NERORGASMO

Live El Paso 1993

1993 - El Paso

A CURA DI
LORENZO MORTAI
11/11/2019
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Ormai abbiamo capito che la storia dei Nerorgasmo è stata breve, intensa ma soprattutto costellata di dolore. Dolore fondamentalmente del membro fondatore, uno dei due almeno, che con rabbia ed acredine apostrofava il mondo col proprio diniego, diniego verso la società, verso le persone, e verso coloro che volevano vessare la povera gente. Una consapevolezza che ben poche persone hanno al mondo, quella specie di luccichio negli occhi che ti fa vedere le cose in modo diverso, e che spesso ti fa sentire dannatamente solo e malamente parte del niente. La carriera della band è stata anche breve, ed a livello discografico non hanno prodotto una quantità così ingente di dischi a differenza di altri gruppi della medesima epoca. Eppure quell'EP  e quel full lenght hanno profondamente segnato l'esistenza di moltissimi ragazzi, sia dell'epoca che ancora oggi. Quelle parole marchiate a fuoco nelle loro coscienze sono il risultato di una storia sanguinolenta, di un animo puro offuscato dalle droghe e dagli eccessi, dall'auto lesionismo e dalla consapevolezza di non poter aspirare a niente di meglio nella vita. La storia dei Nerorgasmo è la storia di un uomo medio, della classe media, ma con una mente superiore, che si elevava sensibilmente al di sopra degli altri. Come sappiamo Luca ci ha lasciati prematuramente molti anni fa, overdose fulminante ed è stato rinvenuto giorni dopo nella sua casa, ancora agonizzante nell'espressione eppure così sereno allo stesso tempo. Nessuno sa che cosa avrebbero potuto combinare Simone e Luca se avessero continuato ad eseguire e scrivere musica, probabilmente altri dischi sarebbero usciti, dischi intrisi di quella cattiveria primordiale che ha contraddistinto tutta la loro carriera, e che non accenna ad abbandonarli neanche oggi che non suonano più assieme. La discografia di questo gruppo si conclude con l'articolo odierno, un live album uscito in realtà grazie ad una etichetta indipendente, la El Paso Produzioni, sede storica e ruota formativa di moltissimi giovani dell'ambiente HC torinese, il cui fulcro era appunto l'El Paso Occupato di Torino, una ex scuola che ancora oggi esiste e resiste per tutti coloro che sentono di appartenere ad un mondo diverso. Siamo nel 1993 e come abbiamo raccontato nello scorso articolo la band si è riunita da poco dopo un lungo silenzio durato anni; il progetto riprende vita, e dopo varie peripezie il full lenght che sarebbe dovuto uscire molto tempo prima prende forma e vita sotto gli occhi di tutti. Il live che andremo ad ascoltare è stato registrato in una fredda serata proprio al Paso di Torino, durante uno dei molteplici concerti del gruppo. Va sottolineato che nella loro carriera i Nerorgasmo si sono poco mossi dalla capitale Sabauda, nonostante siano conosciuti a livello europeo e non. Nessun tour, nessuna serie di date, solo pochi sporadici concerti fra cui figura il live a Genova della seconda metà degli anni '80 in cui Luca venne aggredito ed a cui fu recisa la gola come abbiamo visto. El Paso offrì ai nostri nichilisti una via, una casa ed una serie di fratelli pronti ad accoglierli. Il live venne prodotto poi dalla stessa etichetta ma non vide mai la luce ufficialmente, se non come bootleg o come demotape registrata in modo casalingo. Come vedremo nelle conclusioni sarà poi opera di una etichetta successiva se, anni dopo questo live ha visto finalmente la sua uscita. 

Io Sono La tua Fine

Ad aprire questa esibizione troviamo "Io Sono la tua Fine". L'andamento del brano è veloce e ritmico, e nonostante la sua scarsa durata che supera di poco il minuto, ci rendiamo conto da subito che siamo di fronte ad un altro calcio nei denti dalla band. La musica procede spedita alternando un main theme di batteria ad un suono gutturale della chitarra quasi, inframezzato da una serie di colpi ben assestati. Come in ogni canzone di questo gruppo che si rispetti però, da padrone la fanno le liriche; taglienti come rasoi, sofferenti come una valle di lacrime, Abort qui si impersona nell'annichilimento stesso, anzi, nella depressione che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. La fine è vicina secondo lui, le vene perderanno sangue per i tagli subiti, arrecherà danno a tutti quelli che gli stanno intorno per riuscire a cogliere l'essenza vera del dolore. Una canzone diretta e dritta come un fuso, che ci fa capire quanto fosse davvero nero e colmo di tristezza l'animo di questo artista maledetto. La sua anima era colma di rabbia ed odio, ma non odio verso le persone, quanto piuttosto verso la società che le aveva trasformate nei fantasmi che lui odiava tanto. Un senso di non appartenenza ad un mondo che lo faceva sentire come un uccello con le ali rattrappite dalla vecchiaia e dalla stanchezza, come un uomo morto che cammina in mezzo alla gente, come un crogiuolo di dolore e sofferenza che non fa altro che scagliarsi contro coloro che gli stanno vicino. La canzone auspica la fine di tutto questo nell'unico modo possibile, ovvero attraverso il suicidio. Spesso nelle canzoni dei Nerorgasmo vediamo  e sentiamo il togliersi la vita come l'atto di vita maggiore che si può compiere, come la protesta più limpida e sincera, ed anche in questo caso riceviamo il medesimo messaggio.  La fine del viaggio Abort la conobbe anche troppo presto come abbiamo detto, morto giovanissimo di overdose, overdose di quella dolciastra sostanza che lo accompagnò fin dalla adolescenza; chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo profondo e con pochi rivali nel campo del pensiero. Egli era un genio incompreso inserito in un contesto che ormai non gli si addiceva più, anzi, non gli era mai andato a genio. Puoi essere libero quanto vuoi, ma sempre la tua libertà dovrà scontrarsi con l'indifferenza quotidiana, con il giusto diniego della gente, e con la lotta alle avversità.

Banchetto di Lusso

Neanche il tempo di riprenderci e ci invade "Banchetto di Lusso". Qui la musica si fa decisamente più complessa, anche se parliamo di un pezzo che dura neanche un minuto e mezzo. Eppure nuovamente anche in questo brano Luca da prova della sua innata abilità come scrittore, e nel fulgore della battaglia che sta combattendo, ci parla di nuovo di quanto la società ci voglia tutti uguali. Il Banchetto di Lusso che da il titolo alla canzone, altro non è che quel sangue macchiato delle mani di potenti della terra, che non fanno altro ogni giorno che banchettare metaforicamente con le nostre carni. Veniamo ogni giorno presi e bolliti con le nostre interiora, sempre a livello metaforico, e resi cibo in scatola degni di una portata all'interno di un ristorante stellato. Pubblicità, prodotti e lusso sono le armi di distruzione di massa del nuovo millennio, e già nel 1985 c'era chi aveva capito tutto questo, pensando che se dobbiamo finire tutti quanti nella tomba, almeno ci finiremo guardando in faccia la verità. Una verità che a tratti fa davvero male, rendersi conto di quanto si è disposti ad essere deboli di fronte a dei beni di mero consumo, trattati in realtà come bestie da macello da quelle medesime persone che ci dicono che comprando questo o quello ci sentiremo migliori. La cosa bella e se vogliamo straziante di questi testi, e che se li riportiamo al giorno d'oggi ci accorgiamo che non è cambiato assolutamente nulla. Siamo tutti bene o male parte di quel banchetto, siamo tutti portate di un sistema marcio che gode a farci del male, e Luca lo sapeva bene. Inscatolati dentro ai nostri barattoli che potremmo definire come le nostre abitazioni piene di tutto ciò di cui abbiamo amato circondarci nel corso del tempo, siamo schiavi della logica, come mere macchine che esploderanno ad un certo punto. Programmati per essere tutti uguali, programmati per ubbidire alle regole imposte, ma soprattutto programmati per morire soffrendo molto. Educati alla morale delle loro bugie, questo Luca ci dice nel testo, quella morale finta e corrisposta solamente a quelle quattro o cinque persone al mondo che hanno in mano i destini di tutti noi. Spesso ci ritroviamo a pensare a quanto tutto questo possa essere ingiusto, maleodorante come un pezzo di carne che si sta decomponendo al sole, eppure allo stesso tempo ci rendiamo conto che siamo noi la causa di tutto questo male, siamo noi che abbiamo portato la società a questo livello, senza renderci conto di quello che stavamo facendo. Un brano che arriva dritto allo stomaco e ne spreme i succhi fino a farlo diventare nero, una sagacia tagliente e mai banale permea ogni singola parola del testo, la musica dal canto suo invece diventa anche se non banalmente mero strumento per spostare il concetto e portarlo su un palco, anche se le abilità di Simone alla batteria ed alla chitarra vanno sicuramente riconosciute.

Spirale

Come una vena purulenta che si apre per accogliere l'ago Abort inizia ad intonare "Spirale"La canzone infatti parla di questo, una dipendenza dalla quale è difficile andar via. L'andamento musicale segue sempre il medesimo schema, lasciando libero sfogo alle liriche, a cui viene permesso di esprimersi così in tutta la loro forza. Un ritmo oppressivo e Noise la fa da padrone, batteria e basso fanno da base mentre la chitarra ricama come una dannata, dando anche qualche accenno di assolo di quando in quando. Argomentativamente abbiamo detto che la canzone è dedicata ad una vena purulenta che viene passata da un ago; in un film come Trainspotting viene raccontata una storia enorme, fatta di vuoto, di sentimento e di morte, mentre in uno nostrano come il Radiofreccia citato prima, viene narrata una storia ben più simile a quella del nostro Luca. Quel buco nel braccio è la personificazione di ciò che il nostro artista ha dentro, una enorme fossa dei leoni in cui si perde ogni speranza. Egli racconta della prima volta che lo hanno fatto provare, delle sensazioni che si provano a bucarsi, e come tutte le prime volte diviene un sogno ad occhi aperti. L'eroina lo sappiamo bene ormai ha la capacità di aumentare il carico di endorfine nel sangue, ed il malcapitato si ritrova in un momento di pura estasi, che dura pochi attimi ma poi si protrae all'infinito. Peccato che da quel momento inizia la dipendenza, il rovescio della medaglia di tutto ciò che ha a che fare con droga alcool o qualunque altro strumento preso per il verso sbagliato. Ed ecco che allora man mano ti trasformi in niente, in un diafano demone che cammina per le strade in cerca della prossima dose. Spirale ci mette di fronte alla verità, quella che l'eroina è un cancro che ha devastato la società e che oggi sta tornando in modo prepotente soprattutto fra i più giovani. Eppure allo stesso tempo dalla canzone traspare anche una certa serenità dell'animo di Luca a raccontarci queste storie, a renderci partecipe del suo essere. Siamo in balia delle nostre vite, siamo noi che decidiamo dove andare e che cosa fare, e con un mostro come questo possiamo combattere, in tutte le maniere. La canzone lascia un amaro in bocca paragonabile  a quello di una tortura vista coi propri occhi, ci si ritrovano le budella incancrenite dopo aver ascoltato questo pezzo, eppure mai verità e titolo furono più adatti per descrivere ciò che questo pezzo racconta.

Giorno

Acida e corrosiva giunge invece"Giorno". Uno degli incipit più incisivi di tutta la loro carriera, cercate le liriche e capirete da soli il perché. Ancora oggi questa viene ricordata anche come una delle canzoni più violente della storia del punk italiano ma non solo. L'argomento come sempre è l'annichilimento di sé stessi ma visto in una chiave diversa, ovvero quella del giorno che appare all'orizzonte. Ogni nuovo giorno è un passo in più verso la morte e verso ciò che rappresenta tutto questo. Ovviamente vi è anche la rabbia di svegliarsi ancora vivi, un concetto che per moltissime persone è quasi aberrante, ma se ci si sposta dal lato della depressione capiamo bene perché. Un momento della loro esistenza in cui non vi è altro che il baratro più profondo, ed è un pozzo del quale non si vede la fine. Non vi è alcun momento di stanca, non vi è alcun momento di assoluta certezza, l'unica certezza della vita per questi ragazzi era la morte. Il motivo di quell'incipit così aggressivo è dato proprio da questo, dal non accettare che la vita possa pararsi di fronte a noi, dal non accettare di passare la propria esistenza in mezzo alle macerie della propria anima. Nonostante la tagliente ironia delle liriche, questo è uno dei brani più intimisti e profondi della band, liriche di sangue che nascondono momenti di enorme farsa, momenti di falsa modestia e di assoluto ammortamento del proprio essere. Nessuna affinità col mondo esterno, questo gridano le liriche, questo riescono a trasmettere, quel maledetto giorno che passa ancora e che non riesce a smettere di farci soffrire. Si carpisce bene da questo testo la voglia del nostro frontman di condividere anche il più intimo pensiero coi suoi ascoltatori; egli non aveva paura di essere giudicato male o bene, non aveva alcuna paura di rimanere offeso dalle critiche, feroci peraltro, che gli vennero rivolte nel corso degli anni. Scrivere una canzone come questa significa fregarsene di tutto il resto, di tutto e di tutti. Utilizzare la musica come catarsi positiva, come momento intimista fra Luca e l'ascoltatore, come unico strumento di comunicazione dato che tutti gli altri sono sotto il controllo del potere, ed ancora oggi rimane questa ferrea regola.

Questo è Quello che vuoi Tu

Come avevamo analizzato anche nel disco dedicato, questo pezzo rischia di essere un vero e proprio pugno nello stomaco, parliamo di "Questo è Quello che Tu Vuoi". Siamo di fronte per l'ennesima volta ad un brano velocissimo, improntato sullo slang e sulla violenza delle liriche, ma rispetto ai precedenti abbiamo anche una musica che per la prima volta forse ha anche una trama abissale. Abbiamo un main theme che come sempre viene ripetuto allo stremo, ma stavolta abbiamo anche alcuni rapidi accenni della sei corde che ogni tanto cercando di staccarsi dalla routine per riuscire a coprire più scale. Parliamo nuovamente di società in questo pezzo, ma stavolta un dialogo faccia a faccia con noi, quelli che stiamo ascoltando questo disco e siamo schiavi del niente. Abort e Simone ci diniegano a più non posso, omettendo la nostra fede nel mondo e gettandola dal balcone di un altissimo palazzo. Siamo come abbiamo già detto varie volte schiavi del nulla cosmico, siamo relegati a soffrire le pene della normalità in ogni momento, e siamo anche in grado di soddisfare le nostre richieste semplicemente adagiandoci su di un letto di spine e rose finte. Siamo una generazione di falliti, e tutto questo  in realtà siamo noi a volerlo, perché come ci ha ricordato la band svariate volte nel corso del tempo, basterebbe così poco per riuscire a non fallire nel proprio intento. Basterebbe riuscire a comprendere ciò che il mondo è nella sua vera natura, e vedrai se tutti i pezzi non andranno finalmente al loro posto, e tutti quanti smetteranno di essere dentro ad una bolla di sapone, ma cominceranno a decidere quale sia e da che parte sta la verità. Un brano che come tutti gli altri gira attorno al medesimo problema, infatti se si ascoltano i pezzi uno dopo l'altro, tolte rarissime eccezioni in cui si cambia argomento come il brano precedente, siamo di fronte sostanzialmente ad una enorme poesia urlata suddivisa in più segmenti, ma che potremmo anche ascoltare e carpire tutta d'un fiato.

Freccia

Dipendenza o meno, le lacrime scorrono a fiumi col prossimo brano, "Freccia". Ovviamene il pezzo non è una disamina sul film, eppure per qualche strana ragione pur essendo due momenti diversi della storia, hanno qualcosa in comune. La non accettazione del mondo che li circonda, la droga pesante utilizzata come evasione da quel medesimo mondo, ed il senso di vuoto che permea ogni singola scelta della loro vita. Anche questo pezzo è breve ed intenso come tutti gli altri che compongono questo disco, e come ogni cosa che ha caratterizzato la carriera della band, veloce e letale come il morso di un serpente. Qui si parla di vite buttate, dei vent'anni che si aspettano per dire che a trenta o quaranta non saremo mai gli stessi, ma in realtà siamo solo tutti parte di un medesimo gioco al massacro in cui la vincita sul piatto non è di nessuno in particolare. La canzone si rivolge a tutti quei giovani che pensano ad andare avanti e guardare al futuro, quando invece dovrebbero fermarsi e vedere ciò che hanno di fronte agli occhi. Luca invita i giovani ad avvolgersi nel vuoto delle loro esistenze solo in apparenza perfette, e rendersi conto invece del vuoto che li circonda, le loro perfette vite non sono niente, solo i pezzi di un enorme puzzle che si chiama realtà. Proprio quella realtà da cui i membri di questa band hanno sempre cercato di scappare, e fra un riff e l'altro hanno sempre cercato di raccontare una storia, quella della vita stessa e del momento storico che stavano vivendo. Parliamo di ragazzi che all'epoca erano poco più che ventenni, ma che già avevano collezionato una intensità di vita che ben pochi possono paragonare. Questa canzone in particolare mette anche alla prova la voce di Luca, che qui si fa ancora più roca e gutturale, un enorme urlo che si staglia nel cielo e lascia solchi di sangue. 

Creatori Falliti

Di nuovo Luca fa propria una sofferenza che ben poche persone hanno al mondo, El Paso si apre e scroscia di applausi per  "Creatori Falliti". Qui ABort si rivolge direttamente a Dio in un dialogo intimista ed intriso della sua melanconia così distruttiva. Luca si rivolge al creatore dicendogli che anche lui dovrà pagare al momento giusto per la sua situazione di vita. Tutto ciò che lo fa soffrire ogni giorno quando decide di tirare su le proprie stanche ossa dal letto, è imputabile a Dio stesso. Ed ecco che la canzone mischia una musica quasi Noise con un cantato nel quale cominciamo a vedere la trasformazione vocale di Abort dopo l'incidente in cui venne malamente coinvolto e che gli cambiò per sempre la vita. Le sue corde vocali impiccate da quel coltello cercano di sforzarsi e si prodigano in un enorme grido, una poesia arrabbiata che danza con la morte e con il nichilismo più profondo. La canzone procede spedita ed anche questa non supera il minuto e mezzo di durata, ma il dialogo che si instaura fra il frontman e Dio è qualcosa di incredibile: i messaggi che il nostro uomo riesce a dare con la saggezza di chi ha sofferto sempre sono allucinanti ed al tempo stesso lasciano una enorme sensazione di vuoto all'interno dell'anima, come se ci fosse un buco che nessuno vuole colmare. Ecco quindi che il significato della canzone è chiaro, Dio si arroga il diritto di essere il nostro creatore, ma allo stesso tempo invece rifiuta di occuparsi di tutto ciò che riguarda il dolore personale, dato che fu la sua mano a generare anche uomini come Abort stesso ed il suo profondo senso di annientamento che permeava ogni giorno della sua esistenza.  

Nello Specchio

Odio, distruzione e morte, questo era lo spirito di questa band, ed infatti torna  "Nello Specchio" a farci compagnia. Di nuovo brevissima canzone che ormai è divenuto un fil rouge di tutto il disco, qui di fronte abbiamo di nuovo un dialogo intimista del nostro frontman con sé stesso. Quello specchio rotto nella sua casa permea un riflesso di una persona che non sa più che cosa fare, che cosa è e soprattutto chi è diventato. Si trova di fronte una immagine orrenda, un volto che non sa più dove andare a parare, solcato solamente dai segni della rivolta interiore. Brucio le emozioni in pochi istanti sul suolo, chiaro richiamo sia alla droga ma anche profonda analisi di come Abort conduceva la sua esistenza; questo disco lo possiamo definire come il testamento biologico di un poeta maledetto, la sua ultima cena a base di odio e profonda saggezza. Un dualismo che ritroviamo anche in queste liriche, dove fra oscenità e parole forti troviamo anche una profonda tristezza ed un senso di angoscia che ormai ci accompagna da quando abbiamo iniziato a sentire l'album. Questa canzone in particolare si scaglia contro il fatto che non vi è più niente da fare neanche per colui che pretende di aver capito tutto, poiché per arrivare a questo punto è stato necessario sottoporsi a tutto questo. Ed ecco che nello specchio si staglia sempre la solita immagine, un pugno colpisce la superfice dorata e tutto va in pezzi. Frammenti di ossa e sangue si riflettono nei minuscoli richiami di quello specchio, e ci rendiamo conto che la canzone potrebbe essere rivolta a chiunque di noi, non solo a lui. Tutti noi una volta almeno nella vita ci siamo alzati dal letto, siamo andati di fronte allo specchio ed abbiamo visto una immagine che non ci apparteneva; da qui in poi alcuni hanno preferito tagliare la corda e lasciare tutto come era, altri invece hanno deciso di prendere il proverbiale toro per le corna e riuscire a convincere sé stessi che si poteva fare assolutamente meglio di così.

Scarafaggi

Anche se il titolo è stato cambiato in "Scarafaggi", non lasciamoci ingannare, perché appena parte la musica capiamo subito che siamo di fronte a Fuochi Opposti, nostra vecchia conoscenza. Nuovamente ci si ritrova catapultati in una analisi sulla fine e sul suicidio, ma anche un saggio su un libro che forse alcuni di voi conoscono. Nelle liriche se ci facciamo caso viene citato uno scarafaggio rovesciato, ed anche se all'apparenza potrebbe sembrare una frase messa lì a caso, in realtà sembra sia riferito alla Metamorfosi di Franz Kafka. Un libro che racconta la triste e melanconica storia di un uomo che una mattina si sveglia nel suo letto trasformato in un enorme insetto, uno scarafaggio appunto. I parenti e la moglie lo abbandoneranno, fino al punto in cui egli deciderà di togliersi la vita mettendosi a pancia all'aria per l'appunto, e lasciandosi morire di fame per non poter più tornare alla situazione originaria. Per Abort era una cosa del genere, niente poteva farlo tornare indietro, niente poteva permettere a quel baratro di non scavare ancora nella sua anima e di lasciare solchi profondi, solamente lui stesso. Ed ecco anche spiegato il motivo del titolo, dato che se lo incateniamo al significato del libro capiamo che quei fuochi opposti sono lo specchio di quel che vi era prima: l'uomo si ritrova dal saper e potere mantenere la famiglia ad uno stadio totalmente opposto, nel quale la famiglia stessa lo odia e lo vorrebbe morto, anzi, fa di tutto per ucciderlo. Per Luca fu così, solo che al posto della famiglia vi era il mondo; egli aveva provato ad essere normale, ma la realtà fa male, molto male, forse troppo per un uomo del genere, ed ecco spiegato il perché di tutto questo. La canzone si rivolge a tutti noi ma in particolare ad una persona, della quale non viene ovviamente fatto il nome, ma che viene additata come la principale responsabile delle sofferenze del cantante. Lui ha leccato la mano alla menzogna, enorme metafora per la sua tossicodipendenza, ma spiega anche che egli lo ha fatto quando nella realtà è comparsa la verità, ovvero quel momento nel quale il nostro poeta urlante ha capito che non vi era più niente da fare, e che ciò che gli si parava davanti agli occhi altri non era che la maschera di quel che c'era dietro.

Nerorgasmo

Torniamo indietro nel tempo alla prima release della band, con la canzone che da anche il nome alla formazione, Nerorgasmo. Dopo un medley strumentale fatto di rumori di fondo e di una serie di urli crescenti che ci fanno accapponare la pelle, Luca prende in mano la situazione ed in soli due minuti decide di violentare prepotentemente il nostro essere. Montato su una base musicale molto semplice e diretta come un pugno allo stomaco, la canzone prende fin da subito una piega nichilista e violenta, come un treno in corsa sul quale noi siamo al di sotto delle rotaie, e sentiamo le ossa spezzarsi sotto al peso della motrice. Quella eiaculazione di un orgasmo disperato che Abort grida nella prima strofa del pezzo ci fa pensare subito a qualcosa di cupo ed oscuro, che nei due minuti scarsi del brano comunque riesce a lasciarci in corpo un senso di vuoto, di inquietudine e soprattutto di angoscia. Sarà questa la tecnica segreta della band per tutta la durata della sua breve carriera, intorpidire le menti degli astanti grazie a pezzi veloci e mai banali, in poche righe riuscivano a condensare una vita intera. Si parla di schiavi in questa canzone, e quell'orgasmo nero che ci ha aperto il testo altro non è che il forte desiderio di una vita normale, quella vita che prima o poi ti schiaccerà al suolo lasciandoti inerme e senza speranza, lasciandoti vuoto dentro alla tua miseria di persona uguale agli altri. Le convenzioni sociali sono il cappio con cui la società stessa ti sta legando, con quel fare da buono non hai altro in testa se non quei desideri che hanno tutti quanti, invece che aprire gli occhi sul mondo e su ciò che stiamo facendo ogni giorno, ogni secondo. Gridi al mondo la tua rabbia quando in realtà non hai niente da gridare, ed in tutto questo Luca ed  i suoi compari rappresentano la sveglia, quel sentore che ogni tanto c'è un po' di giustizia nel mondo. Loro si definiscono incubi che camminano, ricordi di un passato che forse ogni tanto torna a svegliarti nel sonno, e che si sta prendendo la parte migliore della tua esistenza, la libertà. Una canzone che peraltro viene cantata in modo molto sofferto da Luca, complice un tono vocale che per una ragione che adesso non staremo a dirvi, dal 1986 in poi subirà un brusco cambiamento. In questo EP invece Luca adotta un tono grottesco, quasi quello di una persona che vuole sbatterci in faccia la sua sofferenza, il suo enorme dolore. Questo lo si evince non solo dal tono, ma anche da ciò che viene detto nel testo; il ragazzo o l'uomo a cui Luca si rivolge è nel pieno di una crisi nera, nera come l'oblio che non riesce a mandare via, oppure parliamo di un testo introspettivo, Luca lo sta cantando a sé stesso. Parliamo di un'artista che ha sempre vissuto nel baratro, nel pieno delle sue facoltà ma completamente ammaliato dal male del mondo, fino a farlo suo come pochi altri sono riusciti a fare nel corso degli anni. Una persona che ha preso di petto il nero della vita e ne ha fatto il suo migliore amico, senza mai abbandonarlo oppure sciogliendolo dolcemente dentro ad una purulenta vena con l'ausilio di una siringa.

Distruttore

Di nuovo dal primo EP la band decide di estrarre anche Distruttore. Qui nuovamente e per l'ultima volta la musica fa da accompagnamento, con un andante crescente e molto cadenzato nella sua velocità, condito da alcune svirgolate Punk classiche qui e là. Al medesimo modo invece il testo si scaglia ferocemente contro di noi, contro quelle persone che sono convinte di essere perfette ed invece non lo sono assolutamente. Luca si scaglia contro coloro che credono di essere felici solamente perché hanno un conto in banca pieno di soldi,oppure perché hanno la salute di ferro. La canzone ci dice di guardare oltre questi meri prodotti di una società marcia e degradata, e concentrarci sui veri valori che si possono trasmettere l'un l'altro. Un amico, un fratello, un mondo fatto di persone che lottano insieme per raggiungere un obbiettivo, questo è il messaggio di questa canzone. Il distruttore del titolo non è altro che il frontman stesso, che armato metaforicamente di martello ed accetta andrà a distruggere tutte le loro convinzioni, tutti i loro dogmi sociali ed imposti dal potere forte al di sopra di loro. Anche qui siamo di fronte a due minuti scarsi di testo, in cui i Nerorgasmo riescono a condensare concetti davvero complessi, che non possono spesso essere fusi in così poche parole. Linguaggio caustico e con pochi fronzoli, ecco quale era il loro segreto, la loro spada nella roccia. La canzone si scaglia anche contro coloro che sono convinti di avere sempre ragione, e che quella ragione li salverà dal baratro. Abort violentemente li riporta alla realtà dicendo che lui morirebbe volentieri in battaglia se quella medesima battaglia portasse anche loro con lui. E' un messaggio chiaro e conciso alla società di allora, ad un mondo che stava marcendo già 30 anni fa quasi, e che oggi è arrivato praticamente al collasso. Testi come questi ti fanno capire che cosa volesse dire soffrire per ogni minima cosa, soffrire come cani perché si erano finalmente aperti gli occhi al mondo dopo un decennio di buio, che pace ed amore non avevano portato affatto, ma solamente nuova sofferenza. Se da una parte a Torino avevamo i Negazione che erano decisamente più improntati su testi di dinamiche sociali e giovanili, ma anche analisi fredde e distaccate del mondo pur nuotandoci dentro, nel mondo dei Nerorgasmo abbiamo una sola regola, quella per la quale siamo nati per soffrire. Siamo nati per asservire ad un mondo che non ci ama, ad un Dio che nessuno sa se esista o meno, ad un gruppo di potenti che controllerà ogni nostra azione, a donne che ci prometteranno la luna per poi non darcela affatto. Ed è allora che noi sputeremo letteralmente in faccia a queste persone e ci riprenderemo in mano la nostra vita, oppure la perderemo del tutto dimostrando una volta per tutte che questo non è il mondo che noi volevamo.

Passione Nera

Tutti o quasi quella fredda sera di tanti anni fa stavano aspettando questo pezzo, quel momento in cui la folla si apre come un oceano invischiato nel sangue, quando partono gli accordi di  Passione Nera. Un brano che fa nuovamente della musica uno strumento di accompagnamento, e nei due minuti di durata il testo è ciò che la fa da padrone. Qui Luca decide di spostarsi verso un tema che nella sua breve carriera gli sarà sempre più caro, ovvero quello della morte e del suicidio. In questo caso viviamo la morte auto indotta come una forma di libertà, l'unica vera forma di libertà che ci è stata lasciata, quella attraverso la quale genereremo la nostra affermazione. La società ha deciso tutto per noi, scuola, lavoro, stato e chiesa dettano le regole senza sosta. Mettono in contraddizione gli istinti della persona, fissando le regole che vanno contro a ciò che per noi sarebbe naturale, come guarda ma non toccare, tocca ma non assaggiare e così via. Perlopiù ritorna al massimo anche il tema della ingiustizia sociale, ovvero quel meccanismo per cui le regole fissate non permettono niente di diverso da tutti quegli altri, e ciò ricorda molto anche alcuni brani che sentiamo cantati da band altrettanto seminali di scuola americana ed inglese. La società ha creato dei modelli a cui ispirarsi, come enormi font a cui fare riferimento, ma sono modelli anche essi che vanno in contraddizione con le regole umane di base. Spesso ci ritroviamo a dover calpestare gli altri senza volerlo o senza che questa cosa ci dia soddisfazione ma anzi, ci faccia stare male, esattamente come ci ritroviamo a dover scalare la vetta sociale  quando magari non ne abbiamo alcuna voglia. La società ci dice di non preoccuparci, che tutto questo è normale, ma invece dal canto suo Luca dice basta, dice si alla morte, quasi come forma di protesta nichilista. Farsi del male per dimostrare alla società che si è davvero liberi, un concetto su cui orde di filosofi si sono dibattuti nel corso dei secoli, e che ancora non ha trovato una risposta reale e concreta alla domanda iniziale. Nel testo si fa chiaramente riferimento al suicidio, una pratica condannata non solo dalla chiesa, ma anche dalla società stessa. Quante volte abbiamo sentito di persone che si sono uccise a cui altri hanno dato contro, provando rabbia o addirittura disgusto per quel gesto che da molti è considerato riprovevole sotto ogni punto di vista. Eppure se andiamo a vedere madame storia, moltissime culture idolatrano il suicidio come la più alta forma di libertà esistente, aggiungendo anche che se uno compie un gesto così estremo per i motivi giusti, non deve essere condannato in alcun modo. La società però ci dice che tutto questo non va bene, che il suicida non è una persona da rispettare, nonostante se andiamo a vedere scritti storici come quelli di Schopenhauer, troviamo che il suicida in realtà desidera fortemente la vita, solo non è soddisfatto dei principi e dei modi in cui gli viene offerta. Allo stesso modo Luca desidera la morte come vera forma di libertà personale, desidera morire in modo plateale, in modo che tutti lo vedano e capiscano cosa sta facendo, per far si che in quel momento, anche se per un fugace istante, egli si senta finalmente libero dalle catene che è stato costretto a portare per troppo tempo.

Tutto Uguale

Successivamente invece troviamo "Tutto Uguale". Qui invece Luca si scaglia contro un argomento che già avevamo ascoltato nel primo EP, ovvero quello del conformismo. IL mondo che sta intorno a noi è formato da maschere bianche, quelle maschere sono portate da uomini gretti e senza anima, che si conformano ad una struttura decisa a tavolino da altri. Questo mondo è fatto per essere annientato, ed Abort parla al suo nemico primario, la personificazione di quel sistema, dicendogli che non vuole nulla, solamente fargli del male. Del male per tutto ciò che lui rappresenta, non solo per sé stesso ma anche per tutta la gente che lo circonda. SIAmo schiavi di un sistema che ci obbliga ad essere uguali, tutti stampi del medesimo macchinario, tutte tessere del medesimo mosaico. Siamo destinati alla fine, siamo assolutamente convinti che non vi sia niente da fare se non concludere tutto questo. Ci accontentiamo delle poche briciole che i potenti della terra ci lasciano; un lavoro, una scuola da seguire, i soldi e le cose materiali che abbiamo intorno. Intanto, mentre loro sono impegnati a gettarci fumo negli occhi, dall'altra parte le loro mani si macchiano di sangue, di tristezza arrecata non solo agli altri uomini, ma alla terra stessa. Pensate agli argomenti degli ultimi tempi, incendi, avvelenamenti, tutto quanto sta rendendo indietro ciò che forzatamente gli abbiamo dato per secoli. Ed ecco che liriche come queste diventano attuali, e lo saranno per sempre. Quando un artista riesce a scorgere l'infinito, quando si accorge che non è tutto oro quello che luccica, ecco che riesce a scrivere liriche come queste. Riesce a capire la vera essenza delle cose, ed a circondarsi di un momento di puro intimismo che in larga parte riesce a capire solo lui.  

Search And Destroy

La canzone che segue è un gradito omaggio di Luca ad una delle sue leggende primarie, gli Stooges. Non vi è ovviamente bisogno di presentarvi la band in sé per sé, diciamo solamente che parliamo della formazione che ha di fatto aiutato in modo ossessivo e costante il Punk a venire alla luce, coadiuvato dal sound di Iggy Pop agli inizi della propria carriera, ed anche grazie ad una scena che in quel periodo storico era febbrile. Abort si avvicina al microfono e cita la band prima di annunciare il pezzo, che si intitola Search And Destroy. Una cover abbastanza scarna quella eseguita dalla band torinese, che lascia ampio spazio alle parole del testo e poco alla musica, che viene ridotta ad un chiasso noise di sottofondo. La canzone è uscita nel 1973 sull'album Raw Power, mixato inizialmente da David Bowie, grande amico di Iggy Pop assieme a Lou Reed, e poi successivamente remixato nel 1997 da Bruce Dickinson, che gli diede un carattere molto più cattivo. Raw Power viene considerato un cardine del Proto Punk, e l'argomento di questa canzone non si discosta molto da quelle che erano le tematiche dell'epoca e di questa musica. Parliamo di solitudine, di quella solitudine che ti attanaglia le ossa e ti fa sentire come se il mondo ti stesse crollando addosso. Sei solo con la tua rabbia, sei solo al mondo e nessuno osa avvicinarsi a te per paura di una tua reazione, per paura che tu possa fare qualcosa di sbagliato. La canzone parla anche di aiuto al suicidio, grazie proprio alla coscienza ed all'anima nera del protagonista che chiede con forza alla sua compagna di esplodere per lei salvando così la sua anima dalle fiamme nere dell'inferno. Nessuno sa con certezza quel che passava nella testa di Pop quando scrisse queste liriche, che peraltro sono fra le più violente di tutto l'album e di quasi tutta la discografia della band, rimane il fatto che siamo di fronte ad un brano che ti prende a calci nel basso ventre per tutta la sua durata. La performance della band torinese risente positivamente di questo andamento, ed ecco che la violenza di quelle parole e di quegli atteggiamenti in bocca a Luca diventano vero e proprio veleno, vera e propria coltre d'odio che ricopre tutto quanto e che ti fa sentire parte di un enorme incubo in cui speri soltanto di uscirne vivo.

Mai Capirai

La prossima traccia, e secondo lo speach di Abort lo capiamo ancor meglio, fu composta durante la lunga parentesi che Simone e Luca presero prima del progetto Nerorgasmo su i Blue Vomit Il brano in questione è "Mai Capirai", e già dall'attacco e dalla durata possiamo intuire l'argomentazione che la farà da padrone. Un andamento cadenzato ed ossessivo fa da contrasto alla voce di Abort, che come sempre si scaglia contro tutto e contro tutti. In questo caso l'annichilimento deriva dalla non comprensione da parte del mondo esterno di quello che il nostro poeta urlante aveva dentro; egli, ed è cosa nota, era un maniaco depressivo con tendenze auto lesioniste, provocate assiduamente ed in forma sempre uguale, oltre alla tossicodipendenza. Il vuoto che colmava la sua anima era riempito o dalle siringhe o dai tagli, a cui egli non nascondeva mai nulla, erano i suoi più intimi amici se così li vogliamo definire. Parliamo di un brano la cui essenza è semplice e lampante, nessuno mai capirà che cosa alberga nella mente di un soggetto come questo. Nessuno mai capirà le sottili analogie fra la più profonda saggezza ed il baratro più nero, questo è quello che la canzone dice e ciò contro il quale si scaglia con così tanta violenza. Un minuto e poco più per condensare anni di pensieri, di tradimenti, di luce ed ombra e di buio. Mai capiranno le persone che cosa passa per quella mente, mai capirà anche il più profondo degli uomini che cosa sia la vera tristezza; alzarsi dal letto ogni mattina pensando di essere morto, alzarsi e camminare per un mondo che non vuoi, alzarsi e digrignare i denti per il mero gusto di farlo, quando forse in realtà vuoi essere solamente salvato da te stesso. E' straordinario come sempre vedere come la band riesca a condensare pensieri così profondi in poche e taglienti righe; basta un nonnulla per riuscire a capire quelle sfumature, sono lì di fronte a noi, stanno solo aspettando di essere rivelate.

Perdendo Un Amico

La conclusione dell'LP della band torna prepotentemente anche in questo live, grazie a  "Perdendo un Amico". Profetico il titolo pensando a come è andata a finire questa brutta storia, questo pezzo viene dedicato da Luca e Simone a tutti coloro che si sono allontanati da loro nel corso del tempo. E' anche una sorta di autocritica a tutti quei momenti dove potevano riuscire a rimanere uniti, ma hanno preferito far prevalere la rabbia. Copioni ormai scritti, questo è l'identikit dell'amico perfetto secondo Luca, una persona che vive la sua vita un quarto di disperazione alla volta se vogliamo fare una sorta di bieco mashup. Una persona che ha perso altre persone nel corso del tempo, alcune per la droga, altre per tutt'altro, ma comunque tutti loro si sono allontanati. Per motivi futili o comprensibili, tutti quanti avevano abbandonato questo artista maledetto, questa persona che riusciva a leggere nella mente di tutti quanti come un libro  aperto. Ecco allora che la canzone diventa anche una denuncia a sé stessi, si poteva fare qualcosa per salvare quegli amici? Forse si, ma è troppo tardi per saperlo. In questa chiusura di disco si assapora di nuovo quel dolore alla bocca dello stomaco che prende ogni volta che si è disperati, ogni volta che ci si chiede come mai sia finita una determinata situazione e come mai non si poteva fare altrimenti. Una canzone che ci fa capire e ci fa riflettere sulle situazioni che invece noi abbiamo vissuto nella vita, abbiamo tutti quanti perso un amico e ci siamo sentiti vuoti o comunque come se un pezzetto di noi se ne fosse andato con lui. Siamo stati tutti vittima di questa perdita, ma non dobbiamo mai perdere di vista la strada: certo, rimane il dolore per l'allontanamento o la perdita stessa, soprattutto se quell'amico è scomparso seriamente e non semplicemente allontanato. Eppure sappiamo dentro al nostro cuore che come sempre niente accade per caso, e che soprattutto le cose si fanno in due e mai da soli. QUell'amico avrà avuto i suoi buoni motivi per andarsene, e noi dobbiamo cercare di capire quali siano, anche se le lacrime che stiamo versando ormai ci hanno bagnato tutti i vestiti.

Banchetto di Lusso

Ora è il turno di Banchetto di Lusso. Qui la musica si fa decisamente più complessa, anche se parliamo di un pezzo che dura neanche un minuto e mezzo. Eppure nuovamente anche in questo brano Luca da prova della sua innata abilità come scrittore, e nel fulgore della battaglia che sta combattendo, ci parla di nuovo di quanto la società ci voglia tutti uguali. Il Banchetto di Lusso che da il titolo alla canzone, altro non è che quel sangue macchiato delle mani di potenti della terra, che non fanno altro ogni giorno che banchettare metaforicamente con le nostre carni. Veniamo ogni giorno presi e bolliti con le nostre interiora, sempre a livello metaforico, e resi cibo in scatola degni di una portata all'interno di un ristorante stellato. Pubblicità, prodotti e lusso sono le armi di distruzione di massa del nuovo millennio, e già nel 1985 c'era chi aveva capito tutto questo, pensando che se dobbiamo finire tutti quanti nella tomba, almeno ci finiremo guardando in faccia la verità. Una verità che a tratti fa davvero male, rendersi conto di quanto si è disposti ad essere deboli di fronte a dei beni di mero consumo, trattati in realtà come bestie da macello da quelle medesime persone che ci dicono che comprando questo o quello ci sentiremo migliori. La cosa bella e se vogliamo straziante di questi testi, e che se li riportiamo al giorno d'oggi ci accorgiamo che non è cambiato assolutamente nulla. Siamo tutti bene o male parte di quel banchetto, siamo tutti portate di un sistema marcio che gode a farci del male, e Luca lo sapeva bene. Inscatolati dentro ai nostri barattoli che potremmo definire come le nostre abitazioni piene di tutto ciò di cui abbiamo amato circondarci nel corso del tempo, siamo schiavi della logica, come mere macchine che esploderanno ad un certo punto. Programmati per essere tutti uguali, programmati per ubbidire alle regole imposte, ma soprattutto programmati per morire soffrendo molto. Educati alla morale delle loro bugie, questo Luca ci dice nel testo, quella morale finta e corrisposta solamente a quelle quattro o cinque persone al mondo che hanno in mano i destini di tutti noi. Spesso ci ritroviamo a pensare a quanto tutto questo possa essere ingiusto, maleodorante come un pezzo di carne che si sta decomponendo al sole, eppure allo stesso tempo ci rendiamo conto che siamo noi la causa di tutto questo male, siamo noi che abbiamo portato la società a questo livello, senza renderci conto di quello che stavamo facendo. Un brano che arriva dritto allo stomaco e ne spreme i succhi fino a farlo diventare nero, una sagacia tagliente e mai banale permea ogni singola parola del testo, la musica dal canto suo invece diventa anche se non banalmente mero strumento per spostare il concetto e portarlo su un palco, anche se le abilità di Simone alla batteria ed alla chitarra vanno sicuramente riconosciute.

Spirale

Come in un cerchio che si chiude, troviamo di  nuovo "Spirale" L'andamento del pezzo si fa veloce e forsennato, a cui viene permesso di esprimersi così in tutta la loro forza. Un ritmo oppressivo e Noise la fa da padrone, batteria e basso fanno da base mentre la chitarra ricama come una dannata, dando anche qualche accenno di assolo di quando in quando. Argomentativamente abbiamo detto che la canzone è dedicata ad una vena purulenta che viene passata da un ago; in un film come Trainspotting viene raccontata una storia enorme, fatta di vuoto, di sentimento e di morte. Quel buco nel braccio è la personificazione di ciò che il nostro artista ha dentro, una enorme fossa dei leoni in cui si perde ogni speranza. Egli racconta della prima volta che lo hanno fatto provare, delle sensazioni che si provano a bucarsi, e come tutte le prime volte diviene un sogno ad occhi aperti. L'eroina lo sappiamo bene ormai ha la capacità di aumentare il carico di endorfine nel sangue, ed il malcapitato si ritrova in un momento di pura estasi, che dura pochi attimi ma poi si protrae all'infinito. Peccato che da quel momento inizia la dipendenza, il rovescio della medaglia di tutto ciò che ha a che fare con droga alcool o qualunque altro strumento preso per il verso sbagliato. Ed ecco che allora man mano ti trasformi in niente, in un diafano demone che cammina per le strade in cerca della prossima dose. Spirale ci mette di fronte alla verità, quella che l'eroina è un cancro che ha devastato la società e che oggi sta tornando in modo prepotente soprattutto fra i più giovani. Eppure allo stesso tempo dalla canzone traspare anche una certa serenità dell'animo di Luca a raccontarci queste storie, a renderci partecipe del suo essere. Siamo in balia delle nostre vite, siamo noi che decidiamo dove andare e che cosa fare, e con un mostro come questo possiamo combattere, in tutte le maniere. La canzone lascia un amaro in bocca paragonabile  a quello di una tortura vista coi propri occhi, ci si ritrovano le budella incancrenite dopo aver ascoltato questo pezzo, eppure mai verità e titolo furono più adatti per descrivere ciò che questo pezzo racconta.

Conclusioni

Siamo giunti alla fine, ma non solo della nostra disamina su questa rara ed irripetibile testimonianza live della band, ma anche su un suolo che ormai ha raggiunto il suo epilogo, quello della discografia firmata Nerorgasmo. Per chi volesse recuperare tutto il materiale prodotto dalla band, la santissima FOAD, ovvero l'etichetta gestita in parte dal fondatore e cantante dei Cripple Bastards Giulio "The Bastard", ha qualche hanno fa stampato sia in CD che in doppio LP il cosiddetto "Passione Nera". Si tratta di una raccolta enorme che racchiude tutto il materiale della band prodotto negli anni, dal classico e primo EP (che è stato anche ristampato a parte in formato 45 giri con i disegni originali di Luca dentro), fino al full lenght passando per questo live ed anche una piccola testimonianza del live a Pinerolo di moltissimi anni fa. Come abbiamo detto la filosofia e la storia della band ruota attorno alla figura di Luca Abort, e nonostante ancora oggi i Nerorgasmo si esibiscano con monicker originale e con formazione che vede ancora Simone in piena forza, non hanno mai più prodotto niente. Tutti o quasi i loro concerti, pochi e sporadici negli anni, vengono eseguiti per beneficenza per aiutare alcune persone e per non ricavarne niente, nel più puro stile di questa musica. I Punk non hanno mai cercato il successo, né lo hanno mai voluto, da qui la critica feroce a bands come i Clash che si discostarono da questo mondo firmando con una major, ma anche critiche feroci ad altri esponenti del movimento mondiale, sia Punk che HC,  e che vennero ferocemente attaccati. Nel corso degli anni le bands italiane hanno trovato favorevole terreno all'estero anziché in Italia, ma questo è un vizio che difficilmente noi tricolore ci toglieremo, quello di lasciare da parte ciò che abbiamo di positivo a favore di altro. Moltissime bands nel corso del tempo sono nate e morte, alcune sono durate un battito di ciglia come i Nerorgasmo stessi, altre hanno lasciato un solco profondo nella società come i Negazione o i Kina, a tutti quanti erano accomunati dal medesimo desiderio, far sentire la propria voce. In questo live in particolare vediamo e soprattutto sentiamo tutta la disperazione di una generazione X che era persa, ma persa nel vero senso della parola. Persa perché i valori non erano stati trasmessi nel modo giusto o ancor peggio non vi erano, persa perché le speranze erano morte con la fine degli anni settanta. Ed ecco allora che la musica diventa uno strumento, se non l'unico strumento, per riuscire a dire qualcosa, per comunicare con il mondo esterno che sembrava aver perso la sua facoltà di ascoltare. Luca e Simone hanno dato vita a qualcosa che difficilmente verrà dimenticato, difficilmente verrà sotterrato sotto alla polvere del tempo, dato che ancora oggi a distanza di 30 anni quasi se ne parla ancora in modo fervente. Quel che vogliamo lasciarvi è una storia, la storia di un ragazzo che voleva solo il suo posto nel mondo, e che per questo alla fine ha sacrificato la sua vita per non averlo ottenuto. Vi lasciamo con una sua diretta testimonianza registrata proprio in occasione del live che abbiamo analizzato; per l'occasione Luca salì sul palco con una collana recante la svastica nazista, riprendendo anche alcune tradizioni lasciate da personaggi come Sid Vicious e molti altri nel mondo punk. Ad alcune risposte di persone sotto al palco che erano quasi indignate per quella scelta, Abort rispose così: Volevo ricordare alla gente che si scandalizza ancora per queste cose che la nostra società ha assorbito tutto quello che c'era da assorbire dal nazismo, tanto è vero che i viaggi in Volkgswagen le vacanze e la vita come la facciamo noi adesso è quella che era stata programmata allora! E i nostri lager sono il terzo mondo lontani dagli occhi e lontano dal cuore... Quindi la gente che si scandalizza di fronte ad una croce uncinata messa al collo per provocazione dovrebbe fare un pochino più attenzione a quello che gli gira intorno e alla vita che fa... Perché se vogliamo guardare la nostra società è tutta nazista!»

(Luca Abort)

1) Io Sono La tua Fine
2) Banchetto di Lusso
3) Spirale
4) Giorno
5) Questo è Quello che vuoi Tu
6) Freccia
7) Creatori Falliti
8) Nello Specchio
9) Scarafaggi
10) Nerorgasmo
11) Distruttore
12) Passione Nera
13) Tutto Uguale
14) Search And Destroy
15) Mai Capirai
16) Perdendo Un Amico
17) Banchetto di Lusso
18) Spirale
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