NUCLEAR

Formula For Anarchy

2015 - Candlelight Records

A CURA DI
MICHELE MET ALLUIGI
31/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Sulla scena metal sudamericana si potrebbero scrivere interi volumi; pagine e pagine dedicate alla storia, alla musica ed alla filosofia di band provenienti dall'altro lato del Mondo che, seppur locate solo geograficamente, al di fuori del Vecchio Continente metallico, hanno piano piano contribuito a tenere sempre attiva la fucina della musica hard n'heavy mondiale per arrivare, in alcuni casi, a fare da sé nell'essere vere e proprie leggende. Indubbiamente, l'era in cui l'heavy metal era monopolio "esclusivo" degli artisti inglesi ed americani si può considerare chiuso da tempo, anzi, nonostante vi sia ancora qualche furbacchione esterofilo che sostiene la superiorità delle band britanniche e statunitensi sulle altre, chissà poi in base a quale argomentazione logica, molti gruppi provenienti da paesi non compresi in questo "olimpo", Italia compresa, hanno più volte sfatato questo mito sfornando lavori di fattura e livello memorabili. Il Sud America ha dato poi grandi prove soprattutto nell'ambito estremo; pensiamo solamente alle origini cilene di Tom Araya oppure al nome più celebre che ci possa venire in mente in tal senso, i Sepultura, che con il loro esordio "Morbid Visions" fecero sì che i fratelli Igor e Max Cavallera divenissero delle vere e proprie autorità in materia. Ma è nella sfera underground che si comprende pienamente il valore di quello che ormai è considerato un filone a sé stante; grazie a quanto fatto in ambito thrash-black metal da gruppi come Sarcofago, Overdose, Vulcano e Violator ha preso forma una maniera di interpretare la musica del tutto originale e personale che forse manca ai musicisti del Vecchio Continente; quello del continente sudamericano è infatti un metal più crudo e primigenio, che torna alle radici del verbo andando a scavare ancora più nelle radici di quella che oggi si definisce attitudine, riscoprendo anche tutto un patrimonio folkloristico primitivo e tribale che ha in qualche modo resto questi dischi letteralmente affascinanti. In altri casi poi, restando sempre nell'ambito extreme, sembra quasi che questi gruppi siano posseduti dagli spiriti delle popolazioni sterminate dai Conquistadores e che attraverso la musica riversino su di noi ancora le grida e la furia, tramutata in sete di vendetta, di tutte le persone morte per mano dei coloni tra atroci sofferenze. La disperazione, la malvagità ed il senso di impotenza di fronte ad un destino per definizione superiore a noi sono tra i principali ingredienti di Formula For Anarchy dei cileni Nuclear, band thrash metal da più di dieci anni sulla scena, il cui nome già si può notare tutta la sete di distruzione sonora che trasuda dai cinque componenti. Come per la lettura d un libro partiamo dall'analisi della cover del disco, anche se il proverbio dice di non giudicare un libro dalla copertina, è comunque lecito approcciarsi ad un album partendo a descriverlo dalla prima cosa che ci attrae verso di esso. Lo stile complessivo del disegno è primordiale, istintivo ed a tratti rupestre, l'immagine ci sottopone una croce sul quale giace inchiodato una specie di scultura vodoo; sotto di essa, attorniata da un pavimento fatto di ossa, frattaglie e putridume, compare in primo piano una figura urlante in preda ai più lancinanti dolore e terrore, con al fianco un'altra figura umana bendata ed insanguinata che tiene in braccio il cadavere di una bambina; sullo sfondo possiamo osservare infine i resti di una città in uno scenario post apocalittico, dove spicca chiaramente la cupola di un duomo ormai quasi ridotta in macerie. L'interpretazione lascia spazio ad una deduzione quanto mai logica e chiara: la follia umana, intrisa di cieco dogmatismo religioso ed egoismo politico, condurranno presto o tardi l'umanità alla sua stessa distruzione, ma il caos e l'anarchia degenereranno senza fare differenza fra i propri caduti ed affliggendo anche le teste di ponte del sistema di potere che hanno lavorato a fondo per diffonderlo. D'altra parte si tratta di pura fisica: se di una piramide si frantumano le fondamenta anche i mattoni più alti sono destinati a cadere, la stessa cosa avviene con una società di individui, dove se vengono annientati i ceti più bassi, anche gli esponenti dei ranghi più alti cadranno, poiché rimasti privi del proprio sostentamento; il processo però non è esclusivamente "gravitazionale" , trattandosi di esseri umani pensanti a questa disgregazione sono strettamente collegati il diffondersi della violenza e dell'anarchia che spingerà ad un tutti contro tutti selvaggio e senza esclusioni di colpi. Quando si è tutti ridotti alla fame si torna indietro nella catena evolutiva e non potendo più procurarsi il cibo secondo il tanto decantato sistema economico che prevede lo scambio di beni e servizi in cambio del denaro, in una situazione simile subentra l'istinto a dettare le regole e se un altro individuo minaccia la nostra sicurezza ogni oggetto contundente è buono per neutralizzare la minaccia e procurarsi del cibo; in fin dei conti, il timore ed il ribrezzo provato verso il cannibalismo è una forma di perbenismo tipica di una società evoluta, ma nell'involuzione resta lampante il celebre motto "mors tua vita mea". L'argomento politico sociale è sempre stato radicato in molte band thrash del Sud America, vuoi anche per la situazione in cui esse si formano, ed ecco che la vita di tutti i giorni diventa immediatamente un argomento appetibile per i pezzi al fulmicotone dei Nuclear.

Offender

Già dall'apertura del disco la band fa capire chiaramente i propri intenti: un respiro, poi, una partenza in puro stile Slayer oriented apre Offender; un urlo lunghissimo si scaglia su un quattro quarti inarrestabile di batteria, mentre le chitarre mitragliano subito un riff serratissimo che non lascia scampo ai nostri timpani. La matrice principale dello stile si avverte subito essere quella di Kerry King, in particolare del periodo con Bostaph, che ci regalò capolavori immani quali "God Hates Us All" e Diabolus In Musica"; non siamo quindi di fronte al massimo della creatività in tal senso, lo spunto preso è quanto mai lampante, ma nel thrash metal solitamente vige il sillogismo aristotelico: i Nuclear si ispirano agli Slayer, a noi piacciono gli Slayer, ne consegue che a noi piacciono i Nuclear. A non mancare assolutamente su questo pezzo è il tiro: la batteria di Punto Sudy viaggia su un tempo tiratissimo le cui martellate sul rullante scandiscono l'arrivare della distruzione come macabre lancette, mentre le chitarre ed il basso lanciano una serie di note che ci piombano addosso senza nemmeno darci il tempo di poterci allontanare, come opener di un album, un pezzo come questo si rivela una scelta quanto mai vincente, proprio perché ahimè al giorno d'oggi è la prima impressione quella che conta. Il testo è una cinica ed altrettanto azzeccata descrizione della realtà di tutti i giorni: siamo continuamente soggetti a soprusi ed umiliazioni, i politici non fanno altro che pensare ai propri interessi aiutando i propri maneggi con la corruzione, offrendo tangenti i cui soldi arrivano dritti dritti dalle nostre tasche, mentre i media ci raccontano che ci sono lievi cenni di ripresa economica ma la realtà è ben diversa; sono i potenti ad illudersi che queste menzogne ci tengano buoni, data la nostra presunta (da parte loro) ignoranza, ma solitamente il popolo si divide tra tontoloni superficiali e persone pensanti e proprio queste ultime hanno capito tutto fin dall'inizio solo sono impotenti a causa della loro situazione economica che li relega negli strati più bassi; ogni pazienza ha però un limite e chiunque, dallo studente che non riesce a trovare lavoro nonostante i propri titoli, all'operaio con anni di esperienza alle spalle, prima o poi oltrepassa quella linea sottilissima che sta tra la calma e l'ira cieca. Le stronzate che ci vengono raccontate ormai non reggono più, il controllo mentale attraverso le fonti di informazione, inquinate dalle bustarelle atte ad oliare gli ingranaggi di un oscuro inganno, non ha più alcun effetto su di noi ed è giunta l'ora di pretendere su un piatto la testa dei potenti, se l'attacco è la miglior difesa, spaccare le ginocchia al nostro capo che guadagna il triplo di noi non facendo nulla può essere un buon inizio per sentirsi più sicuri, il caos è dilagato e l'anarchia totale è ormai inarrestabile.

Confront

L'inizio della seguente Confront mantiene il tiro sempre altissimo, pochi stacchi sui timpani seguiti dalle chitarre in palm muting per poi ripartire a fracassare col tupa tupa tanto amato dai thrashers. La matrice stilistica resta sempre il thrash metal americano, ma a differenza della traccia precedente qui si guarda anche a gruppi come Anthrax, Suicidal Tendencies ed Overkill, andando a proporre un riff più dinamico ed avvincente. La sezione ritmica continua la sua marcia inarrestabile, eseguendo solo pochi passaggi in una struttura che è in tutto e per tutto esclusiva delle chitarre: sono le sei corde a muoversi su disegni più complessi e variegati, uniti dal filo comune della velocità elevatissima, che rendono questi due minuti e venti secondi di canzone un vero e proprio pugno in faccia. È nell'assolo che troviamo l'influenza dei maestri autori di "Reign In Blood"; la parte solista del brano infatti viene eseguita su una serie di scale cromatiche a tachimetro altissimo dove la precisione non è sempre eccelsa, ma trattandosi di thrash e non di power metal siamo comunque di fronte ad un signor assolo. L'alternanza tra ritmiche serrate e stacchi aperti a power chords tenuti garantisce inoltre una bella dinamica che esprime ottimamente tutta la furia del testo di Matias Leonicio. Le liriche vertono nuovamente sullo sfogo dell'odio: un'analisi a ritroso della proprie esistenza mette in luce tutto il tempo che abbiamo vissuto congelati in uno stato catatonico, ipnotizzati e continuamente inermi nello subire tutte le offese che ogni giorno ci vengono rovesciate addosso. Occorre però arrivare ad una svolta, il nostro riflesso allo specchio ci pone di fronte ad un bivio, istigandoci esso stesso a tirare fuori le gonadi e guardare infaccia la vita per poi sputargli in faccia come supremo gesto di sfida: possiamo continuare a restare sotto per l'eternità, ponendo definitivamente la parola fine anche su quell'ultimo accenno di dignita che avessimo mai potuto avere dentro di noi, oppure cercare il confronto per ribaltare la situazione; inutile dire che è la seconda strada quella da prendere, anche perché altrimenti il thrash metal stesso perderebbe tutta la sua vena iraconda ed autocritica per l'essere umano; come Robert De Niro nella celebre scena di "Taxi driver" anche noi dobbiamo parlare con il nostro riflesso, dobbiamo convincerci che siamo soli ma siamo agguerriti e non dobbiamo avere alcun timore nel mostrarci al mondo per quello che siamo realmente, cambiare il mondo o morire provandolo a fare, questo è l'unico dictat che il nostro amor proprio deve imporci, esiste giustamente un proverbio che recita: "meglio un giorno da leoni che cento da pecore", proprio perché anche se il nostro sforzo si rivelerà vano almeno ce ne andremo con la soddisfazione di aver tentato fino all'ultimo. Ogni individuo sulla nostra strada rappresenta un possibile avversario ma adesso esso non avrà più il coltello dalla parte del manico, anzi, saremo proprio noi a conficcargli quella lama in mezzo al cranio per poi scardinarne le placche per cavargliene fuori quello che si spera esserne il cervello, anche se visto il quoziente intellettivo a dir poco misero di certi soggetti compiamo questa ricerca con fare scettico già in partenza. Il confronto non va cercato, va ottenuto, potremmo anche non riuscire a vincerlo ma nel caso venissimo sconfitti avremmo almeno il conforto di essere caduti con onore sul campo di battaglia della vita.

Scam 38

Scam 38 è il classico pezzo che dal vivo non ha bisogno di presentazione, giusto il tempo di respirare un attimo, in particolar modo per il batterista, e poi si parte facendo ripartire il mosh pit senza pietà. Non c'è introduzione di alcun tipo, solo uno start più esplosivo di uno sparo che lancia un quattro quarti sostenuto e martellante dal primo all'ultimo secondo, su cui però la batteria ha modo di sfoggiare un lavoro più studiato sui tom e sul timpano; le chitarre danno nuovamente prova di tutta la loro maestria, inserendo anche dei fraseggi armonizzati in una ritmica granitica e sostenuta tutta eseguita in palm muting. La musa ispiratrice principale sono nuovamente gli Slayer, ma a differenza dei big four americani (perché già i 4 membri stessi della band possono essere considerati tali) il cantato resta maggiormente legato al mondo hardcore, le frasi infatti sono serrate, tralasciando le urla per restare sempre su un sistema strofico chiuso e talvolta impenetrabile reso attraverso un cantato sporco e deciso. Nella struttura di questa traccia vi è inoltre molto più groove, lo special infatti si staglia su un mid tempo che spezza la monotonia del quattro quarti creando una svolta ritmica improvvisa ma comunque d'effetto che rende un po' più vario il thrash old school dei Nuclear. Siamo sempre testimoni dei soprusi di una società passiva che si lascia sfruttare senza reagire, in ogni dove possiamo scorgere qualche ingiustizia compiuta, ovviamente, a danno dei più deboli ed il concetto stesso di povertà diventa l'arma con cui ci privano della voglia di lottare, un pessimismo quasi leopardiano ci convince che per quanto si possa provare a cambiare le cose tutto sarà inutile ed è proprio questo modo di pensare che consente ai potenti di controllarci, finché non prenderemo realmente coscienza della nostra importanza di popolo la situazione resterà sempre invariata; come nel classico paradosso di colui che non si reca a votare perché tanto sono tutti uguali, potrà anche essere ma non è certo privandoci dell'unico mezzo "legale" che abbiamo per dire la nostra opinione che tutti gli uguali verranno spodestati. Tutto il male e lo schifo vengono poi sapientemente coperti dai media, per ogni omicidio che ci viene riportato dai telegiornali ve ne sono altri mille che restano nel silenzio, perché in qualche modo ritenuti "scomodi", ma il trucco è proprio questo: la esigua quantità di notizie macabre ci induce a pensare che, forse, il Mondo non fa così schifo, ma è proprio questo ragionamento invece che ci deve suscitare il disgusto più profondo per la realtà odierna, tutto ciò che ci circonda è intriso dell'olezzo di una falsità montata appositamente per tenerci a bada, ma verrà finalmente il giorno in cui riusciremo a catalizzare tutto il nostro odio verso un sistema malato e terminale che merita solo di vedersi staccare la spina. Media, realtà, pettegolezzi e peculato, questi sono i generali di un esercito votato a schiavizzarci sfruttando la nostra stessa stupidità, eppure, basta aprire gli occhi solo per un attimo e fermarsi a ripetere: perché la minor parte della popolazione deve detenere la maggior parte della ricchezza? Funziona così da secoli, ma non per questo significa che sia giusto.

Self-Righteus Hypocrites

A gettare un'altra bella secchiata di benzina sul fuoco d'astio che già brucia imperioso ci pensa Self-Righteus Hypocrites, brano di cui i Nuclear hanno anche realizzato un videoclip promozionale in classico stile thrash: niente fulmini, tuoni o spade, solo la band che suona e martella senza troppi sofismi, rovesciando verso la realtà tutto l'odio che si merita. Il tiro è sempre elevatissimo, l'apertura è affidata ad un break di chitarra taglientissimo e serrato, a cui non tarda a seguire un ingresso della batteria e del basso al vetriolo; il tempo è lineare e le chitarre tengono la stessa nota con una cascata di pennate per poi intervallare le frasi di Matias Leonicio con un fraseggio incisivo e penetrante. Ad arricchire il disegno ritmico del brano troviamo una nuova pausa a precedere un mid tempo, la velocità viene rallentata ma il nuovo sviluppo garantisce un'energia sempre elevatissima grazie al tono pieno e ricco di groove della sessione ritmica; non manca poi la classica ciliegina sulla torta, un special prima del ritornello che vede un fraseggio di sei corde suddiviso su due giri, nel primo eseguito da una sola chitarra, nel secondo essa è affiancata dalla seconda ascia che esegue lo stesso riff in armonia con la principale, utilizzando in modo interessantissimo un'armonizzazione sulle terze, espediente reso celebre dai grandissimi Death. Bersaglio diretto del testo di questa traccia sono i potenti, che vengono definiti "ipocriti auto proclamatisi giusti": ci prendono per i fondelli ogni maledetto giorno ma sono convinti, o meglio, si sono auto convinti, di essere dalla parte del giusto; ogni politico infatti non fa altro che criticare ed accusare i propri rivali, attraverso la celebre metafora di colui che vede la pagliuzza nell'occhio dell'altro ma non vede la trave conficcata nella propria orbita oculare (e qui ahimè sembra che i Nuclear abbiano visto qualche telegiornale nostrano), il diretto interessato dietro al microfono è sempre nel giusto, gelerà l'Inferno prima di sentire un politico riconoscere di aver commesso un errore e detto delle cialtronerie, ma è anche vero che se i politicanti si comportano in questo modo è perché vi è altresì qualcuno che glielo consente, finchè il pubblico prenderà passivamente per verità rivelata tutto ciò che verrà detto sarà sempre così, un enorme e morboso circolo vizioso che attraverso la massima del panem et circensem consentirà al ciarlatano di turno di dare al suo pubblico tutte le frasi ovvie che vuole: finché si ragionerà con le frasi da fiera dell'ovvio come "c'è poco lavoro", "i lavorati hanno bisogno dei loro stipendi" e "se piove ci bagniamo" è ovvio che chiunque sia in grado di apparire come un nuovo profeta, ma basta uno sforzo cerebrale appena appena più intenso per capire che qesta non è la soluzione del problema; è il cieco che guida un altro cieco verso un oblio di menzogne costruite appositamente per lo scopo, un dictat basato sul principio dell' "ipse dixit", che ci ipnotizza e ci fa prendere per oro colato tutto ciò che è proferito dal nostro parlamentare preferito del momento. Egli può anche non avere la minima idea di cosa fare per governare il paese ma sicuramente un buon inizio per accaparrarsi voti è quello di autoproclamarsi paladino del popolo gettando fango sulla concorrenza spostando semplicemente il punto focale dell'attenzione, ed è così che un'arte come la politica, nata nelle migliori ed illuminate poleis greche diventa così una rappresentazione dell'assurdo.

Corporate Corruption

Corporate Corruption parte nuovamente con un inizio basato sugli stop and go, dove il fraseggio di chitarra viene messo in risalto dall'incisività dei colpi di batteria e basso, a creare la proverbiale mazzata nei denti, la struttura di questa introduzione sviluppa una suspence che ci fa attendere lo start per iniziare a dar spallate a destra a manca, con tom e timpani percossi con fare tribale con un tocco che ricorda quella di Igor Cavalera sulla leggendaria "Refuse Resist". Non si può non captare nuovamente l'influenza degli Slayer su questa canzone, la strofa incede inarrestabile su un quattro quarti lineare con le chitarre impegnate nuovamente a sferzare note eseguendo un main riff che sembra stato scritto da Kerry King ed il mai troppo compianto Jeff Hanneman appositamente per loro, soprattutto per quanto riguarda il medley, dove un tempo ostinato di batteria accompagna un riff slayerano al 100%. Anche la voce di Matias si lancia in un cantato alienato ed ossessivo che ricorda in parte Araya, per quanto riguarda la follia omicida, ma anche in parte il capo indiano Chuck Billy dei Testament quando a profondità e potenza. Nonostante la linearità del brano in generale non manca tuttavia la "brutalità" conforme a chiunque debba urlare tutto il suo odio verso il Mondo. Al centro del mirino questa volta troviamo i raggiri ed i maneggi intrapresi dalla classe governante (perennemente messa alla berlina in questo disco); ormai le classiche mazzette valgono più delle strette di mano e delle competenze individuali per accaparrarsi favori e mantenere la fedeltà dei propri scagnozzi. Se anni addietro per poter costruire un edificio bisognava richiedere tutti i permessi, aspettando quindi i tempi burocratici, ed ottenere il via dei lavori, oggi basta presentarsi all'ufficio tecnico competente con una bella borsa piena di soldi per accorciare notevolmente l'iter, magari mettendoci qualche soldino in più che ci garantisca la completa collaborazione dell'assessore o ingegnere che sia non solo per questo palazzo ma per tutti i seguenti avvenire in modo da creare la nostra bella rete di abusi edilizi ed ampliarla di volta in volta. L'ambito edilizio ovviamente è solo uno dei settori in cui il denaro lava le mani meglio del sapone; la pecunia ormai si è piazzata stabilmente sui lavabo di servizio di amministratori delegati, impiegati comunali, segretari e via dicendo, a restare esclusi da questo ciclo di benessere, ovviamente, siamo noi "poveracci" che ancora ci alziamo al mattino presto ed andiamo al lavoro (se siamo così fortunati da averlo) per guadagnarci la pagnotta spaccandoci la schiena lavorando ininterrottamente su turni sfibranti per uno stipendio sottopagato. D'altra parte ormai è un dato di fatto: la meritocrazia è inversamente proporzionale al gradino occupato nella piramide gerarchica: un lavoratore con anni di esperienza, magari con più di un titolo di studio ad hoc per il proprio settore, competente e soprattutto onesto resta a grattare il fondo, mentre il figlio di amici di amici ambientati nel classico "giro" arriva ai vertici del successo senza necessariamente avere un diploma o saper coniugare un verbo, ma è figlio di colui che magari ha pagato fior di quattrini al politico x, che di tutta risposta non ha esitato a catapultarlo nell'olimpo degli incapaci.

Waging War

Arrivati a Waging War i thrashers più oltranzisti non potranno fare a meno di esaltarsi; il brano in questione possiede infatti tutti gli elementi che il fan tipo dell'old school cerca: riffing serratissimo e tagliente, batteria incanalata sul quattro quarti inarrestabile, testo da astio totale e pogo come se non ci fosse un domani. È la classica canzone senza compromessi, ideale per le esecuzioni live in quanto inizia e finisce in pochi istanti lasciando solo caduti sul campo. Tutta la struttura consta dello stesso riff mantenuto ed alternato a dei cambi di tonalità fino al classico break centrale che precede l'assolo. Sulla parte solista, eseguita attraverso un mega abuso di wah wah ed una cascata di scale cromatiche sullo stile del barbuto chitarrista degli Slayer, è lo stesso riff della strofa a costituire la base della ritmica, un ascoltatore inesperto giudicherà questa traccia monotona e scontata, ma chi segue questo genere con dedizione da anni sa benissimo che nel thrash metal quello che conta è il tiro: basta un riff suonato bene a discapito di milleduecento cambi di tempo ecc suonati senza grinta per far sì che esso ci resti in testa per sempre. Prendiamo esempio dai grandissimi Venom, che hanno fatto la storia con pezzi fatti di pochi accordi, eppure sono considerati gli inventori del thrash - black metal. Per rendere il pezzo ancora più furioso, Matias si lancia in un uso abbondante del growl, rendendolo letteralmente uno psicotico in pieno stato confusionale alla ricerca della sua prossima vittima. Il tema delle liriche questa volta è la guerra, che non viene però descritta secondo il classico immaginario dell'heavy metal (cioè come sequenza di mitragliatrici ed esplosioni) ma che offre lo spunto per un'interessante riflessione: quanto e quando è giusto condurre una guerra? E soprattutto questo termine non indica solamente il conflitto in ambito militare ma possiede un senso molto più ampio. È infatti una guerra quella che conduce uno stato contro un condannato a morte, dove lo scontro appare già squilibrato nella classica sentenza "lo stato x contro l'imputato y"; in tal caso l'unico diritto che si ha è quello di essere giudicati colpevoli e venire puniti con una pena capitale che ci annienta per sempre, anche quando la nostra colpevolezza non è del tutto dimostrata (ed i casi di verità giudiziarie svelate a favore dell'imputato a sentenza ormai avvenuta sono innumerevoli), ma ormai la spada della giustizia, termine anch'esso ormai troppo arbitrario, ci ha definitivamente uccisi. Ma è anche una guerra interna quella di uno stato che manda i suoi soldati a morire sul campo di battaglia per una causa non voluta da loro; dietro le scrivanie dei palazzi di governo i politici dichiarano guerra e progettano operazioni come se stessero giocando una partita di Risiko, muovendo bandierine e firmando documenti che ai loro occhi appaiono solamente come carta stampata, ma la realtà e ben diversa: dietro quelle bandierine e quei trattati firmati si nasconde un mondo fatto di soldati che muoiono in azione, che perdono pezzi del proprio corpo camminando su mine interrate fornite al nemico dal loro stesso paese e che lasciano sul campo le loro piastrine insanguinate che verranno poi celebrate attraverso cerimonie "epiche" ma sterili, poiché verrà decantato il valore del soldato in quanto tale, non badando al fatto che egli fosse prima di tutto figlio, padre e marito di qualcuno ma, a conti fatti, egli è solo un numero sul registro dei valorosi sacrificabili per il proprio paese. Ed è infine una guerra quella che combatte la chiesa per imporre il proprio dogma; in un mondo ormai sempre più cosmopolita ed ormai messo di fronte alla realtà di fatto che i valori sono cambiati, il clero professa pace e amore ma non esita ad additare come eretici tutti coloro che non seguono i dettami del credo: le coppie di fatto, le coppie omosessuali, le famiglie mono nucleo, i divorziati, sono tutti un affronto a Nostro Signore imperdonabile da censurare, mentre gli abusi sui minori e lo sfruttamento della prostituzione manovrati da qualche sacerdote altro non sono che un "professare l'amore cristiano". La guerra quindi non sono solo le armi che sparano ma è la vita stessa un vero campo di battaglia sul quale si combatte e si muore ogni giorno.

Killing Spree

La seguente Killing Spree si presenta subito alle nostre orecchie come un brano immediatamente improntato sul groove; a sostituire il celebre quattro quarti troviamo infatti un interessantissimo mid tempo che sostiene le chitarre cadenzate ed un basso corposo. Protagonista indiscusso del main riff è senz'altro il palm muting, che conferisce allo sviluppo ritmico della canzone un tiro decisamente più trascinate, rispetto alle tracce precedenti, orientate maggiormente verso gli stilemi più canonici del thrash metal, "Killing Spree" si riaggancia ad essi solo nella seconda parte, dove riprende il tupa tupa ad oltranza, mentre la prima porzione invece ci mostra dei Nuclear più "sperimentatori", intenti a puntare ad ottenere la potenza e l'energia tipica del loro sound attraverso un songwriting che spezza solo momentaneamente la linea seguita in precedenza ma che pur presentandosi come più fresco ed interessante non sminuisce per nulla il complesso dell'album, anzi, ci dimostra che questi musicisti non disdegnano ascolti diversi oltre a quelli del loro genere preferito e ne filtrano le idee più appetibili per mescolarle sapientemente con la tradizione di un genere che da solo ha fatto la storia. Sotto la lente delle liriche senza peli sulla lingua della band questa volta si trova la follia omicida non di uno psicopatico, come vorrebbe l'immaginario heavy metal, bensì quella delle multinazionali farmaceutiche; coperte dai governi dei loro stati, esse non esitano un minuto a lucrare sulla miseria e sulla sofferenza dei paesi del Terzo Mondo, come sarebbe semplice infatti curare malattie che in certi luoghi uccidono mentre in altri "più evoluti" si curano con una semplice pillola: malaria, colera, vaiolo, potrebbero tutte essere curate con i surplus di produzione delle grandi multinazionali, che preferiscono bruciare quanto prodotto in eccesso piuttosto che donarlo alle nazioni bisognose che non possono però permettersi di comprare i farmaci a prezzo di costo, per non parlare della fame e della malnutrizione, che potrebbero essere combattute semplicemente spedendo dall'altra parte del Mondo tutto il cibo che noi Occidentali  snobbiamo perché influenzati dai dettami di consumo. Quello che oggigiorno viene definito "welfare", perché definire tutto in inglese ci rende tutti molto più "cosmopoliti", in realtà possiede un lato oscuro che i mass media ci nascondono, un lato dove povere persone ignare vengono sfruttate a loro insaputa come cavie per i vaccini, e nel caso di controindicazioni che possano addirittura portare al decesso si guarda invece a quanto quella persona, in fin dei conti, fosse una vittima sacrificabile per il bene della scienza e di come le braccia degli amministratori delegati siano troppo "importanti" per sottoporsi ad un'iniezione. Ancora peggio se si tratta di persone affette da malattie terminali a cui oltre alla disperazione vengono offerte terapie sperimentali potenzialmente curative ma con costi al di sopra di ogni immaginazione, ciò a dimostrare che l'individuo è solo un granello di sabbia nella spiaggia degli affari delle multinazionali farmaceutiche.

Left For Dead

Left For Dead ci riporta sui binari del thrash metal più old school di stampo americano, o meglio, ci rigetta nella mischia di un mosh pit che sa tanto di Anthrax, Overkill, Testament, Forbidden e D.R.I; la batteria sembra non annoiarsi nel procedere spedita utilizzando unicamente la cassa (dando un'ottima prova del talento di Punto Sudy in fatto di doppio pedale), il rullante ed il charleston come pezzi principali, infarcendo la struttura con degli shake velocissimi sui fusti per chiudere precisa come un orologio ogni singola battuta. Le chitarre si fanno molto più acide, sparando a più non posso un'unica mitragliata di note serratissime che a livello ritmico procede inalterata salvo qualche ascesa di tonalità e la ripresa del riff dello special. Punto di stacco di questa canzone è un break netto e spiazzante che quasi ci lascia sospettare in un difetto audio tanto avviene in maniera netta, le sei corde e la batteria si bloccano improvvisamente per lasciare unicamente il basso di Roberto Soto ad eseguire un brevissimo inciso, dove le sue quattro corde lasciano trasparire tutta la pesantezza di uno strumento distorto suonato col plettro per creare un muro ritmico ancora più spesso e resistente. La ripresa successiva si scaglia esattamente seguendo a struttura dell'inizio del pezzo fino ad arrivare ad un finale esplosivo dove i raddoppi di batteria accentuano maggiormente il climax ascendente dell'ira di un Matias Leonicio sempre più infuriato. Siamo di fronte ad un testo che quasi ci si aspetta d'obbligo da una band sudamericana: il tema dello sterminio delle popolazioni indigene da parte dei coloni all'alba dell'era dei grandi viaggi nautici, successivi alla scoperta dell'America in quel lontano ottobre del 1492, si presenta subito come ottima materia prima per una traccia che non lascia sopravvissuti sul campo. La purezza, il folklore e le antiche leggende delle antiche tribù del Sud America vennero spazzate via dagli Europei, che non esitarono a schiavizzare gli Indios e a farne merce di scambio per i loro traffici, le loro città distrutte, le loro terre saccheggiate, in un metaforico attimo fatto di anni di soprusi e vessazioni vennero incenerite popolazioni dalle culture millenarie, tutto per la brama di potere di uomini che prima di giungere nel Nuovo Mondo facevano scalo in Africa per deportare gli schiavi che poi avrebbero lavorato nelle piantagioni di cotone, una delle pagine più buie della storia umana, che i Nuclear non esitano a narrare nel dettaglio per offrire un'immagine tanto cruda quanto indelebile di una storia che oggi si dà un po' troppo per scontata. L'uomo europeo, a suo dire civilizzato, potente e virile, ha sterminato popoli interi solo portandosi con sé le malattie del Vecchio Continente, verso cui gli indigeni non possedevano le dovute difese immunitarie e le violenze e gli abusi sulle donne native hanno inoltre favorito il diffondersi di diverse malattie veneree, per non parlare delle condizioni di scarsissima igiene delle prigioni dove gli Indios erano tenuti in schiavitù e la crudeltà con cui venivano uccisi a colpi di arma da fuoco uomini che per difendersi non avevano che archi e frecce. Dopo un quadro così sconcertante viene da chiedersi se l'uomo sia veramente l'essere superiore in quanto pensante.

Tough Guy

Restando sullo stile della vecchia scuola, anche Tough Guy non è da meno in fatto di mazzate nei denti; la linearità resta sempre l'ingrediente principale del songwriting dei Nuclear, che pur non essendo dei fantasisti della composizione, compensano questa "lacuna" attraverso un tiro esecutivo che ci regala l'istantanea esatta di una band devota verso il genere che suona e lo propone ai propri seguaci con tutta la genuinità e la sincerità di un gruppo thrash doc. Stiamo parlando di appena cinquantacinque secondi di canzone, brevissimi all'ascolto sul lettore ma che diventano eterni quando ci si trova ad ascoltarla nel mezzo del pogo,essendo costretti a tirare spallate per la propria sopravvivenza. Un quattro quarti inarrestabile, le chitarre ed il basso concentrate esclusivamente a dare il massimo sulla propria resa ritmica, dato che non sono presenti assoli su questo pezzo, giusto un break che sembra lasciare intendere che sia finito tutto, ma in realtà esso cela una ripartenza esplosiva che trascina tutti i sopravvissuti verso il vero finale della traccia. Protagonista di questo testo è il classico "tipo tosto" (in inglese "tough guy" appunto), colui che cammina per la strada ostentando i propri muscoli messi su attraverso un mix di palestra fatta alla bene e meglio e bibitoni proteici che ora lo rendono un Adone, ma che con il passare del tempo non faranno altro che accelerare il suo disfacimento fisico. Eppure egli è convinto di essere invincibile, ma in realtà è semplicemente patetico, nei suoi arti c'è solo aria, il suo tono muscolare è infatti unicamente scolpito ma privo di sostanza nelle propria fibra bianca e rossa, si può essere spessi quanto si vuole, ma se per andare al quinto piano di un palazzo si necessita dell'ascensore perché non si regge lo sforzo è meglio che il tipo tosto li si faccia seduto a casa davanti alla Playstation, giocando a Mortal Kombato o ad un qualsiasi altro videogame picchiaduro. A noi non importa assolutamente nulla che questo energumeno riesca a sollevare bilancieri da trenta chili in rapida serie da venti se poi per spostare un mobile in casa ha bisogno dell'aiuto di un amico, non è certo l'immagine ma la sostanza quella che conta e, per finire a fare questa figura patetica, meglio essere dei thrasher e riuscire a reggere due ore filate nel pogo di un concerto senza fatica pur avendo la classica pancetta da birraiolo ed il fisico un pò sformato. Eppure il tipo tosto è il classico rompiscatole che per strada non esita a prenderci in giro, ostentando i suoi muscoli ed i suoi tatuaggi, che definire pacchiani sarebbe ancora riduttivo, ma mentre lui si affloscerà come una bandiera in assenza di vento finito l'effetto delle proteine noi resteremo metallari a vita e quella per la musica è una passione più pura e "rassodante" di qualunque crema si possa trovare nei centri estetici. Quella musicale è infatti una passione che non ha età, si diventa metal head da ragazzini e lo si rimane fin dentro la tomba, anzi, una volta che tutti saremo arrivati ad occupare la nostra terra sepolcrale saremo ancora lì ad inneggiare a quanto sarà doom questa cosa in attesa di poter arrivare a quel tanto cantato Inferno, dove fiamme e zolfo saranno la colonna sonora per un concerto eterno degli Ac/ Dc, divenuti ormai casellanti infernali per eccellenza.

When Four Means None

Il disco si chiude con la decisiva When Four Means None, una canzone che non poteva che essere ideale come chiusura sia di un album sia di un'ipotetica setlist dal vivo: l'inizio è subito al vetriolo, la batteria infatti procede ad oltranza con la doppia cassa martellante in trentaduesimi ed il rullante in sedicesimi a scandire le sillabe della frase del titolo, accompagnate dai powerchord netti ed incisivi delle chitarre e dalle note slappate del basso, tutto il gruppo quindi è impegnato a ribadire incessantemente il messaggio di questa frase per poi passare ad un riff serratissimo e tritaossa; analizzando esclusivamente il main riff di chitarra, esso risulta essere il più elaborato dell'album, sia per la composizione melodica che per velocità esecutiva, l'accostamento con lo slap del basso, inoltre, lo rende ancora più marcato e di facile presa, facendo di questo pezzo il più orecchiabile del lavoro. Sono nuovamente gli Slayer a risultare la principale influenza dei Nuclear, che non esitano ad omaggiare i maestri americani ricalcandone fedelmente il concetto del "suona spaccando tutto". È nella parte riservata all'assolo che troviamo nuovamente un omaggio a Kerry King e a Jeff Hanneman, ancora una volta infatti sono le scale cromatiche ad essere protagoniste indiscusse del solo, con il wah wah a dilatarle maggiormente anche per coprire le pecche di una precisione non sempre al top, ma si parla di thrash metal e quello che conta è la potenza, non la tecnica. Anche nella parte ritmica è infatti la velocità a restare sempre elevatissima, la raffica di note accompagna fedelmente le frasi di Matias Leonicio, che vengono letteralmente incastrate tra una battuta e l'altra conferendo alla sua parte vocale un tiro alienante e schizofrenico. Il testo questa volta analizza la nullità dell'essere umano di fronte a quei principi ritenuti fondamentali che in un Mondo come quello di oggi non significano assolutamente nulla: quelle che la religione cattolica chiama virtù cardinali, ossia prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, vengono letteralmente neutralizzate dall'ipocrisia e dalla falsità della vita di tutti i giorni; la prudenza dovrebbe disporre la nostra ragione a riconoscere il vero nostro bene e a scegliere i mezzi per raggiungerlo, ma viviamo in un mondo dove il vero bene non esiste più ed il profitto viene messo al primo posto, portando il denaro ad appagare i desideri di un bene che sono solo transitori. La giustizia dovrebbe consistere nel dare al Dio ed al prossimo ciò che gli è dovuto, ma sappiamo benissimo che nessuno ottiene mai ciò che si merita, specie in ambito giudiziario, dove corruttori, ladri ed assassini non scontano nemmeno più gli anni di galera che si meriterebbero, riuscendo ad attenuare la propria pena attraverso cavilli e maneggi come la buona condotta ed il ricorso in appello, relegando il termine giustizia in una dimensione prettamente metafisica. La fortezza, dal latino "fortitudo", dovrebbe assicurarci la costanza e la fermezza di saper ricercare il bene anche nei momenti più difficili e bui, questa è forse la virtù che più di tutte nel 2015 ha perso il proprio significato: accanto alla costanza ed alla fierezza di quei lavoratori che continuano a recarsi a lavoro pur guadagnando poco, speranzosi dell'avvento di tempi migliori, troviamo una superficialità politica che vede la crisi economica e le questioni di pubblico interesse come transitorie e facili da superare, ma è facile essere fiduciosi nella futura ripresa, quando il nostro conto in banca è sempre infarcito come un cappone il giorno di Natale; la fortezza ormai è solo nelle parole, perché chi ancora la possiede nei fatti, pur meritandosi tutto il rispetto possibile, si trova ad occupare sempre i ranghi più bassi ed è destinato a soccombere agli eventi. Infine troviamo la temperanza, ciò che dovrebbe moderare il nostro interesse verso i piaceri sensibili e quelli puramente materiali. Difficile riscontrarla al giorno d'oggi, quando il fatto che un politico si sollazzi con le minorenni diventa ormai la routine di tutti i giorni in un paese sempre più corrotto ed ipocrita. Parlando in senso più ampio siamo ormai vittime del consumismo ed i nostri bisogni sono ormai orientati verso oggetti sempre più inutili: non si ha da mangiare per arrivare a fine del mese, ma finché avremo il nostro smartphone per andare su Facebook e le partite di calcio in televisione a risultare superfluo sarà proprio il piatto di pasta in tavola che ci fa stare in piedi. Dopo questa cinica ma precisa analisi si capisce ancora di più la sentenza del titolo (trad. "quando quattro significa nulla"), le celebri virtù cantate anche dal sommo Dante Alighieri diventano un nulla poiché immerse in un decadimento socio culturale ormai divenuto a tutti gli effetti inarrestabile.

Conclusioni

Formula For Anarchy è quindi un disco schietto sotto tutti i punti di vista: il sound infatti è potente e calibrato ma orientato verso un tiro volutamente grezzo per risultare ancora più semplice ed immediato alla comprensione sonora e concettuale. È naturale che le maggiori influenze dei Nuclear siano da ricercare nei nomi che hanno fatto il grande thrash da entrambi i lati dell'Oceano Atlantico; su tutti, come abbiamo avuto di notare in precedenza, si trovano sicuramente gli Slayer, musa ispiratrice per dei pezzi lineari e martorianti che vogliono travolgere l'ascoltatore per poi fare retromarcia e passare nuovamente sopra la carcassa ancora in agonia per il primo trauma subito. Non mancano però nemmeno cenni a band più "soft" come appunto Anthrax, Overkill, Testament ed i Megadeth dei primi periodi, quelli dove cinicamente va riconosciuto che la droga consentisse al buon Dave Mustaine di dare il meglio del suo proprio estro compositivo. Assorbito invece dalla scena di stampo europeo sono invece i riff più semplici e spontanei presente all'interno della tracklist, quelle poche note incastonate una dopo l'altra e stese su una ritmica lineare e prepotente che non guarda in faccia nessuno dall'inizio alla fine della canzone; pensiamo quindi alla genuinità "caciarona" dei Sodom ed alla furia di gruppi come Kreator, Assassin e Destruction, Artillery e Bulldozer il tutto però sempre mescolato ad un'attitudine che per quanto fedele alla tradizione è pur sempre nata in anni successivi agli eighties e può quindi considerarsi più una sua discendente diretta che non una sorella gemella. D'altra parte, gli anni ottanta sono ormai passati ed il Mondo, non solo musicale, ha subito una metamorfosi sociologica e culturale che oggigiorno sarebbe impossibile e talvolta inutile analizzare con gli occhi di allora. La tanto celebrata old school quindi può piuttosto considerarsi una linea guida per un'analisi prospettica attuata dagli occhi di musicisti arrabbiati ma giovani e quindi con idee più fresche ed attuali di quelle dei loro amati predecessori, quello che i sociologi definiscono "gap generazionale" offre all'arte un ricambio generazionale il cui scopo principale, almeno il più delle volte, è quello di portare alla musica idee più fresche e nuove e qui ci ricolleghiamo all'altro punto di vista di questo disco: dopo le sonorità sono le liriche a risultare particolarmente interessanti: da sempre infatti il thrash metal, come diretta derivazione/evoluzione (ed ognuno qui può ordinare la catena a proprio piacimento) del punk e dell'hardcore, ha sempre offerto, per quanto scottante e sempre sul piede di guerra, un terreno fertilissimo per la riproposizione di temi impegnati ed incentrati sul sociale, come spade e draghi sono di competenza del power epic e l'accoppiata tette e motori sono più ambito dell'hard rock, il thrash ha sempre sputato fuori dai denti tutto ciò che aveva da dire in fatto di mondanità e della vita di tutti i giorni; lo stesso thrasher infatti il più delle volte nella vita è un operaio che si spacca la schiena in fabbrica tutto il giorno e che, seppur esausto, non si priva assolutamente di una birra al pub o di un bel concerto nel week end. È solo guardandola dal basso che si possono vedere tutti piani di una piramide gerarchica ed i fatto che i Nuclear seppur cileni, dicano cose condivisibili anche da noi italiani (che sulla nostra realtà quotidiana ne avremmo da dire eccome per liriche ben più sovversive) ci fa tristemente riconoscere come ormai il Mondo in toto stia andando a rotoli e di come esso si possa proverbialmente definire "paese". I testi dei Nuclear, analizzando tutto il marcio che c'è nella società degli anni duemila, ci offrono paradossalmente la formula dell'anarchia, ma la mancanza di leggi e di governo non viene qui proposta come un'approssimativa insubordinazione ma come una naturale reazione alla mancanza di quello che non è più un governo ma un male da estirpare, l'anarchia diventa quindi lo stato "di guarigione" raggiunto una volta rimosso il tumore dei governanti egoisti e corrotti, a cui dovrà seguire una lunga e meditata convalescenza, perennemente monitorata, per far sì che il tessuto governativo si rigeneri con cellule sane e non dia adito a nuove e minacciose metastasi per il nostro sistema.

1) Offender
2) Confront
3) Scam 38
4) Self-Righteus Hypocrites
5) Corporate Corruption
6) Waging War
7) Killing Spree
8) Left For Dead
9) Tough Guy
10) When Four Means None