NO ONE CARES

Dirty

2015 - QuaRock Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
28/07/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Nel 2012 un gruppo di ragazzi toscani, precisamente di Pistoia, decide di unire le proprie forze in un progetto musicale influenzato da vari movimenti e generi, ma caratterizzato da una spiccata personalità. Questo progetto si chiama No One Cares e Dirty è il nome del loro primissimo album. Inizialmente nata con una formazione a cinque elementi comprensivi di: Matteo Turi nel ruolo di vocalist, Andrea Gorini alla chitarra, Federico alla seconda chitarra, Andrea Moroni al basso ed Elena Giraldi alla batteria, devono presto far fronte alla defezione di Federico in quanto quest’ultimo decide di abbandonare definitivamente la band. I Nostri non si perdono d'animo e decidono di continuare il loro percorso con una sola chitarra, e quindi di dimostrare che le difficoltà si possono superare stando uniti, e soprattutto non mollando mai, neanche quando le cose si fanno complicate. Un nesso a queste considerazioni lo si può facilmente trovare anche analizzando bene la copertina del disco, dove troviamo un individuo con tanto di maschera anti radiazioni in una sorta di futuro post apocalittico, immerso in un panorama dove tutto sembra destinato a morire, fino a quando non trova un fiore in mezzo a delle macerie. Una speranza, un barlume di salvezza quando tutto sembra ormai perduto; ed è grazie quei momenti, mediante quelle piccole cose che finalmente possiamo capire la lezione fondamentale: anche quando tutto sembra volgere al peggio, esiste sempre un qualcosa che riesce a risollevare le sorti e ad invogliare ad andare avanti, dandoci una carica quasi insperata. Il percorso dunque continua, ed immediatamente le prime idee cariche di entusiasmo dei nostri ragazzi iniziano piano piano a prendere forma e di conseguenza, anche i primi brani iniziano a nascere con una velocità non indifferente. Viene rilasciato un primo EP e la band inizia a muoversi in modo frequente anche in ambito live, dove viene loro riconosciuta un'attitudine sicuramente vincente coadiuvata ad una proposta molto personale che mescola molto bene non solo le numerose influenze in ambito prettamente Metal, ma anche ad episodi che vanno a toccare anche altri generi come nel caso del rap. Infatti, da una parte troviamo Elena ed Andrea che il metal lo masticano alla perfezione, Moroni che possiede una conoscenza più classica e punk, e dall’altra Matteo che dimostra di avere più nelle sue corde sonorità moderne non disdegnando appunto, artisti rapper e musica a tutto tondo. Un misto, dunque, che viene assemblato con molta cura e soprattutto con molta personalità. La curiosità non puòche cresce a dismisura a questo punto, e noi siamo qui per raccontarvi minuziosamente il contenuto di un lavoro che saprà sicuramente stuzzicarvi.



Bored ha il delicato compito di aprire le danze e lo fa sicuramente nel migliore dei modi. Una chitarra iniziale impostata su toni medio/alti viene raggiunta da rintocchi continui di ride per poi esplodere in sonorità belle cariche di groove e sicuramente di notevole impatto. Quando viene proposta la prima strofa i toni si attenuano e salta subito all'orecchio la bella voce di Matteo che con molta disinvoltura convince fin da subito. Riesplode nuovamente il suono con velleità tipicamente metal, ed una sezione ritmica di grande spessore alimenta la potenza della song; risulta molto bello il ritmo imposto dai Nostri, da headbanging puro. Al minuto 1:34, la chitarra viene lasciata sola ma raggiunta a breve da Elena, che con il suo drum set riesce a donare una carica niente male picchiando duro sul proprio rullante. Arriva il momento del ritornello, e dobbiamo dire che risulta molto orecchiabile senza scadere mai nel banale. Le tempistiche si spostano più su sonorità moderne vicino al nu metal, diciamo, con rallentamenti e strumentazione cadenzata e pesantissima. La distorsione è convincente e ci troviamo ad aspettare che qualcosa sfoci da li a breve, e mentre siamo sospesi dall'attesa, ecco che si presenta un assolo molto convincente che sul finire riporta le tempistiche lente ed ossessive che caratterizzano questa parte di brano. Possiamo trovare verso il finale anche un basso particolarmente efficace, il quale in tre occasioni, viene lasciato protagonista complice l'interruzione improvvisa di chitarra e batteria. La song si conclude, e la prima impressione è quella di trovarci davanti ad un album particolare, e questo primo episodio non fa altro che alimentare la curiosità per capire effettivamente le varie sfumature che questo album ha da offrire. Il testo parla della stanchezza che ci portiamo dentro vivendo in questo mondo ed in questo modo. Ci sentiamo come chiusi in gabbia, incapaci di vivere una vita nostra e soprattutto vera, chiusi in una sorta di galera da cui solo chi ha la forza di reagire e di trovare positività riuscirà a venirne fuori. Ci sentiamo soffocare da tutte queste regole che ci vengono imposte contro la nostra volontà, ci sentiamo rinchiusi in un mondo di cui noi non sentiamo più di far parte. Dobbiamo trovare la nostra strada, non farcela indicare dagli altri; dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro istinto, la nostra natura e non di fare e pensare con la testa di chi vorrebbe decidere per noi. Una volta riusciti a fare ciò, incominceremo a vivere, a respirare ed a sentirci liberi; liberi di essere finalmente e una volta per tutte noi stessi. Arriviamo alla seconda traccia, ovvero First Last, e notiamo subito una chitarra fumante, con tanto di basso ben in evidenza e soprattutto un'ottima performance dietro le pelli di Elena che contribuisce in maniera importante a dare un'impronta pesante a questo inizio. Arriva puntuale il cantato di Matteo ed una prima strofa si incastona perfettamente con il resto della band. Dopo una leggerissima pausa con solo la chitarra di Andrea a rubare la scena, si riparte con un tripudio di piatti e colpi incostanti di batteria mentre il singer, con la sua voce particolare, ci delizia i padiglioni auricolari. Dopo un chorus in cui le voci si rincorrono e si sovrappongono, i toni si smorzano in maniera piuttosto decisa ed il lavoro della sezione ritmica viene esaltato dall'ottima produzione. Vi è una parte strumentale molto bella che richiama molto sonorità thrash, dove il doppio pedale viene usato in maniera sapiente, e troviamo un assolo molto particolare che a tratti raggiunge delle punte sonore altissime, per poi ritornare sui binari iniziali sempre mantenendo un ottimo impatto. Al minuto 3:50 la song sembra essere volta al termine, ma in realtà aspettando qualche secondo, veniamo travolti nuovamente da una potenza devastante dettata non dalla velocità di esecuzione del brano, ma al contrario da una lentezza sonora soffocante che richiama in qualche maniera certi episodi dei Machine Head, con una voce appena sussurrata che riesce nell'intento di creare un alone quasi misterioso e a tratti terrorizzante. Ottimo pezzo che non fa altro che confermare una buonissima prima impressione, ed invoglia sicuramente a proseguire con l'ascolto dell'album. Canzone pesante a livello strumentale, di forte impatto e con una buona personalità, senza tralasciare qualche colpo di scena come la sensazione appena descritta, dove il brano riparte quando si pensava fosse giunto al termine. Qui si parla di orgoglio, cosa assai rara di questi tempi e si cerca di recuperarlo in qualsiasi modo, prendendo anche del tempo. Al contempo, ci nascondiamo in un luogo sicuro, dover poter piangere senza che nessuno ci veda, e questo luogo è la nostra casa. Protetti dalle nostra mura, ci sentiamo sicuri da qualsiasi minaccia, ma questo comportamento va a cozzare sensibilmente con la nostra ricerca di forza interiore. Vivere è sostanzialmente un modo come un altro di morire, e purtroppo i deboli pensano a questo. Viene voglia di urlare, di reagire e di cercare di sopprimere quella debolezza che combatte continuamente con il nostro desiderio di rivincita. Dobbiamo cercare di sopprimere queste sensazioni negative e lasciare che le tossine oscure trovino la morte dentro di noi, lasciando spazio così a sentimenti positivi e alla voglia di andare avanti nonostante tutte le avversità che troveremo nel nostro cammino. Born For This si apre con un solo di basso dalla breve durata, che non fa altro che spianare la strada ai compagni e ad un urlo da parte di Matteo che dà il via effettivo alla song. La prima strofa fila via che è un piacere, mentre successivamente la velocità aumenta in maniera esponenziale ed anche la voce si fa più cruda. L'assolo proposto questa volta è breve ma schizofrenico, e se inizialmente le tempistiche non sono elevate, bisogna subito ricredersi sentendo il cambio di direzione che viene sparato dalla band. Ora arriviamo ad un punto secondo me cruciale, dove possiamo sentire una chitarra misteriosa, cupa ed accattivante che viene raggiunta da basso e da batteria praticamente perfetti, ma soprattutto da segnalare è l'ottima prova del singer che con una sorta di coro alza il livello qualitativo di questo momento. Ritroviamo a questo punto una base pesantissima, caratterizzata da un mid-tempo efficacissimo e da qualche trovata di doppia cassa niente male, dove si apprezza moltissimo la sezione ritmica, con il basso di Moroni che accentua la pesantezza del tutto e con il solito lavoro esemplare di Elena che con la sua doppia cassa macina legnate a ripetizione. Il brano si conclude con un suono leggero ed intimo di chitarra e possiamo tranquillamente parlare di uno dei pezzi migliori dell'intero album, dotato di una grande carica ed il pregio assoluto di saper coinvolgere l'ascoltatore. Il brano è una dichiarazione d'amore per la musica e per la vita sul palco. Nato per questo, per il palco, per la gente e per la musica. Ognuno di noi è nato per qualcosa, per compiere un percorso ben preciso ed esauriente; ecco, i nostri musicisti sono nati per stare sul palco. Nessuno potrà fermare i nostri sogni, la grinta e la determinazione prevarranno su ogni cosa ed anche se non sappiamo se questo ci farà star bene o meno, nessuno potrà fermarci. Per raggiungere i nostri scopi non abbiamo bisogno di niente e nessuno, solo la volontà, quella vera, sarà la nostra compagna di avventura e ci vedrà trionfare in un tripudio di emozioni che esploderanno e si faranno strada verso tutti i nostri sensi, in modo che chiunque possa percepirne la vittoria. E' importante non deludere nessuno, tanto meno noi stessi ma sappiamo che non lo faremo; non in questa vita. Siamo talmente carichi da non farci scoraggiare da niente, nessuna barriera si potrà opporre ai nostri sogni. Il testo è breve e semplice, ma contiene tra le righe delle speranze profonde e dei sentimenti che solo analizzando bene come si dovrebbe fare si possono scoprire. E' importante questo, perché non è il solito sogno di ragazzi che vogliono sfondare, ma è una riflessione su come le cose si possano fare solamente se lo vogliamo fortemente. No One Cares parte con un riffone bello carico di groove per poi esplodere definitivamente con tutta la sezione ritmica in maniera piuttosto prepotente. Quando troviamo il cantato iniziale, le tempistiche si assestano su coordinate piuttosto lente, ma a colpire maggiormente è proprio la performance vocale di Matteo che qui sfodera un'attitudine rap che si sposa benissimo con il contesto creato dalla band. Tornano le chitarre belle potenti ed una buona dose di carica, per poi ritrovare nuovamente delle strofe molto belle ed una improvvisa accelerazione da parte dei componenti della band che troviamo molto efficaci. Come nella precedente song, veniamo sorpresi per un breve istante da una sorta di illusione che la canzone finisca.. salvo poi riprendere in maniera prepotente con tanto di doppia cassa martellante e sonorità tipicamente metal dal sapore moderno. Una breve traccia questa, che mischia sapientemente le varie influenza del gruppo accostando molto bene delle parti vocali a tratti rappate a suoni belli potenti e molto incisivi. Brano che prende il nome della band, è una specie di sfogo verso coloro che non apprezzano non solo la loro musica, ma che critica i gusti della gente qualsiasi essi siano. A chiare lettere, chi disdegna la loro proposta non viene praticamente considerato; il testo dice esplicitamente “Chi cazzo sei? Non importa a nessuno, da dove vieni? Non importa a nessuno, non so il tuo nome, Non importa a nessuno, non mi piaci, fottiti”. Messaggio conciso, chiaro e soprattutto privo di equivoci. A loro non importa affatto se quello che propongono non piace a qualcuno, è ovvio che non può piacere a tutti ma se ne fregano come giusto che sia e proseguono per la loro strada. Potete andarvene se non vi piace quello che sentite, potete andare ad ascoltare altro, loro se ne fregano e seguono il cuore. Avanti così, questa è la mentalità giusta anche per il proseguo della carriera, fatta per troppi di compromessi e business. Se andranno avanti in questa maniera, avranno il meritato rispetto e faranno fede alle parole da loro stessi pronunciate. Niente da Perdere è la prima delle due song cantate interamente in italiano e si presenta con un bel suono chitarristico ed una sezione strumentale assolutamente sugli scudi. La prova del vocalist, poi, è ispiratissima e a tratti viene proposto una sorta di scream espresso tra l'altro molto bene, che dona una marcia in più a questa bella traccia. L'accompagnamento è veramente incredibile, tutto si muove in sincrono ed il risultato è veramente esaltante. Intorno al minuto 2:30 un assolo molto bello invade le nostre orecchie ed il basso si sente incredibilmente bene, così come il lavoro di grande spessore di Elena che detta i tempi in maniera esemplare. Il ritornello è veramente bello e coinvolgente ed anche in questo caso, il lavoro svolto dai compagni del vocalist nello spianare al meglio la strada verso una delle top song del disco, è praticamente perfetto. Il compito svolto da Andrea con la sua sei corde è incredibilmente di grande fascino; personale, graffiante, melodico e potente. Mano a mano che si va avanti con l'ascolto di questo “Dirty” sono sempre più convinto che questo gruppo abbia tutte le carte in regola per far bene e per dare una ventata di freschezza sia ad un genere, sia alla nostra scena musicale. Il brano, dunque, si conclude con una distorsione molto potente che sfuma lentamente verso la chiusura. Questa canzone è dedicata a tutte quelle persone che si credono amiche ma che nel momento del bisogno se ne vanno lasciandoci soli. Si perché quando le cose vanno alla grande si è tutti amici, si sta bene e non si ha bisogno di nulla; nel momento in cui stiamo andando a fondo ed abbiamo un reale bisogno di sostegno, ecco che ci voltano le spalle e si dileguano come codardi. Probabilmente qualcuno ha anche la faccia tosta di cercarci quando ha bisogno, ma non ci troverà più; non saremo più disposti a perdonare perché ormai non abbiamo più niente da perdere. Tutto prima o poi torna al suo posto, ed allora saranno loro a venirci a cercare. A quel punto dobbiamo avere la forza di ignorare, di risorgere e di fare in modo che queste persone si dissolvano in maniera istantanea, evaporando dalla nostra mente in modo da non aver nessun tipo di rimorso. Non è cattiveria, è soltanto rendere qualcosa che ci è stato donato quando eravamo in difficoltà, ovvero niente. Rock 'N' Roll ha un inizio piuttosto angosciante con tanto di piatti delicati e frastornanti, ed una specie di arpeggio distorto che va a braccetto con tocchi di basso assolutamente penetranti. Dopo questa introduzione, veniamo avvolti da una chitarra molto ben caratterizzata che apre il sipario su Matteo, il quale inizia a cantare con una prima strofa gradevole, ma piuttosto sui canoni. Devastanti sono le parti strumentali, cattive al punto giusto che inducono l'ascoltatore a non stare fermo. Qui possiamo trovare delle similitudini con band come Lamb of God per esempio, ed il risultato gioca a favore dei Nostri che riescono anche ad essere personali senza nascondere le band che li hanno influenzati maggiormente. La chitarra si esibisce in sonorità particolari enfatizzando il cantato alternato di Matteo, per poi riesplodere brevemente fino a sentire solamente delle note di basso che vengono raggiunte da una chitarra stridente e tocchi di charleston che preparano una cavalcata in mid-tempo stile Pantera. Delle rasoiate controllate di chitarra ed un solo di basso coinvolgono la batteria, che risulta furente ed indemoniata e che va a spegnersi con un'altra breve tregua che riporta per un secondo la calma, salvo poi l’arrivo di una mazzata finale che lascia quasi attoniti. Un brano molto Metal Oriented, non particolarmente eccelso come potevano essere altri episodi, ma che riserva molte sorprese. Il brano è una dichiarazione d'amore verso il rock ' n' roll vero e puro. Un sentimento che viene palesemente espresso con il ringraziamento da parte della band, verso coloro che sono stati artefici di alcuni movimenti divenuti importanti ed indelebili. Vengono infatti ringraziati artisti come Kurt CobainJanis JoplinAmy Winhouse e non per ultimo Jim Morrison (tutti artisti accomunati dal fatto di essere deceduti all’età di 27 anni, fra l’altro, e di far parte proprio per questo del triste “Club 27”, condividendo la sorte con altri musicisti deceduti alla loro stessa età). Artisti così diversi fra loro ma accumunati da una passione smisurata per la musica, creando un marchio personale, un movimento ed una visione speciale dell'arte di comporre musica. Nel brano, il rock viene percepito come un dono, e così è effettivamente. Grazie a numerosi artisti, oltre a quelli citati dalla band, è stato costruito un genere, che mattone dopo mattone ha creato le fondamenta per far si che potesse evolversi e perfezionarsi, un grande omaggio insomma, verso icone del passato che hanno marchiato a fuoco intere generazioni.Lymphomaè il brano da cui è tratto il primo video della band toscana ed ha un inizio nuovamente dettato dal basso e da leggeri colpi di batteria, accompagnata da brevi suoni di chitarra. Il ritmo è lento, ossessivo e deprimente, mentre la voce è ruvida e melodica allo stesso tempo. Si sentono dei giochi di doppio pedale molto efficaci, ma è la chitarra a ricoprire un ruolo fondamentale con i suoi giri singoli su toni medi. L'assolo è altisonante e ben strutturato, e non c'è il tentativo di forzare o accelerare, rimanendo stabili su tempistiche quasi esageratamente soffocanti. E' questo che probabilmente vuole trasmettere la canzone, una sorta di soffocamento musicale che ogni tanto fa tirare il fiato con soluzioni più melodiche, ma che quando meno lo si aspetta, ritorna quella sensazione di annaspamento. Il brano non riserva questa volta delle sorprese, e finisce in maniera graduale e quasi mortifera. Pur essendo un pezzo lineare, si sente benissimo la sofferenza e l'espressione emotiva che la band vuole trasmettere, e ci riesce alla grandissima con una qualità fuori dal comune. Linfoma, una terribile malattia, un tumore che è in grado di spaventare chiunque. Ma Matteo canta: “Non sei invincibile, è fottutamente difficile ma possiamo vincere”; solo con grande forza di volontà si possono cercare di superare situazioni estreme, non è detto che ci si riesca ma è importante non demoralizzarsi e lottare con tutte le proprie forze. Si ha paura, è vero, ma una volta superato lo shock di avere un nemico invisibile, solo chi ha l'animo d'acciaio potrà non abbattersi. L'attaccamento alla vita è un qualcosa di straordinario e ci fa compiere delle azioni delle quali probabilmente riuscirebbe a rendersene conto solo chi si trovasse a sua volta a viverle. Non sappiamo se la band parli per esperienza personale, ma di fatto tocca un argomento delicato e lo urla in faccia al mondo. Ci vuole grande coraggio anche per fare queste cose, e i No One Cares ne hanno da vendere. A questo punto, arriviamo alla seconda ed ultima traccia cantata in italiano, ovvero Intolleranza la quale ha anche il compito di concludere l'album. La partenza è pesantissima, chitarra basso e batteria sono imponenti e la voce è graffiante e mai forzata. Il riffing è molto pesante, e travolge per potenza e precisione. Una bella cavalcata sonora affiora quasi dal nulla ed il risultato è estremamente galvanizzante, quasi liberatorio, mentre Matteo continua imperterrito a sforzare le sue corde vocali. Una breve pausa ci prepara ad una bellissima parte chitarristica, raggiunta da li a breve dai compagni per confezionare una situazione estremamente convincente. Il chorus è particolare, ma a catturare l'attenzione è la perfetta amalgama di situazioni quasi “commerciali” con episodi estremi che si sposano alla perfezione. Il solo di Andrea questa volta è molto controllato ma evidenzia un'ottima tecnica di base. Il ritmo è leggiadro, quasi soave e trova spazio un'ultima parte aggressiva, che completa un lavoro molto bello e soprattutto molto personale. Questo brano è la perfetta conclusione di una moltitudine di emozioni che vengono sparse durante l'ascolto del disco, e raccolte tutte insieme da questo finale che riporta con i piedi per terra l'interlocutore. Si, non l'ascoltatore, perché non bisogna solo ascoltarlo questo Dirty, bisogna capirlo, bisogna stringere un legame forte con la musica proposta dai Nostri. In questo caso non vengono usati mezzi termini per descrivere tutta la rabbia verso l'ipocrisia e la falsità che ci circonda quotidianamente. Non esiste un rimedio verso tutto questo marciume, e così diventiamo intolleranti; una specie di allergia generale da cui non possiamo sottrarci ma solamente rimanere a subire gli effetti collaterali di una società malsana ed ipocrita. Si prova a dispensare consigli per migliorare la qualità di vita ma vengono ignorati.. ed allora si fottano tutti quanti, questo è il messaggio, noi andiamo avanti per la nostra strada alla ricerca di noi stessi, imparando dai nostri errori per fare in modo che altri non vengano commessi. Nessun compromesso, nessuna tentazione, andiamo avanti con la nostra testa e le nostre idee purché siano giuste e non rechino sofferenza a nessuno.



Sorprendente e particolare. Questo è quello che ho pensato ascoltando questo disco. Un lavoro suonato molto bene, prodotto altrettanto bene e mixato alla grande. Strumenti ben definiti, prove singole assolutamente di valore e canzoni che sanno colpire sia a livello musicale che a livello lirico. Non è facile estrapolare una song migliore di un'altra, perché sono tutte molto valide e molto personali. Se dovessi scegliere un pezzo che meglio rappresenti lo spirito del gruppo, sceglierei il brano Niente da Perdere”, non solo perché ha il coraggio di essere cantato in lingua madre (il che ne accentua alla grande le caratteristiche), ma proprio perché possiamo trovare un po' di tutto: dalle parti ruvide a quelle più melodiche, dai giri di chitarra che si stampano in testa alle continue percosse di batteria, senza dimenticarci della voce stessa che passa da aggressiva a malinconica. Dirty è un gran lavoro di metal moderno che porta una ventata di freschezza al nostro panorama tricolore, una freschezza della quale ne avevamo effettivamente tanto bisogno. Merito bisogna darlo non solo ovviamente alla band, ma anche alla “QuaRock Records” che ha saputo investire su un gruppo di amici che hanno una passione smisurata per quello che fanno, e lo fanno dannatamente bene. Possiamo dunque spendere solo belle parole per questo gruppo e per questo lavoro, visto che la prova dai Nostri è assolutamente di livello: una voce molto espressiva e particolare, un basso ed una chitarra veramente ben amalgamati, con picchi di valore tecnico non certo indifferente, senza scordarsi di una batteria che la nostra super woman riesce a rendere efficace, e valorizza moltissimo una sezione ritmica a tratti incalzante ed a tratti più controllata. Un ascolto è d'obbligo per tutti gli amanti di sonorità moderne e a chi sia in cerca di qualcosa di nuovo e fresco; per gli altri invece, i più “tradizionalisti”, perdersi in certe sonorità potrebbe risultare una piacevole sorpresa.


1) Bored
2) First Last
3) Born For This
4) No One Cares
5) Niente da Perdere
6) Rock 'n' Roll
7) Lymphoma
8) Intolleranza