Neuma

Totentanz

2013 - Self

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
19/12/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Nascono nel marzo 2012 a Taranto i Neuma, band post metal che concepisce un lavoro musicale di stampo totalmente strumentale. Ad oggi la formazione è composta da Giuseppe Gravina al basso, Fabio Savino e Francesco Volpi alle chitarre ed Andrea Pantano alle pelli. Le loro idee vedono presto la luce con un ep dal titolo “Totentanz” che trova traduzione ne “La danza della morte”, una composizione che Franz Liszt scrisse tra il 1834 ed il 1859 per pianoforte ed orchestra. Le atmosfere macabre e teatralmente cupe di quest’opera hanno di certo influenzato in qualche modo, la scelta compositiva dei Neuma, che ha omaggiato il grande compositore ungherese intitolandogli il loro lavoro di debutto. L’ep uscito nell’estate 2013, è stato registrato presso il Karma Room Studio di Mimmo Frioli a Fragagnato (Ta), il cui mixaggio e le parti di batteria sono state curate ed eseguite dallo stesso Frioli. Nulla è lasciato al caso; l’artwork della copertina è una delle rappresentazioni grafiche della danza della morte, e questa usata dai Neuma è un’opera appartenente al pittore e litografo tedesco Michael Wolgemut. Particolare attenzione c’è da dare anche alla scelta del moniker della band, il NEUMA è un segno musicale che si trova nei canti gregoriani e sta ad indicare l’insieme delle note; ogni traccia ha come titolo un simbolo usato nella musica dei canti gregoriani. Partiamo dalla prima traccia “Punctum” che sta ad indicare uno dei neumi più elementari nel canto gregoriano, ossia il punto. La traccia si apre con una manciata di note eseguite da una chitarra pulita accompagnate da leggeri tocchi di piatti, per poi proseguire con l’inserimento degli altri strumenti che avviano una marcia piuttosto scorrevole. Il riff di partenza si protrae per tutta la durata della canzone, evolvendosi in riffs più articolati; verso metà canzone l’andamento si smorza quasi fermandosi totalmente, la ripresa ha un sapore prog rock anni ’70 che si accompagna in un percorso finale attraverso una rete di note affascinanti. La seconda traccia si intitola “Bivirga” che è un neuma di due note, funge da accentuazione al gruppo di neumi d’appartenenza, di norma si usa una doppia virga episemata che consente una variazione sulla musica in modo tale da renderla più fruibile soprattutto nella parte cantata. Nel caso dei tarantini essendo il loro un lavoro strumentale, questo concetto viene espresso in un songwriting decisamente articolato. Gli otre sei minuti di canzone dall’inizio alla fine, subiscono mutevoli cambiamenti di ritmo e stile, ma senza mai slegarsi tra loro. L’intro blando e cadenzato aleggia in un aria quasi rarefatta; la prima variazione esplode con giri di chitarra dal suono corposo, la seconda aggiunge brevi tocchi di chitarra acustica, la terza variazione è una cavalcata in cui l’andamento di ogni strumento innesca una corsa inarrestabile. Ad un certo punto quel breve assolo di basso è azzeccatissimo a stemperare la concitazione sonora, ma è solo un breve attimo, e si ritorna al galoppo del proprio puledro da corsa. Per pochi attimi si palesa una voce che enuncia delle frasi coincidendo con un’altra variazione, quella che porta verso il termine della canzone. Si innesca un meccanismo di ritrosia dei riffs, ma seguendo un percorso ben preciso, le distorsioni prolungate delle chitarre e l’effetto dei synth portano ad una conclusione che riprende un po’ l’introspezione iniziale. Si prosegue con “Podatus” un neuma consistente in due note ascendenti, che nel canto gregoriano quella inferiore viene cantata prima dell’altra. Nonostante questo brano rispetto ai precedenti, parta già con una marcia strong, devo dire che passa abbastanza inosservato. Non ci sono ritmiche particolari, l’atmosfera è piuttosto statica nonostante anche qui, si palesino delle variazioni di tempo. A volte gli accordi sono ripetuti allo stremo della sopportazione, risultando un po’ pesanti da digerire. Cinque minuti e mezzo per questa canzone sono esageratamente inutili; nemmeno le frasi parlate messe li per “movimentare” riescono a farmi piacere questo pezzo. Con “Quilisma” le cose cambiano, con mia somma gioia. Iniziamo col dire che il quilisma è un neuma speciale nel canto gregoriano, esso ha la funzione di prolungare la nota o il gruppo di note che lo precede. Musicalmente parlando il pezzo è un’esplosione di sensazioni, odori e sapori dalle molteplici sfaccettature. Il brano da l’avvio con una sferzata energica di chitarra, alla quale susseguono tutti gli altri strumenti, mantenendo alto il tenore deciso del sound. Andando avanti le note ricevono un’ulteriore scossa sonora, incrementando il ritmo. Un po’ prima di arrivare a metà brano, il suono profondo del basso fa da ponte ad una nuova sezione del songwriting, in cui l’atmosfera si affievolisce delicatamente. C’è poi un pregevole crescendo in cui le corde della chitarra diventano protagoniste indiscusse della scena; la sezione ritmica assolve il ruolo di supporto in maniera egregia. I Neuma si accingono al volgersi della traccia con energia crescente, smorzandosi con un allungamento della distorsione alle corde. “Episema” è la penultima traccia di questo ep, citato prima l’episema è una sorta di rallentamento che serve a far defluire meglio il cantato. L’impatto sensoriale di questo brano è meno forte rispetto al precedente, ma stilisticamente mi piace molto la sua concezione. L’esecuzione e l’arrangiamento hanno uno spirito poderoso, mi colpisce e mi delizia l’uso e la prestazione del basso, in questo pezzo ed in generale nel disco intero. Apprezzabile e ben strutturato il lavoro delle due chitarre, si avvolgono l’un l’altra pur rimanendo calate nei rispettivi ruoli, belli i riffs stoppati sul finale. Siamo arrivati al termine con l’ultima song “Liquescenza” che nel canto gregoriano ha una spiegazione un po’ più complessa rispetto ai neumi descritti in precedenza. Cercando di sintetizzare in modo che si capisca il senso, i neumi liquescenti consentono di pronunciare in maniera più sciolta le consonanti, in modo da passare vocalmente da queste alle vocali, con maggiore fluidità. A tutti noi nella vita sarà capitato di riascoltare tante volte una canzone di seguito poiché l’abbiamo trovata talmente bella, ma così breve da ripeterne l’ascolto in loop per goderne più a lungo. Nel caso dell’ultima canzone di Totentanz l’ho fatto nonostante i suoi quasi otto minuti di durata! Un intro cupo da il via alle danze, il suono prosegue pulito per quasi due minuti, poi la batteria scandisce dei colpi che innesta una variazione del songwriting; il ritmo blando non rende la musicalità meno di impatto, tutt’altro. Quello che mi piace ed affascina, è che la struttura della traccia non è particolarmente stravagante, ma la composizione denota maturità e creatività, stilisticamente ci troviamo di fronte ad un vincente ed avvincente percorso sonoro. Quasi otto minuti che trascorrono senza mai essere noiosi o ripetitivi, anzi! L’esordio dei Neuma con un lavoro strumentale, che non è mai di facile comprensione ed apprezzamento ai più, è stato buono e concepito con passione. Qualche falla, se così la possiamo definire, c’è ma è anche normale che sia così per una band alla sua prima prova. In definitiva il risultato è soddisfacente sotto tutti i punti di vista, la strada che questi ragazzi hanno deciso di intraprendere è ardua, sicuramente particolare dal punto di vista stilistico, ma è un modo per mettersi ancor di più in gioco, in un mondo quello musicale, in cui la concorrenza è davvero tanta. E li dove anche un minimo particolare, può essere sinonimo di originalità e creatività, dona merito alla scelta intrapresa. Bravi ragazzi!


1) Punctum
2) Bivirga
3) Podatus
4) Quilisma
5) Episema
6) Liquescenza