NIGHTINGALE

Invisible

2004 - Black Mark

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
18/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Eclettica Genialità.



Sarebbe questa la risposta se mi chiedessero di descrivere Dan Swano con sole due parole. Eclettico perchè è riuscito a dedicarsi generi diversissimi tra loro, spesso fondendoli con l'abilità di un navigato alchimista, Geniale perchè qualunque cosa abbia toccato si è trasformata in oro ed è stato l'autore di alcune delle migliori uscite nel campo del metal Made in sweden. Cosa aspettarsi quindi da "Invisible", album dei Nightingale, progetto dove figura anche il fratello Dag e che fonde il progressive rock al Gothic rock aggiungendo pesanti iniezioni di pura energia metal.

Bando alle parole e lanciamoci in "Still Alive" che già stupisce per l'ampia varietà di influenze fuse in questo album. Il prog rock danza un tango perfino col pop rock mentre chitarre metal e assoli di pregevole fattura costruiscono la perfetta pista da ballo tra due generi che sembravano essere uno l'antitesi dell'altro, ma che qui danzano come due partner provetti. La Titletrack continua sulla traccia di "Still Alive" con un ritornello corale molto pop che si intreccia a sezioni dove il riffaggio progressive brilla per magnificenza e per bellezza supportata da una magistrale prova del batterista Tom Bjorn che, nonostante si esibisca in un pattern complesso e molto tecnico non risulta mai esagerato o fuori luogo mostrando un gruppo molto coeso. Con "A Raincheck on my Demise" il prog cambia partner sposando il Gothic rock. A celebrare questo "matrimonio" troviamo sempre il Metal, genere amatissimo da Swano che però è troppo intelligente per fermarsi solo a questo genere mostrando un'apertura mentale non comune a molti altri songwriter metal. Il Progressive Rock ruba completamente la scena con la bellissima "Atlantis Rising" che con un andamento quasi Pop ci porta a "To the end", traccia che è la perfetta Unione delle tre anime dell'album. Qualcuno storcerà il naso davanti alle parole pop-rock, ma ci tengo a sottolineare che la penna che firma i pezzi è quella di Dan Swano, il quale sembra impossibilitato a creare qualcosa che non sia geniale. "Misery" mette in mostra anche il fratello di Dan, Dag Swano che si occupa di chitarra, cori e tastiere. Proprio queste ultime sono al centro del pezzo, con un meraviglioso organo Hammond che funge sia da accompagnamento che da strumento melodico. Se non vi siete ancora persi dentro le fantastiche trame prog di quest'album ci penserà "The Wake" a prendervi di peso e farvi volare in una dimensione parallela. Un intro acustico sottolinea l'intervento di un flauto traverso che riporta alla mente gli storici Jethro Tull, al quale si vanno progressivamente aggiungendo sintetizzatori e chitarre elettriche confezionando un pezzo che si erge a vero capolavoro dell'album. "One of the Lonely Ones" mette in mostra la maiuscola prestazione vocale di Dan Swano che, con il suo particolarissimo timbro vocale riesce a trasmettere emozioni che diventano quasi tangibili e rende i pezzi personali e caratteristici. La breve "Worlds Apart" apre perfettamente la strada al capolavoro "Stalingrad", pezzo che ci porta esattamente dentro il cuore di un soldato al fronte che ha visto crollare tutte le sue certezze e i suoi patriottismi di fronte all'orrore della guerra chiudendo così un album eclettico e "prog" come non se ne sentivano da tempo che è la riprova che il prog non è assolutamente morto, ma vive nella musica di coloro che sono cresciuti ascoltando i maestri degli anni 70 e adesso ne hanno raccolto il testimone.


1) Still Alive 
2) Invisible
3) Raincheck on my Demise 
4) Atlantis Rising 
5) To the End 
6) Misery 
7) The Wake 
8) One of the Lonely Ones 
9) Worlds Apart 
10) Stalingrad