NORTHLAND

Downfall and Rebirth

2015 - Independent

A CURA DI
DAVIDE CANTELMI
01/02/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Siamo in procinto di analizzare una band veramente particolare, dotata di uno stile personalissimo e accattivante: stiamo per parlare dei Northland, band spagnola formatasi nel 2004, di genere Folk / Melodic Death Metal ed originaria di Barcellona. La tradizione Folk Metal spagnola è una realtà molto interessante, spesso basata sulla lingua e sulle particolarità locali (gli spagnoli, è risaputo, sono molto attaccati alle loro peculiarità folkloristiche), come possiamo constatare ascoltando gruppi come i Mago De Oz. E’ anche risaputo, però, che nel territorio ispanico vi sia comunque una certa varietà, aperta non solo ai tratti più prettamente “iberici”, costituita anche da buone realtà melodic death metal come ad esempio i Dawn Of Tears, capaci di sfornare dischi di ottima qualità. In questo filone, quindi, si inseriscono i nostri Northland, che mescolano tratti Folk ad altri più smaccatamente Melodeath. Il gruppo è  attualmente composto da Pau Murillo (Chitarra , voce principale), Alex Fernández (Chitarra), Pol Lemaire (Tastiere), Pau Vázquez (Violini, canti di sottofondo), Vic A. Granell (Basso) e Jose Rosendo (Batteria). La band comincia a farsi le ossa molto in fretta grazie alla pubblicazione della sua prima demo “Freezing Sadness” (2007), alla quale segue subito una riedizione nel 2008. La discografia non si ferma qui: la formazione pubblica la seconda demo “Immortal Forest Song” che precede il Full Length omonimo del 2010, ovvero “Northland”, targato "Black Bards Records", casa discografica underground tedesca nota per aver avuto contatti con band come Attonitus ed Evig Natt.. L’album che stiamo per recensire è quindi la loro ultima fatica discografica, Downfall & Rebirth (letteralmente, “Caduta e Rinascita”), produzione indipendente; già di per se il titolo fornisce una sorta di prospetto circa i temi che verranno trattati, sicuramente propensi alla filosofia ed in qualche modo improntati su domande dal sapore esistenziale (“chi siamo”, “cosa sarà di noi” ecc.). L’artwork è veramente molto emblematico: vediamo raffigurato in promo piano una belva, una sorta di unione tra un Kraken ed Cthulhu, l’essere semi-divino di Lovecraftiana memoria. Una creatura che si inabissa nelle profondità di un burrascoso oceano mentre il cielo, apocalittico, è teatro di una specie di Big-Bang. Ciò, coerentemente con la scelta del titolo, può essere interpretato come un segnale della morte dell’umanità (rappresentata dalla mostruosa figura) e della conseguente rinascita del mondo. Notiamo, infatti, come sia la natura stessa a inghiottire il mostro, come se questa volesse farcela pagare per tutte le barbarie da noi commesse nei suoi riguardi. I Northland vogliono dunque trattare un tema interessante: il ciclo della morte e della vita che caratterizza incondizionatamente tutti gli esseri viventi. Il platter si compone di 11 tracce di media durata e, secondo la band, è tutto basato su un andamento tematico circolare che porta dall’inizio (il primo pezzo) alla fine (l’ultimo pezzo) che, a sua volta, simboleggia un nuovo avvio.  Per questo, giunti a questo punto, passeremo ora ad un analisi molto approfondita track by track delle varie canzoni dell’album.



Gli spagnoli inaugurano il disco con When Nature Awakes, evocativa già nei primissimi frangenti grazie al cinguettio degli uccelli e alle dolci note di flauto e violino che descrivono un luogo ameno, privo di preoccupazioni. Si eleva come un boato successivamente il growl del cantante mentre i toni, pur conservando il loro lato folkloristico, sono soggetti ad un costante inasprimento. Gli strumenti folkloristici come lo schiaccia-pensieri (sempre campionati grazie alla tastiera) sovrastano un’altra parte calma. Essa è solo il preludio  alla vera anima del pezzo che riprendendo la struttura portante presenta in supplemento lo scandire della ritmica da parte della chitarra elettrica. Il ritornello è un duetto di voce pulita da parte del cantante secondario e del cantato in growl. Notiamo che lo stile si ispira moltissimo al folk scandinavo piuttosto che a quello spagnolo, al quale siamo stati abituati grazie ai Mago De Oz. La struttura procede linearmente tra sapori folkloristici e alcuni più “Heavyeggianti” mentre un secondo ritornello ci conduce a una sezione composta da due parti: la prima in palm muting, arricchita dalle timide tastiere in sottofondo e la seconda che è essenzialmente una ripresa del tema principale, dominato dal violino. Tutto però si placa e quest’ultimo strumento diventa il sottofondo della chitarra acustica, in quel che è un vero e proprio mini-assolo. Ciò, però, ci riporta a un ulteriore refrain che non presenta nessuna differenza rispetto a quelli precedenti. La fine è brusca e il pezzo si conclude proprio al termine di questo ritornello. I Northland ci evocano nella intro un’atmosfera tranquilla e pacata che si alza sempre più di tono. Il pezzo non presenta attimi concitati proprio perché è quello che ci vogliono comunicare: l’inizio della fine. Notiamo, infatti, che il brano si alza di intensità ma senza mai toccare drammaticità elevate ma rimanendo sempre nei limiti, evocando però una sorta di ansia “interiore”. In effetti la natura, soggiogata da moltissimi anni dall’umanità, decide di risvegliarsi e di ottenere la sua rivincita, sottomettendo gli uomini e provocando la cosiddetta rinascita. È un quadro apocalittico quello che i Northland ci propongono, grazie a un continuo scambio di battute tra gli uomini e la natura che si evincono dal testo. I primi sono sbigottiti e rassegnati di fronte a questa potente ed incontrastabile forza colma di vendetta, mentre la seconda minaccia apertamente l’umanità: gli imperi crolleranno, il fuoco cadrà sugli uomini come pioggia, tutto sarà destinato a finire. Questo brano rappresenta quindi l’inizio della devastazione e di un nuovo regime. L’umanità è colpevole di aver maltrattato e disonorato ciò che gli ha dato vita. Questi riferimenti sono dei chiari simboli della matrice pagana della band, un contesto in cui l’uomo è a diretto contatto con la natura ed essa è addirittura personificata e divinizzata. Bloodred Sunrise è un brano dai toni più aspri e dal sapore prettamente più Melodic Death e meno Folk rispetto al precedente pezzo. Le atmosfere diventano più drammatiche e il violino scandisce note malinconiche mentre è sorretto dal palm-muting in sottosfondo. Il growl acido del cantante si snoda tra le varie note dal sapore folkloristico mentre le ritmiche sono battenti e incessanti. Nella ispirazione vocale c’è un leggero rimando allo stile canoro del caro Bjorn Strid dei Soilwork, una garanzia di qualità. Il ritornello è preceduto da una parte in cantato pulito subito seguita da un’altra performance in growl e da alcuni piccoli coretti sullo sfondo. Gli strumenti tipici del folklore sono tutti evocati dalla tastiera che svolge un ruolo magistrale in questo compito. Il brano non presenta variazioni di rilievo sul tema musicale fatta eccezione per un piccolo breakdown in cui è accentuata la componente folk che avrà pieno rilievo in una sezione calma, condita dall’acustica. I toni si fanno leggermente più agitati grazie ad un frenetico solo di violino che precede un nuovo ritornello. Questo, a differenza del primo, presenta un rallentamento nella prima parte (quella in pulito, per intenderci) per poi procedere regolarmente in quella in growl. I toni sono malinconici e non presentano modifiche degne di nota, poiché il brano si mantiene circa tutto sugli stessi livelli di intensità.  Questo pezzo descrive uno scenario violento in cui un soldato dalla spada insanguinata uccide chiunque si ponga sul suo cammino. Probabilmente quest’essere è la personificazione della vendetta della natura  che, colma di odio per il genere umano, cerca di far piombare l’uomo in un vero e proprio incubo. Sulle lyrics sono posti accenti sui concetti di morte e rinascita poiché il soldato è morto, ma rinasce continuamente. L’atmosfera che si evince dal tutto è di pura misantropia e odio, anche se la vera apocalisse non è ancora iniziata poiché tutto rimane sul piano evanescente delle minacce. Queste si concretizzeranno nei pezzi successivi con l’ascesa sempre più minacciosa delle forze naturali. Notiamo anche come ora la focalizzazione sia singola rispetto a quella duplice del primo brano. In quest’ultimo, infatti, erano presentati entrambi i punti di vista, sia della natura che dell’umanità, mentre adesso si accendono i riflettori più sullo sgomento e sulla paura degli uomini, prede di questo soldato. Together We Dieinizia con un leggero e rassegnato arpeggio di acustica sovrastato dalla tastiera che evoca, come al solito, strumenti folkloristici. Questo brano ha una struttura ancora più semplice dei precedenti, poiché i Northland decidono di vertere sulla stessa struttura più o meno per tutta la durata del pezzo in questione. Il ritornello è preceduto da una parte in cantato pulito (sembra essere una costante finora nel loro stile) ed è diviso in due da un growl sorretto da un piccolo coro in sottofondo. Successivamente è la volta della seconda strofa, che segue le convenzioni della prima e che vede il solito cantato growl. Verso il secondo minuto della track c’è una parte folkloristica decisamente calma, capitanata dalle note del violino. I Northland, in questo modo, evocano fortemente atmosfere pagane dedite al culto della natura le cui accezioni apocalittiche sono evidenziate dagli influssi death metal melodici disseminati nel pezzo. Come se le due anime musicali fossero una sorta di Yin e Yang: la bellezza della natura è rappresentata dal Folk, la sua furia dal melodeath. Una vera e propria “divisione”, assai funzionale alla loro proposta e al messaggio che intendono comunicare. La conclusione è una delle più classiche, brusca, proprio alla fine dell’ultima nota di chitarra ritmica. Il punto di vista delle lyrics si sposta nuovamente sull’umanità, questa volta è un vero e proprio grido di battaglia che conduce gli uomini a sguainare la spada ed a cercare di avere, per lo meno, un senso di comunità reciproca. Nel testo, infatti, si evidenzia il fatto che tutti moriranno insieme nel caso in cui l’apocalisse diverrà realtà. L’atteggiamento rassegnato degli uomini della prima track lascia il posto ad una rinnovata speranza guidata dall’istinto di sopravvivenza e dalla volontà di vincere il nemico. I Northland, inoltre, evidenziano un concetto importante: gli Dei sono a favore degli uomini. La natura, in questo caso, è qualcosa di totalmente opposto alla matrice divina e agisce solo in virtù dell’odio e del risentimento. La formazione, inoltre, non si ferma qui: evidenziando il concetto di morte, essa comunica in qualche modo che la fine incombente è in fin dei conti un elemento imprescindibile del ciclo della vita che è composto, appunto, da caduta e resurrezione. La quarta traccia, The Rite,  è una strumentale (una intro per la traccia seguente, più che un pezzo a sé stante) ed inizia con alcune timidissime note di chitarra acustica ed il rumore del crepitio del fuoco (in netta contrapposizione con la calma con la quale veniva introdotta la prima track). Le note aumentano sempre di più di intensità  e l’atmosfera evocata è proprio quella dell’avvenire di un vero e proprio rituale, svolto all’aperto, con la presenza del fuoco, maestro cerimoniere di tutti questi “sabba”. È il pathos finale ad annunciarci il momento propizio per l’esecuzione del rito: il violino, imperante, si muove tra gli accordi armoniosi di chitarra classica ma l’ultima nota lascia tutto in sospeso, continuerà il tutto nella prossima traccia?  E infatti è proprio così: Fury's Unleashed  è proprio la continuazione naturale alla precedente strumentale. Questo proseguimento, però, non avviene come ci aspettavamo poiché sin dal primo secondo assistiamo ad un’esplosione ferocissima di forza strumentale. Siamo di fronte a un brano che è così grintoso da presentare, addirittura, alcuni riferimenti Thrash e Power Metal. I primi istanti sono conditi dal growl del cantante e da ritmiche di batteria serratissime di chiara ispirazione Thrash. Le influenze Power, invece, si sentono molto forti al di là del primo minuto, momento in cui queste influenze si uniscono con le inconfondibili atmosfere folkloristiche. Il ritornello è un chiaro esempio di ciò poiché si aggiungono, inoltre, alcuni riferimenti Epic Metal , i quali sono sempre una piacevole sorpresa. Il brano si rivela un’ottima prova poiché i vari strumenti evocati dalla tastiera si fondono con le atmosfere e creano un ambiente tragico e paganeggiante. Il ritmo si placa, lo schiaccia-pensieri è imperante e una risata funge da preludio di una nuova sezione puramente Thrash Metal, condita come sempre dal cantato estremo di Murillo. Il ritornello, come abbiamo già potuto udire, presenta la voce pulita ed anche la presenza di un suono che rimanda, oltre che all'onnipresente violino, al fagotto. È il riff iniziale a concludere questo brano dalla chiara struttura circolare. Il punto di vista si sposta di nuovo sulla natura. Colma di rabbia e vendetta inizia a scatenare le sue malefiche creature in modo da poter distruggere gli uomini. Il teatro descritto è sempre molto tragico e nefasto: a questo punto, le varie bestie attaccheranno e condurranno gli uomini alla deriva e all’oscurità, consentendo una vera rinascita attraverso lo sterminio. Riflettendo su ciò, notiamo nel testo la presenza di quelle idee che hanno contraddistinto personaggi come Schopenhauer e Leopardi: la natura è egoista e pensa alla sua autoconservazione non curandosi di distruggere altri essere umani. Anzi, il fatto che alcune forme viventi vengano soggiogate permette ad altre di sopravvivere e, appunto, rinascere. È questa l’idea su sui i Northland pongono spesso l’accento. È la motivazione, ad essere diversa: la causa di questo atteggiamento non è insito nella natura stessa ma è dovuto appunto alle angherie che essa ha subito nel corso degli anni. Il ciclo finale è quindi il seguente: vita degli uomini – morte della natura – morte degli uomini – rinascita della natura. Duskriders inizia con malinconici arpeggi di chitarra acustica dal solito sapore folkloristico. La intro, in seguito, si snoda per qualche secondo su binari molto atmosferici per poi procedere con un innalzamento dei toni. I ritmi si fanno, come sempre, un po’ più movimentati e si erge il cantato growl molto acido del cantante. A questo punto il brano si imposta sempre sul duetto tra quest’ultima voce ed il cantato pulito. Alcune note di tastiera impreziosiscono questo delizioso mix di generi, ed  alcune altre in tremolo-picking precedono un leggero blast beat che poi, successivamente, conduce ad una sezione più calma, dominata dal violino. Il cantato si erge di nuovo sulle note ed il duetto raggiunge livelli ottimi di sinergia. È la volta, quindi, di un breakdown dove l’atmosfera prende il posto di tutti gli strumenti. Il piano in sottofondo, struggente, è l’ideale “tappeto” musicale per delle drammatiche note di violino. I Ruoli si scambiano: il piano prende il ruolo primario, quasi come se il violino fosse andato in dissolvenza. L’alternanza si sente fortemente fino a che alcune battute di chitarra ci riportano alla realtà dominata dall’apocalisse. I cori in sottofondo ci regalano degli attimi sinfonici di classe, mentre la voce pulita, emozionante, si scambia continuamente con il growl acido ma cupo. In sottofondo possiamo avvertire delle piccole note di piano  e l’ultima strofa ci conduce anche al ritornello finale che, però, è il prologo per un blast beat sorretto da note di violino che ci porta alla fine del pezzo. Il tramonto è la transizione tra il giorno e la notte e questo evoca chiaramente il passaggio dalla vita alla morte.  L’uomo tenta di sottrarsi alla morte cercando sempre la luce del giorno ma è innegabile che, pur fuggendo verso strade lontane, la notte è destinata sempre ad arrivare, incondizionatamente. Il genere umano, perciò, è condannato alla morte.. così come il tutto è destinato, successivamente, ad una nuova vita. Potremmo definire questo album dei Northland e questo pezzo in particolare come la manifestazione in musica del concetto di Panta Rei (“tutto scorre”) espresso dal filosofo Eraclito: poiché tra i contrari c’è sempre movimento, il passaggio da un opposto all’altro è la ragione e il minimo comun denominatore di tutte le cose del mondo, il principio primo, il cosiddetto arché. Ma quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento, inseriti in questa condizione? I Northland, stranamente, ci lasciano un consiglio: “non guardare indietro, continua ad andare avanti, lascia indietro le tue paure perché un giorno troverai il tuo posto”. Dobbiamo accettare la nostra condizione poiché essa è inevitabile, perciò dobbiamo cercare di combattere la morte anche se siamo condannati, in ogni caso, ad abbracciarla. Spirit in Darknessè la settima traccia e si apre subito con alcune note di violino sostenute dalla chitarra ritmica. Segue poi il cantato growl acido e sprezzante mentre la tastiera si destreggia in alcuni segmenti folkloristici. Un breve breakdown ci divide dalla seconda sezione che, pur riprendendo inizialmente il tema principale, ci mostra un’insolita performance in scream, elemento non convenzionale nel death metal. Il ritornello caratterizzato dall’armoniosità del cantato pulito è, come abbiamo sentito spesso, seguito da una parte breve in growl. Non abbiamo notato assoli in questo disco fino a questo punto: la chitarra si destreggia nel pezzo producendo un bellissimo solo che è coerente con la struttura generale. Un’altra strofa ci porta, poi, a un nuovo breakdown atmosferico guidato dagli accordi armoniosi della chitarra acustica sui quali, poi, si leva un growl acido ed un nuovo ritornello. Il conclusivo momento di violino ci porta alla fine di questo pezzo molto malinconico. Questa settima track è molto introspettiva, poiché già dal titolo si comprende come i Northland vogliano analizzare gli stati d’animo degli uomini destinati alla morte. Mentre l’oscurità si avvicina sempre più e l’ultimo spiraglio di luce della luna inizia a dissolversi, l’uomo cerca disperatamente di sfuggire a questo destino cercando una via di fuga. In questa visione si riscontra una forte concezione titanica della realtà, dilaniata tra il conflitto fra la vita e la morte. L’umanità però non si tira indietro: vuole scalare montagne, raggiungere la vittoria e, magari, sconfiggere la fine di tutte le cose. Tramite la morte, infatti, si rinasce e il proprio nome rimane scolpito negli annali poiché, secondo i Northland, non esiste una vera e propria conclusione ma tutto segue una spirale che si avvolgerà sempre su se stessa, tornando al punto di partenza. Whispers in the Wind inizia con un leggero blast beat che sfocia in una buona scala di note di chitarra. Lo stile segue molto le ispirazioni di gruppi come Suidakra, Norther e Kalmah, ispirazioni condite, come abbiamo più volte notato, da quella vena folk che scaturisce dalla tastiera e dal violino. Il ritmo è molto frenetico e il pezzo si muove sulle linee Melodic Death Metal convenzionali. Il ritornello è caratterizzato sempre da una parte in pulito e da una in growl che precede un breakdown. La chitarra si eleva su tutto, i powerchords duri e martellanti precedono una parte di violino. Lo stile del cantante, come in tutto il disco, si alterna su diverse tipologie di growl, dalle meno acide a quelle che rimembrano quasi degli scream. Il brano però ha delle differenze rispetto ai precedenti: da notare la splendida sezione di basso e l’assolo di chitarra che donano al pezzo tutto veramente un buon “tocco”, particolare e molto gradevole. Un ultimo ritornello ci porta alla fine, brusca ma ad effetto, di una canzone che ha dimostrato una buona maturità stilistica. Leggendo le lyrics per renderci conto delle tematiche di questa ottava track del platter, potremmo fare un paragone con “Take Your Tyrant dei Tyr”, un brano che, appunto, dimostra la volontà del popolo di distruggere il proprio tiranno. La canzone rappresenta, infatti, un vero e proprio grido di guerra volto all’abbattimento delle forze tiranniche. Nel puro spirito pagano i Northland sono favorevoli al combattimento per una giusta causa: lo spodestamento delle forze ostili e la vittoria della verità sulle false costrizioni del mondo. Si riprendono un po’ anche quei concetti che hanno caratterizzato la precedente canzone e “Duskriders”, ovvero quelli del non tirarsi indietro, di non accettare subitaneamente il proprio destino ma cercare sempre di volgerlo a proprio favore. La carica vitalistica di quest’album è quella che scaturisce da un conflitto perenne contro la morte, un conflitto che non può che portare alla ribellione. Questi urli di battaglia, appunto, rappresentano i sussurri nel vento che, seppur accennati, si odono rapidamente e lasciano già un segno. Ed eccoci quindi alla titletrack Downfall & Rebirth, il vero e proprio gioiello di questo platter. Non solo è la traccia più lunga ma anche quella che presenta le maggiori complessità. Delle note apocalittiche scandite da una campana aprono questo epico pezzo, e la lunga intro accompagnata da una solenne voce ci apre letteralmente la porta per portarci al cospetto di uno scontro a dir poco leggendario. Questa intro si fa sempre più evanescente, per poi sfociare prepotentemente in un violento scream farcito dal blast beat e dalle note di violino. Nella titletrack coesistono emblematicamente vita e morte anche dal punto di vista strumentale, grazie al bipolarismo che stiamo notando nello stile di quest’album. Da una parte gli strumenti folkloristici simboleggiano la vita che si erge sopra la morte, rappresentata, appunto, dagli influssi death immancabili. Nel pezzo ci sono attimi di tutti tipi: dallo spazio dedicato alle note di piano ai cori popolari, passando per una sezione calma in unplugged, evocativa e struggente, che rappresenta uno degli attimi migliori del disco. Le parti di tastiera si fondono perfettamente con i due tipi di cantato e con il tema generale. La parte musicale è tutta corrispondente alla visione tematica del cosmo secondo i Northland e notiamo, infatti, che i suoni più dolci si alternano ciclicamente con quelli aspri e duri. Si sentono vene epic metal, power e alcuni riferimenti, addirittura, al black metal. Il ritornello finale segue la stessa struttura degli altri, alzando l’altezza delle note. La conclusione è rappresentata da un evanescente suono di campana che chiude il cerchio iniziato dalla intro, che a sua volta presentava questi rintocchi.  Questo pezzo rappresenta l’emblema tematico di tutto il platter, poiché qui notiamo i vari temi prendere forma e concretizzarsi. La natura svegliatasi nella track 1 esprime tutta la sua volontà di distruggere il genere umano, reo di averla schiavizzata e torturata per anni. Essa vuole portare l’oscurità nel mondo per annichilire ogni uomo e far nascere una nuova vita. È come la dantesca legge del contrappasso: a uguale colpa corrisponde uguale punizione. Ma affinché le forze naturali si risveglino è necessario che quelle umane sopperiscano perché solo la morte può portare nuova vita. E i Northland ci descrivono tutto con toni tragici e apocalittici, utilizzando terminologie disperate, periodi drammatici e, soprattutto, molto misantropici. La natura continua a minacciare e a portare in alto il suo regno di terrore, metodo indispensabile per riportare l’ordine e la pace dopo anni di tribolazioni. Moonlight Spell ci porta verso atmosfere notturne grazie al soprano femminile, evocativo e struggente al punto giusto (la voce che udiamo è di Lady Morte, cantante del gruppo Trobar de Morte). Il brano si presenta essenzialmente come una ballata folk che trascina l’ascoltatore verso atmosfere calme ma evanescenti. Dopo il caos scatenato dalla natura nello scorso pezzo, i Northland ci regalano questa tranquillità, sinonimo di nuova vita. Il creazionismo che si oppone al catastrofismo, il giorno che contrasta la notte. Per questo motivo le melodie sono più pacate grazie anche allo scambio di voci maschili e femminili. Il pezzo è caratterizzato essenzialmente da delicate note di violino sorrette da arpeggi e accordi di chitarra acustica. La ballata si mostra molto lineare mentre un effetto sonoro magico ed evocativo, seguito dal suono del canto delle cicale, conclude questo interessante pezzo, lineare e delicato ma non certo da ignorare, anzi. Come già ampiamente ribadito, è proprio sull’alternarsi dei toni che questo album sta costruendo la sua fortuna. La calma drammatica di questa canzone è la naturale conseguenza ai toni accesi e catastrofici della titletrack. I bambini della notte, figli del fato, sono cullati da questa oscurità che, dopo aver portato morte, si mostra stranamente rassicurante e confortevole. Questo è proprio ciò che i Northland vogliono esprimere: c’è vita nella morte, morte nella vita. Tutto il mondo è costituito da una visione complementare, un po’ come lo Yin e Yang, appunto. A un determinato avvenimento segue sempre una conseguenza che riporta il tutto alla condizione iniziale ma che, allo stesso tempo, è il trampolino di lancio per passare di nuovo sull’asse opposto. Questa distruzione, in questa  canzone, sta portando a nuova vita e prosperità. Ed infatti, la conclusiva Newborn Star è la conclusione perfetta per questo disco dalla struttura ciclica. L’aggressività presente nelle precedenti tracks fa spazio a dei toni folkloristici più tranquilli e pacati. Dopo questa intro dominata dal violino, il pezzo si snoda tra power-chord e piccole note di synth. Il cantato si erge con il suo solito growl a volte acido a volte meno, mentre la composizione generale si muove sulle linee già riscontrate precedentemente. Il pezzo, molto lineare, si muove su strutture semplici e immediate anche se le note di violino aggiungono sempre una particolare raffinatezza. I blast beat appena accennati e ispirati alle metriche Power Metal accentuano la velocità in alcuni istanti. Vi è sempre l’alternanza tra il cantato pulito e quello più estremo anche se, strumentalmente, vince più la pacatezza, simbolo di un ritrovato equilibrio. Alcuni effetti atmosferici accompagnati da una conclusiva nota di violino concludono questo brano dai tocchi sicuramente più speranzosi, più ottimistici, lontani dal cupo pessimismo e dalla triste rassegnazione che abbiamo avuto modo di udire in altri frangenti. Ed eccoci, quindi, alla conclusione della storia di questo platter, snodatasi man mano in queste undici tracks. “Newborn Star” rappresenta quindi la chiusura di questo ciclo che passa incessantemente dalla vita alla morte. La natura si è vendicata dei torti subiti annichilendo le proprie creature ma ciò non ha generato un’atmosfera di distruzione. Infatti, coerentemente con il pensiero della band, il disco ci ha rivelato la vera conclusione di questa storia: la creazione di un nuovo equilibrio che, attraverso la creazione, porta alla formazione di una rinata essenza globale. Si evidenzia comunque che le fiamme della vita e della morte saranno sempre destinate a lottare ai confini del cosmo; questa costante diatriba, in futuro, porterà a una nuova distruzione alla quale seguirà un’ulteriore rinascita, appunto, “Downfall & Rebirth”, come dice saggiamente il titolo del disco.  Risentendo nuovamente questo disco potremo tornare al punto di partenza e avvertire nuovamente le stesse emozioni che ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio.



Giunti alla fine di questo viaggio emozionante e filosofico, possiamo sicuramente affermare che i Northland si confermano come una realtà molto promettente. Dopo la precedente release gli ispanici sorprendono notevolmente le aspettative garantendo un prodotto di qualità dal punto di vista tematico e strutturale. L’inserto di elementi molto folkloristici aggiunge un tocco di drammaticità ed epicità a tutte le track analizzate e lo stile, seppur non notevolmente originale, è affrontato in un modo molto personale e azzeccato. Un neo di questo disco è l’essere diviso in due parti: la prima metà dell’album, infatti, possiede minore originalità e mordente rispetto alla seconda capitanata da un capolavoro di canzone come “Downfall & Rebirth”. Il cantante offre una valida prestazione, seppur non eccelsa, mentre la chitarra è leggermente oscurata dagli altri strumenti. Questo disco può essere ritenuto leggermente noioso per quanto concerne i primi brani, se non lo si affronta con l’ottica giusta. Assaporando la validità tematica della band spagnola e il modo in cui vengono affrontati musicalmente i concetti si coglie, però, una genialità non indifferente. La scelta del ciclo infinito tra vita e morte nasconde senz’ombra di dubbio un valido studio filosofico che affonda le sue radici anche nel mondo pagano, da sempre molto attento ed attaccato a determinate tematiche. Citabile è, inoltre, la track “Duskriders”, un’ottima prova da parte di Northland. Certamente alcuni pezzi necessiterebbero di una valorizzazione leggermente maggiore ma il lavoro offerto è comunque di buonissima qualità e capace di attirare molti fan. La tradizione metal spagnola non è una delle mie preferite, ma questa formazione ha tutte le carte in regola per poter utilizzare le proprie abilità più che vantaggiosamente. Per questo promuovo tanto questo disco e spero che i Northland possano ripetere la magia tematica e strutturale che ci ha offerto questo “Downfall & Rebirth” con il piccolo appunto di apportare le dovute migliorie. Quindi, se apprezzate questo genere, potete sicuramente dedicare anche un secondo ascolto al disco e, chissà, magari questo infinito ciclo potrebbe costringervi anche al terzo, al quarto, al quinto e così via.. questo, però, sta a voi valutarlo.

 


1) When Nature Awakes
2) Bloodred Sunrise
3) Together We Rise
4) The Rite
5) Fury's Unleashed
6) Duskriders
7) Spirit in Darkness
8) Whispers in the Wind
9) Downfall and Rebirth
10) Moonlight Spell
11) Newborn Star