NEROCAPRA

Decomposizione

2018 - WarHell Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
30/03/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

In questi ultimi anni, molte band di metal estremo hanno cercato di evolvere il proprio sound portando delle innovazioni, in modo da cercare anche di modernizzare una proposta che molto probabilmente iniziava ad essere stretta ed antiquata. Non è raro infatti trovarsi davanti produzioni confezionate alla perfezione con suoni si brutali e pesanti, ma talmente puliti e cristallini da far sembrare il tutto forse fin troppo innaturale. Al giorno d'oggi è anche una scelta comprensibile; insomma, l'era dell'analogico è finita da un pezzo e con la tecnologia che abbiamo ora si può fare praticamente ogni cosa. Esistono però, fortunatamente, delle band ancorate ad un certo sound. Un suono mai dimenticato che ancora oggi riesce a far venire i brividi ogni volta che lo si ascolta e che lo rende ancora più marcio e malato di quello che potrebbe apparire. Se pensiamo alle prime band black metal come per esempio i Darkthrone, i Mayhem o gli Immortal (giusto per citare alcune di quelle più conosciute) troveremo quel suono gelido e macabro che loro stessi volevano mettere su disco, ma viene reso ancora più malvagio da un suono grezzo e volutamente sporco. Questo discorso non vale solamente per le band black metal sia chiaro, è un discorso generale che lo si può andare a scovare anche nel death nel crust punk e via dicendo. Tutto questo preambolo per cosa in sostanza? Bhè semplicemente per presentarvi l'ultima fatica discografica dei torinesi Nerocapra, i quali si presentano con un nuovo lavoro dall'esplicativo titolo Decomposizione. La band attiva a livello discografico dal 2011, ci aveva consegnato un ottimo lavoro dal titolo Vox Inferi dove potevamo sin da subito notare la grande voglia di divertirsi e far divertire attraverso la loro musica. I testi scritti praticamente tutti in italiano è sinonimo di grande attaccamento alla propria terra, e soprattutto, sembra che il loro pensiero sia "Chissenefrega se tutti cantano in inglese, noi facciamo quello che vogliamo". Questa è l'impressione che ho avuto ascoltando il loro debut. Impressione che è stata praticamente confermata con il bellissimo Mefisto Manna, disco del 2014 in cui i Nostri continuavano il proprio percorso stilistico aggiustando il tiro e rendendo l'album molto ma molto interessante senza lasciare troppo spazio ad immaginazione o pensieri vari. Vanno dritti al sodo insomma e lo fanno dannatamente bene. Dobbiamo segnalare anche due cambi a livello di line up: il primo è rappresentato dall'ingresso del chitarrista Alessandro Battezzati che permette alla band di riprendere le proprie attività dal vivo e di entrare in studio per registrare l' Ep dal titolo "Il Carnefice Pastore" comprendente cinque brani che andranno a far parte successivamente del nuovo lavoro targato Nerocapa, il tutto registrato amatorialmente e distribuito su musicassetta. Il secondo, dopo due anni, avviene anche un cambio dietro la batteria con l'ingresso in pianta stabile di Roberto Ripollino, vecchio amico di lunga data della band, che prende il posto lasciato vacante da B. Una curiosità è quella della totale assenza di un bassista. Decomposizione si presenta come un cazzotto in pieno volto fin dalla copertina, dove vediamo in primo piano un volto umano di cui ormai si vedono solamente le ossa perché è in piena fase di, appunto, decomposizione. Personalmente trovo bellissima la cover di questo disco che va a pescare quelle radici old school che molti purtroppo si dimenticano. Dal logo del moniker ai colori, tutto è perfettamente funzionale per farci fare un tuffo nel passato che non dobbiamo per nulla dimenticare, e loro sono qui pronti per ricordarcelo prendendoci a pugni in faccia. Ora siamo qui nuovamente ed orgogliosamente a parlare di loro grazie ad un nuovo lavoro che non vediamo l'ora di farvi conoscere.

Nella Casa Della Carne

Iniziamo dunque con l'opener di questo lavoro, e andiamo a parlare di "Nella Casa Della Carne". Rumori sinistri ci accolgono in un luogo diroccato, una porta che cigola piano piano va a socchiudersi. Uno stato d'ansia continuo pervade il nostro corpo nel vedere corpi straziati di cadaveri sparsi ovunque. Siamo in uno stato di allerta, il nemico è li pronto a continuare la propria carneficina. Le chitarre sono affilate come rasoi, talmente taglienti da sminuzzare ogni singolo organo presente nel nostro corpo. IL drumming è furioso, una mitragliatrice imperterrita che non conosce sosta. Bisogna cercare di ridurre drasticamente le perdite, e proprio a causa di questo stato di allerta bisogna raccogliere ed usare ogni nostra risorsa disponibile per sopravvivere. E' un massacro devastante, così come l'incedere assassino della band, la quale sforna dei riff malvagi ed assassini. L'assolo è furibondo e le vocals sono pura disperazione. In pieno stile old school riviviamo dei momenti terribili, dove guerre e pazzi furiosi adempiono al loro dovere per piacere proprio e per potere. Non ci sarà una fine alla cattiveria dell'uomo; continuerà a spargere sangue non appena ne avrà l'occasione, e potete starne certi che lo farà. "Svegliatevi bambini, sentitevi accolti nella casa della carne". Ogni nuova generazione vivrà i propri incubi, ogni singola persona sarà carnefice o vittima. L'uomo in fondo non è altro che un animale dotato di pensiero, ma molto spesso l'istinto primordiale si risveglia dal proprio torpore per venire fuori allo scoperto e mostrare la vera natura della nostra razza. Non importa quanto tempo ci vorrà, perché una volta nutrito a dovere si presenterà e compierà il proprio dovere. Le urla di Mirco Rizzi sono strazianti, a tatti disumane. Come una bestia in procinto di attaccare la propria preda con una furia pazzesca. Il suo growl rispecchia pienamente quanto fatto dai propri compagni, i quali sono perfetti accompagnatori di tale mattanza sonora. Questa prima song è perfetta per farci capire immediatamente che con i Nerocapra non si scherza affatto, andando subito al sodo annichilendo l'ascoltatore, l'asciandolo agonizzante in attesa del colpo finale.

Dannata Meretrice

Ci mette poco, anzi pochissimo "Dannata Meretrice" a fare terra bruciata intorno a sé. Il ritmo è subito serrato, violento, distruttivo. Anche la vita in qualche modo è così: violenta e distruttiva. Poco importa se ci impegniamo a fare qualcosa di buono, la morte prima o poi verrà a bussare alla nostra porta. Pensiamo per un attimo al percorso di vita che ognuno di noi fa nell'arco della propria esistenza. Ascoltiamo gli altri, a volte gli assecondiamo, dimentichiamo o per lo meno cerchiamo di dimenticare fatti spiacevoli che portano anche soltanto malinconia. Cerchiamo di realizzarci, abbiamo delle grandi idee, ma a volte ritorniamo sui nostri passi. Non è sintomo di debolezza, anzi, molto spesso fare un passo indietro è sintomo di maturità ed intelligenza. Molte sono le cose che comunque facciamo, come molti sono i sentimenti che proviamo. Prendiamo per esempio i due più importanti, ovvero l'amore e l'odio. Due stati d'animo diametralmente opposti che hanno molto in comune. Amare qualcuno non significa per forza stare con una persona in particolare perché l'amore è anche una derivazione di amicizia e di forte legame. Amare significa anche apprezzare tutto ciò che ci circonda e soprattutto amare la nostra vita. L'odio invece è proprio l'esatto contrario e suscita negatività e ripugnanza verso qualcuno o qualcosa. La vita insomma, è piena di alti e bassi e molte volte creiamo qualcosa per poterlo distruggere e ricrearlo di nuovo. Il sound dei Nostri è marziale e senza compromessi, ottimamente reso soprattutto nelle parti meno concitate del brano dove l'attenzione è sempre alta e disturbante. Un suono che non cade mai, non crolla nemmeno a cannonate, cosa che invece succede a causa della nostra fragilità emotiva. Capita di cadere certo, sarebbe strano se così non fosse, ma siamo anche capaci di risollevarci grazie ad una forza di volontà ferrea che però purtroppo non tutti dispongono. Facciamo tantissime cose nell'arco della nostra permanenza su questa terra, ma sappiamo bene che prima o poi tutto avrà una fine. Quindi vale la pena faticare tanto per poi perdere tutto? Non è facile rispondere, ma come dicono i Nerocapra nell'ultima riga del testo: "Corriamo dietro a questa vita da puttana". Perché è così in fondo; sicuramente la vita ci da tanto ma ci toglie tutto quando meno lo si aspetta.

Mors Tua Mors Mea

Con uno stampo più thrasheggiante si presenta a noi "Mors Tua Mors Mea (Morte Tua Morte Mia)" condita da un ottimo lavoro chitarristico ed una sezione ritmica veramente imponente. Il lavoro dei due chitarristi Mirco ed Alessandro è veramente fenomenale, a tratti disturbante ma anche malinconico e spietato. Tutti credono di avere un forte legame con la vita, un attaccamento quasi maniacale ad essa per paura della morte. In questo caso abbiamo qualcuno che ha lo stesso tipo di legame ma con la morte. Sono legati in qualche modo da qualcosa che lo attrae diventando così la sua unica ancora di salvezza. Vuole correre per raggiungerla il prima possibile, non vuole per nessuna ragione al mondo perderla. Vuole a tutti i costi legarsi per sempre con lei diventando una cosa sola. Ad accompagnare questa sua folle corsa verso la tanto amata morte ci pensano ovviamente i nostri ragazzi, i quali riescono splendidamente a tracciare un percorso insanguinato per potergli permettere di raggiungere la propria metà in tutta sicurezza. Batteria e chitarre sono perfette nello stendere questo manto maledetto su cui poggiare i propri piedi per permettere che tutto ciò accada, mentre la voce prepara la funzione che congiungerà una volta per tutte i due amanti. Ora sono li finalmente nel luogo dove hanno deciso di incontrarsi ed avvolti dalla oscurità sono pronti a fare il grande passo. Sono diventati compagni di vita, sono pronti per giurarsi amore eterno, un amore che dovrà sopportare atroci sofferenze ma che durerà certamente per sempre. A volte credo che molte persone trovino nella morte proprio l'unica via di fuga. Che sia per fuggire dai problemi, che sia a causa di depressione, disperazione o altro, il pensiero di andarsene una volta per tutte può essere la soluzione più semplice. Il problema è che esiste sempre una alternativa a gesti estremi come questi, ma bisogna avere anche la forza e la lucidità per trovarla e non sempre si riesce a tale scopo. Eppure basterebbe poco, anche solo un supporto, un qualcosa che valga la pena di reagire anche solo per un momento. Penso che arrivare ad adorare la morte, a voler mettere la parola fine alla propria esistenza sia una cosa che va anche un po' contro natura. Noi siamo stati creati per vivere il tempo che ci viene concesso, e buttare via tale privilegio sarebbe una cosa da stupidi. E' anche vero che in certi casi bisognerebbe mettersi nei panni di chi ha perso veramente tutto oppure ha avuto una delusione talmente cocente da volerla fare finita sul serio. Ci sono numerosi motivi per dire basta o per continuare, ma sta a noi l'ultima scelta. Ora, una delle ragioni che mi spingono a continuare è quella di andare avanti ad ascoltare questo disco che fino a questo momento si sta rivelando veramente interessante. Ottimo come sempre il lavoro svolto dai nostri musicisti e grande prova dietro le pelli da parte di Roberto Ripollino.

Carogna

Che cos'è una "Carogna"? A parte l'essere il titolo del prossimo brano, è in sostanza il corpo in putrefazione di un animale, ma in questo specifico caso la carogna non è nient'altro che l'uomo stesso. Si perché esistono delle persone che non si fanno scrupoli ad ottenere ciò che vogliono e non guardano in faccia a nessuno per raggiungere i loro sporchi obiettivi. Vengono descritti come Ratti matti che figliano nelle fogne" che in generano prole inculcandogli i loro ideali malati. Sorridono nel vedere crollare gli altri, provano piacere mandando in disperazione chi è più debole. Sono sono dei pazzi malati che non hanno sentimenti veri, e che farebbero qualunque cosa per appagare la loro sete di potere. La loro volontà è schiacciare chiunque provi ad ostacolarli, e i Nostri lo fanno ben intendere con un sound a tratti violento a tratti molto ben studiato e ragionato. Un vero piacere sentire alcuni passaggi veramente ben fatti senza mai scadere nel banale. Non tirano dritti dall'inizio alla fine ma usano delle soluzioni spettacolari che vanno si a spezzare il ritmo generale del brano ma affilano ancor di più un'arma che non fa prigionieri. Nello specifico ci troviamo ad assoli veramente belli e stop and go di grande fascino, il tutto condito con la solita ferocia che si sposa alla perfezione con una proposta aggressiva e personale. Tutto questo astio verso chi vuole spargere odio tra la gente deriva dal fatto che, come per gli animali in fondo, il più forte sopravvive mentre i deboli vengono brutalmente uccisi. Se non si è in grado in qualche modo di reagire a tutto questo schifo che la società ci propone da anni le soluzioni sono effettivamente due: o si diventa come queste carogne, oppure si rimane schiacciati e si soccombe al loro volere. Non è certo un bello scenario quello a cui si va incontro, ma finché l'uomo non si da una regolata non ci sarà una via di mezzo. O si è forti e potenti o si diventa carne morta. E non pensate che una volta morti il supplizio finisca qui perché ricordatevi che come detto poc'anzi, sono si corpi in decomposizione ma sono anche cibo per gli avvoltoi e per le iene. Veramente ottimo questo pezzo, bello carico e potente che riesce a trasmettere un senso di impotenza e di inquietudine che poche volte abbiamo avuto l'onore di ascoltare.

Stifling Scream

Terrificante è l'inizio di "Stifling Scream (Urlo Soffocante)" con i Nerocapra che sprigionano una forza altamente distruttiva sia con gli strumenti che con il cantato che risulta essere ancora più profondo ed oscuro. La band viaggia ad altissima velocità per poi rallentare vistosamente ricordandoci che il mondo in cui viviamo sta andando lentamente in decomposizione. Nell'angolo più remoto della nostra testa c'è una fiamma ardente che gira ripetutamente facendoci sentire un grido assordante. Sono le urla del mondo che sta cadendo, sta morendo sotto i colpi spietati dell'uomo. Cerchiamo qualche appiglio di speranza per poterlo salvare, per poter ridare speranza, ma guardandoci intorno vediamo solamente del sangue ammalato come se fosse una succulenta salsa del diavolo che va a condire un piatto prelibato preparato con grande cura. E' il frutto di anni ed anni di odio e violenze ed ormai non rimane nient'altro che desolazione e disperazione. Una portata di grande classe che il demonio ha avuto la pazienza di cuocere a fuoco lento per poi potersene gustare il grande ed ottimo risultato. Come detto, il growl di Marco sempbra provenire veramente dalle viscere della Terra, ed è bravissimo nel fare le veci di chi sta per soccombere per sempre. Morte. E' un termine che specifica la fine delle attività biologiche di ogni essere vivente, e la Terra come tale si ritrova ad esalare affannosamente gli ultimi respiri che gli vengono concessi prima di andarsene per sempre. "Il Mondo deve cadere", così è deciso e quindi cadrà. Stifling Scream è tra i brani più corti dell'intero lavoro ma è talmente carico di odio che bastano veramente pochissimi istanti per comprendere che tutto ciò che ci circonda è destinato a finire. Non vincerà mai chi vuole salvare il posto in cui viviamo, riuscirà a rimandare la sua fine questo si ma prima o poi tutto deve sparire, perché è così che funziona. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, solo che noi la stiamo solamente accelerando. Anche qui siamo al cospetto di un ottimo pezzo molto ben strutturato e suonato come dio comanda. Insomma è facile andare veloci con i soliti riff e spaccare ogni cosa con un muro sonoro che farebbe impallidire anche uno schiacciasassi. Qui siamo di fronte ad una macchina molto ben rodata che sa quando prenderti violentemente a pugni e quando farti respirare un attimo per poi riprendere a tramortirti. Sintomo di grande intelligenza artistica che ho veramente apprezzato e che fino a questo momento ho riscontrato in ogni brano proposto.

Visione D'Inferno

La sesta traccia è una strumentale ed il suo titolo è "Visione D'Inferno". Nei suoi tre minuti abbondanti non andremo a trovare virtuosismi strumentali od altro. No signori, i Nerocapra ci portano veramente dritti all'inferno con suoni malatissimi ed urla strazianti degne del primo Hellraiser di Clive Barker. Si viene catapultati nei meandri oscuri con una tale facilità che quasi si stenta a crederci. Più azzeccato di così non poteva essere il titolo di questa traccia perché fin da subito, fin dai primi sinistri rumori tutto ciò che ci circonda all'improvviso sparisce e lascia il posto a cumuli di rocce bruciate in cui malvagi occhi ci scrutano con aria minacciosa. Siamo li spaesati, non sappiamo come muoverci e non sappiamo dove andare. Il dolore inizia a pervadere il nostro corpo, è straziante, quasi insopportabile ma è anche un piacere. Il piacere di subire tali sofferenze fa dimenticare dove siamo stati catapultati ed il risultato è non ci accorgiamo che stiamo andando a brandelli. La nostra mente è attorcigliata su se stessa, non sa come comportarsi ed il nostro corpo o quello che ne rimane non prova ormai più alcun dolore. Assurdo come pochi suoni riescano a suscitare tante emozioni e non nascondo che a volte sopraggiunge anche un senso di paura e terrore. Se i nostri tre ragazzacci volevano regalarci un momento tremendo prima di proseguire con il disco, bhé direi che hanno pienamente centrato il bersaglio. Benvenuti all'inferno cari ascoltatori e dite pure addio alle vostra vita, perché qui ci rimarrete per l'eternità.

Decomposizione Precoce

Sin dalle prime battute di "Decomposizione Precoce" si respira immediatamente quell'aria old school che i Nostri vogliono farci riassaporare, grazie a riff crudi e sporchissimi ed un sound veramente malvagio e spietato. Le vocals sono ruvide, quasi rassegnate. E' come se anche la band fosse cosciente del fatto che il tempo che in media un uomo ha da potersi godere la vita sia effettivamente troppo scarso. Ognuno di noi ha il suo momento per morire, ed alle volte non si ha nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto di questo tempo sprechiamo inutilmente. "Orologi mal sincronizzati riducono il corpo in fertile cenere", una frase che significa molto in quanto l'essere umano una volta privo della propria vita, inizia la consueta fase di decomposizione. Il corpo si gonfia fino a rilasciare liquidi in eccesso, gli organi marciscono e tutto viene consumato fino a che non ne rimane traccia alcuna. Solo un cumulo di ossa che presto diventerà quella cenere che genererà altra vita. Sembra essere una sorta di rinascita in fondo, ma a voler pensare al passato, a quello che avremmo potuto fare ed invece non abbiamo avuto la possibilità di farlo suona un po' come una sconfitta personale. Il tempo passa inesorabile per chiunque ed ogni secondo è un piccolo passo verso la nostra fine. Un avvicinamento alla decomposizione che non si può arrestare e tutto ciò che ci rimane è cercare di passarlo nel miglior modo possibile. La band spinge veramente forte, fino a quando il sound diventa lento e marziale ricordando i migliori Cannibal Corpse. Le chitarre sono devastanti, mentre il drumming gronda sangue ovunque. Ad un certo punto ci viene proposta anche una piccola ed ottima parte melodica posta proprio a fine brano che ha un sapore di totale desolazione. Una sensazione di fine, di conclusione di un ciclo vitale che culmina atrocemente in un tripudio di carni marce e di organi putrefatti. Il sangue scorre a fiumi nel terreno fino ad assorbirne l'ultima goccia, la quale una volta assorbita pone fine a tutte le nostre sofferenze. Il nostro è un ciclo che non conosce una fine; morte, rinascita, morte, rinascita. Esistono pochissime certezze nella vita, forse praticamente nessuna, e quelle che ci sono molte volte sono totalmente errate. Una ed una soltanto è sicura: appena veniamo al mondo il nostro percorso qualunque esso sia ci condurrà alla morte. Pezzo sicuramente interessante dove l'anima della vecchia scuola è molto ben presente, forse ancora di più che in altri episodi. Il piacere di riassaporare certe sonorità può dunque fare solamente piacere e se il risultato è questo è ancora meglio.

Al 7° Grado

Con un attacco veramente di grande effetto grazie ad una ritmica molto ben impostata, la band cerca una cura a tutto quello che un tempo veniva tollerato ma che poi è diventato una dipendenza. "Al 7° Grado" ci propone una soluzione invasiva che porterà certamente della gravi conseguenze sia fisiche che mentali. Ottima la cavalcata iniziale con le due asce che si muovono alla grande su di un tappeto creato dal drummer Roberto che si estende fino a conficcarsi nelle nostre orecchie come fosse un ago che come ultima destinazione ha il perforare il nostro cervello. Siamo dunque pronti per ricevere le nostre medicine pur sapendo benissimo che il processo sarà lungo e soprattutto doloroso. La salivazione si azzera, le fauci improvvisamente si seccano. Un dolore atroce inizia ad invadere il nostro corpo, il quale supplica ed implora una nuova dimora. Il dolore si propaga per tutto il nostro corpo in maniera lenta e dolorosa. Vengono colpite ogni singole cellule, il sistema nervoso centrale collassa, mentre la cura scorre segue attraversando i vasi sanguigni segue il proprio obbiettivo senza fermarsi. E' una soluzione sicuramente dolorosa ma necessaria per purificarsi da tutto ciò che è male e che è in qualche modo sofferenza. Non è solamente una questione "fisica" atta a curare una malattia, ma metaforicamente parlando ci viene da pensare che per trovare una soluzione da un sistema ormai corrotto e spietato, non esista realmente una cura o per lo meno, se esiste ci viene nascosta appositamente per tenerci tutti sotto controllo. Ed allora ecco che si sperimenta sulla nostra pelle alcune soluzioni di cui non si ha la certezza che esse funzionino realmente, risultando oltremodo dolorose e prive di certezze. Le sonorità in questo caso esprimo al meglio un senso di abbandono totale e soprattutto creano un disagio mentale degno di essere chiamato tale. Veniamo dunque catapultati in una sorta di limbo da cui difficilmente riusciremo ad uscirne indenni e questo è solamente il frutto di una società malata e priva di scrupoli volta a far cadere l'animo umano nell'oscurità più totale. Ottima la prova generale dei Nerocapra, ed anche se il brano è a tratti forse un po' confuso, riesce a trasmettere quel qualcosa di malsano che porta inevitabilmente a riflettere. Da segnalare è sicuramente l'ottima prova vocale di Marco Rizzi, vero mattatore di questa song grazie soprattutto ad una voce profonda ed assolutamente devastante.

Il Carnefice Pastore

Con un'impostazione a tratti black metal, l'inizio di "Il Carnefice Pastore" è talmente violento da annichilire immediatamente l'ascoltatore. Qui troviamo una guida, in questo preciso caso un pastore, che dopo aver passato la propria esistenza a guidare la propria mandria di pecore, torna in vita affamato di carne pronto a massacrare ogni essere vivente. Questo pastore non è altro che Gesù Cristo e le pecore in questione siamo noi, il suo popolo tanto devoto e riconoscente. Si trascina in mezzo al suo gregge, affamato di vendetta ed in cerca di quella riconoscenza che non gli è stata nel tempo mai data. Ha insegnato rispetto, ha professato dedizione, ma in cambio ha ricevuto solamente delusione e rinnegazione. Ora è tornato a farsi giustizia e per poter esistere e dare un senso alla sua rinascita deve placare in qualche modo la sua fame di anime e carne umana. Il riff è maligno, la voce tombale, il drumming chirurgico e spietato per farsi strada attraverso il popolo che ora, attende solamente la venuta non del salvatore, ma del loro carnefice. Con occhi iniettati di odio questa volta è pronto per spazzare via i propri seguaci gridando ed evocando la loro riconoscenza. Una riconoscenza che non gli è mai stata data ed ora è arrivato il momento di pagarne le conseguenze. In fondo siamo sempre stati una razza che non ha ben presente il termine riconoscenza. Insomma, sembra quasi che ogni cosa ci sia dovuta, ma non è così. Ed allora ecco che in un modo o nell'altro tutto ritorna a presentarci il conto. Le conseguenze possono essere lievi o spietate, ma arriveranno sempre e comunque. Siamo portati a seguire le masse e a non pensare con il nostro cervello fino a quando non ci stanchiamo, dopodiché ci dimentichiamo di tutto e di tutti e voltiamo le spalle a chi ha speso magari la propria vita ad insegnarci dei valori che puntualmente buttiamo nel cesso. Allora non stupitevi se poi la vendetta verrà a colpirci, non rimanete a bocca aperta se qualcosa non va per il verso giusto a causa di un comportamento errato. Questo in fondo è quello che ci meritiamo, questo è il prezzo da pagare per il nostro egoismo, per il nostro essere superficiali e menefreghisti. In questo caso viene espresso molto bene il concetto tramite la figura del figlio di Dio, il quale viene inizialmente adorato ed invocato, ma che poi viene pugnalato alle spalle proprio dal suo popolo. Ed è qui che la band crea questo alone di vendetta tramite un Cristo in versione zombie che torna in vita per cibarsi della carne dei suoi "figli", ma soprattutto ne viene a reclamare le loro anime provocando quella stessa sofferenza che ha dovuto in qualche modo subire sulla propria pelle. Il Carnefice Pastore è sicuramente un altro ottimo brano, molto ben strutturato e veramente efficace soprattutto grazie ad un lavoro efficacissimo quando il mid tempo lo fa da pradone. La doppia cassa è di grande effetto, e l'atmosfera generale di rivincita si manifesta in tutta la sua poderosità. Sicuramente tra i pezzi migliori del disco ed ovviamente è una song da ascoltre e riascoltare più volte.

Nerodemonio

Un soffio di vento gelido ci accompagna in questa prima fase facendo da vera e propria introduzione. Un arpeggio anch'esso freddo come il ghiaccio ci trasporta dinanzi ad un altare dove avverrà un tremendo rituale. "Nerodemonio" ci prepara al peggio e lo fa nella maniera più inquietante possibile. Dopo questa interessantissima introduzione, il brano decolla con tutta la sua prepotenza mostrandoci il nostro signore in tutta la sua spietatezza. Il tempo che scorre non è semplicemente un qualcosa di materiale o di ovvia interpretazione; è la nostra anima ridotta in minuscoli granelli si sabbia e posta in una clessidra che lentamente andrà a consumarci. Un sacrificio verrà compiuto e del sangue, tanto sangue verrà versato per onorare questo dio. Le chitarre sembrano proprio lame affilate intente a tagliare le nostre carni, a mutilarci senza pietà facendoci diventare i protagonisti di una carneficina destinata a ripetersi per l'eternità. L'ugola di Rizzi è come al solito ruvida e malsana, ed è lui ad essere il portavoce di questo signore da adorare. Molto ben adagiate sull'altare vediamo delle dita mozzate in maniera chirurgica con a fianco delle grandi e calde candele accese che ne illuminano le imperfezioni. Alla base una pozza di sangue rosso lucente riflette tutto ciò che sta al di sopra, mostrando al suo interno un sentiero pieno di insidie che dovremmo percorrere per ottenere la pietà. "Prega il tuo signore, adora il tuo signore", è forse questo il dio che tutti noi dovremmo adorare? Oppure è quel creatore che da millenni viene descritto come il creatore dei cieli e della terra che semina morte e terrore dalla notte dei tempi? Pensateci bene; insomma colui che preghiamo ogni santo giorno credendo che prima o poi sarà la nostra ancora di salvezza, è quello che permette all'uomo di autodistruggersi. Altro pezzo sicuramente di cui riflettere ottimamente ben interpretato con un drumming a tratti assurdo e devastante che genera un caos dal quale è difficile uscirne indenni. La voce in questo caso è meno profonda del solito, ma è più graffiante e sgraziata nel raccontarci una storia che lascia molti punti interrogativi e che invita ancora una volta a riflettere su argomenti decisamente spinosi di non facile comprensione.

Dalle Viscere

Arriviamo dunque all'ultimo episodio presente in questo disco, ed andiamo a parlare di "Dalle Viscere". La prima cosa che balza all'occhio è la durata dello stesso, ovvero ben sei minuti abbondanti di infuocato death/thrash che si presenta fin da subito come meno esasperata nei suoni ma più sofisticata e ragionata. Il riff è si potente ma molto ben assestato e bilanciato, così come lo sono batteria e voce, ovvero marziali e potenti ma sempre mantenendo quell'attitudine controllata. I sentimenti che proviamo nel corso della nostra vita sono sicuramente moltissimi. Uno di questi è l'odio, ovvero quel tipo di ostilità che proviamo per qualcuno o qualcosa fino a pensare di fare del male. L'odio è scaturito dalla rabbia primordiale ed istintiva che tutti noi abbiamo provato almeno una volta. Quando questa cala il proprio sipario, vediamo quanto male è presente in ognuno di noi. Le conseguenze non vengono recepite nel momento in cui sfoghiamo i nostri istinti, ma ci vengono messe di fronte una volta compiute e lo scenario che troviamo davanti a noi è un qualcosa di inimmaginabile. Pensate solamente alla guerra che ogni santo giorno è presente in almeno una parte del pianeta. Colpi di arma da fuoco si stagliano nell'aria ed un frastuono ne annuncia la morte. L'unico modo per difendersi è ancora la guerra ed è li che si scatena una reazione a catena che non avrà mai una reale fine, generando così altro odio ed altre morti. La band non spinge mai veramente sull'acceleratore, ma è talmente efficace nel suo incedere che risulta veramente difficile distogliere l'attenzione sul brano, così come è quasi impossibile non provare un senso di tensione che va solamente ad aumentare ad ogni passaggio. Gli ultimi due minuti e mezzo sono malatissimi grazie ad un "drone" sound lentissimo dove possiamo udire delle urla di disperazione vera a causa di sovrumana sofferenza. Il male che c'è in noi viene fuori alle volte quasi all'improvviso, a volte lo si riesce a tenere a bada ma sarà sempre li in attesa di esplodere. Quando lo farà, perché lo farà, quello che l'essere umano è in grado di compiere è quasi impensabile, e nonostante le esperienze acquisite nel corso di milioni di anni probabilmente non ha ancora imparato a dominare il proprio istinto omicida. Forse anche questo processo è in qualche modo naturale perché fa parte appunto della nostra natura. Quindi è lecito aspettarsi di tutto soprattutto quando si vuole raggiungere il potere. Una cattiveria che è destinata a porre fine all'esistenza di chiunque, e prima o poi lo sterminio è inevitabile. Dalle Viscere è più che una degna conclusione, è un qualcosa di dannatamente esasperato e malato che in qualche maniera risveglia la bestia che risiede dentro il nostro essere. A tratti lo fa facendola aprire un solo occhio, ma se dovesse aprirli entrambi allora sarà la fine.

Conclusioni

Siamo arrivati così alla fine della nostra analisi di Decomposizione; un album che segue qualitativamente quanto fatto di buono nel suo predecessore Mefisto Manna alzandone forse il tiro con ingredienti ancora più succulenti e saporiti. Il disco è piacevolissimo ed è dotato di ottimi brani che si fanno ascoltare tutti in un fiato senza alcun tipo di problema. Non ho trovato un solo pezzo che sia qualitativamente meno ispirato di altri e questo è un grande pregio in una set list di undici brani. Certo, qualcuno è migliore di altri, ma nel complesso sono tutti ottimi esponenti di death/black/thrash che godono di una grande propensione per intrattenere a dovere anche i palati più esigenti. La cosa che ho apprezzato maggiormente sta nel fatto che si sente una genuinità di fondo incredibile. Si percepisce la voglia di divertirsi facendo musica, si sente quella voglia di suonare per il gusto di farlo con una spensieratezza che tantitssimi altri non hanno o hanno perso strada facendo. La prova del nostro trio è assolutamente di grande livello grazie ad un' ottima preparazione individuale messa a disposizione del gruppo. Le chitarre per esempio a volte sono delle armi affilatissime che, come un bisturi, tagliano il nostro cervello come fosse burro, oppure il drumming è secco e sa destreggiarsi alla grandissima sia quando il brano deve essere lento ma devastante sia quando c'è bisogno di quella spinta forsennata che fa detonare il sound stesso. Ottima anche la voce del singer, la quale riesce ad essere profonda nei momenti più cupi e violenti e più votata allo screaming quando deve essere maligna ed aggressiva. La scelta di cantare praticamente sempre in italiano non è certo un punto a loro sfavore, anzi, si presta benissimo per la proposta dei Nostri e ne risalta la struttura stessa. Ottimi comunque anche i le due song in inglese che risultano essere una piacevole variante senza far perdere il filo conduttore che accomuna tutto questo lavoro. La mancanza di un basso non si fa minimamente sentire e quindi non va ad inficiare sul risultato finale, anzi, a volte ci si dimentica proprio che manchi uno strumento che è comunque fondamentale per completare la sezione ritmica. C'è anche una cosa che voglio dire prima di concludere: in casa nostra abbiamo moltissime band di grande valore, ma questo non vale solamente per il nostro paese ovviamente. Ma consideriamo per un solo istante le nostre realtà. Alcune di esse hanno trovato fortuna anche oltreoceano ed è sicuramente una cosa di cui andare fieri. Il problema è che all'estero se chiediamo di nominarci delle band italiane, vengono sempre e solo fuori quei tre o quattro nomi. Questa è una cosa che fa veramente rabbrividire perché anche nel passato ci sono e ci sono state delle formazioni che hanno fatto la storia della nostra musica ma che per un motivo o per l'altro non vengono ricordate o riconosciute. Io personalmente metterei i Nerocapra tra le band di culto di casa nostra e spero vivamente che un giorno qualcuno li nomini tra le proprie influenze perché la genuinità di un gruppo va premiata soprattutto se fa uscire lavori di questo calibro. Chapeau.

1) Nella Casa Della Carne
2) Dannata Meretrice
3) Mors Tua Mors Mea
4) Carogna
5) Stifling Scream
6) Visione D'Inferno
7) Decomposizione Precoce
8) Al 7° Grado
9) Il Carnefice Pastore
10) Nerodemonio
11) Dalle Viscere
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