NERVE

Fracture

2013 - Buil2Kill Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
27/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Nella scena estrema mondiale dell'ultimo decennio abbiamo assistito alla nascita di centinaia di nuovi gruppi, una miriade di nomi pronti a raccogliere l'eredità dei precursori degli anni ottanta/novanta, l'abilità sia sul fronte compositivo che in quello tecnico continua a rappresentare un aspetto fondamentale in una generazione di musicisti decisi e preparati ma soltanto una piccolissima percentuale di band è riuscita nell'impresa di porsi in evidenza grazie ad una proposta realmente innovativa e tra queste una di quelle che ha centrato l'obiettivo fin dagli esordi è quella dei genovesi Nerve. Il combo nasce nel 2006 con il nucleo originario composto dal chitarrista Ermal Zaka, il bassista Jacopo Rossi (entrambi componenti dei Dogma,autori di un unico demo Sense Of Light pubblicato nel 2004) l'altro chitarrista Riky Megiovanni, il batterista Massimo Marandino ed il cantante Fabio Palombi (proveniente dai Ritual Of Rebirth). L'anno successivo con il full-length Getting Nervous l'act arriva all'ingresso ufficiale nel panorama metallico; arricchito da una scintillante produzione curata da Tommy Talamanca il disco mostra delle notevoli potenzialità da parte dei Nerve attraverso un Death Metal moderno caratterizzato da una perizia strumentale nettamente sopra la media, dopo una serie di date per promuovere l'album i liguri indirizzano tutte le energie nelle composizioni del secondo lavoro, nel frattempo Riky abbandona il gruppo per dedicarsi ai Sin Of Lot. Ermal e soci decidono così di proseguire l'attività nella formazione a quattro elementi e nel gennaio del 2010 tornano sul mercato con Hate Parade, il platter (sempre prodotto dal chitarrista, tastierista e leader dei Sadist) oltre a ribadire l'ottimo stato di forma dei genovesi ha rivelato una personalità più marcata rispetto al passato, i giudizi lusinghieri ricevuti da critica e pubblico hanno completato il quadro elevando il loro monicker come uno dei più interessanti dell'intero movimento tricolore. Gli avvincedamenti all'interno della line-up hanno continuato a caratterizzare il cammino dei Nerve, nel 2011 è il turno di Massimo, il ruolo di drummer viene occupato prima da Fabio Cuomo e successivamente dal polacco Dariusz "Daray" Brzozowski (musicista di consolidata esperienza e con un curriculum che annovera nomi alisonanti come Vader e Dimmu Borgir) con quest'ultimo lo scorso giugno il four piece ha tagliato il fatidico traguardo del terzo album con il poderoso e travolgente Fracture; le coordinate sonore intraprese con Hate Parade raggiungono la dimensione perfetta in un cd maturo e competitivo sotto ogni punto di vista. Un elegante digipack ed un profondo artwork dominato dai colori bianco, rosso e grigio trasmettono la sensazione di un'imminente tempesta metallica ed infatti il grido iniziale di Fabio (responsabile anche dell'ottimo lavoro in fase di produzione) nell'opener "Antichrist" in pochi secondi catapulta l'ascoltatore in un tornado violento e deflagrante, i genovesi assaltano con una cannonata in puro Death Metal style guidata da una mirabolante sezione ritmica e dal timbro iper aggressivo del frontman, Zaka esegue un'irrefrenabile varietà di soluzioni stilistiche che passano senza un attimo di tregua dai toni potenti e minacciosi dei riff a quelli penetranti ed oscuri delle melodie, una peculiarità accentuata soprattutto nel roboante break centrale, un efficace input cadenzato creato per preparare il terreno ad un ultimo assalto dominato da un frontman sempre più feroce e combattivo nel descrivere il rifiuto della religione cristiana e della promessa di un paradiso dopo la morte, l'obbedienza è riservata soltanto ad una "regina dell'oscurità". La successiva "The Sequence" è un velocissimo attacco frontale tramutato in note, è a dir poco sbalorditivo notare come la band riesca a far convivere in modo convincente potenza e tecnica, Daray governa il brano con una prestazione contraddistinta da un'incontenibile serie di tempi articolati ed incisivi dimostrando di essere un vero erede di celebri colleghi come Gene Hoglan e Raymond Herrera, accanto all'energico scream Palombi comincia ad esplorare territori più puliti, il suo timbro spesso riporta alla mente le folli scorribande vocali di Devin Townsend negli indimenticati Strapping Young Lad. Nel testo si parla di un'entità intrappolata in un lungo silenzio al centro della terra, può ragionare solo in codice binario (fatto di 0 e 1) ed invoca qualcuno che la liberi da questa prigionia, con un pizzico di fantasia si può pensare ad una metafora "computerizzata" della prigionia di Lucifero al centro della terra. L'impetuoso dinamismo sonoro forgiato dai Nerve raggiunge uno dei punti più alti in "Fracture", nella title track il gruppo è autore di un'esaltante prova corale segnata da una travolgente girandola di accelerazioni e rallentamenti sorretti da una doppia cassa capace di annientare qualsiasi cosa, il refrain urlato dal singer ha tutte le carte in regola per trasformarsi nell'anthem per antonomasia del combo (now,alone I stay I got a fracture in my head/hey this fracture grows and I don't know who's in control). Il protagonista del brano difende il proprio diritto a non cambiare e a non esser giudicato dagli altri, parla di una frattura dentro di sé che cresce e lo mette in crisi e al contempo rinnega la divisione tra giusto e sbagliato. I fragorosi colpi della batteria ed un risonante giro di basso introducono il vortice ritmico contenuto in "Scream", il guitar sound pieno ed affilato ricopre un ruolo da autentico dominatore, Ermal sale in cattedra destreggiandosi con maestria tra un riffing schiacciasassi ed un assolo breve ma ricco di tecnica e personalità, la voce di Fabio è un fiume in piena, le strofe riversano uno stupefacente concentrato di rabbia primordiale mentre nel ritornello tornano alla ribalta quelle melodie tanto care al geniale Townsend. Il singer esorta a non farsi sfuggire di mano i propri sogni e le proprie aspettative cadendo così nella corrente della mediocrità, il modo più immediato per evitare questa catastrofe è urlare disumanamente! La furia delle prime tracce è attenuata da "Al-Dajjal", suggestivo intermezzo strumentale completamente immerso in atmosfere mediorientali, le penetranti note di chitarra (coadiuvate da una martellante base simil-tribale) disegnano un mood grondante mistero ed inquietudine, un clima tenebroso che viene interrotto in maniera brutale dalle battute iniziali di "Revelations", la band riprende ad aggredire senza pietà con un episodio indemoniato e segnato da una prodigiosa successione di cambi ritmici, il quartetto ribadisce la sua propensione nel plasmare un suono perfettamente bilanciato tra svariate abilità strumentali ed una violenza senza compromessi, da evidenziare anche la presenza di un fantastico chorus destinato a creare il pandemonio nelle future esibizioni live. Le liriche ruotano attorno al pensiero di un uomo che guardandosi allo specchio e dopo aver vissuto per lunghi anni riflette sulle proprie scelte, decisioni ed esperienze di vita, non se ne pente né ha nulla da recriminare e sa di essere un nucleo in perenne movimento destinato a cambiare ancora. La sperimentazione sonora regna incontrastata in "Neither Here Not There", un roccioso riff dalle forti reminiscenze thrash introduce l'ennesima incursione in sentieri complessi e potenti, il drumming continua ad imperversare con dei tempi ai limiti delle possibilità umane, oltre all'imponente muro innalzato dal suo strumento la perizia di Zaka viene mostrata nella parte centrale anche attraverso una rapida e coinvolgente parentesi acustica, la componente melodica riemerge a più riprese nel timbro del singer alternata come sempre ad uno scream carico di ira. Ritrovandosi a letto con una persona estranea, il protagonista respinge il contatto umano con tutti quelli che gli sono attorno, non ha bisogno di loro ed è convinto che la vera realtà cui appartiene non sia quella in cui sta vivendo ma una diversa in un altro luogo. Il delicato arpeggio iniziale di "Zero" permette di tirare il fiato per una trentina di secondi ma si tratta soltanto di una tregua momentanea, i Nerve dopo un intro così particolare premono nuovamente l'acceleratore in un episodio dotato di un groove irresistibile, i ritmi velocissimi delle strofe sono frapposti ad un magnifico refrain cadenzato, straordinario l'operato di Jacopo, le sue corde lasciano il segno in maniera pregevole per bravura ed originalità. Il testo rappresenta la denuncia di un apatico (incapace di provare emozioni) verso la società che l'ha etichettato come "anormale" e rinchiuso tra quattro mura come un pericolo pubblico, l'accusa che l'individuo muove è di aver deciso gli standard della normalità arbitrariamente senza sapere nulla di lui e promette che farà vedere di cosa è capace l'odio che prova per loro. Avendo letteralmente consumato la vecchia vhs del capolavoro Strange Days di Kathryn Bigelow non riesco a trattenere l'entusiamo nel leggere un titolo come "Lenny Nero", la scelta dei genovesi di dedicare un brano al personaggio simbolo (interpretato da un grandissimo Ralph Fiennes) di una delle pellicole più influenti degli anni novanta è da premiare senza indugi, accompagnato da un andamento vario e possente il frontman offre un campionario di soluzioni vocali che rimandano alle indimenticabili immagini di caos urbano e confusione mentale racchiuse nel film. Lenny nella sua attività illegale di spacciatore di wire-trip clips promette di poter realizzare virtualmente qualunque sogno proibito come compiere un atto criminale senza finire sul registro dei malfattori o tradire la propria moglie ma senza i sensi di colpa e le conseguenze che questo comporta. La trascinante "Waves" è la classica traccia che potrebbe appassionare anche chi ha sempre avuto scarsa familiarità con sonorità brutali ed immediate, non fraintendete però... Il rabbioso attacco sonoro dei Nerve è costantemente in primo piano ma anche l'armonia occupa una posizione fondamentale all'interno del pezzo in un memorabile ritornello. Le parole riversano un esplicito atto d'accusa di un membro di un popolo che subisce orrori e tragedie, l'uomo chiede quale sarà il futuro dei loro bambini e ammonisce chi ascolta che ogni ingiustizia non fa che aumentare il loro dolore ed appesantire la coscienza sia di chi la commette sia di chi rimane impassibile a guardare. La chiusura del cd è affidata allo scenario buio ed introspettivo dello strumentale "The Reign Of Thousand Years", nella prima parte i suoni di un paesaggio notturno e solitario costituiscono il sottofondo ad un'ammaliante melodia tastieristica in cui si perpepiscono echi del progressive rock più oscuro dei seventies, nella seconda le ossessive percussioni e le lievi note eseguite dalla chitarra acustica costruiscono una marcia tribale talmente ipnotica da poter essere inserita nella soundtrack di un nuovo kolossal d'avventura. Fracture conferma in pieno l'attitudine dei liguri nell'elaborare una proposta originale e nel voler oltrepassare i confini prestabiliti del metal estremo, i trentasette minuti abbondanti di musica contenuti nell'album esprimono uno stile ricercato, vario e coinvolgente. I trademark sonori creati dai Nerve sono stati ampiamente messi a fuoco in un'opera che grazie alle sue indiscutibili qualità è pronta ad invadere il panorama internazionale, con tutti questi presupposti si può puntare ad occhi chiusi in un futuro ricco di soddisfazioni e riconoscimenti per la band.


1) Antichrist     
2) The Sequence   
3) Fracture     
4) Scream     
5) Al-Dajjal      
6) Revelations     
7) Neither Here Not There    
8) Zero     
9) Lenny Nero     
10) Waves 
11) The Reign Of Thousand
Years