NOVEMBRE

The Blue

2007 - Peaceville Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
03/04/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Dopo appena un anno dall'uscita dell'acclamatissimo "Materia", album che spostava il sound dei Novembre verso lidi più vicini al Gothic Metal, il quartetto romano torna nei loro Outer Sound Studios per registrare un nuovo album denso di sorprese. Inseriamo questo "The Blue" nel lettore e subito veniamo accolti da un bell'arpeggio di chitarra acustica accompagnato da riff di chitarra elettrica in levare seguite da una vera e propria esplosione di energia. Inizia così "Anaemia", prima traccia del disco e anche primo singolo estratto da quest'album, che mostra le nuove coordinate del sound di tutto il full lenght, ovvero un parziale ritorno a sonorità più estreme ma sempre supportate da una buona dose di melodia e influenze progressive. Il solo di chiusura di "Anaemia" apre la strada per la bella "Triesteitaliana", accompagnata magistralmente dall'ottimo Giuseppe Orlando (Forse uno dei migliori batteristi Metal in circolazione) e dal bel contrasto tra screaming e voci pulite registrate dal bravissimo Carmelo Orlando. Il bell'outro acustico di "Triesteitaliana" lascia spazio all'etereo intro di "Cobalt of March", uno dei pezzi migliori del lotto che ci permette di notare l'attenzione riposta nel riffing di chitarra dove chitarre a 7 corde pesantemente distorte si fondono a bellissimi arpeggi di chitarre clean che creano un sottofondo etereo ed emozionante perfetto per accogliere la cavalcata di voce, batteria e chitarra che scaverà a fondo il cuore dell'ascoltatore. Nemmeno il tempo di riprenderci da questo capolavoro che subito ne troviamo un altro, la bellissima "Bluecracy" che, oltre a mettere ancora una volta in risalto le capacità del drummer Giuseppe Orlando, mostra l'enorme capacità di questi quattro musicisti nel creare atmosfere oppressive e sognanti nella migliore tradizione Progressive Death, genere del quale possono orgogliosamente annoverarsi tra i fondatori assieme a mostri sacri come Opeth e Cynic. Il meraviglioso e continuo contrasto tra pesanti cavalcate distorte e parti più atmosferiche e rilassate di "Bluecracy" lascia le nostre orecchie per far posto ad "Architheme", traccia dove le ritmiche si fanno più lente e rilassate ma mantenendo sempre quella meravigliosa atmosfera oppressiva che si fa strada fino al cuore dell'ascoltatore come solo la migliore musica sa fare, grazie anche al personalissimo screaming di Carmelo Orlando che dona ad ogni testo un'evocatività che in pochi riescono ad eguagliare. "Nascence" è un pezzo che fonde benissimo le due correnti di suono dei Novembre, fondendo chitarre tipicamente Progressive Death con le atmosfere e le voci femminili del Gothic Metal in un incrocio di assoluta classe e bellezza. Compiamo un virtuale giro di boa con la bellissima "Iridescence" che ci riporta a lidi squisitamente progressive Death alternando sfuriate Death Metal con parti più rilassate e Progressive, arrivando perfino a fondere benissimo questi due generi così diversi allo stesso momento. Si continua con il bellissimo intro acustico di "Sound Odyssey" che trasmette l'energia di una vera e propria odissea sonora accompagnandoci in un mare in tempesta grazie alla bellezza e all'evocatività del riffing del gruppo. Si continua con la bella "Cantus Christi" che, iniziando in modo molto simile ad un canto religioso, ci trasporta in un'esplosione di energia che entra dritta nel corpo dell'ascoltatore grazie al pesantissimo screaming del cantante Carmelo e alle ottime chitarre di Massimiliano Pagliuso, chitarrista bravissimo nello scrivere riff che si imprimono a fuoco nel cuore degli ascoltatori e che creano un'atmosfera eterea e sognante dove musica ed emozioni si fondono e sembrano prendere forma fisica attorno all'ascoltatore. Il fantastico outro acustico di "Cantus Christi" apre la strada a "Zenith", pezzo quasi completamente strumentale che conferma il magnifico stato di forma che i 4 romani hanno avuto durante la scrittura dei brani di questo disco, inanellando un capolavoro dopo l'altro. Arriviamo così ad "Argentic", pezzo un pò più rilassato ma intriso di malinconia e classe compositiva. A chiudere degnamente questo magnifico album troviamo "Deorbit", squisita cavalcata progressive Death che chiude perfettamente questo grande album, scritto con la classe tipica di veri geni musicali che avrebbero bisogno di maggior risalto nella loro stessa patria, ma purtroppo si sa com'è l'industria discografica italiana, tanto fumo e niente arrosto. Qui di "arrosto" invece c'è n'è da sfamare l'intera Africa.


1) Anaemia
2) Triesteitaliana
3) Cobalt Of March
4) Bluecracy
5) Architheme
6) Nascence
7) Iridescence
8) Sound Odyssey
9) Cantus Christi
10) Zenith
11) Argentic
12) Deorbit