NILE

Annihilation of the Wicked

2005 - Relapse Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
07/03/2011
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Recensione

Nel 2005 i Nile registrarono il loro quarto album in studio, "Annihilation of the Wicked", che in qualche modo riprese il percorso iniziato nel 2002 con l'ottimo "In Their Darkened Shrines", con in più l'aggiunta di un sound più cupo e catacombale, ma sempre con una carica ed una potenza indescrivibile. Alcuni testi sono tratti dalle opere dello scrittore Howard Phillips Lovecraft. Ciò è dovuto alla passione per la cultura egizia del fondatore del gruppo, il cantante e chitarrista Karl Sanders. Rispetto ai tre album precedenti si può notare come la componente tecnica, già elevatissima, sia portata a livelli massimi in modo da renderla più sostenuta e duratura, portando le canzoni fin quasi ai nove minuti di durata in alcuni casi, quando non vengono addirittura oltrepassati; i riff sono velocissimi e il growl risulta molto profondo e cupo. Insomma, con questo album, per la quarta volta colpiscono in pieno il bersaglio lasciando stupefatti la critica e i fans. Si tratta del primo album registrato con il fenomenale batterista greco George Kollias, un'autentica macchina da guerra sulle pelli; oltre a lui e a Sanders troviamo l'altro cantante e chitarrista Dallas Toler Wade e il bassista Jon Vegano. La distribuzione del disco fu affidata alla Relapse Records (che ha collaborato anche con Necrophagist, Dying Fetus e Suffocation, giusto per rimanere nell'ambito del brutal death metal). L'album, della durata di cinquantuno minuti, è suddiviso in dieci colossali mazzate, che diventano undici nella versione giapponese, nelle quali troviamo le solite atmosfere medioorientali miscelate in un grandissimo lavoro di tecnica, il che dà origine a violenza allo stato puro (non dimentichiamoci che stiamo parlando di una batteria a trecento bpm se non di più).

Passiamo ora ad analizzare il disco brano per brano, cominciando dalla prima traccia, un intro di cinquantuno secondi intitolato "Dusk Falls Upon the Temple of the Serpent of Mount of Sunrise", che non ha nulla di brutale, trattandosi di musica tipica dell'Egitto, ed è strumentale. Il titolo rappresenta un detto egizio sulla possibile scomparsa e decaduta della civiltà stessa; terminato l'intro iniziale arriva la prima violentissima mazzata, ossia i cinque minuti e mezzo di "Cast Down the Heretic", uno dei miei brani preferiti. Ha una velocità ed una potenza indecifrabile, con in più un assolo meraviglioso che la rende una canzone da dieci e lode. Il titolo fa riferimento al faraone Akhenaton, un faraone piuttosto controverso, molto attaccato alla religione e per nulla preoccupato dalle questioni politiche, e durante il suo regno in Egitto dominarono ribellioni e caos. Per questa ragione venne ritenuto l'artefice del declino della civiltà e quindi dichiarato eretico.
La terza traccia, dal nome "Sacrifice Unto Sebek". Il titolo riprende il tema del sacrificio, già affrontato in passato: Sebek è infatti il dio coccodrillo che durante la secca dei fiumi li attraversava sterminando e mangiando qualunque cosa gli ostacolasse il passaggio.Il quarto brano è "User - Maat - Re", quasi nove minuti, di cui uno e mezzo di musica tradizionale egizia interrotta poi dalla solita cattiveria dei nostri quattro che la trasformano in quello che si può definire un capolavoro del brutal death metal. User - maat - re è una parte del nome del trono su cui sedeva il re Ramses II, un faraone che durante il suo regno fece molto per l'Egitto e contribuì al benestare della civiltà. Il titolo significa "La giustizia del Re è potente". "The Burning Pits of the Duat", quinto brano, è relativamente breve (non arriva ai 4 minuti), ma è un pò differente dalle altre, non solo per la durata, ma per il sound molto più d'mpatto. Troviamo inoltre un bellissimo assolo dopo neanche metà canzone, prima che venga raggiunto il picco di potenza, alla fine. Il testo parla del trattamento subito dai cadaveri dei nemici di Osiris (il più importante dio dell'oltretomba della cultura egizia) bruciati e fatti a pezzi. La sesta traccia, "Chapter of Obeisance Before Giving Breath to the Inert One in the Presence of the Crescent Shaped Horns", ha un inizio molto tranquillo, ma quasi fin da subito diventa un brano cattivissimo, forse un pò sopra le righe, ma comunque una bella canzone. Ad un certo punto si placa e poi mantiene questo andamento cadenzato fino alla conclusione. "Lashed to the Slave Stick", settimo brano, è forse il pezzo meno azzeccato e meno interessante, sin dal riff iniziale, non molto trascinante e coinvolgente; come per The burning pits of the duat si narra della tortura inflitta ai rivali di Osiris. L'ottavo brano si intitola "Spawn of Uamenti", un pezzo strumentale che dura poco più di un minuto e che è una specie di marcia verso il giudizio per l'atmosfera inquietante originata dai suoni. "Annihilation of the Wicked", title track e nono brano, è una canzone lunghissima in cui si vede tutto ciò che sanno produrre i Nile, un pezzo grandioso, completo, nel quale dimostrano a pieno le loro capacità. Il testo parla del regno sotterraneo del dio Seker, un altro dio della morte. Giungiamo così all'ultimo brano, "Von Unaussprechlichen Kulten", dieci minuti di canzone con una parte iniziale molto affascinante: inizialmente si sente solamente un gong che quando inizia il riff si continua ad udire in sottofondo, poi parte la batteria, con un ritmo abbastanza lentoche poi diventa furioso. Ascoltate attentamente l'assolo, molto complesso ma che lascia estasiati. Il testo riprende, come spesso accade, un pezzo di un'opera di Lovecraft. Qui il growl risulta ancora più incazzato e rabbioso.

Si chiude così l'ennesimo capolavoro di una band Death Metal divenuto ormai un vero e proprio culto.

Voto: 8,5


Tracklist


01. Dusk Falls Upon The Temple Of The Serpent Of The Mount Of Sunrise
02. Cast Down The Heretic
03. Sacrifice Unto Sebek
04. User - Maat - Re
05. The Burning Pits Of The Duat
06. Chapter Of Obeisance Before Giving Breath To The Inert In The Presence Of The Crescent Shaped Horns
07. Lashed To The Slave Stick
08. Spawn Of Uamenti
09. Annihilation Of The Wicked
10. Von Unaussprechlichen Kulten