ONSLAUGHT

The Shadow Of Death

2008 - Candlelight Records

A CURA DI
LORENZO MORTAI
21/11/2018
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Nel 2008 ormai gli Onslaught erano fermamente e stabilmente tornati sulla cresta dell'onda, ne siamo assolutamente certi. Il loro silenzio durato diversi anni, dopo il rilascio di In Search Of Sanity nel 1989, per poi tornare in pompa magna con Killing Peace, riprendendo anche al microfono il grande Sy Keeler, li aveva riportati in auge nonostante la polvere e le sabbie dello scorrere inesorabile si fossero posate sulle loro spalle. Nige Rockett, non smetteremo mai di ripeterlo, non ha mai smesso di crederci, non ha mai spesso di pensare e capire che la storia di questa band poteva prendere una direzione ancora una volta, bastava crederci sul serio. Ed ecco che il ritorno degli Onslaught sulle scene viene accompagnato dal fragore dei fan di vecchia data, che non avevano mai smesso di consumare i loro dischi, né tantomeno si erano mai arresi all'idea di una loro rentreè nel mondo musicale, ma gli avevano anche fatto guadagnare schiere e schiere di nuovi piccoli demoni da ammaestrare. Come avrete letto nelle recensioni precedenti (cosa che se non avete ancora fatto vi invito al più presto a fare), abbiamo analizzato fermamente i tre dischi che hanno sancito il ritorno dell'araba fenice albionica. Parliamo di Killing Peace, ma anche di Sounds Of Violence e del granitico VI. Tre album con cui i nostri uomini si misero alla prova in maniera più o meno ferrea, sfornando delle canzoni che erano e sono ancora un enorme concentrato di energia, cattiveria e tematiche auliche e molto spesso assolutamente fuori dagli schemi. Con questo nuovo trittico, oltre che alle ristampe dei dischi storici, gli Onslaught si sono assicurati il futuro, ed ecco il motivo per cui siamo tutti in trepidante attesa di una papabile nuova release, anche se data e concepimento sono ancora sconosciuti. Se tutto quello che abbiamo raccontato fino a questo momento è sotto gli occhi di tutti quanti, ciò che invece è ben meno noto, è che dal rilascio di Killing Peace ad oggi la band non ha pubblicato solamente dischi in studio, ma anche tutta una serie di materiali paralleli, fra cui la compilation protagonista della recensione odierna. Per potervela raccontare però dobbiamo fare un balzo all'indietro di 30 e più anni, fino al 1982. Questo, anche se molti non ne sono a conoscenza, è la data di inizio ufficiale del progetto, ben 2 anni prima della loro esplosione vera e propria con Power From Hell. Ciò che ancora meno persone sanno, ma se si ascoltano alcuni loro brani viene quasi spontaneo rendersene conto, è che la band non iniziò come formazione Thrash Metal, genere in cui sono riconosciuti ancora oggi, ma come semplice band di Hardcore Punk inglese. Nel 1982 infatti, parallelamente al fulgore del Metal classico, che stava vivendo la sua golden age, sorgeva e cresceva anche il movimento HC, capitanato dai padri fondatori americani (Black Flag, Bad Brains, Minor Threat ecc ecc), ma diffusosi a macchia d'olio anche in tutta Europa (Italia compresa, come la storia ci ricorda). In Inghilterra, complice anche la nascita del padre dell'Hardcore, il Punk anni settanta, questo filone successivo ha attecchito sempre al 50%, nonostante ci furono bands seminali ed ispiratrici come i Crass, membri e fondatori del collettivo autonomo dell'Essex, tutt'ora esistente. Gli Onslaught, ed in particolare il loro leader/ascia Nige Rockett, partirono rilasciando una manciata di demo in cassetta, divenuti oggi un vero feticcio per collezionisti incalliti. Tali pezzi erano decisamente più brevi di quel che poi aspetterà la band negli anni successivi, e fa ben capire quale fosse lo spirito iniziale. Alcune delle ispirazioni primordiali poi, come si può leggere nell'articolo allegato, chiazzeranno pesantemente il primo full lenght del gruppo, complice anche la presenza di "Mo" Mahoney alla voce, entrato in forze alla band quando ancora la fiamma del Punk li pervadeva. Considerando la rarità di queste demo, e l'impossibilità ormai nel 2008 di reperirle per il 99% della gente, la Back On Black pensò bene di far uscire una raccolta in vinile e CD di 10 pezzi, estratti tutti dai primordi della band. Il titolo venne dato quasi pensando all'atmosfera che si doveva respirare in quegli anni, come se un enorme gigante nero fosse sempre dietro alle spalle di qualcun altro, ed ecco che The Shadow Of Death prese vita. Il disco consta come abbiamo detto di dieci slot, fra cui spicca come vedremo fra poco una perla che venne scritta originariamente nelle prime demo, e che fu poi ri-elaborata per Power From Hell.  Stavolta ci troveremo di fronte un avversario davvero temibile, una manciata di brani dalla lunghezza risibile per molti, ma che per coloro che sanno apprezzare, saranno una immensa collezione di calci in faccia e gioia. Preparatevi, perché adesso si gioca sul serio, state pronti a scoprire le origini marce ed abissali di una band che, pur rimanendo sempre in sordina, ha scritto una pagina fondamentale della storia Metal mondiale.

Thermonuclear Devastation Of The Planet Earth

Il giro inconfondibile che tanti anni fa abbiamo sentito per la prima volta ci apre alla traccia numero uno, Thermonuclear Devastation Of The Planet Earth (Devastazione Termonucleare del Pianeta Terra).Piccolo brano dalla enorme potenza ed al contempo dalla scarsa durata (poco meno di due minuti), necessari e sufficienti però a scatenare una vera apocalisse nelle nostre orecchie. Al portante riff iniziale ben presto si sommano le pelli, che con alcuni colpi forti e risoluti inizia a martellare i propri tom e piatti poco prima che il brano parta definitivamente. Nige strappa letteralmente le corde del suo strumento e le lancia in faccia al pubblico che sotto al palco fa il diavolo a quattro e danza con la morte. I colpi alle pelli si fanno via via più veloci e ritmici, quando poi con uno stop and go preciso e cronometrico non si entra nel vivo. Il blocco centrale consiste semplicemente nel giro di ascia che abbiamo sentito prima, all'inizio del brano, ma ripetuto allo stremo, cui fanno eco le pelli, il basso là dietro che picchia sulle sue corde con grande forza, e la voce di Mahoney fa il suo ingresso, con fare da guerriero. Considerando l'argomento principe del pezzo, ovvero un inverno nucleare, il brano altro non poteva essere che esplosivo. Questa canzone reinserita qui vuole essere una sorta di ponte fra passato e presente. La canzone apparve originariamente sulla prima demo della band, denominata Demo 1, e poi venne riutilizzata anni dopo nel primo disco. Questo perché è un brano che rende appieno della propria potenza, senza fare prigioniero. Nella recensione di PFH avevamo detto che questo brano venne inserito per omaggiare sonorità mai morte, anzi, che hanno funto da base per poi passare all'enorme e gargantuesco calice del Thrash, che ha strappato i cuori dei nostri Onslaught sostituendoli con il suo, nero e fumante. Una volta partito il pezzo, esso altri non è che una corsa forsennata e piena di energia contro il tempo; la batteria martella come una disperata, mentre la sei corde compulsivamente ricama sul proprio manico una serie interminabile di ritmi oscuri e Speed, inframezzandoli con alcuni meravigliosi assoli che hanno il sapore della terra più scura. Oltre che un omaggio all'Hardcore, la canzone si impregna anche di alcune sonorità Speed primordiali, fra cui spiccano alcuni rimandi ai Motorhead degli anni '80 e '70, ma anche a tante altre formazioni. Pochi stralci di liriche ci raccontano, mentre il brano sfuma su un vento gelido e nucleare, le enormi devastazioni di una detonazione atomica; la demo è del 1982, anno cruciale per la Guerra Fredda ed il suo sviluppo. Gli USA e la Russia effettuavano test regolarmente, e lo spauracchio di una detonazione era sempre dietro l'angolo. L'argomento nucleare, si sa ormai, al Thrash Metal è davvero caro, ed in questa suite in particolare, si parla di ciò che accadrebbe se la bomba scoppiasse davvero. Case diroccate dove un tempo c'era la vita, morte apparente e reale dentro le nostre teste, la puzza dei cadaveri bruciati e ridotti in cenere, e quel penetrante odore di morte che ti entra fin dentro le narici, facendoti vomitare. La conseguenza di una detonazione atomica viene descritta nei minimi dettagli, quasi per enfatizzare ed al contempo esorcizzare quella paura, per far si che non accada mai più. Un brano che è sempre un piacere riascoltare; ti entra dentro l'anima e vi si conficca come una spina acuminata, penetra dentro i ventricoli e li fa sanguinare. Ci fa ben capire quanta violenza potevano mettere gli Onslaught nella prima parte di carriera, e consideriamo anche che questa versione contenuta in Shadow venne estratta dai master delle demo, non da PFH, dove venne ampiamente ripulita e nuovamente registrata.

Black Horse of Famine

Al secondo posto di questa compilation della mattanza troviamo Black Horse of Famine (Il Cavallo Nero della Fame) . Apparso per la prima volta nel lontano 1983 sulla primissima demo del gruppo, denominata What Lies Ahead?, questo brano velocissimo che non supera neanche il minuto e mezzo, consta fin da subito di un tiro eccezionale. Si tratta di un classico 4/4 Hardcore Punk, con in primissima linea il primo cantante della band, che sorpresa delle sorprese non è Mo Mahoney, colui che poi darà vita al delirio su PFH. Qui parliamo di Roger Davies, personaggio dei sobborghi di periferia inglesi che venne reclutato da Nige Rockett nei primissimi anni di carriera della band. Nonostante parliamo di due cantanti diametralmente diversi, alla fine possiamo constatare fin dal primo accordo di questa Black Horse che i due frontman (Mo e Roger)  hanno anche diversi punti in comune. Primo fra tutti l'assoluta violenza nel modo di cantare, ma anche qui notiamo delle sostanziali differenze. Mentre Mahoney si dedicherà ad un vocalizzo più infernale, che sembra riprendere gli stilemi del Death Metal primordiale anziché quelli dell'Hardcore o del Metal classico, con alcune svirgolate assolutamente gutturali, dall'altra parte abbiamo il classico cantante HC. Voce rauca ma non troppo, ritmica nel sangue ed una smodata voglia di spaccare teste. Sulla musica c'è poco da dire, nonostante il tiro sia eccezionale, il pezzo consta prevalentemente del medesimo tema ripetuto fino allo stremo, un enorme omaggio della band a quella scuola americana che tanto bene ha fatto al resto del mondo. Così come la musica, veloce e pressante, è un omaggio agli USA, anche il testo non è da meno. In lingua albionica infatti la Famine è una reale e profonda scarsità di cibo, recata sia da conseguenze umane che non umane. In questo caso la band ci racconta di un altro olocausto civile, ma questa volta non dettato da una bomba atomica, bensì dalla guerra. Ecco infatti che durante le liriche Roger bacchetta il pubblico ricordandogli quanto tutto questo sia colpa loro. Loro sono artefici e causa dei mali del mondo, il loro silenzio assertivo ha fatto si che tutto questo avvenisse e si espandesse a macchia d'olio. Il motivo per cui oggi abbiamo di fronte a noi questo destriero di morte, con gli occhi di bragia ed il manto colore della pece. Sbuffa e sputa fiamme dalla bocca, ricordandoci in ogni momento quanto la nostra vita valga niente in confronto ai mali che arrechiamo agli altri.

Overthrow of the System

Il terzo slot è occupato invece da un altro brano proveniente dalla prima demo del gruppo, parliamo di Overthrow of the System (Rovescio del Sistema). Anche qui alla voce troviamo il buon vecchio Roger, che fin dal primo battito ci tiene a far vedere chi comanda. Nige Rockett dietro alla sua sei corde si dimena come un forsennato, accennando anche ad alcuni soli nel corso della esecuzione, inframezzandoli alla batteria che come un preciso metronomo di morte detta il tempo. Anche qui il medesimo tema viene ripetuto fino alla nausea, ed il minuto e mezzo di brano scorre veloce come un fuso dentro alla nostra testa. Prima ancora che ce ne possiamo accorgere il brano è già concluso, e fa quasi strano ascoltando questo pezzo pensare a ciò che la band farà negli anni successivi. Questa compilation apre gli occhi a molti fan sull'oscuro passato della band, che per molti è ancora misconosciuto, e per altri invece fu la vera scintilla che li portò ad ascoltarli. Ulteriore prova di questo la troviamo nel fatto che per alcuni fans la band è finita dopo il primo vero full lenght, perdendo di fatto con The Force la vera natura con cui nacquero. Personalmente non sono d'accordo con tale affermazione, trovo invece la carriera degli Onslaught fra le più interessanti nel panorama Metal. Partire da un genere per approdare ad un primo esordio in studio davvero encomiabile, per poi modificare totalmente o quasi il proprio sound nel disco successivo, per poi modificarlo ancora ed ancora fino a tornare sulle scene quasi facendo un passo indietro verso quel demone che li aveva soggiogati da giovani. Nel caso specifico di questo terzo slot, parliamo ancora una volta di libertà, ma in questo caso lo facciamo grazie ad una rivolta, anzi, allo spirito di rivolta che palesemente alberga dentro ognuno di voi. Anche il più pacifico degli uomini almeno una volta ha pensato di rovesciare il sistema a gambe all'aria, facendo perdere ai potenti la loro fama e gloria, ed attendendo pazientemente che essi si sbranino fra loro come le iene fameliche che sono. La canzone ci mette in guardia su quello che può accadere operando determinate scelte. Se esse non vengono fatte con coscienza, si rischia grandemente di finire noi a gambe all'aria come il governo che stiamo per rovesciare. Bisogna avere mente lucida e nervi d'acciaio per reggere una tale pressione, e durante il brano Roger ce lo ricorda senza troppi fronzoli, mettendo l'accento su quanto questa pratica sia un rovescio della medaglia se presa nel verso sbagliato. Una canzone che mette i puntini sulle i anche per quanto riguarda le idee della band su determinati argomenti, principalmente politici e del loro paese natale. Nige Rockett è sempre stato attento a certe tematiche, lo dimostrano anche i brani che sono divenuti un cult per la band, dove come abbiamo detto nelle recensioni, si celano temi scottanti dietro ad argomentazioni horror condite con litri di sangue.

Rape

Proseguendo in ordine troviamo Rape (Stupro), apparsa nel 1983 sulla demo precedente a quella che abbiamo nominato fino a questo momento, ovvero Demo 1. Prima di pubblicare What Lies infatti la band rilasciò due demo una dietro l'altra, nella prima delle quali compare anche questa canzone dal titolo davvero forte se pensiamo al significato. Qui incontriamo invece un altro frontman della band, che ha avuto solamente per un anno, e che risponde al nome di Jase Pope. Nonostante la qualità davvero difficile da decifrare di questa prima demo, siamo abbastanza sicuri nell'affermare che Pope proveniva più che dal mondo HC da quello classico del Punk. La sua attitudine nel cantare la si sente abbastanza bene, ed è quel vocalizzo rauco e sanguinolento che riprende a piene mani dalle tradizioni Punk di fine anni settanta, quando questo movimento prese volo e piede soprattutto in UK. In questo modo abbiamo l'opportunità di sentire un'altra voce nel panorama della band, e nonostante anche questo brano sia un vero calcio nelle gengive di scarsa durata, neanche un minuto e cinquanta secondi, tutto ciò basta a farci sanguinare le orecchie. Si parla ovviamente di violenza, ma lo si fa in un modo assolutamente fuori contesto se pensiamo a quello che il titolo potrebbe far pensare, ovvero se ne parla negativamente. In questo caso infatti siamo di fronte ad una canzone di denuncia, di denuncia verso questa pratica da uomini senza alcun cuore né tanto meno senza alcun cervello. Si sente durante l'esecuzione il fiato sul collo della ragazza mentre il suo aguzzino le si vuole avventare contro e sferrare quel colpo che per lei risulterà fatale. Il tutto viene reso ancora più marcio e macabro dalla musica, che anche grazie a quella pessima qualità di registrazione, riesce a rendere il tutto davvero spaventoso a tratti. Una sensazione di disgusto per ciò che sta accadendo, ma anche di personale rivalsa a pensare che mai e poi mai faremo una cosa del genere a qualcuno, e che condanneremo sempre e comunque coloro che si abbassano letteralmente a certe pratiche. Una canzone dal tema assolutamente scottante, e che trova positivo riscontro nell'unico modo possibile, ovvero urlare in faccia a tutti quanti lo schifo per ciò che gli occhi vedono e le orecchie sono costrette ad ascoltare. Una canzone che ti entra dentro l'anima e vi scava un solco profondo.

Protest, But Who Said You Will Survive

Quinto slot è occupato da uno dei capolavori della band, Protest, But Who Said You Will Survive (Protesta, ma chi ha detto che sopravviverai). Brano forse più lungo di tutto il disco, apparve originariamente in What Lies Ahead, per cui come ormai abbiamo imparato, torna a trovarci la grande voce di Roger Davies col suo carico di odio. Musicalmente parliamo nuovamente di un main theme che viene ripreso e spremuto fino all'osso dalla band, senza lasciare un attimo di fiato all'ascoltatore. Le liriche musicali vengono e divengono un vero e proprio vortice in cui perdersi fino al midollo e farsi trascinare per le caviglie dentro ad un incubo. Davies con la sua voce così rauca e precisa al tempo stesso è il perfetto connubio per questo pezzo, la summa dello stile HC di scuola americana, qui riproposto in chiave britannica. Come abbiamo avuto modo di osservare in sede di introduzione, questo filone musicale non ebbe in realtà molto successo nella terra del Metal e dei Black Sabbath. Questo è imputabile principalmente a due fattori; la nascita propriamente del Metal in queste terre, che portò via una serie di opportunità alle band che cercavano di introdursi in questo mondo, ed anche la nascita della fiamma Punk qualche anno prima. Se consideriamo che movimenti come la New Wave ebbero origine proprio da questo connubio fra Hard Rock e Punk '77, viene automatico capire come mai un genere molto più pregno di odio e di tecnica come l'HC non ha mai attecchito del tutto. Paradossalmente però alcune bands riuscirono nell'impresa, primi fra tutti i Crass. Nonostante siano sempre stati etichettati come Punk, la band dell'Essex e fondatrice del collettivo omonimo, ebbe comunque una grandissima rilevanza nel mondo Hardcore, grazie ad alcune sonorità proprie e pioniere del genere. Il testo della canzone ci parla di un rapimento; una persona è stata legata per i suoi crimini, ed il suo torturatore è lì di fronte a lui, pronto a ghermire la sua carne. L'uomo si dimena come un forsennato, ma il suo carceriere con un sorriso quasi diabolico sul volto, ci tiene a ricordargli che non potrà mai scappare, anzi, che più cercherà di farlo e più tutto quello che gli accade intorno diverrà più doloroso, più fuori da ogni logica e più macabro. Il tutto mentre attorno alle liriche si sviluppa una atmosfera da manicomio criminale, un ritmo incessante che ti prende direttamente alla testa e la fa sua come meglio crede.

Visions Of the Future

Il lato A si conclude con Visions Of the Future (Visioni del Futuro). Apparsa sulla demo del 1984 denominata Foxhole, come gli altri brani del disco consta sostanzialmente di un medesimo tema, che viene ripetuto ossessivamente per i due minuti scarsi che occupa la traccia. La musica si sviluppa attorno a questo tema principale, portando la musica ad essere si ripetitiva per quanto riguarda la resa finale, ma assolutamente violenta e fuori da ogni schema per quanto riguarda la resa nelle nostre orecchie. Davies come sempre si erge a monarca del suono costringendoci ad ascoltare la sua litania di morte. Litania che ci racconta di un mondo malato, ed ovviamente la causa di questa malattia altro non potevamo essere che noi. Noi siamo il male che circonda questo mondo, e siamo anche la causa di ogni sofferenza che viene arrecata a questo pianeta. Nella visione della band ci possiamo ricordare e ci viene ricordato senza troppi fronzoli quanto tutto questo sia assolutamente fuori da ogni controllo, e quanto soprattutto l'umanità è destinata ad estinguersi, complice primariamente il male che stiamo facendo. Guerre, distruzione, devastazione e morte sono le armi principali con cui combattere questa battaglia, in cui a perdere è ovviamente la terra stessa, ed in cui le vittime siamo anche noi, inconsapevolmente o diabolicamente consapevoli. La canzone continua senza alcuna sosta per tutti i pochi secondi in cui gli Onslaught prendono in mano gli strumenti, e cominciano a martellarci la cassa toracica. Arrivati a questo punto ci rendiamo anche conto di come questa compilation sia una enorme testimonianza di quanto il passato della band possa essere definito si ripetitivo sotto molti aspetti, ma anche assolutamente sagace sotto moltissimi altri. Un passato oscuro, fatto di denunce, di momenti di puro terrore mediatico che venivano sparati negli occhi dei nostri uomini, ma soprattutto del loro leader Nige Rockett. Il nostro futuro thrasher con la fissa dei Motorhead e del Punk HC, aveva una visione del mondo che per tanti versi non si può non condividere. Un odio profondo per le ingiustizie sociali, per la caparbietà con cui si fa del male alle altre persone, e per il male che ogni giorno i suoi occhi vedevano e rivedevano. Questo odio covava sotto la cenere, ed una volta che Rockett ebbe una penna in mano, non poté far altro che mettersi a scrivere, scrivere e scrivere fiumi di parole e sangue per mettere su carta quel diniego, ed ascoltando questi pezzi possiamo dire che c'è riuscito sotto ogni punto di vista.

Treading the path toward death

Ad aprire il lato B della compilation troviamo Treading the path toward death (Percorrendo il Sentiero verso la morte). Un'altra botta nelle gengive che i nostri britannici amici hanno voglia di darci, soprattutto grazie alla voce del nostro ormai affezionato Roger Davies, che si prodiga anche in questo brano a farci mangiare la polvere dalle sue scarpe. Un vocalizzo che rispetto ad altri pezzi che abbiamo sentito in questa compilation risulta essere ancora più maligno e pregno di odio, complice anche una registrazione non proprio al top della gamma. Nonostante questo però il brano scorre fiero e risoluto per tutta la sua durata, martellando le nostre orecchie fin dal primo accordo e per tutti i suoi due minuti di durata. La musica come sempre è diretta come un fuso, non consta di particolari modifiche o arrangiamenti degni di nota, tuttavia nella musica HC la semplicità e la diretta progressione della musica stessa sono le armi migliori che le bands hanno sempre usato. Si discostano dal Punk per l'attitudine leggermente più aggressiva, e per la tecnica che nonostante i temi molto spesso ripetitivi, non possono non farci muovere la testa come forsennati. Immaginate un percorso di dolore e sofferenza, immaginate un uomo costretto a percorrere questa strada senza scarpe, con sassi affilati come rasoi che tagliano nettamente la sua carne e ne fanno uscire litri di sangue. Una sorta di cammino di espiazione dei peccati, anche se come possiamo evincere dal titolo, il percorso in realtà porterà comunque alla morte del nostro uomo. Le sue colpe lo guardano percorrere questa strada di sofferenza, senza mai fermarsi e senza mai poter riprendere fiato. Solo lui e la sua sporca coscienza che continua a mordere le sue interiora senza sosta, facendo diventare ogni dolore ancora più lancinante. Una strada non tanto esteriore quanto interiore, la strada verso la morte, costellata di fallimenti, di sfide sempre più ardue per raggiungere l'obiettivo finale e morire. Un brano che possiamo solo immaginare l'effetto che questa canzone doveva fare dal vivo. Un turbine di emozioni e violenza che si stampava in faccia agli ascoltatori, mentre la guerra aperta che gli Onslaught si prodigavano a svolgere sul palco continuava incessante. 

An Innocent Man

A farci compagnia come ottava traccia troviamo un'altra dose di energia, rappresentata da An Innocent Man (Un Uomo Innocente). Apparsa sulla quinta demo del gruppo, chiamata semplicemente Demo 5, questa canzone parte con una poderosa rullata della batteria, a cui ben presto segue la voce sempreverde di Davies, che comincia subito la sua arringa di terrore e distruzione. In questo caso assistiamo ad un dilatamento dei tempi, ed il brano supera anche se di poco i due minuti. Minuti che, per quanto pochi, pesano come macigni sulla testa degli ascoltatori, schiantandosi direttamente nelle loro casse toraciche come se non ci fosse un domani. Come se non bastasse, da lodare l'ottimo lavoro svolto dietro alle pelli da Steve Grice, qui in forma smagliante e che ritroveremo poi anche in PFH. La canzone procede come tutte quelle ascoltate fino a questo momento senza alcun intoppo, ed arriviamo in fondo ancora una volta con la faccia ricoperta di lividi, sicuri che questa volta abbiamo anche iniziato a sanguinare. Si sente bene la sofferenza che invadeva questi ragazzi negli anni ottanta, un periodo che se per alcuni versi ha dato i natali alla nostra o alle nostre musiche preferite, per altri fu un decennio davvero orribile e buio. Il mondo stava implodendo, era sull'orlo del fallimento, solo che nessuno se ne accorgeva, erano tutti troppo impegnati a volerne una fetta. Proprio di quella torta che è la nostra terra alla fine di questo decennio oscuro non rimase più niente se non le macerie. Parliamo in queste liriche di pena di morte, ma lo facciamo denunciando una delle pratiche peggiori che si possano pensare, ovvero quella della condanna ingiusta. Almeno fino alla metà degli anni settanta, specialmente in alcune zone del mondo, ed è il caso di dirlo quelle di tiratura anglofona furono tristemente pioniere, molte persone finirono in carcere senza motivo. Accusati soprattutto di reati politici, contro il patrimonio, la corona nel caso della Gran Bretagna, oppure per attentati di matrice anti razzista se invece pensiamo agli USA. Il problema è che queste persone spesso venivano accusate ingiustamente, al fine di trovare un semplice capro espiatorio per le cose che accadevano. La canzone si scaglia violentemente contro questa orribile pratica che ha funestato il mondo per tanto tempo, e ci mette proprio nei panni di uno dei protagonisti. Canzone che riesce a far venire i brividi sulla pelle nonostante sia fortemente urlata nelle nostre orecchie.

Shadow Of Death

Ci avviciniamo alla fine, ma prima di lasciarci andare gli Onslaught hanno in serbo per noi una ennesima cartuccia da sparare. In questo caso si tratta della canzone che ha dato il nome alla compilation stessa, parliamo ovviamente di Shadow Of Death (L'ombra della Morte). Canzone più lunga di tutta la compilation, superando i due minuti ed arrivando quasi a tre, ci rendiamo conto anche in questo caso di cosa significhi soffrire come disperati mentre si scrivono le liriche. La canzone inizia con una serie di poderose rullate della batteria e della sei corde, prima di lanciarsi a capofitto in una ritmica che già ci fa presagire ciò che sarebbe accaduto dopo. Sorpresa delle sorprese, qui alla voce non troviamo il nostro Davies, bensì il nerboruto Mo Mahoney, che diverrà protagonista del primo disco della band, riuscendo a dargli quella malefica impronta di satanica energia. Ed infatti appena la voce fa il suo ingresso sul palco, sentiamo tirarci da una forte energia oscura, un vortice si apre sotto ai nostri piedi, e quello che ascoltiamo ci sembra quasi una ritmica Death Metal degli esordi, anziché un pezzo HC. Ciò che stupisce è l'inserimento per la prima volta in assoluto all'interno di questa compilation, di un brano che contiene un assolo di chitarra ed alcune ritmiche che si susseguono e si legano in maniera diversa, anziché un medesimo tema che si ripete dall'inizio alla fine come accade per i brani precedenti. La canzone si arrotola alle nostre caviglie, e cerca di tirarci giù con lei. Capiamo solo adesso il perché inserire una canzone come questa, si tratta sostanzialmente di un cardine, un cardine fra passato e presente. Come accade anche in Thermonuclear Devastation, primo pezzo di questo disco ed anche uno dei cult della band, troviamo all'interno del brano elementi presi da entrambe le scuole, in un enorme pentolone che sobbolle sul fuoco. Troviamo il Thrash col suo carico di violenza, suonato alla massima velocità e condito con orge di sangue, ma troviamo anche il padre di quest'ultimo, l'Hardcore con la sua vena sagace e pungente, soprattutto quando si tratta di menare le mani. Un pezzo che è la summa di una intera parte di carriera, e ci fa ben capire, forse meglio di qualunque altra cosa, le scelte che vennero operate ai tempi. Parliamo come nella migliore tradizione degli Onslaught di un enorme campo di battaglia in questa canzone, ma parliamo nello specifico di quel momento appena dopo la conclusione del combattimento, quando appunto l'ombra della nera signora con la falce si distacca dalla sua terra natia ed infernale, e comincia a calcare la terra al di sopra di essa per prendere le anime. Il suo fiato puzza delle vite di migliaia di uomini, la sua falce arrugginita si poggia sui caduti e ne risucchia via l'energia, senza alcuna remora, senza alcuna pietà. Non c'è sentore di niente dentro al suo modo di agire, soltanto la smodata voglia di fare il suo sporco lavoro. Una volta che lei se ne è andata dal campo, non rimane più niente se non i fumi dei corpi caldi che stanno iniziando a decomporsi, ed anche l'incessante e pungente odore della morte che rimane dentro la terra ed arriva fino alle radici degli alberi, impregnandone ogni centimetro.

Black Horse of Famine

Chiude questa compilation un brano che abbiamo già sentito, ma in una veste leggermente diversa. Ciò che va a chiudere tutto questo infatti è sempre la nostra Black Horse of Famine (Il Cavallo Nero della Fame), ma questa volta invece che avere la voce di "Dickie" Davies, bensì quella di Mahoney stesso, quindi abbiamo l'occasione di sentire il pezzo cantato anche da un'altra ugola. Sulla musica c'è poco da dire nuovamente. Il tiro di questa canzone è eccezionale, il pezzo consta prevalentemente del medesimo tema ripetuto fino allo stremo, un enorme omaggio della band a quella scuola americana che tanto bene ha fatto al resto del mondo. Così come la musica, veloce e pressante, anche il testo come abbiamo descritto nella prima versione della compilation, è un omaggio alla cultura Hardcore basilare. In lingua albionica infatti la Famine è una reale e profonda scarsità di cibo, recata sia da conseguenze umane che non umane. In questo frangente la band si inventa un olocausto civile ambientato nel futuro, ma questa volta non dettato da una bomba atomica, ma da una enorme guerra mondiale. Mo Mahoney così come Davies bacchetta gli astanti sulla loro serie di colpe, arringando come un forsennato su quella che può essere la loro colpa primaria, ed il loro più grande peccato. Loro sono artefici e causa dei mali del mondo, il loro silenzio assertivo ha fatto si che questo accadesse. Il motivo per cui oggi abbiamo di fronte a noi questo destriero di morte, con gli occhi infuocati ed una nera falce nella mano sinistra. Sbuffa e sputa fiamme dalla bocca, ricordandoci in ogni singolo attimo cosa abbiamo combinato. Ovviamente tutto questo lo avete già letto, per cui proseguiremo una analisi al contrario rispetto a quanto fatto in precedenza, parlando delle differenze fra i due frontman; nella prima versione della canzone abbiamo saggiato quanto Davies riuscisse ad aggredire le liriche con uno stile preso dai padri fondatori della HC, come Biafra e molti altri ancora; uno stile pulito nella sua aggressività, una enorme bordata di acciaio fuso sulle teste degli ascoltatori. Mahoney invece dal canto suo sfodera il suo classico vocalizzo gutturale vicino al proto Death della prima era, ma anche ai Venom di Black Metal, soprattutto a questi ultimi, con uno stile che vi si avvicina molto. In questo modo sentiamo ancor meglio quei morsi della fame che la canzone ci vuole descrivere, e che vuole marchiarci a fuoco sulla pelle e sul viso. Un sentore di distruzione che si leva dal fronte e non fa altro che mangiarci lo stomaco, grazie anche alla versione qui presentata che odora di zolfo dalla prima all'ultima nota.

Conclusioni

Cosa possiamo dire di questa macabra compilation? Il voto si assesta sulla sufficienza piena per moltissime ragioni. In primo luogo anche la copertina gioca un ruolo fondamentale. Non ne abbiamo parlato in sede di introduzione, ma quel teschio legato da catene e sormontato dal logo della band, il tutto nei colori del seppia e del marrone senape, ci fanno da subito presagire il male che si respirerà all'interno di quelle tracce. Tracce che ci raccontano di una storia iniziata sotto un vessillo che i nostri albionici non hanno mai smesso di inseguire, neanche quando pubblicarono The Force. La fiamma dell'HC era potente in questi ragazzi, soprattutto nel loro leader. Prova di questo è che quando alla band venne chiesto di cambiare suono durante le registrazioni di In Search, nonostante l'ottimo prodotto che ne venne fuori, Rockett si sentiva incompleto. Egli amava il Metal così come amava il Thrash, suo figlio demoniaco, ma allo stesso tempo Nige si sentiva e si sente ancora totalmente completo se inserisce nelle sue canzoni delle sane e robuste venature di Punk. Perché il Punk, e soprattutto l'HC, è una fiamma che difficilmente si spegne anche buttandoci sopra una pioggia di acqua gelata. E' un movimento che nasce dal cuore e dalla testa, e li rimane per sempre. Un movimento che trova ed ha trovato spazio in USA per le sue basi sociali, ma che si è spanto a macchia d'olio su tutto il territorio mondiale, arrivando perfino in oriente, con la scuola Giapponese ritenuta ad oggi una delle migliori e più violente. Shadow Of Death rappresenta l'apice della primissima parte di carriera della band, una storia nata sotto una buona stella, e grazie a molte delle partiture che abbiamo avuto modo di sentire qua, capiamo perfettamente come mai in PFH ed in tutti i dischi successivi vennero operate certe scelte. Perfino SY Keeler e la sua voce così alta e squillante si piegheranno di fronte alla magia del Punk, considerando che in The Force possiamo sicuramente sentire alcune partiture provenienti da questo passato. In sostanza questa compilation è rivolta non tanto ai fan storici della band, a cui comunque può far piacere ascoltare alcune delle tracce che recano e portano una lacrima di ricordo assieme a loro, quanto ai neofiti della band stessa. Rendersi conto ascoltando quelle tracce di che scelte sono state fatte e perché, è una scelta che la Candlelight fece con grande garbo e sagacia, vedendoci davvero lungo. Gli Onslaught per molte persone sono cadute nel dimenticatoio, ma per altri continuano a rimanere una delle bands più interessanti che abbiano calcato i palchi del Thrash Metal. Una musica viscerale che viene direttamente dall'anima e dal cuore. Non ci stancheremo mai di ripeterlo, le basi sono qui, in questa compilation; compratela e scoprirete le origini del male, scoprirete perché quel demone con l'ascia ed i caratteri gotici faccia così tanta gola e sangue a moltissime persone, amanti non solo del Thrash ma anche del Metal in generale. Scoprirete anche perché quando la band suona in giro, nonostante gli anni di buio, viene ancora accolta come una regina. Perché il distruttore albionico ha avuto questo immenso onore, portare caos in mezzo all'ordine, soprattutto nella prima parte di storia. Questa compilation piacerà agli amanti dell'HC ovviamente. All'interno vi sono tutte le caratteristiche peculiari che questo genere richiede, dalla velocità di esecuzione dei pezzi alla sagacia dei testi, tutto è grandemente commisurato ad un solo scopo, farci sanguinare da ogni poro. Mettetevi dunque comodi e godetevi queste velocissime dieci tracce, il cui voto è stato abbastanza basso se pensiamo alle parole utilizzate, solamente perché potevano esservene molte di più. Limitare la prima parte di carriera a sole dieci tracce, la prima delle quali la conosciamo benissimo e la seconda che viene ripetuta due volte, per quanto con due frontman diversi, comunque la fa innalzare al di sopra della sufficienza, ma non basta. E' vero certamente che le demo originali sono ormai feticcio per collezionisti, e trovarle è divenuto quasi impossibile se non a prezzi da collezionismo, ma è anche vero che si poteva fare un lavoro anche migliore. Detto questo, e togliendo questo unico "neo" alla compilation, rimane un prodotto da apprezzare ed ascoltare svariate volte, sia per chi ama già questo genere, sia per chi se ne vuole fare una cultura.

1) Thermonuclear Devastation Of The Planet Earth
2) Black Horse of Famine
3) Overthrow of the System
4) Rape
5) Protest, But Who Said You Will Survive
6) Visions Of the Future
7) Treading the path toward death
8) An Innocent Man
9) Shadow Of Death
10) Black Horse of Famine
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