NILE

Amongst the Catacombs of Nephren Ka

1998 - Relapse Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
16/07/2011
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Recensione

Se con le demo rilasciate nel 1995 ed il 1997 si erano fatti spazio nel movimento underground statunitense, nel 1998 i Nile iniziarono a giocare pesante dando vita ad "Amongst the Catacombs of Nephren-Ka", disco che segnò una notevole maturazione rispetto al passato grazie all'arricchimento del songwriting ed al miglioramento della qualità della registrazione dopo aver ottenuto finalmente il contratto con la Relapse Records. Ciò che però conferisce al disco quel qualcosa in più che prima non c'era è il sound, finalmente granitico e roccioso dettato dai dogmi del death metal made in USA. La band, allora formata dal leader storico Karl Sanders (voce e chitarra), Chief Spires (voce e basso) e da Pete Hammoura (batteria), dà così vita a quello che può definirsi come un vero e proprio capolavoro, ispirandosi liricamente ai racconti di Howard Lovecraft, non a caso anche il titolo è tratto dall'horror "The outsider and others".



Sin dai primi secondi della track opener "Smashing the Antiu" il trio ci rivela cos'hanno in serbo per noi per i 33 minuti di durata del disco: un intro dai toni fortemente oppressivi e brutali nei quali i Beat di Hammoura si fondono con i riff devastanti di Sanders, il cui growl personalissimo diviene sin da subito un marchio di fabbrica inconfondibile, e anche se il brano ha una breve durata dimostra di avere grande effetto. A livello tematico viene affrontata la descrizione degli Antiu, gli antichi abitanti del territorio circostante al Sinai che vennero cacciati dai primi Faraoni della civiltà dell'Egitto. Ma questo è solo un piccolo assaggio: la traccia successiva "Barra Edinazzu" segue la struttura della track precedente ma aggiunge qualcosa in più a livello compositivo grazie alla bella cornice mediorientale che circonda il brano, ovviamente all'insegna di violenza e brutalità dal primo all'ultimo secondo. Una perfetta rievocazione dell'atmosfera desertica del Sahara fa da intro alla traccia successiva, l'intermezzo "Kudurru Maqlu", della durata che si aggira intorno al minuto. Un altro brano breve ma intenso e sentito è il successivo, dal titolo "Serpent Headed Mask" dove emerge tutta l'acidità della chitarra di Sanders, e dove la band conferma tutta la sua ispirazione mistica e ultraterrena (un vero sound da catacomba). Poi arriva la travolgente marcia apocalittica "Ramses Bringer of War" già presente nella demo rilasciata alcuni anni prima, ma nettamente migliore grazie alla buona produzione di Bob Moore. Si tratta di una cover del compositore Gustav Holst, che in origine si intitolava "Mars, bringer of war". "Stones of Sorrow" è introdotta da uno strumento tradizionale egizio che crea un impermeabile atmosfera desertica e cocente che introduce una violentissima sferzata di Death metal brutale. Particolarmente apprezzabile il lavoro di Hammoura protagonista di un drumming intenso e preciso, ma anche la preformance vocale di Sanders che chiude il brano con una sorta di grugnito cavernoso. Un gong e un coro evocativo introducono e padroneggiano la track "Die Rache Krieg Lied der Assyriche", che risuona come un incitamento alla battaglia. Hammoura detta i tempi di "The Howling of the Jinn", brano che parla di creature mitologiche della tradizione mediorientale nel quale si assiste a vocals quasi disumane appoggiate su un pesante muro costituito da chitarra, basso e batteria che si intrecciano su una struttura complicata ed intensa. Si passa così a "Pestilence and Iniquity", un cortissimo brano (neppure 2 minuti) ma di grande spessore strumentale che ci fa apprezzare la genialità della band nel realizzare cavalcate poderose in tempi brevissimi. Un intro riecheggiante apre "Opening of the Mouth", brano ideale per trasportare la mente dell'ascoltatore direttamente all'interno del palazzo reale di un faraone. In seguito si viene travolti dal trio che dà prova di tutta la sua tecnica e del suo talento non comune con una sezione davvero epica. L'outro è invece un breve arpeggio che ci riporta alla mente l'atmosfera di questa affascinante ed antica civiltà. Infine troviamo "Beneath Eternal Oceans of Sand", il cui inizio è un placidissimo riff che fa da apripista all'ennesima sferzata Death Metal dell'album, sempre intensissima ed all'insegna della tecnica.



Termina così quest'avventura nelle zone più inesplorate e velate di mistero dei cunicoli di una piramide dentro la quale i tre sacri faraoni ci hanno fatto riassaporare momenti di vita quotidiana dell'antico mondo Egizio... in chiave Death Metal.


1) Smashing the Antiu
2) Barra Edinazzu
3) Kudurru Maqlu
4) Serpent Headed Mask
5) Ramses Bringer of War
6) Stones of Sorrow
7) Die Rache Krieg Lied der Assyriche
8) The Howling of the Jinn
9) Pestilence and Iniquity
10) Opening of the Mouth
11) Beneath Eternal Oceans of Sand