NILE

Festivals of Atonement

1995 - Anubis

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
16/09/2011
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

I primi anni di attività dei Nile furono contraddistinti dalla pubblicazione, in pochi anni, di diverse demo ed ep, e fra questi, il primo lavoro a spiccare fu "Festivals of Atonement", che venne dato alle stampe nel Febbraio del 1995 ed autoprodotto dalla Anubis Records (etichetta fondata dallo stesso Karl Sanders). L'ep che conteneva 5 tracce piuttosto grezze ma che misero subito in chiaro quale fosse il progetto della band, cioè la rievocazione delle atmosfere e delle scene di vita dell'età faraonica. La line up dei Nile era composta da Karl Sanders (voce e chitarra), da Chief Spires (voce e basso) e da Pete Hammoura (batteria). L'ep si apre con la bellissima "Divine Intent", brano che rievoca nella mente un momento di vita alla corte di un glorioso faraone, ma questo solamente fino a quando i primi colpi sulle pelli di Hammoura non danno via ad una lenta ed inarrestabile marcia che diviene progressivamente più brutale ed evidenziando un sound ancora molto plastico (del resto cosa avremmo dovuto aspettarci da una band appena nata?). Si prosegue con la potente "The Black Hand of Set", con un sound già evoluto per il 1995 e che fino ad almeno il 2000 (il capolavoro "Black Seeds of Vengeance") resterà attualissimo, con chitarre particolarmente ispirate ed evocative. Il terzo brano è la lunghissima "Wrought", un brano con il quale viaggiare con la mente attraverso la desolazione ed il mistero del deserto del Sahara, grazie alla sua iniziale intonazione "mediorientale". Proseguendo diviene una lenta ed instancabile cavalcata che presumibilmente sarà alla base della scrittura di brani come ad esempio "Sarcophagus" o "Wind of Horus" ("In Their Darkened Shrines" - 2002). Il vero gioiello di Festivals of Atonement è il quarto brano, intitolato "Immortality Through Art / Godless", che parte su placidissime note di chitarra per poi cambiare volto divenendo brutale come non mai, con Blast Beat e rullate da parte di Hammoura mentre gli strumenti a corde cominciano ad assumere tonalità scure e cavernose, quasi catacombali. Verso la fine il brano muta nuovamente ed assume un'atmosfera epica e gloriosa, aprendo le porte ad una chiusura all'insegna di un sound brutale e martellante. Festivals of Atonement si conclude con i quasi 10 minuti dell'evocativa ed inquietante "Extinct", inizialmente circondata da mistero ed in seguito lentissima ma inarrestabile marcia con un vero sound da catacomba, salvo poi tornare avere una inquietante chiusura riprendendo le sonorità dei primi secondi. Questo ep è certamente una delle release meno in vista della band, ma chiunque ne sia fortunatamente in possesso è pregato di custodirla gelosamente in una teca, quasi come un rarissimo reperto trovato durante uno scavo archeologico.


Tracklist

01. Divine Intent (06:27)
02. The Black Hand of Set (02:20)
03. Wrought (08:44)
04. Immortality Through Art / Godless (05:16)
05. Extinct (09:40)