ONSLAUGHT

Shellshock

1988 - London Records

A CURA DI
LORENZO MORTAI
17/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

"Un cambiamento spesso è forzato, ma inevitabile", così potremmo iniziare questa disamina, proseguendo a raccontarvi la storia di una band che, seppur in sordina, ha sempre fatto parlare di sé. Siamo nel 1987, e dopo The Force gli Onslaught bissano in parte il loro successo dando alle stampe anche l'ottimo EP Let There Be Rock. Una piccolissima raccolta forgiata nell'acciaio di alcuni classici in sede live ed una celebre cover (che gli da il titolo). La band ormai sembra aver preso piede, dalle polverose strade deserte che li avevano accompagnati agli esordi, i nostri albionici si ritrovano con stadi pieni e supporto alle bands più famose ed influenti del momento, guadagnandosi appieno titolo lo status di leggende. Come sappiamo bene però, l'arcana sorte ci mette sempre lo zampino, anzi, in questo caso si parla proprio di una furente zampata con tanto di unghie conficcate nella carne. La parte del diavolo in questo caso la fece la London Records, etichetta che aveva preso sotto la propria ala protettrice il gruppo dalla Under One Flag. Arrivati nella nuova realtà, i componenti del gruppo iniziarono a scrivere materiale per la nuova release imminente, sostituendo poco prima le spesse corde di Jase Stallard (che era comunque passato alla chitarra), con Rob Trotman. Il materiale era pronto (che confluirà poi nell'album del 1989, ma ne parleremo più avanti), ma l'etichetta dopo averlo sentito, ritenne che la voce di Sy Keeler non fosse abbastanza incisiva per l'investimento che doveva essere fatto, e richiese al gruppo un frontman più carismatico e dotato di un'ugola fuori dal comune, soprattutto non finalizzata soltanto agli acuti, come del resto il barbuto Sy era ed è ancora. A malincuore e senza non pochi scontri, Nige Rockett allontanò l'amico ed al suo posto venne messo un personaggio che  a quei tempi era già una leggenda quasi immortale. Parliamo del biondo e capellone Steve Grimmet, noto al mondo intero per aver fondato e fatto parte di una delle band NWOBHM più influenti di sempre, i Grim Reaper. La voce di Steve portò certamente una ventata di novità nel mondo degli Onslaught, che come vedremo nei prossimi articoli ed in parte già in questo, modificarono pesantemente il loro sound, portandolo dal Thrash/Hardcore degli esordi, ad una specie di Heavy/Thrash di matrice classica, pur non perdendo mai di vista le proprie origini. Nuova formazione, nuove idee, ma rimaneva il tassello più importante da posizionare, quello di far digerire all'ormai ampliato pubblico il nuovo cambio di formazione. Sy per molti rimarrà sempre il cantante degli Onslaught (fino al punto di ritornare in pompa magna con la reunion del 2004, formazione che permane ancora oggi), la sua voce aveva dato quel pizzico di follia e tecnica necessaria per far risaltare le adamantine costruzioni musicali degli altri componenti, dando vita ad un sound primordiale e tecnico al tempo stesso. Per far si che il pubblico capisse bene la transizione a cui il gruppo era stato sottoposto, e per far anche ben intuire che il nuovo arrivato certo non era uno sprovveduto, venne dato in pasto agli astanti un piccolo EP prima della vera e propria release, al fine di saggiare il terreno ed ottenere le immediate reazioni. Sotto una copertina a dir poco onirica ed oscura, che vede una litica statua tenersi la testa fra le mani, quasi piangendo un sommesso mare di lacrime, su di uno sfondo desertico e privo di qualsiasi forma di vita, Shellshock si presentò così al pubblico mondiale. Avvolto quasi da un alone di mistero, con il logo della band che ormai aveva assunto le sembianze di un carattere moderno stampato, discostandosi dalle atmosfere gotiche degli esordi, questo EP era pronto a fare il suo sporco lavoro. Al suo interno troveremo due cover ed ovviamente la title track (che finirà poi nella tracklist del successivo full lenght), un modo allo stesso tempo di vedersi cimentare il nuovo cantante in una canzone che nessuno aveva mai sentito, e foraggiare la sua celebre ugola in due anthems della musica passata, un classico ed uno meno conosciuto come vedremo. Fra le nebbie e la polvere della desolazione, affronteremo una battaglia dietro l'altra, questa band alla fine è sempre caduta in piedi, scontrandosi con la vita ed i suoi limiti, con le mefitiche decisioni di personaggi ben più potenti di loro, e con lo strapotere dei media musicali. Eppure Nige e soci non si sono mai arresi, hanno messo costantemente un piede avanti all'altro, spaccando ogni singolo ostacolo con l'unica loro arma a disposizione. Per cui, mettete mano ai vostri fucili, la guerra è appena iniziata!

Shellshock

Ad aprirci questo nuovo mondo è proprio la title track, Shellshock ; titolo pressoché intraducibile nella nostra lingua, ci viene aperto da un velenosissimo anthem della sei corde, continuo e muscoloso allo stesso tempo, montato sul ritmo incalzante e mai banale della batteria. Il riffing si snoda dentro la nostra testa mentre sentori di devastazione e desolazione quasi desertica fanno capolino nelle viscere della mente, si insinuano come acuminate spine e si conficcano nella carne, facendola sanguinare. "Mi presento, sono il nuovo brano degli Onslaught, ed ho bisogno della vostra carne fresca", mentre la chitarra modifica il proprio sound, concentrandosi su un alternate picking di pregevole fattura, attendiamo trepidanti l'ingresso di Steve alla voce, cercando di saggiare quali siano le sue reali capacità in una realtà così diversa dalla sua. Un pazzo assassino, occhi di bragia, bocca famelica che sbava e ringhia, il vacuo sguardo di chi sa bene cosa vuole, ed egli brama la nostra pelle, la vuole sentire sotto i colpi del suo affilato coltello, vuole far si che la nostra anima sia sua per sempre. Grimmet impronta il proprio cantato sul classico versetto a metà fra acuto e graffiato che lo ha reso celebre, e mentre la tempesta infuria dietro di lui, questo killer dagli occhi di fuoco scruta il nostro ventre, cercando un passaggio per entrarvi. Cambiamo prospettiva grazie ad un mid time che ci trapana il cervello, la band ci urla nelle orecchie e lo sguardo della canzone si sposta direttamente all'interno del nostro folle; egli sente la rabbia montargli dentro il petto, come ardente fiamma che brucia tutto quanto. Egli è il male, la sua anima è nera come la notte, e lo "scuotimento" (se così possiamo tradurre alla buona il titolo) che gli prende ogni volta che brama una vittima, lo fa diventare cieco ad ogni forma di pietà o gentilezza. Strutturalmente parlando ci troviamo di fronte ad un brano con i muscoli tesi nella sua semplicità, e ci rendiamo ben presto conto che, per quanto Sy ci manchi terribilmente, si, Grimmet non se la cava affatto male. Complice anche l'aver reso meno duro il sound di base, Steve ben riesce a dare forma e corpo a questo gigantesco essere venuto dall'inferno, e nel ritornello in cui Nige sfodera le armi fino in fondo dando vita ad un incalzante ritmo, l'anima tormentata del nostro straziante protagonista viene fuori in tutta la sua melanconica forza. Forza, un concetto che i nostri hanno ripreso varie volte nel corso della carriera, fino a dedicarvi un pezzo ed un disco intero; nel caso specifico di questa canzone, la forza è data dalla commistione di strumentazione e voce, creando un pugno che si conficca nel nostro stomaco con inaudita forza. Il pazzo inizia a girare per la città, panico per le strade quando passa, sguardi di paura, non si può stare calmi, ormai la volontà di potenza ha fatto si che le nostre membra si irrigidiscano a più non posso, sovraccaricando di energia satura. Il mostro è di fronte a noi, il panico ci gela le vene nei polsi facendole diventare più fredde del gelo perenne che solitamente sentiamo al Polo, la testa si intorpidisce mentre ormai l'assassino si sta preparando a colpire. Ripetendo nuovamente la stessa struttura, gli Onslaught arrivano al secondo ritornello, calcando ben ancora più la mano sui rapidi scambi fra la voce e la sei corde, Nige annoda le proprie mani fino a farle diventare un tutt'uno col manico, le corde vengono percosse a ritmo forsennato, senza stancarsi minimamente. Un assolo gradevole e non troppo tirato ci segnala che ormai la follia ha preso definitivamente possesso del nostro uomo; la cecità del momento fa si che i fendenti si facciano più incisivi, schizzi di sangue sui capelli e sul volto, caldi come l'inferno e che generano quel tanfo di morte appena avvenuta. Placati leggermente gli animi, il killer si rende conto di quanto ormai non possa fare altrimenti, sarà per sempre la sua condanna, Grimmet cerca di mettere forza e coraggio in ogni parola che pronuncia, sa il compito che gli è stato assegnato, e da buon metalhead della vecchia guardia, sa anche come andare a prenderlo. Del resto, ad argomenti infernali il nostro biondo è già abituato, pare quasi di sentirlo pensare mentre ascoltiamo la canzone "oh beh, credevate che fossi inadatto eh? Sentite qua come riesco a triturarvi le orecchie!". Gli ultimi battiti della canzone sono affidati ad un altro mid time dal sapore antico, quasi geriatrico (complice probabilmente l'influenza di Steve); l'omicidio è compiuto, ormai la preda giace di fronte a noi, esanime, la gola recisa dal colpo ferale che le abbiamo riservato. L'incubo gelido che stiamo vivendo ci fa nuovamente cadere nel baratro della frustrazione per quello che abbiamo combinato, giusto il tempo di un ultimo ritornello e successivo chorus, prima di lasciarsi completamente andare ad un assolo più veloce del precedente, tecnico e sagace. Ripercorriamo le fasi della nottata, il sangue ancora cola sul nostro viso, ci scalda la pelle, e mentre il brano se ne sta per andare così come ci ha lasciato, utilizzando il medesimo leitmotiv, sappiamo bene che domani sera si ripeterà lo stesso meccanismo.  

Confused

Dicembre 1980, la Bronze Records, celebre etichetta musicale londinese, da alle stampe quello che, in pochissimo tempo, verrà e viene ancora oggi considerato uno dei capolavori usciti dalla NWOBHM. Al pari di Iron Maiden, British Steel e molti, moltissimi altri ancora, il primo ed omonimo full lenght degli Angel Witch, band capitanata dal carismatico Kevin Heybourne e formatasi nel 1976, è una piccola perla dell'acciaio britannico. Un disco oscuro, con una copertina che è divenuta memorabile fin da subito, un sound viscerale e litico sotto molti aspetti, condotto e guidato all'immortalità dalla voce squillante ed altisonante di Kevin stesso. Gli Onslaught sicuramente avevano dato un ascolto a questo LP molti anni prima, rimanendone estasiati (ai tempi della sua uscita la band non si era ancora formata, ma i giovani componenti erano già dei freaks in chiodo e toppe, nerd incalliti di un passato e presente glorioso. Da quel magico disco i nostri, complice probabilmente anche la presenza di Grimmet, estrassero per questo EP la traccia numero quattro, Confused (Confuso). Il brano originale arriva diretto come un calcio nei denti, breve, conciso e particolarmente accattivante, come il grande movimento albionico ha sempre abituato il suo pubblico. Una rullata di batteria sorda e buia apre al brano, mentre un giro della sei corde dal sentore infernale fa capolino subito dopo, lasciandoci senza fiato. Gli Onslaught riprendono alla lettera questo meccanismo, ovviamente innalzando il tiro e portandolo dalla propria parte, chiazzando la chitarra e la batteria degli stilemi Thrash Metal. Due minuti scarsi di durata sono sufficienti a scatenare il clamore nelle nostre orecchie; Grimmet dal canto suo è pressoché perfetto, ma cos'altro possiamo aspettarci da un individuo che tal genere ha contribuito a formarlo di propria mano? La sua voce benissimo si adatta alle originali liriche degli Witch, alzando l'asta della tossicità a livelli inenarrabili, e contaminando il sound generale con quel piglio maligno che Steve si porta con sé da una vita. In questo caso forse lo sentiamo molto più vicino a Sy Keeler, soprattutto nel ritornello, nelle seppur brevi liriche la parola confused viene calcata a più non posso, sfociando in un acuto caustico e pieno di verve. Una persona cerca solamente un amico con cui parlare, una persona che gli stia vicino nel momento del bisogno, e nel caos della musica lo vediamo disperarsi, portarsi le mani alla testa (imitando la copertina dell'EP), in cerca di un po' di conforto a quell'incessante mal di testa emicranico che lo accompagna da ormai troppo tempo. Nige infuria con la sua ascia fra le dita, ormai non c'è niente da fare, la confusione regna sovrana, il sentore selvaggio di prendere a pugni qualsiasi cosa si sta facendo sempre più pressante dentro la sua testa. Si vive ogni giorno come se fosse l'ultimo su questa terra, si va avanti sperando di incontrare qualcosa o qualcuno che ci salvi, le note scorrono velocissime da parte delle pelli e della chitarra stessa, basso e voce fanno da accompagnamento fino al blocco centrale, che pur constatando dello stesso ritmo che ci ha aperto il brano stesso, ha un tiro eccezionale. Grimmet diventa sempre più maligno mentre l'uomo che urla dentro la nostra testa sfoga la propria rabbia in un assolo di chitarra memorabile, anche se ormai siamo in chiusura di pezzo. La follia dilaga come nell'argomento precedentemente affrontato, la confusione prende corpo e forma, diventando un animale famelico a cui offrire la nostra anima, sappiamo che quell'amico non arriverà mai, non riusciremo a trovarlo in questa notte. Ed è allora che pensiamo sempre più insistentemente a quanto alla fine siamo tutti soli come cani; vaghiamo per le strade e per il mondo alla costante ricerca di un brivido caldo, quel sapore lungo la schiena di qualcosa che assomigli all'amore o alla benevolenza dell'uomo, ma siamo esseri umani, votati al sacrificio ed alla solitudine, non possiamo farci niente. La dissolvenza finale arriva senza avvertire, trascinando via il pezzo e lasciandoci sentori di malinconia nel cuore. Una cover egregiamente eseguita dagli Onslaught, che hanno intelligentemente deciso di non stravolgere minimamente l'ordine classico della canzone originale, ma piuttosto di farla propria al cento per cento, portando sempre e comunque il massimo rispetto agli Angel Witch per aver scritto quello che a tutti gli effetti è un caposaldo dell'Heavy Metal mondiale.

H-Eyes

Ultima parte del Side B e chiusura dell'EP stesso è una canzone davvero particolare, che non si sente molto spesso in giro. Scritta intorno al 1980 ed originariamente pubblicata da una Punk/Reggeae band inglese di nome The Ruts. Formati un anno prima, i nostri musicisti erano dei veri e propri rivoluzionari, anti-razzisti ed anti-fascisti sotto tutti gli aspetti, ricalcando fino ad un certo punto il classico anatema del Punk, ma accostandosi più a band politicamente impegnate come i The Clash o  Bad Brains. La canzone, intitolata H-Eyes e pubblicata sul secondo disco della band (l'ultimo prima dello scioglimento a causa della prematura morte del cantante Malcolm Owen), Grin & Bear It, è un classico brano di Punk albionico. Veloce, pochissime liriche a fare da contorno, e tanta rabbia giovanile. Da un classico del metallo dunque, siamo passati ad una semisconosciuta band da centro sociale, una scelta probabilmente dettata da Nige Rockett stesso, che è sempre stato un grande appassionato di tale genere. Quattro colpi di batteria e si parte con un giro di chitarra semplice ed immediato, su cui poco dopo si monta subito la voce di Grimmet; rispetto ad Owen, Steve ovviamente porta le liriche dalla sua, condendole con la sua infernale voce e facendone un po' quello che vuole. Giovani ribelli pronti a tutto, questo l'anthem che ci regala il pezzo; siamo freaks che girano per la citta "prendendo schiaffi per divertimento", svitando la nostra testa fino a farla saltare, spaccando tutto e tutti quanti. Ogni ostacolo che incontriamo sul nostro cammino, lo abbattiamo con un calcio sonoro, grazie alle metalliche punte dei nostri anfibi. La canzone prosegue ripetendo fino allo stremo il solito ritmo, e riprendendo in pieno quello che è lo spirito originale scritto ed ispirato dai Ruts. Steve si prodiga per dare alla canzone un tiro Heavy, del resto il Metal stesso è la commistione di Hard Rock e Punk, per cui si tratta solo di rivangare le proprie origini. Una cover che porta massimo rispetto alla canzone originaria, senza necessariamente scadere nel banale, anzi; alla fine ha il grandissimo merito di far conoscere al grande pubblico una canzone pressoché sconosciuta, ed una band che se non si è reali appassionati, difficilmente ci cadrà nelle orecchie. Mandiamo a quel paese sonoramente il mondo e tutti i suoi abitanti, i nostri occhi (la cui H davanti può essere tradotta in svariati modi, da Hot a Heavy) guardano il pianeta  e l'unica cosa sulla quale si concentrano è come mandarlo alle fiamme. Un sonoro "vaffa" a tutti coloro che ci hanno sempre calpestato, un istinto omicida che prende possesso di noi e ci fa sanguinare dalle orecchie, mentre il buon Steve lascia per un attimo spazio alla sola musica, e Nige si prodiga nel reinterpretare a modo suo l'assolo dei Ruts, dandogli un tiro davvero fuori dal comune. La marcia voce di Grimmet fa da contorno per il gran finale, ripetendo alla fine le medesime liriche che ormai ci accompagnano dall'inizio, e lasciando forse campo più aperto alla batteria ed al basso, di cui ancora non avevamo così tanto accennato, ma che c'è, ed adesso più che mai si cimenta in un veloce scambio con le pelli, le spesse corde si percuotono e fendono l'aria con colpi devastanti, mentre la dissolvenza arriva senza avvertire minimamente, e si porta via tutto quanto. Due cover così diverse, ma unite da un filo rosso pesante e continuo, il rispetto; siamo passati dalla confusione al caos ed alla devastazione più totale, dall'acciaio classico britannico al suo fratello malvagio, il Punk. In tutto questo gli Onslaught sono stati pionieri e maestri, riprendendo in parte le tradizioni lasciate dai Metallica, quelle cioè di far conoscere al grande pubblico canzoni che altrimenti rimarrebbero nell'ombra per sempre. 

Conclusioni

La versione promo di questo EP conteneva anche la versione live di Shellshock, per far ancora più rendere conto al pubblico di cosa la band con la formazione rinata sapesse fare. Che dire, una lettera di presentazione davvero niente male quella degli Onslaught riveduti e corretti; l'aver preso fra le proprie fila, per forza o per ragione, un cantante così carismatico e poliedrico come Steve Grimmet, sicuramente ha giovato al sound generale, per quanto rimane impresso nella memoria di tutti noi quanto Sy Keeler sia insostituibile. Con Sy la band aveva ed ha ancora quello spirito battagliero e furente che ne fa una delle band Thrash più interessanti di sempre; mai banali, mai scontati, ma sempre sul pezzo e pronti a spaccare ogni cosa sotto i loro precisi e possenti colpi. Grimmet dal canto suo ha fatto un egregio lavoro, che culminerà poi nel full lenght completo, di cui parleremo nelle prossime recensioni. Di questo EP in particolare, cosa dire? Beh, come avevamo già affrontato il discorso per Let There Be Rock, anche questo non aggiunge né toglie nulla alla discografia del gruppo, considerando che la title track la ascolteremo durante In Search Of Sanity. Tuttavia, è altrettanto interessante la presenza di due cover così diverse fra loro, ma legate in maniera indissolubile; da una parte abbiamo la tradizione, la New Wave col suo carico di tecnica, di sagacia, di genialità ed influenza per migliaia di bands nel corso della storia, ancora oggi. Un movimento che ha insegnato al mondo cosa sia fare musica, cosa sia comporre e scrivere canzoni dagli argomenti più disparati, ma sempre al top. Nello specifico, parliamo di una band che la storia, seppur in misura minore dei Saxon o della Vergine, l'ha comunque segnata; il primo ed omonimo disco degli Angel Witch è un capolavoro immortale, ancora oggi vende migliaia di copie e viene ristampato con una cadenza disarmante, complice la presenza di canzoni che la band, pur pubblicando altri album di grande caratura, non ha mai eguagliato. Dall'altra invece troviamo il marcio, la protesta e l'acredine dei The Ruts, un gruppo rimasto comunque in sordina, complice anche il grande calderone che era il Punk inglese post 1977, ma che se si ascolta, non ti lascia più. Non sarà ai livelli di un Sex Pistols o di un The Clash, né tantomeno di altrettante formazioni Punk ed Hardcore che si sono susseguite negli anni, ma questa canzone ha qualcosa di speciale, probabilmente riesce a risvegliare in noi istinti animaleschi sopiti, o almeno è quello che fa con chi vi sta scrivendo. Andando a concludere, Shellshock è un acquisto obbligato per tutti coloro che vogliono la completa discografia di questa band immortale, al suo interno troveranno caos, rabbia giovanile, distruzione, ma anche profonde riflessioni su quanto alla fine la violenza non porti a nulla, porti soltanto dolore e sofferenza nelle menti di chi ascolta e la subisce soprattutto. Un plauso alla London Records per aver ben lavorato nella fase di post-produzione, rendendo il sound cristallino e devastante; complimenti soprattutto a Grimmet per essere il grande leader che è sempre stato, capace di prendere qualcosa che gli appartiene fino ad un certo punto, e farlo suo senza alcun problema. Un biglietto da visita che ci apre a quella che forse è la parte più tormentata della carriera di questa band, fra discordia ed incomprensioni, rabbia e scontri, ma ne riparleremo nelle prossime puntate. 

1) Shellshock
2) Confused
3) H-Eyes
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