NEGLECTED FIELDS

Mephisto Lettonica

2000 - Scarlet Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
27/09/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Anime ritrovate, essenze ora impegnate a controllare il corso degli eventi attraverso l'illuminata luce del sapere, accompagnarvi all'interno del nuovo millennio, ovvero nell'anno 2000, non può che risultare un onore. Passate le paure per il Millennium Bag, difetto informatico di portata notevolmente inferiore rispetto all'accaduto, la compagna imprescindibile nelle nostre vite, ovvero la Musica, continua il proprio percorso verso concezioni inimmaginabili e dopo aver appreso, grazie alla precedente elaborazione a cura degli eroi di Riga, Synthnity, imprescindibili nozioni sul significato dell'esistenza, ancora una volta verremo invasi da emozionanti evoluzioni artistiche, questa volta, molto vicine alla perfezione. Ad onor del vero, ancora assorti nelle profonde verità insite nel "cambiamento" ancora in corso d'opera, il ripresentarsi della summenzionata compagna, oltre a rendere percorribile il sentiero appena imboccato, si adopererà per facilitare la definitiva conciliazione tra mente e anima. Come sempre, ossia prima di immergere noi stessi nelle fantasticherie lettoni, balzeremo qua e là nel mondo per controllare il flusso melodioso delle altrettante realtà impegnate a sorprendere Padre Metallo. Adottando questa metodica, come per magia, l'avvolgente vastità a stelle e strisce ci propone la terza fatica dei Nocturnus, band "innovativa" di stampo technical death, con passaggi progressive più che sofisticati, proveniente da Tampa in Florida, terra da menzionare in perpetuum, poiché landa prolifica e già più volte al centro dell'attenzione grazie a gruppi come Death, Obituary e Morbid Angel fra gli altri. L'album in questione ha come titolo "Ethereal Tomb" e nell'importante uso delle tastiere dobbiamo, ben volentieri, accostare il summenzionato aggettivo, dacché sin dall'album più venduto, "The Key", primo lavoro del 1990, i nostri hanno sempre utilizzato l'appena citato strumento musicale in maniera oltremodo attiva, perché parte integrante nella composizione dei brani e non solo come tappeto o intro, metodica tanto impiegata dalle band a quel tempo in quanto genere poco propenso a cambiamenti viscerali. Per quanto concerne la proposta musicale, considerando le due magnifiche offerte precedenti, ovvero il già citato "The Key" e " Thresholds", quest'ultimo, pur essendo un prodotto oltre la media, consegna ai fruitori di note sensazioni lievemente più blande, molto probabilmente, a causa di un leggero appannamento creativo, tuttavia, considerando il gusto una questione del tutto personale, sarà premura dell'attento ascoltatore decidere quale possa essere il miglior album fra i tre. Tornati prepotentemente tra le distese europee e più precisamente in Polonia, i Decapitated, con il loro primo disco "Winds of Creation", entrano a pieno titolo fra le gloriose fila del technical death metal con un prodotto fresco ed immediato, difatti grazie all'età media inferiore ai vent'anni e alle meticolose, nonché ultra tecniche partiture ideate da Vogg, chitarrista già d'elevata caratura, il presente risulterà tutto da comprare e da ascoltare. Sempre all'interno dell'imprevedibile spazio europeo ma, questa volta, nella splendida Repubblica Ceca, con il nuovo moniker Lykathea Aflame, quest'ultimo adottato per sostituire Appalling Spawn, il mondo viene percettibilmente sconvolto dal grandioso "Elvenefris". L'album in questione, di stampo prog death con forti accenti brutal, in virtù del proprio songwriting, mai fine a se stesso, risulta essere un vero e proprio diamante, dacché le complesse strutture costruite da ogni singolo strumento, grazie a maestose aperture melodiche proposte attraverso una voce pulita da definirsi senza dubbio pura filosofia musicale, in simbiosi con le incredibili accelerazioni ideate dalla band rendono il tutto veramente epocale contro tutti i possibili differenti pareri. A questo punto, ovvero oltremodo indecisi su quale album scegliere tra i summenzionati, l'immersione a 360° all'interno del prodotto proveniente dalle anime lettoni sarà ancor più gradita ed è guardando la copertina di Mephisto Lettonica (Mefisto Lettone?), quest'ultima creativa e sempre caratterizzata dal penetrante logo espresso dal disegno della ben ritrovata Anete Spure, che la scelta prende forma. Infatti, tra fiamme infernali color rame utilizzate per rendere il proprio aspetto maggiormente gentile alla vista, sulla sinistra, un incantevole volto femminile risulta ben visibile e sul proprio capo, sempre prendendo spunto da chi "crea" la vita, due corpi sono intenti ad elevare il proprio spirito. Poggiate sul lato destro della stessa immagine precedentemente descritta e sempre facenti parte dell'eguale costruzione incandescente come fossero, ovviamente, aspetti differenti della medesima concezione vitale, due facce, d'estrazione opposta, si adoperano per descrivere i componenti imprescindibili della nostra esistenza...la mente e l'anima, l'una eternamente in contrasto con l'altra, così a chiudere l'opera creata da Arthur Berzinsh, "Les personnes de l'éternité" (Il popolo dell'eternità), successivamente tradotta dalla sapiente mano del già conosciuto Andrey Tihomirov. Per quanto riguarda i testi, dopo aver appreso, grazie a Synthinity, metodiche fondamentali concernenti la nostra esistenza, questa volta, a vestire i panni della protagonista attraverso le liriche costruite dall'intima unione dei nostri, è per gran parte dell'opera la mefistofelica mente, ovvero il lato oscuro di ogni "essere", qui dipinta secondo le proprie molteplici sfaccettature, tuttavia senza creare quella sorta di concept come nel precedente progetto. Anche la musica, in questo caso divenuta oltremodo matura, nonostante non conservi l'infinita poetica espressa da Sandra, malinconica defezione, raggiunge livelli assoluti anche grazie al tappeto tessuto lungo tutta l'opera dal nuovo membro, alle tastiere, George Kadolchik, giacché nell'evoluzione artistica squisitamente technical prog death partorita dalle profonde anime baltiche, oltre a riscontrare un lapalissiano rispetto nei confronti della stessa Musica, risulta semplice percepire la medesima inclinazione nei confronti del prossimo. Quindi, attraverso la supervisione dei più che conosciuti fratelli Tägtgren nel missaggio e nella registrazione, nei famosi Abyss Studio, per l'etichetta Scarlet Records e nel formato magnetico più economico, poi incalzato dal CD e quindi non più accompagnato da prezzi bassi, viene plasmata la magnificenza che andremo a sviscerare.

Solar

La purezza della seguente forma espressiva, senza dubbio derivante da cosmiche percezioni vitali, si manifesta immediatamente in virtù del grandioso binomio tastiere-chitarre, difatti dopo un brevissimo inizio sfoggiato dai due axeman Kustovs-Rigmant, l'accenno proposto dal benvenuto George è in grado di far alzare completamente il sipario. Avvolti da schemi oltremodo significativi, questi rigorosamente technical death, prima che le ultime verità possano scuotere, nuovamente, le nostre essenze, il gigantesco sapere dell'eccellente tapping di Serhio al basso apre una splendida porta spazio-temporale con l'infinito, il tutto, attraverso un solitario momento prog condiviso col nuovo entrato. Terminato il veloce salto all'interno di mistiche visioni, il distruttore non perde tempo e comincia a raccontare ciò che il cuore ha potuto suggerire, contemporaneamente, ai nostri prodi visitatori dell'anima, poiché le ombre create dalla mente, in un mondo devastato da profonda incoscienza nell'assurdo gioco posto in essere dall'esistenza, permettono il calare delle tenebre. Quest'ultime, capaci di divorare l'intero luogo in cui viviamo, risultano essere come linfa vitale per la moltitudine incurante del proprio benessere e del prossimo, dacché è proprio attraverso queste insignificanti metodiche che il pensiero del lobotomizzato homo sapiens riesce a bloccare il passaggio verso l'illuminazione. Prima che il saggio portavoce possa continuare a rivestire il proprio ruolo, ancora una volta la medesima parentesi, sempre spalancata dal perfetto collegamento tra anima e cuore dal duo tastiera-basso, anticipa le successive rivelazioni e quanto tutto ritorna sopra i binari tech death incontrati precedentemente, la timbrica filtrata del nostro amato cantastorie torna per portare avanti il proprio lavoro. Ciò che trasmette non lascia troppo spazio all'immaginazione, giacché l'operato, del tutto autodistruttivo, condotto da chi vorrebbe bloccare la normale evoluzione spirituale dell'uomo attraverso la manipolazione mentale, rende il "prossimo" a sua volta succube di plurimi angosce ed è cosi' che il male, reso sempre più forte a causa delle continue involuzioni psichiche, riesce nell'intento volto al controllo delle forme più deboli. A questo punto rientra in gioco lo schema didattico iniziale, ovvero la splendida base funzionale per il ritornello, questa invincibile come il proprio divulgatore, infatti citando la luce Solar (Solare) come unico elemento in grado di contrastare, alla radice, il palese decadimento spirituale subito dal summenzionato lato oscuro dell'uomo, accresce la speranza indirizata a riaccendere arcaici istinti, ora latenti seppur presenti. Attraverso la calorosa, nonché luccicante energia fiduciosa manifestatasi grazie all'estrazione pura dell'uomo, veniamo accolti da una dinamica progressivamente capace di accompagnarci al solitario momento voluto da Kustovs. Magnifico per la propria estrazione prog, oltre a rendere percepibile la grande classe dietro le pelli del metronomo K?rlis, accresce la stima nei confronti del prode chitarrista, giacché la forma adottata per il presente spazio risulta in grado di catturarci totalmente per melodia e tecnica. Ancora una volta è la presenza del nuovo "acquisto" a trasportarci nell'infinito e in questa circostanza anche nella parte conclusiva dell'opera, difatti sulla scia di ciò che abbiamo apprezzato lungo il ritornello, ossia il potere della stella madre, il distruttore definisce ulteriormente le capacità di quest'ultima, perché tutti, primo o poi, incrocieranno le proprietà essenziali nascoste dall'esistenza. Quando tutto sembrerebbe volgere al termine, senza ulteriori sbalzi umorali, a dar seguito alla riproposizione del refrain, George, Serhio e Rigmant tratteggiano magicamente un nuovo attimo da definirsi sublime all'interno del quale, il primo accarezza i propri tasti come volesse aggiungere stelle al firmamento, il secondo ne riempe di sfumature i contorni ed il terzo, disponendole secondo le leggi dell'anima, ne completa il glorioso messaggio.

The Spider's Kiss

Il tema portante del presente lavoro risulta ancor più specifico lungo questo componimento e già, fortunatamente, abituati alle dinamiche sontuose ed introspettive adottate dal combo lettone, immediatamente il vortice technical death presentato per invadere le nostre strutture fantasma, questo composto da un insieme di pirotecniche note ideate dal trio Kustovs-Rigmant-Serhio e dalla signorilità dietro le pelli di K?rlis, compie nel migliore dei modi il proprio dovere, ovvero mostrare dimensioni ancora sconosciute all'animo umano. Grazie all'inserimento dell'altrettanto valore aggiunto George, conclusa la clamorosa introduzione, prende forma attraverso le parole ciò che il cuore ha potuto dettare ai nostri ed è così che il distruttore, utilizzando una metafora, continua con la descrizione dell'altra oscura faccia posta sulla medesima medaglia e presente in ogni essere vivente. Qui la mente, ovvero il male, viene rappresentata dall'insieme di peculiarità costituenti l'aracnide, difatti, sempre poggiata sopra accordi tech death, l'esposizione concentra il proprio intento nel riportare i summenzionati aspetti singolari, poiché esso sì, capace d'affascinare in virtù del proprio passo ed abile nel dipingere armoniosi quadri grazie alle proprie estensioni talvolta glaciali, tuttavia in grado di incutere terrore...perché potenzialmente mortale. Ad onor del vero, subitaneamente spiazzati dall'immediata capacità costrittiva della portentosa, nonché mefistofelica tela, la comparsa del granitico ritornello, quest'ultimo magnificamente melodico nel proprio incedere tech death, immortala siffatte sensazioni, dacché The Spider's Kiss (Il Bacio Del Ragno), apparentemente unico, attraente, delizioso e dolce, esattamente come la doppiogiochista mente, risulta essere esclusivamente l'ennesima tentazione realizzata dal peccato. Terminato il raggiante spazio rivelatore, due deliziosi ponti vengono progressivamente innalzati dai nostri e sopra questi freschi sospiri, chitarra e tastiera completano il tutto attraverso il più intimo utilizzo del personale strumento, difatti, durante il primo, Kustovs utilizzando sensibilità difficili da riscontrare definisce la propria classe cristallina, mentre nel secondo, George, adottando altrettante abilità controbatte con la propria solitaria, nonché mistica espressione. Ormai a conoscenza delle evidenti doti del combo lettone atte a creare stupore, il successivo terzo ponte viene adoperato per non interrompere la divulgazione, cosi', adagiato sopra dinamiche più soft, il messaggio procede spiegando come, prima o poi, le coscienze riescano ad attivare la propria forma auto-difensiva, quest'ultima rievocata spontaneamente perché presente in tutti noi e perchè in grado di riportare in equilibrio cuore e anima. Ultimata la raffinata edificazione in serie, ovviamente complessa al pari dell'esistenza stessa, tutto viene riadagiato sopra le partiture tech death imbeccate in corso d'opera e nuovamente avvolti all'interno della fantastica espansione viene ricordato un aspetto senza dubbio scontato. Ciò che viene messo in risalto è logicamente riconducibile al tema portante di questo sontuoso progetto, poiché l'Uomo, sin dal primo momento in cui ha aperto gli occhi, è stato e sarà sempre messo in difficoltà dalla propria mente, questa l'unica vera colpevole lungo le plurime disfatte compiute dall'essere pensante. Una volta riproposto il refrain, dentro il quale ancora una volta viene risaltato il mefistofelico fascino multiforme del genio ad otto zampe, il componimento volge al termine con metodiche assai morbide e con un lugubre accento posto come ultima nota dal benvenuto, dacché il male, alla stessa stregua del protagonista di questa storia, lentamente muove i propri passi, cura con grazia e perizia la tessitura delle proprie trappole lungo il nostro cammino e aspetta, con pazienza e raziocinio, l'attimo in cui ti presterai nuovamente alla cattura, senza preoccuparsi se questa diverrà mentale o fisica, giacché in ogni caso ti morderà...forse mortalmente.

Whatever That Tempts

L'opera volta a sviscerare, dal profondo, ciò che attanaglia l'essere umano sin dai primordi, viene ancor più incorporata nel seguente manifesto assolutamente d'autore, poiché l'abitante dotato della parola, quest'ultimo appartenente al nostro mondo, non ha mai incontrato facilitazioni lungo il proprio cammino, ad onor del vero soprattutto per colpe del tutto personali. Tutto questo, molto probabilmente, si è verificato e si verificherà in eterno, perché la mente, ovvero la forma incorporea del male, ha scavato e per sempre scaverà nelle inconsce debolezze facenti parte della personalità di ognuno di noi. Proprio a causa delle motivazioni appena citate, una volta convinti che l'immortale fardello difficilmente verrà scaricato, il desiderio concernente l'esigenza volta all'ascolto di un'elevata qualità musicale viene immediatamente esaudito, dacché il meraviglioso prologo melodico apparso delicatamente, quest'ultimo costituito dall'eccelsa delizia dei due axeman e delle luccicanti pelli, risulta in grado di sollazzare la nostra anima. Terminata la breve introduzione, con piacevole sorpresa, la creatività di George si procura uno spazio del tutto solitario, questo privo di ulteriori aggiunte in carne ed ossa, attraverso dettami simili ad una visione cosmica e con fluidità, come provenisse dal lontanissimo infinito, mano nella mano ci conduce indietro nel tempo. Quando le tradizionali transizioni technical death si impadroniscono dell'area circostante, anche grazie alla grandezza del talento proposto da K?rlis, la timbrica del portavoce manifesta i propri contenuti, infatti descrivendo l'incedere della mente come fosse un'onda divenuta tsunami, rende lapalissiano il potere, questo in realtà mai troppo celato, della propria malefica arte incantatrice. Nonostante il periodo appena lasciato incuta apprensioni condivisibili, senza indugio viene disegnata una porta dimensionale dalle fattezze assai prog ed in virtù delle grandi abilità evidenziate dal benarrivato, senza dubbio simbiotiche con il resto della band, il potere summenzionato viene descritto, dal distruttore, in perenne sviluppo. Nuovamente ricondotti al tema musicale precedente, come se non bastasse, i contenuti aumentano esponenzialmente il proprio valore, giacché viene ricordato al mirabile fruitore di note come l'essere umano, quest'ultimo mefistofelicamente attratto dal lato oscuro di ogni cosa, percepisca un malsano conforto avvolto fra le caotiche braccia di Seth, il dio del Caos. Come fosse un sottile schema ideato con estrema cura dall'oscura intelligenza mentale, torna, ancora una volta, l'estensione temporale progressivamente riprodotta dai nostri e sopra di essa, per ribadire il concetto, il distruttore specifica come l'indotta sensazione, questa tradotta erroneamente in piacere, si possa propagare al pari del più potente veleno. A questo punto, ovvero fra nuove cadenze technical prog, entra in scena il furore insito nelle parole del ritornello, poiché la rabbia, l'odio e quindi il seme del male e come se fossero facenti parte della nostra struttura vitale e Whatever That Tempts (Qualunque Cosa Tenti), prima o poi, ti renderanno schiavo anche solo per un istante, dacché tutto risulta essere come il normale processo dettato dall'esistenza, ossia quella sorta di disegno, da non confondersi col destino, in continuo svolgimento perché frutto delle nostre scelte. Sulla scia formatasi dalla cocente lava sgorgata dalla bocca del cantastorie, a causa di ciò che è stato rivelato, un veemente momento del tutto tech death si impadronisce di ogni cosa e terminate le ustionanti trame marchiate a fuoco sulla nostra pelle dalle capacità del combo lettone, prende forma, per dar spazio alle ragioni del cuore, un magnifico solitario spazio diviso in due atti dal regale gusto per l'arte di Herman. Quest'ultimi, introspettivi in virtù delle argomentazioni trattate e di chiara estrazione technical prog, riescono nell'intento volto ad ammorbidire la scena e se il primo, diviso a sua volta in due sezioni, conformando la grande tecnica di Rigmant permette respiri meno concitati, il secondo, accattivante risultato dovuto alla maestria dello stesso, rallenta i battiti e per un momento spazza via il malumore. Sfortunatamente, quando tutto sembrerebbe ricondurci verso emotività più semplici da gestire, la riproposizione del refrain cancella le piacevoli sensazioni appena incontrate e quando l'opera serra le fila in modalità molto simili ad un taglio netto, ritrovata l'ombra pesante del male, l'impressione per cui qualunque cosa tenti...

Feral Garden

Per la prima volta la coscienza dei nostri non viene tradotta da una personale lirica, infatti, in questo caso, per completare l'unione d'intenti viene scelta una poesia di uno dei più popolari poeti futuristi russi, ovvero Velimir Chlebnikov, pseudonimo di Viktor Vladimirovi? Chlebnikov. Sfortunatamente non ci è dato modo di risalire al titolo del poema e per aggiungere meritati onori al compianto autore basterà riportare la frase che ha idealmente unito i contemporanei colleghi, ossia "il poeta dei poeti", emozionante definizione da considerarsi sopra ogni cosa. Considerate le doverose premesse veniamo presi in contropiede dall'inizio del componimento, poiché l'entrata in scena della splendida doppia cassa e dell'inquietante tastiera, questi in risalto sulla rimanente forza lavoro, permettono un sorta di violenta immersione all'interno del quarto episodio dalle componenti progressivamente death. Come anticipato nell'introduzione, il presente lavoro non è da considerarsi come un concept, tuttavia le argomentazioni trattate, queste legate dalla protagonista della scena, rendono il presente episodio un perfetto valore aggiunto proprio per la tematiche adottate. A seguito della summenzionata introduzione strumentale del tutto minacciosa, un ponte notevolmente più disteso, come la proverbiale calma dopo la tempesta, permette ai fortunati fruitori di note un veloce sospiro e sebbene il peggio sembrerebbe passato, all'improvviso il distruttore riporta tutto sulle interrogative, nonché minatorie dinamiche appena lasciate. Quest'ultime, divenute tecnicamente più complesse e ben coordinate dalla presenza di George, cominciano col ricordarci che siamo tutti facenti parte della stessa realtà, realtà che diverrà il medesimo epilogo per tutti, rendendo, a ragion veduta, oltremodo stupidi i millenari conflitti sbandierati in religioso accanimento, dacché insulsa "creazione" in grado di controllare le masse ed in primo luogo le menti. Inaspettatamente un primo solitario spazio viene posto con perizia al termine del devastante inizio e qui', Rigmant, parla direttamente al nostro cuore utilizzando progressive metodiche. Accantonata la prima digressione, l'impetuosa sessione tech death precedentemente incontrata riemerge per far sì che il messaggio possa indurre al cambiamento, giacché la speranza volta a risvegliare coscienze sopite e lobotomizzate, queste in assoluto decadimento strutturale, molte volte rendono semplici paragoni assolutamente scomodi. A questo punto l'eleganza del ritornello manifesta la propria forma e sopra partiture decisamente prog, la tecnica del valoroso Sehio accompagna piacevolmente la lirica, quest'ultima impegnata a descrivere quanto il nostro mondo sia diventato lo specchio del male, perché in continua sottomissione mentale tanto da risultare un diabolico Feral Garden (Giardino Bestiale). Lasciato un momento tanto allarmante quanto superbo nella propria musica, un secondo spazio introspettivo viene creato dal bagliore mistico della sei corde ed in questo caso, Kustovs, attraverso insegnamenti prog blues simili ad un dialogo con la propria anima, risulta in grado di donare un'importante aspettativa in fondo al tunnel. Purtroppo la sola chimera, divenuta un normale strascico, incontra subitaneamente la cruda realtà tradotta dalla dinamica portante, e adagiata sopra i già conosciuti sentimenti intimidatori la timbrica del distruttore si ripresenta portando in superficie un dilemma oltremodo spaventoso:"l'Uomo perirà soffocato dal proprio lato oscuro, oppure riuscirà a far volare la propria spiritualità al pari delle regali traiettorie aeree di un'aquila?". Completamente avvolti dall'incertezza, nonostante sia chiaro il nostro fine ultimo, la riproposizione del refrain ci accompagna al termine dell'operato e sopra questa base musicale, distensiva nonostante il proprio messaggio, la lontana meta risulta in grado di mantenere vivo l'ormai flebile battito cardiaco.

Presentiment

Effettivamente abbattuti moralmente per le continue missive riportate dalle essenze lettoni e non solo, un graditissimo segmento viene proposto dall'immensa abilità nel tapping di Serhio e dalla particolare definizione nelle trame di George e sebbene il tutto venga consegnato dalle sole due anime appena citate, il risultato, esclusivamente musicale, appare assolutamente sbalorditivo per efficacia e pathos, poiché le capacità qui espresse dai nostri risultano in grado di aprire quelle porte dell'anima difficili persino da scovare. Attraverso leggerezza d'antica memoria, il custode delle nostre anime da il via al meticoloso processo introspettivo e accarezzando le corde della proprio strumento, immediatamente, rende possibile il passaggio a memorie lontane, molto probabilmente vicine agli albori dell'essere umano. Non appena la nostra mente, in maniera spontanea, viene dolcemente addormentata, il nostro spirito, guardando il mondo dall'alto, riesce a percepire le infinite potenzialità a nostra disposizione e quando il compagno di ventura, alle tastiere, unisce la propria melodia allo spettacolo in atto, la visione primordiale del tutto definisce ancor più il proprio significato. A questo punto, sicuri che la sinfonia per l'anima possa nascondere sbalzi emotivi non semplici da gestire, una nuova dinamica sposta la nostra essenza più avanti nel tempo e sopra questa vergine struttura, ad onor del vero maggiormente apprensiva, le prime nere sfumature colorano attimi riconducibili alle originarie involuzioni umane. Così, quando la seguente trasformazione acustica, in virtù dei propri profondi registri, svela la realtà, le summenzionate sfumature divengono pesanti certezze. Terminata l'infausta digressione, la riproposizione dell'iniziale fraseggio è come se concludesse il primo atto dell'opera, infatti, successivamente, la dinamica costruzione palesatasi con sfacciata irruenza riesce a portarci ai giorni d'oggi e per dar seguito all'intimo lavoro, il magico sodalizio fra i due musicisti permette la continua, nonché catastrofica visione posta in essere dal malefico gioco della mente sull'essere umano. Quando tutto parrebbe irrimediabilmente compromesso, i dettami originari, giungendo nuovamente, sottolineano la purezza presente alla radice di ogni Uomo, poiché l'equilibrio, inevitabilmente, verrà ripristinato senza che questo risulti solo un Presentiment (Presentimento).

The Human Abstract

L'argomentazione trattata all'interno del presente lavoro, ovviamente, non permette facili fraintendimenti, poiché l'arcaica nemica, questa facente parte della struttura di ognuno di noi, risulta da sempre in grado di aprire porte riconducibili alla decadente indole umana. La premessa, peraltro doverosa, è in grado nel proprio intento di spiegare il motivo per cui molteplici figure hanno adagiato sotto la proverbiale luce inquisitoria quest'aspetto, dacché il reale problema non risiede nell'ovvia esistenza di tale elemento ma, ad onor del vero, nell'incapacità, posta in essere dall'Uomo, nel domare quella proiezione facilmente accostabile al male. Ovviamente il processo non è da considerarsi scontato, tanto meno consequenziale, difatti dovrebbe essere il frutto di un intimo percorso, questo, certamente, il risultato di un lungo lavoro a braccetto con la propria anima e con la stessa mente. Detto ciò, in questo episodio potremo godere della seconda testimonianza proveniente da un'altra spiritualità, questa di certo profonda e costituente l'essenza del poeta, pittore ed incisore inglese William Blake. L'appena menzionato gigante, considerato solo oggi come figura fondamentale nella poesia e nelle arti visive, attraverso un episodio inserito in "Songs Of Experience", raccolta composta da 26 poesie del 1794, riusci' ad anticipare ciò che oggi potremmo definire come la corretta visione della vita, ovvero ciò che verrà ripreso successivamente in Synthinity. L'importanza del presente componimento viene immediatamente tradotta dalla grandiosa entrata proposta da Kustovs, giacché la presa diretta del proprio strumento, ossia senza particolari "accorgimenti" sonori, riesce nell'intento volto a creare la giusta attesa prima del memorabile sviluppo musicale. Infatti, dopo l'acuta introduzione, a pieni regimi comincia il flusso magnetico creato da tale portata technical thrash e una volta immersi nel vortice passionale, nuove metodologie prog death invadono le circostanti mura del creato dove, sopra di esse, la carica indottrinante di Destruction inizia ha riportare le illuminanti parole del verseggiatore, queste, intervallate dallo spirito inquietante del sapiente George. Subito viene reso noto come l'umiliazione e la paura, generate dalla diabolica mente e da istituzioni false come, per esempio, la religione, siano in grado di trovar spazio nelle anime "predisposte" fino a penetrare nelle intime profondità delle stesse e sempre sopra le medesime sequenze, la timbrica del portavoce, incalzando la scena, attraverso una metafora definisce il concetto appena esposto. Prendendo come esempio un bruco, una mosca e il mistero (adottato per personificare le religioni), riesce a farci capire come quest'ultimo possa essere utilizzato per saziare la sete dei due insetti, ovvero di tutte quelle persone strette nella morsa della mente e quindi dell'ignoranza, dando un'accezione assolutamente negativa al termine. Completata la prima parte del poema, viene eretto un piacevole ponte per ammorbidire le pesanti rivelazioni, difatti, sopra i tecnicismi sfoggiati dall'asse K?rlis-George, tutto appare leggero, tuttavia, una volta ricomparsi i demoni provenienti dal lato oscuro, le tenebre si riappropriano dell'identica forma precedentemente incontrata e sopra di essa compare un nuovo gioco metaforico, dacché il frutto biblico dell'inganno, questo equiparabile al potere mentale, comparirà in eterno per tendere la propria illusoria mano. Il degno proseguimento viene lasciato alle parole successive, giacché, utilizzando l'albero e le proprie radici come esempio, viene ulteriormente sottolineato il principio per cui tutto ciò che di negativo avvolge il mondo, al contrario rispetto alle molteplici panzane divulgate dalle religioni, cresce e stabilizza la propria forma a causa del costante "lavoro" delle mente. A questo punto, divulgate le imprescindibili verità, viene tradotto in musica il passaggio introspettivo creato dalle appena menzionate autenticità, infatti, sopra una perfetta soluzione decisamente spirituale, il regale savoir faire di Serhio consente la piena assimilazione in compagnia dell'importante tappeto annodato da George e dal prezioso utilizzo dei metalli color rame da parte del signore delle pelli. A completamento di tale capolavoro, entra ancora in gioco il segmento prog death scoperto in precedenza e sopra di esso tutto termina con ciò che potremmo definire ovvio...se l'Uomo continuerà a cedere al proprio lato oscuro, persisterà esclusivamente The Human Abstract (L'astrattismo Umano).

Creaturesque

Nel precedente lavoro, ovvero Synthinity, i nostri hanno reso possibile l'ulteriore avvicinamento verso una condizione spirituale da definirsi imprescindibile, infatti, ciò che è stato reso ancor più lapalissiano, non andrebbe percepito come una delle tante credenze religiose esclusivamente in grado di manipolare gli individui, quindi la mente, ma, al contrario, capace di accrescere la propria consapevolezza fino all'illuminazione, quest'ultimo il reale scopo ancora inimmaginabile per molte persone e, assolutamente, da "scoprire" autonomamente, ossia senza la forzata induzione di qualsivoglia elemento esterno. Nell'episodio appena lasciato, in virtù dell'apporto del poeta britannico, abbiamo potuto constatare quanto quest'argomentazione possa risultare antica ed ovvia, poiché la ricerca spirituale è un processo molte volte improvviso, seppur facente parte del macro cosmo di ognuno di noi. Anche nel lavoro in corso d'opera, per quanto il tema principale sia ricollegabile all'aspetto negativo che è causa dell'allontanamento dal traguardo, ossia la continua lotta interna nei confronti del proprio lato oscuro, è come se ci venisse consegnato un altrettanto impareggiabile consiglio. Posto il doveroso tappeto dinanzi all'uscio della vostra anima, Creaturesque (Creaturesco) comincia a spargere, immediatamente, la propria ira progressive death attraverso l'efficace presenza della band nella propria interezza, difatti il distruttore pone, subitaneamente, in primo piano il pericolo posto in essere dalla mente, questa eternamente assetata di protagonismo. Il seguente spazio riflessivo, proposto da un delicato arpeggio alla sei corde lievemente accentato dai rintocchi color rame di Karlis e posto come intervallo all'interno del tuonante sviluppo emotivo, riesce nel proprio intento volto a tranquillizzare i fortunati fruitori di note, tuttavia, essendo composto da brevissime battute, la violenta, nonché corposa ripresa non tarda ad arrivare. Ed è proprio sulle nuove metodologie, questa volta technical death e particolarmente colorate dalla presenza dell'eccellente George, che il portavoce descrive l'attività cerebrale come il frutto di innumerevoli finzioni, quest'ultime adottate, molto probabilmente, per rendere ancor più difficoltoso il passaggio tra l'Io mentale e l'Io spirituale. Come in un perfetto saliscendi emozionale, di certo adottato per evidenziare l'efficacia delle parole utilizzate, ad accoglierci adesso e la seconda parentesi delicatamente prog creata dal combo lettone. Indubbiamente più sviluppata nella propria durata, oltre a rendere ulteriormente evidenti le grandi capacità nella costruzione delle canzoni da parte dei nostri, attraverso le parole, Destruction, rende giustizia alle capacità dell'Uomo purtroppo ancora nascoste, dacché tutto gira attorno ad esso quindi, nel bene e nel male, troverà il momento opportuno, attraverso l'introspettivo approfondimento, per plasmare ciò che lo porterà al cospetto della mistica luce. A questo punto, dai prodi cavalieri baltici, viene inserito un vero e proprio intervallo emotivo e sebbene sia costruito dalla sola presenza delle tastiere in modalità quasi jungle, riesce nell'intento volto ad interrompere, ad onor del vero per poco, un percorso umorale musicalmente sbalorditivo, tuttavia di difficile assimilazione a causa del probante racconto. Tornati alle dinamiche espresse dalla seconda digressione prog, l'indottrinamento continua definendo l'anima dell'essere umano completa quasi per definizione, perché non prendendo spunto dai falsificati riferimenti religiosi, diverrà materia universale, ovvero al di sopra di ogni cosa?immortale. Ad accarezzare nuovamente il nostro spirito, attraverso modalità simili ad un composto botta e risposta tra mente ed anima, giungono i due solitari spazi espressi dalla magnifica destrezza di Rigmant. Il primo, profondo, tecnico, pungente e raffigurante la mente, mentre il secondo, di altrettanta preparazione artistica e profondità, leggero, dolce e raffigurante l'anima. Come se non fossero sufficientemente chiari i movimentati moti interiori, velocemente veniamo ancora catapultati sopra l'arpeggio iniziale il quale, con estrema efficacia, ci conduce alla conclusione attraverso la prepotente struttura tech death già incrociata e sopra di essa, il portavoce conclude l'episodio regalandoci un'importante verità: quando gli uomini evolveranno interiormente...saranno in grado d'abbracciare un potere unico.

Once Carcass Is Cold...

Collegata alla precedente, in virtù della poderosa evoluzione artistica manifestata da K?rlis, la magnificenza insita nella traccia in questione comincia con progressive sfaccettature, quest'ultime perfette per mettere in risalto le doti dei musicisti durante l'intricata sessione da essi sviluppata. Ad onor del vero, tra una sequenza e l'altra, risulta essere il preciso sfogo timbrico del distruttore a dare realmente inizio al tutto e dopo l'appena menzionato urlo primordiale e la riproposizione dello stesso spartito, il grande valore di George, questo unito ad un veloce sussurro del portavoce concernente l'ultimo solitario viaggio astrale, grazie alla costruzione di un momento d'assoluta trepidazione permettono il successivo sviluppo tecnicamente death. Adagiata sul nuovo percorso, la lirica prende forma e raccontando del trapasso patito da una delle tante anime non ancora giunte all'agognato traguardo spirituale, descrive la consequenziale esigenza, di quest'ultima, volta a conoscere cosa si celi effettivamente dietro l'atto mortale, ovvero quale scopo possa realmente nascondere, inconsciamente consapevole rispetto alle innumerevoli menzogne raccontate su di esso. La seguente parentesi musicale, questa costruita con leggerezza e sempre avente come protagonista l'ipnotico bisbiglio di Desctruction, permette che vengano consegnate le risposte, difatti la personificazione del sonno eterno, con depistante gentilezza, sottolinea la necessità volta a conservare il mistero, dacché dovrà essere l'Uomo a percepirne il fine, attraverso il quale, come detto nel lavoro anteriore, esso raggiungerà l'Illuminazione. Ritrovate le dinamiche tech death tanto apprezzate, queste accentate da stupende elaborazioni evidenziate dall'intero complesso, vengono aggiunte caratteristiche imprescindibili concernenti il definitivo passaggio, giacché viene precisato che l'involucro "inventato" per custodire le nostre anime, funzionale alla vita terrena, non è altro che il viatico per giungere alle tanto desiderate verità nascoste. Per rendere ancor più fruibile il concetto, il portavoce descrive la terra come il posto migliore per arrivare a tale traguardo, perché sviluppata per condurre l'essere umano alla piena presa di coscienza, questa raggiungibile attraverso metodiche ultracentenarie, poiché l'intima elevazione perviene in seguito a coscienti elaborazioni fruibili nel corso del tempo. Quando la lirica parrebbe aver completato la propria forma, ancora una volta si manifesta il bisbiglio del distruttore il quale, dopo aver ripetuto un concetto passato espresso all'interno di These Fires Through... (Attraverso Questi Fuochi...), ovvero l'azzeramento della memoria prima della reincarnazione, avverte chiaramente l'essere umano, infatti nella strofa: "Far beyond the brink...no entry twice" - "Ben oltre il limite...nessuna (anima) entra due volte", ricorda come possa risultare assolutamente fondamentale preservare, il più possibile, la propria evoluzione spirituale. L'indispensabile paragrafo appena citato ci conduce al termine del componimento ed è qui che i fantastici musicisti lettoni, utilizzando arcaici moti interiori, sopra un tappeto progressivamente esposto al cuore accarezzano il nostro essere. Infine, sussurrati con elegante dovizia, due magici momenti distinti vengono incorporati all'interno della realizzazione da Rigmant e dopo aver goduto delle grandissime capacità heavy del fuoriclasse delle sei corde, all'improvviso, il silenzio, proprio per ricordarci ciò che accade Once Carcass Is Cold (Una Volta Che La Carcassa È Fredda).

Outro

La traccia che sigilla un'impresa semplicemente spettacolare nasce da un lavoro apparentemente comodo, poiché ciò di cui parleremo non è altro che la splendida unione fra le canzoni presenti all'interno della stessa opera, in questa circostanza piena di accorgimenti tanto da risultare un'operazione uguale alle altre. Attraverso l'appena menzionata metodica veniamo immediatamente invasi dalla robustezza introduttiva posta in essere da Feral Garden (Giardino Bestiale) e dopo aver goduto, nuovamente, delle abilità di K?rlis e George, il magnifico sentiero prog introduce la timbrica del distruttore la quale, sottolineando come la consapevolezza possa rendere l'essere umano felice, dà il via all'ennesimo episodio oltremodo riuscito. Senza essere dotati del tempo necessario per godere di tale dirompente avvio, Solar (Solare), utilizzando il proprio calore technical death, ci ricorda come l'ignoranza possa diventare puro ossigeno per la diabolica mente e quindi come la stessa sia in grado di interrompere l'evoluzione spirituale dell'essere umano. Grazie all'apparizione di Creaturesque (Creaturesco), ovvero in virtù delle proprie partiture prog, cresce la sensazione per cui il componimento potrebbe esistere per creare una magica pillola pregna di nozioni e considerando la particolare scelta lirica, quest'ultima incentrata sulle enormi possibilità dell'Uomo, il risultato appare percettibilmente riuscito. A questo punto, ad onor del vero inaspettatamente, la "luce solare" compare nuovamente espandendo il proprio gusto tech death e in assoluta estasi per il ritrovato calore, grazie al ritornello viene ancora una volta evidenziato il potere arcaico del sole come fondamentale aiuto verso la purificazione dal proprio lato oscuro. Pienamente avvolti dall'incredibile, nonché intimo sapere mostrato dai nostri, arriva l'ora del fascinoso aracnide e con The Spider's Kiss (Il Bacio Del Ragno) riaffiorano le sordide capacità della mente, difatti attraverso una preziosissima metafora adagiata sopra elementi technical death, la lirica evidenzia l'inganno celato dietro gli aspetti, apparentemente armoniosi, costituenti il genio dell'insetto ad otto zampe, questi, al pari della perversione posta in essere dalla mente, potenzialmente mortali. Quando la sontuosa struttura di Once Carcass Is Cold (Una Volta Che La Carcassa E' Fredda) perviene ancora una volta per apporre la propria definitiva impronta, la seguente scossa tech death accompagna l'interrogativa lirica, giacché le parole scelte, ovviamente fondamentali, raccontano dell'esigenza manifestata da una delle tante anime ancora in cerca dell'atto evolutivo finale volta a conoscere quali possano essere i misteri nascosti dalla morte. Indubbiamente arricchiti dall'insieme musicale dei nostri, con Whatever That Tempts (Qualunque Cosa Tenti) viene riproposta la splendida dinamica technical prog del ritornello e sopra di essa, con semplicità disarmante, la lirica descrive il male, generato dal lato oscuro, come forma assolutamente presente in tutti noi e quindi solo noi stessi, proprio come fosse il normale processo dettato dall'esistenza, arriveremo ad eliminarlo grazie alla già citata intima evoluzione spirituale. Per portare a compimento il portentoso pacchetto si ripresenta l'eccelsa The Human Abstract (L'astrattismo Umano) e il fantastico sapere di Serhio, quest'ultimo colmo di sfumature direttamente raccolte nel proprio giardino dell'anima. Palesatosi per spiegare, attraverso l'utilizzo della Musica, il momento riflessivo dettato dal tema trattato, in simbiosi con la spiccata sensibilità di George e K?rlis definisce perfettamente siffatta magia e quando le dinamiche progressivamente death manifestano nuovamente la propria forma per sigillare il presente gioiello, viene ripetuto un concetto assolutamente basilare, ovvero dovrà essere esclusivamente l'Uomo a rendere "concreta" la propria essenza.

Conclusioni

Giunti in un batter d'occhio al termine del fantasmagorico pacchetto, amici ascoltatori di nuova e vecchia data, non ci resta che tessere ulteriormente le lodi verso una realtà oltremodo interessante. Vi sarete accorti, nella stesura precedente e più precisamente nella parte conclusiva, dell'appunto mosso nei confronti di una produzione, a mio modestissimo parere, senz'altro ottima, tuttavia interrogativa per quanto riguarda il settaggio del volume della chitarra dell'immenso Kustovs. Ovviamente la parentesi non sarà mai volta a screditare l'operato, al missaggio, di Ahti Kortelainen e della stessa band lettone, ciò nonostante, durante gli assoli, è risultata percepibile una netta differenza nei confronti del resto della band e nella traccia strumentale Fairy (Fata), aspetto di certo ricollegabile all'appena citato disguido, si ha la netta sensazione che la chitarra stoni rispetto al contesto. Come già anticipato, nulla rende la suddetta fatica passibile di qualsivoglia pesante critica, infatti il risultato piace oltremodo, ma ho creduto opportuno cominciare in siffatta maniera, poiché nella gigantesca elaborazione appena recensita la produzione risulta semplicemente perfetta, tanto da rendere il lavoro dei nostri prodi scudieri baltici e dei fratelli Tägtgren unico. Indubbiamente stiamo parlando di un prodotto veramente geniale che segue, in parte, il discorso musicale cominciato con Synthinity, ovvero quella forma espressiva, tanto progressive quanto tecnicamente death, cosi piena di sfaccettature e soprattutto cosi ben amalgamata, nel qui presente Mephisto Lettonica (Mefisto Lettone ?), con le tastiere del preparatissimo George. Anche le liriche compaiono cosi ben avvolte da lucente sontuosità, dacché la presenza di illustri ospiti quali Viktor Vladimirovi? Chlebnikov e William Blake, donatori passivi delle proprie opere, ha reso possibile l'approfondimento di un tema tutt'altro che semplice, ovvero ciò che, inevitabilmente, rende tutti noi comparabili alla radice del male, vale a dire la mente e tutti i mefistofelici giochi ad essa riconducibili. Questo incantevole percorso nasce con Solar (Solare), ovvero con il "solare" consolidamento posto in essere dalle grandi capacità dell'intero combo lettone, giacché dal primo profondo momento tradotto dal tapping di Serhio, fino al conclusivo ponte costruito per trasportare la nostra anima al di là del tutto dal trio George-Serhio-Rigmant, si evincono chiaramente tutte le possibilità della band. Attraverso l'intelligenza e la perizia nel tessere le proprie trame del ragno, The Spider's Kiss (Il Bacio Del Ragno) ricama attimi d'assoluta elevazione spirituale, poiché l'esempio adottato per rendere "giustizia" al machiavellico lato oscuro presente in tutti noi, in virtù della signorilità dietro le pelli di K?rlis e delle spirituali costruzioni del nostri eroi, ci consegna, con grande padronanza stilistica, un modello perfetto per eleganza ed efficacia. Il viaggio all'interno del male primordiale ci porta a Whatever That Tempts (Qualunque Cosa Tenti), dove ancora una volta George e K?rlis disegnano nel cielo motivi per cui volare e nonostante le tematiche conducano verso oscillazioni umorali difficilmente gestibili, la musica riesce a rendere più semplice il significativo messaggio. Con Feral Garden (Giardino Bestiale) e l'indottrinamento del popolare poeta futurista russo Velimir, oltre a venire a conoscenza di come le medesime argomentazioni fossero trattate con grande efficienza anche in passato, le perfette linee tratteggiate dagli assoli dei due axeman, queste indefinibili come le traiettorie delle regali aquile, hanno reso incancellabile la nostra personale presa di coscienza. Ed è a questo punto, ovverosia grazie all'abissale caduta nelle profondità dell'anima per opera della sconvolgente Presentiment (Presentimento), che le infinite doti del metodico Serhio e del competente George riescono a pervenire candide al pari dell'innocenza regalata dal più bel fiore, perché il primo riesce a giungere nelle profondità del nostro conscio sfiorando con delicatezza il proprio strumento, mentre il secondo, pizzicando talvolta il bianco e talvolta il nero, tiene aperta la porta verso l'infinito. Arrivati alla seguente The Human Abstract (L'astrattismo Umano) veniamo accolti dal secondo ed ultimo ospite cosi a completare il magico "sapere" proposto dalla storia, infatti le parole offerte dal pittore ed incisore inglese Blake, lungimiranti e molto probabilmente anch'esse derivanti da "illuminanti" approfondimenti, insieme alla superba condotta del combo lettone riescono a riempire spazi interiori ancora decisamente vuoti. Creaturesque (Creaturesco?) attraverso la propria ira, questa divisa in due parentesi, accoglie spazi introspettivi di rara bellezza e sebbene cominci con il delicato arpeggio creato da Rigmant e a metà percorso regali fattezze quasi jungle, riesce a sprigionare una magnifica forza oltremodo in grado di infrangere barriere all'apparenza invalicabili. Increduli per l'esponenziale evoluzione artistica, con la comparsa di Once carcass is cold (Una Volta Che La Carcassa E' Fredda) e con l'inizio strepitoso posto in essere da K?rlis raggiungiamo notevoli certezze, queste maturate grazie ad inserimenti melodici di arcaica memoria posti sul finire del componimento dal magico asse Serhio-Kustovs-Rigmant, ovvero quei particolari segni distintivi capaci di trasformare il carbonio in un diamante puro. Infine, Outro, raccogliendo spezzoni dalle stesse tracce presenti nell'opera nel seguente ordine: Feral garden, Solar, Creaturesque, Solar, Spider's kiss, Once carcass is cold, Whatever that tempts, The human abstract, riesce a donare ai fortunati fruitori di note un'ultima testimonianza pregna di creatività, dacché è da considerarsi una canzone vera e propria e non un semplice copia/incolla. Attraverso questa mirabolante avventura, amici lettori, si chiude il secondo capitolo completo dei nostri preparatissimi eroi lettoni e forgiati ancor più nell'anima, in virtù dei grandi insegnamenti ricevuti, dopo aver accolto indottrinamenti fondamentali saremo in grado di cancellare scomode espressioni quali a cosa serve?, cosa significa? e che cos'è?, perché le risposte in merito alla vita e all'esistenza, d'ora in poi, saranno fruibili nelle stesse opere a voi proposte, queste al di là da ogni comparazione, dacché uniche e regalate al mondo dalle spade medievali Ridzinieke.

1) Solar
2) The Spider's Kiss
3) Whatever That Tempts
4) Feral Garden
5) Presentiment
6) The Human Abstract
7) Creaturesque
8) Once Carcass Is Cold...
9) Outro
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