NILE

In Their Darkened Shrines

2002 - Relapse Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
27/03/2011
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Recensione

Facciamo un salto indietro nel 2002, quando gli statunitensi e brutali Nile, con Karl Sanders e Dallas Toler-Wade al basso e alla chitarra e Tony Laureano alla batteria, diedero vita al loro terzo album registrato in studio intitolato "In Their Darkened Shrines", che moltissimi fans, me escluso, ritengono il loro miglior disco. Datemi pure dell'anticonformista ma secondo me il suono cupo di "Annihilation of the wicked" datato 2005 resta ineguagliabile; probabilmente un'altra motivazione è l'ingresso nel gruppo del mostruoso batterista ellenico George Kollias al posto di Laureano, bravo ma non eccezionale. Ciò non toglie che In their darkened shrines sia a sua volta un piccolo capolavoro: a differenza del predecessore "Black seeds of vengeance" del 2000, il sound è nettamente migliorato, la dose tecnica è più o meno invariata, vale a dire estremamente complessa, ma il muro sonoro sprigionato dall'intreccio di note dei Nile è più "pieno" e diretto, e di conseguenza più convincente. Per i vocals si alternano Sanders e Toler-Wade. Nella copertina di questo eccezionale disco uscito per la label Relapse Records, con Bob Moore che si è occupato della produzione e lo stesso Sanders del songwriting, è raffigurata una serpe avvinghiata ad un ankh, simbolo a cui Sanders, che nutre una passione sfrenata per la mitologia e la cultura egizia, è legato e da cui non si separa mai.



Questo album è contraddistinto da riff feroci come ad esempio quello di "Churning the Maelstrom", oppure "Kheftiu Asar Butchiu" o ancora quello di "Execration Text", un vero masterpiece in grado di far risvegliare le mummie ricnhiuse da millenni nei sarcofagi delle catacombe della valle del Nilo. Impressionante la potenza di questo breve brano di cui è stato realizzato anche un video (che trovate qui sotto), e troviamo inoltre Jon Vesano come cantante e bassista; l'assolo di Toler-Wade è magistrale: breve ma efficacissimo. Altri brani invece partono come riti egizi armoniosi, vedi "Unas Slayer of the Gods", il cui tema è la storia del faraone Unas che profanò gli dei in cambio dell'immortalità, o "Wind of Horus", per poi diventare solo più avanti brani violenti. Il miglior riff è senza dubbio quello di "I Whisper In the Ear of the Dead", diviso tra cattiveria e misticità; la struttura sà molto di invocazione agli dei. Infine troviamo la title track suddivisa in quattro capitoli. Il primo si chiama "Hall of Saurian Entombment", una marcia in pieno stile mediorientale, anche piuttosto inquietante. Chiudendo gli occhi pare veramente di trovarsi nel bel mezzo di un rito propiziatorio.; la seconda si chiama "Invocation to Setidious Heresy", più pesante della precedente ma anch'essa cadenzata nell'andamento; la terza è "Destruction of the Temple of the Enemies of Ra", nella quale l'atmosfera torna ad oscurarsi come nei sotterranei misteriosi di una piramide. Infine "Ruins", un brano dall'andatura lenta, una piacevole cavalcata nel deserto di note dei nostri tre faraoni. Una particolare curiosità è legata a questo brano: pur avendo un testo, è strumentale.



Se siete appassionati del genere questo disco non può mancare nella vostra collezione, conservatelo come un reperto egizio preziosissimo e raro; se il brutal non fa per voi, allora preparatevi a subire gli effetti dell'ira indomabile degli dei egizi. Chissà se alla fine dell'ascolto avrete la meglio: sarete i faraoni o i sudditi del disco?


1) The Blessed Dead
2) Execration Text
3) Sarcophagus
4) Kheftiu Asar Butchiu
5) Unas Slayer Of The Gods
6) Churning The Maelstrom
7) I Whisper In The Ear Of The Dead
8) Wind Of Horus
9) In Their Darkened Shrines:
Hall Of Saurian Entombment
10) In Their Darkened Shrines:
Invocation To Seditious Heresy
11) In Their Darkened Shrines:
Destruction Of The Temple Of The Enemies Of Ra
12) In Their Darkened Shrines: Ruins