ONSLAUGHT

The Force

1986 - Under One Flag

A CURA DI
LORENZO MORTAI
15/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Forza; un concetto che molti, anzi, quasi tutti noi applichiamo nella vita quotidiana senza neanche accorgercene. Alcune volte lo usiamo come rafforzativo di una frase, altre ancora cerchiamo di inserirlo in un contesto per far si che il suo significato risalti ancor di più, ma in ognuno di questi casi, la forza è un concetto muscoloso, pieno di astio e denigrazione verso la persona a cui ci rivolgiamo, celebrando noi stessi. E la forza di andare avanti, di rialzarsi nuovamente dopo una caduta, la ebbero anche gli albionici Onslaught alla metà degli anni '80. Dopo un inizio di carriera nella magica atmosfera dell'Hardcore Punk più scanzonato e ricolmo di rabbia, Nige Rockett e soci decisero per un brutale e demoniaco cambio di rotta musicale, approdando come capitani coraggiosi sui lidi del Thrash Metal. Il debutto discografico della band, quel Power From Hell nato e cresciuto nel 1985, diede al mondo una tellurica prova di quello che gli Onslaught sapevano fare; coniugare le tradizioni che li avevano portati a formarsi (ed anche a scegliere il nome), ovvero la sagacia e lo humor devastante portato dal figlio marcio del Punk, con la nascente ondata Thrash che, alla metà degli '80, stava ormai prendendo piede come una vera e propria piaga biblica. Il risultato, quelle dodici tracce che si barcamenavano fra violenza  e tecnica senza compromessi, divennero ben presto oggetto di adulazione e positiva critica dagli ascoltatori e dai giornalisti, che lo accostarono persino a Hell Awaits degli Slayer, uscito lo stesso anno. Il demone con l'ascia aveva colpito, l'armata polverosa di metalhead proveniente da Bristol aveva piantato nella nuda terra un paletto che non se ne sarebbe mai andato, eppure, si sentiva che mancava qualcosa. Il primo paletto era stato fissato si, ma era necessario ora fare il passo successivo, alzarsi nuovamente in piedi e combattere l'ennesima battaglia per non perdere lo spirito, anzi, per rafforzarlo ancor di più. Nel corso della loro carriera (lunga e tormentata), gli Onslaught hanno avuto diversi, enormi cambi di formazione, ad eccezione del buon Nige che rimane, ad oggi, l'unico membro originale a non essersene mai andato dal gruppo. Nel 1986, un anno dopo aver pubblicato il primo album, la band viene notata da una delle maggiori label presenti sul territorio in quel momento, la Under One Flag; l'etichetta (una parallela acquisita dalla ben più grande Music For Nations)è sempre stata un punto di riferimento per il Thrash Metal, avendo avuto nel proprio roster veri e propri mostri sacri del genere, come Nuclear Assault, Dark Angel, Bathory, Holy Terror e molti altri, sfociando anche nelle sonorità ancor più estreme con Death, Possessed e Sarcòfago. La firma con la  nuova etichetta inglese portò allo stesso tempo una ventata di aria nuova per la nostra band, ma anche un pesante e nebuloso carico di responsabilità; quando apponi la firma ad un contratto così importante, coloro che ti fanno firmare si aspettano da te il meglio del meglio, e tu hai il compito di non deluderli, di non deludere le loro aspettative e l'immenso lavoro che stanno facendo su di te. Tornando a parlare di cambi di formazione, poco dopo aver firmato con la nuova etichetta, in forze al demone Onslaught entra colui che cambierà letteralmente il registro e l'andamento della band e del suo sound, Sy Keeler. Nato a Bristol come molti altri componenti della band, Sy è cresciuto con l'Heavy Metal, amando e rispettando il genere, finendo le proprie orecchie nell'ascolto dei maggiori piloni che hanno gettato le basi di questa musica, con particolare attenzione per le voci altisonanti e squillanti come quella di Rob Halford. L'ingresso di Keeler al microfono "destituirà" Paul Mahoney dal trono di frontman; la voce che aveva dato lustro a Power From Hell, ma che risultava ancora molto relegata all'immaginario prettamente Hardcore, decise di tornare al suo ruolo originario, ovvero quello di tenere fra le dita le spesse corde del basso. Con questo nuovo cambio, Jase Stallard slittò alla seconda chitarra, e la formazione iniziò a Londra la composizione del nuovo disco. L'aver introdotto all'interno dell'equazione musicale una voce così alta e gargantuesca come quella di Keeler, portò gli Onslaught a scrivere brani dal tiro decisamente diverso da quello ascoltato in Power; si cercò principalmente di togliere un po' di polveroso ed oscuro deserto dalle ritmiche, smussando gli angoli ed andando ad inserire strutture nettamente più classiche, prendendo spunto tanto dalle tradizioni albioniche stesse, quanto dalle nascenti correnti americane. Il risultato furono sette brani dal tiro e dal comparto energetico devastante, unite a testi dissacranti e per certi versi nettamente più Thrash di quanto ascoltato fino ad ora.  The Force venne pubblicato nella primavera del 1986, avvolto in un packaging che, per quanto meno fumettoso del precedente, riprendeva le oscure tradizioni che la band ha avuto fin dalla sua formazione. Quell'enorme pentacolo argentato, sormontato dal logo degli Onslaught letteralmente rivettato sulla copertina, con sotto il nome dell'album anch'esso nei toni del grigio e del blu, rimane tutt'oggi uno degli artwork più riconoscibili di sempre, e vanta nel corso degli anni vari tentativi di imitazione. L'album riscuoterà, come vedremo durante le conclusioni, ben più successo del suo predecessore, e viene annoverato come uno dei migliori album Thrash Metal di tutti i tempi, a noi mesti ascoltatori non resta che estrarlo dal cartonato sleeve, poggiarlo sul piatto del giradischi, e scoprire se tali parole hanno un fondo di verità.

Let There Be Death

Inizio spaccaossa con Let There Be Death (Sia La Morte), una pennata alternata ci apre letteralmente il cranio in due, i fuochi dell'inferno cominciano a bruciare mentre l'esercito di guerrieri in chiodo e borchie si sta schierando, pronto per la carica che li porterà alla vittoria. Nige ricama sulla propria sei corde con fare da maestro, mentre un rallentamento da il segnale alla batteria per entrare a spron battuto sulla scena, colpendo i piatti e la grancassa con forza inaudita. Si odono le tradizioni infernali cui la band ci ha abituato nel primo disco, quel sound proveniente dal tartaro più profondo e roccioso si è risvegliato, e la morte sta avanzando sulla terra, calcandone la superfice con i suoi loschi passi, bruciando tutto ciò che incontra. Un main riff dal sapore old school, schizzato letteralmente dalle tradizioni Speed di inizio anni '80, irrobustiscono il sound generale del pezzo in attesa dell'ingresso vocale e del conseguente nuovo tiro che il brano prenderà di lì a poco. Le schiere di soldati continuano a scalpitare, la fine del mondo è vicina, i cavalieri dell'apocalisse cavalcano nel cielo fra lingue di fuoco e lampi di luce, il tetto dell'universo si sta aprendo, rivelando una folta schiera di demoni e gorgoni pronte a ghermire le proprie prede, mentre l'alternate picking prosegue la sua folle corsa contro il tempo, trasformandosi poi in un assolo degno di questo nome, una vera pioggia di note che investe l'ascoltatore in pieno volto, lasciandolo tumefatto e con gli occhi gonfi per lo sforzo. Come l'affilata lama di una motosega che si poggia sul nostro corpo ed inizia a lacerarlo, il brano di apertura è una incredibile corsa contro il tempo, un feroce attacco guerresco in cui ogni singolo membro sembra avere un unico scopo, fare di noi un sacco nero per cadaveri. Satana è risorto dalla propria tomba, ed è pronto a soggiogare il mondo, assoggettandolo al proprio volere, creando l'ennesimo esercito di non morti, pronti a conquistare tutto ciò che gli capita a tiro. Il brano ha una potenza inaudita e fuori dal comune, il suo sound così polveroso e pieno di buio in ogni sua forma viene sormontato dalla linea vocale, altisonante e ricolma di rabbia; una nube tossica si staglia in cielo, fumi verdastri che ci portano ad un cambio di tempo cronometrico, soprattutto da parte della sei corde. Le ispirazioni classiche della NWOBHM e dello Speed sono palesi fin dal primo accordo del brano, l'atmosfera che si viene a creare è quella di un post-apocalittico degno della migliore Hollywood. Sul ritornello, cantato con ancor più forza, vediamo letteralmente i cavalieri schierarsi sul cambio di battaglia, mentre la tempesta sonora infuria dietro di loro, la voce abbassa i propri toni calcando la mano sul alcune parole specifiche, particolarmente quelle che compongono il titolo, la sferzata sadica dei cavalieri sta dando i suoi frutti, una enorme palla di fuoco si staglia nel cielo, bruciandone una parte e facendo diventare le nuvole rosse e ricolme di sangue. I destrieri del male non hanno occhi, solo fiamme escono dalle loro bocche, vacui sguardi di odio mentre la terra intorno muore, l'alternanza fra riff e bridge stende il purpureo tappeto per l'atto finale. Corale momento alla metà esatta del brano, quando l'esercito decide momentaneamente di ritirarsi sotto gli ordini di Satana stesso, ma soltanto per conservare le energie residue e prepararsi ad una nuova e devastante carica di morte; torna la sei corde a ricamare sul proprio ligneo manico, salendo e scendendo come i mantelli dei guerrieri, sporchi e laceri dalla battaglia, grondano sangue mentre la terra apre le proprie braccia ai cadaveri, raccogliendone i diafani corpi ormai esamini. Una brusca accelerata pone fine al momento corale e ci riporta nella mischia della battaglia, fendenti d'ascia e clangore di spade accompagnano la nuova carica dei soldati, la morte continua ad avanzare, intorno a noi diventa tutto freddo, il ghiaccio penetra nelle nostre ossa, ma che sia la morte per tutti noi che l'abbiamo cercata, che Satana risorga nuovamente per insegnare al mondo cosa significa soffrire, stilettate dritte al cuore mentre i cambi di tempo si sprecano, conducendoci ad un nuovo ritornello, sofferto e velocissimo, una martellata dritta al cranio che fa saltare via pezzetti di osso, sentiamo la testa diventare più grande mentre sanguina, e di fronte a noi la guerra continua ad infuriare. Un altro assolo di ingenti proporzioni rivela l'ultima carica dell'esercito contro il mondo, scintille sonore e lame affilate si conficcano nella carne dei nemici, e dal suo osseo trono, il signore del male continua ad annunciare la sua voglia di morte e distruzione, un vortice infernale va a chiudere l'intero brano, scudisciando la nostra schiena come in una antica punizione, i soldati hanno vinto, il male ha trionfato, la morte era l'unica speranza di salvezza, nessuno è sopravvissuto, la terra ancora fuma dalle pile di cadaveri, bandiere ed aste spezzate garriscono faticosamente al vento della fine, e la verde nube di liquami bolle impregnandoci naso ed anima fin nel profondo. 

Metal Forces

Ad accoglierci successivamente troviamo Metal Forces (Forze Metal); unica traccia in cui compare la parola che da il titolo all'album stesso, inizia con un sanguinoso riff che straborda potenza da ogni poro, facendoci sobbalzare dalla sedia. Stavolta assistiamo alla carica dei metalheads, armati del proprio credo e del proprio cuore, la forza del loro animo è devastante, nessuno può fermarli, la loro energia residua non finisce mai, il loro cuore è carico di sentimento, la morte non gli fa paura. E nuovamente la battaglia infuria mentre massicci colpi di batteria si alternano alle due sei corde, che ricamando infernali giri proseguono la corsa imperterrite e senza alcuna remora per l'ascoltatore. La matrice classica qui si fa nettamente più sentire, grazie anche all'ingresso della voce ed alle pesanti linee di basso in lontananza, che donano corpo e gusto. Lo schieramento delle forze armate è pronto, la carica infernale sta per suonare, la sola forza del sacro metallo romperà il cielo, spaccandolo in due come un frutto maturo, ed è su questo che la voce alza decisamente il proprio tiro, mentre il restante comparto strumentale continua ad intonare il mefitico main riff, con forza sempre maggiore, fino a deflagrare completamente nelle nostre orecchie. Lo stilema di base è quello della nostalgia, di quanto patch, jeans e chiodo erano la religione, di quando i ragazzi consumavano nastri magnetici delle cassette e solchi dei vinili; siamo una enorme comunità, una forza d'urto devastante, un'onda che si infrange sugli scogli e scioglie la pietra come acido solforico. Il giro principale si alterna ad altrettanti bridge e cambi tempo, pur rimanendo basilarmente sulla stessa linea, ed è il momento in cui vediamo sotto al palco schierarsi la forza in tutta la sua interezza, le corna si alzano al cielo, il sangue scorre sul terreno, ma non importa, la battaglia è la nostra vita, infuria nel nostro petto e brucia come ardente fiamma d'inferno, nessuno può fermarci. Il pentacolo della copertina si staglia nel cielo mentre Nige Rockett violenta la sua chitarra con una serie di cronometriche ed azzeccate combo una dietro l'altra come una cartucciera carica. La forza prosegue col suo enorme potenziale, ogni ritornello è un'altra collezione di colpi che fanno male, si stampano sulla faccia come pugni ben assestati. Lo schieramento è pronto, siamo ardenti e brucianti di passione, la nostra musica scorre nelle vene come impazzita, e ad ogni alzamento di tono da parte della voce, il nostro petto esplode in una fragorosa carica di trascinante sentimento, siamo agli ordini del sacro metallo, un vincolo indissolubile che come catene di fuoco ci lega mani e piedi, testa e cuore, anima e cervello. Sy Keeler rappresenta il capo branco, il condottiero dell'esercito che, come corno da guerra, utilizza la sua voce per guidare le truppe, e quel "Metal Forces", visceralmente ripetuto con squillante voce, ci fa tremare le vene dei polsi, ribollire il sangue come calderone ardente sul fuoco. Il crepitio dello scontro si staglia nel cielo mentre le forze combattono come un sol uomo, e vari inserimenti classicheggianti si alternano ad altrettanti di matrice Thrash, uno tsunami di suoni, una babele di composizioni che gli Onslaught mettono in piedi solo per noi. Come combattenti di fioretto, il gruppo di metalheads parte alla carica al preciso andamento del tempo, una folle corsa su strade di fuoco, ruggisce il furore della guerra nel nostro petto, spacca in due la nostra cassa toracica mentre un velocissimo riff trapana il nostro cranio come la punta di un bisturi. Pennate alternate e precisi colpi di piatti aprono al mosh pit più sfrenato, su cui si ergono possenti urla di Keeler, un gigantesco assolo fa il suo ingresso sulla scena, è il momento di tirare fuori le lucenti armi dal fodero e fendere letteralmente l'aria con i nostri muscolosi colpi. Il nostro animo si sacrifica per la musica, siamo un tutt'uno, un enorme gigante nerboruto che calca la terra spaccando qualsiasi cosa incontri sul suo cammino, le mani cinte da catene e polsini borchiati, strappi sui pantaloni e bocca insanguinata mentre l'assolo prosegue il suo andante mettendo in piedi un vero e proprio show per il pubblico sottostante. Si ritorna al main theme con fare ancor più aggressivo, la voce alterna cavernosi rituali satanici ad altissimi toni che sanno quasi di Heavy classico, combattiamo contro il dolore, contro la fatica, contro tutto e contro tutti. Paludi tossiche si stagliano di fronte al nostro sguardo, ma il coraggio del nostro animo ce le farà superare, Satana ci osserva dall'alto del suo trono, compiaciuto del nostro operato, un beffardo sorriso sul volto contorto quasi in una smorfia. Grida di potenza ruggiscono nel petto della forza, che schierandosi continua ad attaccare come spartani opliti, su gli scudi e nuova carica, il condottiero nuovamente ci richiama all'ordine. Momento di altisonante composizione sul finale, in cui si rallentano i tempi per permettere alle truppe di godere del secondo assolo, di matrice ancor più classica del primo, che fa ad incastonarsi col testo e con la furia di sottofondo; tapping ed hammer on si sprecano, un altro infernale giro ci attende ed una nuova carica metterà fine alla battaglia, ma non alla guerra, quella non morirà mai. Con l'assopirsi dei toni la forza piano piano ritira le sue oscure spire dal terreno, si ritrae come pelle di serpente, e se ne va così come era apparsa. 

Fight With The Beast

Velocemente arriviamo al terzo slot, occupato da Fight With The Beast (Combattere Con La Bestia), che viene aperta da un altro gorgogliante intro di chitarra, un loop infernale che fa bene intendere l'atmosfera che respireremo per questi sei minuti di pura devastazione. Il giro prosegue e la bestia si risveglia, il marchio infernale che reca sul collo scatena un terremoto di ingenti proporzioni, mentre il ritmo si fa ancor più serrato, e con l'ingresso della voce abbiamo il comparto al gran completo, pronto a malmenarci. Il drago famelico è stato gettato nella mischia, nessuno può fermare la sua sete di sangue, ed il timbro alto che ormai Sy assume in alcuni precisi momenti del brano, ci sembrano l'infuocato respiro della creatura alata che sorvola il campo di battaglia. La sua aguzza bocca ricolma di denti affilati come rasoi affonda nella carne delle sue vittime, mentre blast beat e giri vorticosi di batteria proseguono una sfrenata corsa contro il tempo, stando dietro alle sei corde che nel frattempo si divertono a ricamare ancora ed ancora, trascinandoci in un tornado di anime e sangue. Il dragone infernale fa brillare il proprio marchio, un teschio ed un pentacolo come quello presente sulla copertina danno ancora più corpo alla bestia che vive dentro di lui, il vero e proprio demone pronto a ghermire il mondo e stringerlo fra le sue mani. Bridge e chorus si susseguono come impazziti, Keeler alza il tiro man mano che i secondi scorrono, salvo poi bruscamente stopparsi sulla ripetizione del titolo, calcando pesantemente la mano su ogni parola, il combattimento fra noi e la bestia infuria, affondiamo la nostra spada nella sua carne, superiamo le scaglie della sua dura pelle ed entriamo dentro, lo vediamo sanguinare e perdere colpi, ma non energia. La venuta del drago scatena l'Armageddon, biblico momento di sconvolgimento devastante, la terra si gira al contrario, i vulcani eruttano e l'incandescente lava corre lungo i crinali delle montagne, bruciando tutto ciò che incontra sul suo cammino. Croci rovesciate e riti orgiastici in nome del male mentre il loop delle chitarre e della batteria, di matrice più Hardcore rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento, la fanno da padrone, lasciando il nostro volto segnato da pesanti colpi di martello. Come in una pressa idraulica il dragone ci schiaccia nella sua feroce morsa, ma noi, indomiti e coraggiosi, continuiamo a combattere senza alcuna remora, senza paura e senza vincoli di alcuna sorta. La terra fuma per la venuta del male, le spaccature nel terreno provocate anche dai pesanti colpi della chitarra di Nige, buttano lingue infuocate e fumo incandescente che brucia i polmoni al solo respiro, al centro della scena noi continuiamo a far infuriare la battaglia. Le ali del demone ormai sono contorte e bruciate dal fuoco, i suoi gialli occhi serpentini ci trapassano l'anima come un ago, ma non è ancora finita; mentre intorno al noi è il caos, la terra continua a tremare, Satana cerca la sua ira, cerca vendetta e riscatto per essere stato gettato da Dio all'inferno. Egli era l'angelo più bello del Paradiso, ma ormai è soltanto il signore del male, ed oscuramente manda i suoi seguaci a calcare l'universo con fare da conquistatori. Il fulgore lucente della nostra spada si lega all'enorme assolo che ci fa sanguinare le orecchie, vere e proprie fontane di dolore ed orgasmo sonoro che Rockett mette in piedi per noi, preceduto da un momento in pennata alternata che costringe le nostre chiome a muoversi come impazzite. Altro cambio tempo, brusca accelerata e la bestia sta per cadere esanime, fendenti che tagliano l'aria, il rumore bianco della lama che si conficca nella carne e noi ci rialziamo ancora in piedi. Su lo scudo, il fuoco ormai non lo scioglierà, l'elsa insanguinata osserva il dragone. I toni si alzano sul finale, roboante e continuo, la bestia sembra sconfitta, ma un ultimo solo di chitarra la fa rialzare, cerca di attaccarci in una corsa che ha il netto sapore dello Speed. Noi siamo pronti a colpire, abbiamo l'energia per un'ultima mossa, e mentre le note aumentano i propri giri, saltiamo e corriamo per colpire l'infernale marchio con la spada. Ma niente serve a placare l'ira del demonio, l'esercito dei suoi angeli decaduti calcherà ancora la terra, il salvatore del mondo non potrà più risorgere, mentre Satana ogni volta continuerà a camminare ancora ed ancora. Abbiamo fatto la nostra parte, e cadiamo così, fra i frastornanti colpi della grancassa e delle sei corde che ci accompagnano verso la fine della nostra esistenza, esaliamo l'ultimo respiro mentre il drago infiamma il cielo col suo caldo fiato.

Demoniac

Giriamo il vinile e sul lato B veniamo aperti da Demoniac (Demoniaco), e dalle sue liturgiche parti di organo clericale, che ben stendono un buio tappeto nella prima parte. Riti satanici e parentesi demoniache fanno da padrone per tutta la prima parte, il litico organo prosegue la sua nenia, infilandosi fra le pieghe della nostra mente, conficcandosi in esse come un chiodo arroventato. Il rituale sta per iniziare, buie figure incappucciate si avvicinano al crepitio del focolare al centro della stanza, marchio a forma di stella a cinque punte su ogni loro volto, la fronte contorta in una smorfia di estasi. Benzina viene gettata sul fuoco e la fiamma si alza, mentre la sei corde inizia a ricamare il tema portante del pezzo, dal gusto anche esso classicheggiante e pieno di rimandi alla scuola che fu. Le figure si dispongono in cerchio attorno al fuoco, meste parole in lingue antiche e mai imparate vengono pronunziate con fare da sacerdoti, uno scettro a forma di teschio viene tirato fuori, ed il rituale può prendere forma. Incantesimi oscuri di un passato che sembrava sepolto, ma che non lo è mai stato del tutto, demoni evocati mentre i toni della batteria si abbassano progressivamente, ed un andante che ha stavolta il sapore del Death prima maniera, ci fa da apripista per l'ingresso della voce. Il rito si consuma sulle scale insanguinate della cappella maligna in cui i nostri astanti si stanno riunendo; invocano la morte, essa è la più alta aspirazione del mondo, la più magnifica onorificenza a cui un uomo può aspirare. La morte da vita ad un regno e Keeler ne è il testimone oculare, il portavoce, mentre Rockett e Stallard continuano a far cozzare le loro armi a sei corde senza alcuna sosta, inanellando polverose combo che passano dal Death primordiale al Thrash, fino alle albioniche radici d'acciaio di fine anni '70. Grice invece pesta come un dannato sulle proprie pelli, dando corpo e forma al rituale stesso, la morte è anche lo strumento, per essere accettato e completare il rito devi uccidere, devi fare della carne di una vittima la tua carne, bere il suo sangue e sentirti vivo per la prima volta dopo tanto tempo. La tempesta continua ad infuriare, vergini vengono poste sul santuario, un main riff di ingenti e rocciose proporzioni spacca letteralmente il brano in due mentre la candida pelle della vittima viene squarciata con la lucente lama di un coltello. Eviscerata delle proprie interiora, esse vengono bruciate sulla pira del fuoco sacro, dando energia al rituale ed ai suoi discepoli, che si bagnano nel male più assoluto. La pennata alternata ben presto sfocia in un abbassamento brusco dei toni, rimane solo la voce a tono alto per accompagnare l'ascoltatore, finché a metà del pezzo l'orgia satanica inizia a prendere corpo, e le due sei corde tornano nuovamente ad aumentare i giri del proprio motore, Keeler dal suo pulpito insanguinato si barcamena fra alti e bassi, la sua tecnica è impressionante, la voce del rituale si fa sempre più ingente, più carica di odio e di oscurità. Il momento corale nella seconda parte da inizio al rapporto sessuale che porterà al compimento del rito, la sposa precedente è stata sacrificata, ma altre vergini vengono fatte salire sul ventre del sacrificio, la lama non le colpirà, non ancora, prima il seme deve essere sparso. Gli astanti osservano ogni minimo particolare, i cappucci calati sulle loro teste lasciano trasparire solo beffardi sorrisi sopra ai loro canuti menti, i denti bianchi che contrastano col buio del mantello, illuminati dal focolare ed intrisi dai suoni del sacrificio carnale che sta avvenendo. Prende quasi la forma di un brano Doom questa Demoniac nella sua parte conclusiva, salvo per le consuete e marcate stilettate vocali di Keeler, il quale non ha alcuna remora nei nostri confronti, vuole farci soffrire e ci riesce ogni volta che apre bocca, nessun limite, nessun rispetto, solo l'enorme energia del Thrash Metal che ci investe come un muro d'acqua e sangue. Un rombante assolo fa il suo ingresso sulla scena, il rituale è al suo culmine, l'orgasmo oscuro sta per arrivare, l'ennesimo sacrificio mentre la sei corde corre come impazzita andando a foraggiare stilemi che ai nostalgici faranno venire i capelli bianchi. Torna il tema portante sul finale, stavolta suonato con ancora più verve rispetto a prima, il rito prosegue e finisce con la bevuta del sangue colato dai corpi ormai esanimi delle vergini. Le loro candide carni giacciono inermi sull'altare, illuminate dalle scintille del fuoco e dalla nebulosa luna che fa capolino da una delle finestre. Finale in pompa magna per il brano, con un crescendo sempre maggiore, acuti infernali della voce ed un ultimo, velocissimo e tecnico assolo prima che la setta chiuda i battenti per sempre a noi, poveri stolti che abbiamo osato guardare ciò che non dovevamo. 

Flame Of The Antichrist

Il brano successivo, Flame Of The Antichrist (Fiamma Dell'Anticristo), è divenuto col tempo un vero e proprio anthem, non solo della band in sé per sé, ma anche del Thrash Metal in generale, andando a ritagliarsi un posto d'onore nel pantheon delle canzoni migliori mai scritte. Rintocchi di campana a mo' di funerale annunciano l'intro del brano, che sommessamente si presenta a noi con una combinazione di suoni e rumore bianco di fondo, quasi un fruscio costante.  Il rumore bianco si continua a protrarre assieme alla campana, la venuta dell'anticristo sta per giungere, il demone più famoso della storia viene accompagnato da orripilanti voci cadaveriche, un coro liturgico che ben ci fa intuire l'atmosfera che si respirerà all'intero di questi otto minuti. Non appena la chitarra fa la sua comparsa, un andante dal sapore Doom trapassa il nostro cervello, mentre precisi colpi di batteria contano i passi della creatura, che sta iniziando a calcare la terra. Egli è il nemico escatologico di Cristo, alleato di Satana e fiamma dell'inferno; la sua venuta porta sventura e disonore nel mondo, con la sua comparsa Gesù non potrà mai risorgere, e mentre i suoi piedi solcano la nostra terra, i riff cominciano letteralmente a sprecarsi, un muscoloso ritmo di fondo si lega alla voce di Keeler, che ormai abbiamo capito essere vero pilastro di questo disco. L'ugola del nuovo cantante ben si lega all'atmosfera che si crea, e la voce dell'anti-Dio mestamente prosegue la sua folle corsa contro di noi. Una ventata di energia data da un'altra combo di chitarra e batteria apre la nostra cassa toracica e ci guarda dentro, infilandovi le mani ed estraendo pezzi di noi. Le truppe di Satana stanno marciando, e la fiamma dell'Anticristo è vicina, sta crepitando sotto la terra, pronta a scatenarsi, e quando il ritmo accelera con un cambio tempo di precisione assoluta, ecco che la carica dei demoni parte. In testa troviamo lui, il nemico della religione per eccellenza, sua maestà infernale ed unico amico del Diavolo. Dalla sua bocca escono vermi e sangue, vittime incerte che spolpano i suoi denti mentre la sua ugola canta e si insinua nella nostra anima, arrecando dubbi e paure. I riff di chitarra si fanno sempre più veloci e cacofonici, andando a legarsi alla cristallina ugola, e nel ritornello un loop di ingenti proporzioni da una scudisciata alle nostre nerbate schiene, lasciando segni evidenti. Il titolo viene sorretto da un andante velocissimo e tagliente come la lama di un rasoio, la doppia cassa lavora a ritmo forsennato, ormai la battaglia sta infuriando, le furie demoniache solcano il cielo ghermendo le prede coi propri artigli, vampiri e non morti solcano assieme all'Anticristo la superfice del campo di guerra, fra bandiere e vessilli spezzati. Croci che vengono calpestate mentre l'uragano sonoro infuria nella nostra testa, e ben vediamo il nemico di Dio staccare teste con un sol colpo di bocca, morsi e graffi contro le vittime, che cadono come steli di grano durante la mietitura. Una vera mattanza di corpi si para di fronte al nostro sguardo, al centro la fiamma nera come la notte del nostro nemico, potremo combattere contro di lui, ma non vinceremo mai, i suoi poteri vanno al di là di ogni umana comprensione, è alimentato da un'energia che non riusciamo a comprendere. L'andante prosegue con la sua fame di sangue per tutta la durata del brano, riff segaossa e tritacarne si susseguono alternandosi alla voce che acutizza il tutto e rende la suite encomiabile. Nuovo ritornello ed un cambio tempo fa diventare il tutto ancor più veloce, fino a sfociare in un corroborante assolo di chitarra, Speed e Power si fondono insieme chiazzate da macchie di pece nera come la notte, l'Anticristo ormai si è sollevato, e la pennata alternata che segue all'assolo fa si che egli sguaini la sua sudicia spada insanguinata, ed inizi a menar fendenti a destra e sinistra. Il ritmo si fa sempre più epico e corale, il nemico di Dio sta vincendo, l'antitesi della pace e dell'amore, l'odio e la passione smodata per il male stanno soggiogando il mondo, nessuno può farci niente. Gli spiriti dal cielo urlano e strepitano canti di sventura, serpenti e ragni strisciano ai nostri piedi, ed in tutto questo la litica colonna sonora fa da sfondo col suo carico di astio verso tutto e tutti, niente prigionieri, solo vittime che sputano sangue. Prima di tornare nel buco da cui proviene, l'Anticristo lancia un fulmine contro la campana della chiesa, simbolo di adunata santa e pacifica, spaccandone il ferro in due e rivelando fiamme nude che escono dalle sue crepe; l'ultimo ritornello viene cantato con la massima energia possibile, il tono si fa altissimo, ed un gigantesco assolo rompe gli ultimi secondi, tecnica mista fra classico e moderno, distorsore al massimo e la battaglia si sta per ritirare, stiamo per cedere al volere del demonio. Le pennate alternate sul finale ci accompagnano alla dissolvenza ed al nostro ultimo respiro, cadiamo come guerrieri coraggiosi mentre la fiamma del male continua a strepitare, i figli del buio hanno preso il sopravvento, nessuno li fermerà mai. 

Contract In Blood

Suoni di catene trascinate, come quelle di un prigioniero accompagnato al patibolo, aprono invece a Contract In Blood (Contratto Di Sangue), cui poi ben presto fa capolino l'ennesimo granitico riff di chitarra, che supremamente si fa strada nel nostro cervello senza troppi problemi. Siamo schiavi delle tentazioni, gli esseri umani sono portati al peccato, e questo ci viene insegnato fin dalla più tenera età; firmiamo contratti col male da quando nasciamo, da quando ci vengono offerte strade più facili per arrivare alla meta, da quando il dio degli inferi ha deciso che dobbiamo essere tutti suoi sudditi. La chitarra mestamente ricama sul manico, e la sincronia fra solista e ritmica ha dell'incredibile, colpi possenti sul manico, accompagnati anche dal roccioso sentore del basso, fanno da guida per la prima parte. L'ispirazione risale ai classici del genere, dai Metallica di Kill'Em All ai nascenti Slayer, fino a qualche scivolata che ricorda Motorhead e lo sportivo Speed Metal dei Raven. Siamo seduti di fronte ad un demonio, una pergamena ricavata da pelle umana ci viene posta davanti, la penna gronda sangue, a noi non resta che firmare. Firmare ed ottenere tutto quel che vogliamo, donne, soldi, fama e successo, saremo i re del mondo incontrastati, nessuno potrà fermarci, nessuno potrà dirci cosa dobbiamo fare. Questo contratto ha un prezzo però, un prezzo di sangue, e mentre le ritmiche continuano a farsi sempre più cattive, grazie ad una serie di combo inanellate una dietro l'altra, l'eburneo soggetto che troviamo di fronte a noi, allunga le sue ossute dita verso il nostro viso, cercando di convincerci a firmare. Il ritmo continua a farsi aggressivo e pieno di odio al suo interno, le due chitarre cozzano fra loro mentre la vittima,  inerme ed ormai piegata al volere del male, sta per apporre la sua firma. Il carnefice ci fissa coi suoi occhi di bragia, fiammeggianti nella notte, stiamo per incrociare l'ira di Dio. Se firmiamo Dio si offenderà, manderà qualcuno a punirci, fulmini  e tuoni scuotono la terra, ma la promessa delle più carnali passioni, di un sanguinolento calice da cui bere per ottenere vita eterna, ci fa venire l'acquolina in bocca. La forza del male è come una morsa gelida che scombussola la tua mente e la stringe in una prigione di ghiaccio perenne, i cristalli si conficcano nelle scanalature del tuo cervello e congelano tutto ciò che incontrano, assopendo i sensi e lobotomizzando le tue azioni. Il riff si fa ancora più potente al centro del pezzo, i sei minuti di devastazione saranno accompagnati dal nostro sudore, le teste si muovono a ritmo con la musica,  e gli omaggi ai blasoni continuano a sprecarsi ad ogni angolo nuovo. Di grande impatto il connubio fra voce e musica; la corsa contro il nostro volere si sta trasformando in un cappio che, piano piano, si stringe attorno al nostro collo. Il contratto di sangue è vincolante, ma noi ormai abbiamo già firmato, il susseguirsi dei ritmi fa si che veniamo sballottati da una parte all'altra, ed un assolo irrompe sulla scena per darci il colpo di grazia, mentre dietro a tutto ciò Stallard prosegue la sua marcia corsa per farcela pagare. Il dualismo che si viene a creare in questi momenti è davvero particolare, da una parte abbiamo la certezza di quanto meraviglioso sia ciò che ci è stato offerto, ma dall'altra abbiamo anche l'assoluta e triste convinzione di aver venduto l'anima per un pugno di mosche. L'assolo si protrae, allunga le sue spire come biblico serpente attorno al nostro corpo, e mangia brandelli della nostra carne cercando di placare la sua fame; nuovamente giri concentrici ci fanno sprofondare nell'oblio in cui ci siamo infilati con tutte le nostre gambe, ed il momento in sintesi alternata che va a chiudere la parte finale del pezzo, con un repentino cambio tempo, inizia a farci roteare su noi stessi. Siamo come prostitute agli ordini di Satana, faremo tutto ciò che egli ordina, Dio non verrà mai a salvarci, non più, lo abbiamo abbandonato, abbiamo deciso di prendere la strada più facile, quella più corta e nel frattempo veniamo posseduti dai primi demoni che iniziano a fare a brandelli la nostra anima. Finale in crescendo con l'intera suite che esplode dentro le nostre orecchie mentre il contratto viene riavvolto ed ormai siamo proprietà del male, il sangue scorre dalle nostre dita e si posa sul pavimento, disegnando chiazze rosse come il fuoco e dense come la pece bollente. L'acuto finale ci fa venire i brividi, mentre abbiamo ora la piena e feroce consapevolezza di ciò che abbiamo combinato. 

Thrash 'Till The Death

La chiusura è affidata ad un altro anthem della band, Thrash 'Till The Death (Thrash Fino Alla Morte); il suo inizio in medias res, grazie ad una sagace combinazione fra chitarra e piatti della batteria, fa subito si che le nostre braccia si alzino al cielo. Improvvisamente il cambio tempo diventa fulmineo, ed il ritmo aumenta i giri fino a raggiungere un limite di velocità fuori dal normale, la chitarra fuma e sbuffa, scalciando come un toro in corsa desideroso di brandire qualche vittima. Una folta schiera di thrashers sono riuniti per celebrare il proprio genere, probabilmente uno di quelli che ha dato maggiore fama e lustro al mondo dell'Heavy Metal, grazie alla sua capacità di collimare ritmiche così pesanti alla tecnica più sovrumana. Il ritmo continua ad essere da manicomio, gli stilemi classici del genere vengono ripetuti fino allo stremo, e la schiera di metallari si compatta in un sol uomo, il cuoio dei loro giubbotti ed il metallo delle loro anime cozza col cielo producendo scintille. Essi combatteranno per il Thrash fino alla morte, fino a che la scintilla non sprizzerà via dai loro occhi, finché avranno ancora un alito di energia dentro i loro corpi, la battaglia per loro sarà infinita. Uccidono e conquistano i cuori al primo ascolto, i thrashers sono così, un po' scanzonati, un po' fuori dal comune, ma durante il colossale ritornello cantano a squarciagola assieme a Keeler, che li guida come un condottiero con le proprie truppe d'assalto. Sono i veri defender del metallo questi ragazzi, guerrieri indomiti senza cappa e spada, ma con chiodo, patch ed un cuore grande come  il mondo; hanno preso in mano le vecchie tradizioni e le hanno portate allo stremo più assoluto, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze, né tantomeno di quante teste dovranno spaccare sul loro cammino. La tempesta sonora generata dagli strumenti infuria ancora, la voce si incastona come cristallo prezioso sulle linee delle due sei corde, ed alla metà del brano, dopo il primo ritornello cantato con forza sovrumana dal nostro frontman, il ritmo si fa ancora più serrato, accenni di riff ed assoli si legano alla lapidazione sonora che stiamo subendo. L'esercito di thrashers unisce le mani insanguinate dai colpi subiti, ed avanza come un panzer sul campo di guerra senza limiti e senza paura nell'animo, al secondo ritornello abbiamo la carica, segnalata da una poderosa rullata di batteria, al partire del seguente assolo il mosh pit ed il pogo più sfrenato scatenano l'apocalisse sotto al palco. Saremo thrashers per tutta la vita, una volta che sei entrato dentro questo genere, nessuno ti può separare da lui, a fasi alterne magari, in momenti specifici probabilmente, ma ci tornerai sempre. E ci tornerai perché l'esercito di cui fai parte è forte, è una vera e propria macchina da guerra senza alcuna pietà, un carro armato fatto di acuminate punte e rugginose spade, pronto a spruzzare scintille sul nemico, mentre il clangore delle lame imperversa dentro le nostre teste. Le loro anime sono più affilate dell'acciaio che tengono fra le mani, e mentre l'assolo continua ad imperversare, lasciando poi spazio ad un main theme che fa tremare gli atri del cuore, il ritornello irrompe nuovamente sulla scena alternandosi ad un momento corale di grande impatto. È l'ennesima carica dell'esercito, non ne hanno ancora abbastanza, vogliono ancora sangue, vogliono ancora violenza, nessuno li fermerà, il condottiero in cima all'orda da il segnale, ed il mosh riprende in tutta la sua forza, il roboante finale del brano con una implosione progressiva di tutti gli strumenti  e della voce stessa, si conclude con il rumore secco di una detonazione nucleare, simboleggiando la fine della battaglia, per oggi, ed il riposo meritato per un'altra giornata all'interno della mischia. 

Conclusioni

The Force è la perfezione, inutile girarci troppo intorno; ogni singolo tassello di questo album straborda potenza, tecnica, capacità di composizione, capacità di inanellare strutture fra loro come pochi nella loro carriera hanno saputo fare. Se Power From Hell aveva gettato le basi per la carriera della band, questo secondo album le ha saldate a doppio filo con la storia, scrivendone una importante pagina. È ad oggi il disco più venduto della carriera firmata dagli Onslaught, coniato un album che rimarrà negli annali per sempre, per ogni metallaro che si rispetti. Le vendite dell'album porteranno il gruppo in giro per il mondo per diverso tempo, di spalla a mostri sacri come Motorhead, Exciger, Girschool e molti altri, sancendo per sempre la beltà di questo magnifico gruppo. Il confezionamento di questo enorme disco li portò anche sul palco del prestigioso Dynamo Open Air, suonando davanti a ben 8.000 spettatori paganti; purtroppo, poco dopo le vendite ed il tour di promozione, il buon Paul Mahoney lascerà la band per difficoltà personali, venendo sostituito da James Hinder. Al di là di questi dettagli però, The Force è un album che si fa amare fin dal primo ascolto; la perfezione assoluta di ogni sua nota, ogni struttura, ogni canzone, nessun tempo morto, nessun attimo di stanca. Sette slot che raccontano una storia, una storia fatta di demoni, metalheads, guerre, battaglie insanguinate, contratti firmati ed anime perdute, la venuta dell'Anticristo e la crisi profonda che colpisce la coscienza quando viriamo verso il male. Il voto che si merita questo disco è il più alto che si possa raggiungere, niente hanno mai più fatto i nostri albionici di così incredibile, salvo dischi più ragionati e pesanti, ma mai che abbiano eguagliato questo capolavoro del 1986. Proprio quest'anno infatti cade il trentennale di uscita di questa piccola perla mai sepolta troppo dal tempo, e la band ha deciso di festeggiare portando l'intera scaletta del disco in giro per il mondo in un enorme tour promozionale, dato che mr Sy Keeler è tornato in forze alla corte della band ormai da molti anni. In più l'album è stato ristampato in una edizione celebrativa, avvolta in un packaging di tutto rispetto, che ben fa ricordare chi sono stati gli Onslaught. Dispiace solo un po' vedere come questa band sia sempre stata relegata ad un contorno non molto famoso in giro per il mondo, e sia amata particolarmente dai cultori del genere. Questo secondo disco è una piacevole eccezione alla regola che solitamente circonda questo gruppo; Power From Hell infatti era stato apprezzato molto meno dai puristi del metal classico, che lo avevano relegato ad un immaginario troppo estremo per i loro raffinati gusti. Con The Force invece la band pianta nella terra un ben saldo paletto, che nessuno mai potrà togliere; riuscire nell'impresa di scrivere e suonare un Thrash Metal le cui radici classiche in svariati momenti sovrastino la consueta energia maligna dell'Hardcore, come accade in molti altri gruppi nel corso della storia (basti pensare agli Slayer stessi). Con una voce così squillante come quella di Keller, le cui scivolate sui lidi di personaggi come UDO, Rob Halford, ma anche altrettanti frontman meno famosi a chi ascolta solo i blasoni (fra cui figura anche una chiara ispirazione a Dan Beehler degli amici Exciter, era abbastanza prevedibile scrivere una musica che uscisse dai canoni intrapresi nel primo album, nel quale Mahoney ricopriva un ruolo nettamente più maligno. Due album, due perle incommensurabili, ognuna per motivi diversi; nel caso specifico di questo disco, compratelo e consumatelo se siete veri appassionati, se vi dichiarate metallari sotto ogni aspetto, se ogni volta che un riff di chitarra parte la vostra testa non può far altro che muoversi, allora questa release fa al caso vostro. Vi troverete immersi fino al collo nei liquami tossici del male più buio e cattivo, fra demoni sanguinari ed arpie che vorranno solo strappare la vostra carne a morsi, ma se avrete il fegato di entrarvi, non riuscirete mai ad uscirne. 

1) Let There Be Death
2) Metal Forces
3) Fight With The Beast
4) Demoniac
5) Flame Of The Antichrist
6) Contract In Blood
7) Thrash 'Till The Death
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