NERORGASMO

Nerorgasmo (LP)

1993 - El Paso

A CURA DI
LORENZO MORTAI
22/09/2019
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

La pubblicazione di quello storico EP nel 1985 aveva definitivamente ed in poco tempo consegnato i Nerorgasmo alla storia della musica. Niente sarebbe stato come prima dopo quelle quattro tracce, quella commistione di Hardcore e nichilismo, quel dolore nelle liriche dato dalla voce di Abort, ma anche la sagacia compositiva di Simone che si prodiga come sempre nel trovare il gusto della semplicità in una serie di pugni al viso ben assestato, avevano fatto il suo. La band registra ancora qualche traccia, ma al momento non vedono la luce su nessun nastro, e rimangono ferme nell'ombra di una buia sala prove. Il periodo storico che caratterizza quegli anni lo abbiamo analizzato a fondo anche in altri lavori del medesimo anno e periodo storico, siamo in un momento di grande fervore culturale, in cui decine e decine di bands ed attivisti si fondono assieme per raggiungere un obbiettio comune, quello della forza e della proesta contro un sistema he non accettavano più, e che ritenevano responsabile per i molti crimini che vedevano ogni giorno. Luca e Simone questo lo sapevano bene, la loro estrazione sociale non gli consentiva certo di ambire a qualcosa di più di un posto in catena di montaggio della quale la Torino dell'epoca era piena. Eppure il loro sfogo lo trovarono nella musica, nell'annientamento di sé stessi e nel gridare a quel medesimo mondo tutto il loro disappunto. Siamo di fronte ad una svolta storica della musica italiana, svolta che forse è stata apprezzata maggiormente all'estero, ma non vi è da meravigliarsi considerando il tagliente impegno che il nostro paese ha sempre messo nell'annichilire tutto ciò che poteva essere al di fuori di un sistema perfetto. Successe anche con il Prog anche se in minor misura, considerando argomenti ed anche musica in sé, non poteva che accadre anche con la musica HC. Eppure se da una parte avevamo celerini e guardie a proteggere quel sistema, dall'altra avevamo i Nerorgasmo ma non solo, anche i Kina, i Negazione ovviamente, gli Wretched e tutti gli altri, tutti uniti dal medesimo filo invisibile, i centri sociali ed il loro caustico potere sociale. IL materiale composto da Simone e Luca si fa sempre più ingente, ma non si riesce ancora a produrre un disco intero. Arriva anche un contratto discografico che viene rifiutato in maniera categorica dai due artisti per non rovinare la propria immagine e per non andare contro i propri principi. Ricordiamoci che da poco tempo i RAF ed il loro collettivo avevano duramente protestato contro i Clash e la loro decisione di firmare con una major, opinione condivisa anche oltre manica con i Crass ed il loro collettivo autonomo, per cui accettare quella proposta avrebbe significato piangere lacrime di sangue. La formazione subisce anche moltissimi cambi, ed i disturbi personali e fisici di Luca portano enormi problemi all'interno del gruppo, fino a quella maledetta sera del 1986. La band viene invitato a suonare a Genova, ed è proprio dopo questo live che Abort viene aggredito da un gruppo di ispirazione neofascista, che nella colluttazione recide la gola del frontman con un taglio che verrà poi suturato da dieci punti. Questo incidente fa crescere le tensioni e cambia profondamente ABort, sia mentalmente che fisicamente, dato che l'aggressione ha compromesso per sempre le sue corde vocali, che da qui in poi diverranno roche e forse ancora più riconoscibili. La band appare pochissime volte in live, i due fondatori entrano a far parte del collettivo anarchico che si occuperà di fondare lo storico centro El Paso Occupato di Torino prendendo uno spazio pubblico ed impiantandosi lì. Il collettivo era chiamato Avaria, e dopo un primo sgombero delle forze dell'ordine, il centro fu occupato di nuovo ed oggi dopo più di 30 anni è ancora lì. La band si sfalda, rimangono solo i due fondatori ed un disco mai finito. Luca e Simone si prendono un periodo di pausa dal progetto Nerorgasmo e fanno uscire grazie alla etichetta indipendente TVOR due dischi sotto il nome di Ifix Tcen Tcen, che proponeva materiale di stampo HC ma non solo. I due dischi uscirono nel 1987 e nel 1989, e se li si ascoltano si carpisce molto bene il cambiamento che Luca ebbe dopo quel maledetto incidente;la sua voce si fa sofferente, roca e dura come la roccia, le musiche melanconiche e cariche di nero, quella bestia ancora non lo aveva abbandonato. Forti del nuovo progetto i due decidono di riformare anche il nucleo originale dei Nerorgasmo, reclutando Marco Klemenz e Pikkio alla batteria. Siamo nel 1993 e con questa ennesima formazione la band riesce a tornare live e finalmente a registrare il disco che sarà argomento della disamina odierna, ben otto anni dopo l'ultima release ufficiale. IL disco si intitola semplicemente Nerorgasmo, e vede la luce sotto l'etichetta del centro El Paso. Il disco viene mixato e prodotto da Tino Paratore, storico membro del movimento underground torinese agli altrettanto storici studi Acqualuce. Il disco contiene ben 18 tracce fra cui figurano anche le quattro originali del primo EP che vengono registrate nuovamente per l'occasione. Questa sarà anche l'ultima release in studio della band, dato che Luca Abort morirà prematuramente nel 2000 per overdose di eroina. Consta di una copertina tanto semplice quanto ottenebrante: uno sfondo verde fa da contrasto al logo della band in alto, ed al centro troviamo la semplice foto di una finestra da cui entra un fascio di luce e del fumo, forse una metafora dell'animo di questi artisti, sempre in bilico (citando i Negazione) fra follia e calma, fra il baratro e la felicità. Benvenuti nuovamente all'inferno, stavolta il cammino sarà intriso di sangue e lacrime.  

Nerorgasmo

Apre le danze una nostra vecchia conoscenza, "Nerorgasmo". Dopo un medley strumentale fatto di rumori di fondo e di una serie di urli crescenti che ci fanno accapponare la pelle, Luca prende in mano la situazione ed in soli due minuti decide di violentare prepotentemente il nostro essere. Montato su una base musicale molto semplice e diretta come un pugno allo stomaco, la canzone prende fin da subito una piega nichilista e violenta, come un treno in corsa sul quale noi siamo al di sotto delle rotaie, e sentiamo le ossa spezzarsi sotto al peso della motrice. Quella eiaculazione di un orgasmo disperato che Abort grida nella prima strofa del pezzo ci fa pensare subito a qualcosa di cupo ed oscuro, che nei due minuti scarsi del brano comunque riesce a lasciarci in corpo un senso di vuoto, di inquietudine e soprattutto di angoscia. Sarà questa la tecnica segreta della band per tutta la durata della sua breve carriera, intorpidire le menti degli astanti grazie a pezzi veloci e mai banali, in poche righe riuscivano a condensare una vita intera. Si parla di schiavi in questa canzone, e quell'orgasmo nero che ci ha aperto il testo altro non è che il forte desiderio di una vita normale, quella vita che prima o poi ti schiaccerà al suolo lasciandoti inerme e senza speranza, lasciandoti vuoto dentro alla tua miseria di persona uguale agli altri. Le convenzioni sociali sono il cappio con cui la società stessa ti sta legando, con quel fare da buono non hai altro in testa se non quei desideri che hanno tutti quanti, invece che aprire gli occhi sul mondo e su ciò che stiamo facendo ogni giorno, ogni secondo. Gridi al mondo la tua rabbia quando in realtà non hai niente da gridare, ed in tutto questo Luca ed  i suoi compari rappresentano la sveglia, quel sentore che ogni tanto c'è un po' di giustizia nel mondo. Loro si definiscono incubi che camminano, ricordi di un passato che forse ogni tanto torna a svegliarti nel sonno, e che si sta prendendo la parte migliore della tua esistenza, la libertà. Una canzone che peraltro viene cantata in modo molto sofferto da Luca, complice un tono vocale che per una ragione che adesso non staremo a dirvi, dal 1986 in poi subirà un brusco cambiamento. In questo EP invece Luca adotta un tono grottesco, quasi quello di una persona che vuole sbatterci in faccia la sua sofferenza, il suo enorme dolore. Questo lo si evince non solo dal tono, ma anche da ciò che viene detto nel testo; il ragazzo o l'uomo a cui Luca si rivolge è nel pieno di una crisi nera, nera come l'oblio che non riesce a mandare via, oppure parliamo di un testo introspettivo, Luca lo sta cantando a sé stesso. Parliamo di un'artista che ha sempre vissuto nel baratro, nel pieno delle sue facoltà ma completamente ammaliato dal male del mondo, fino a farlo suo come pochi altri sono riusciti a fare nel corso degli anni. Una persona che ha preso di petto il nero della vita e ne ha fatto il suo migliore amico, senza mai abbandonarlo oppure sciogliendolo dolcemente dentro ad una purulenta vena con l'ausilio di una siringa.

Io Sono La Tua Fine

Come secondo pezzo troviamo invece una nuova release, "Io Sono la tua Fine". L'andamento del brano è veloce e ritmico, e nonostante la sua scarsa durata che supera di poco il minuto, ci rendiamo conto da subito che siamo di fronte ad un altro calcio nei denti dalla band. La musica procede spedita alternando un main theme di batteria ad un suono gutturale della chitarra quasi, inframezzato da una serie di colpi ben assestati. Come in ogni canzone di questo gruppo che si rispetti però, da padrone la fanno le liriche; taglienti come rasoi, sofferenti come una valle di lacrime, Abort qui si impersona nell'annichilimento stesso, anzi, nella depressione che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. La fine è vicina secondo lui, le vene perderanno sangue per i tagli subiti, arrecherà danno a tutti quelli che gli stanno intorno per riuscire a cogliere l'essenza vera del dolore. Una canzone diretta e dritta come un fuso, che ci fa capire quanto fosse davvero nero e colmo di tristezza l'animo di questo artista maledetto. La sua anima era colma di rabbia ed odio, ma non odio verso le persone, quanto piuttosto verso la società che le aveva trasformate nei fantasmi che lui odiava tanto. Un senso di non appartenenza ad un mondo che lo faceva sentire come un uccello con le ali rattrappite dalla vecchiaia e dalla stanchezza, come un uomo morto che cammina in mezzo alla gente, come un crogiuolo di dolore e sofferenza che non fa altro che scagliarsi contro coloro che gli stanno vicino. La canzone auspica la fine di tutto questo nell'unico modo possibile, ovvero attraverso il suicidio. Spesso nelle canzoni dei Nerorgasmo vediamo  e sentiamo il togliersi la vita come l'atto di vita maggiore che si può compiere, come la protesta più limpida e sincera, ed anche in questo caso riceviamo il medesimo messaggio.  La fine del viaggio Abort la conobbe anche troppo presto come abbiamo detto, morto giovanissimo di overdose, overdose di quella dolciastra sostanza che lo accompagnò fin dalla adolescenza; chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo profondo e con pochi rivali nel campo del pensiero. Egli era un genio incompreso inserito in un contesto che ormai non gli si addiceva più, anzi, non gli era mai andato a genio. Puoi essere libero quanto vuoi, ma sempre la tua libertà dovrà scontrarsi con l'indifferenza quotidiana, con il giusto diniego della gente, e con la lotta alle avversità.

Creatori Falliti

UN urlo disperato e ricolmo di sofferenza invece ci apre al pezzo successivo, "Creatori Falliti". Qui ABort si rivolge direttamente a Dio in un dialogo intimista ed intriso della sua melanconia così distruttiva. Luca si rivolge al creatore dicendogli che anche lui dovrà pagare al momento giusto per la sua situazione di vita. Tutto ciò che lo fa soffrire ogni giorno quando decide di tirare su le proprie stanche ossa dal letto, è imputabile a Dio stesso. Ed ecco che la canzone mischia una musica quasi Noise con un cantato nel quale cominciamo a vedere la trasformazione vocale di Abort dopo l'incidente in cui venne malamente coinvolto e che gli cambiò per sempre la vita. Le sue corde vocali impiccate da quel coltello cercano di sforzarsi e si prodigano in un enorme grido, una poesia arrabbiata che danza con la morte e con il nichilismo più profondo. La canzone procede spedita ed anche questa non supera il minuto e mezzo di durata, ma il dialogo che si instaura fra il frontman e Dio è qualcosa di incredibile: i messaggi che il nostro uomo riesce a dare con la saggezza di chi ha sofferto sempre sono allucinanti ed al tempo stesso lasciano una enorme sensazione di vuoto all'interno dell'anima, come se ci fosse un buco che nessuno vuole colmare. Ecco quindi che il significato della canzone è chiaro, Dio si arroga il diritto di essere il nostro creatore, ma allo stesso tempo invece rifiuta di occuparsi di tutto ciò che riguarda il dolore personale, dato che fu la sua mano a generare anche uomini come Abort stesso ed il suo profondo senso di annientamento che permeava ogni giorno della sua esistenza.  


Freccia

"Quelli come me quelli come te li mandano affanculo". Mai citazione fu più azzeccata per introdurre il brano successivo, "Freccia". Ovviamene il pezzo non è una disamina sul film, eppure per qualche strana ragione pur essendo due momenti diversi della storia, hanno qualcosa in comune. La non accettazione del mondo che li circonda, la droga pesante utilizzata come evasione da quel medesimo mondo, ed il senso di vuoto che permea ogni singola scelta della loro vita. Anche questo pezzo è breve ed intenso come tutti gli altri che compongono questo disco, e come ogni cosa che ha caratterizzato la carriera della band, veloce e letale come il morso di un serpente. Qui si parla di vite buttate, dei vent'anni che si aspettano per dire che a trenta o quaranta non saremo mai gli stessi, ma in realtà siamo solo tutti parte di un medesimo gioco al massacro in cui la vincita sul piatto non è di nessuno in particolare. La canzone si rivolge a tutti quei giovani che pensano ad andare avanti e guardare al futuro, quando invece dovrebbero fermarsi e vedere ciò che hanno di fronte agli occhi. Luca invita i giovani ad avvolgersi nel vuoto delle loro esistenze solo in apparenza perfette, e rendersi conto invece del vuoto che li circonda, le loro perfette vite non sono niente, solo i pezzi di un enorme puzzle che si chiama realtà. Proprio quella realtà da cui i membri di questa band hanno sempre cercato di scappare, e fra un riff e l'altro hanno sempre cercato di raccontare una storia, quella della vita stessa e del momento storico che stavano vivendo. Parliamo di ragazzi che all'epoca erano poco più che ventenni, ma che già avevano collezionato una intensità di vita che ben pochi possono paragonare. Questa canzone in particolare mette anche alla prova la voce di Luca, che qui si fa ancora più roca e gutturale, un enorme urlo che si staglia nel cielo e lascia solchi di sangue. 

Nato Morto

Poteva mancare anche un bellissimo e profondo brano sull'aborto? Ecco che appare all'orizzonte "Nato Morto". Questa è forse una delle canzoni più violente mai composte dalla band, un enorme coacervo di offese, parole scagliate contro il muro fino a tracciarne dei solchi profondi. Parliamo di un bambino che si rivolge alla madre ed auspica che la sua vita finisca prima di iniziare. Siamo di fronte ad un periodo di grande transizione, non dimentichiamoci che in quegli anni il dibattito su aborto ed eutanasia erano accesi, e folle di politicanti erano ferme e pronte a schierare le loro idee. La band qui sputa letteralmente in faccia a quelle ideologie, auspicando che sia il bambino stesso a chiedere alla madre di ucciderlo. Perché l'alternativa a tutto questo sarebbe il vivere una vita ricolma di odio, piena consapevolezza di quello che ci circonda, pieno odio verso tutto quello su cui lo sguardo posa gli occhi. Allo stesso tempo abbiamo anche una profonda analisi su ciò che la nascita di un bambino rappresenta per la gente comune e ciò che invece rappresenta per la band e tutto quello che la circonda. Qui abbiamo la nascita vista in pratica come una amputazione, una amputazione della libertà. SI ribaltano gli equilibri mettendo sul piatto il fatto che questo bambino forse non ha chiesto a nessuno di voler rinascere, è successo e basta. lUi è stato strappato alla propria volontà ed è stato gettato dentro ad un cosmo che non gli appartiene, che egli non sente suo, che non vuole. Abort si impersona in questo bambino, e nei due minuti che compongono la canzone si scaglia contro quella madre che ha deciso per lui, auspicando che lei lo uccida appena uscirà dal suo corpo; perché appena verrà al mondo dovrà implorare per qualunque cosa, perfino per avere da mangiare, utilizzando l'unico strumento a sua disposizione, il pianto disperato. Il medesimo pianto che stando a quel che si legge in queste nichiliste liriche forse faceva traboccare di sofferenza il cuore del nostro artista, liriche del genere non vengono mai partorite  a caso.  

Giorno

A seguire troviamo un altro brano tagliente e corrosivo, "Giorno". Uno degli incipit più incisivi di tutta la loro carriera, cercate le liriche e capirete da soli il perché. Ancora oggi questa viene ricordata anche come una delle canzoni più violente della storia del punk italiano ma non solo. L'argomento come sempre è l'annichilimento di sé stessi ma visto in una chiave diversa, ovvero quella del giorno che appare all'orizzonte. Ogni nuovo giorno è un passo in più verso la morte e verso ciò che rappresenta tutto questo. Ovviamente vi è anche la rabbia di svegliarsi ancora vivi, un concetto che per moltissime persone è quasi aberrante, ma se ci si sposta dal lato della depressione capiamo bene perché. Un momento della loro esistenza in cui non vi è altro che il baratro più profondo, ed è un pozzo del quale non si vede la fine. Non vi è alcun momento di stanca, non vi è alcun momento di assoluta certezza, l'unica certezza della vita per questi ragazzi era la morte. Il motivo di quell'incipit così aggressivo è dato proprio da questo, dal non accettare che la vita possa pararsi di fronte a noi, dal non accettare di passare la propria esistenza in mezzo alle macerie della propria anima. Nonostante la tagliente ironia delle liriche, questo è uno dei brani più intimisti e profondi della band, liriche di sangue che nascondono momenti di enorme farsa, momenti di falsa modestia e di assoluto ammortamento del proprio essere. Nessuna affinità col mondo esterno, questo gridano le liriche, questo riescono a trasmettere, quel maledetto giorno che passa ancora e che non riesce a smettere di farci soffrire. Si carpisce bene da questo testo la voglia del nostro frontman di condividere anche il più intimo pensiero coi suoi ascoltatori; egli non aveva paura di essere giudicato male o bene, non aveva alcuna paura di rimanere offeso dalle critiche, feroci peraltro, che gli vennero rivolte nel corso degli anni. Scrivere una canzone come questa significa fregarsene di tutto il resto, di tutto e di tutti. Utilizzare la musica come catarsi positiva, come momento intimista fra Luca e l'ascoltatore, come unico strumento di comunicazione dato che tutti gli altri sono sotto il controllo del potere, ed ancora oggi rimane questa ferrea regola.

Banchetto di Lusso

Ad accoglierci in seconda battuta troviamo "Banchetto di Lusso"?. Qui la musica si fa decisamente più complessa, anche se parliamo di un pezzo che dura neanche un minuto e mezzo. Eppure nuovamente anche in questo brano Luca da prova della sua innata abilità come scrittore, e nel fulgore della battaglia che sta combattendo, ci parla di nuovo di quanto la società ci voglia tutti uguali. Il Banchetto di Lusso che da il titolo alla canzone, altro non è che quel sangue macchiato delle mani di potenti della terra, che non fanno altro ogni giorno che banchettare metaforicamente con le nostre carni. Veniamo ogni giorno presi e bolliti con le nostre interiora, sempre a livello metaforico, e resi cibo in scatola degni di una portata all'interno di un ristorante stellato. Pubblicità, prodotti e lusso sono le armi di distruzione di massa del nuovo millennio, e già nel 1985 c'era chi aveva capito tutto questo, pensando che se dobbiamo finire tutti quanti nella tomba, almeno ci finiremo guardando in faccia la verità. Una verità che a tratti fa davvero male, rendersi conto di quanto si è disposti ad essere deboli di fronte a dei beni di mero consumo, trattati in realtà come bestie da macello da quelle medesime persone che ci dicono che comprando questo o quello ci sentiremo migliori. La cosa bella e se vogliamo straziante di questi testi, e che se li riportiamo al giorno d'oggi ci accorgiamo che non è cambiato assolutamente nulla. Siamo tutti bene o male parte di quel banchetto, siamo tutti portate di un sistema marcio che gode a farci del male, e Luca lo sapeva bene. Inscatolati dentro ai nostri barattoli che potremmo definire come le nostre abitazioni piene di tutto ciò di cui abbiamo amato circondarci nel corso del tempo, siamo schiavi della logica, come mere macchine che esploderanno ad un certo punto. Programmati per essere tutti uguali, programmati per ubbidire alle regole imposte, ma soprattutto programmati per morire soffrendo molto. Educati alla morale delle loro bugie, questo Luca ci dice nel testo, quella morale finta e corrisposta solamente a quelle quattro o cinque persone al mondo che hanno in mano i destini di tutti noi. Spesso ci ritroviamo a pensare a quanto tutto questo possa essere ingiusto, maleodorante come un pezzo di carne che si sta decomponendo al sole, eppure allo stesso tempo ci rendiamo conto che siamo noi la causa di tutto questo male, siamo noi che abbiamo portato la società a questo livello, senza renderci conto di quello che stavamo facendo. Un brano che arriva dritto allo stomaco e ne spreme i succhi fino a farlo diventare nero, una sagacia tagliente e mai banale permea ogni singola parola del testo, la musica dal canto suo invece diventa anche se non banalmente mero strumento per spostare il concetto e portarlo su un palco, anche se le abilità di Simone alla batteria ed alla chitarra vanno sicuramente riconosciute.

Tutto Uguale

n successiva battuta troviamo "Tutto Uguale". Qui invece Luca si scaglia contro un argomento che già avevamo ascoltato nel primo EP, ovvero quello del conformismo. IL mondo che sta intorno a noi è formato da maschere bianche, quelle maschere sono portate da uomini gretti e senza anima, che si conformano ad una struttura decisa a tavolino da altri. Questo mondo è fatto per essere annientato, ed Abort parla al suo nemico primario, la personificazione di quel sistema, dicendogli che non vuole nulla, solamente fargli del male. Del male per tutto ciò che lui rappresenta, non solo per sé stesso ma anche per tutta la gente che lo circonda. SIAmo schiavi di un sistema che ci obbliga ad essere uguali, tutti stampi del medesimo macchinario, tutte tessere del medesimo mosaico. Siamo destinati alla fine, siamo assolutamente convinti che non vi sia niente da fare se non concludere tutto questo. Ci accontentiamo delle poche briciole che i potenti della terra ci lasciano; un lavoro, una scuola da seguire, i soldi e le cose materiali che abbiamo intorno. Intanto, mentre loro sono impegnati a gettarci fumo negli occhi, dall'altra parte le loro mani si macchiano di sangue, di tristezza arrecata non solo agli altri uomini, ma alla terra stessa. Pensate agli argomenti degli ultimi tempi, incendi, avvelenamenti, tutto quanto sta rendendo indietro ciò che forzatamente gli abbiamo dato per secoli. Ed ecco che liriche come queste diventano attuali, e lo saranno per sempre. Quando un artista riesce a scorgere l'infinito, quando si accorge che non è tutto oro quello che luccica, ecco che riesce a scrivere liriche come queste. Riesce a capire la vera essenza delle cose, ed a circondarsi di un momento di puro intimismo che in larga parte riesce a capire solo lui.  


Mai Capirai

La prossima traccia invece non si può definire propriamente dei Nerorgasmo, dato che è una re-release di un brano che i due nostri artisti avevano rilasciato quando erano membri dei Blue Vomit, che possiamo considerare i pre-Nerorgasmo. Il brano in questione è "Mai Capirai", e già dall'attacco e dalla durata possiamo intuire l'argomentazione che la farà da padrone. Un andamento cadenzato ed ossessivo fa da contrasto alla voce di Abort, che come sempre si scaglia contro tutto e contro tutti. In questo caso l'annichilimento deriva dalla non comprensione da parte del mondo esterno di quello che il nostro poeta urlante aveva dentro; egli, ed è cosa nota, era un maniaco depressivo con tendenze auto lesioniste, provocate assiduamente ed in forma sempre uguale, oltre alla tossicodipendenza. Il vuoto che colmava la sua anima era riempito o dalle siringhe o dai tagli, a cui egli non nascondeva mai nulla, erano i suoi più intimi amici se così li vogliamo definire. Parliamo di un brano la cui essenza è semplice e lampante, nessuno mai capirà che cosa alberga nella mente di un soggetto come questo. Nessuno mai capirà le sottili analogie fra la più profonda saggezza ed il baratro più nero, questo è quello che la canzone dice e ciò contro il quale si scaglia con così tanta violenza. Un minuto e poco più per condensare anni di pensieri, di tradimenti, di luce ed ombra e di buio. Mai capiranno le persone che cosa passa per quella mente, mai capirà anche il più profondo degli uomini che cosa sia la vera tristezza; alzarsi dal letto ogni mattina pensando di essere morto, alzarsi e camminare per un mondo che non vuoi, alzarsi e digrignare i denti per il mero gusto di farlo, quando forse in realtà vuoi essere solamente salvato da te stesso. E' straordinario come sempre vedere come la band riesca a condensare pensieri così profondi in poche e taglienti righe; basta un nonnulla per riuscire a capire quelle sfumature, sono lì di fronte a noi, stanno solo aspettando di essere rivelate.

Spirale

La prossima canzone invece è dedicata a quella che possiamo definire come la migliore amica di Abort, quella che malamente l'ha portato alla morte, l'eroina. "Spirale" infatti parla di questo, ed è anche il brano più lungo di tutto il disco, supera i tre minuti. L'andamento musicale segue sempre il medesimo schema, lasciando libero sfogo alle liriche, a cui viene permesso di esprimersi così in tutta la loro forza. Un ritmo oppressivo e Noise la fa da padrone, batteria e basso fanno da base mentre la chitarra ricama come una dannata, dando anche qualche accenno di assolo di quando in quando. Argomentativamente abbiamo detto che la canzone è dedicata ad una vena purulenta che viene passata da un ago; in un film come Trainspotting viene raccontata una storia enorme, fatta di vuoto, di sentimento e di morte, mentre in uno nostrano come il Radiofreccia citato prima, viene narrata una storia ben più simile a quella del nostro Luca. Quel buco nel braccio è la personificazione di ciò che il nostro artista ha dentro, una enorme fossa dei leoni in cui si perde ogni speranza. Egli racconta della prima volta che lo hanno fatto provare, delle sensazioni che si provano a bucarsi, e come tutte le prime volte diviene un sogno ad occhi aperti. L'eroina lo sappiamo bene ormai ha la capacità di aumentare il carico di endorfine nel sangue, ed il malcapitato si ritrova in un momento di pura estasi, che dura pochi attimi ma poi si protrae all'infinito. Peccato che da quel momento inizia la dipendenza, il rovescio della medaglia di tutto ciò che ha a che fare con droga alcool o qualunque altro strumento preso per il verso sbagliato. Ed ecco che allora man mano ti trasformi in niente, in un diafano demone che cammina per le strade in cerca della prossima dose. Spirale ci mette di fronte alla verità, quella che l'eroina è un cancro che ha devastato la società e che oggi sta tornando in modo prepotente soprattutto fra i più giovani. Eppure allo stesso tempo dalla canzone traspare anche una certa serenità dell'animo di Luca a raccontarci queste storie, a renderci partecipe del suo essere. Siamo in balia delle nostre vite, siamo noi che decidiamo dove andare e che cosa fare, e con un mostro come questo possiamo combattere, in tutte le maniere. La canzone lascia un amaro in bocca paragonabile  a quello di una tortura vista coi propri occhi, ci si ritrovano le budella incancrenite dopo aver ascoltato questo pezzo, eppure mai verità e titolo furono più adatti per descrivere ciò che questo pezzo racconta.

Questo E' quello che Tu Vuoi

Torniamo invece ad un brano che assapora il gusto di quelli che abbiamo ascoltato fino a questo momento, e torniamo nei ranghi con "Questo è Quello che Tu Vuoi". Siamo di fronte per l'ennesima volta ad un brano velocissimo, improntato sullo slang e sulla violenza delle liriche, ma rispetto ai precedenti abbiamo anche una musica che per la prima volta forse ha anche una trama abissale. Abbiamo un main theme che come sempre viene ripetuto allo stremo, ma stavolta abbiamo anche alcuni rapidi accenni della sei corde che ogni tanto cercando di staccarsi dalla routine per riuscire a coprire più scale. Parliamo nuovamente di società in questo pezzo, ma stavolta un dialogo faccia a faccia con noi, quelli che stiamo ascoltando questo disco e siamo schiavi del niente. Abort e Simone ci diniegano a più non posso, omettendo la nostra fede nel mondo e gettandola dal balcone di un altissimo palazzo. Siamo come abbiamo già detto varie volte schiavi del nulla cosmico, siamo relegati a soffrire le pene della normalità in ogni momento, e siamo anche in grado di soddisfare le nostre richieste semplicemente adagiandoci su di un letto di spine e rose finte. Siamo una generazione di falliti, e tutto questo  in realtà siamo noi a volerlo, perché come ci ha ricordato la band svariate volte nel corso del tempo, basterebbe così poco per riuscire a non fallire nel proprio intento. Basterebbe riuscire a comprendere ciò che il mondo è nella sua vera natura, e vedrai se tutti i pezzi non andranno finalmente al loro posto, e tutti quanti smetteranno di essere dentro ad una bolla di sapone, ma cominceranno a decidere quale sia e da che parte sta la verità. Un brano che come tutti gli altri gira attorno al medesimo problema, infatti se si ascoltano i pezzi uno dopo l'altro, tolte rarissime eccezioni in cui si cambia argomento come il brano precedente, siamo di fronte sostanzialmente ad una enorme poesia urlata suddivisa in più segmenti, ma che potremmo anche ascoltare e carpire tutta d'un fiato.

Ansia

Prossimo brano in scaletta è "Ansia", e come sempre mai titolo poteva essere più azzeccato. Attorno al solito tema del nichilismo e del bruciare vivi, troviamo una sfumatura interessante, ovvero del rapporto che vi è fra un nichilista e le persone "normali" se così le vogliamo definire. La parola è una sola, ansiogene; tutto quel loro voler essere perfetti, quel loro voler sentenziare su ogni cosa, quel loro voler accontentarsi, genera ansia. Una ansia brutta, enorme e terribile, che altro non fa che alimentare ancor di più l'odio verso queste persone e verso la società. Il brano si muove rapido verso la fine in un minuto e mezzo di durata, intriso come sempre di quella cattiveria nera che solo l'HC ci può dare. Mai come nei Nerorgasmo però questa cattiveria è stata e sarà per sempre caustica e piena di diniego, mai prima di allora le persone erano riuscite  a posare l'orecchio su un disco e su canzoni più malvage di queste. Siamo di fronte a liriche che farebbero riflettere chiunque, il senso di angoscia che pervade ogni ascolto è enorme, e ci lascia come sempre con l'amaro in bocca. L'ansia delle persone ci provoca disappunto , il disappunto genera odio, l'odio genera astinenza, è un enorme circolo vizioso nel quale perdiamo tutti quanti, chi più chi meno. La canzone in questione è l'ennesimo cazzotto in bocca a noi schifosi normali, noi persone che abbiamo accettato la vita così come ci viene offerta senza mai chiederci se possa esserci qualcosa di meglio al mondo, o se comunque possiamo fare di più. La cosa essenziale come sempre è riuscire a capire che tutto questo concetto viene racchiuso in dieci righe di testo o poco più, una buona parte delle quali sono ritornelli. Abbiamo di fronte una band che aveva fatto del dono della sintesi maledetta ed oscura la sua arma vincente, abbiamo di fronte forse uno dei gruppi più geniali mai concepiti, peccato solo che la storia sia stata davvero troppo breve per essere raccontata ancora ed ancora, ma vivrà per sempre nell'animo di chi sa ascoltare per davvero.

Nello Specchio

Poteva mancare invece un brano sull'odiare anche sé stessi per quello che si è diventati? Assolutamente no, ed ecco che arriva "Nello Specchio" a farci compagnia. Di nuovo brevissima canzone che ormai è divenuto un fil rouge di tutto il disco, qui di fronte abbiamo di nuovo un dialogo intimista del nostro frontman con sé stesso. Quello specchio rotto nella sua casa permea un riflesso di una persona che non sa più che cosa fare, che cosa è e soprattutto chi è diventato. Si trova di fronte una immagine orrenda, un volto che non sa più dove andare a parare, solcato solamente dai segni della rivolta interiore. Brucio le emozioni in pochi istanti sul suolo, chiaro richiamo sia alla droga ma anche profonda analisi di come Abort conduceva la sua esistenza; questo disco lo possiamo definire come il testamento biologico di un poeta maledetto, la sua ultima cena a base di odio e profonda saggezza. Un dualismo che ritroviamo anche in queste liriche, dove fra oscenità e parole forti troviamo anche una profonda tristezza ed un senso di angoscia che ormai ci accompagna da quando abbiamo iniziato a sentire l'album. Questa canzone in particolare si scaglia contro il fatto che non vi è più niente da fare neanche per colui che pretende di aver capito tutto, poiché per arrivare a questo punto è stato necessario sottoporsi a tutto questo. Ed ecco che nello specchio si staglia sempre la solita immagine, un pugno colpisce la superfice dorata e tutto va in pezzi. Frammenti di ossa e sangue si riflettono nei minuscoli richiami di quello specchio, e ci rendiamo conto che la canzone potrebbe essere rivolta a chiunque di noi, non solo a lui. Tutti noi una volta almeno nella vita ci siamo alzati dal letto, siamo andati di fronte allo specchio ed abbiamo visto una immagine che non ci apparteneva; da qui in poi alcuni hanno preferito tagliare la corda e lasciare tutto come era, altri invece hanno deciso di prendere il proverbiale toro per le corna e riuscire a convincere sé stessi che si poteva fare assolutamente meglio di così.

Passione Nera

Ci viene incontro adesso "Passione Nera". Un brano che fa nuovamente della musica uno strumento di accompagnamento, e nei due minuti di durata il testo è ciò che la fa da padrone. Qui Luca decide di spostarsi verso un tema che nella sua breve carriera gli sarà sempre più caro, ovvero quello della morte e del suicidio. In questo caso viviamo la morte auto indotta come una forma di libertà, l'unica vera forma di libertà che ci è stata lasciata, quella attraverso la quale genereremo la nostra affermazione. La società ha deciso tutto per noi, scuola, lavoro, stato e chiesa dettano le regole senza sosta. Mettono in contraddizione gli istinti della persona, fissando le regole che vanno contro a ciò che per noi sarebbe naturale, come guarda ma non toccare, tocca ma non assaggiare e così via. Perlopiù ritorna al massimo anche il tema della ingiustizia sociale, ovvero quel meccanismo per cui le regole fissate non permettono niente di diverso da tutti quegli altri, e ciò ricorda molto anche alcuni brani che sentiamo cantati da band altrettanto seminali di scuola americana ed inglese. La società ha creato dei modelli a cui ispirarsi, come enormi font a cui fare riferimento, ma sono modelli anche essi che vanno in contraddizione con le regole umane di base. Spesso ci ritroviamo a dover calpestare gli altri senza volerlo o senza che questa cosa ci dia soddisfazione ma anzi, ci faccia stare male, esattamente come ci ritroviamo a dover scalare la vetta sociale  quando magari non ne abbiamo alcuna voglia. La società ci dice di non preoccuparci, che tutto questo è normale, ma invece dal canto suo Luca dice basta, dice si alla morte, quasi come forma di protesta nichilista. Farsi del male per dimostrare alla società che si è davvero liberi, un concetto su cui orde di filosofi si sono dibattuti nel corso dei secoli, e che ancora non ha trovato una risposta reale e concreta alla domanda iniziale. Nel testo si fa chiaramente riferimento al suicidio, una pratica condannata non solo dalla chiesa, ma anche dalla società stessa. Quante volte abbiamo sentito di persone che si sono uccise a cui altri hanno dato contro, provando rabbia o addirittura disgusto per quel gesto che da molti è considerato riprovevole sotto ogni punto di vista. Eppure se andiamo a vedere madame storia, moltissime culture idolatrano il suicidio come la più alta forma di libertà esistente, aggiungendo anche che se uno compie un gesto così estremo per i motivi giusti, non deve essere condannato in alcun modo. La società però ci dice che tutto questo non va bene, che il suicida non è una persona da rispettare, nonostante se andiamo a vedere scritti storici come quelli di Schopenhauer, troviamo che il suicida in realtà desidera fortemente la vita, solo non è soddisfatto dei principi e dei modi in cui gli viene offerta. Allo stesso modo Luca desidera la morte come vera forma di libertà personale, desidera morire in modo plateale, in modo che tutti lo vedano e capiscano cosa sta facendo, per far si che in quel momento, anche se per un fugace istante, egli si senta finalmente libero dalle catene che è stato costretto a portare per troppo tempo.

Fuochi Opposti

Altro brano al vetriolo anche se ormai ci stiamo avvicinando alla fine del disco è il prossimo, intitolato "Fuochi Opposti". Nuovamente ci si ritrova catapultati in una analisi sulla fine e sul suicidio, ma anche un saggio su un libro che forse alcuni di voi conoscono. Nelle liriche se ci facciamo caso viene citato uno scarafaggio rovesciato, ed anche se all'apparenza potrebbe sembrare una frase messa lì a caso, in realtà sembra sia riferito alla Metamorfosi di Franz Kafka. Un libro che racconta la triste e melanconica storia di un uomo che una mattina si sveglia nel suo letto trasformato in un enorme insetto, uno scarafaggio appunto. I parenti e la moglie lo abbandoneranno, fino al punto in cui egli deciderà di togliersi la vita mettendosi a pancia all'aria per l'appunto, e lasciandosi morire di fame per non poter più tornare alla situazione originaria. Per Abort era una cosa del genere, niente poteva farlo tornare indietro, niente poteva permettere a quel baratro di non scavare ancora nella sua anima e di lasciare solchi profondi, solamente lui stesso. Ed ecco anche spiegato il motivo del titolo, dato che se lo incateniamo al significato del libro capiamo che quei fuochi opposti sono lo specchio di quel che vi era prima: l'uomo si ritrova dal saper e potere mantenere la famiglia ad uno stadio totalmente opposto, nel quale la famiglia stessa lo odia e lo vorrebbe morto, anzi, fa di tutto per ucciderlo. Per Luca fu così, solo che al posto della famiglia vi era il mondo; egli aveva provato ad essere normale, ma la realtà fa male, molto male, forse troppo per un uomo del genere, ed ecco spiegato il perché di tutto questo. La canzone si rivolge a tutti noi ma in particolare ad una persona, della quale non viene ovviamente fatto il nome, ma che viene additata come la principale responsabile delle sofferenze del cantante. Lui ha leccato la mano alla menzogna, enorme metafora per la sua tossicodipendenza, ma spiega anche che egli lo ha fatto quando nella realtà è comparsa la verità, ovvero quel momento nel quale il nostro poeta urlante ha capito che non vi era più niente da fare, e che ciò che gli si parava davanti agli occhi altri non era che la maschera di quel che c'era dietro.

Io Mi Amo

Arriviamo adesso a quella che possiamo definire la canzone più celebre ed anche la più conosciuta della band, insieme a quella che da il nome alla band stessa. Parliamo in questo caso di "Io Mi Amo"; un momento di alta composizione questo, liriche intrise di genialità che si collegano ad una musica che stavolta sfocia ancora una volta nel Noise ma anche nell'HC puro di scuola americana. Un andante della chitarra fiaccamente saccente che ci apre a tutte le porte del brano la fa da padrone, mentre la voce di Abort entra poco dopo l'intro, andando di pari passo con quel che viene detto, anzi, urlato. Egli si ama a più non posso, ma l'amore che prova per sé stesso è solamente una facciata, dato che viene alimentato da una cosa sola, l'odio. Odio verso tutti gli altri, ed Abort lo dice esplicitamente, ama dar fastidio alla gente, ama essere parte dei loro incubi, ama quel sapore di potere sulle labbra ed in testa. Perché egli non è schiavo di nulla, non è collegato a niente, solamente ad un miraggio di felicità in mezzo alla sua mente, quello spirito combattente che non ha mai smesso di lottare fino alla fine. Gioca Abort con le parole, egli si ama perché è giovane e bello, egli si ama perché non è una comparsa mediocre che balla a metà, forse una delle migliori frasi di tutto l'album, ed anche la prova lampante di quanto il nostro giocoliere del male fosse bravo a scrivere. Una canzone che ci fa anche capire quanto la band fosse proiettata ed immagine principalmente dei due membri fondatori, coloro che hanno saputo portare avanti il progetto fino alla prematura scomparsa di Luca. Viene da chiedersi che cosa avrebbero fatto se fosse ancora vivo oggi, probabilmente esisterebbero sotto altre forme, anche se come Nerorgasmo Simone suona ancora in alcune serate prescelte e pochissime volte nell'arco degli anni. La canzone ci saggia anche su quanto Luca non avesse paura né delle persone che lo circondavano, né tantomeno della morte in sé: alla fine lui si amava talmente tanto che decise di morire per non soffrire più. Un vecchio filosofo direbbe che il suicida vuole la vita, ma non è soddisfatto delle condizioni in cui gli viene offerta: Abort era nato e cresciuto in un mondo che non era capace di sopportare, una sorta di piccola stella in mezzo ad un mare di nero.

Distruttore

Di nuovo un salto nel passato con "Distruttore". Qui nuovamente  la musica fa da accompagnamento, con un andante crescente e molto cadenzato nella sua velocità, condito da alcune svirgolate Punk classiche qui e là. Al medesimo modo invece il testo si scaglia ferocemente contro di noi, contro quelle persone che sono convinte di essere perfette ed invece non lo sono assolutamente. Luca si scaglia contro coloro che credono di essere felici solamente perché hanno un conto in banca pieno di soldi,oppure perché hanno la salute di ferro. La canzone ci dice di guardare oltre questi meri prodotti di una società marcia e degradata, e concentrarci sui veri valori che si possono trasmettere l'un l'altro. Un amico, un fratello, un mondo fatto di persone che lottano insieme per raggiungere un obbiettivo, questo è il messaggio di questa canzone. Il distruttore del titolo non è altro che il frontman stesso, che armato metaforicamente di martello ed accetta andrà a distruggere tutte le loro convinzioni, tutti i loro dogmi sociali ed imposti dal potere forte al di sopra di loro. Anche qui siamo di fronte a due minuti scarsi di testo, in cui i Nerorgasmo riescono a condensare concetti davvero complessi, che non possono spesso essere fusi in così poche parole. Linguaggio caustico e con pochi fronzoli, ecco quale era il loro segreto, la loro spada nella roccia. La canzone si scaglia anche contro coloro che sono convinti di avere sempre ragione, e che quella ragione li salverà dal baratro. Abort violentemente li riporta alla realtà dicendo che lui morirebbe volentieri in battaglia se quella medesima battaglia portasse anche loro con lui. E' un messaggio chiaro e conciso alla società di allora, ad un mondo che stava marcendo già 30 anni fa quasi, e che oggi è arrivato praticamente al collasso. Testi come questi ti fanno capire che cosa volesse dire soffrire per ogni minima cosa, soffrire come cani perché si erano finalmente aperti gli occhi al mondo dopo un decennio di buio, che pace ed amore non avevano portato affatto, ma solamente nuova sofferenza. Se da una parte a Torino avevamo i Negazione che erano decisamente più improntati su testi di dinamiche sociali e giovanili, ma anche analisi fredde e distaccate del mondo pur nuotandoci dentro, nel mondo dei Nerorgasmo abbiamo una sola regola, quella per la quale siamo nati per soffrire. Siamo nati per asservire ad un mondo che non ci ama, ad un Dio che nessuno sa se esista o meno, ad un gruppo di potenti che controllerà ogni nostra azione, a donne che ci prometteranno la luna per poi non darcela affatto. Ed è allora che noi sputeremo letteralmente in faccia a queste persone e ci riprenderemo in mano la nostra vita, oppure la perderemo del tutto dimostrando una volta per tutte che questo non è il mondo che noi volevamo.

Perdendo Un Amico

Va a chiudere il disco "Perdendo un Amico"?. Profetico il titolo pensando a come è andata a finire questa brutta storia, questo pezzo viene dedicato da Luca e Simone a tutti coloro che si sono allontanati da loro nel corso del tempo. E' anche una sorta di autocritica a tutti quei momenti dove potevano riuscire a rimanere uniti, ma hanno preferito far prevalere la rabbia. Copioni ormai scritti, questo è l'identikit dell'amico perfetto secondo Luca, una persona che vive la sua vita un quarto di disperazione alla volta se vogliamo fare una sorta di bieco mashup. Una persona che ha perso altre persone nel corso del tempo, alcune per la droga, altre per tutt'altro, ma comunque tutti loro si sono allontanati. Per motivi futili o comprensibili, tutti quanti avevano abbandonato questo artista maledetto, questa persona che riusciva a leggere nella mente di tutti quanti come un libro  aperto. Ecco allora che la canzone diventa anche una denuncia a sé stessi, si poteva fare qualcosa per salvare quegli amici? Forse si, ma è troppo tardi per saperlo. In questa chiusura di disco si assapora di nuovo quel dolore alla bocca dello stomaco che prende ogni volta che si è disperati, ogni volta che ci si chiede come mai sia finita una determinata situazione e come mai non si poteva fare altrimenti. Una canzone che ci fa capire e ci fa riflettere sulle situazioni che invece noi abbiamo vissuto nella vita, abbiamo tutti quanti perso un amico e ci siamo sentiti vuoti o comunque come se un pezzetto di noi se ne fosse andato con lui. Siamo stati tutti vittima di questa perdita, ma non dobbiamo mai perdere di vista la strada: certo, rimane il dolore per l'allontanamento o la perdita stessa, soprattutto se quell'amico è scomparso seriamente e non semplicemente allontanato. Eppure sappiamo dentro al nostro cuore che come sempre niente accade per caso, e che soprattutto le cose si fanno in due e mai da soli. QUell'amico avrà avuto i suoi buoni motivi per andarsene, e noi dobbiamo cercare di capire quali siano, anche se le lacrime che stiamo versando ormai ci hanno bagnato tutti i vestiti.

Conclusioni

Siamo giunti in fondo a questa disamina del secondo ed ultimo disco firmato Nerorgasmo. Ebbene si, la band non rilascerà più alcun materiale eccetto un enorme live ad El Paso prodotto dalla medesima etichetta del centro sociale. Questo disco è perfetto sotto ogni punto di vista, c'è poco da dire; se già con l'EP avevamo assaggiato quel gusto di melanconia, nichilismo, rabbia e dolore, in queste diciotto tracce il tutto raggiunge l'ennesima potenza. E' un disco che va ascoltato con attenzione per non cadere nel banale compimento del pensiero "sono tutte canzoni uguali". Girano tutte attorno al medesimo argomento è vero, ma lo osservano da sfumature diverse. Luca e Simone erano osservatori del mondo, erano cancri della società o perlomeno erano visti come tali, e loro avevano preso questa diceria alla lettera. Infettavano ogni angolo di Torino ma col seme delle idee. I loro discorsi ancora oggi i pochi sopravvissuti dell'epoca se li ricordano, anche se Simone è vivo ancora oggi. Un disco che sa fa riflettere come pochi sanno fare nel mondo, forse solo paragonabile  a Lo Spirito dei Negazione e pochi altri album HC italiani. Una collezione di pezzi che fanno del dolore la loro bandiera, ma più che di dolore è meglio parlare di sofferenza. Una sofferenza che ben poche persone al mondo provano, e solitamente si chiamano artisti. Ogni artista che si rispetti è tormentato, vive il tormento e l'estasi poco dopo, esattamente come faceva Luca Abort. La sua fama di artista maledetto lo accompagna ancora oggi, eppure allo stesso tempo ascoltando quelle sanguinolente liriche, ci rendiamo conto che era una persona come noi, era solamente un ragazzo come tanti altri. Un ragazzo che però aveva deciso di aprire gli occhi e non aveva gradito molto ciò che quegli stessi occhi avevano visto; in tutto questo aiuta anche a capire ciò che sentiamo nelle canzoni il contesto sociale ma soprattutto urbano in cui questi ragazzi vivevano e convivevano. Torino è stata restaurata per così dire nel 2006, in occasione dei giochi invernali olimpionici, ma fino ad allora era una landa deserta popolata di fabbriche e fumo. Oggi se ci andiamo scorgiamo palazzi moderni, aria fresca e la splendida cornice delle Alpi a fare da sfondo. Allora era diverso, Torino non era niente, solo una serie di case e le fabbriche che producevano vetture, accessori e componenti per tutto lo stivale. Immaginate crescere poi in un ambiente così, dove non vi è assolutamente niente, dove gli spazi sociali scarseggiano, e dove il concetto di aggregazione è relegato a pochi e caustici luoghi. Viene spontaneo capire perché i centri sociali hanno preso piede in metropoli come questa o Milano che aveva il suo Virus, un altro enorme centro di aggregazione. In sostanza comunque e tornando a noi, i Nerorgasmo hanno sfornato non solo il disco definitivo della loro carriera, ma anche uno dei dischi maggiori della musica alternativa italiana. Canzoni che sono attuali ancora oggi, liriche taglienti e rasoiate in faccia come se non ci fosse un domani, questa l'arma vincente della band. Per concludere il nostro discorso, vi lascio con le parole stesse di uno dei due fondatori della band, Simone, che intervistato qualche tempo fa dal portale Vice, ha cercato in una enorme disamina di spiegare anche chi era Luca Abort per coloro che non hanno avuto il piacere di conoscerlo. Per tutto il resto, ci vediamo sui neri solchi di un vinile: ""Lui si faceva tutte le droghe che ti ho detto prima," specifica Simone, "ma questa cosa l'ha proprio permeato, lo si capisce dalle canzoni, no? Parlano di quello. Questo rapporto con le sostanze, in particolare quella, diventa una roba che passa piano piano da 'Non voglio giustificarmi, non voglio spiegare, non voglio essere commiserato, questo è quello che voglio fare' a cose come 'Freccia', di moltissimi anni dopo, cioè l'addio di Luca." L'eroina si insinua nella vita di Luca proprio di pari passo con il punk e la musica dei Blue Vomit, non si sa bene come né in che occasione specifica. "A un certo punto i suoi l'hanno scoperto," racconta Simone, "e non lo facevano più uscire. Mi ricordo che lo tenevano a casa a giocare a scala quaranta, allora io lo andavo a trovare e giocavo a scala quaranta con lui e i genitori? Luca non è mai stato il tossico sfigato, anzi solo l'idea gli faceva pena. Questa cosa era una, una sola, parte della sua vita."

1) Nerorgasmo
2) Io Sono La Tua Fine
3) Creatori Falliti
4) Freccia
5) Nato Morto
6) Giorno
7) Banchetto di Lusso
8) Tutto Uguale
9) Mai Capirai
10) Spirale
11) Questo E' quello che Tu Vuoi
12) Ansia
13) Nello Specchio
14) Passione Nera
15) Fuochi Opposti
16) Io Mi Amo
17) Distruttore
18) Perdendo Un Amico
correlati