NINAH MARS

Alboom!

2012 - Mogul Music Producciones

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
19/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Cantante, musicista, pittrice e scultrice; nella miriade di nomi emersi nella scena rock della seconda metà del nuovo millennio quello di Ninah Mars rappresenta in maniera perfetta il concetto dell'arte vissuto nella sua totalità. Il talento di questa ragazza italo-venezualana è presente fin dalla tenera età; a cinque anni entra nel coro dei bambini dell'istituto Emil Friedman di Caracas e contemporaneamente comincia il suo percorso come compositrice prendendo lezioni di pianoforte e violino. A quattordici anni si trasferisce a Lugano; nella città svizzera in compagnia della sua migliore amica fonda gli Spilled Milk, gruppo dedito ad un punk rock diretto e distorto e autore di un unico album pubblicato nel 2005 dal titolo The Stained Season. Il periodo dell'adolescenza per Ninah è fondamentale anche sotto il profilo umano; dopo un viaggio in Romania si arruola come volontaria per offrire assistenza ai bambini orfani affetti dal virus dell'HIV, un'esperienza toccante ed indelebile che conferma la sensibilità e la nobiltà d'animo della Mars. Terminato il liceo la cantante continua gli studi in Florida, qui nel 2006 consegue il diploma da ingegnere del suono nella categoria Show Production & Touring alla Full Sail University di Winter Park, un anno dopo confermando il suo status di giramondo del rock torna in Venezuela per fondare una nuova band chiamata Ninah Mars & The Stickfaces, il debutto ufficiale con questo gruppo arriva nel 2008 con il full-length This Is How We Pray, un platter dove le sonorità degli esordi vengono affiancate da efficaci echi alternative. Trainato da pezzi come How Much? Hey Now! e Kapitan Crush l'album ottiene in patria un notevole successo, spingendo Ninah ad intraprendere un tour acustico in Italia, Svizzera, Spagna, Stati Uniti, Colombia e Messico (in questi ultimi è anche protagonidta di due esibizioni al Cucunuba Pop Festival e di una presenza come ospite agli MTV Awards). Nonostante un'attività da musicista a dir poco frenetica la Mars non trascura le altre sue passioni continuando a frequentare regolarmente corsi di scultura e pittura dividendosi tra il Venezuela ed il nostro paese. Nel 2011 Ninah è pronta per compiere la mossa successiva di un cammino artistico in continua crescita; sotto la supervisione del produttore Santos Palazzi entra nei Buena Vista Studios di Caracas per incidere il primo lavoro da solista intitolato Alboom! Registrato con una band composta da: Pilucho Stickface (chitarra) Jose "Joey" Gonzalez (basso) Toby Harmans (batteria) e dallo stesso Palazzi (chitarra e tastiere) il disco si presenta come un'opera personale ed interessante a cominciare dall'immagine di copertina; tutto è affidato ad un divertente primo piano della Mars intenta a creare un palloncino con un chewing gum verde (sul fronte dell'inlay card assume la forma di una piccola mongolfiera) un ottimo mezzo per anticipare un artwork che utilizzando come sfondo il grigio si espande attraverso una decina di foto dai colori sgargianti create per raffigurare ogni singolo brano. La personalità dell'artista ovviamente non è rintracciabile soltanto nel booklet dell'album ma va ricercata soprattutto in una direzione stilistica che prendendo spunto da tutte le esperienze del passato è diventata sempre più completa ed originale; nel mondo variopinto di Ninah Mars le influenze punk, rock, pop si fondono per creare un sound da scoprire nota dopo nota e nel quale inventiva ed attitudine viaggiano costantemente di pari passo.



Un drumming in fade-in veloce e rimbombante introduce l'opener "Easy Girl" (Ragazza Facile) Ninah coadiuvata da un incisivo giro di basso e chitarra entra in campo all'undicesimo secondo muovendosi su dei registri che ricordano quelli della regina delle classifiche Pink in una versione nettamente più grintosa e rock oriented (personalmente ho sempre pensato che per colpa delle insulse regole del mercato discografico la voce della statunitense non è mai stata valorizzata in pieno). La cantante già dalle prime parole esprime un duro attacco nei confronti di quelle ragazze pronte a spogliarsi e a condersi a degli uomini facoltosi, una squallida superficialità che nasconde un piano malvagio per sottrarre tutto il denaro ai malcapitati di turno usando l'unica "arma" a loro disposizione. Il titolo nel ritornello è ripetuto con un tono leggermente più basso rispetto a quello delle strofe ma il messaggio della Mars nella sua essenzialità è piuttosto chiaro dichiarando testualmente:"ragazza facile, io non sono una di quelle". Il bridge in pochi istanti riporta la traccia sui territori rapidi e rabbiosi del punk, l'utilizzo di un coro che intona a pieni polmoni un semplice hey! è la componente ideale per accentuare l'ennesimo monito rivolto alle protagoniste del testo, hanno un solo obiettivo strettamente legato all'avidità e alla sete di denaro, i loro genitori non potranno mai essere orgogliosi per un comportamento così deplorevole.  La sezione centrale prosegue sulle stesse coordinate con un breve intervento narrato in cui la singer rincara la dose defininendole materiale perfetto per un reality show su MTV ma non vivono a Hollywwod e per questa ragione sarebbe meglio se cominciassero  a condurre un'esistenza sobria e onesta. Le melodie ricoprono un ruolo basilare all'interno della traccia e spiccano anche nelle brevi armonizzazioni eseguite da Ninah e Pilucho nel break, uno dei migliori lavori in fase di produzione ascoltati negli ultimi mesi pone in risalto questa peculiarità tratteggiando così un'ulteriore nota di merito ad un episodio capace di sintetizzare in tre minuti e quattro secondi una buona parte dei tratti distintivi dell'artista. Le battute iniziali di "Blush" (Arrossire) presentano una struttura dinamica e ricca di particolari; le chitarre ed i colpi sul rullante dettano l'incipit del brano eseguendo un'ossessiva scalata ritmica composta da accordi semplici ed incisivi, l'ingresso della voce stempera questo assalto con delle tonalità delicate e soffuse. La Mars rivela il suo lato più romantico descrivendo l'amore ed il trasporto scaturiti dall'incontro con la persona con cui vorrebbe trascorrere lunghe notti all'insegna della passione e della dolcezza; nel vederlo il suo volto diventa rosso e il naso comincia a storcersi, sono i sintomi di un fuoco interiore impossibile da domare. Una consistente varietà di soluzioni ritmiche avvolge ogni frammento della traccia; i musicisti passano rapidamente dai tempi dalle reminiscenze rockabilly dei primi versi a quelli più articolati del pre-chorus fino ad arrivare alla trascinante velocità di un refrain che attraveso una timbrica non così lontana quella di Gwen Stefani dei primi anni con i No Doubt, esprime  Il  desiderio della cantante di andare da qualche parte per barciarsi appassionatamente e liberare la mente da qualsiasi pensiero. Il lavoro delle sei corde si distingue per il modo con cui accompagna le evoluzioni di Ninah riaffermando come quest'ultima riesca a dare un'impronta personale e creativa anche sotto l'aspetto puramente musicale; sotto questo aspetto la scelta di alternare suoni lievi ad altri più aggressivi per tutta la durata della track è la più indicata per sottolineare l'intreccio di sensazioni esternato nel testo; avendo trovato un ragazzo che potrà amarla di più rispetto ai suoi ex è talmente raggiante da sentirsi circondata da tanto amore in un mondo perfetto. La successiva "Fugitives" (Fuggitivi) sembra provenire direttamente dalla soundtrack di una pellicola di Quentin Tarantino; le chitarre irrompono nell'intro riproducendo il suono delle sirene della polizia, su questo effetto si incastrano delle note di basso che ricalcano la melodia portante della celebre Tainted Love (singolo di Gloria Jones inciso originariamente nel 1964 e reinterpretato nel corso degli anni da numerosi artisti del panorama rock e metal, tra questi ricordiamo Scorpions, The Clash, Billy Idol, Atrocity e Marilyn Manson). L'ombra dell'hit single è presente anche nella struttura del brano; la sezione ritmica imperversa con un incedere sostenuto che supporta le tonalità nervose e sopra le righe della Mars; la cantante con una marcata dose di enfasi racconta la storia di una coppia di malviventi in fuga dopo aver compiuto un crimine che scatena una curiosità morbosa nei media. L'unico rallentamento è rintracciabile nel bridge; una particolarità che oltre ad evidenziare il momento più frenetico della fuga sfocia in un ritornello che appoggiandosi su una melodia lineare ed incisiva tratteggia le menti deviate dei due protagonisti; sono consapevoli di essere braccati dalle forze dell'ordine ma anche soddisfatti per la "notorietà" conquistata, in una corsa senza soste pensano di essere i più grandi ricercati di uno show televisivo e di avere gli occhi del mondo intero puntati su di loro. Nella parte centrale una voce filtrata ed una sequenza di suoni distorti riversano uno scenario da real tv seguito dalla ripresa del ritornello in una forma più cadenzata e cupa, la tensione domina nuovamente la scena nell'epilogo concludendo un pezzo pronto per essere apprezzato da tutti i rockers appassionati di storie piene di sarcasmo, azione, e suspense. In "Let's Party 2Night" (Facciamo Festa Stanotte) Ninah torna ad esplorare i sentieri di un punk/rock influenzato dalla scena a stelle e strisce; una rapida armonizzazione destinata a ficcarsi in testa fin dal primo ascolto governa la traccia formando il trait d'union con una prova canora adrenalinica e contraddistinta da un eccellente appeal melodico. Sfruttando un andamento veloce e quadrato il guitar work si sovrappone ininterrottamente alle scorribande della cantante dando vita ad una formula in grado di fondere con disinvoltura elementi classici e moderni. Tutte queste caratteristiche rispecchiano un'attitudine radicata nella filosofia punk vista con un atteggiamento positivo e spensierato, basta leggere le prime frasi del testo per rendersene conto. Il divertimento è alla base dei pensieri della protagonista; dopo un'intera settimana finalmente è arrivato il giorno in cui si può lasciare tutto alle spalle e cominciare a distrarsi ballando e bevendo fino all'alba, non vuole passare la notte in una discoteca o in un bar ma soltanto ad un infuocato concerto dove nessuno giudicherà il suo comportamento. Il break mostra una piccola variazione con un cambio ritmico costruito sull'unione tra le impennate delle sei corde ed una batteria che evidenzia ogni passaggio con dei colpi assordanti sui tom creando così una progressione che anticipa la ripresa di un refrain in grado di lasciare un segno profondo sia per le brillanti aperture melodiche che lo avvolgono sia per il modo con cui riesce a riassumere in pochissime parole il concept lirico del pezzo ("oh baby that sounds so good, let's party tonight-let's party tonight"). "You & Me" (Io e Te) inizialmente può sembrare una parentesi fuori contesto rispetto al resto dell'album, in realtà questa semi ballad in bilico tra pop e country rock rivela l'ennesimo volto della personalità della Mars. La voce e la chitarra acustica danno il via al brano con un giro armonico che tratteggia un'atmosfera idilliaca e trasognata, l'entrata degli strumenti elettrici al ventesimo secondo supporta la scia della singer mantenendosi su toni leggeri e cadenzati e formando un piacevole sottofondo per una versatilità vocale orientata più sul feeling che sulla tecnica. Le liriche esprimono un'appassionata dichiarazione d'amore rivolta alla propria anima gemella; qualsiasi azione anche la più piccola è finalizzata a far nascere un amore intenso e travolgente;  da un tenero bacio ad un "ti amo" sussurato all'orecchio tutto sembra un disegno del destino per creare una relazione lunga e passionale. Lo stile di Gwen Stefani torna alla ribalta nel ritornello, le note alte di Ninah rileggono l'impostazione della californiana con il consueto tocco di creatività, l'inserimento in coda di un coro di bambini allegro e rilassato amplifica lo stato d'animo della protagonista conducendolo al secondo minuto ad una breve parte caratterizzata dal suono distorto delle chitarre e da un altro coro intonato con veemenza dall'artista. La conclusione è affidata ad una ripetizione del binomio strofa/ritornello elaborata per comunicare un'ultima volta una serie di emozioni dettate dal cuore;  sono i gesti più semplici come il ballare ed il baciarsi quelli che rendono questo amore così travolgente, la protagonista non ha nessun dubbio, ogni cosa è stata fatta per dare vita all'incontro tra due persone destinate a non lasciarsi mai più. L'emozionante "Wedding Song" (Canzone Matrimoniale) fin dalle prime battute presenta un approccio completamente differente; Ninah accompagnata da una melodia malinconica eseguita dalle tastiere introduce la traccia con un timbro che disegna un mood oscuro e inquieto, con il trascorrere dei secondi il pezzo assume le sembianze di una marcia dalle suggestioni alternative che puntando su un'escalation di grande effetto tratteggia le riflessioni della singer su un matrimonio alquanto lontano dagli stereotipi con i quali la maggior parte delle persone tende ad identificarlo. L'abito, l'acconciatura, le scarpe e l'anello sono soltanto degli orpelli che offuscano il significato di un legame che dovrebbe andare oltre lo sfarzo di una futile cerimonia Tutti questi aspetti materiali non appartengono al suo concetto del matrimonio, l'unica cosa che desidera è un anello di ghiaccio in modo da averne uno nuovo all'arrivo di ogni inverno. I toni più aggressivi degli strumenti e della voce irrompono all'unisono nel chorus per manifestare a chiare lettere il modo con cui la protagonista vorrebbe impiegare il denaro della cerimonia, non vuole partire per una luna di miele ma prendere i soldi per costruire un fiume nel deserto domandando al marito se non farebbe una follia del genere per lei. Il bridge amplifica la spirale emotiva creata con un'efficace fusione tra il vorticoso drumming di Harmans ed una breve litania urlata dall'italo-venezuelana forgiata per ribadire la sua totale avversione per i diamanti e per i fiori, vuole solo le perle di questa terra lontana e bisognosa d'aiuto. I fraseggi delle sei corde nella parte centrale si frappongono alla rilettura del chorus e conducono progressivamente ad un finale segnato dal recupero della prima strofa, questo epilogo dà l'impressione di essere al cospetto del capitolo introduttivo di un racconto destinato ad avere un seguito in futuro. "Niño Tonto" (Bambino Stupido) come si evince dal titolo è cantata interamente in spagnolo; la Mars utilizza la lingua madre per riprendere nuovamente gli stilemi del pop in una veste energica e gioiosa; la batteria è di nuovo sugli scudi con delle ritmiche articolate che mettono in luce una rilevante abilità strumentale. I tempi dispari si fondono con naturalezza al timbro ammaliante ed iper-melodico della Mars, questo contrasto tra impatto ed armonia costituisce il leitmotiv del brano e tocca l'apice in un immediato ritornello che con un marcato senso dell'umorismo riassume la delusione di una bambina abbondonata senza motivo dal suo amico del cuore. Sono passate cinque settimane dal distacco e continua a pensarlo ininterrottamente non riuscendo a trovare una spiegazione per il suo comportamento, sembra essere svanito nel nulla e per questa ragione è fermamente convinta che sia stato rapito dagli alieni. L'unica soluzione è quella di noleggiare un'astronave per raggiungerlo su Marte e prenderlo a calci ("cada día me vuelvo a parar ahí, cada día espero y espero por ti/debo alquilar una nave espacial, mi mísion irte a buscar"). Le chitarre si ritagliano il loro spazio nel break con una successione di interventi dall' atmosfera fantascientifica avvolti da una specie di dialogo sui misteri e le storie legate agli extraterrestri, ultimo ed incisivo tassello di un brano completamente immerso nella fantasia e nel buonumore. Ninah non ama le mezze misure, per averne la piena conferma è sufficiente ascoltare una traccia come "F Yourself" (Fottiti) l'introduzione è un tantino fuorviante; un timbro vocale lieve ed un riffing appena accennato creano un clima da "quiete prima della tempesta", infatti bastano venticinque secondi per donare al pezzo la dimensione di un avvincente anthem che strizza l'occhio all'alternative rock dell'ultimo ventennio. La singer affiancata dai suoni rimbombanti ed affilati degli strumenti prende spunto dalla linea disegnata nell'intro sviluppando un crescendo ritmico pronto a travolgere con tutta la sua forza prima in un vorticoso pre-chorus elevato da un go f yourself tanto schietto quanto rappresentativo urlato a squarciagola dai suoi compagni e successivamente in un refrain che reinterpreta le tonalità di Alanis Morissette, in particolar modo quelle del multiplatinato Jagged Little Pill. L'influenza della canadese curiosamente è individuabile anche nella parte in stile rap presente a metà brano, una digressione inserita per dare maggiore risalto alla repulsione per una ragazza che presumibilmente riteneva amica ma una volta rivelata la sua vera identità è diventata un essere meschino e insignificante. L'odio provato si manifesta in tutti gli aspetti che caratterizzano una persona da evitare e tenere a debita distanza; quello di cui ha bisogno è che vada a farsi fottere, è brutta, cicciona ed il naso si ribella ogni volta che si avvicina per parlarle.. Questa ragazza limitandosi all'esteriorità crede di essere irresistibile ma per la singer è animata soltanto da un'imbarazzante stupidità, rimarcando il suo pensiero prima con la voglia di sbattere la sua faccia contro il muro e poi  chiudendole la bocca attraverso una piccola autocitazione ("M-A-R-S, è la Mars dietro al microfono"). Affidandosi alla voce ed alle chitarre acustiche la cantante firma un'intensa dedica alla sua cagnetta con "Little Bitch" (Piccola Cagna) delicata ballad colma di tenerezza ed emotività. La struttura è piuttosto semplice ma l'abilità con cui l'artista riesce a legare liriche e musica per esprimere tutte le emozioni che le procura la sua dolcissima compagna arriva a toccare le corde dell'anima; la melodia principale supporta una performance lineare ed interiore che riafferma una sensibiltà straordinaria; è sempre felice nel vederla, le chiede il suo amore e Ninah le dà tutto, si scaldano a vicenda quando sono a letto e si precipita quando chiama il suo nome . Il ritornello alza lievemente i toni delineando una penetrante simbiosi tra l'armonia dei versi ed un controcanto sempre ad opera della Mars che genera un singolare effetto eco, nella strofa successiva entra in scena una seconda chitarra per enfatizzare il momento pìù toccante del testo; la cantante ricordando le lacrime di gioia versate la prima volta che l'ha tenuta in braccio le dice di essere il suo angelo e che ci sarà sempre, ringraziandola per  un amore che senza l'ausilio delle parole si dimostra sincero e incondizionato. Nel finale il ritornello torna a fare capolino un paio di volte terminando in un coro che si estende sulle stesse coordinate melodiche, lodevole conclusione per centoquaranta secondi di un tributo tramutato in note profondo e commovente. L'accoppiata chitarra/voce delinea l'inout anche della scatenata "Step Aside" (Farsi da Parte) la velocità prende il sopravvento in una track rivestita dai quei tempi frenetici e coinvolgenti che costituiscono le fondamenta dello ska punk californiano (provate ad ascoltare attentamente l'operato di Gonzalez, sembra un riassunto della lezione impartita da Matt Freeman dei Rancid). La Mars guidata da un continuo susseguirsi di ritmi incalzanti sfodera un'interpretazione divisa in egual misura tra l'impulsività delle strofe e l'energia irrefrenabile sprigionata dal refrain, le melodie rispettano in toto i dettami del genere ed elevano ulteriormente il brano ribadendo la propensione dell'italo-venezuelana nel porre in evidenza un aspetto essenziale per distinguersi nel sovraffollato panorama rock contemporaneo. Un rapido intervento vocale filtrato nella parte centrale forma il preludio per un'armonizzazione quadrata ma particolarmente incisiva sovrapposta ad una sezione ritmica articolata e possente, una formula ripresa anche nelle battute finali per imprimere un valido punto di forza ad un episodio dal quale fuoriesce lo spirito libero e fuori dagli schemi della cantante. Le frasi esprimono la fortissima determinazione nell'andare avanti per la strada che ha scelto di percorrere, infischiandosene del giudizio degli altri e proseguendo tenacemente senza nessun tipo di rimpianto, è consapevole di poter raggiungere tutti gli obiettivi prefissati  grazie all'amore insito nel suo cuore e alla sapienza del suo cervello ("my heart is love, my brain is knowledge, you don't seem to know/I got what it takes, to do what I do best"). Ninah scrive i titoli di coda dell'album con la versione acustica di "Blush"; la struttura è composta soltanto dall'unione tra voce e chitarra, le sonorità unplugged trasformano il brano in una tenue ballad dove a predominare è il romanticismo scolpito nell'anima della singer. A differenza della sopracitata "Little Bitch" l'impostazione canora si mantiene costantemente su tonalità pacate ed intime che accentuano i sentimenti descritti nel testo, l'assenza degli strumenti elettrici cambia la forma ma non la sostanza, pensiero confermato anche dalla scelta di lasciare fondamentalmente invariate le partiture e la durata dell'originale, l'immagine che ne viene fuori è quella della cantante accompagnata dalla sua inseparabile chitarra seduta sul letto mentre esterna per l'ultima volta un amore unico, puro ed incancellabile.



In trentacinque minuti di durata Alboom! rivela tutte le prerogative della nuova avventura intrapresa da Ninah Mars; prese singolarmente o nel loro insieme le tracce che compongono il platter brillano per la molteplicità di stili ed influenze mostrati da un songwriting vario ed ispirato. L'album pur presentando alcuni brani dalle caratteristiche totalmente diverse (ad esempio "Fugitives" e "You & Me" oppure "Wedding Song" e "Niño Tonto") risulta sempre omogeneo e curato in ogni dettaglio, Ninah mossa da una inesauribile vena creativa è riuscita ad amalgamare tutti i trademark dei generi che hanno contribuito alla sua formazione come compositrice arrivando ad incidere un'opera ricca di contenuti sotto ogni punto di vista. Ascoltando il disco e leggendo i testi si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un libro suddiviso in dieci capitoli marchiati dalle esperienze personali, i racconti immaginari ed i sogni di un'artista che ha raggiunto quel livello di maturità indispensabile per imporsi e suscitare l'interesse di un pubblico ampio ed indirizzato su quei nomi in grado di emergere contando esclusivamente sulle proprie forze. La Mars riaffermando la sua natura da rocker autentica e da artista fortemente determinata ha centrato questo obiettivo realizzando il primo sigillo di un percorso destinato ad avere ulteriori sviluppi nei lavori successivi. Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Alboom! ma Ninah Mars come era prevedibile non si è mai fermata e ha continuato a calcare i palchi di mezzo mondo per diffondere una visione personale e poliedrica del rock, quindi è naturale domandarsi cosa ci riserverà in futuro questa pasionaria dell'arte. Nell'attesa premo nuovamente il tasto play cercando di alzare al massimo il volume dello stereo nella mia camera, d'altronde il simpatico avvertimemto in italiano stampato sul retro copertina è estremamente chiaro: "attenzione papà - ascoltare questo cd in macchina ti farà guidare spericolatamente". Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro..


1) Easy Girl
2) Blush
3) Fugitives
4) Let's Party 2Night
5) You & Me
6) Wedding Song
7) Niño Tonto
8) F Yourself
9) Little Bitch
10) Step Aside
11) Blush
(acoustic version)