Nocturne

Mother

2012 - Self

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
02/02/2014
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione


Cominciare un’avventura musicale con un genere per poi cambiarlo totalmente nel corso degli anni, è quello che succede a molte band, anche a livello internazionale. I Nocturne nascono come gruppo a Torino nel 1999, per mano del chitarrista e compositore Davide Masuelli. Il progetto iniziale ha cercato una fusione tra musica dark ambient e gothic rock, al fine di emanare sensazioni in maniera del tutto strumentale. La formazione originale vedeva Masuelli e Massimo Cannoniero rispettivamente alla chitarra ritmica ed a quella solista, al basso c’era Luca Ramasso. Le prime composizioni non raggiungono l’esito sperato, e tra i membri della band incominciano delle divergenze sul piano musicale, poiché si indirizzano verso un sound thrash, tralasciando il dark e gothic. Il processo di creazione continua e Davide nel 2008 ha pronti quattro brani, che vista l’impronta decisamente più metal, richiede il contributo di un cantato. Masuelli incontra Andreas Polito, musicista e fonico presso il ROCK LAB di Torino, il quale ha lavorato nel suo studio con Fabio Lione, John Macaluso, Marco Minnemann e Ricardo Confessori. Questo incontro segna una svolta nel progetto Nocturne; da quel momento Davide provvede alla scrittura della musica ed Andreas alla stesura e registrazione delle parti vocali, assegnate al vocalist Ralkeon, cantante degli Opening Scenery e degli Eterna (il gruppo del tastierista dei Vision Divine, Alessio Lucatti), Luca Ramasso invece passa ad occuparsi delle liriche. Nel 2010 il primo demo autoprodotto dei Nocturne esce col titolo Where the Shadows Stalk, e contiene quattro tracce per una durata di quasi 12 min. Il primo lavoro raggiunge consensi positivi che portano i Nocturne a lavorare ad un secondo capitolo. Vengono composte così altre cinque canzoni, per le quali Ramasso si occupa nuovamente dei testi. Masuelli vuole dare un volto più professionale alle nuove composizioni, e decide quindi di avvalersi delle capacità di polistrumentista di Polito, al quale affida l’esecuzione delle parti di chitarra e basso, e la programmazione di batteria e tastiera, oltre che al rinnovo del ruolo come ingegnere de suono e curatore delle linee vocali, nuovamente interpretate da Ralkeon. Mother esce nel 2012, e comprende la partecipazione di un ospite d’onore, il batterista John Macaluso, che nelle tracce Mother e Along the Road, collabora attivamente alla stesura del songwriting. L’ep autoprodotto contiene cinque brani per una durata di 20 min. e 34 sec.



A cavallo tra il death ed il thrash melodico, troviamo anche inserti elettronici e dal sapore progressive. L’ep si apre con il brano "Fate of the Damned", tutti gli strumenti sono chiamati in causa già dall’inizio. Doppia chitarra, la prima con suono molto basso si contrappone all’altra dal suono più alto, colpi di doppio pedale accompagnano un riff tanto semplice quanto convincente. Il cantante entra in scena con la sua voce sporca e profonda, è per me in effetti una bella scoperta. L’andamento ritmico prosegue con coerenza e piuttosto placidamente, con deliziose note di basso ad aprire la strada, all’evoluzione della chitarra in una serie di assoli coinvolgenti. Il bilanciamento di ogni strumento è perfetto, accordandosi simbioticamente con la linea vocale. Il destino dei dannati è questo il titolo dato ad un brano, nelle cui liriche si parla della condizione odierna dell’essere umano, preso in giro dai potenti della società, il cui destino per tutti però è il medesimo e cioè la morte. In cosa credere? In cosa sperare? Miseria e dolore sono i “premi” per il coraggio di affrontare questa esistenza. Tastiere e sintetizzatore danno l’attacco a "Solitary War". Sensazioni prog si palesano in questa traccia, così come un mood di stampo space rock. Le idee se prese singolarmente, sono anche apprezzabili e tutto sommato nel complesso la traccia funziona. Ma non decolla. In particolare la parte vocale “camuffata” da effetto sul finire della canzone, trovo sia troppo sopra le righe, se pur in linea con il tema sonoro. Non arrendersi al proprio destino, scommettere sul proprio futuro nonostante l’esserne impaurito. Ergersi di fronte a chi ci può sembrare più grande e potente di noi, ed affrontarlo con l’aiuto della propria fede. Questo è il significato che ho colto nelle liriche della song. Una visione brutalmente realistica della realtà, come nel pezzo precedente, ma con uno sguardo positivo sul cambiare delle cose. Il suono si pulisce dagli effetti estremamente synth, trovando qualche sprazzo a circa metà canzone, dove le chitarre eseguono un balletto inizialmente decadente, per poi rinverdirsi con veemenza. Ralkeon dimostra le sue doti canore, con interpretazione convincente e camaleontica nei limiti consentiti dal genere e dalla linea vocale. "Break the Wire" è la traccia più lunga di questo ep, 5 min. e 30 sec. Composizione accattivante, linea vocale azzeccata in ogni sua interpretazione. Il combo delle due chitarre delizia l’udito e la batteria non è da meno. Gli effetti elettronici si palesano all’incirca a metà brano, e sono il preludio agli ombrosi riff di chitarra ritmica, li dove la solista produce delle note che sembrano vere e proprie frenate! La melodia è facilissima da memorizzare, mi sono bastati un paio di ascolti, per iniziare a canticchiarla. Segno questo non solo di un gusto personale, ma di un songwriting che funziona alla perfezione. L’articolata ritmica musicale è la rappresentazione in note delle liriche. Spogliarsi della “normalità” ipocrita in cui si vive, per abbandonandosi all’irrazionalità. Vivere spingendosi oltre il lume della ragione, per non mentire a se stessi. Che dire della title track dell’ep, "Mother"? Breve, concisa, diretta, senza orpelli, se non per le velate inserzioni synth. Anche l’assolo fugace che conduce al termine del pezzo, si mostra incisivo ed eseguito con la disperazione che il testo ritrae. Il protagonista si rivolge a sua madre, le chiede scusa per essere l’uomo che è. Un uomo che ha perso se stesso, che non ha combattuto per paura di sbagliare. Vorrebbe ritrovarsi, rinascere e ricominciare, ma come si può lottare per un futuro che non esiste? La consapevolezza di essere il colpevole delle proprie scelte, porta il protagonista a dire a sua madre, che gli sbagli commessi saranno ancora compiuti. La conclusione di questo lavoro targato Nocturne, cavalca un’onda prog con elementi avant-garde. "Along the Road" ha una struttura solida sulla quale l’espressiva vocalità di Ralkeon si erge in tutto il suo splendore, accompagnata da suggestivi chorus di impronta epica. Densamente graffiata, profondamente rabbiosa la timbrica di Ralkeon, la cui camaleontica performance riesce a trasformarsi in voce pulita capace di coinvolgenti vocalizzi. Ottima combinazione, decisiva per dare stile e movimento. Di sicuro il suo tono cavernoso, è la caratteristica che meglio lo contraddistingue. Il tocco creativo ed interpretativo  di Macaluso alle pelli è di pregio, sicuramente. Così come l’esecuzione alle chitarre, in particolare quella solista, dove estro e tecnica sono messe in risalto con maestria. Il concetto descritto nelle liriche sembra un po’ il prosieguo della precedente traccia. Il pensiero del protagonista è rivolto alla vita, al viverla nel miglior modo possibile, quanto meno per cercare di sopravvivere. Nonostante ci abbia provato, si sente perso, e spera che le regole non adatte a lui possano essere sostituite con altre, per ricominciare da capo.



Il risultato dell’ep Mother è discreto, le idee ci sono, la creatività anche. Chiaramente è un ep, con soltanto cinque tracce ed i Nocturne dovranno ben presto dimostrare e confermare talento e potenzialità con un lavoro più lungo e completo. Cercando inoltre un punto focale per il sound, dal quale partire e sviluppare le composizioni, senza divagare troppo con esasperate sperimentazioni. Per quanto mi riguarda, ho ascoltato musica interessante e coinvolgente, per la quale i giudizi non possono che essere positivi.


1) Fate of the Damned
2) Solitary War
3) Break the Wire
4) Mother
5) Along the Road