OPETH

Burden

2008 - Roadrunner Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
03/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Ancora una volta ci ritroviamo a parlare di Watershed, l'album spartiacque ( di nome e di fatto, anche se per molti il vero spartiacque è rappresentato dal disco successivo, Heritage) che ha segnato la fine dell'epoca "death" ed il lento, ma inarrestabile spostamento della band di Stoccolma verso le sonorità rock-progressive. Abbiamo già detto più e più volte che a cavallo tra il 2006 e il 2007 gli Opeth vennero sconvolti da tutta una serie di eventi tra cui l'abbandono di Lindgreen e di Lopez. Un fulmine a ciel sereno per tutti i fan, ignari dei problemi che già da tempo c'erano all'interno della band, ma il sostituto è già pronto. Si tratta di Fredrik ?kesson ( ex Arch Enemy, Krux, Talisman) che il leader opethiano  presenta ai fan come L'unico degnbo sostituto di Peter. Da questo momento in poi ,Akerfeldt (e il gruppo in generale) riceverà un'innumerevole sequenza di messaggi carichi di odio e persino minacce di morte. I pazzi sono ovunque e nessuno darebbe troppo peso a una  o due minacce, ma appena tre anni prima, il mondo del metal è stato sconvolto dalla tragica scomparsa di Dimebag Darrell, ucciso da un fan durante un concerto con i Damageplan e nessuno ha più tanta voglia di scherzare, soprattutto quando qualcuno ti scrive " ti farò fare la stessa fine di Darrell !" . In seguito a questo, gli Opeth ( e come loro tante altre band) inizieranno a impedire a chiunque di avvicinarsi troppo, soprattutto quando si trovano sul suolo americano.  Tra interviste , concerti e composizione, trova anche il tempo di tenere continuamente aggiornati i fan sui progressi del nuovo disco , tramite il suo blog personale su My Space. Dopo tanti grattacapi arriva anche una bella soddisfazione per il leader svedese, infatti nel settembre del 2007 incontra i suoi idoli: i Comus. Il 3 Gennaio 2008 Watershed viene presentato in anteprima assoluta a un piccolo contingente di giornalisti, presso i Fascination Street studios, ma verrà rilasciato nei negozi di tutto il mondo solo qualche mese dopo. I primi di marzo iniziano a circolare le prime copie piratate, alla fine del mese il disco viene immesso nella rete, nonostante non sia ancora stato rilasciato ufficialmente. Tuttavia la band svedese non ci fa troppo caso: tra interviste, concerti e contrattazioni con le case discografiche, devono anche prepararsi ad affrontare un lunghissimo tour che li vedrà affiancare i Dream Theather come principale act di supporto durante il progressive Nation Tour negli Stati Uniti. Delle tre tracce incluse nel singolo che stiamo analizzando in questa recensione, l'unica presente all'interno del disco è Burden, che da anche il titolo al singolo stesso. Questo ennesimo tassello della discografia opethiana vede la luce ufficialmente il 9 dicembre del 2008 grazie a mamma Roadrunner, casa di produzione dagli standard elevati, e sotto la cui egemonia (compresa di etichette parallele), nel corso del tempo sono passati praticamente tutti. La copertina riprende, come accade per Porcelain Heart (altro singolo promozionale che fece da contorno a Watershed), la stessa palette cromatica che troviamo nel full lenght. I toni del bianco, del verde e del nero la fanno da padrone, ed al centro di questo singolo in particolare troviamo la foto di una casa diroccata, come quelle che ogni tanto il nostro sguardo incontra mentre magari passeggiamo in campagna o in luoghi isolati. Conifere ed alberi robusti coprono la parte frontale della casa, ed una luce solare entra dall'arco che si trova proprio al centro del secco muro di mattoni. Una litica strada con grandi massi di ardesia entra dentro l'arco, circondata da cespugli di fiori bianchi, mentre dietro all'arco non riusciamo bene a scorgere cosa ci sia, ma possiamo immaginare, e si sa, la mente è l'arma più potente che ci possa essere. Il tutto, come abbiamo detto, nei colori che ritroveremo nel melanconico artwork di Watershed, e proprio come la sua parte "completa", anche questa foto ci trasmette la medesima sensazione di abbandono si, ma anche di calma, un luogo in cui far riposare le proprie membra stanche dopo anni di violenza psicologica e malinconici sentimenti. Il singolo uscì sia in formato digitale, che in una preziosa edizione CD numerata, promo.  Would (?) venne rilasciata solo in versione digitale , mentre Mellotron Heart è una rarissima versione di Porcelain Heart. Contemporaneamente viene anche rilasciata una raccolta che va sotto il nome di " The Candlelight Years" contenente i primi tre dischi della band: Orchid, Morningrise e My Arms, Your Hearse. Andiamo dunque a sentire le tre tracce contenute nel singolo che anticipava l'uscita di Watersheed, e che va sotto il nome di Burden.

Burden

Burden (Onere). L'introduzione è affidata al pianoforte, che con le sue meste e morbide note crea il giusto tappeto sonoro per iniziare, poi irrompe la voce pulita di Akerfeldt , accompagnata da un tempo delicato e linee delicate di chitarra, che si fondono con il tappeto prodotto dalle tastiere. Al termine della prima strofa troviamo la prima parentesi strumentale, che però si mantiene abbastanza aderente al tema musicale che l'ha preceduto. Diverso invece il discorso per la seconda sezione strumentale , dominata dalle chitarre di Akerfeldt e ?kesson, che si alternano con i loro assoli, fino ad intrecciarsi , per poi variare improvvisamente tema musicale per un dialogo tra chitarre lungo più di tre minuti. Una struttura musicale che, come molte che troveremo all'interno di Watershed, fa della apparente semplicità la sua arma segreta; le varie sezioni della canzone si concatenano fra loro grazie a richiami e strumentazioni sempre più complesse, e nonostante l'assenza, ad esempio, del classico "silenzio opethiano", la canzone risulta malinconica fin dal primo ascolto e nota che la compone. Mikael ha cercato di fondere a doppio filo testo e musica (come vedremo fra poco), e dato che il lenght stesso è traversato, più o meno, dalla stessa poetica lirica, anche qua le sensazioni che suscita sulla nostra pelle la musica che stiamo ascoltando, è quella di una passeggiata sotto la pioggia, che copra le lacrime che ci stanno scendendo sul viso per ciò che stiamo passando.  La lirica di questa canzone, così come quelle di Hessian Peel ed Hex Omega, traggono origine dalla notizia, arrivata proprio nel bel mezzo delle registrazioni di Watershed, del suicidio di un' ex fidanzata di Mikael. Ecco dunque che il testo di Burden si concentra sulla disperazione che può portare una "mente sottomessa alla paura" a scegliere la strada del suicidio. Egli ricorda come si è staccato dalla donna, lasciandola pieno di rancore dopo aver scoperto il suo tradimento e adesso quella stessa rabbia ha lasciato il posto a un "oceano di disperazione" . La stessa disperazione che ha condotto la donna a togliersi la vita, adesso attanaglia lui per essersene andato, lasciandola a se stessa, recidendo ogni contatto, ignorando la spada di Damocle che pendeva sulla fragile ragazza. Mikael dice " se la morte arrivasse a prendermi adesso, conterebbe i miei errori e mi sussurrerebbe all'orecchio: tu hai preso molto di più di quello che hai dato". Quindi un senso di colpa strisciante, la domanda che tutti si fanno, ma nessuno ha il coraggio di pronunciare " Avrei potuto evitarlo? Sono responsabile in qualche modo?"

Mellotron Heart

Mellotron Heart (Cuore Mellotron) come abbiamo già detto nell'introduzione, è una rara versione di Porcelain Heart , caratterizzata dalla preponderanza delle tastiere e della voce sugli altri strumenti. Essa viene aperta da una sezione strumentale, piuttosto lenta, caratterizzata dalla batteria che scandisce un tempo di marcia, su un tappeto sonoro dato dall'Hammond, poi ci imbattiamo nel primo "silenzio opethiano" di questa traccia, che, esattamente come avviene per quelli successivi, ha la funzione di segnalare la fine della parte strumentale e l'inizio del canto e viceversa. In parole povere, le pause in questo brano vengono sfruttate per suddividere il brano in tanti piccoli "paragrafi". Akerfeldt si esprime con un canto pulito, quasi un parlato, carico di emozioni, che viene accompagnato solo dalla tastiera. Solo alla fine della strofa, dopo una piccola pausa ,si può sentire una parte strumentale "corale". Tuttavia va detto che qui le chitarre tacciono completamente. In Mellotron Heart, infatti, le vere protagoniste sono la tastiera e la voce del frontman svedese, sostenute da poche e rade note del basso e da una batteria che appare quasi "stoppata" su un tempo di marcia lentissimo. L' 'intro strumentale anche in questa versione, rispetta le "tinte scure" che nella più conosciuta Porcelain Heart hanno il compito di rendere omaggio a una delle band più amate da Akerfeldt: i giapponesi Flower Travelling Band. Anche qui l'atmosfera cupa si alterna con le sezioni di calma apparente, su cui si erge la voce pulita di Mikael, intervallate da parti di tastiere che si posizionano sulle ottave più acute della tastiera, alleggerendo la "gravità" del restante accompagnamento strumentale. Qui tuttavia, non ci sono i cambiamenti repentini che invece si trovano nella versione studio di Porcelain Heart. La lirica di questo brano possiamo interpretarla come una riflessione o forse, più propriamente, le scuse di una persona che ammette i propri sbagli. Egli afferma di aver perso tutto in un giorno di Aprile. Ammette implicitamente di aver sbagliato ad allontanarsi dai suoi amici per inseguire un sogno o un amore, perché afferma che , dopo aver perso tutto quello che aveva, è tornato da loro, a testa bassa, senza niente da dire perché ogni scusa sarebbe stata inutile e insufficiente. Il protagonista di questa riflessione pensa a quante volte ha detto di amare, mentendo. Sotto i suoi piedi c'è solo una arida strada ghiacciata, dice. Le speranze giovanili sono svanite. Gli idoli, le rassicuranti ideologie ci sono rivelati per quello che sono: semplice fumo negli occhi, rassicuranti nel loro abbraccio , ma del tutto inconsistenti e inutili per affrontare la vita di tutti i giorni e il confronto con gli altri; così egli prega il suo ascoltatore di non piangere e non chiedere perché ha fatto, quello che ha fatto. Gli errori sono errori, a volte non c'è un vero motivo, altre il motivo c'era, ma alla fine saperlo non cambia la realtà dei fatti e pertanto è inutile scervellarsi nel tentativo di rispondere alla domanda delle domande : perché? 

Would?

Would? (Voluto?) è ciò che va a chiudere il tutto, l'ultima traccia che scorgiamo in questo singolo. Il brano in questione è una cover dell'omonima traccia degli Alice in Chains ( tratta da Dirt, del 1992) dedicata a Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone e morto nel 1990 per overdose da eroina. L'originale si affida a una pesante distorsione chitarristica, alla voce graffiante del cantante e a giri di basso resi più cupi e particolari dall'uso di plettro ed effetti, come la musica di questa band ha sempre "preteso" da sé stessa; i Chains, non scordiamocelo, sono considerati fra i padri fondatori del Grunge assieme a Pearl Jam , Nirvana e Soundgarden, ed il Grunge come sappiamo è un genere in cui distorsioni e toni "graffiati", la facevano da padrone. Gli Opeth in un certo senso la prendono e la stravolgono completamente. La Would  degli svedesi si apre con degli effetti ( presumibilmente dati dal synth),seguiti a ruota dal suono caldo, cupo e potente del fender Jazz bass di Mendez, che esegue, quasi in solitaria, i due giri iniziali. Abbiamo detto quasi, perché in realtà ogni tanto si sentono anche i piatti e i timpani di Axenrot. Dopo i primi due giri, fanno il loro ingresso anche le chitarre e la batteria. Ancora un paio di giri strumentali e poi arriva anche la voce pulita di Akerfeldt. Al termine della prima strofa è possibile ascoltare un'altra parte strumentale dominata dal basso di Mendez, che in questo brano la fa da padrone, assumendo il ruolo di strumento ritmico e armonico, mentre le chitarre emergono saltuariamente con fraseggi acuti, come un raggio di sole nel cielo plumbeo. Il testo è dedicato , come abbiamo visto, a Andrew Wood, cantante dei  Mother Love Bone e grande amico del chitarrista degli Alice in Chain. Jerry Cantrell (chitarrista degli AIC e compositore del brano in questione) parlando di Would e di A. Wood, dichiarò " Andy era un tipo divertente, pieno di vita ed è stato molto triste perderlo, ma ho sempre odiato le persone che giudicano le scelte altrui. La canzone è diretta anche a quelle persone che giudicano". Dunque , un testo denso di significati: da una parte il pensiero per l'amico morto e le inevitabili domande ad esso correlate, una su tutte " Ti ho lasciato solo?" , " Se ci fossi stato, sarebbe cambiato qualcosa? Saresti ancora vivo?" ; dall'altra c'è il rifiuto per qualsiasi giudizio e pregiudizio dei ben pensanti. Condivisibili o meno che siano, le scelte personali sono appunto personali e nessuno può permettersi di giudicare le scelte di un'altra persona, anche se non le condivide, non le capisce o lo portano a stare male, come in questo caso.

Conclusioni

Burden viene rilasciato il 3 ottobre 2008 ed è frutto di un'idea della Roadrunner Records, per promuovere ulteriormente Watersheed. La ballata che dà il titolo all'Ep viene inclusa in versione ridotta rispetto a quella presente nel disco da cui è estratta e si gira anche un videoclip. Quest'ultimo, vede gli Opeth  ritratti nell'atto di esibirsi di fronte a una platea vuota , intervallati da immagini criptiche partorite dalla mente del cantante, fotografo, regista e grafico danese Lasse Hoile (conosciuto soprattutto per aver lavorato con i Porcupine Tree e i Blackfield ( altro gruppo di Steven Wilson, fondato nel 2004).  L'artwork ancora una volta è curato da Travis Smith, che per questo ep ha scelto di ritrarre un giardino e il profilo di una casa in casa in controluce. Il cielo illuminato dal sole e la strada che si intravede oltre l'arco che dalla casa porta al giardino, appaiono di un bianco brillante, dando la sensazione della famosa "luce in fondo al tunnel", quasi a voler simboleggiare la fine di un periodo buio e difficile per la band e l'inizio di uno nuovo, ricco di soddisfazioni.  Su Burden non c'è molto da dire, se non che è una traccia che probabilmente ci fa ancor meglio capire quanto la band in quel periodo si stava distaccando dalle sonorità che li avevano resi così amati dal pubblico mondiale, a favore di suoni e strutture più morbide e setose, avvolgenti e complesse, celebrali e melanconiche, che troveranno poi valvola di sfogo immensa nell'album successivo. Qualche cosa resta da dire su Porcelain Heart. Essa va annoverata tra i pochi videoclip girati dalla band svedese, ovviamente la scelta ricadde su questo brano perché è il più immediato e anche quello più orecchiabile, insomma rispetta i canoni del music business "abbastanza semplice da entrare in testa velocemente, un bel groove per attirare l'ascoltatore e una metrica che lo renda sufficientemente adatto a essere ridotto per rientrare nei tempi di un videoclip". Per quanto riguarda Would(?) , gli Opeth in un certo senso stravolgono il brano, lasciando intatta la bellezza del famoso pezzo degli Alice in Chain e anzi forse si potrebbe dire che riescono a esaltarla ancora di più; un omaggio della band ad un gruppo che, per il suo fondatore  e per migliaia di ascoltatori in tutto il mondo, ha davvero rappresentato qualcosa di importante nella storia musicale. Ed i nostri nord europei mettono in piedi uno show di tutto rispetto, andando a prendere la radice più profonda del pezzo firmato Chains, e portandolo dalla loro parte, nella radice oscura della loro anima, senza stravolgere in maniera folle, ma anzi, innalzandone ancor di più alcune parti. In conclusione, ancora una volta , vi consigliamo caldamente l'ascolto di questo EP, certi che non ve ne pentirete.

1) Burden
2) Mellotron Heart
3) Would?
correlati