NIGHTWISH

Angels Fall First

1997 - Spinefarm Records

A CURA DI
ANDREA AMATA
05/12/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Era il 1996, Tuomas Holopainen (tastiere), assieme ai suoi cari e fidati amici Tarja Turunen (voce) ed Erno Vuorinen (chitarra - conosciuto a tutti con il nomignolo "Emppu"), iniziarono a dar vita ad un progetto musicale acustico, ispirati dalle magiche atmosfere della loro terra natia, la quale vanta la maternità di un infinità di racconti e miti. Capacità di spicco di questi tre giovani ragazzi risultò essere la bravura nell'incarnare tutta l'atmosfera malinconica della loro terra attraverso la loro musica, la quale risultò essere subito apprezzata dai piccoli ascoltatori locali. Nei loro primissimi lavori, anche se di qualità casalinga, si avverte una spiccata maestria nel riproporre le sonorità folkloristiche tipiche del paesi scandinavi che rischiavano di esser dimenticati per sempre. Se il folklore crea i margini del disegno delineandone una figura, da pigmenti fungono le influenze New-Age e le superbe capacità Liriche della cantante. Allora conosciuti semplicemente come giovani musicisti della città di Kitee (Finlandia), i Nightwish pubblicarono un primo lavoro in formato demo, che includeva solo tre tracce, e queste bastarono per attirare l'attenzione di molte case discografiche. Il nome Nightwish, per l'appunto "desiderio della notte", venne attribuito alla band proprio per questa loro capacità di rendere forma ai sogni attraverso la musica, nell'immaginazione dell'ascoltatore. La band si completò nell'anno seguente con l'ingresso di Jukka Nevalainen (batterista), la chitarra, precedentemente acustica, venne sostituita con una chitarra elettrica e la band iniziò a convogliare su un suono più aggressivo mantenendo però intatta la loro capacità di risvegliare la fantasia nell'ascoltatore. Nel maggio dello stesso anno, i Nightwish firmarono un contratto con l'etichetta finlandese Spinefarm Records, la quale si convinse di fare quasi da tutrice ad una band che sembrava avesse tutte le carte in regola per regalare al mondo della musica una novità sbalorditiva. Il singolo "The Carpenter", per l'esattezza, fu il pezzo che scaturì interesse per l'etichetta discografica appena menzionata, la quale decise di produrre tre dischi: Angel Fall First ) uscito a novembre (il quale raggiunse senza difficoltà la trentunesima posizione nella classifica finlandese) e i successivi "Oceanborn" (1998) e "Wishmaster" (2000). Da Angel Fall First venne estratto il brano "The Carpenter" e venne redistribuito come singolo per la sua presentazione; il brano raggiunse l'ottava posizione delle classifiche finlandesi. Di questi primi tre lavori, "Angel Fall First" contiene brani basati più sull'armonia che sulla velocità, dando quindi al genere della band un allontanamento dal Power-Metal e creando quindi i primi elementi di quello che successivamente verrà inteso come Symphonic-Metal. Il genere dei Nightwish è stato caratterizzato, durante il loro intero processo di maturazione, da una continua mutazione. La band però non si è limitata nell'attendere un perfezionamento di stile per poi proporlo appena confezionato, ha piuttosto proposto ogni singolo brano in maniera diversa, varie sfaccettature e sfumature che ogni volta si aggiungevano, quasi come se volesse renderci partecipi a questa loro evoluzione. Questo ha fatto si che, man a mano i nuovi lavori emergevano, l'ascoltatore diventò capace sia di percepire il cuore immacolato della band, sia di apprezzare quei cambiamenti che invece di manomettere la figura dei Nightwish, evidenziavano in maniera differente le molteplici personalità dell'originalità tipica della nostra tanto amata band Symphonic. I Nightwish, ascoltando la loro discografia, ci svelano in maniera abbastanza viscerale, come una qualsiasi band può trovarsi in partenza con un idea grezza e come, da questa, si possa costruire la propria bravura e la propria popolarità con importanti armi quali  perseveranza, bravura, esercizio, spirito, fede, consapevolezza e anche con un pizzico di cocciutaggine. Con "Angel Fall First" andiamo a vedere qual è stato il primo traguardo dei Nightwish assaporando (con un sentore quasi di intimità, come se fossi seduto in compagnia di tutti i componenti della band) gli albori di un idea che trova forza nella sua genuinità e nell'innocenza della fantasia in tutto il suo essere. "Angel Fall First" venne successivamente rimasterizzato (nel 2002) con una ulteriore traccia aggiuntiva (la tredicesima, "A Return To The Sea"), mentre l'ultima traccia della prima versione viene spezzettata in quattro parti e suddivise nelle tracce nove, dieci, undici e dodici. Come copertina del jewelcase possiamo ammirare un meraviglioso crepuscolo su una collina finlandese, con una luna che si appresta a concludere la sua fase di crescita, nel rosso carminio del cielo emerge un albero solitario annerito dai riflessi della luce. La scritta "Nightwish" in alto a sinistra e il titolo dell'album in basso a destra incorniciano questa fotografia senza appesantirla nel suo complesso artistico. Nel retro del jewelcase troviamo la tracklist rappresentata grazie ad un font sobrio, in bianco, ed un semplice background dove le nuvole filtrano il crepuscolo in calde variazioni di rosso. Aperto il cofanetto invece, troviamo una foto della band nel booklet, a sinistra, mentre a destra abbiamo il cd che ripropone la stessa fotografia del front del jewelcase, ma questa volta il colore prevalente è il blu. Questo gioco di contrasto rosso, viola, blu, già ci trasmette quasi un senso di fantastico riprendendo quasi il concetto di aurora boreale. Ma adesso, senza perderci in chiacchiere, prendiamo il Cd ed inseriamolo nello stereo, siamo tutti curiosi di ascoltare il lavoro di partenza di una band leggendaria che vanta, ai giorni d'oggi, una fama a dir poco invidiabile ed un senso artistico camaleontico, instancabile, genuino ed apparentemente privo di incertezze.

Elvenpath

Viene usata Elvenpath (Sentiero degli Elfi) come traccia di apertura dell'album "Angel Fall First", a dir poco un ottima scelta sia dal punto di vista concettuale che musicale. Il brano si apre con dei sintetizzatori atmosferici, mentre Tarja si presta a recitare un piccolo brano, questi ventiquattro secondi sono indispensabili per dar slancio alla canzone che, con un' entrata poderosa, sguinzaglia tutta la strumentazione al completo. La batteria ed il basso reggono un ritmo inizialmente mite, reso però assai poco banale alternandosi con dei passaggi dall'elaborazione semplice, ma fortemente caratterizzante, i quali accompagnano la melodia di apertura. Chitarra e tastiera si spalleggiano per dar il giusto corpo al tema principale. Senza stacco alcuno o un qualsiasi passaggio che ci prepara ad un eventuale cambiamento, quest'introduzione cede il suo spazio al primo verso dove la voce del mezzo-soprano (Tarja) viene presentata all'ascoltatore, accompagnata da una modesta base strumentale. Partendo da una sonorità che rischiava di far cadere irreparabilmente il brano tra le grinfie della banalità, le chitarre abbandonano i powerchords per poi adottare una linea più dinamica che, rimanendo comunque poco elaborata, crea un' ottima simbiosi con la strumentazione ritmica, la quale risulta ottima accompagnatrice della linea vocale. In questa seconda parte del verso sentiamo nominare alcune creature fantastiche molto note per chi è appassionato di mitologie e racconti fantastici. Evocando questi protettori (Tapio, Bearking?) la band richiama a sé tutta la fantasia che l'uomo lavoratore ha sempre celato, mentre l'artista cerca disperatamente per nutrire il "se bambino", fonte di ogni ispirazione e lasciapassare illimitato per la propria immaginazione. Una volta varcati i "cancelli [?] per il sentiero" il ritmo si fa potente, turbinante, il tutto prende una piega Power, mentre la linea vocale è metricamente più rilassata, mettendo sotto i riflettori la corposità della voce del mezzo-soprano che viene sublimemente accompagnata da una seconda voce in secondo piano. Orgogliosi della propria fantasia, "dove si resta, fieri, come eroi", si scandisce ogni parola con chiarezza, come se ogni singola di queste concatenata con le altre, costituiscono le sacre fondamenta di questo mondo "regolato dalla magia e dalle possenti spade" (a parer personale, simbolismi attribuibili a due delle virtù artistiche prese quasi sempre in considerazione da Tuomas nelle sue composizioni: creatività e volontà). Dopo essersi scatenati in questo turbinio di elementi musicali significativi nel delineamento dello stile personale dei Nightwish (ovvero la carica strumentale del Metal, il romanticismo di una voce lirica e l'atmosfera mistica dei testi e delle tastiere), dal ritornello ritorniamo al tema strumentale: la voce di Tarja, in questo avvicendamento, risulta essere un ottimo legante. Rientriamo nel verso, il secondo questa volta, si ripropone il powerchords del verso precedente con la stessa batteria sbrigativa, una scelta che (a parere di chi vi scrive) sarebbe dovuta andare in contro ad una rivalutazione; infatti tutta la carica accumulata dal ritornello precedente inizia a perdersi in questo verso. La seconda parte del verso riacquista vivacità con lo stesso effetto colto in precedenza, questa volta si è già dentro il sentiero e si riscoprono gli eroi di alcuni libri, tra i quali riconosciamo chiaramente "Bilbo [?] and the seven dwarfs", come se dovessimo rincontrare dei cari amici di vecchia data, conosciuti nelle nostre fantasie attraverso la lettura di qualche buon libro a tematica Fantasy o Fiabesca. Catturati dall'atmosfera fantasiosa di questo brano ritorniamo sui passi del ritornello che, quasi come un inno all'immaginazione, infuria malinconico, nostalgico e potente impersonando l'interezza della fantasia. Segue il tema principale, questa volta utilizzato come passaggio, associato ad una ritmica molto differente facendoci percepire quasi diversamente questo tema (evitando quindi di risultare ripetitivo) e legandosi a quello che si appresta a diventare il bridge. Le chitarre adottano un ritmo molto più aggressivo seguito poi da una multisessione vocale sintetizzando un coro, ed è esattamente già dalla prima traccia, ancora più precisamente in questo momento, che i Nightwish affermano la loro originalità, con questo utilizzo della voce lirica come marcatrice melodica, un'idea molto originale che senza troppe complicanze attribuisce sinfonicità ad una melodia. Il bridge cambia riadattando alcuni riff precedentemente usati, ritornando al ritmo precedente, dove la traccia vocale si fa più mite e Tarja rievoca, nostalgica, le gesta e le avventure di questo suo mondo immaginario. Poi si ritorna al ritmo della prima parte del bridge e facendoci riassaporare la maestosità dei cori. La traccia si conclude con un assolo che si erge sopra la melodia principale, questa volta messa in secondo piano, che ogni tanto però sovrasta la chitarra in volume, lasciandoci quasi insoddisfatti di questo assolo un po' camuffato. Il ritmo rallenta e il brano si conclude con un passaggio barocco di chitarra elettrica.

Beauty and the Beast

Una tastiera echeggia nel silenzio, cantando una melodia di archi dalle sonorità cupe, quasi Mussorgskyane, e poi i tuoni rombanti dell'ingresso degli altri strumenti, così si apre Beauty and the Beast (La Bella e la Bestia). Poco dopo il brano si alza di tonalità e il ritmo diventa inevitabilmente Power per poi ritornare più symphonic poco dopo, riabbassandosi alla tonalità di apertura; questa volta la batteria è più incisiva e la chitarra suona un riff ben incastrata tra batteria, basso e tastiere. Si perde la concezione del tempo, la band si focalizza su due note, pestandole, aumentando il ritmo e poi diminuirlo di nuovo, per poi chiudere con l'accordo definitivo. Non avremo neanche il tempo di assimilare questa introduzione che il brano viene stravolto da un clavicembalo accompagnato da archi, mentre gli strumenti ritmici rafforzano l'inizio delle battute. Ci introduciamo al verso, mantenendo la linea di tastiera dell'introduzione mentre il resto della strumentazione mantiene una linea strumentale molto piatta e banale, probabilmente con lo scopo di non eccedere in musicalità offuscando la voce stessa. Possiamo ascoltare, adesso, Tuomas interpretare la Bestia, facendoci intendere che questo brano sarà un duetto. In questo album e solo in questo album, possiamo ascoltare la voce di Tuomas che si improvvisa cantante in assenza di un medesimo.  Il primo verso si apre, quindi, con la Bestia che parla alla Bella, rispolverando i ricordi di un ballo dai risvolti romantici. Segue poi Tarja, raccontando di come quella notte fosse stata magica e di quanti sogni e quante belle parole si fossero scambiati. Si alternano, quindi, Tuomas e Tarja, dove le capacità vocali del primo non sono davvero eccezionali, lasciando però risaltare così la bellezza della voce di Tarja (peccato che la scelta della voce di Tuomas, in un certo contesto musicale, accompagnato dall'ugola di lei, soprattutto dopo la voce di Tarja, risulta musicalmente di cattivo gusto). Questa prima parte del brano si conclude con il rifiuto della Bella nel diventar l'amata della Bestia, mentre possiamo ascoltare, rimbombante nel silenzio, i pensieri della Bestia poco prima che l'alternarsi di due note (così come nella conclusione dell'introduzione del brano) che si conclude con una parte nella quale troviamo gli elementi cardini dello stile Nightwish già coniato dal primissimo lavoro e che ritroveremo nei lavori successivi. Un pad sintetizzatore crea un tappeto dalle sonorità magiche, quasi New-Age, mentre gli strumenti introducono un ritmo da power-ballad e la chitarra elettrica si prodiga in un assolo ai termini del romantico, duettando inoltre con una seconda chitarra creando una perfetta armonia ed enfatizzando un'incantevole melodia. Concluso l'assolo, la chitarra di appresta a suonare degli accordi e dar spazio all'ultima sessione vocale dove la bellezza della voce di Tarja trova tenerezza in parole piene di compassione, compianto e sensi di colpa. Il brano cambia ulteriormente piega, la Bestia ricorda che sarà sempre innamorata della Bella, e degli archi seguono questo piccolissimo monologo per introdurre la parte conclusiva di questo brano dalle melodie cavalleresche e dalle sonorità dai sapori sinfonici ma non del tutto organici, quasi video-ludici. Il ritmo diventa marciante, quasi simile ad un ritmo Death, mentre le tastiere emulano un orchestra e Tarja ci delizia con dei vocalizzi.

The Carpenter

Il brano di cui vi parlo adesso è il brano che ha dato ai Nightwish l'opportunità di essere notati dalle case discografiche e di acquisire tutta la meritata attenzione da parte dei fan. Nell'ascolto del brano possiamo notare che il comparto sonoro è di scarsa equalizzazione, ed il livello compositivo è davvero blando, ma dobbiamo tener in conto che questo brano è stato tra i primissimi, in assoluto, ad essere stato scritto dalla band. Sto parlando di The Carpenter (Il Carpentiere) che senza esitazione alcuna si presenta nell'immediato con una sessione ritmica lenta e costante, mentre le chitarre elettriche si limitano a suonare solo tre accordi (il primo viene mantenuto molto a lungo mentre gli ultimi due accompagnano un giro precedente a quello successivo), un'enorme passo falso risulta essere la durata di questa sessione strumentale iniziale: un po' troppo lunga. Questa piccola sessione è ancor più appesantita da un assenza di melodia che si prolunga per quasi mezzo minuto, poi il brano poi cambia. Una chitarra elettrica, priva di ogni distorsione, arpeggia una flebile melodia mentre un passaggio di batteria apre il primo verso. Ritroviamo Tuomas come cantante maschile, quasi impercettibile in questo primo verso, il quale sussurra delle parole che sembrano rilevarci il principale protagonista di questo brano: "un uomo condannato per far risplendere la salvezza attraverso i secoli", ovvero la figura teologicamente conosciuta con il nome di Gesù e come il padre di questo (inteso come "Dio") provi sconforto come un carpentiere che, lavorando senza sosta, comprende che un suo lavoro tanto elaborato venga trattato con mediocrità da un suo acquirente. Questo verso dai toni riflessivi, si accompagna alla pesantezza e alla lentezza di una strumentazione che riesce a simboleggiare bene questo lavoratore che continua a lavorare senza alcuna sosta, ma privato completamente del suo entusiasmo, vedendo strappato via da se e poi trattato con superficialità e disprezzo uno dei suoi migliori lavori. Il ritornello, quindi, ha il suo ingresso con un organo ed una strumentazione che prende un po' più energia, rispetto al verso, non distaccandosi comunque da questo senso di angoscia e di lutto. "Sulla tomba del soldato sconosciuto, deposita l'attrezzo che creò colui che è morto per noi" è la frase che conferma la teoria del Dio/carpentiere. Adesso, svelata la vera natura del "carpentiere", riusciamo meglio ad analizzare questo brano. Quasi come un cambio di scena, l'attenzione ritorna su questo mistico manovale instancabile che continua a martellare sull'incudine. Ogni colpo di martello viene perfettamente rappresentato dal ritmo lento del rullante della batteria, mentre la voce quasi sussurrata di Tuomas ci fa intravedere lo sciogliersi di questo padre in pena per la morte del figlio, inchiodato alla sua incudine, flagellato da un lavoro troppo importante per essere interrotto da un lutto. Il ritornello adesso rientra, e questa volta scopriamo che in esso è racchiusa una preghiera rimodellata da Tuomas in chiave fiabesca. Sia in questo ritornello, come nell'altro, la voce di Tarja non eccelle in tutta la sua bellezza, infatti mantiene limitato il proprio range vocale, abbandonando le vesti di mezzo-soprano. Si conclude questo ritornello ed il bridge  fa breccia con un ritmo in sonorità cupe, quasi dalle sfaccettature Death, per poi fare da sfondo ad un assolo di tastiere. Quest'assolo di tastiere prevede due suoni differenti sovrapposti, ma entrambi mantengono la stessa linea melodica. L'esecuzione è molto semplice, ma questo non impedisce alle tastiere di creare la giusta atmosfera, riuscendo quasi ad evocare l'afoso respiro delle terre arabe. L'assolo si protrae con utilizzo di altri suoni e questa volta duettando con la chitarra elettrica, mantenendo vivo questo quadro immaginario che ci avvolge tra le bufere di sabbia, la secchezza dell'aria e i colori dorati del deserto. Si ha un altro cambio di scena, e troviamo Tarja che riprende le vesti del mezzo-soprano accompagnata da una chitarra acustica. Troviamo la dolcezza di una fedele, in questo bridge, che ascolta le parole del proprio Signore "attraverso le voci sinfoniche della natura - quella purezza della quale non ha mai dubitato". Queste esatte parole sono le preghiere dei fedeli che giungono all'orecchio di questo "carpentiere", le quali cedono a questo tutta la forza necessaria per continuare il proprio lavoro. Una piccola sessione strumentale di passaggio consegue un ritmo più incalzante dove le chitarre ne affermano ne affermano le battute (successivamente accompagnate da un clavicembalo che arpeggia una melodia dai sapori barocchi), quasi come se il nostro caro "carpentiere" riacquistasse forza e aspirazione nel procedere con il suo lavoro rendendosi conto che il sacrificio del proprio figlio non è valso invano. Il ritornello di chiusura viene perfettamente accompagnato dal bridge, questa volta (mantenendo comunque la sua sonorità) si presenta come una preghiera, quasi un inno, al manovale divino che verrà sempre ricordato per i suoi sacrifici a discapito di un compito e di un obiettivo molto più grande. Il ritornello si ripete per l'ultima volta, ma non ritroviamo la traccia vocale classica ma dei vocalizzi che chiudono la traccia con la giusta dose di sinfonicità.

Astral Romance

Una chitarra elettrica apre quarto brano di "Angel Fall First", così come un fulmine squarcia i cieli, ed un'altra chitarra canta una melodia molto orecchiabile e dai sapori eroici, ma ancor prima di concludersi batteria e basso incidono le ultime note per poi rientrare in definitiva e proseguire così con il tema principale di Astral Romance (Romanticismo Astrale). Un ritmo tribale segue a questa introduzione, mentre  chitarre ululanti ed una tastiera creano il giusto ambiente, magico e oscuro, dove posizionare la vicenda che viene trattata nel brano. Rincontriamo, nel verso subito entrante, gli elementi caratterizzanti dei Nightwish che, come abbiamo potuto ascoltare, vengono inseriti in quasi ogni brano senza mai cadere nel fatidico errore della eccessiva ripetizione: sto parlando della multisessione vocale che assieme alle tastiere crea un effetto semi-corale ma dalle sonorità più incisive e potenti, mentre una chitarra dai riff decisi mantiene una certa aggressività al brano allontanandosi dallo stile Gothic, stile dove le chitarre tendono a proiettare nel brano un'atmosfera più cupa, rilassata e lugubre. Alternandosi a queste sessioni "corali" Tarja risponde a questa sua controparte "eterea" rimanendo fedele ad un timbro lirico ma prediligendo la scelta per delle note semi basse. Dai primi testi possiamo già intravedere questa donna in balia della notte, mentre un sentiero illuminato di candele le indica una strada. Ella si appresta a seguire questo "sentiero della notte" lasciandosi travolgere dalle magnificenze della natura. I testi sono molto ambigui e ad essi si possono attribuire un'infinità di significati, quello che personalmente trovo più adatto è l'innamoramento di questa donna per la natura e tutto ciò che concerne il concetto di vita. Evocati da questa donna sono figure astrali come il "Macrocosmo" e la "polvere della galassia", e anche questo può assumere una molteplicità di significati, per non dilungarmi molto nel discorso posso solo esporvi la mia personale teoria, ma trovo onesto farvi presente che ogni singolo ascoltatore ha il diritto di trarre delle conclusioni personali ad ogni testo musicale, specialmente uno che ti permette una libera interpretazione personale come questo. Una personale analisi mi suggerisce un amore verso la vita attraverso una filosofia che si può trovare nella cultura Wiccan, un movimento religioso dove tutto ciò che concerne la natura e quindi l'universo ed i suoi annessi (pianeti, stelle?) è meticolosamente collegato ad un aspetto della vita. Innamorata di questo "tutto", la donna passeggia in questo sentiero cantando la melodia che udiamo nel verso. Il verso si interrompe nel suo ripetersi e nel silenzio, spezzato da qualche dinamismo di batteria, echeggia la voce del mezzo-soprano che poi si ripeterà accompagnata da un tappeto strumentale più completo. Tuomas entra in questa parte cantando le parti dell'amante umano di questa donna. La voce di Tuomas non è esattamente l'ideale in questo contesto, come ironicamente non è ideale la presenza di questo amante all'interno della vicenda che vede una relazione di una donna e la natura che la sta accogliendo. Questa sessione vocale risulta poco corposa, asciutta e, ad essere sincero, si sarebbe potuto lavorare un po' di più per rendere questa linea vocale più apprezzabile. Dai testi possiamo distinguere quest'uomo che apre una lettera d'addio della propria donna, confessando l'intenzione di allontanarsi da lui per un amore spirituale, lui tristemente si duole di quest'abbandono consapevole di non esser riuscito a mantenere non mantenuta (la promessa, probabilmente, di rendere la sua amata sempre felice). Questa sessione si conclude con un' ambiziosa scelta di note da parte Tuomas, sfociando però in una ridicola cacofonia, e dando spazio ad un passaggio che vede gli strumenti cimentarsi in un ritmo rilassato ed incalzante, ma subito dopo la tonalità viene abbassata e, mantenendo lo stesso ritmo, le chitarre decidono di eseguire un riff mono-nota, dando priorità al ritmo, il quale risulta un buon passaggio per l'assolo di tastiera poco dopo. Il ritmo e la melodia del passaggio precedente vengono ripetute e l'assolo di tastiere risulta buono per la prima parte, (talvolta) impercettibile e banale durante il proseguo dello stesso. L'assolo viene prolungato mentre la strumentazione acquista una dinamicità nettamente Power, ed altre tastiere danno un senso più sinfonico al tutto, facendo recuperare punti persi. Il crescendo "orchestrale" sfocia in un balzo verso il vuoto, come se volesse raffigurare questa donna che, correndo verso questo sentiero, ascende diventando un tutt'uno con l'energia cosmica. Dal frastuono delle chitarre elettriche che concludevano la sessione strumentale precedente, tastiere e chitarre riprendono il tema di apertura dando una piega sinfonica, quasi operistica, a questo brano farcito da eccellenza musicale, talento ancora da forgiare e condito da alcuni errori madornali. Il tema viene accompagnato, adesso, dall'intera strumentazione, toccando l'apice del romanticismo accompagnato dagli "string" della tastiera. Questa donna, adesso, si trova fluttuante nello spazio, "sopra lo spazio, sotto il Grande Occhio" desiderando ancora di più il contatto con quest'entità spirituale. Un assolo alternato di chitarra e tastiera, sopra questo tappeto romantico, trova il giusto spazio per una chiusura brano davvero eccellente ed emozionante, incarnando in una tastiera (che sia di pianoforte o di chitarra) tutta la passione che impersona l'intero brano. Un ultimo assolo di chitarra, il quale ricorda il tema principale, chiude definitivamente il brano che, come un gioco d'artificio, esplode in tutta la sua magnificenza lasciando il cielo spoglio.

Angel Fall First

Un dolce arpeggio di chitarra acustica illumina, in un mondo deturpato da un oscurità distruttiva, un piccolo frammento di speranza: Tarja, Tuomas ed Emppu sorgono splendenti, armati di dolcezza pronti ad sostenere gli ultimi respiri agonizzanti della terra. Angel Fall First (Gli Angeli cadono per Primi), è la prima ballad, ed entra con tutto il suo candore dai risvolti sonori folk e dalle tematiche epico-fantastiche. Gli archi entrano dopo il primo giro di chitarra acustica, che già ci cattura con questo melodioso valzer, spalancando i cieli cupi e cerulei per risanare le cicatrici sanguinanti di una guerra titanica. La voce di Tarja si anima assieme al mondo, mentre i caduti esalano il loro ultimo respiro. Piena di dolore, Tarja, osserva con amarezza il volto di un angelo che le sorride, lo stesso angelo che tempo prima la confortava e che adesso viene a mancare lasciando un grande vuoto. Una sessione di fiati e di archi riescono a raffigurare questa "quiete dopo la tempesta" e il lento processo cicatriziale di una massiccia perdita di anime, fortunatamente, conclusa con la vittoria di queste. Osservando questo spettacolo cruento ci si accorge che quello che si necessita è semplicemente il migrare verso un posto meno guastato dalla guerra, mentre il pensiero di una vita breve e fragile ripercuote nel ventre il congelante vortice dell'angoscia, ben interpretata da una linea vocale molto rilassata, malinconica e quasi lamentosa, come un pianto. E ci si domanda (in questo caso a Dio) perché gli "Angeli cadono per primi". Ovviamente possiamo interpretare questo brano sotto un punto di vista fantastico e quindi parlare di Angeli come vere e proprie figure religiose o fantastiche, oppure possiamo semplicemente attribuire la parola "Angeli" ai combattenti di una nazione in quanto "(Angeli) protettori" di questa. Uno sterminio così devastante trova solo un risvolto distruttivo, mentre si è ben lontani dalla risoluzione di una risposta, dal "pensiero di Shangri-La" o dalla "lezione di Cristo". Gli ultimi gemiti di questa donna, la cui innocenza è stata violata dalla visione di una morte cruenta, terminano con un'insoddisfazione. La sessione di tastiere e fiati si ripete, legando quest'ultimo verso con il ritornello. Ritornando sui passi verso casa, beffati da ben diverse aspettative della guerra, i Nightwish rintonano il ritornello, maledicendo questo luogo cancrenoso, "piangendo per amore, piangendo per paura, sotterrando i propri sogni con il loro dispiacere". Le chitarre acustiche che ci hanno meravigliosamente accompagnato dall'introduzione del brano assieme alle tastiere, si interrompono, cedendo l'intero palcoscenico ai fiati, per l'ultima volta e dispiaciuti voltano le spalle a questo macabro scenario. Un assolo di chitarra acustica lega questa sessione di fiati con la sessione conclusiva del brano, dalle sonorità folk che ricordano antiche melodie norrene, questa melodia (suonata all'unisono con un flauto, poco dopo) da l'addio agli ultimi sfarzi di ingenuità che viene sopraffatta dalla rabbia e dal dolore subito dopo. I timpani accrescono come la rabbia nel petto dei tre ragazzi, le tastiere arpeggiano una melodia cupa e il mezzo-soprano borbotta delle parole, quelle parole che un tempo erano monito di speranza e salvezza adesso perdono una piega più aggressiva. Questa conclusione può avere due interpretazioni: la prima è che la fede, quando vera e genuina, difficilmente muore, anche se ci si trova ai limiti della disgrazia, dove tutto sembra perduto e ci si trova in preda alla rabbia e allo sconforto; la seconda è semplicemente una ripetizione sarcastica di queste parole che, un tempo, promettevano risposte esaustive alle domande della vita, ma adesso, dopo morte e distruzione, perdono totalmente il loro significato. Il tono grave della traccia vocale permette entrambe le interpretazioni, le espongo entrambe perché trovo che nessuna delle due sia poco valida dell'altra. Altre tastiere si aggiungono nella chiusura mentre dei tamburi accentuano un ritmo discontinuo, quasi come lampi nel cielo apocalittico, lasciandosi poi dissolvere nel silenzio.

Tutankhamen

Sesto brano dell'album "Angel Fall First" dei Nightwish è Tutankhamen (Tutankhamon) che si presenta con un divertente assolo di tastiera dai sapori orientali, mentre la strumentazione crea un tappeto introduttivo per poi sfociare, variando le sue tonalità, in una sessione strumentale dove il tema principale prende finalmente corpo. Il verso è ben caratterizzato da una strumentazione che, facilmente, crea un'atmosfera calda e sciroccosa proiettandoci nel nostro immaginario nel bel mezzo delle dune di sabbia Egiziane. Tarja ci descrive come il sole inizia a nascondersi tra le piramidi, e ci rivela che (in questa storia) è in cerca del tesoro del faraone Tutankamon, così come "i gatti miagolano nel tempio in cerca del latte" che il faraone si portò con se nella tomba. Puntualizziamo che i faraoni, quando venivano seppelliti all'interno delle piramidi, i familiari più stretti (una volta morti), del cibo e i propri tesori venivano seppelliti con esso, sperando che nel viaggio verso l'aldilà gli sarebbero stati d'aiuto. La voce del mezzo-soprano di Tarja si riesce a sposare bene con le melodie medio-orientali, creando un perfetto connubio tra folklore e opera. Il secondo ritornello presenta delle chitarre elettriche più pesanti, quasi come per rappresentare il passo pesante della donna che trova difficoltà a muoversi nella sabbia. La strumentazione si incastra bene con parti di silenzio e note gravi e continue, mentre le tastiere ci accompagnano al ritornello con un assolo con un suono attribuibile ad un flauto. Ed ecco rientrare in campo il classico coro stile Nightwish, questa volta con tonalità differenti, ma in egual misura caratterizzante, reso più pesante dal ritmo strumentale. È così che ha la sua presentazione il ritornello, che dopo le prime battute ammorbidisce la strumentazione ricavandone, così, la sua vera forma. In questo ritornello parecchio ritmato, possiamo assaporare la potenza della voce di Tarja (riuscendo a scorgere delle note parecchio alte, da soprano, nelle voci di controcampo) nel mentre che ci racconta di come lei sia parte del tesoro di questo faraone (probabilmente era l'amante) e che è sua intenzione ritornare tra le braccia dell'amato, attraverso lo Stargate (un portale che gli Egizi credevano manifestarsi dopo la morte di un faraone, solo a lui visibile, per poter raggiungere la "valle dei re"), attraverso un sacrificio (il suo) così da diventare la sua regina. Il ritornello cede frettolosamente il proprio spazio al secondo verso, nel quale scopriamo che questa donna non è l'amante del faraone, nonché una ricercatrice innamorata di lui, tantoché riusciamo ad ascoltare la frase "sono passati tre millenni perché io riuscissi a proteggere i tuoi resti". Prosegue così il verso, dalle stesse musicalità Egizie e dalla strumentazione lenta e agonizzante, quasi come quando si boccheggia in preda alla sete. Il verso si conclude con una citazione: "questa notte l'oscurità nella tomba perirà, quando Carter verrà a liberare il mio amato". Quindi da questo testo ci è molto più chiaro chi è il soggetto del brano: la ragazza non è altro che l'aiutante dell'archeologo Howard Carter, l'egittologo britannico che scoprì la tomba di Tutankhamon. La giovane ricercatrice era partita assieme il celebre egittologo, approfittando di questo viaggio, per mettersi sulle tracce di questo faraone da lei tanto studiato e tanto ammirato, le cui gesta di magnifica grandezza avranno ammaliato la giovane. Riappare l'assolo di tastiera che lega il verso con il ritornello, il quale si conclude lasciandoci con una sublime sessione strumentale. Sessione nella quale vari elementi quali tastiere, chitarre, effettistica elettronica e delle voci effettate creano un ottima rotazione musicale degli uni con gli altri. Il brano sembra dover finire ma riappare l'assolo di tastiere che introduce il ritornello, un prolungamento del brano ad essere sincero che andava rivalutato. Il ritornello riesce comunque ad evitare che il brano sfociasse nel terribile, noioso ciclo di ripetizioni di filler e sessioni strumentali, grazie al suo ritmo vario ed incalzante. Il brano però continua, riproponendo una sessione strumentale ideata per l'inserimento di un assolo di chitarra elettrica, questa volta più deciso e dalla melodia più sicura. Si giunge a chiusura con una sessione corale molto morbida, ben lavorata dal punto di vista d'effettistica, per dar comunque un certo senso onirico.

Nymphomaniac Fantasia

Adesso andremo ad ascoltare un brano dalle tematiche erotiche molto esplicite, sto parlando di Nymphomaniac Fantasia (Fantasia di una Ninfomane). Si apre da un susseguirsi di accordi suonati con una chitarra acustica accompagnata da una tastiera dai suoni angelici, mentre Tarja recita una frase che resterà impressa nella storia dei Nightwish "l'odore di una signora, non è il mio". Si presenta come una ballad, questo brano, riproponendo una strumentazione molto simile a quella della precedente "Angel Fall First". Un flauto accenna ad una melodia mentre viene accompagnato da accordi di chitarra e tastiera. Questo scenario viene stravolto da un rullo di tamburi, simboleggiando il ritorno in casa dei guerrieri appena reduci della guerra. Una tastiera, dalle sonorità molto simile ad una canzone heavy-metal anni '80, inizia a dar il vero "via" al brano, seguita dalla strumentazione che si inocula nel brano con un ritmo marciante e carico di energia per poi conflagrare nella sessione strumentale introduttiva. La strumentazione riacquista una linea più semplice per dar spazio alla voce, questa dolce e gentile, nasconde focosi desideri palpitanti. "Benvenuto a casa, caro. Ti sono mancata? Desideri un duello d'amore con me?", la doppia linea vocale crea un ottima melodia ammaliante e l'interpretazione della cantante riesce a creare dell'attrazione erotica senza cadere nella volgarità. La traccia strumentale si mantiene nella sua semplicità stabilendo un suono corposo con l'utilizzo delle tastiere, solo la batteria acquista un ritmo più incalzante, quasi tribale. Questa donna, la quale ha avuto privata la compagnia del marito per molto tempo, non perde occasione per provocarlo chiedendogli di "toccare la sua candida pelle, percepire l'oceano, assaporarne le profondità ed ascoltarne il coro stellato", qui la traccia vocale si conclude con una nota non molto alta ma presa con molto impeto, prolungandosi nella sessione strumentale successiva e dileguandosi nel suo stesso riverbero. Qui le chitarre elettriche fanno il loro ingresso dopo un verso che ne prevedeva l'assenza ed il tema di apertura viene riproposto prima di far cominciare il secondo verso. In questo verso troviamo l'aggiunta di un basso, il quale da il giusto calore ad un verso che sarebbe risultato davvero molto spoglio. I testi si fanno molto simbolici in questo verso: "sta attento all'incantesimo che ha il tuo oblio, nel mio erotismo", per interpretazione personale si può dedurre che l'atteggiamento "misterioso" del guerriero è una caratteristica molto apprezzata dalla moglie, scatenando in essa delle pulsioni pericolose. Anche in questo verso troviamo una doppia traccia vocale, le quali come il canto di una sirena ti attirano e ti ipnotizzano facendoti avvicinare sempre di più verso la fonte del sublime suono. Questo verso si conclude mentre una tastiera dai suoni molto simili a quelli di un Glokenspiel si prodiga in un assolo che poi viene adagiato in un tappeto di archi e di effettistica elettronica. Tarja chiude la prima parte della traccia recitando una frase in cui il vecchio amore risiede nelle profondità, e profonda sarà la cicatrice tra le tue gambe. Scopriamo quindi che la moglie è venuta a conoscenza dell'infedeltà del marito, allora approfittando della lontananza di questo ha utilizzato quest'astinenza per poterlo ammaliare meglio per poi vendicarsi crudelmente del torto subito, evirandolo. Un' ultima sessione strumentale chiude questo brano lasciandoci con questa cruenta vendetta consumarsi in questa muta agonia. La sonorità generale del brano sembra, adesso, acquisire un carattere più Folk-Metal, caratterizzato da un flauto che si esibisce in un'allegra melodia che ricorda molto quelle delle antiche canzoni folk di stampo celtico.

Know Why the Nighingale Sings?

Un passaggio tribale di batteria ci introduce Know Why the Nighingale Sings? (Sai perché gli Usignoli Cantano?) che incalza subito con un riff energico e un ritmo ben scandito (questo ritmo lo riscontreremo in quasi tutti i successivi lavori dei Nightwish: un ritmo di batteria molto semplice il quale marca ogni singola battuta di una misura alternando grancassa e rullante, questo permette larga interpretazione musicale al resto della strumentazione). Questa introduzione, sprizzante energia da ogni battuta, si ripete più e più volte, riuscendo quasi subito a farsi canticchiare già dal secondo giro. Il brano perde energia e il ritmo si dimezza, le chitarre mantengono accordi gravi e aperti e le tastiere infondono un dolce tappeto melodioso tra le dinamiche metal alleggerendo un suono che altrimenti sarebbe risultato molto (ed inspiegabilmente) tenebroso. Tarja canta una melodia che ricorda una qualche antica canzone del folklore norreno chiedendosi che sensazione potrebbe scaturire un salto nel vuoto ed ancora  si chiede perché sia necessario sapere perché gli usignoli cantano, quasi cosciente del fatto che tutte queste domande hanno una risposta in comune, che è a sua volta comune a tutte le domande della vita. Si apre con un pensiero che va oltre il pensiero, questo brano, cercando al di là dei limiti della propria immaginazione, fantasticando sul camminare in un mondo senza limiti e riuscire far muovere la propria fantasia attorno a se stessi. La sessione strumentale introduttiva rientra, questa volta al tono di questa si riesce ad attribuire un senso di gratificazione dato dalle capacità compositive e creative dei compositori che riescono, comunque, ad andare un tantino oltre al comune senso creativo per via della loro consapevolezza nel riuscire a padroneggiare la loro fantasia. Ritorna il verso, disperdendo la carica poco prima accumulata dalla sessione strumentale precedente. Torna raccontarci le mirabolanti magnificenze della propria immaginare, Tarja, descrivendoci come sarebbe "danzare con lo spirito dell'aria" oppure come "fare l'amore con gli dei sopra la vastità dell'oceano più aperto".  Si parla ancora di una "blue lagoon", la quale conferisce un aspetto magico all'ambiente circostante dando come l'impressione di stare sulla luna. Il testo alterna molte frasi sconnesse le une con le altre dando largo sfogo ad una fantasia senza freni, senza valori massimi. Un riff di chitarra ammutolisce la band per dare una svolta incisiva nel proseguimento del brano che, adesso, s'impadronisce di un carattere più heavy. Questo passaggio si tramuta in una sessione strumentale vera e propria, ricordando però un riff precedentemente ascoltato dandoci un lieve sentore di deja vù. Si aggiunge la voce del mezzo-soprano che elogia la libertà di espressione proiettandola in un'immagine di libertà fisica: migrando con le oche, la mia anima ha finalmente trovato pace, l'uomo non è necessario che le abbia, basta che gli usignoli continuino a cantare. Quindi possiamo comprendere come questa libertà sia portatrice di pace interiore, e di come si possa spiccare il volo, anche senza ali, fintanto che la musica possa mantenere viva la fantasia. Questa traccia vocale risulta inizialmente rilassata e quasi contemplativa, mentre si conclude con un ambiziosa conclusione apprestandosi a raggiungere un nota alta (da soprano) riuscendo a scaturire tutto l'appagamento che si possa ricevere nella libertà celata dentro la musica. Questo soave focalizzo legato al testo precedente accompagna il seguito di un assolo di chitarra elettrica che detona in tutta la sua avvenenza sopra un tappeto musicale completamente diverso, più vario e melodico. L'assolo si prolunga adattandosi ad una scelta di note più basse e meno variegate per lavorare all'unisono con le tastiere e la voce concludendo questa prima parte strumentale con un commovente trio ben orchestrato. La chitarra non molla e prosegue anche sopra il riff di apertura concedendosi una seconda sessione di assolo tutta per se incarnando anch'essa il concetto di libertà espressiva come apice massimo della creatività artistica. Dopo un divertente passaggio dove batteria, chitarra e pianoforte riescono a concatenarsi vicendevolmente senza creare intoppi o cacofonie, il brano da spazio, questa volta, ad un assolo di pianoforte. Tuomas da sfoggio di tutte le sue capacità musicali lasciate un po' trascurate durante esecuzione dell'intero album. E quasi come la conclusione di un concerto, con la conclusione di questo brano troviamo la presentazione dei singoli componenti della band.

Lappi (Lapland)

Lappi (Lapland) (Lapponia) è la multi traccia conclusiva del primo album studio dei Nightwish, originariamente questa tracce era unica, divisa in più parti solo da una ripartizione di queste nel booklet interno, nella ristampa del 2002 queste tracce vennero separate in quattro tracce  consecutive. Questo brano incarna, in tutto il suo folklore, ogni singolo frammento atmosferico della Lapponia che recuperati e ri assemblati con scrupolosa cura, danno immagine ad un mosaico armonioso nella sua eterogeneità. La prima parte di "Lappi (Lapland)" è Erämaajärvi (Lago Deserto) che ci cattura immediatamente con due chitarre acustiche che fanno stendere questo Lago nella nostra immaginazione, in tutta la sua espansività, maestoso, come l'immaginazione di un' artista. La melodia delle chitarre acustiche ricorda antichi brani del folklore Finalndese, romantici nella loro semplicità, sicuri nella loro dolcezza. I Nightwish arricchiscono questa melodia con delle rivisitazioni un po' classiche, le quali elargiscono il giusto decoro ad una semplice melodia, conferendogli altresì più carattere. Passaggi più ritmici si alternano con la melodia accompagnandoci, poi, all'ascolto del primo verso. L'ingresso delle tastiere e di un flauto colorano e definiscono il disegno appena bozzato dalle chitarre, questa corposità è il giusto ambiente per la voce del mezzo soprano Tarja, la quale scaturisce un senso nostalgico anche nell'ascoltatore meno sensibile. Voce e flauto seguono la stessa linea melodica, cantando in lingua Finnica delle percezioni di questa donna immersa nel lago deserto che si lascia trasportare da un entusiasmante senso di libertà osservando uno stormo di cigni. Le tastiere acquistano calore suonando, in aggiunta, note più profonde simboleggiando alla perfezione questo stato di benessere. Ancora si osservano le aquile volare, diffondendo nostalgia per il passato e, con il loro volteggiarsi nel cielo, scaturiscono in questa donna un tanto desiderato viaggio tra le montagne. La voce di Tarja cattura alla perfezione questo stato di estasi, travolta per la passione della libertà e dall'attrazione nella magnificenza della potenza della natura. Le chitarre riprendono la melodia precedente, questa volta acquisendo (una volta compreso il testo) un tono più malinconico, invidiano la bellezza del mondo, nel quale siamo solo dei visitatori momentanei.  Segue subito dopo Witchdrums (I Tamburi delle Streghe), la seconda parte di "Lappi (Lapland)", la quale cambia completamente atmosfera passando da un quadro rappresentante la natura ad un altro dove troviamo un atmosfera più magica, più fantastica. In questo brano strumentale possiamo percepire dei tamburi a distanza, mentre delle tastiere e una chitarra elettrica non distorta creano un tappeto decisamente New-Age, illuminando con colori sgargianti questo singolo background immaginario. Il brano risulta essere un brano di passaggio nella sua breve durata (un minuto e poco più) regalandoci però un piccolo momento di relax lasciandoci avvolgere da quest'atmosfera folk-fantastica. La semplicità dell'arpeggio di chitarra, il rombante ritmo dei tamburi e l'incanto del suono delle tastiere, giocano con le tonalità proponendo però la stessa melodia e lo stesso ritmo, effetto che risulta essere davvero molto apprezzabile ricordandoci qualche brano videoludico a sfondo fiabesco.  Senza passaggio apparente ci troviamo catapultati in un altro quadro dove una tastiera cambia completamente accordo ed una batteria echeggia a distanza presentandoci This Moment is Eternity (Questo Momento è L'Eternità), il cuore di questa multitrack. Tarja canta con un timbro di voce riflessivo sopra questa batteria imponente, fino a quando non arriviamo a quasi conclusione del verso dove le parole "questo momento è l'eternità" acquistano un sapore più romantico con una sovrapposizione vocale regalando dolcezza alla conclusione di questo primo verso. La batteria si limita, adesso, a tenere il tempo con la grancassa ,mentre i cori delle tastiere ci mostrano la magnificenza della "luna che versa (sulla terra) il freddo crepuscolo" poco prima accennato nel verso. Il verso successivo ha un'entrata più incisiva grazie all'ingresso delle chitarre elettriche, che assieme la voce di Tarja manifestano con meticolosa precisione creativa la bellezza propria terra. Si elogia questa "Landa di bellezze, freddo e cruenza", caratteristiche che scaturiscono un'encomiabile amore per il luogo che ha scolpito questo loro eccelso senso artistico, accudendoli tra i "canti delle pianure che riflettono la loro malinconia". Gli strumenti si zittiscono mentre un pianoforte ci sbalordisce con una sonata a dir poco commovente, inserendo classe ed anima in quel varco che si è creato tra l'ultimo verso e quello che risulterebbe essere il ritornello successivo. Qui il pianoforte ripete le misure appena suonate mentre l'intera band entra in tutto il suo imponente folgore mentre Tarja sovrappone più voci creando quasi un vero inno personale dedicato alla propria terra. Tutti gli elementi mancanti della Lapponia vengono lodati anche in questo struggente corale: bisogna credere nel fuoco, nel vento, la landa di corvi ed orsi, landa di aquile e lupi. La strumentazione cambia ritmo, rallentando, la tonalità viene abbassata ed un flauto riappare e riusciamo a sentire, quasi, questa terra vivente e respirante cantare assieme a noi, rispondendo a quest'ammirevole affetto. La tonalità si abbassa ulteriormente, la batteria marca il ritmo sulla grancassa e Tarja, quasi in preda al pianto, sussurra flebie  che la cupidigia è lo specchio del lupo.  Ultimo sfarzo di estasi la troviamo in Etiäinen (l'Etiainen, nel folklore Finnico, è un tipo di Haltija - spirito guardiano - che alberga in molte cose a stretto contatto con la natura, luoghi, oggettistica d'artigianato e per giunta le vite umane stesse; questo spirito si manifesta quando deve avvisarti che un brutto evento sta per rivelarsi, mettendoti quindi in guardia), la parte conclusiva della multitrack finale. Questo brano semi-strumentale inizia con una chitarra acustica che, accompagnata dagli strings di tastiera, avviluppa la voce di Tarja che si presta ad evocare un'antica melodia che riesce ad incantare l'ascoltatore con la sua bellezza. Una seconda voce si aggiunge, quasi come un duetto,  queste due linee vocali si intrecciano tra loro tra incantevoli vocalizzi. Un assolo di chitarra acustica zampilla subito dopo e le voci si interrompono per farci godere questo magnifico momento che i Nightwish decidono di condividere con tutti noi. Anche questa volta si sono volute recuperare la sonorità di antiche melodia, abbellite da passaggi neo-classici e barocchi. Le voci rientrano ripresentandosi con quest'armoniosa trama che si è voluta creare, tessendo questi elementi un po' folk, un po' New-Age, mitigate dalle influenze operistiche e sinfoniche dei componenti della band. Si aggiunge una terza voce verso la conclusione del brano, adesso tutte e tre voci danzano attorno all'ascoltatore che estasiato si troverà a conclusione album pervaso dalla nostalgia di un posto ancora non visitato, ma raccontato in maniera sublime da una band capace di farti immaginare l'impossibile.

A Return to the Sea

Se stavate seguendo il proseguo dei brani leggendo i testi dal booklet, sappiate che non troverete li la bonus track A Return to the Sea (Un Ritorno al Mare), brano inserito nella versione ristampata dell'allbum "Angel Fall First". Un tappeto di tastiere ricorda molto il suono del mare, del suo frusciare nella battigia e lo schiamazzo dei gabbiani. Un arpa apre il verso mentre Tarja entra quasi spavaldamente in esso descrivendo allarmata e presa dal panico, raccontandoci di una stella che cade dal cielo oscuro, mentre l'intero regno animale osserva inerme il suo avvicinarsi, cosa significherebbe, qualcuno ben presto ce lo farà sapere. L'arpa riceve il suo spazio, abbandonata dalla voce, così da poter essere ben apprezzabile in una sessione strumentale a lei interamente dedicata. L'intera band ha il suo ingresso in questo secondo verso, dove si continua a descrivere il proseguimento della vita sulla terra , in cui le api costruiscono indisturbate il loro nido, il leone si ciba nella savana degli animali feriti, e tutti sono inconsapevoli dell'imminente disgrazia. la band continua con il suo ritmo d'accompagnamento, semplice, quasi come il suo scopo fosse solo quello di accompagnare la voce di Tarja che acquista più un tono narrante, adesso, data la scelta di note molto gravi che quasi si confondono con un parlato. Il verso si chiude con la voce che riprende note più alte, come se si preparasse ad affrontare il ritornello, dando più suspense alla storia focalizzandosi sulla descrizione di due animali (il ragno e la balena) risiedenti in due habitat ben differenti ma destinati a convivere tra loro in seguito a questo incidente. Un altro passaggio intercorre dopo questo secondo verso, questa volta più accattivante rispetto al primo caratterizzato dalla presenza delle chitarre elettriche. Concluso questo break strumentale, ci si focalizza su un'altra scena che vede protagonisti i serpenti che si allontanano dal terreno e dalle loro prede per migrare in mare. Comprendiamo adesso il significato intrinseco del brano, ovvero che ad ogni catastrofe pronta a mettere in discussione la longevità della persistenza della vita sulla terra, ogni singolo animale mette in disparte la propria consuetudine avvicinandosi così, per spirito di sopravvivenza, ai propri fratelli naturali rivalutando la prestigiosa appartenenza al mastodontico regno animale, dove la natura di ogni animale ha egual valore di ogni altro singolo simile. Finito questo piccolissimo verso intermedio, un assolo di pianoforte zampetta felice tra la strumentazione di accompagnamento, quasi volendo raffigurare questo esodo di massa dove si può vedere ogni animale che abbandona la vita sulla terra per trovare rifugio in un altro luogo attraversando il mare a nuoto. L'assolo di pianoforte contiene molti elementi musicali, classici, barocchi, rock, l'unico problema è che è davvero difficile da percepire, il suo volume è talmente basso che l'intera strumentazione copre alcuni passaggi che si riescono a scoprire dopo una certa serie di ascolti. La ritmica cambia definitivamente, mantenendo la tonalità, ed un assolo di chitarra ulula energicamente tra un ritmo più rilassato, ma ben distribuito, della batteria. Continua questo ritmo dai passi pesanti, mentre l'assolo viene sostituito dalla voce, ci troviamo così nel bridge. Analizzando come i vari animali riusciranno ad avere una ben che minima chance di sopravvivenza collaborando tra loto, Tarja con tono sicuro e autoritario ci fa notare come l'atteggiamento poco collaborativo ed egocentrico dell'essere umano sarà il monolito della sua stessa tomba. La band riacquista energia, la batteria si espone con un ritmo incalzante, riuscendo ad incastrare alla perfezione qualche battuta di rullante aggiuntiva alternata a piccoli passaggi di Tom, mentre la chitarra si esibisce in un altro assolo, questa volta, mostrando tutta la bravura di un chitarrista metal ai suoi esordi. Il brano cambia tempo, si pospone in un tre-quarti, e si da spazio ad un arpeggio di tastiera che dimostra tutta la bellezza del suono tipico Nightwish mantenendosi su un esibizione sobria e poco elaborata, ma esternando tutta la sua capacità creativa creando tappeti ed ambienti molto elaborati, unici, immedesimanti ed originali. Quest'arpeggio si prolunga un po' troppo, ad un certo punto va incontro ad un calo di tonalità, e quello che risultava essere un passaggio di buon gusto si è trasformato in un riempimento musicale forzato. Un piccolo passaggio di tastiere ed effetti elettronici interrompe la strumentazione, per poi riprendere poco dopo con lo stesso ritmo dell'assolo di pianoforte, questa volta però abbiamo Tarja che conclude il brano con una sua ultima apparizione descrivendo con malinconia il luogo dopo la catastrofe, dove le gocce marine schiumano nei vuoti teschi umani, per le spiagge di Atlantide,  e la così tanto studiata teoria della "resurrezione Darwiniana" si è fatta ampiamente fregare dalle tartarughe stesse con cui lui amava giocare. L'umanità è stata estirpata totalmente dalla faccia della terra, adesso, felice e libera lei sorveglia il ritorno del tiranno. Quest'ultima parte conclusiva trova uno sballottamento continuo tra varie emozioni (gioia, rabbia, malinconia e compassione) ben orchestrate dalla soave voce del mezzo-soprano che gioca con questo intercambio emotivo facendoci percepire la sofferenza di questo sacrificio per preservare la salute della madre terra. Il brano però si conclude con quest'ultima frase senza lasciare alcuno spazio che permetta il giusto metabolismo delle ultime parole ascoltate, trovando una sua chiusura molto strozzata che lascia in sospeso le emozioni scaturite da questo momento che, in verità, avrebbe richiesto molto più tempo prima di giungere a chiusura.

Conclusioni

Questo primo album dei Nightwish contiene quasi tutti gli elementi caratteristici dello stile della band, che, nonostante il continuo mutamento di genere, hanno mantenuto la loro immacolata forma fino ad oggi. La voce del mezzo-soprano Tarja risulta essere una novità per il genere Metal, la quale ha stimolato le attenzioni di case discografiche ed ascoltatori da tutto il mondo. Essendo Angel Fall First il loro primissimo lavoro in studio, possiamo ascoltare una qualità sonora non eccellente, il che non valorizza delle idee che diversamente sarebbero risultate più limpide ed esplicative. Il livello compositivo è mediocre, le idee sono disposte in maniera confusa, certi elementi vengono costretti in spazi di tempo davvero miseri, mentre altri vengono prolungati molto nel tempo, rendendo così i primi davvero poco valorizzati, ed invece gli ultimi risultano ripetitivi, perdendo unicità nella loro esibizione. Enorme pecca di questo album è la parte strumentale, metricamente e melodicamente è pressoché identica in quasi tutti i brani, rimanendo su uno sfondo il quale scopo è quello di dare il supporto a singoli elementi tra quali assoli di tastiera, assoli di chitarra e le varie tracce vocali; il basso, in particolar modo, acquista un ruolo limitativo, unicamente di riempimento, mentre la batteria varia la sua dinamica sporadicamente, solo in alcuni passaggi o in determinate sessioni per poi ricadere nello stesso ritmo (ad essere sincero, davvero poco Metal). Un tiro azzardato è stato quello di dar priorità alle melodie senza curare la ritmica, il quale si è dimostrato vincente in alcune tracce ed estremamente poco idoneo (e aggiungerei anche poco caratterizzante) in altre. Molte citazioni, invece, ci fanno capire come i Nightwish siano sia una band dalle promettenti capacità musicali (anche se necessitano ancora di un corpulento lavoro di smussamento) sia una band colta ed istruita, amante dei libri, della storia, di film e dell'arte nel suo significato più ampio. L'amore di questa symphonic-band nei confronti della propria terra natia è ben tangibile: molte melodie riprendono motivi ed atmosfere tipiche del folklore Finnico, cercando di preservarle nel tempo, così, parte della loro amata cultura, nonché  principale genitrice ed ispiratrice di tutte quelle influenze musicali, poi inoculate all'interno del progetto Nightwish per mezzo dell'ispirazione di ogni singolo componente. L'album, nel suo totale, riesce molto difficile nel suo ascolto per via di una discontinuità musicale molto evidente (alcune tracce sono state registrate in un primo momento, altre poco prima della conclusione definitiva) ma è un ottimo CD da collezione, oltre che essere un buon elemento per evidenziare, ricercare ed analizzare il cuore canoro di questa band e guardarlo crescere nell'arco della carriera musicale di questa formazione. Una sincera valutazione a questo album la si può attribuire se prendiamo in considerazione molti fattori, tra i quali: la "novità" del suono applicata alla scena musicale vigente in quegli anni, il lavoro dedicato nella registrazione e masterizzazione dei singoli brani, la presa in considerazione che quest'album non è altro che un album d'esordio (e quindi non paragonabile con i lavori successivi, sarebbe un ingiustizia), l'oggettività della qualità del suono, della tecnica compositiva e dei messaggi che si sono voluti incorporare in questo album. Trovo saggio giustificare alcuni aspetti caratterizzanti ed elementi poco curati di questo album, semplicemente perché credo sia eticamente corretto prendere in considerazione (in una fase di valutazione) che il "primo album" di una qualsiasi band è esattamente quell'album dove la band si ritrova per la prima volta a operare su un processo lavorativo a loro completamente nuovo e sconosciuto. Con la sufficienza presento a voi questo album come l'esempio perfetto di come una qualsiasi band debba cominciare dalle fondamenta più grezze, sbagliando e riprovando, modellando poco a poco la propria figura in tutta la sua interezza, per poi diventare una band di fama mondiale la quale vanta un'assicurata prima posizione nelle classifiche Metal europee. Un fruttuoso risultato delle vendite ad ogni tour Europeo, stabilendo un record di sette milioni di copie vendute  meritandosi ben 60 premi tra Platinum e Gold awards ed ispirando generazioni di giovani band.

1) Elvenpath
2) Beauty and the Beast
3) The Carpenter
4) Astral Romance
5) Angel Fall First
6) Tutankhamen
7) Nymphomaniac Fantasia
8) Know Why the Nighingale Sings?
9) Lappi (Lapland)
10) A Return to the Sea