compe di nuovo gli schemi e Mikael si destreggia con la sua ugola attraverso varie tecniche canore, così come ha fatto all'apertura. Dopodiché veniamo nuovamente trascinati in una psichedelica sezione strumentale, velocissima e dalla mille sfaccettature, che poi si esaurisce in una variazione di apparente calma : la batteria tace, una chitarra distorta, insieme al synth conferisce l'impalcatura ricca di suspense su cui si alzano progressivamente gli accordi della chitarra. Quando il brano arriva al suo esatto centro, ci troviamo innanzi alla parte più interessante e insolita del brano: una sorta di break time che, se vi ricordate la nostra recensione, avevamo definito con le stesse parole del suo compositore, un" funka- delic metal", particolarmente ricollegandosi al fatto che tale sezione è caratterizzata da un andante Funk eseguito dalla tastiera , ma anche dalla velocissima chitarra  di Mikael , sostenute dal preciso Axerot con la sua batteria. Riprende poi possente il growl, che col suo ululato cavernoso ci trasporta dinnanzi al finale silenzio della canzone, in cui gli strumenti tacciono e tutto torna alla calma che aveva prima che la tempesta infuriasse. Il comparto lirico narra la storia di qualcuno (presumibilmente di un uomo, stando a una frase delle ultime strofe), che si è macchiato di patricidio. Eppure, come sempre, leggendo mestamente il testo così criptico, difficile intuire se si tratta di un vero e proprio atto di morte consenziente da parte del killer, o di una morte provocata per mettere a tacere il dolore del padre stesso. Il dubbio ci attanaglia per tutto il testo, dato che si racconta di sotterfugi, di menzogne , di dolore, di disperazione e perdita della voglia di vivere. Un male che, come un verme famelico, distrugge la mente del suo ospite, ma anche quella di quanti lo circondano. Come abbiamo sottolineato, la lirica è particolarmente complessa da estrapolare e segmentare, gli intrecci al suo interno sono molteplici e decisamente oscuri: una madre che danneggia il figlio col proprio orgoglio ( probabilmente non ammettendo che quest'ultimo abbia dei problemi) , il padre dilaniato dal dolore ed al contempo profondamente bugiardo, ma così pieno d'amore verso il figlio da subirne ogni ricatto o capriccio. Ed infine abbiamo l'omicida, il figlio, stanco di dover accudire il padre, devastato da un qualche tipo di disturbo mentale, che infine lo avvelena. Mette fine alla vita di colui che gli ha dato la vita stessa, buttando alle ortiche tutto, senza rimorso e senza rimpianto, non percependo in realtà l'amore incondizionato di suo padre, quel che sembra non gli abbia mai dato, ma che c'era. L'amore, si estingue insieme alla morte del padre ed entrambe svaniscono nell'abbraccio della nera signora, insieme alla speranza di un futuro migliore per il ragazzo.

Conclusioni

Come abbiamo detto nell'introduzione , questo simbolo deriva da Watershed , un album che rappresenta il secondo spartiacque nella discografia della band svedese. Il primo fu Blackwater Park, capolavoro indiscutibile della band, che segnò il passaggio da un death giovanile, un po' grezzo nelle sue influenze progressive a una musica più matura e personale, più sofisticata e con maggiori incursioni in altri stili musicali. Il secondo è appunto Watershed, da qui in poi  le composizioni di Akerfeldt vireranno sempre più decisamente verso il progressive, relegando il death metal a comparsa strumentale marginale e sporadica , mentre la tecnica canora che contraddistingue questo genere (il growl) verrà abbandonato del tutto. L'artwork ancora una volta è curato da Travis Smith, che per la copertina di questo singolo usa un'immagine molto semplice, ma evocativa, che in parte richiama anche quella che sarà la copertina posteriore del disco: una pergamena sfrangiata, con una frase, leggibile solo in parte, poiché alcune parole sono in parte oscurate dall'ombra circostante. La pergamena è al centro della scena, circondata da ombre e in fondo, sul margine del papiro si vede una mano . Porcelain Heart va annoverata tra i pochi videoclip girati dalla band svedese, ovviamente la scelta ricadde su questo brano perché è il più immediato e anche quello più orecchiabile, insomma rispetta i canoni del music business " abbastanza semplice da entrare in testa velocemente, un bel groove per attirare l'ascoltatore e una metrica che lo renda sufficientemente adatto a essere ridotto per rientrare nei tempi di un videoclip". The Lotus Eater ha una storia curiosa. Innanzitutto, come scritto poco sopra, presenta alcune parti registrate al contrario, ma le curiosità non si limitano a questo. La melodia iniziale fu composta sulla falsa riga della sigla di un vecchio cartone animato degli anni 80: Trälarna' (schiavi) , abbiamo provato a cercare più informazioni , ma sfortunatamente non siamo riusciti a trovarne; presumibilmente non uscì arrivò mai in Italia.  Un feticcio per collezionisti in erba alla fine, per coloro che vogliono avere qualsiasi materiale "didattico" che una band ha rilasciato nel corso della sua carriera, ed anche nel caso degli Opeth la cosa non è da meno. Se andiamo ad analizzare meramente il contenuto, probabilmente le due tracce che sono state scelte per comporre questo singolo, rappresentano bene quel che è il significato del disco a cui fanno riferimento. Waterhsed ha cambiato per sempre la tipologia di musica orchestrata dalla band, e particolarmente dal suo fondatore; da questo punto in poi niente è stato più lo stesso, ed i due slot, per quanto mantengano ancora intatta la loro vena "mortifera" con le liriche, sono ampiamente discostate dal passato per quanto riguarda le dinamiche strutturali e musicali. Mikael qui inizia a giocare letteralmente coi suoni, non che prima non l'abbia fatto, ma la neonata presenza di dinamiche settantiane, che sfoceranno ancor meglio nei dischi successivi, fa si che la pulizia di fondo faccia risaltare la genialità della musica, anche se sono come sempre opinioni personali. Un discreto ponte dunque questo singolo, da avere se siete fan crudi della band, ma anche se volete avere fra le mani un ottimo prodotto di ingegneria musicale. 

1) Porcelain Heart
2) The Lotus Eater
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