NOVEMBRE

Wish I could dream it again

1994 - Polyphemus Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
16/10/2011
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Prendiamo la macchina del tempo e torniamo ai primi anni '90 e più precisamente tra il 1993 e il 1994. L'universo della musica Metal è appena passato attraverso il terremoto norvegese dell'inner Circle, che ha reso la musica ancora più estrema arrivando a sfondare i confini degli stereo per sbarcare nella vita reale, con fatti più o meno eclatanti, mentre gli svedesi definivano a suon di album granitici il sound Death Metal. E proprio musicisti di questo genere iniziano un processo che amplia ancora di più il carnet di sottogeneri che lo caratterizza. Dall'Inghilterra e dalla Svezia si eleva l'emozionante Death/Doom Metal mentre musicisti come Mikael Åkerfeldt e Dan Swano iniziano a fondere le pesantissime chitarre e il growl di questo genere con l'emotività e la classe del progressive rock. Ma non è una rivoluzione tutta svedese quella del progressive Death Metal, e ad anticiparla di qualche mese ci pensano due fratelli italiani, siciliani trasferiti a Roma. Stiamo parlando di Carmelo e Giuseppe Orlando, fondatori della band Death Metal Catacomb (diventata un fenomeno di culto dell'underground internazionale), che decidono di cambiare monicker e approccio trasformandosi nei Novembre e dando alle stampe il seminale "Wish I Could Dream it Again".



Già la opener, "The Dream of the old boat", è un perfetto codificatore del sound progressive Death, con un etereo intro con arpeggi di chitarre clean, voce pulita e tastiere melodiche che sfociano in una cavalcata Death Metal feroce e brutale che si intervalla a momenti più melodici ed atmosferici.

Si continua con "Novembre/It's Blood" un pezzo non perfetto (soprattutto nel cantato pulito) che mostra una band giovane e geniale ma non ancora rodata come le future uscite ci mostreranno. Risultano ottime invece le prove di Giuseppe Orlando dietro la batteria e dello stesso Carmelo dietro le chitarre e nel suo growl pesante e cavernoso. La chitarra acustica (che poi diventerà forse il vero trademark del sound Prog Death) è l'assoluta protagonista dell'intro di "Night/At Once", forse uno dei migliori pezzi del lotto che mette in risalto l'ottima produzione (se rapportata al periodo e ai mezzi presenti nell'Unisound Studios in quel periodo) ad opera di Dan Swano, vero padrino del sound progressive Death.

Con "Let me Hate" torna a galla il passato più brutale della band, con un pezzo che si apre con un velocissimo blast beat, un riffaggio di chitarra semplice e veloce e un "malatissimo" growl da parte del cantante in una traccia che riporterà alla mente dell'ascoltatore sound più vicini all'hardcore. Con "Sirens in Filth" è l'atmosfera a far da padrone con chitarre cariche di delay e chorus che sfociano in riff distorti e growl feroci. Arriviamo a "Swim seagull in the sky" e prepariamoci a toglierci il cappello di fronte ad un vero e proprio capolavoro di atmosfere diverse e contrastanti tra di loro e ad una prova strumentale eccezionale (peccato solo per quelle clean vocals) con una batteria intricata e densa di controtempi e repentini cambi di ritmo e direzione ed un riffaggio ritmico tanto semplice quanto efficace. In "The Music" ritornano le tastiere di Thomas Negrini e purtroppo anche le brutte clean vocals (meno male che Carmelo perfezionerà la sua tecnica già dal seguente Arte Novecento) che confezionano un gran bel pezzo che una produzione migliore avrebbe sicuramente valorizzato di più. "Nostalgia/It's Gaze" è uno dei pezzi che definisce meglio il sound della band italiana. Vocals in italiano si alternano a quelle in inglese mentre le chitarre tessono un'intricata trama di sottofondo che imprigiona l'ascoltatore facendogli sentire perfettamente le sensazioni che i 5 italiani vogliono trasmetterci con la loro musica.

"Behind my Window/My seas of youth" è una ballad di ottima fattura ravvivata da un bellissimo lavoro di batteria e arpeggi melodici di prima qualità che sfociano in un finale distorto e disperato. I ritmi tornano più sostenuti con "Old lighthouse tale", traccia che si sviluppa a cavallo tra il Death e il Black Metal ma con pesanti iniezioni di progressive negli intermezzi arpeggiati che faranno scuola per tutta la scena progressive Metal.

"The white eyed" è un gran pezzo che si destreggia tra distruttive parti Death Metal e intermezzi che fanno dell'evocatività il loro punto forte, travolgendo l'ascoltatore con un torrente di emozioni in fuga dagli strumenti dei 5 italiani.

"Neandertal Sands" mostra un altro paio di pecche nella produzione delle growl vocals ma riesce lo stesso a stupire per la freschezza e l'innovatività del suond che, seppur accompagnato da qualche pecca di gioventù, farà scuola per centinaia di band che verranno dopo. "Christal" chiude l'album con un bel semistrumentale acustico congedandoci da un album non privo di difetti ma che già dimostra in pieno le potenzialità di una band che diventerà una delle più rispettate del territorio italiano alla pari di mostri sacri come Necrodeath e Death SS.


 1) The Dreams Of The Old Boats
 2) Novembre / Its Blood
 3) Night / At Once
 4) Let Me Hate
 5) Sirens In Filth
 6) Swim Seagull In The Sky
 7) The Music
 8) Nostalgia / Its Gaze
 9) Behind My Window / My Seas Of South
 10) Old Lighthouse Tale
 11) The White Eyed
 12) Neanderthal Sands
 13) Christal