NILE

Ithyphallic

2007 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
10/08/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Era il 2007 quando i Brutal Death Metallers Nile rilasciarono il loro quinto studio album intitolato "Ithyphallic".

Una leggera flessione era prevedibile, visto e considerato che la band ci aveva appena regalato 3 pietre miliari del Death Metal come "Black Seeds of Vengeance", "In Their Darkened Shrines" ed "Annihilation of the Wicked", anche se definire Ithyphallic una flessione è un pò un'iperbole: è un disco all'insegna della tecnica costituito da talmente tante tinte da non risultare mai monotono, quanto colmo di spunti interessanti in successione.

A rendere questa band assolutamente unica al mondo è l'unione al Brutal Death Metal di sonorità mediorientali, ma, in questo tributo al dio della fertilità, meno cupe e riecheggianti, ma più evocative e trionfali. I testi dei brani sono totalmente ispirati alle narrazioni del ciclo di Ctulhu dello scrittore Howard Lovecraft, le cui vicissitudini sono sempre state uno degli elementi cardine per i testi dei brani, scritti da Sanders.



Il compito di aprire il disco è affidato alla lunga cavalcata "What May Be Safely Written", 8 minuti di pura tecnica per quanto riguarda la sezione ritmica mentre Dallas Toler Wade e Karl Sanders ci tramandano antiche leggende egizie con i loro profondi growl. Il secondo brano è l'invocazione agli dei "As He Create, So He Destroys", con un George Kollias che emerge grazie al suo intensissimo drumming privo di pause. Il terzo brano è la title track del disco "Ithyphallic", attorno al quale si viene a creare un'atmosfera epica e celebrativa, mentre Kollias ci percuote l'apparato uditivo con blast beats e Sanders ci fa viaggiare con l'immaginazione per merito del suo riffaggio lento ed estremamente evocativo. Dopo l'outro di Ithyphallic si apre "Papyrus Containing the Spell to Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is in the Water", brano che ci fa immediatamente dimenticare la cadenzata cornice evocativa del pezzo precedente con ottime incursioni di Kollias e chitarre acide e graffianti.

Il quinto brano è la lentissima "Eat of the Dead", brano cinto da un sound da catacomba grazie al quale ci pare di inoltrarci fra i tenebrosi cunicoli di una maestosa piramide. Anzi, a tratti il pezzo potrebbe rivelarsi noioso, ma per nostra fortuna Kollias lo anima con sezioni velocissime ed intense, mentre Wade pare una mummia rinchiusa nel suo sarcofago dalla quale vorrebbe uscire, e ci esprime tutta la sua pena con growl potenti e sofferti, scandendo il titolo del brano. "Laying Fire Upon Apep" è il sesto brano di Ithyphallic, nonchè una colossale tempesta di sabbia che investe in pieno l'ascoltatore con tutta la sua potenza. Mentre ci si è già inoltrati nella seconda metà del disco, ecco giungere il capolavoro "The Essential Salts", brano in cui Kollias è protagonista di un drumming estremo da oltre 300 bpm e nel quale Sanders è autore di un riffaggio mai così ispirato ed evocativo fino a questo punto nel disco: l'assolo sarebbe in grado di risvegliare persino Tutankhamon per la sua maestosità. L'outro di "The Essential Salts" è anche l'intro del piacevole intermezzo strumentale "The Infinity of Stone", brano che riporta indietro in un affascinante scenario nel mezzo della Valle del Nilo, mentre si viene accompagnati da percussioni tribali. Dopo questa breve parentesi si rientra nell'atmosfera del disco con il nono brano "The Language of the Shadows", nel quale i nostri 3 faraoni riprendono a suonare a pieno regime regalandoci una performance strepitosa. Ithyphallic si conclude col l'epico inno agli dei "Even the Gods Must Die", brano nel quale un maestoso intro di fiati ci apre le porte verso un lungo e lento viaggio di 10 minuti ricco di evocatività. Tutto questo mentre Kollias è autore di una prestazione per la quale gli andrebbe intitolata una piramide. Mentre il brano prosegue si tramuta in una bellissima marcia dettata da un lunghissimo ed arcano assolo di chitarra e da nuovamente percussioni tribali.



Aspettarsi il quarto capolavoro in 7 anni era forse chiedere troppo a questi 3 musicisti eccezionali, ma "Ithyphallic" è l'ennesimo grande disco di questa band che proprio non sbaglia un colpo.


1) What May Be Safely Written
2) As He Create, So He Destroys
3) Ithyphallic
4) Papyrus Containing the Spell to Preserve
Its Possessor Against Attacks From He Who
Is in the Water
5) Eat of the Dead
6) Laying Fire Upon Apep
7) The Essential Salts
8) The Infinity of Stone
9) The Language of the Shadows
10) Even the Gods Must Die