NERORGASMO

Nerorgasmo

1985 - Babby Records

A CURA DI
LORENZO MORTAI
16/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

"Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte"
(Seneca)


Torino, inizio degli anni '80. In una città buia, coperta dalla fuliggine che usciva dagli scarichi non solo delle macchine, ma anche delle medesime fabbriche che le producevano, viveva al contempo una fervente attività giovanile. In un periodo storico molto strano come sono stati il decennio fra il 1979 ed il 1989, culminato con la caduta del muro di Berlino, i giovani dell'epoca erano invischiati in un fuoco che li avrebbe portati fino a noi. Era il periodo dell'URSS, dei discorsi di Berlinguer alla televisione, delle proteste operaie e del movimento del '68 che nonostante fossero passati tanti anni, ancora stava facendo sentire la sua voce. Allo stesso tempo però era anche un periodo di smarrimento, di perdita dei valori, e di una crescente tossicodipendenza che non accennava a placarsi. Gli anni '80 sono stati plagiati da due enormi piaghe sociali, l'Eroina e l'AIDS, anche se la seconda di queste due era già venuta fuori nel decennio precedente, ma è nel secondo momento storico che trova tristemente il suo fascio di luce per venire fuori. Lo smarrimento era dato non solo da una classe superiore adulta che non riusciva a trasmettere i veri valori ai propri figli, relegandoli a semplici macchine che un giorno li avrebbero sostituiti nelle fabbriche, ma anche quel fulgore del decennio passato fatto di protesta, di movimenti e lotta sociale, aveva quasi subito una battuta di arresto, salvo rare eccezioni. Quelle eccezioni erano rappresentate dai centri sociali, attivisti politici di matrice anarchica o comunque materializzata a sinistra della politica, che avevano deciso di prendere in mano le redini della situazione. Prendendo spunto da un celebre collettivo autonomo britannico, colui che avrebbe dato vita ad una delle band HC Punk più famose e celebri di sempre, ovvero i Crass, che facevano capo al collettivo dell'Essex, anche nel nostro stivale cominciarono a formarsi i medesimi gruppi. E dove potevano trovare terreno fertile? Certamente non nei piccoli centri abitati, bensì nelle grandi metropoli industrializzate, che stavano vivendo questa specie di "momento magico" fatto di città da bere, di aperitivi e macchine di lusso. Ed ecco che accanto al Virus di Milano cominciano a sorgere il Forte Prenestino di Roma, ma anche moltissimi collettivi a Bologna, Napoli e qualcosa anche a Firenze, anche se in misura meno gaudiente. E Torino in tutto questo? Beh, sul finire degli anni settanta ed inizio degli anni ottanta, Torino, descritta dagli stessi ragazzi che la abitavano, era una città vuota, priva di qualsiasi contatto umano fra le persone, a meno che non fossero membri in turno diretti alle fabbriche. Non vi era alcun luogo per ritrovarsi a differenza di oggi, e nel giro Punk ci si conosceva tutti quanti, il ritrovo fisso era in Piazza Statuto, che ben presto divenne il centro nevralgico del movimento insurrezionalista ed alternativo sabaudo. In questo marasma di ragazzi che cercavano di estrapolare quel mondo di colori britannico che leggevano sulle (poche) riviste ciclostilate che riuscivano a reperire, congelandosi i capelli con chili di cera oppure strappando a mano o con la candeggina i jeans per renderli lisi ed in pieno stile punk britannico, facciamo la conoscenza di Luca Bortolusso, conosciuto poi più tardi come Luca Abort. Luca non era di estrazione borghese come molti altri frequentanti di quel giro, era parte della classe media ed i genitori avevano forse già scritto il suo futuro. Fu forse proprio questa particolare e così incauta estrazione sociale che gli permise di realizzare in pochissimi anni ciò che ha poi realizzato e che siamo qui oggi a raccontare. Nel gruppo Luca incontra Simone Cinotto, di estrazione meno proletaria ed amante del Punk, mentre Luca era più ai tempi orientato verso il Rock classico come gli Stones.  I due stringono un sanguineo legame che li accompagnerà per tutta la vita, ed insieme iniziano il loro percorso di rivalsa sociale. Fra vestiti lisi e dischi rubati, Luca ben presto cade nel baratro della droga pesante, un oblio che lo accompagnerà per sempre fra alti e bassi, Simone lo osserva e cerca di aiutarlo, ma sa bene che la miglior medicina in questi casi è la musica. Nel 1980 mettono insieme il loro primo gruppo HC, i seminali Blue Vomit, una band che impregnava i testi di una cattiveria inesistente ai tempi, e che ancora oggi si fatica a trovare nel mondo Punk. Testi impegnati ma anche socialmente urlati in faccia al pubblico, intrisi di sangue e vomito che Luca e Simone riversavano sui propri strumenti. La parentesi Blue Vomit però dura solamente 3 anni ed il tempo di pubblicare pochi pezzi che verranno poi successivamente raccolti insieme in un unico disco. Nel frattempo Luca sviluppa una coscienza sempre più orientata al nichilismo, all'auto distruzione ed alla conseguente auto coscienza derivata da queste due azioni, ed il male che aveva dentro continua come un fiume nero pece a riversarsi sui testi che scriveva. Dopo alcune militanze brevissime in altri gruppi HC torinesi, nel 1984 i due amici decidono di rimettere insieme una band, ma stavolta niente sarà più come prima, ci vuole qualcosa che scuota le menti dalle fondamenta, un orgasmo degno della miglior tradizione del dolore, ci volevano i Nerorgasmo. Già il nome era una virata stretta verso altri lidi, aveva una componente dark che ai Blue Vomit mancava; i testi iniziarono a farsi sempre più cupi e tristi, intrisi di una malinconia che non accennava ad andarsene, tutti frutto della mente di Luca stesso. Le influenze dei due amici si fanno più profonde, come profondo si fa il mostro che scavava nell'animo di Luca. Scoprono i Germs, ma anche quelle band seminali americane che in Italia sono arrivate molto dopo, come Dead Kennedys, Black Flag, Bad Brains e così via. Il mostro comincia ad aprirsi un varco nella mente di Luca, e nel 1984 vengono stese poche righe che daranno vita alle quattro tracce che compongono il primo EP della band ed argomento della disamina odierna, dal titolo omonimo, Nerorgasmo. Simone nel primo EP suona basso e batteria insieme, l'allora bassista Fiorenzo Massera lascia il gruppo poco prima delle registrazioni ufficiali, e fu così che venne registrato anche questo da Simone, mentre alla batteria poco dopo subentrerà Fallulera, amico dei due. Le registrazioni vengono spostate dal natale 1984 al 1985, finché il 45 giri non prende veramente forma. Per chi come vi sta scrivendo possiede la copia originale di questo capolavoro, che oggi si trova a cifre da collezionismo, o l'ottima ristampa della FOAD uscita qualche anno fa, si rende conto subito aprendola della atmosfera che si respira nel disco ancor prima di mettere il vinile sul lettore. Croci nere copre una delle due facce del vinile, mentre l'altra nella versione originale è occupata dalla tracklist e dal logo della Babby Records, etichetta DIY che stampò la versione originale. All'interno troviamo due fogli in ciclostile, il primo dei quali contenente le tracce scritte con un font nevrotico ed in pieno stile della band stessa. Il secondo foglio è un disegno di Abort stesso, che oltre ad essere frontman era anche artista concettuale, e che riprende le classiche cartoline di natale con la natività, immaginandole però in chiave horror con il bue e l'asinello che hanno divorato il bambin gesù, osservati inorriditi da Giuseppe e dalla Vergine Maria, il tutto accompagnato dagli auguri di natale al di sotto. La copertina molto semplice vede i tre membri dentro ad un cimitero al di sopra di una croce (croce che diverrà il simbolo della band), con il logo della band poco sopra ed una dicitura al di sotto, che invitava a non pagare il disco più di 3.000 lire, nel pieno stile di quegli anni. Le tracce contenute all'interno sono scolpite negli annali della storia, qualsiasi fan dell'HC ne conosce a memoria i testi e le sfumature, fino a coglierne la più profonda essenza nichilista e ferocemente critica verso il mondo.

Nerorgasmo

A aprire le danze di questa prima breve esperienza musicale firmata dalla band troviamo la traccia che da il nome sia all'EP stesso che alla band, vale a dire Nerorgasmo. Dopo un medley strumentale fatto di rumori di fondo e di una serie di urli crescenti che ci fanno accapponare la pelle, Luca prende in mano la situazione ed in soli due minuti decide di violentare prepotentemente il nostro essere. Montato su una base musicale molto semplice e diretta come un pugno allo stomaco, la canzone prende fin da subito una piega nichilista e violenta, come un treno in corsa sul quale noi siamo al di sotto delle rotaie, e sentiamo le ossa spezzarsi sotto al peso della motrice. Quella eiaculazione di un orgasmo disperato che Abort grida nella prima strofa del pezzo ci fa pensare subito a qualcosa di cupo ed oscuro, che nei due minuti scarsi del brano comunque riesce a lasciarci in corpo un senso di vuoto, di inquietudine e soprattutto di angoscia. Sarà questa la tecnica segreta della band per tutta la durata della sua breve carriera, intorpidire le menti degli astanti grazie a pezzi veloci e mai banali, in poche righe riuscivano a condensare una vita intera. Si parla di schiavi in questa canzone, e quell'orgasmo nero che ci ha aperto il testo altro non è che il forte desiderio di una vita normale, quella vita che prima o poi ti schiaccerà al suolo lasciandoti inerme e senza speranza, lasciandoti vuoto dentro alla tua miseria di persona uguale agli altri. Le convenzioni sociali sono il cappio con cui la società stessa ti sta legando, con quel fare da buono non hai altro in testa se non quei desideri che hanno tutti quanti, invece che aprire gli occhi sul mondo e su ciò che stiamo facendo ogni giorno, ogni secondo. Gridi al mondo la tua rabbia quando in realtà non hai niente da gridare, ed in tutto questo Luca ed  i suoi compari rappresentano la sveglia, quel sentore che ogni tanto c'è un po' di giustizia nel mondo. Loro si definiscono incubi che camminano, ricordi di un passato che forse ogni tanto torna a svegliarti nel sonno, e che si sta prendendo la parte migliore della tua esistenza, la libertà. Una canzone che peraltro viene cantata in modo molto sofferto da Luca, complice un tono vocale che per una ragione che adesso non staremo a dirvi, dal 1986 in poi subirà un brusco cambiamento. In questo EP invece Luca adotta un tono grottesco, quasi quello di una persona che vuole sbatterci in faccia la sua sofferenza, il suo enorme dolore. Questo lo si evince non solo dal tono, ma anche da ciò che viene detto nel testo; il ragazzo o l'uomo a cui Luca si rivolge è nel pieno di una crisi nera, nera come l'oblio che non riesce a mandare via, oppure parliamo di un testo introspettivo, Luca lo sta cantando a sé stesso. Parliamo di un'artista che ha sempre vissuto nel baratro, nel pieno delle sue facoltà ma completamente ammaliato dal male del mondo, fino a farlo suo come pochi altri sono riusciti a fare nel corso degli anni. Una persona che ha preso di petto il nero della vita e ne ha fatto il suo migliore amico, senza mai abbandonarlo oppure sciogliendolo dolcemente dentro ad una purulenta vena con l'ausilio di una siringa.

Banchetto di Lusso

Ad accoglierci in seconda battuta troviamo Banchetto di Lusso. Qui la musica si fa decisamente più complessa, anche se parliamo di un pezzo che dura neanche un minuto e mezzo. Eppure nuovamente anche in questo brano Luca da prova della sua innata abilità come scrittore, e nel fulgore della battaglia che sta combattendo, ci parla di nuovo di quanto la società ci voglia tutti uguali. Il Banchetto di Lusso che da il titolo alla canzone, altro non è che quel sangue macchiato delle mani di potenti della terra, che non fanno altro ogni giorno che banchettare metaforicamente con le nostre carni. Veniamo ogni giorno presi e bolliti con le nostre interiora, sempre a livello metaforico, e resi cibo in scatola degni di una portata all'interno di un ristorante stellato. Pubblicità, prodotti e lusso sono le armi di distruzione di massa del nuovo millennio, e già nel 1985 c'era chi aveva capito tutto questo, pensando che se dobbiamo finire tutti quanti nella tomba, almeno ci finiremo guardando in faccia la verità. Una verità che a tratti fa davvero male, rendersi conto di quanto si è disposti ad essere deboli di fronte a dei beni di mero consumo, trattati in realtà come bestie da macello da quelle medesime persone che ci dicono che comprando questo o quello ci sentiremo migliori. La cosa bella e se vogliamo straziante di questi testi, e che se li riportiamo al giorno d'oggi ci accorgiamo che non è cambiato assolutamente nulla. Siamo tutti bene o male parte di quel banchetto, siamo tutti portate di un sistema marcio che gode a farci del male, e Luca lo sapeva bene. Inscatolati dentro ai nostri barattoli che potremmo definire come le nostre abitazioni piene di tutto ciò di cui abbiamo amato circondarci nel corso del tempo, siamo schiavi della logica, come mere macchine che esploderanno ad un certo punto. Programmati per essere tutti uguali, programmati per ubbidire alle regole imposte, ma soprattutto programmati per morire soffrendo molto. Educati alla morale delle loro bugie, questo Luca ci dice nel testo, quella morale finta e corrisposta solamente a quelle quattro o cinque persone al mondo che hanno in mano i destini di tutti noi. Spesso ci ritroviamo a pensare a quanto tutto questo possa essere ingiusto, maleodorante come un pezzo di carne che si sta decomponendo al sole, eppure allo stesso tempo ci rendiamo conto che siamo noi la causa di tutto questo male, siamo noi che abbiamo portato la società a questo livello, senza renderci conto di quello che stavamo facendo. Un brano che arriva dritto allo stomaco e ne spreme i succhi fino a farlo diventare nero, una sagacia tagliente e mai banale permea ogni singola parola del testo, la musica dal canto suo invece diventa anche se non banalmente mero strumento per spostare il concetto e portarlo su un palco, anche se le abilità di Simone alla batteria ed alla chitarra vanno sicuramente riconosciute.

Passione Nera

Ciò che viene ora è probabilmente il brano migliore di tutto l'EP, e che moltissimi anni dopo darà anche il titolo alla discografia celebrativa della band, ovvero Passione Nera. Un brano che fa nuovamente della musica uno strumento di accompagnamento, e nei due minuti di durata il testo è ciò che la fa da padrone. Qui Luca decide di spostarsi verso un tema che nella sua breve carriera gli sarà sempre più caro, ovvero quello della morte e del suicidio. In questo caso viviamo la morte auto indotta come una forma di libertà, l'unica vera forma di libertà che ci è stata lasciata, quella attraverso la quale genereremo la nostra affermazione. La società ha deciso tutto per noi, scuola, lavoro, stato e chiesa dettano le regole senza sosta. Mettono in contraddizione gli istinti della persona, fissando le regole che vanno contro a ciò che per noi sarebbe naturale, come guarda ma non toccare, tocca ma non assaggiare e così via. Perlopiù ritorna al massimo anche il tema della ingiustizia sociale, ovvero quel meccanismo per cui le regole fissate non permettono niente di diverso da tutti quegli altri, e ciò ricorda molto anche alcuni brani che sentiamo cantati da band altrettanto seminali di scuola americana ed inglese. La società ha creato dei modelli a cui ispirarsi, come enormi font a cui fare riferimento, ma sono modelli anche essi che vanno in contraddizione con le regole umane di base. Spesso ci ritroviamo a dover calpestare gli altri senza volerlo o senza che questa cosa ci dia soddisfazione ma anzi, ci faccia stare male, esattamente come ci ritroviamo a dover scalare la vetta sociale  quando magari non ne abbiamo alcuna voglia. La società ci dice di non preoccuparci, che tutto questo è normale, ma invece dal canto suo Luca dice basta, dice si alla morte, quasi come forma di protesta nichilista. Farsi del male per dimostrare alla società che si è davvero liberi, un concetto su cui orde di filosofi si sono dibattuti nel corso dei secoli, e che ancora non ha trovato una risposta reale e concreta alla domanda iniziale. Nel testo si fa chiaramente riferimento al suicidio, una pratica condannata non solo dalla chiesa, ma anche dalla società stessa. Quante volte abbiamo sentito di persone che si sono uccise a cui altri hanno dato contro, provando rabbia o addirittura disgusto per quel gesto che da molti è considerato riprovevole sotto ogni punto di vista. Eppure se andiamo a vedere madame storia, moltissime culture idolatrano il suicidio come la più alta forma di libertà esistente, aggiungendo anche che se uno compie un gesto così estremo per i motivi giusti, non deve essere condannato in alcun modo. La società però ci dice che tutto questo non va bene, che il suicida non è una persona da rispettare, nonostante se andiamo a vedere scritti storici come quelli di Schopenhauer, troviamo che il suicida in realtà desidera fortemente la vita, solo non è soddisfatto dei principi e dei modi in cui gli viene offerta. Allo stesso modo Luca desidera la morte come vera forma di libertà personale, desidera morire in modo plateale, in modo che tutti lo vedano e capiscano cosa sta facendo, per far si che in quel momento, anche se per un fugace istante, egli si senta finalmente libero dalle catene che è stato costretto a portare per troppo tempo.

Distruttore

Chiude la nostra lista di quattro capolavori Distruttore. Qui nuovamente e per l'ultima volta la musica fa da accompagnamento, con un andante crescente e molto cadenzato nella sua velocità, condito da alcune svirgolate Punk classiche qui e là. Al medesimo modo invece il testo si scaglia ferocemente contro di noi, contro quelle persone che sono convinte di essere perfette ed invece non lo sono assolutamente. Luca si scaglia contro coloro che credono di essere felici solamente perché hanno un conto in banca pieno di soldi,oppure perché hanno la salute di ferro. La canzone ci dice di guardare oltre questi meri prodotti di una società marcia e degradata, e concentrarci sui veri valori che si possono trasmettere l'un l'altro. Un amico, un fratello, un mondo fatto di persone che lottano insieme per raggiungere un obbiettivo, questo è il messaggio di questa canzone. Il distruttore del titolo non è altro che il frontman stesso, che armato metaforicamente di martello ed accetta andrà a distruggere tutte le loro convinzioni, tutti i loro dogmi sociali ed imposti dal potere forte al di sopra di loro. Anche qui siamo di fronte a due minuti scarsi di testo, in cui i Nerorgasmo riescono a condensare concetti davvero complessi, che non possono spesso essere fusi in così poche parole. Linguaggio caustico e con pochi fronzoli, ecco quale era il loro segreto, la loro spada nella roccia. La canzone si scaglia anche contro coloro che sono convinti di avere sempre ragione, e che quella ragione li salverà dal baratro. Abort violentemente li riporta alla realtà dicendo che lui morirebbe volentieri in battaglia se quella medesima battaglia portasse anche loro con lui. E' un messaggio chiaro e conciso alla società di allora, ad un mondo che stava marcendo già 30 anni fa quasi, e che oggi è arrivato praticamente al collasso. Testi come questi ti fanno capire che cosa volesse dire soffrire per ogni minima cosa, soffrire come cani perché si erano finalmente aperti gli occhi al mondo dopo un decennio di buio, che pace ed amore non avevano portato affatto, ma solamente nuova sofferenza. Se da una parte a Torino avevamo i Negazione che erano decisamente più improntati su testi di dinamiche sociali e giovanili, ma anche analisi fredde e distaccate del mondo pur nuotandoci dentro, nel mondo dei Nerorgasmo abbiamo una sola regola, quella per la quale siamo nati per soffrire. Siamo nati per asservire ad un mondo che non ci ama, ad un Dio che nessuno sa se esista o meno, ad un gruppo di potenti che controllerà ogni nostra azione, a donne che ci prometteranno la luna per poi non darcela affatto. Ed è allora che noi sputeremo letteralmente in faccia a queste persone e ci riprenderemo in mano la nostra vita, oppure la perderemo del tutto dimostrando una volta per tutte che questo non è il mondo che noi volevamo.


Conclusioni

Quando si parla di dischi come questi, che hanno letteralmente fatto la storia della musica italiana ma non solo, spesso si rischia di cadere nella banalità più sconcertante, concentrandosi magari solamente sull'aspetto musicale ed affermando che tutto il disco è molto bello dandogli un voto alto. Chi vi sta scrivendo invece vuole giustificare quel 10 che compare in alto accanto alla copertina, cercando una reale motivazione per dare al primo EP dei Nerorgasmo il voto più alto di tutti. Avete mai visto un cuore sanguinare copiosamente?Forse in qualche film di azione o in qualche horror, ma pensate all'avere un cuore che sanguina ogni giorno. Pensate cosa significa avere un animo sensibile alle tematiche sociali ma non solo, pensate anche di avere un enorme vuoto nella vostra coscienza, che niente sembra poter riempire. Immaginate poi di coprire quel buco o con una schifosa vena purulenta tappata da una siringa, oppure scrivendo canzoni, quale mai potrà essere il risultato? Semplice, letteralmente liriche che piangono sangue e lacrime amare per tutto il tempo. Ogni canzone scritta da Luca e suonata da Simone vuole farci mettere il punto su una azione umana in particolare. IL tutto permeato da un nichilismo che non accenna mai ad andarsene, quella evoluzione del pessimismo cosmico leopardiano che si staglia dentro alle nostre menti e vi si insinua come la spina di una acuminata rosa. IL clangore delle spade violente ci martella la testa, e ci fa capire quanto il mondo non sia affatto quel bel posto che spesso crediamo sia. Le liriche dei Nerorgasmo trasudano cinismo, si stampano in faccia come un calcio ben assestato, e ci rimettono al nostro posto senza troppi complimenti. Quasi tutte le band HC italiane avevano questo potere, ma i Nerorgasmo lo hanno portato all'estremo, mai vi capiterà di leggere liriche italiane così dirette e pressanti nella vostra testa, mai vi capiterà di sentirvi così "In colpa" dopo aver ascoltato un disco, ma non in colpa per ciò che avete ascoltato, ma per il messaggio che è capace di lasciare. Siamo tutti dei grandissimi figli del niente, compiamo azioni, stupriamo la nostra madre terra in un modo che non possiamo neanche immaginare, calchiamo queste superfici col fare dei condottieri, quando in realtà siamo soltanto delle pecore in un immenso gregge. E verrà il giorno in cui la terra si ribellerà a tutto questo, in larga parte lo sta già facendo, e sarà allora che anche lei avrà il suo personale orgasmo, nero come la notte, quel momento in cui riuscirà a farci sparire. 

La difficoltà di definire il nichilismo sta nel fatto che è impossibile per la mente giungere a una rappresentazione del niente. La mente si avvicina alla zona in cui dileguano sia l'intuizione sia la conoscenza, le due grandi risorse di cui essa dispone. Del niente non ci si può formare né un'immagine né un concetto. Perciò il nichilismo, per quanto possa inoltrarsi nelle zone circostanti, antistanti il niente, non entrerà mai in contatto con la potenza fondamentale stessa.
(Ernst Junger)


1) Nerorgasmo
2) Banchetto di Lusso
3) Passione Nera
4) Distruttore