NOISE POLLUTION

Noise Pollution

2011 - Pirames International Label

A CURA DI
CESARE VACCARI
22/04/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Bologna, per tradizione, è sempre stata una delle città più attive dal punto di vista musicale, dando i natali a bands storiche per l'heavy metal italiano, come Crying Steel, Danger Zone, Rain, etc. In più offre una serie di locali dove suonare metal è una consuetudine, e non un'eccezione, come capita invece in tante altre realtà della nostra penisola. Anche in questi altimi anni la voglia di esprimersi attraverso la nostra musica preferita non è venuta a mancare nel capoluogo Emiliano e nuove band promettenti e preparate spuntano dall'underground con la giusta pretesa di affermarsi non solo a livello locale. Questo vale ovviamente anche per i protagonisti di questa rece,  i Noise Pollution. Nonostante, con molta probabilità, negli anni '80 questi cinque ragazzi fossero tutti impegnati ad adempiere ai loro doveri nella scuola dell'obligo, quando nel 2006 decidono di mettersi insieme e di suonare metal, la scelta del genere da cui prendere spunto è proprio il glam rock e l'hair metal di quegli anni, diventato evidentemente in maniera definitiva ed indelebile parte del loro DNA. Il primo demo "Don't Stop Me Baby" è un tributo a quella musica. Poi la crescita, sia anagrafica che artistica, porta a voler metter qualcosa di più personale in quello che si suona, e stabilizzata la formazione a cinque con Ame alla voce, Andre e John Rizio alle chitarre, Wynny al basso e Gaio alla batteria, nasce questo loro album d'esordio omonimo sotto la guida di Ronny Aglietti alla produzione Le influenze che hanno contaminato il glam anni '80, che rimane comunque il punto di partenza più evidente di ogni composizione, provengono da tutte le sfacettature del metal e a volte anche dal punk rock. Nonostante la band si riconosca adesso piu' in formazioni come Hardcore Superstar o 69 Eyes, a me sembra che il risultato ottenuto sia ancora molto vicino al glam ma con le sonorità crude e moderne tipiche dei prodotti di questo genere usciti nel nuovo millennio, vedi "Saints Of Los Angeles" del Motley su tutti. Confesso di non essere un grande fan di H.S. o 69 Eyes, che ho visto anche dal vivo senza aver gridato al miracolo subito dopo, e sinceramente il lavoro dei Noise Pollution mi piace di piu' di quelli delle bands sopracitate. La produzione è ben curata: ottimi e potenti i suoni delle chitarre, tellurico il basso e naturale la voce senza l'iterferenza eccessiva di effetti o filtri. Solo la batteria non mi piace al 100%. A volte la cassa viene assorbita dall'insieme e il lavoro del drummer si impasta un po' con il resto, forse anche a causa del rullante dal suono un po' "piccolo"... ma probabilmente è questione di gusti personali. Nonostante "Black Circus", la canzone d'apertura dell'album, sia non priva di carica e ben costruita, non contiene a mio parere tutte le caratteristiche per "spaccare"...

Normalmente la prima traccia di un CD viene scelta in modo da dare una botta nei denti all'ascoltatore, da lasciarlo senza fiato in modo da invogliarlo all'acquisto o all'ascolto del resto dell'album. A mio parere "Kill Your Fate", traccia otto, dal tiro micidiale e dal ritornello immediatamente memorizzabile e dal testo sfacciato, come start up avrebbe mietuto molte più vittime. E' probabilmente la composizione meglio riuscita dell'album, anche per il funambolico assolo di chitarra che la caratterizza. Iin generale io avrei invertito l'ordine della canzoni. Le prime cinque, pur non essendo male, risultano molto slegate l'una dall'altra e mettono in evidenze una mancanza di continuità tra di loro. Capisco che le influenze che contaminano la musica dei Noise Polution siano tante, ma un minimo di filo conduttore ci vuole, e io in queste tracce faccio fatica a trovarlo. Discorso molto diverso per le composizioni dalla sei alla dieci, dove la band sembra trasformarsi e il CD decolla proponendo cinque canzoni di ottimo livello, cariche e sporche al punto giusto. A partire da "Wait For Me", una "quasi" ballata, in cui parti molto distorte si alternano a episodi più tranquilli e melodici, dove le voci, arrangiate veramente bene, la fanno da padrone. Molto coinvolgente e adrenalinica "Hypnotic Poison", presente anche su YouTube con un video promozionale. Verrete investiti da una scarica di stacchi e cambi di tempo da cardiopalma di grande effetto. Bella la voce di Ame, che in tutto l'album trova sempre l'interpretazione giusta in tutte le situazioni, che vi posso assicurare, nell'arco degli oltre 36 minuti del CD sono veramente tante e molto diverse da canzone a canzone. A volte mi ricorda Stephen Percy dei Ratt, altre in cui è necessaria più aggressività mi porta alla mente John Bush nelle sue performance con Armored Saint piuttosto che quello dell'epoca Anthrax. Il primo mitico album dei Mind Funk mi torna alla mente ascoltando l'aggressiva e sporca "I Want You Dead", sempre piena di ricercati intrecci vocali. Più legata al metal anni '80 la comclusiva "King Of The Road", caraterizzata da un bel riff di chitarra e dal coro del ritornello che si ricorda immediatamente.

Purtroppo non mi hanno colpito allo stomaco allo stesso modo le rimanenti tracce; siamo sempre a buoni livelli ma non riescono a farsi ricordare, passando tra le orecchie in maniera indolore. Stiamo comunque parlando di un esordio di tutto rispetto e che giustamente sta' dando soddisfazione alla band, che ha potuto suonare come guest insieme a Black Stone Cherry, Hardcore Superstar e Deathstars.  Quindi questo è solo l'inizio, il meglio, come si dice , deve ancora venire.


1) Black Circus
2) Big Bang Bunny
3) Noise
4) Perverse Teenage
5) Know Your Name
6) Wait For Me
7) Hyptnotic Poison
8) Kill Your Fate
9) I Want You Dead
10) King Of The Road