OBSCURA

Omnivium

2011 - Relapse Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
22/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

C'era grande attesa per il ritorno degli Obscura dopo l'enorme successo ottenuto con "Cosmogenesis", disco che aveva convinto un'ampia schiera tra fans e critica, e questo "Omnivium" conferma il momento di gloria del quartetto bavarese. Kummerer e compagni svolgono nuovamente un lavoro molto articolato, ispirato e multicolore guidati dall'estro, dalla genialità e dalla classe che li ha sempre contraddistinti e catapultati nel gotha del nuovo filone europeo del death metal sperimentale. Il suono è un concentrato di stile, tecnica e violenza a cui vanno aggiunti i chirurgici interventi di oniriche sezioni acustiche provenienti dalle marcate influenze progressive che avevano fatto comparsa già nel predecessore del 2009, rendendo Omnivium un importante segnale della maturità e dell'esperienza accumulata dagli Obscura dopo anni di gavetta. Omnivium è un concept basato sulla filosofia di Friedrich Schelling, più recisamente sul suo idealismo estetico riguardante la natura raccolto nel suo romanzo "On Nature’s Connection to the Spirit World", che tratta principalmente i vari stati dell'evoluzione dell'uomo e di come esso sviluppi il suo pensiero stando a contatto con il mondo esterno, e creando così una sua determinata ideologia. Una delicata chitarra acustica dall'ampia intonazione melodica apre Omnivium in bello stile presentandoci la meravigliosa opening track "Septuagint", un lungo viaggio di oltre sette minuti di feroci parentesi death metal e sognanti inserzioni clean. E già dalle prime battute possiamo apprezzare i grandi passi in avanti fatti sia da Hannes Grossmann nell'affinare la precisione del suo drumming, sia di Kummerer nell'esecuzione dei vocalizzi con la tecnica dello screaming. Questo biglietto da visita ci presenta in maniera esemplare la rinnovata dimensione della band, di come stia rendendo la sua musica sempre più credibile e strabiliante, costruendo un brano dal geniale songwriting molto elaborato (notare l'elasticità della doppia linea delle chitarre, che trasportano letteralmente l'ascoltatore in un'altra dimensione), non disdegnando l'impiego di clean vocals in un platter death metal. La presentazione di Omnivium si chiude nello stesso modo con cui era iniziato, ovvero con la leggerezza della chitarra acustica, la quale bilancia la brutale introduzione in chiave death metal di "Vortex Omnivium". Il progressive si piazza al centro del palcoscenico per quattro minuti nei quali la policromia delle chitarre, davvero un punto di forza del disco, si appoggia sul grandioso lavoro della sezione ritmica. Se le strofe rivelano la violenta ispirazione brutale delle asce imbracciate da Kummerer e da Christian Münzner, il refrain diviene un'atmosferica inserzione clean di pura magia, con tanto di spiritico chorus in primo piano. "Ocean Gateways" impone un marcato rallentamento del ritmo prendendo le sembianze, soprattutto grazie all'esclusivo utilizzo del growl da parte di Kummerer, di un brano in stile Gothenburg Sound, o swedish death metal che dir si voglia. Mentre prosegue nel suo lento ma imperterrito incedere, fra vocals gutturali, i sanguinolenti riffs delle motoseghe e l'imponenza della sezione ritmica, il grumoso suono si colma di morbosità finendo per macchiarsi lievemente di sonorità "bloodbathiane". Dopo questo rapidissimo excursus su territori scandinavi si torna ad esplorare la dimensione degli Obscura, per l'esattezza lo spazio tridimensionale di "Euclidean Elements". Fluenti linee di chitarra si incontrano con la melodia del basso e l'incessante ritmo della batteria, sfociando in una vera e propria battaglia che incollerà l'udito dell'ascoltatore al suono per circa cinque minuti di pura estasi musicale. Un etereo arpeggio interrompe tale accozzaglia permettendoci di varcare le porte di "Prismal Dawn", brano che non aggiunge praticamente nulla di nuovo rispetto alla prima parte del disco, esaltando però le grandi doti tecniche dei chitarristi, bravissimi sia nella parte ritmica, sia in quella solista. La meravigliosa cavalcata "Celestial Spheres" prosegue sugli stessi binari con il suo veloce ritmo inframezzato da stoppate, riproponendoci un'altra sognante inserzione in clean, nella quale torniamo ad apprezzare la grande musicalità della band di Monaco. Un cadenzato intro in stile atmospheric - doom apre "Velocity", lunga e lenta traccia dall'intonatura molto onirica, con la quale gli Obscura tirano un pò il fiato, mostrandoci il loro lato più emotivo ed introspettivo, prima di regalarci il capolavoro semistrumentale "A Trascendental Serenade". A farla da padrone sono le molteplici atmosfere: si passa da devastanti parti brutali ad armoniose sezioni all'insegna della melodia, finendo per sfiorare lidi orientaleggianti ed elettronici, mostrandosi capaci di assumere le più svariate sembianze. "Aevum" torna a presentarci un brutale technical death metal infarcito da una performance colossale di Grossmann, indubbiamente uno dei migliori batteristi in circolazione per quanto riguarda il panorama europeo. Tirando le conclusioni, siamo difronte ad un altro grande album, forse solamente un pochino più freddo rispetto a Cosmogenesis, ma Omnivium non mancherà certo di imprimersi a fuoco nei ricordi degli appassionati di death metal, confermando la Relapse Records come una delle poche etichette ancora in grado di sfornare grandi album.


1) Septuagint 
2) Vortex Omnivium 
3) Ocean Gateways 
4) Euclidean Elements 
5) Prismal Dawn 
6) Celestial Spheres 
7) Velocity 
8) A Trascendental Serenade 
9) Aevum