NEROPULSAR

In the Shadow of That Cross

2013 - No Remorse Records

A CURA DI
MARCO PALMACCI
13/12/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Il Black Metal non è un genere da prendere sotto gamba. Molti pensano che basti distorcere un suono e velocizzarlo all'estremo per ottenere i risultati desiderati, magari farcendo il tutto con tematiche pseudo occulte e un po' di corpse paint per avere l'aria da "dannato artista maledetto", pecora nera da dare in pasto ai "true metallers" che proprio non riescono ad uscire dal loro piccolo mondo antico degli anni '80 e che, con le loro critiche cieche e immotivate, hanno sicuramente amplificato e solidificato lo stereotipo del black metaller medio presentato in queste righe: incompetente musicalmente parlando, perennemente arrabbiato e misantropo, asociale, privo di talento. Mai accusa/opinione fu più falsa. Il Black Metal è un genere molto più nobile di quel che molti pensano, apparentemente semplice da suonare ma proprio per questo quasi impossibile da concretizzare. E' un tipo di musica esattamente come gli altri. Un genere che ti offre la possibilità di esprimere te stesso, cercando il tuo sound, la tua dimensione, un genere che ti aiuta ad entrare in contatto con la tua personalità più recondita, capace di stabilire una connessione fra conscio e subconscio, fra Corpo ed Anima. Del resto, la solida tradizione scandinava insegna: il Black Metal si è da subito configurato come un movimento avanguardistico, già ai suoi inizi avanti cent'anni, una pars destruens atta a scardinare le sicurezze e le certezze di tutti gli ascoltatori. Se la birra e le motociclette erano il pane quotidiano dei metalheads, con l'avvento del Black Metal assistiamo ad una sostanziale evoluzione della nostra Musica: un genere che  arriva a scandagliare il fondo dell'animo umano mettendone in luce insicurezze, dubbi, incertezze e paure, ma che al contempo offre una vasta gamma di modalità con le quali esprimere tutto questo. Magari parlando di tematiche storico/filosofiche, magari riallacciandosi a dei precisi filoni letterari, facendo riferimento al mondo della poesia eccetera. Possibilità Illimitate. Ed è bene tenerlo sempre a mente, se ci si vuole avvicinare a questo mondo e farne parte: NON è necessario adorare il Demonio, NON è necessario parlare solo di determinate situazioni. "Spegnamo le luci", direbbe Carmelo Bene, fuggiamo dall'ovvio e dal reale, in sostanza CREIAMO, creiamo qualcosa che sia nostro, che non corrisponda a determinati canoni, che certamente lasci intendere ai più esperti le nostre ispirazioni ma che al contempo suoni nuovo e sconvolgente. Volontà, quella di stupire, che può tranquillamente essere riscontrata nell'esordio dei giovanissimi Neropulsar, giovane band salernitana nata nel 2013 dalle ceneri dei furono Gruesome Splendour, gruppo dal quale Malphas (basso/voce) e Kodmar (chitarra) si separarono per cercare fortuna con questo nuovo progetto. Fortuna ampiamente trovata, in quanto non solo i nostri hanno già dato alla luce un EP di pregevolissima fattura, intitolato "In The Shadow of That Cross", ma hanno addirittura avuto modo di trovare subito collaboratori con i quali condividere quest'avventura. Si è da poco aggiunto a loro il chitarrista Paimon con il quale stanno incidendo un nuovo EP ed un Full-length entrambi previsti per l'anno nuovo. E' comunque sul loro esordio che vale la pena soffermarsi, dato che "In The Shadow of That Cross" non è certamente un EP prodotto senza velleità o voglia di distinguersi dalla massa, anzi. E' un lavoro attentamente studiato e pensato, che attinge a piene mani dalla nobile tradizione del Black Metal scandinavo/tedesco ma non risulta quasi mai scontato o già sentito. Al contrario, si distingue in molti punti per originalità e notevole presenza di carattere e personalità. Ingredienti che ben mescolati, danno vita ad una prima prova di pregevolissima fattura, che vale la pena ascoltare e riascoltare. Lo stereo scalpita su di giri, è arrivato il momento di premere play e di cominciare la nostra avventura nella Selva Oscura del metallo nero. Questa volta non aspettatevi, però, il rassicurante volto di Virgilio, pronto a metterci a nostro agio. Difficilmente resisteremo ad un impatto sonoro ed atmosferico incredibilmente travolgente, e ancor più difficilmente riusciremo a non farci sopraffare dal fascino fatale della foresta tenebrosa. Si comincia!

Veniamo immediatamente accolti da un verso bestiale e cavernoso, da far gelare il sangue nelle vene. Non si tratta di una sola creatura, ma di più entità. Bestie demoniache consumano il rituale, il rimbombo delle loro fameliche fauci ci trasporta in questo inizio da incubo. La prima traccia è difatti l'intro "A Virgin For Baphomet", racconto in musica e suggestioni di un vero e proprio hieros gamos fra il Dio delle Streghe e la sua sacerdotessa. Rituale orgiastico al quale i demoni partecipano all'unisono col loro padrone, uniti fra di loro in una macabra danza di sesso e folli perversioni. Una intro magistrale, in grado di far rivivere nitidamente nei nostri ricordi le più scioccanti sequenze di film come "L'Anticristo". E' un brano che sicuramente fa molto leva sull'effetto confusione: è costituito in larga parte da versi infernali ed amplessi femminili che unendosi dettano il tempo di un pezzo che è in realtà privo di una base ritmica o comunque melodica. Le cose sembrano prendere una piega differente verso la metà, in cui un suono cupo e malinconico stempera i latrati dei partecipanti all'orgia per condurci pian piano verso la seguente traccia. Il rapporto è consumato, Baphomet ha estinto la sua voglia d'unioni carnali. Cupi rintocchi di campane ci conducono così all'atto finale della cerimonia,  l'eiaculazione della Bestia Divina. La seconda traccia, "The Eiaculation of the Goatgod", è un brano che sin da subito mozza il fiato dell'ascoltatore. Si inizia con un tetro e sommesso riff di chitarra, dall'andamento claudicante e misterioso, adatto a provocare una breccia nelle nostre mura difensive per poi sfondare le ultime fragili barriere con un'esplosione definitiva. Arriva presto il momento di andarci giù pesanti, l'andamento incerto dell'apertura svanisce per far posto ad una chitarra ed un basso che si fondono in un demoniaco unisono di sferragliamenti aggressivi velati di malinconia, dando vita ad un ambiente splendidamente claustrofobico nel quale cerchiamo di muoverci, incapaci di divincolarci dai viscidi tentacoli che avvolgono le nostre carni. Siamo prigionieri in un'oscura cella, ridotti a squallide meretrici del Goatgod, il Male. Tristi giocattoli sessuali privi di volontà, ridotti in schiavitù da un'entità perfida e lussuriosa, vogliosa delle nostre carni, della rovina del nostro spirito, dell'annullamento della nostra volontà. Un brano che si configura come uno splendido crescendo rossiniano, considerando anche gli improvvisi acceleramenti ai quali assistiamo nel ritornello, che ci descrive nei dettagli il riversarsi del seme del Baphomet sulle sue vittime. Giungiamo alla terza traccia ancora storditi da immagini così forti e nitide, anche se "Follow The Rain" non può certo dirsi un calmante o un sedativo, tutt'altro. Fra i pezzi più interessanti del disco, si distingue immediatamente per il songwriting che non sarebbe certo azzardato definire poetico. E' un testo enigmatico e difficile da inquadrare, che vale la pena citare nei suoi punti migliori, per capire meglio quanto il Black Metal non sia solo e necessariamente diavoli e forconi. "Follow the Rain, slide into the ground. With fragile indecision, in the Sun turned off, screaming trees, keep being hibernating, smile to your internal distorted". Versi magnificamente sentiti e genuini accompagnati poi da una parte musicale di tutto rispetto. E' difatti un brano che aderisce appieno agli stilemi tipici del Depressive Black Metal, rifacendosi molto ai lavori di baluardi del genere come Xasthur: andatura cadenzata, ineluttabile, magnificamente oscura e complessa. Una base ritmica solidissima ed un eccellente lavoro d'asce e voce, un insieme che per un istante ci catapulta sotto le fronde di un albero in una giornata grigia e triste, "soli et pensosi per i deserti campi". Da sottolineare, poi, il modo in cui nel pezzo la chitarra riesce a fondere il riff ossessivo e marziale ad un'espressione in solitaria incredibilmente cupa e decadente. Veramente un ottima prova fornitaci da questi giovanissimi blackster che hanno tutte le carte in regola per potersi garantire un futuro (paradossalmente!) più che radioso, come testimoniato dalla quarta traccia, "The Cat and The Monster", altro momento da ricordare e al quale prestare più che una semplice attenzione. Ci troviamo ancora una volta dinnanzi ad un testo incredibilmente enigmatico e molto sui generis: è molto difficile interpretare una scrittura così magnificamente complessa ed evocativa, sicuramente ricca di ispirazioni e spunti molto personali. Singolare l'idea di dividere il brano in una sorta di atti (tre in tutto) assegnando a ciascun "capitolo" un titolo diverso, capitoli che vengono annunciati da una voce maligna e minacciosa e che nella loro unione narrano la storia di un Mostro, fisicamente vero e spiritualmente ancor più concreto. Ed è proprio il mostro invisibile che colma i nostri cuori di inquietitudine, mettendoci dinnanzi agli occhi e senza filtri  il lato oscuro di ciascun essere umano,  quella creatura figlia della solitudine, del buio, del Male, quell'essere deforme appoggiato sul nostro ventre che ogni notte scruta il nostro dormire placidamente in serenità. Noi alla luce, lui costretto in catene laddove il calore non può arrivare, dove la luce non trova spiragli. Uno scenario degno del celebre "Incubo", quadro del noto pittore Johann Heinrich Füssli. La struttura del brano è abbastanza lineare, col un bel riff a supporto di una malinconica chitarra solista ed un basso particolarmente sugli scudi, che rende il brano molto pregno e sostanzioso. E' proprio questa la grande particolarità dei Neropulsar e sicuramente il loro punto di forza: il non aver voluto insistere su un suono e su un cantato che potessero risultare eccessivamente "piatti", come molti loro colleghi hanno purtroppo fatto in precedenza. La cura e la ricerca di una propria identità musicale sono evidenti, è facilmente percepibile in questo brano ma anche in tutti gli altri la volontà di volersi esprimere senza imitare nessuno. Una volontà che ha portato i brani ad essere quasi "avvolgenti", non affatto sterili o privi di spessore, al contrario; soprattutto in questo caso, ascoltando attentamente le chitarre, il basso e la voce, sembra quasi d'essere veramente rinchiusi in una cripta con un Mostro disperato. E' una musica che sembra quasi sedurci e cingerci, neanche fosse un oscuro serpente maligno, una musica che ci rapisce ci porta alla corte di Baphomet senza neanche darci il tempo di realizzare dove siamo finiti e soprattutto perché. Il tutto ci viene confermato dalla quinta traccia, "The Sun no Longer Shines", brano in cui la lezione degli Immortal viene prepotentemente citata (il Freddo, l'Oscurità, il gelo perenne reale e simbolico) ma comunque adattata a quello che è il proprio stile ed il proprio modus operandi. Certamente le tematiche possono ricordare quelle della band del Maestro Abbath Doom Occulta, ma c'è da sottolineare che sono inserite in un contesto musicale 100% Neropulsar nonché plasmate su di una tematica ben precisa: la battaglia in solitaria con i propri demoni. Ed ecco che il Freddo e l'Oscurità divengono un espediente poetico per descrivere la naturale condizione di un essere umano alle prese con la solitudine e la depressione. Strumentalmente il brano viene anche arricchito da un suono di pianoforte incredibilmente calzante ed adatto alla situazione, nonché da una melodia ancora più marcata (e malinconica) che rende il brano un vero e proprio gioiello fra i gioielli. Menzione d'onore per la voce, splendidamente resa sorda ed ovattata, quasi sentissimo e percepissimo i lamenti di un'anima dal profondo degli abissi. Il nostro viaggio è purtroppo giunto al termine ed è il momento di congedarci, non prima d'essere fustigati da un'outro, "Our Gift", di breve durata ma incredibilmente sconvolgente: un pianto disperato, echi di rumori confusi ed indecifrabili, una preghiera pronunciata da voci di bambini, uno sparo. In questo modo i Neropulsar finiscono di disintegrare le nostre difese, lasciandoci straniti, perplessi ed attoniti.

Cosa dire, dunque, di questi giovani alfieri dell'Acciaio Nero? " In The Shadow of That Cross"  è un lavoro dimostrativo, un EP di 6 tracce di cui una intro e una outro. Ancora poco per poter affermare con certezza cosa sarà di questo complesso, sicuramente particolare e coraggioso, ma ora chiamato ad una sfida impegnativa e difficilissima: il confermarsi. Perché se è vero che sei tracce sono "poche", è anche vero che non si può certo basarsi solamente sulla quantità per giudicare un disco, sia esso una demo, un EP o un Full Length. La Qualità è l'ultimo e il più importante dei giudici, e qui di qualità ce n'è veramente molta. C'è passione, energia, voglia di costruire. Anche una sana voglia di provocare e far sbuffare i bigotti, il che rimane sempre e comunque un punto di forza per ogni artista che si rispetti. Perché se a dei giovani talenti togliamo la voglia ed il coraggio di correre contro vento, cosa rimane? Degli automi programmati in serie buoni solamente per servire un potente o un padrone. Ed i Neropulsar sono ben lungi dall'essere degli artistucoli banali e scontati. Forse si percepisce da parte loro un forte attaccamento alle tematiche classiche del Black Metal, basti vedere la presenza di entità o figure tipiche del genere, come appunto il Baphomet e Lilith, o comunque tematiche come il Freddo, l'Oscurità e la Notte. Tuttavia non è una presenza banale e stereotipata, anche nei pezzi più "classici" come "The Ejaculation of The Goatgod" si riesce comunque a notare una volontà di adesione e distacco contemporaneamente. Della serie "sappiamo chi sono i padri fondatori del nostro genere, li rispettiamo e sono per noi grande fonte di sapienza, ma vogliamo essere noi stessi". Encomiabile, davvero. Se queste sono le premesse, i nostri hanno serie possibilità di potersi fare un nome importante un giorno. E se insisteranno sulle particolarità messe in mostra in brani come "The Cat And the Monster", se cercheranno sempre di creare un qualcosa che non sia un appuntamento con l'ovvio e con il reale , il meritato successo sarà assicurato.

1) A Virgin For Baphomet (Intro)
2) The Eiaculation of The Goatgod
3) Follow The Rain
4) The Cat and The Monster
5) The Sun No Longer Shines
6) Our Gift (Outro)