NEGLECTED FIELDS

Synthinity

1998 - Eldethorn Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
20/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione

Cari appassionati, ogni volta in cui, sapientemente, il tempo incontra la propria placida attesa, ovvero tra una storia e l'altra, lo stesso, semmai esista, difficilmente risulta in grado di placare l'esigenza volta a scoprire ciò che rende il posto che occupiamo così colmo di magnificenza. L'appena menzionata ricerca, seppur in questo caso risieda nella scelta originaria, continua, la propria disinvolta dinamica, attraverso la splendida uscita discografica che andremo ad analizzare, quest'ultima capace di produrre ascendenti sviluppi emotivi di rara bellezza, infatti, dopo l'espressività tanto apprezzata nel singolo Breathe (Respiro), i nostri prodi cavalieri baltici sono pronti a chiudere il cerchio in parte tratteggiato dal singolo appena citato e dal demo San(m)sara (Dottrina inerente al ciclo di vita, morte e rinascita). Ci troviamo nel 1998 e l'Unione Europea apre le trattative di adesione con la prima ondata di paesi candidati fra i quali la Lettonia, la terra dei nostri protagonisti, e mentre la nazione attende risposte a braccetto con la storia, le spade medievali Ridzinieke della band capitolina, incrociate verso il cielo, sono pronte ad affrontare il mondo, poiché il frutto dell'unione tra Madre musica e Padre metallo, dopo le promettenti digressioni, ancora una volta risulta in grado di vestire la propria forma utilizzando preziosi ricami. Nel frattempo, considerando il ciclo continuo espresso dalla nostra ben più che amata musica, nella terra delle opportunità le colonne portanti del technical death metal, ovvero i Death...l'infinito a contatto col cuore, rilasciano "The Sound Of Perseverance", questo, molto probabilmente per espresso volere dello stesso immenso fondatore, integrato anche da particolarità heavy e progressive. Il particolare insieme di colori, sfumature comprese, componenti l'arcobaleno musicale ed emotivo del capolavoro in questione, esprime tutta la genialità di una persona sempre colma di costruttivi intrecci filosofico-musicali, quest'ultimi evidenti nel visibile, nonché magico filo conduttore tra i capitoli discografici dell'Uomo newyorkese. Difatti il soggetto di Chuck, dopo aver inquadrato la morte in senso stretto con "Scream Bloody Gore", la malattia fisica e spirituale con "Leprosy" e "Spiritual Healing", la conseguente rigenerazione fisica e psicologica con "Human" e "Individual Thought Patterns", con "Symbolic" e "The Sound..." cresce, matura e scopre piacevoli metodiche volte a plasmare il proprio futuro. Anche nella terra confinante con l'appena menzionata vastità a stelle e strisce, ovvero quella nazione già protagonista di importantissime testimonianze come il Canada, i Gorguts invadono ogni personale struttura emotiva attraverso i dettami proposti da "Obscura", dacché le cervellotiche partiture technical death ideate dalla mente di Luc Lemay, in virtù delle continue sessioni differenti tra loro, riescono nell'intento capace di smontare e rimontare ogni nostra certezza. Ancora comodamente intrappolati nella persistente risonanza dell'essere e guidati da quest'ultima a migliaia di chilometri da essa, ovvero nella terra scandinava occupata in egual maniera dalla Svezia, veniamo accolti da altrettante crescite non solo musicali, giacché la band di Åkerfeldt, gli Opeth, con "My Arms, Your Hearse", oltre ad aggiungere al tipico, nonché tecnico sound prog death fantastiche parentesi rock di stampo progressivo e blues, sopra atmosfere doom regala un grandioso concept basato sulla storia di un'anima, non ancora trapassata, intenta a vagare ancora sulla terra accanto alla propria amata. Sempre nella medesima landa avvolta da vaste foreste boreali e rilievi glaciali, Dan Swanö, già incrociato in realtà come i Bloodbath, Katatonia, Edge Of Sanity e produttore, tra gli altri, della band connazionale succitata nel corso dei primi tre album, sviluppa un incantevole mix tra rivisitazioni prog assolutamente anni 70' ed una timbrica growl decisamente devastante, al fine di mostrarci un lato della propria personalità artistica ancora nascosto, perché il buon vecchio death, genere in cui il nostro protagonista ha vissuto per anni, all'interno del prodotto in questione viene incorporato da altrettanti preziosismi tanto da consegnarci una versione mai vista del natio della contea di Östergötland. Completamente circondati da seducenti risvolti, rientrati alla foce del fiume Daugava, le splendide funzionalità espresse dai nostri vengono immagazzinate all'interno di Synthinity, componimento ben al di sopra della media e caratterizzato da dinamiche spettacolari molto vicine a gruppi, probabilmente molto apprezzati dai componenti stessi, come Cynic e Death. Le argomentazioni presenti, di natura tanto basilare quanto complessa e risultanti il frutto dell'unione celebrale dei nostri, raccontano la personale percezione della magia cosmica e successivamente, grazie all'imponente luce "indottrinante" di saggi pensamenti e attraverso la personificazione di Destruction, la difficoltosa ricerca della consapevolezza ad opera dell'umanità. Da evidenziare, inoltre, la presenza della bellissima Rasa, alias Sandra, la quale attraverso la propria incantevole voce, quest'ultima riconducibile ad operistici stilemi, aggiunge accenti di rara bellezza ad un pacchetto da definirsi speciale, poiché le conclamate intelaiature tech death,qui, incontrano passaggi progressive, fusion e jazz. Anche la copertina è oggetto di piacevoli disamine, infatti partendo dall'indefinibile carattere adottato per il nome e posto al centro...in alto, al contrario del proprio significato, ovvero "Campi Trascurati", risulta, in virtù dell'apporto di Anete Spure, un pensiero assai lungimirante come il soggetto principale scelto per l'occasione, difatti, in primo piano e sopra sfumature prevalentemente di color arancione e presumibilmente componenti una figurazione floreale, potremo godere della leggerezza di una farfalla. Le tonalità arancioni e gialle adoperate per definirne l'importanza, spiegano, proprio come le proprie eleganti ali, l'attimo in cui dolcemente si libra in volo per regalare emozionanti figure artistiche, quest'ultime paritetiche con l'elaborato musicale contenuto nel lavoro. L'estasiante evoluzione eterea dell'elegante lepidottero, intero sviluppo riflessivo di Andrey Tihomirov, viene registrata non solo nella memoria del tempo, tant'è che nella fiabesca regione della Lapponia e più precisamente a Kemi in Finlandia presso i Tico-Tico Studio, Ahti Kortelainen e la stessa volontà dei Neglected Fields, attraverso il classico apporto del nastro magnetico ed il successivo miglioramento tradotto dal disco ottico, viene consegnato ai fortunati fruitori di note un esempio fondamentale di ciò che la natura, spontaneamente, può offrire.

Sphere's Rhapsody

Le maestose dinamiche concernenti la prima argomentazione summenzionata, ovvero la sontuosità dell'universo, vengono tradotte magistralmente in musica attraverso il componimento che apre il primo capitolo completo del combo lettone, poiché l'ordinato movimento dettato dalle pelli di K?rlis, quest'ultimo di certo il frutto di un personale disegno spaziale accompagnato da un leggero tocco sintetizzato, risulta in grado di creare immagini riconducibili al battito cardiaco interplanetario. Decisamente piccoli di fronte alla magia della creazione e doverosamente avvolti dall'intrinseco mistero, riusciamo a percepirne la costituzione, dacché le chitarre del fantasioso duo Destruction Rigmant, grazie a partiture ancora sapientemente ingabbiate, evidenziano con lapalissiana memoria le splendide forme illuminate dallo stupore e quando le stesse, in un solo attimo e con straordinaria potenza, liberano la propria essenza per presentarsi, le strutture technical death adottate per definirne l'importanza cominciano a divulgare la Sphere's Rhapsody (Rapsodia Della Sfera). Ovviamente la spirale emotiva che ne consegue non può che lasciare esterrefatti e lo sviluppo successivo riesce a confermare siffatte sensazioni, infatti, ancora immersi all'interno di variazioni preziose, il primo gesto solitario espresso dal genio di Rigmant per specificare la grandezza di tale episodio, quest'ultimo molto probabilmente nato spontaneamente e ricco di evoluzioni melodiche, incontra la profondità della nostra anima. L'appena menzionata soluzione artistica, in virtù di tecnicismi galattici, risulta eguale ad un logico modus vivendi e seppur affondi le proprie radici all'interno di una valente superficie melodica, l'impatto evidenzia la propria matrice devastante descrivendo perfettamente momenti al di là della normale concezione umana. A questo punto, metodicamente preparati al ciclo vitale del "tutto" e adagiati sopra forme musicali ideate per tenere sulle corde il coscienzioso fruitore di note, veniamo a contatto con la tenebrosa timbrica del distruttore la quale, come provenisse da articolazioni ancora sconosciute, definisce la terra in cui viviamo come il ragionevole risultato scaturito da perfette sequenze musicali, queste componenti, attraverso sinfoniche esplosioni, la "suite del creato". Ormai completamente circondati dalle capacità della band ed incantati dalla seguente evoluzione, questa rigorosamente tech death e decisamente più veloce, incontriamo nuovamente i pensamenti del combo ben divulgati dall'ugola del capitano astrale il quale, citando le strutture settenarie della meravigliosa poesia italiana, ovvero i versi più importanti nei quali l'accento principale si trova sulla sesta sillaba, sottolineando la vastità del macrocosmo esalta, durante il piacevole ascolto suggerito dalla melodia palesata dall'architettura posta in essere dal caos, le splendide forme che lo costituiscono. Il frammento armonico, esclusivamente strumentale, che segue le graditissime intelaiature appena citate, oltre a rendere ancor più chiaro il superbo lavoro dei due menestrelli aiuta a percepire il meticoloso, nonché incantevole lavoro del gigantesco Serhio, giacché il risultato è in grado di rivestire l'arduo compito volto al controllo delle nostre intimità. Tornati sulle scie interstellari, queste scelte per poggiare con diligenza la lirica, entra in gioco il secondo approfondimento introdotto in apertura e ormai in estasi per il capolavoro astrale, ad onor del vero ancora in corso d'opera, la comparsa dell'uomo incrocia le proprie ovvie conclusioni in quanto magnificenza d'estrazione enigmatica. Così, al cospetto di un insieme di profondi misteri, l'opera mostra il proprio seducente profilo attraverso una seconda digressione partorita, questa volta, dall'acuta mente di Kustovs e quest'ultima, introdotta dalle suggestive tastiere di Herman, in virtù di veloci esecuzioni simili a vortici emotivi riesce ad accendere l'inevitabile approfondimento. Quando tutto sembrerebbe volgere al termine, tramite schemi già conosciuti, preparati alle inevitabili conseguenze ed in simbiosi con le prime rivelazioni modulate dal distruttore tutto cessa inaspettatamente...ad eccezione del portentoso frastuono imposto dal silenzio universale.

Calm, Precious, Mad

I temi trattati nell'impresa in questione, come già anticipato facenti parte di una sorta di lungo viaggio all'interno della magnificenza interplanetaria e verso la consapevolezza, rendono ancor più fondamentale l'importanza del qui presente prodotto, perché, ultimata la lettura, saremo in grado di percepire la realtà così come andrebbe vissuta. Attraverso l'appena citata illuminazione mentale, in questo secondo episodio, l'inconfutabile ammirazione riscontrata analizzando i misteri del creato continua attraverso l'ugola del portavoce, tuttavia, evidenziando una delle principali carenze, ovvero la particolare volubilità d'animo, appannaggio di colui il quale si trova immerso nel cammino in assoluto più difficile. Preparati alla complessa disamina, due flebili tocchi color rame accolgono la nostra presenza e quest'ultimi, completati da variazioni tecnicamente differenti fra loro, ossia un tripudio di schemi oltremodo ragionati e scrupolosamente collegati come fossero un'introduzione, riescono a trasportarci all'interno della geniale composizione. Quando le intricate virtù del duo Destruction-Rigmant incontrano le paritetiche capacità, nel costruire percorsi spirituali complessi, di Serhio e K?rlis, la poetica sviluppata dai musicisti prende il sopravvento e sempre per mezzo dell'iper spaziale voce servita dal distruttore, dopo aver sottolineato la succitata mutevolezza, soprattutto spirituale, ne completa il profilo arricchendolo attraverso un importantissimo componente qualitativo, ossia la capacità nel recuperare il proprio equilibrio, da sempre evidente nella propria estrazione. I dettami fruibili all'interno di un dedalo così ben strutturato, ovviamente, raggiungono mondi lontani come la parentesi, simile a un ritornello, inserita con dovizia tra i due filosofici pensieri, poiché, il passaggio segnatamente melodico incastonato nel suddetto, oltre a rendere più leggera l'assimilazione dei concetti volutamente studiati dalle intelligenze lettoni, ovvero l'instabile e molto spesso insanguinato percorso dell'umanità, in virtù di distensive armonie di stampo fusion prog riesce a creare le giuste contrapposizioni necessarie al corretto sviluppo emotivo di un simile elaborato. Catapultati nuovamente sopra i cerebrali avanzamenti musicali e ad onor del vero, nonostante lo spessore del tema trattato, volutamente sottomessi dalla bellezza diffusa dalle linee prodotte dai fantastici musicisti, veniamo ancora una volta accolti fra le braccia sentenziose del portavoce, dacché, senza indugiare inutilmente, vuol mettere in risalto un'altra paradossale e senza dubbio perversa predisposizione malcelata nell'esistenza, questa volta a cancellare, attraverso le proprie "gesta", risultati significativi per poi adoperarsi successivamente in falsi processi purificatori. A questo punto, dopo aver riproposto nel ritornello l'irrazionalità dell'essere umano, il DNA del magico pacchetto traduce, per mezzo di due momenti musicali distinti eretti da Rigmant, la purezza dei propri compositori, giacché la narrazione degli eventi si rende protagonista dell'intrinseca struttura degli stessi, infatti il primo, costruito come un ponte colmo di passaggi morbidi e di stampo fusion, per mezzo della stessa sezione introspettiva sembra descrivere le immense possibilità dell'individuo, al contrario il secondo, indubbiamente paragonabile ad una solitaria risposta emotiva, utilizzando registri infuriati technical death esplode tutta la rabbia attribuibile all'anima talvolta autodistruttiva evidenziata dallo stesso. Lasciato il duplice movimento, una nuova parentesi veste la propria forma come un arguta metodica spazio temporale, difatti, sottolineata dai preziosismi di K?rlis e Serhio, si adopera per condurci al cospetto del secondo assolo posto in essere dalla maestria di Kustovs e questo, di efficacia tecnicamente progressiva, dopo aver definitivamente delineato le carenze della suggestiva razza presa in esame, come nel precedente atto ripropone le originarie tematiche certi che quest'ultima non sarà mai Calm (Calma), considerata la propria natura, tuttavia di sicuro Precious and Mad (Preziosa e Folle). Grazie al consequenziale insieme interrogativo posto in essere dalla padronanza filosofico musicale dei nostri, reso nuovamente fruibile il morbido passaggio equiparabile ad un ritornello, il componimento congeda la propria forma in attesa delle successive rivelazioni.

Eschatological

Interamente sopraffatti dalla spiritualità così evidente nei percorsi cerebrali del combo lettone e stregati dalle tessiture scelte per completarne le vestigia, il nuovo episodio continua descrivendo le prime riflessioni costruttive ad opera del genere umano verso l'intima "liberazione", quest'ultime risultanti il segnale di un coscienzioso risveglio e riguardanti la dottrina "escatologica" ed il movimento "gnostico". Gli elementi oltremodo mistici appena ricevuti, fondamentali all'interno della storia e per certi versi imprescindibili per ogni individuo, ci preparano ad un introduzione musicale di caratura assoluta, poiché le introspettive tessiture particolarmente fusion jazz ideate dalle pregiate pelli di Karlis, dalle penetranti pizzicate imposte dall'asse Destruction-Rigmant e dal meritato protagonismo offerto dalla tecnica di Serhio, sono in grado di rendere fruibile l'intero percorso. Immediatamente, terminata l'illuminante parentesi, veniamo schiacciati da una sequenza tech death paragonabile al probante cammino intrapreso dai nostri protagonisti e sopra tale spinta, in virtù della focalizzata timbrica del distruttore, viene attesa, dacché parte integrante del discorso, la discesa degli "eoni", ovvero gli Dei Ipercosmici emanati dal Dio primo nel movimento esoterico, filosofico e religioso dello "gnosticismo", cioè il pensiero secondo il quale la "salvezza" dell'anima ed il raggiungimento della "verità" si guadagni attraverso una conoscenza illuminata dell'uomo, del mondo e dell'universo. Il discorso, equiparabile ad un primo passo, accresce il proprio valore attraverso il seguente messaggio facilmente assimilabile alle argomentazioni trattate e per mezzo delle suadenti onde di plasma emesse dalla grazia di Sandra, quest'ultime simili ad un canto coscienzioso, sempre sul medesimo terreno tecnicamente riprodotto viene "conquistato" un primo stadio evolutivo, ovvero l'esistenza di un ciclo continuo della nostra vita e più precisamente della nostra anima, perché si possa giungere al momento in cui non sarà più necessario "vivere" per elevare la propria spiritualità verso l'Illuminazione. Così il distruttore, a seguito del previo messaggio, può indottrinare ancor più le nostre attente memorie, giacché il percorso dei protagonisti all'interno del sistema universo, questo sempre in fase di sviluppo, può così cominciare il proprio corso verso la fonte del "sapere". A questo punto, ossia al cospetto del raggiante flusso vitale, la portata di gran valore espressa da Kustovs disegna, attraverso la magia delle proprie veloci note, la duplice valenza del messaggio, difatti se l'appena menzionato ottenimento risulta equivalente all'imbocco verso la giusta direzione, in un secondo momento, le furenti e talvolta scattose dinamiche proposte ne delineano il complicato prosieguo. La presumibile similitudine ad un particolare ritornello che segue la validissima versione dell'introspezione umana posta in essere dal grandioso chitarrista, questa risultante l'unione di elevate ritmiche inventate dall'appena citato e dall'abilità nel controllo di K?rlis, Serhio e Rigmant, introduce la seconda argomentazione summenzionata, ovvero l'"escatologia", cioè lo studio volto ad indagare il destino ultimo del singolo individuo, dell'intero genere umano e dell'universo, quest'ultima, ad onor del vero, somigliante per concezione al primo elemento. Difatti, oltre alla ricerca descritta e dopo aver sottolineato le notevoli quantità di lacrime versate all'interno del faticoso processo di crescita universale dall'umanità, vengono fatte proprie anche le altrettante ed imprescindibili credenze dell'appena menzionata erudizione, perché tutto dovrebbe risultare Eschatological (Escatologico) in quanto pertinente alla sorte di ogni singola cosa esistente. Giunti al punto del non ritorno e quindi in piena rivoluzione trascendentale, seguitamente ad un magnifico stacco imposto dal combo lettone, gli originari dettami si impossessano ancora una volta della scena e dopo aver percepito l'inizio dell'inevitabile ricongiungimento astrale ad opera dei concentrati primi attori, assorti grazie alla presenza dell'ennesima porta fusion jazz materializzatasi per mano dei soffici registri imposti da Rigmant, la riproposizione del probabile ritornello anticipa un fantastico inserimento dell'illuminato Serhio, il quale, accompagnato da una chiusura regalmente concepita, rimanda al prossimo episodio la nostra sete di conoscenza.

Ephemeral

Il componimento che a questo punto accoglie le nostre emozioni, queste ormai completamente immerse nelle profonde argomentazioni trattate considerando noi stessi, ovviamente, egualmente protagonisti, concentra la propria forma in virtù di sezioni leggermente più lineari, infatti, dopo una sorta di introduzione sempre fondata su credenze technical death, le vie spaziali adottate per accogliere l'importanza del portavoce, quest'ultime piacevolmente morbide per estrazione, vestono il circostante scenario continuando l'introspettivo viaggio ricostituente ad opera dell'essere umano. Così il distruttore, sopra questa metodica contemplativa, confermando la perfetta forma del pianeta in cui viviamo ne sottolinea l'indiscussa importanza per il proprio "ospite" e come una scia luminosa nell'abisso universale, la sistematica voce di Sandra si presenta nuovamente per integrare la consequenziale liaison con la stella madre, ovvero il sole. Tuttavia, sempre poggiata sui dettami melodiosi incontrati in apertura, il ritrovato portavoce ci coinvolge, ancora una volta, all'interno delle negatività presenti nel nostro primo attore, poiché soltanto eliminando questi deleteri aspetti malcelati nel suddetto risulterà possibile arrivare all'Illuminazione e per rendere, purtroppo, eterno tale concetto, la presenza dell'usignolo Rasa ne completa il significato. E' così che il disegno interiore riflette la propria espressione e senza abbandonare il percorso musicale eretto sin dal principio, attraverso sentimenti d'estrema saggezza, la siderale timbrica del dstruttore, questa tornata in prima linea, evidenzia la percezione disfattista patita dalla terra, dacché assolutamente "viva" e in grado d'assimilare le negatività manifestate dal proprio "abitante". A questo punto compare ciò che potremmo definire come l'anticamera di un ritornello e sopra ritmiche diverse ma egualmente facenti parte del genere in questione, il poema, tornando sui concetti basilari espressi all'interno del precedente componimento, riporta in primo piano la fondamentale importanza posta in essere dalla "conoscenza" nei confronti di ogni cosa che ci circonda, per poi venire definitivamente accolti dal supposto ritornello. Quest'ultimo, composto da intelaiature progressivamente riprodotte da una sublime sequenza creata dal duo K?rlis-Serhio, risulta in grado di ricordarci come la presenza umana, nonostante sia continuativa nel tempo e certamente fondamentale, al cospetto del "tutto" risulti Ephemeral (Effimera). Esterrefatti da cotanta cognizione di causa, veniamo accolti da una porta spazio temporale tradotta da un imperioso stacco e dopo aver nuovamente incontrato i fraseggi tech death conosciuti precedentemente, la lirica, aiutata da Sandra, sopra di essi ne completa il significato avvisando l'intera razza, giacché, il genere umano, solo attraverso un recuperato e mai più abbandonato equilibrio renderà innocente il proprio orgoglio. Sulla base di quest'ultima certificazione viene costruito un passaggio veramente notevole, ovvero un botta e risposta tra le magnifiche sei corde dei nostri modelli, questo molto simile ad un dialogo fra coscienza e mente ad opera dell'essere umano. Edificato con metodiche progressivamente esposte conduce direttamente al primo momento solitario voluto da Rigmant, cioè un istante pregno di splendide note espresse dal proprio talento le quali, dipingendo la speranza intorno a noi, portano direttamente al successivo angolo realizzato dall'altrettanta dote di Kustovs, poiché, riprendendo la scia melodica del compagno, attraverso la paritetica propensione pone la propria firma sul disegno accuratamente ideato dal duo. Una volta ripresi gli imprescindibili dogmi cosi ben evidenziati nel segmento riconducibile al ritornello, una nuova scarica innalzata dall'imponenza posta in essere da Rigmant chiude con ritrovate certezze l'episodio qui presente, perché ciò che andremo a far nostro in seguito si vestirà di altrettante irrinunciabili funzionalità.

Samsara

Dopo aver abbracciato forme spirituali in grado di rendere percettibile il percorso verso il definito distacco tra anima e corpo, senza nascondere le palesi difficoltà, all'interno della traccia qui presente potremo completare l'estenuante ricerca facendo proprio un concetto insito nelle religioni indiane quali il Buddhismo, il Brahmanesimo, il Glainismo e l'Induismo. Le fedi appena citate, differenti nel proprio sviluppo da quelle precedentemente analizzate, possono essere dipinte da una forma espressiva di egual natura e nonostante i significativi messaggi divulgati dal movimento "gnostico" e dalla dottrina "escatologica", questi da considerarsi comunque fondamentali, lungo questo cammino il profondo insegnamento orientale definirà, con estrema efficacia, metodologie trascendentali d'assoluto valore. Per rendere più accessibile il pensiero appena esposto basterebbe riprendere i contenuti già incrociati nel componimento Eschatological (Escatologico), poiché l'intimo studio dell'uomo, del mondo e dell'universo o per meglio dire la "conoscenza illuminata" di questi tre elementi, spesso accantonata dall'essere umano, presenta nella propria ossatura elementi simili rispetto a ciò che andremo a far nostro. Difatti lo studio indicato col termine sanscrito Samsara (Dottrina inerente il ciclo di vita, morte e rinascita), espande la propria forma a causa dell'"ignoranza" palesata da quest'ultimo nel cogliere il reale significato della vita terrena e di quella ultraterrena. Siffatta incapacità spinge il nostro protagonista ad agire trattenuto, per l'appunto, nel "Sams?ra", ovvero l'insieme di costrizioni, psicologiche e fisiche, dentro le quali, esso, risulta ingabbiato. La splendida forma technical death che ci accoglie sin dai primi battiti incontra immediatamente i consensi dei fortunati fruitori di note, poiché i serrati passaggi mostrati, come nulla fosse, dalle preparate pelli del grande K?rlis, queste ben amalgamate con le sublimi tecniche del trio Kustovs-Rigmant-Serhio, risultano in grado di riportare alla memoria il valente compito dello scultore, ovvero creare modelli infiniti nel tempo. Poggiata sulle dinamiche appena citate, la voce del distruttore presenta la propria voglia pregna di indottrinamento, infatti racconta nuovamente come l'essere umano risulti, da sempre, un'entità composta da due elementi comunque imprescindibili quali l'anima ed il proprio involucro e se il primo cancella la propria memoria ogni volta che si ripresenta ad una nuova nascita fino al raggiungimento della tanto conclamata "Illuminazione", il secondo, ogni volta diverso e a se stante, si consuma per poi essere "gettato". Il passaggio successivo, quest'ultimo ricamato da intervallati arpeggi progressivamente riprodotti, ultima le antecedenti rivelazioni portando alla luce, sempre con l'ormai nota timbrica del nostro amato portavoce, la notevole quantità di trasmigrazioni necessarie al nostro protagonista prima che pervenga la serenità. Assimilati i dogmi impartiti dalle lezioni del combo lettone, con scontata soddisfazione, compare il primo emozionante sviluppo emotivo delle sei corde e qui Kustovs, attraverso meraviglie spirituali d'antica memoria, irradia con la propria tecnica l'animo degli ascoltatori fungendo da parentesi prima del seguente insegnamento. Quest'ultimo, completando la propria forma sempre sulle piacevoli intelaiature tech death iniziali, aiuta a comprendere come il ciclo summenzionato, ovviamente colmo di tentativi, chiuderà inevitabilmente il proprio moto facendo si che ogni singolo individuo possa trovare l'equilibrio necessario alla propria intima elevazione. Prima di porre fine al maestoso intrattenimento attraverso una leggerissima riproposizione della lirica, una nuova scarica sentimentale viene emanata, questa volta, da Rigmant il quale, grazie alla magia evocativa eretta dalle linee musicali dei colleghi, in virtù delle proprie capacità squisitamente al servizio della musica riesce a farci toccare con mano il passaggio tanto ambito forti di una nuova energia interiore, quest'ultima assai utile per far capire, definitivamente, quale sia il nostro reale scopo sulla terra, ovvero la suprema "conoscenza".

Synthinity

Gli insegnamenti impartiti lungo questa fondamentale avventura dagli arguti pensamenti lettoni, ad onor del vero irrinunciabili al fine di una condotta lungimirante, estendono nella traccia che da il nome all'intero pacchetto il proprio imponente valore, poiché, dopo aver portato alla luce altri aspetti negativi celati nel DNA del nostro protagonista, viene tradotta in parole la massima difficoltà incontrata lungo la faticosa evoluzione finale. L'appena citata operazione trova il meritato riposo placando il nemico numero Uno, la "Mente", ovvero l'insieme delle funzioni superiori del cervello in grado di rendere l'essere umano schiavo di un qualcosa, dacché, quest'ultimo, incapace d'estrarre i reali valori posti in essere dall'esistenza a causa dell'esponenziale, e tuttavia irrazionale, utilizzo della stessa. Fungendo da ponte tra anima e corpo, molto probabilmente, si rende protagonista di visioni arbitrarie della vita e quasi certamente, per le tante nozioni manipolate e seguentemente immagazzinate, induce verso un percorso costellato dalle innumerevoli inutilità poste in essere da tale sottomissione. Tale indottrinamento ci prepara alla sequenza quasi etera divulgata dai lettoni, giacché la partitura creata dalle sembianze liberatorie e accompagnata dalla perspicacia di Serhio, nonostante il massimo ostacolo, moltiplica il potere seduttivo del frangente riflettendo, inoltre, il livello spirituale raggiunto. Le ombre sembrerebbero sparire in lontananza, tuttavia, il ricongiungimento con la propria vena technical death, riporta la nostra attenzione al cospetto delle appena citate difficoltà, tanto da rendere il tappeto sonoro complicato al primo ascolto in virtù delle intricate dinamiche del folgorante Karlis, delle magnifiche costruzioni articolate del duo Kustovs-Rigmant e del regolatore dell'anima Serhio. Poggiata su queste infinite intelaiature l'intima valenza del portavoce si presenta attraverso la consueta capacità impositiva e dopo aver sottolineato ancora una volta il blocco posto in essere dalla mente nei confronti del genere umano, ricorda come l'ignoranza possa fortificarlo e nel contempo, ne incoraggia il superamento. Sempre su metodiche "illuminate" eppure, in questo caso, più lineari, viene reso nuovamente noto il lungo ciclo vitale volto al conseguimento finale e successivamente, in ciò che potremmo definire ritornello, le parole di Sandra adottate per completare il significativo messaggio in compagnia del distruttore, evidenziando le già accertate negatività insite nell'essere umano, queste consequenziali alla già citata barriera imposta dalla psiche, fanno si che nel termine Synthinity possa racchiudersi il sordido, nonché diabolico gioco attuato dal quest'ultima. Il passaggio musicale seguente, eretto come un ponte verso la definitiva rigenerazione e di natura progressivamente death, presenta la summenzionata via d'uscita dal profondo letargo, difatti, come già detto nel precedente episodio, attraverso l'utilizzo del semplice racconto parlato viene esplicitamente consigliata la ricerca di un profondo cammino incorporeo, cammino piacevolmente lontano dal decadimento dentro il quale annega la mente e descritto da un quasi infinito esercizio interiore, quest'ultimo da ricercarsi nell'avvolgente, nonché caldo bagliore d'oriente. A questo punto, per spingerci nel contesto descritto splendidamente dai nostri, la condotta creata dalla tecnica sopraffina di Kustovs regala al mondo intero un solitario momento, questo, di natura del tutto orientale, oltre a completarsi grazie alle proprie tessiture formidabilmente eleganti, ipnotizza in virtù della ricostruzione sonora molto simile al famoso sitar. In questo modo, contornati da mistica magia, la riproposizione della struttura tech death accolta con immensa gioia sin dal principio invade, con piglio ancor più efficace, le restanti insicurezze aggrappate con forza nella testa dell'essere umano ed è a questo punto che gli insegnamenti lettoni emergono in simbiosi con la propria radiosa dote, giacché il portavoce finalmente dipinge, attraverso l'utilizzo di ricercate parole, l'attimo che ci condurrà sopra ogni cosa.

"Breath of sudden releif, inadvertent, entire...Falling like blink you're in..So the harmony rises
inside...And reigns supreme)

[Soffio improvviso di un ristagno, involontario, intero...Stai cadendo come un battito di ciglia...Quindi l'armonia sale dentro...E regna suprema]

Living structures

Se nel componimento precedente abbiamo potuto godere, nella parte conclusiva, della splendida licenzapoetica scelta per descrivere, in pochi termini, la trasformazione della nostra anima in pura "luce", qui, lungo l'intera esperienza, potremo beneficiare, in forma oltremodo esauriente, dell'intimo, nonché completo passaggio a siffatta "Illuminazione". Infatti, il poema in questione, attraverso le paritetiche metodologie iniziali incrociate in Synthinity, presenta il proprio inarrivabile splendore grazie al toccante arpeggio del menestrello lettone Kustovs il quale, coadiuvato da un tappeto creato da Rigmant, quest'ultimo il risultato di pregiati tessuti millenari dolcemente uniti dalle proprie dita sulla tastiera, riesce a materializzare l'equilibrio legato al magnifico momento. Preparati all'evoluzione metafisica, il seguente insieme, pizzicato sempre dal summenzionato axeman, ci prepara all'incontro con la ben conosciuta vena tech death dei nostri e quando questa, magistralmente condotta dall'intricato schema di K?rlis, si presenta definitivamente, l'altrettanta saggezza dei compagni completa il meraviglioso preludio. Immediatamente anche la lirica sottolinea la propria eccellenza ed è in questo momento, ovvero nell'attimo in cui il caldo trasporto distende ogni muscolo, che la mente dell'essere umano cessa la propria infernale figurazione, cosicché la coscienza, quest'ultima finalmente libera da paradossali inquisizioni, diviene protagonista del proprio viaggio astrale, ossia il primo reale "appuntamento" con l'anima. Per rendere assimilabile l'impegnativo flusso emozionale, ancora una volta, viene riproposta, come fosse una porta dimensionale, la vellutata parentesi iniziale, questa in assoluto parte integrante di un processo fondamentale per l'intera traccia ed ovviamente per l'integrale migrazione. Riabbracciato il machiavellico intreccio musicale, tanto in grado di magnetizzare il fortunato fruitore di note, continua l'inarrivabile lascito ad opera del combo lettone, dacché la meravigliosa proiezione posta in essere dal proprio spirito e fortunatamente condivisa col mondo, oltre a descrivere movimenti spontaneamente riconosciuti e risultanti il frutto di un riposo implicito, appare, senza dubbio alcuno, equivalente alla leggerezza di un volo indotto esclusivamente da impagabili correnti ascensionali. A questo punto, cioè pienamente consapevoli delle sensazioni godibili in virtù di parole e musiche cosi tanto efficaci, incontriamo un nuovo virtuosismo tecnicamente riprodotto dai nostri e quest'ultimo, simile ad un ritornello cucito attraverso incantate lavorazioni, porta in dote un messaggio, ad onor del vero, già conosciuto in Eschatological (Escatologico). Difatti, ciò di qui stiamo parlando, è direttamente ricollegabile alla radice del contenuto disponibile nella summenzionata traccia, giacché la capacità continuativa della nostra anima, allorché raggiungerà la propria massima forma espressiva, continuerà comunque a produrre fiammanti luci passionali come un insieme eterno di Living Structures (Strutture Viventi). Superata l'apparente, nonché irraggiungibile verità, il primo solitario spazio compare per rendere ancor più speciale un'occasione unica per definizione e quando le superiori dinamiche di Kustovs, queste leggere e di natura melodica, creano le necessarie fortificazioni per la restante condotta, l'attitudine fusion prog del superlativo gruppo incontra, attraverso le appena menzionate congiunzioni astrali, l'altrettanta facoltà nei vocalizzi di Sandra. Infatti il celestiale sentiero, creatosi istantaneamente grazia alla Devo?ka in questione, funge da perno affinché la storia continui, perché un'altra anima, proprio in seguito al tanto bramato raggiungimento, contemporaneamente, affacciandosi alla vita comincia la propria sofferenza terrena. Fatta nostra una dinamica tanto particolare quanto logica, considerate le illuminati nozioni, una veloce parentesi tecnicamente prodotta dalle allarmistiche note delle corde dei nostri profeti, queste simbiotiche con le intrecciate misure del battitore dei pelli, introduce il secondo attimo riflessivo custodito da Rigmant e quest'ultimo, pieno di veloci tecnicismi riprodotti con raffinato senso estetico, ci conduce nuovamente al ritornello. Terminata l'accecante parentesi, l'arpeggio posto in essere in prossimità dell'atto finale ha il compito di tradurre in musica la leggerezza dell'ultimo volo, questa volta...di sola andata verso l'infinito.

These Fires Through...

Il grande libro delle rivelazioni giunge al penultimo episodio focalizzando il processo delle coscienze contrapposte all'illuminante evoluzione lasciata nell'episodio precedente, infatti destinati al grande gioco posto in essere, nuovamente, dalla vita, un'altra anima si appresta a continuare il proprio percorso verso l'infinito. La premessa appena citata risulta oltremodo fondamentale, poiché la splendida forma comunicativa lettone irrompe immediatamente e attraverso rigogliosi filamenti dorati, questi ricavati dalle talentuose falangi del duo Kustovs-Rigmant, la bellezza di tale supporto musicale si fonde, come metallo rarissimo, alle imprescindibili ed abbondanti verità inserite nel medesimo. La descrizione di siffatta magnificenza, ovvero un technical death con sfumature prog, non risulterebbe ben strutturata se non includesse l'estremo valore incastonato dal mastro di pelli K?rlis e dal signore delle nostre intimità Serhio, dacché il primo, utilizzando registri ben protetti da tecnica e precisione, traduce in musica il talvolta interminabile cammino, mentre il secondo, in virtù delle scioccanti evoluzioni libere da preclusioni teoriche, è in grado di ricordarci come ogni soffio vitale, prima o poi, troverà la meritata pace. Il grande valore posto in essere dalla struttura musicale appena descritta incontra, attraverso poetiche assolute, la voce del distruttore la quale, prendendo spunto dalla mitologia greca e romana, ci proietta, in compagnia delle summenzionate anime in attesa della propria reincarnazione, nell'oltretomba dinnanzi al fiume Lete (fiume dell'oblio); rivo che conserva nel proprio alveo l'acqua della dimenticanza, ovvero la linfa capace di cancellare le esperienze accumulate in vita e quindi il grado di consapevolezza raggiunto. Proprio per questo motivo, le nostre protagoniste, bevendo il liquido travisante eliminano i ricordi e reincarnate cominciano un nuovo percorso partendo da capo. A differenza delle altre liriche, la presente completa quasi totalmente la propria storia tutta d'un fiato, infatti continua descrivendo le difficoltà poste in essere dall'esistenza ed i relativi passaggi involutivi, sottolineando come tutti gli aspetti negativi patiti possano costringere le coscienze a resettare una struttura fondamentale per il passo più importante. Il solitario spazio che funge da imprescindibile collante tra la sconcertante narrazione ed il proprio epilogo, utilizzando tecniche da scuola rivelatrice, grazie allo strabiliante lavoro di Kustovs, in virtù di dettami melodici tecnicamente riprodotti in death style risulta in grado di rendere più assimilabile il complesso trattato. Terminata la successione emozionale prende forma una sorta di ponte astrale e questo, magnificamente condiviso da entrambe le chitarre di Kustovs e Rigmant, grazie alle linee simili alla vastità del macrocosmo sembra dipingere il ricongiungimento alla vita appena lasciata. A questo punto, ormai aggrappati alla nuova possibilità, per concludere definitivamente l'appassionante storia relativa alle nostre anime, si ripresenta la timbrica filosofica del distruttore e quest'ultima, con magistrale tempismo, si distingue per la chiarezza delle parole utilizzate. Infatti l'anima, riconsegnata alla vita, inconsapevolmente percepisce l'involuzione subita nel girone del trapasso e le lacrime, equiparate al piombo fuso a causa delle proprie intrinseche proprietà, definiscono le volontà della "nemica" mente, poiché perennemente impegnata a tenere sepolta la "conoscenza". L'indottrinante paragrafo chiude la propria significativa parabola mediante un concetto, ovviamente, già esposto più volte e d'importanza assoluta, difatti finché la memoria della consapevolezza verrà resettata, molto probabilmente a causa dei tanti trabocchetti posti in essere da una vita, ad onor del vero, assolutamente estrema e caotica, continueremo a camminare These Fires Through... (Attraverso Questi Fuochi...), ovvero seguiteremo nel medesimo errore.

Fairy

L'appuntamento illuminante ad opera dei nostri conclude la propria storia con un esempio di classe esclusivamente strumentale, poiché le note che invadono il nostro spazio, queste riconducibili ad uno stile melodic death nella parte iniziale e decisamente prog death nella restante, possono distinguersi in tre distinti momenti e seppur il tutto non oltrepassi i due minuti, considerando il fade out (dissolvenza) lungo circa una quarantina di secondi, avrebbe potuto tranquillamente fungere da magnifico tappeto per un'altra opera. La prima parentesi creata dalle grandi capacità musicali dei saggi lettoni, attraverso le proprie distensive, nonché fantasiose dinamiche sembrerebbe trasportarci direttamente all'interno di una fiaba, ovviamente quest'ultima non riconducibile ai temi trattati, dove la tanto apprezzata farfalla gustata in copertina vola, come fosse protagonista di un cortometraggio, coadiuvata da uno scenario magistralmente costruito dalle tastiere di Hermann e dalla stessa propria vena feconda alla chitarra. Successivamente entra in gioco il magnifico contraccanto della chitarra di Kustovs e sopra il medesimo ritmo, la seconda veste menzionata in apertura propone la propria formula vincente fino alla conclusione. Alla magnificenza di tale componimento, oltre ai già citati aspetti, possiamo senza dubbio aggiungere la grandezza di Serhio, difatti, sulla splendida base di cui sopra, il vorticoso solitario spazio eretto da quest'ultimo continua il discorso musicale incontrato sin dalla prima traccia del presente gioiello e così l'affascinante Fairy (Fata), leggera come il soffio del vento, guarda un'ultima volta dietro le proprie spalle e dopo aver nuovamente mostrato la magia dei propri occhi...scompare in lontananza.

Conclusioni

Carissimi appassionati di musica e di filosofie tanto importanti quanto possa risultare per l'Uomo il proprio respiro, considerando il tema trattato in questo lavoro sembrerebbe superfluo aggiungere altro, tuttavia, avvolti da concetti cosi imprescindibili, sarà un piacere rivivere ciò che ha reso le nostre anime 21 grammi di puro bagliore cosmico. Da sempre l'essere umano ha trovato opportuno cercare risposte e considerando le molteplici argomentazioni poste in essere dall'esistenza, nonostante il valore intrinseco della presente, mai e poi mai potrebbe risultare semplice scoprire cosa si nasconde dietro il mistero della "vita". Ad onor del vero sono tante le costrizioni, religiose e non, che da tempo immemore e attraverso l'imposizione lobotomizzano letteralmente il nostro cervello al fine di renderci semplici burattini, ciò nonostante e forse celate da un progetto astrale indefinibile, anime nobili abitanti l'intero globo si adoperano, costantemente, per spezzare le catene imposte talvolta dalla propria ignoranza. Ovviamente non tutto è da vedersi sotto la luce nera della discordia, poiché esistono forme spirituali ben lontane da concetti prepotenti e seppur quest'ultime affondino le proprie radici all'interno di dottrine o religioni, come quelle prese in considerazione dai nostri amici lettoni, sicuramente possono godere di una profonda libertà di pensiero. Questa premessa ci proietta immediatamente al cospetto di ciò che ha dato l'inizio a tutto questo, ovvero Sphere's Rhapsody (Rapsodia Della Sfera), dacché l'insieme cosi tanto indottrinante proposto dai campi tutt'altro che trascurati, oltre a renderci partecipi delle metodiche per raggiungere la tanto ricercata "completezza", ha reso possibile la creazione di emozionanti pareri concernenti la terra e la vastità iperspaziale. Difatti il componimento appena citato, traducendo in musica il proprio titolo, invade spazi ancora sconosciuti con luminosità incredibili e grazie a partiture mai simili tra loro esplode tutta la propria bellezza. Attraverso le dinamiche di Calm, Precious, Mad (Calmo, Prezioso e Folle), anch'esse altrettanto geniali, viene introdotta la figura dell'essere umano con i relativi difetti e pregi, questi in grado di ribaltare, nel tempo, decisioni controproducenti, purtroppo causa dell'irritante rallentamento nel processo evolutivo appannaggio del nostro protagonista. L'importanza di tale prodotto estende la propria forma nel componimento Eschatological (Escatologico), giacché le verità facenti parte dei fondamentali principi usufruibili nel movimento "gnostico" e nella dottrina "escatologica", seppur sviluppino argomentazioni non del tutto paritetiche, le stesse nascono sotto la luce di un principio che cementifica le proprie erudizioni attraverso un comune intento e il tutto, con grande sapienza, espresso attraverso esemplari dettami musicali simbiotici con la classe dell'incantatrice Sandra. Ephemeral (Effimera), come si potrebbe evincere già dal titolo, torna sulle carenze latenti nell'uomo e in virtù dei propri ritmi relativamente più rilassati, ancora supportati dalla splendida soprano, viene evidenziata l'estrazione del nostro protagonista, perché nonostante risulti una figura fondamentale nella storia del "tutto", lo stesso, al cospetto dell'infinito per definizione, conclude le proprie gesta secondo la volontà del titolo. Per rendere ancor più significative le rivelazioni introdotte nelle precedenti opere, la grande struttura musicale di Sa?s?ra (Dottrina inerente il ciclo di vita, morte e rinascita), anch'essa differente nel proprio sviluppo ma fondata su un principio comune, abbracciando definitivamente il "sapere" orientale risulta in grado di farci capire come l'ignoranza, quest'ultima padrona nella mente di molte individualità, possa essere il reale impedimento verso l'illuminazione. L'insieme di tali ignoranze può essere racchiuso nel titolo dell'episodio successivo, ovvero Synthinity, poiché la mente, questa protagonista madre di ogni negatività, diviene, inevitabilmente, il complesso sistema contro la già difficoltosa crescita spirituale e splendidamente avvolti da dettami maestosi, dall'ugola di Sandra e da un solitario spazio creato da Kustovs, questo eseguito con capacità del tutto orientali, l'approccio al presente indottrinamento consegna ai fortunati fruitori di note una funzionale assimilazione. A seguito del complesso percorso raccontato attraverso gli episodi precedenti, Living Structures (Strutture Viventi) e le proprie incredibili partiture, basti pensare all'introspettivo arpeggio iniziale, in simbiosi con le performance dell'impeccabile Sandra libera verso l'infinito le anime pregne di consapevolezza, così a completare il grande disegno posto in essere dall'esistenza, quest'ultimo frutto di un sempiterno, nonché profondo approfondimento verso ogni cosa facente parte della vastità in cui siamo inseriti. Come detto durante lo sviluppo della precedente traccia all'illuminazione si contrappone una nuova vita terrena ed è così che in These Fires Through... (Attraverso Questi Fuochi...), completando la disamina degli aspetti componenti i due lati della stessa medaglia, grazie ad una composizione immensamente ricollegabile alle stesse strutture classiche, esaurisce la propria forma concernente un racconto al di là delle tante inutilità risiedenti nel mondo...e non solo. Attraverso la magia creata da Fairy (Fata), piccola grande gemma, i continui duetti del duo Kustovs-Rigmant, questi uniti alle altrettante capacità del signore delle pelli K?rlis e alla sublime formazione dell'immenso Serhio, oltre a rendere tangibile l'immaginifica bellezza della propria protagonista, rende fruibile il fantastico messaggio creato dal volo dell'incantevole lepidottero posto in primo piano nella copertina. Per terminare questo piacevole cammino, ad onor del vero, andrebbe sottolineato un unico aspetto negativo malcelato nel pacchetto, ovvero la certezza che dietro la produzione dello stesso, in particolar modo riferito alla chitarra del geniale Sergejs Kustovs, si possa evincere un qualcosa di strano, aspetto abbastanza inquietante considerando la location in cui è stato registrato. Senza paura d'esser smentito potremo notare un settaggio sul volume stesso della chitarra diverso dagli altri elementi durante gli assoli, quasi come se fossero stati registrati in un secondo momento e addirittura in Fairy (Fata), durante la seconda parte, il suono dell'imprescindibile axeman risulta stonato rispetto al compagno d'avventura Rigmant. Effettivamente risulta difficile non considerare quest'aspetto soprattutto per l'evidenza del medesimo, tuttavia, valutando l'intera opera in questione, viene messo in secondo piano totalmente in forma automatica.

1) Introduzione
2) Sphere's Rhapsody
3) Calm, Precious, Mad
4) Eschatological
5) Ephemeral
6) Samsara
7) Synthinity
8) Living structures
9) These Fires Through...
10) Fairy
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