NILE

Those Whom the Gods Detest

2009 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
10/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

La grande passione che nutro per il metal estremo mi ha portato ad idolatrare quelle band iper-brutali che fanno della tecnica il loro marchio di fabbrica. Se poi non cadono nello scontato per quanto riguarda le tematiche, come ad esempio la morte, ma riescono a rievocare mitologie e culture antichissime, allora posso dire di avere a che fare con la mia band ideale. Per me questa descrizione combacia alla perfezione con una sola band al mondo: i Nile. Il capitolo della loro discografia che vi voglio raccontare questa volta è l'ultimo "Those Whom the Gods Detest", rilasciato nel 2009 per la label Nuclear Blast Records. Corrisponde all'ennesimo capolavoro per i tre faraoni ma questo lo trovo di fondamentale importanza per il loro prosieguo poichè nel 2007 con "Ithyphallic" sembravano aver perso le idee ed abbassato il tiro forse a causa della non eccellente registrazione. Questo platter invece li riporta (quasi) ai livelli dei massimi capolavori sfornati nel primo lustro del 2000, andandoci molto vicino. Un album estremamente compatto ed imponente come il ritratto di Akhenaton raffigurato nel curatissimo artworking del CD. Che Sanders sia un grandissimo artista lo si capisce dalle ritmiche dell'album, ancora "fresche" e devastanti come ai bei vecchi tempi, riff a volte complicati ed intrecci chitarra/basso notevoli, pur avendo, secondo il mio modesto parere, aver puntato su un compromesso fra le sonorità di "In Their Darkened Shrines" (2002) e "Annihilation of the Wicked" (2005). Sempre eccellente, anzi migliore, il lavoro dietro le pelli del martello pneumatico vivente George Kollias che sfodera una performance precisissima ed intensa. L'album si apre con "Kafir!", brano dagli ottimi riff e ritmiche convincenti che fanno del brano un vero capolavoro, snodato fra passaggi cadenzati e sezioni iraconde. Il tutto accompagnato da un assolo virtuoso e da rullate e blast beat impressionanti, con Kollias che sale in cattedra. Il brano seguente è intitolato "Hittite Dung Incantation", che parte sulla ritmica tribale che chiude Kafir!. E' caratterizzato dalla perfetta sintesi fra chitarra e batteria, che si sfidano in un duello all'ultimo sangue senza vincitori e vinti fra ritmiche complesse. Si giunge così al terzo, "Utterances of the Crawling Dea", stupendo brano introdotto da sonorità mediorientali più accentuate del solito. Nei primi minuti mantiene un ritmo cadenzato, poi Kollias detta un accelerazione che conduceil brano su un andamento tritaorecchie; infine la chiusura è un rallentamento ritmico sempre più accentuato. Il quarto brano è la titletrack dell'album "Those Whom the Gods Detest": come nei precedenti album prodotti dal 2000 in poi la title track è un autentico capolavoro, anzi, il punto esclamativo su un lavoro per il resto eccezionale. L'intro è un passaggio dal vasto sapore "egiziano", poi si arriva al punto dell'esaltazione assoluta con l'esclamazione che dà il nome al brano e al disco: . In seguito la ditta Sanders & co. ci fa assaporare un'altra parte riecheggiante ed evocativa con atmosfere antiche e poi ad un'inserzione tecnica e complessa. Infine si ha la ripetizione della frase simboleggiante del disco. Poi è il turno di "4th Arra of Dagon": ancora un intro faraonico e poi una lunghissima sezione cadenzata dettata da una chitarra aggressiva e che vede Kollias protagonista di un lavoro molto articolato. Qui occorre inoltre citare il songwriting molto bello riguardante appunto la divinità egizia di Dagon, che era una sorta di protettore dei raccolti. Ed ecco il mio brano preferito, "Permitting the Noble Dead to Descend to the Underworld", track senza un attimo di respiro, con riff strepitosi ed assolo incredibilmente evocativo. "Yezd Desert Ghul Ritual in the Abandoned Towers of Silence" è una sorta di intermezzo che sintetizza alla perfezione l'antichità che i Nile vogliono rievocare ed infatti lo si può definire come un brano a parte totalmente con ritmo tribale. La successiva "Kem Khefa Kheshef" si può riassumere come una performance sopra le righe da parte di tutti e tre i componenti, che danno sfogo all'energia assente nell'invocativo brano precedente: ritmo impressionante mantenuto tale per tutta la durata del brano, che supera i sei minuti. Poi arriva "The Eye of Ra", che a differenza di quello raffigurato nella copertina, un pò nascosto, emerge travolgendo il povero apparato uditivo dell'ascoltatore, già scalfito da Kem Khefa Kheshef, dando così il colpo di grazia. Ancora una volta assistiamo ad un assolo centrale straordinario che fa da spaccatura con la seguente ripresa all'insegna ovviamente di brutalità e tecnica. Infine "Iskander D'hul Kharnon", che spicca per lo strepitoso riff che spiana la strada ad una lenta ed incessante marcia. Questa però conduce poi ad un'esplosione ritmica verso la metà del brano, che dal punto di vista sonoro è sicuramente il più accattivante, soprattutto per quanto concerne la chitarra. Riassumendo il disco non c'è un brano che non sia degno del gruppo, ormai considerato un vero must del brutal death metal che ancora una volta dà prova di capacità compositive fuori dal comune cosiccome l'accuratissima produzione di Neil Karmon, che pare tornato quello dei tempi gloriosi. Merita una citazione anche l'ex cantante della band Jon Vesano che ricompare in veste di spalla dopo l'assenza da Ithyphallic. Bene, ora andiamo a tastare con l'orecchio la devastazione di questo disco, e ricordate: THEY ARE THOSE WHOM THE GODS DETEST!


1) Kafir
2) Hittite Dung Incantation 
3) Utterances of the Crawling Dead 
4) Those Whom the Gods Detest 
5) 4th Arra of Dagon 
6) Permitting the Noble Dead to Descend
to the Underworld 
7) Yezd Desert Ghul Ritual in the
Abandoned Towers of Silence 
8) Kem Khefa Kheshef 
9) The Eye of Ra 
10) Iskander Dhul Kharnon