NUMPH

Theories Of Light

2013 - Autoprodotto

A CURA DI
SAMUELE MAMELI
09/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Ho sempre amato associare il contenuto di un disco a immagini astratte che potessero rendere l'idea di cosa realmente suscita, così, anche per creare una sorta di curiosità a chi magari s'imbatte in queste righe o voci. D'altronde, inconsapevolmente, lo facciamo in automatico, sognare a occhi aperti con un sottofondo musicale, ti fa capire come note intriganti, riescano a smuovere sentimenti e desideri. In siffatto caso, forse influenzato anche dalla copertina, durante l'ascolto è come se mi fossi imbattuto in un albero carico di ramificazioni, dal più grande al più piccolo, ognuno intento a prendere direzioni diverse, intrecciandosi in altre mille forme da non riuscire, con la vista, a metterle a fuoco, perché la musica è così, poliedrica. Poi ti accorgi, da un colorito diverso, evidenziarsi tantissime impercettibili foglie, ancora intente a nascere completamente, dare quel senso di vitalità a una figura grigia di chissà quanti anni. Sono migliaia, alcune bruciate, altre piene di vigore, perché le note sono queste, ti gettano in uno stato di amarezza combinato ad altre di speranza. Se non lo avete capito, per me è stato un percorso emozionante, mi son proprio divertito ad assorbire certi impulsi così discordanti e divergenti. Entrando più a fondo, provate a buttare dentro un calderone, i geniali Tool, Anathema, Pain Of Salvation e un pizzico di sperimentazione, vi accorgerete dopo averli mischiati bene che il risultato non è altro che questa band chiamata Numph (Luca Giampietri, chitarra; Alberto Vatteroni, chitarra; Giuseppe D'Aleo, batteria; Antonio Conti, basso; Marco Bartoli, voce). Provengono da Massa Carrara, si sono formati a fine 2010 e dopo l'esordio sull'Ep “Four Zoas”, riescono a esordire col vero full length, esattamente nel 2013 col qui presente Theories of Light. Scritto così, pare sia stato un processo di nascita senza intoppi, senza problemi eppure, le difficoltà a mettere in piedi un progetto di tale portata, non è roba da poco. Vi posso garantire che solo ascoltarlo rende l'idea della mole di lavoro che c'è dietro. Questi ragazzi hanno puntato in alto, le loro abilità professionali li obbliga a farlo, non possono adagiarsi a suonare roba spicciola, si sono orientati verso l'apice assoluto della creatività. Non hanno tralasciato nulla, curando ogni minimo dettaglio e pianificando perfettamente ogni loro scelta. Logicamente, bisogna far i conti col budget e in tal senso, forse son stati fortunati nell'avere il batterista Giuseppe D'Aleo come tecnico del suono e un loro studio privato, dandogli la possibilità di autoprodursi il cd e spendere quello che avevano sul mixaggio preso in consegna da Matt Bayles (su tutti, Mastodon), per poi masterizzarlo ai "RFI Studios" di Seattle da Ed Brooks. Vedete, abbiamo a che fare con roba seria e v'invito a stare attenti perché l'artwork non è da meno. Per la prima volta, ho avuto il presentimento che tutto l'involucro nascondesse un messaggio più rilevante della musica stessa e se questo è stato una piccola intuizione, potrete farvi un'idea di come anche l'aspetto visivo, gioca un ruolo di primo piano. Ora, massima concentrazione. La copertina è stata ideata da Jeffrey Smith che ha avuto il compito di legare il concetto dei testi con il disegno e l’ha fatto in maniera a dir poco eccellente, voglio dire, non c'è proprio da dire nulla a riguardo. La storia racchiusa nei brani, tratta un concept molto importante e semplicisticamente, lo  vorrei riassumere come la necessità dell'uomo di conoscere il proprio “io”. La difficoltà a raggiungere l'essenza, purtroppo, è dovuta a vincoli sociali, senza di essi, capiremo la nostra vera natura, il nostro vero comportamento perché a esser onesti, noi non siamo quello che vediamo, conserviamo aspetti crudi e paurosi mai esaminati prima. La nostra vita è fatta di abitudini e questo ti porta ad allontanarti da certe logiche e da alcuni pensieri che potrebbero offrire un destino sereno. Questo appena scritto, è un quadro generale ma, io voglio addentrarmi e scoprire cosa c'è dietro perché, inquadrando bene le immagini, abbiamo l'albero della vita rivisto sotto l'aspetto della cabalà ebraica. In parole povere, trattasi di un grafico che riporta dieci cerchi o pilastri chiamati Sefirot, ognuno con una sua identificazione, che sia l'intelligenza o lo splendore. Insomma, principi basilari della nostra strada via che spiega com'è avvenuta la creazione della terra e delle creature. L'albero è un tramite tra il mondo terreno e quello celestiale. Dai pilastri traiamo energia divina, essenziale per sostenerci e al contempo, unico modo per far giungere le preghiere a Dio. Esse rappresentano anche il dualismo tra il mondo femminile e quello maschile. In questo senso, l'albero che sta al centro, è fondamentale per rendere equilibrato il rapporto ma, dopo il peccato di Adamo ed Eva, esso è stato nascosto, proibendoci di assaporare la gioia e l'eternità. Non possiamo più accedervi se non dopo aver passato sofferenze e castighi. Solo resistendo a tali fatti e constatando di avere intatta la fede verso Dio, essa ci verrà mostrata. E' molto complesso addentrarsi in tali concetti poiché sono molteplici i significati che l'albero della vita racchiude, ma è molto allettante poterli comprendere poiché spaziano anche sull'astrologia e sul fronte psicologico. Ecco, come vi avevo anticipato, il disco segue una fisionomia accurata e impegnativa, in tutti i sensi. Se solo poteste dargli un pizzico di riguardo, capireste quanto impegno hanno riversato i nostri artisti.



Ora però sintonizziamo bene le orecchie e partiamo con la title trackTheories Of Light. Note pizzicate di elettrica, fluttuano lentamente alla ricerca di una base solida. Al limite dell'orientaleggiante, si agganciano al resto della sezione ritmica per una traccia inizialmente cadenzata. Quando fa l'ingresso la voce, ricca di pathos, di Marco, il tutto si ridimensiona ulteriormente in un soffice e pacato passaggio sonoro parecchio intimista, delicato, introspettivo che scruta il nostro animo con accurata precisione. La traccia si consuma attraverso diversi e particolari aperture messe in opera con grande maestria e preparazione tecnica. Il progressive trasuda senza indugio, lasciando quella particolarità crescente che fa di un brano, il suo ingrediente giocondo. Ecco, infatti, che stregati da tali accordi ipnotici, il wall of sound si fa più incisivo, il volume prende piede e via sempre più verso una forma maggiormente robusta che sfocia addirittura in un break con tanto di growl. Un fulmine a ciel sereno, oserei dire, le chitarre s'ingrossano e per noi che ci siamo cullati sull'apparenza, è un colpo ben assestato. Colpito senza preavviso, sono avvinghiato in una stretta morsa da ridurmi il respiro e privo di resistenza, mi lascio trasportare da cotanta bellezza. L'epilogo abbastanza lineare, ci da in pasto il perfetto ritornello arricchito di quel tocco di energia che infiamma il nostro sangue. Bellissimo. Questo brano ha centrato il bersaglio, la parte strumentale ricopre un ruolo di primissimo ordine. Ascoltarlo più volte ti porta a scoprire diverse e nascoste sfumature... Applausi. Il testo si pone in una prospettiva che ammette diverse interpretazioni. “La teoria della luce” intesa come intelligenza razionale contrapposta al mistero. Il protagonista combatte con svariate sensazioni dettate da immagini lontane che in qualche modo lo tormentano, lasciandosi influenzare da suggestioni mentali prive di una logica, frutto del suo stato d'animo che lo distanzia dal presente. Su uno sfondo confusionale, riflette sul senso della propria esistenza, sulla sua vita in bilico tra la ragione e vari dogmi, superstizioni e si abbandona in un'afflizione nel capacitarsi che in fondo, forse, trascorre i suoi anni senza un senso compiuto. Dopotutto, si ritiene innocente, candido e su queste basi, accosta la sua anima all'argento che spiritualmente è sinonimo di purezza e umiltà. Anche nella successiva track Jacob's Ladder (La Scala di Jacob), le liriche si mostrano ancora una volta criptiche, alla ricerca, sempre, dell'immarcescibile fascino del proprio “io”. Ispirato, probabilmente dalla pellicola omonima diretto da Adrian Lyne (in Italia film noto col titolo di "Allucinazione Perversa") e uscito nel 1990, osserviamo come certe personalità possono essere vulnerabili, piegate da orribili flashback e traumi che sopraffacciano senza controllo. Quando viene a mancare l'equilibrio che argina gli impulsi negativi, il soggetto si trova privo di una bussola, in completo disorientamento, in un'incondizionata impotenza. E' qui che la battaglia con i propri demoni ha origine e sfocia in una doppia indole. Non c'è da meravigliarsi se, incapaci di reagire, si trova la pace dei sensi con la morte, come nel caso di Jacob che, seppure ferito da arma da fuoco, alla fine della sua estenuante esistenza, si accinge a salire sui gradini della scala, verso l'eterno, quasi sia arrivato a percorrere una vera e propria "Stairway to Heaven" dopo aver passato una vita nel purgatorio, ad espiare le colpe e a cercare di far ordine in un disordine esistenziale senza pari. Musicalmente, riffing stentorei e incalzanti ci consegnano una buona canzone che spruzza energia da tutti i lati. Bella spigliata, l'attacco è a senso unico, deciso, privo di timore si schianta sull'udito e ci accarezza con bramosia. Il basso di Antonio Conti si destreggia da dietro le quinte con estrema accuratezza, anzi se proprio devo dirlo, nonostante l'apporto delle chitarre è come sempre imprescindibile, il suo lavoro risalta le qualità della song. Durante il minutaggio, la musica si alterna all'impeto sopracitato a caute e pacate soluzioni sonore, evidenziando strofe dissonanti che si congiungono a un leit motiv regolare e convincente. Chiaramente, non mancano le divagazioni strumentali come nell'intermezzo che pare scagliare addosso una pioggia di frecce infuocate da non capire la provenienza. Ecco, se devo cercare un paragone, cito subito i progsters milanesi N8, a parer mio, maestri nel proporre strofe disarmoniche che si raccordano perfettamente al ritornello esaltante. Pregevole. Atmosfere leggiadre e dilatate, ci consegnano Dust Of Souls, le vocals evocative ci catapultano in visionari paesaggi incantati, è tutto così suggestivo, un viaggio siderale alla Jean Michel Jarre che ti rinchiude in un cilindro e ti mantiene lontano dal mondo circostante. Dopo un paio di minuti però, echi degli Anathema affiorano beatamente. Arpeggi di elettrica ci fanno aizzare la pelle e il ritmo adagio ci lascia notevolmente sulle spine sino al raggiungimento del climax che sfocia in un ritornello pomposo coadiuvato dall'inserimento di voci bianche. La resa sonora è incantevole, è un brano dotato di grande espressività, costruita con il cuore, si sente la passione dentro gli spartiti, le parti meditative enfatizzano la vena creativa della band e non ci resta che applaudirli per l'ennesima volta. In tale frangente si sono dimostrati dei veri professionisti, riuscire a far trascorre circa otto minuti di musica come se fossero quattro, è roba per pochi. La scrittura si focalizza, questa volta, sull'aspetto religioso. Il soggetto dopo aver raggiunto l'armonia interiore, riesce a entrare in contatto con esseri angelici o per lo meno, di un'altra dimensione che a dispetto di quanto potrebbe far pensare, rispecchia una parvenza distante dalla propria idea di pace e amore. Lo sfondo che si staglia dinanzi ai suoi occhi, mette in primo piano l'inesauribile battaglia tra bene e male, tra Inferno e Paradiso che sancirà una nuova Apocalisse. L'angelo che sguaina la spada infuocata metterà ordine al caos e il mondo sarà pronto per rinascere perfetto e beato, proprio come le Sacre Scritture sembrano narrare nell'Apocalisse di San Giovanni. Dopo le grandi tribolazioni, l'avvento di una pace e di una nuova età dell'oro, nella quale potremo vivere finalmente liberi dal Male e da tutte le preoccupazioni Se per un istante, ci siamo trovati ad affrontare un argomento più o meno positivo, non si può dir lo stesso col susseguenteIn Dark Limbo. Infatti, aleggia un'atmosfera profondamente pessimistica, dettate dalle continue domande esistenziali che ognuno di noi si è sempre posto. Chi siamo? Qual è il nostro ruolo nell'attuale vita? Il personaggio, quasi affetto da una bassa autostima, conclude che la propria presenza in questo pianeta, è pressoché insignificante, così come tanti suoi simili. Dal suo punto di vista, è palese lo sdegno per la massa, pezzi di carne che camminano per il mondo senza uno scopo ben preciso, manipolati da un sistema sociale che ha inculcato uno standard di vita monotono e lo ha fatto credere prezioso con bugie e inganni. L'esistenza corporale è così, incastrati in un limbo che non permette un'evoluzione costruttiva e che ci condanna ad una vita sostanzialmente imperfetta, ben lontana dall'eterea perfezione "semidivina" alla quale aneliamo, cercando di elevarci da un piano materiale verso uno decisamente più spiritual - trascendentale. Immanenza contro la Trascendenza, quest'ultima sembra vincere al momento, in quanto noi esseri "di carne" siamo destinati ad essere imperfetti. Sul versante musicale, siamo al cospetto di un estratto che mi ha fatto venir voglia di Soundgarden. La lenta partenza con tanto di arpeggio soffuso, accompagna il cantato introspettivo che vezzeggia le nostre papille gustative. L'andatura pacata fa presto a cambiar facciata. Nel giro di qualche battuta, il muro sonoro prende vigore e via, con più efficacia, verso il leit motiv, barricato su ammiccanti melodie. Nell'insieme, credo che questo stralcio offre un sound minimalista, meno impegnativo, concentrando la sua forza sul mood di azzeccate note concise e immediate, insomma, meno cervellotico di quanto potessimo aspettarci. Tutto sommato, un brano che si mostra terapeutico, allentando la tensione sin qui generata. Death And Rebirth ci riporta su binari progressive iniziando con un avvincente utilizzo della batteria che si barcamena in un ritmo ciclico. Il suo incedere lambito da soffici accordi di guitars, ci dona un sano sfondo di mistero, calando un'ombra sulla nostra mente che si ritrova spaesata e priva di cognizione. In seguito a tale sequenza, il tempo si stabilizza su una lenta marcia, mostrandoci con più lucidità le possibili alternative musicali ma, sia chiaro, siamo sempre in territori ambigui, grazie, sopratutto, all'entrata in scena di vocals filtrate che si dilettano tra refrain ipnotici di qualità. Un brano incantatore dal potenziale devastante perché proprio quando meno te lo aspetti, esce allo scoperto con un ritornello anthemico, facendomi ricordare i migliori e più profondi Pain Of Salvation e se questo potrebbe bastare per lodarla in continuazione, ci pensa il finale a farmi uscire di testa con quel mix di note strumentali che vanno in crescendo verso il compimento della perfezione, la voce che acquisisce vigore, il volume che si alza, un agglomerato di potenza che sfocia in una liberazione reboante. Geniale, rimango estasiato. Il testo sfiora temi quasi splatter. Il soggetto descrive minuziosamente la sua morte e la sua rinascita. Si libera dal suo corpo che tanto gli ha recato dolori, angosce e paure. Racconta il tutto con tono di rabbia e riluttanza. I bulbi oculari escono dal teschio, i nervi sono tutti intrecciati e le ossa, giacciono fracassate nella fredda terra. Non si esime nell'odiare quello che un giorno gli apparteneva, un fisico debole, pregno d’imperfezioni. Liberatosi da un fardello di debolezze, si compiace nel risorgere sotto forma di quintessenza dello spirito, esemplare ascetico, lontano da ciò che sono le creature mortali. La vittoria della Trascendenza, questa volta: abbandonato il vecchio corpo, involucro d'imperfezione, il nostro soggetto riesce finalmente ad abbracciare in pieno la perfezione "cosmica" e a divenire un tutt'uno con essa, disfandosi dei concetti mortali di "male" e "bene". E' la Perfezione, quella lontana anni luce, per noi esseri di carne incomprensibile fin quando anche noi abbandoneremo il bozzolo per trasformarci in esseri finalmente perfetti e non più "intermedi" ed in bilico fra ragione ed irruenza. Come potremo notare, mentre in questo episodio, il personaggio si disfa del suo corpo, in Deep Impact, riesce a controllare i suoi impulsi e a convivere con se stesso, trovando, mediante un lungo viaggio, un'esauriente dimensione platonica. La saggezza si fonde con la tenacia di arrivare nel profondo del suo animo e tutto ciò che c'è di tangibile, è abbandonato a discapito di un mondo etereo a lui adatto. Siamo di faccia all'albero della vita, ossia, il processo di creazione che va dall'universo all'essere umano, in cui possiamo trovare il canale che lega il mondo celestiale col mondo materiale. Canali che sono l'unico tramite per arrivare a Dio, all'eterno e al contempo, sentieri da cui ci arriva il nutrimento energetico per sostenerci e rendere armoniosa la fede interiore, la quale va necessariamente nutrita e curata per assicurarle una crescita rigogliosa. Come fossde un albero, appunto (e l'albero è da sempre sinonimo di crescita spirituale), che innaffiandolo tutti i giorni crescerà sano e robusto, e ci donerà frutti dal valore inestimabile, non cessando mai di saziare la nostra fame di saggezza e di conoscenza. Insomma, un testo con poche righe ma che nasconde un concetto vasto e importante. Spostandoci sulla musica, essa si colora di grinta e d'impetuosità. Riff granitici e serrati, raschiano la robusta superficie metallosa, una partenza entusiasmante che mi ricopre di scintille infuocate, una scheggia di metallo rovente che trasuda irriverenza e voglia di far male. Il lavoro delle chitarre è accurato, si sospingono con disinvoltura, proteggendo la buonissima prova vocale che rifinisce una track solida e compatta. E' potente, pochi fronzoli per questa cavalcata sonora che non lascia nulla al caso. La melodia non manca, ne punteggia la struttura squadrata che forse, è la più diretta del lotto, ideale per ascoltarla con uno stato d'animo torbido, riesce a estrarre, con forza, l'audacia senza tanti raggiri. Senz'altro la mia preferita. Within The Core guarda alla lontana i grandi Tool. Si apre tra pizzicati tocchi di elettrica che si espandono nell'aria per poi imbottirsi di spessore e dare quell'incipit di possanza. Il fraseggio arguto, dopo essersi mostrato nel suo intento, si rilassa per dar spazio al cantato soffuso e tenue che man mano i secondi scorrono, riporta la canzone su binari scattanti, un via e vai perentorio tra slanci progressive e arrangiamenti sontuosi. E' meraviglioso come le grandi capacità tecniche dei musicisti, riescano a disegnare scenari elaborati che si amalgamano escludendo ogni piccola sbavatura. Si sgretola attraverso trame articolate e riff vincenti da renderla poderosa, con l'innesto di affascinanti melodie che t’iniettano dosi massicce di brividi. Sono privo di parole, grande prova. Un must. La scrittura, è un invito verso l'uomo a fermarsi dalla frenesia quotidiana per ritrovare se stesso, sollecitarlo a cercare dentro di sé, nella sua vera essenza. Si cerca di stimolare il recupero del suo spirito puro e asettico da agenti esterni che lo contaminano nella sua totalità, rendendolo lontano dalla ragione e dalla comprensione della vita stessa. Il testo è un vero monito. D'altronde l'essere umano è infelice, è perso dietro a futili concetti puramente basilari che sono dettati da un ordinamento esterno, costringendoci a essere quello che in realtà non siamo. Bisognerebbe perseguire il nostro profondo, la luce risiede qui. Come per ogni finale che si rispetti, l'ultima in scaletta An Angel, è divinamente struggente. Preparate i fazzoletti perché qui ci si commuove senza remora. Una ballad appassionante che danza lievemente tra piccoli arpeggi di sei corde e leggiadre atmosfere dettate da effetti chitarristici. La voce evocativa di Marco fa da perfetto collante a tutta l'intelaiatura, accompagnandoci in un viaggio etereo e idilliaco. Sembra proprio di fluttuare sopra le nubi, rincorrendo il tempo, da sempre atroce nemico. E' lui quello che impedisce di gustarti le bellezze della vita e se mai riesci a farlo, non sarà mai abbastanza da soddisfartene. Baciato dal bagliore e sfiorato dal vento, ci dirigiamo verso l'infinito. Con questo brano si avvertono magiche percezioni. Da brivido. Le liriche sono alquanto pessimistiche. La creatura che si manifesta in siffatto racconto, che sia un angelo o una persona, combatte con i propri demoni. L'esperienza di vita negativa, lacerante e degradante, lo segna nel profondo. Si trascina in un'esistenza che non riconosce più. S'interroga cosa realmente è diventata, di cosa gli sia rimasto tra le mani e se ha un senso continuare a vivere. Ha perso la fede, la bussola e niente può portarla in salvo. Dunque, cosa siamo e cosa diventeremo? Ha senso vivere, portandosi addosso il peso del male compiuto e di quello che molto probabilmente commetteremo? Cosa siamo, se non macchine in perenne bilico fra l'Amore e l'Odio? Difficile trovare delle risposte, forse dovremmo fare come l'essere protagonista di questo brano, abbandonarci in un pessimismo oscuro, velato da un'ombra troppo fitta per lasciare che anche un solo raggio di luce faccia capolino per rassicurarci e magari scaldare il nostro cuore, perso in un Cocito la cui temperatura si staglia perennemente sotto gli zero gradi. 



Siamo arrivati alla conclusione, cosa possiamo aggiungere? Beh, di sicuro mi auguro che tale lettura vi abbia calamitato a sapere di persona cosa c'è dietro a questa nuova rivelazione prog metal, quantomeno deliziarvi il palato con cotanta buona musica che non guasta mai, anzi, dovete assolutamente farvelo vostro. Posso capire che ogni mia recensione può risultare sempre pregna di buoni propositi, di bei giudizi e forse, può suscitare qualche dubbio nella mia valutazione ma, voi dovete sentire cosa c'è nei solchi di questo platter, solo allora potrete criticare e siccome, dubito di sbagliarmi e so che ho studiato siffatto cd nei suoi minimi particolari, ho il giudizio universale in pugno. E' stato registrato ottimamente, sound nitido e ben setacciato. Gli inserti di avant-garde metal sono stati più che azzeccati e nell'insieme, il sound è molto personale. Con i tempi che corrono simil dettaglio non si può omettere. Senza parlare poi dell'illustrazione, ricca di elementi e sottigliezze quasi fosse un rebus. Osservarlo attentamente mette in motto domande e risposte, sconclusionate che dir si voglia ma se non altro, irrinunciabili per spronare il cervello. Se non avessi letto i testi, avrei quasi scommesso si sostenessero questioni sulle dimensioni spazio-temporali, altro settore delicato. La presenza di armature edili come i pilastri, assorbite da un paesaggio povero, privo di civiltà, può indurre a quell'interpretazione. Stavo già illudendomi d'imbattermi in qualcosa tipo “L'esercito delle 12 scimmie”, il film con Bruce Willis del 1995, che teneva in serbo, viaggi nel passato. Una cosa però, mi ha molto colpito, dopo aver udito tutte le otto tracce nel mentre mi coccolavo la confezione in digipack, ho avuto una scossa riflessiva. Il presente lavoro ti fa riesaminare tutta la tua vita, ti fa prendere coscienza che oltre a noi, esistono forze energetiche inspiegabili che mutano il tuo vivere. Il fascino della ragione umana correlata alla spiritualità. Il legame di queste concezioni evidenziate da un possibile filo conduttore. Quasi, fronte a tale enigma, ne era attratto il grande Dante Alighieri: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura che la dritta via era smarrita”, cioè, pure lui, caduto nel peccato e nell'infelicità, riteneva il raggiungimento della salvezza e dell'eterno, attraverso un'accurata guida spirituale. Ci troviamo in una dimensione passeggera, alla nostra morte niente sarà finito. Abbiamo altri compiti, altre prerogative che solo la nostra anima potrà portare a termine che siano castighi o l'eterno benessere, non lo sapremo mai. Chissà, forse se tutto fosse chiaro, vivremo beatamente o saremo risucchiati in un caos?


1) Theories of Light
2) Jacob's Ladder
3) Dust of Souls
4) In Dark Limbo
5) Death And Rebirth
6) Deep Impact
7) Within the Core
8) An Angel