NEGLECTED FIELDS

Breathe

1997 - Indipendente

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
13/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione recensione

Carissime essenze sviluppate all'interno del metodico sistema emozionale musicale, a pochi giorni dall'istruttivo incontro con le infinite distese Russe, ritrovare la vostra forma eterea è assolutamente un piacere. L'appena citato meeting, quest'ultimo avvenuto grazie all'uscita discografica di una giovane thrash metal band vecchio stampo il cui nome risulta essere oltremodo veritiero (Mental Slavery/"Schiavitù Mentale"), ad onor del vero, riserva territorialmente analoghe soddisfazioni con la nuova meta protagonista del  racconto che andremo a completare insieme, poiché l'interessante album della succitata realtà musicale, ovvero "Our Legacy", seppur conservi ancora acerbe intenzioni, ha reso "mentalmente" possibile il salto temporale che andremo a condividere. Infatti, in virtù di aggraziate immagini sviluppate da memorie conclamate e grazie a fragranze legnose impregnate nell'aria in pieno stile Art Nouveau, la splendida città di Riga, fondamentale polo culturale e capitale della terra che bacia piacevolmente la summenzionata nazione, accoglie il nostro spirito fra le proprie braccia tecnicamente e progressivamente rinvigorite da puro death metal. Ci troviamo nel febbraio del 1994 e nella città in parte custodita da medievali essenze, in un primo momento col nome Carrion, comincia l'avventura di Sergejs "Serhio" Kar?evs al basso, Sergey "Destruction" (Sergejs Kustovs) alla chitarra e voce, Herman Rigmant alla chitarra ed Alex e Kirill all'avvicendamento dietro le pelli. Come spesso accade, ovvero nell'agosto dello stesso anno, il progetto interrompe bruscamente la propria esistenza per prendere definitivamente forma, nel settembre del 1995, col moniker Neglected Fields e questa volta con l'apporto definitivo di Karlis Jakubonis alla batteria. Proprio con questo nuovo spirito assolutamente volitivo, nel 1996 e per conto di un'etichetta indipendente esce Sansara, primo demo sviluppato dal combo, quest'ultimo ulteriormente impreziosito dalla collaborazione di Rasa (Sandra) alle tastiere e soprattutto in veste di soprano. Raccolte le positive recensioni da tutto il mondo anche grazie all'ottima pubblicità, i nostri percepiscono il buon momento e solamente un anno dopo, siamo nel 1997, il primo singolo, Breathe (Respiro), prepara la propria veste per rendere omaggio a ciò che, da li a poco, diventerà l'originario full-length della band, ovvero Synthinity (). Contemporaneamente, considerando il  sempiterno stato interessante di Madre Musica, altri complessi contribuivano a rendere maestoso il panorama posto in essere dall'evoluzione del death metal cominciata sul finire degli anni 80', difatti, direttamente da Trois Rivières in Canada, i Martyr rilasciano "Hopeless Hopes", primo maestoso capitolo del combo, questo intriso di cambi di tempo sbalorditivi, di splendidi elementi jazz inseriti con gran gusto, di melodia mista ad una immensa potenza controllata e d'infinita classe. Anche l'immensa terra a stelle e strisce distribuisce consigli dal valore universale, infatti, dalla Florida, i fratelli Jason e Jordan Suecof, attraverso i Capharnaum, regalo ai fortunati padiglioni auricolari dell'intero insieme dei lungimiranti ascoltatori "Reality Only Fantasized", debutto formidabilmente intriso di sfumature tecnicamente in stato evolutivo. Un'altra splendida notizia si elevata dalla meravigliosa terra italica, dacché sono ben due le realizzazioni semplicemente fantastiche da sottolineare con metodiche infinite. La prima, "Perverted", dal Friuli-Venezia-Giulia racconta il primo capitolo delle gesta dei Karnak, i quali riescono a sorprendere in virtù di una miscela prog-tech dall'incisività indiscussa, mentre la seconda, "Crust", dalla Liguria evidenzia la riconosciuta maestria dei Sadist, giacché dopo quel capolavoro chiamato "Tribe", interminabile esclalation emozionale, nonché protagonista dell'accostamento a colossi mondiali come Cynic, Atheist, Death e Pestilence, riesce a ben definire tutte le sfumature prog-tech-fusion di un gruppo decisamente in credito col music business. Tornati nella bellissima capitale al centro della nostra vicenda, utilizzando esclusivamente l'ormai malinconica musicassetta e come anticipato in apertura, i nostri regalano al globo un'anticipazione della classe che li veste comodamente. Le composizioni utilizzate per l'occasione, quest'ultime differenti per stile ma non per efficacia, divengono oltremodo basilari grazie all'importanza dei loro originari ideatori, difatti, trattandosi di cover, la scelta caduta sopra le teste di due entità come Prodigy e Iron Maiden, seppur riservi palcoscenici (forse) agli antipodi, risulta in grado di definire le enormi capacità del combo lettone. Ovviamente, come si puó desumere dal titolo, il lato A propone la famosa traccia del gruppo proveniente da Braintree, questa contenuta nell'album appena uscito"The Fat Of The Land", invece, per quanto concerne il lato B, viene scelta Only The Good Die Young (Solo I Buoni Muoiono Giovani), ultima traccia  del capolavoro "Seventh Son Of A Seventh Son" del 1988 ad opera della leggenda proveniente da Londra. Anche l'artwork utilizzato per celebrare il tutto risulta essere molto accattivante, giacché l'immagine quintuplicata in pieno Maxim style, rapper e cofondatore dell'eccentrica formazione della contea dell'Essex, posta sopra uno sfondo completamente nero, divide la scena, questa volta sopra uno sfondo blu, con quattro raffigurazioni del mitico Edward "The Head", ovvero l'evoluzione del creatore Derek Riggs, qui riportata utilizzando l'Eddie in copertina su "Killer", "The Number Of The Beast", "Piece Of Mind" e "Somewhere In Time". Lasciando praticamente inalterate le strutture delle canzoni, eccezion fatta per gli inserimenti esclusivamente elettronici dell'autentica, esce in forma indipendente il singolo succitato e quindi, amanti delle splendide vibrazioni create con dovizia dalla Musica, è giunta l'ora di immergere le nostre anime all'interno del primo capitolo di questa storia.

Breathe

Il gusto personale di molteplici artisti, spesso, spinge quest'ultimi alla volontaria raccolta di meravigliose gemme create spontaneamente dalla natura umana, indubbiamente per convogliare le stesse, utilizzando chiavi di lettura riconducibili alla propria estrazione, all'interno di visioni musicali parallele del tutto personali ed anche in questa felice occasione, nonostante le palesi difficoltà dettate dalle differenti inclinazioni, i nostri decidono di cogliere importanti energie da un mondo parallelo pieno di eccessi...non solo musicali. Oltre al concetto appena espresso, considerando il fantasmagorico successo del componimento in questione del tutto in corso d'opera e adagiato sul lato A del pacchetto, le logiche aspettative consegnano ai gai fruitori di note una testimonianza assai evidente, ovvero la grande sicurezza mostrata da una formazione desiderosa di far parlare di se ed è proprio in virtù di quest'altrettanta motivazione che, attraverso l'utilizzo di eguali dettami qui riproposti dalla sei corde di Sergey "Destruction", l'inconfondibile apertura da inizio al processo tecno-death di Breathe (Respiro). A seguito dell'originale introduzione, qui riproposta in forma raddoppiata, le splendide movenze del preparatissimo K?rlis introducono definitivamente il componimento ed in questa circostanza, ovviamente con risultati più realistici prendendo atto dell'utilizzo di una reale batteria e non di pirotecniche programmazioni elettroniche, l'autentico break preso in prestito e posto in apertura della famosa canzone "Johnny The Fox Meets Jimmy The Weed" del grande Thin Lizzy ed inserita nell'album "JohnnyThe Fox" del 1976, assume connotati ancor più seducenti. Di analoga estrazione risulta essere il discorso riconducibile al suono della spada simile ad un colpo di frusta, questo ripreso dalla traccia "Da Mystery Of Chessboxin" dei Wu-Tang Clan e contenuta nell'esordio "Enter The Wu-Tang (36 Chambers)" del 1993, poiché in questa circostanza viene sostituito dal metodico utilizzo dei supporti color rame del padrone delle pelli. Dopo aver adagiato il nostro spirito nelle profondità armoniche della traccia, il fantasma materializzato a causa delle instabili condizioni che hanno creato la lirica si presenta per godere delle meritate risultanze, dacché, memori del video originale prodotto da Walter Stern, se le volontà di costui sono da ricercarsi tra i variegati effetti visibili in seguito all'abuso di droghe, il risultato, sebbene il testo sia il frutto di pochissime frasi tutte ideate come un unico ritornello, risulta magistralmente analogo ad un sarcastico conflitto tra la versione "alterata" del suo creatore e l'artificiale presenza. Infatti l'esordio di quest'ultimo non lascia spazio ad inutili fraintendimenti, giacché, con aria oltremodo ironica e direttamente da mondi lontani, Serhio invita il suo creatore verso un controllo più naturale del respiro dando a quest'ultimo, ormai in completa involuzione psico-fisica, un motivo per cominciare la "folle" controversia. Effettivamente risulta semplice percepire la palese difficoltà nel gestire una situazione così particolare, difatti, utilizzando la tipica, nonché lacerante timbrica, Sergey sfida l'amico immaginario verso un gesto capace di racchiudere, col solo utilizzo di due parole, il focus della composizione, difatti la frase: "Breathe the pressure/Respira la pressione", sottolinea, inequivocabilmente, la contrapposizione tra le sensazioni ricercate nella droga ed il conto presentato dal vizio. Sempre sulle stesse dinamiche che avvolgeranno l'intera estensione del brano, il distruttore continua ciò che dovremmo considerare come un vero e proprio sproloquio, poiché convinto che la stessa fine toccherà anche a lui, lo esorta a "giocare" al proprio gioco. Splendida risulta essere la risposta gutturalmente sputata dall'infausta presenza, dacché, udite tali sciocchezze, lo apostrofa utilizzando la cruda realtà, ovvero come uno psicosomatico tossicodipendente folle e come se non bastasse, in seguito all'ennesima sollecitazione al gioco, veste il proprio essere con abiti nefasti inducendolo alla tentazione. Il cervellotico, nonché faticoso blocco appena descritto è subito seguito da una rinvigorente sorta di pausa riflessiva tra i protagonisti del fantasioso dibattito, tant'è che Hermann, impugnata la forma acustica della sei corde, riesce a distendere qualsivoglia fruitore prima della disfatta totale. La stessa struttura viene riproposta pariteticamente raddoppiando l'utilizzo della gran cassa e dopo una piccola parentesi adagiata sopra le quattro corde, tutto, nuovamente, si ripete sino all'affievolimento di una battaglia, forse, senza vincitori ne vinti.

Only the Good Die Young (Iron Maiden cover)

Con immenso entusiasmo, reputando la Vergine di Ferro una delle realtà musicali in cima alle preferenze dello scribacchino qui in forza per voi, il lato B del presente omaggio continua con l'immensa Only The Good Die Young (Solo I Buoni Muoiono Giovani). L'incantesimo viene lanciato in maniera identica rispetto all'originale e grazie alla magia celata nella lirica scritta da "The Air Raid Siren", ovvero Mr. Paul Bruce Dickinson, il risultato, quest'ultimo ottenuto con piccoli accenti death, centra in pieno l'obbiettivo senza stravolgere le proprie radici impiantate nell'heavy metal. Così la cavalcata ha inizio, poiché di questo si tratta e seppur la trama riservi in cuor suo un drammatico epilogo, il componimento galoppa, quasi per l'intera durata, accompagnato da emozioni opposte. A braccetto con la trasudante epicità realizzata dagli accordi ariosi qui espressi da Hermann, la storia rivela immediatamente il destino del proprio protagonista. Illuminato da poteri chiaroveggenti, questi purtroppo la causa di estenuanti pressioni dettate da una vita priva di segreti, ed ovviamente disgustato dalla natura povera dell'essere umano, coscienziosamente si convince che tutto debba terminare...con la propria morte e per rendere ancor più significativo il messaggio appena espresso, prima della scottante manifestazione, la musica cessa per un istante il proprio impeto così da rende tangibile un concetto sicuramente non semplice. Sempre meravigliosamente a cavallo dell'imponente dinamica e completamente avvolti dalla dolorosa realtà, la disincantata armonia continua attraverso le parole ben definite del lacerante Sergey, dacché, considerando il beffardo gioco posto in essere dalla vita nei suoi confronti, potrebbe coprirsi d'infinita gratitudine dalla "semplice" esistenza umana. Il perverso status continua e quando si rende conto che il libro dell'esistenza risulta ormai privo di segreti, la visione del mondo cala nelle tenebre. A questo punto il ritornello, facente riferimento ad un tipico modo di dire anglosassone, evidenzia oltremodo il disagio del primo attore, giacché si rende conto che la purezza d'animo, apparentemente sbeffeggiata dal disegno quantico, è sempre destinata ad alzare per prima la bianca bandiera, mentre  il "male", perfettamente interpretato dalla venefica presenza di Kar?evs, raggiunge sempre il proprio lungimirante obbiettivo. Come detto in apertura, considerando l'aspetto solare delle armonie rivestenti quasi l'interezza dell'elaborato, la seguente parentesi musicale, quest'ultima posta con arguzia per sottolineare l'infelice escalation emotiva patita dal soggetto principale dell'opera, aggiunge tonalità oscure al racconto. Difatti il primo solitario spazio, questo identico rispetto alla prima versione, attraverso peculiarità riconducibili all'essenza heavy metal tanto cara agli amanti della Vergine di Norimberga ed in virtù di una partitura capace di riempire d'angoscia l'atmosfera, ha il compito di prolungare i pesanti contenuti malcelati all'interno del poema. La medesima funzione è ricoperta da uno dei pochissimi virtuosismi solisti ideati da Mr. Stephen Percy Harris, infatti, qui metodicamente ripresa da Mr. Serhio, per mezzo di splendide accelerazioni profuse dalle capaci falangi del lettone, riesce a sigillare definitivamente il sentimento descritto nelle fantastiche parole. A scenario ancor più definito e molto probabilmente per la gioia degli infiniti fruitori di note, le dinamiche riadagiano il proprio essere sopra impulsi più gai, tant'è che la ricomparsa del fraseggio chitarristico iniziale, questo divenuto simbiotico con la doppia cassa macinata da Jakubonis, riconsegna il nostro spirito alla sofferente lirica. Il nostro (in)consapevole burattino, ormai affranto per la crudeltà imposta dal fato, comincia a porsi domande fondamentali, perché a questo punto anche la morte potrebbe risultare come una nuova possibilità nonostante il conseguente abbandono di sogni tanto ricercati. L'ultimo pensiero proposto dal genio del proprio fondatore risulta oltremodo veritiero, poiché valutando la convenzionale sacra scrittura e le menzogne "donate" all'ingenua ignoranza, decide di portare a termine il disegno cosmico sulla propria pelle augurando all'umanità di compiere azioni dettate dal libero arbitrio e non da false imposizioni. Dopo un'ultima riproposizione del ritornello, di certo importante per sottolineare le reali differenze tra purezza d'animo e ciò che sporco viene manifestato dalle religioni, improvvisamente la musica si adagia su se stessa e a differenza dell'originale, ovvero senza riproporre l'intera chiusura, in forma acustica e sopra un assolo sufficientemente fedele, permette al nostro protagonista l'eterna deflagrazione.

Conclusioni

Cari amanti del piacere musicale siamo giunti al termine di questo primo episodio concernente i Neglected Fields e come voi potrete di certo immaginare, analizzate le versioni delle due testimonianze melodiche, oltre a coprire di meritati complimenti le intenzioni stilistiche profuse dai nostri, indubbiamente potremo certificare il grande coraggio da essi dimostrato. I preziosi sviluppi death riportati dal combo lettone, nonostante quest'ultimi non abbiano rivoluzionato le strutture delle tracce, hanno reso apprezzabile un lavoro certamente originale, poiché se coverizzare una canzone dei Maiden potrebbe risultare oltremodo scontato indipendentemente dal risultato, la scelta del brano, al contrario, assolutamente no. Anche per quanto riguarda la seconda preferenza, per una band da definirsi "estrema", il motivo fresco d'uscita Breathe (Respiro), sebbene il vorticoso tema portante proposto dalla stessa possa accostarsi al mondo metal, non è da considerarsi banale nel proprio sviluppo. Proprio analizzando il testo di quest'ultima composizione, seppur, effettivamente, siano state utilizzate pochissime parole, il messaggio raggiunge a mani basso l'obbiettivo ed in virtù di un video veramente ispirato, come già citato opera di Walter Stern, completa un pacchetto a dir poco perfetto. Ovviamente risulta doveroso raccontare tale merito per ben due motivi, ovvero la scelta tutt'altro che ovvia da parte dei bardi capitolini, questa in grado di fornire tale opportunità, ed in secondo luogo per godere visibilmente delle capacità attoriali sviluppate dall'asse Flint-Maxim, vale a dire i soggetti principali della lirica. Infatti, partendo dalla location, la fatiscente palazzina, quest'ultima scelta proprio per la struttura prossima al collasso, riflette chiaramente le condizioni psico-fisiche patite dal protagonista, dacché l'insieme di pericolanti collegamenti tra i piani e gli stessi locali, insicuri ed oltremodo inospitali, completano un realistico disegno dettato da colui il quale vive in compagnia del pesante fardello creato dal vizio. L'aspetto cinematografico appena raccontato raggiunge il proprio apice grazie alla prova offerta dal duo succitato, giacché le mimiche facciali ed i movimenti regalati, questi uniti alle sintomatiche parole, rendono unico il messaggio. Per quanto riguarda Only The Good Die Young (Solo I Buoni Muoiono Giovani), componimento che chiude l'opera d'arte "Seventh Son Of A Seventh Son"  del 1988, è da sottolineare il contenuto ricercato da Dickinson, perché oltre all'aspetto introspettivo ben sviluppato attraverso le frasi che piacevolmente compongono la lirica, potremo altresì cogliere giustificati riferimenti accusatori nei confronti della ben conosciuta sacra scrittura. Se dovessimo riprendere la frase: "Walking on water are miracles all you can trust/Camminare sull'acqua sono miracoli a cui tu puoi credere", risulterà evidente comprenderne il sarcasmo, poiché considerando le favelle narrate all'interno del "sacro" romanzo, nonostante l'indiscusso carisma del principale protagonista, risulterà normale credere alle fantasiose traduzioni adottate al solo scopo volto a circuire le infelici menti facilmente soggiogabili. Anche la parte conclusiva del testo: "So i think i'll leave you, with your bishops and your guilt; so until the next time...have a good sin/Perciò penso che ti lascerò, con i tuoi vescovi e i tuoi sensi di colpa; così fino alla prossima volta...ti auguro un buon peccato". Il segmento appena menzionato, oltre a raccontare la definitiva decisione partorita dal primo attore, rincara la dose, in modo ancor più irrisorio, nei confronti della moltitudine stretta nella morsa dell'inganno, difatti per chiudere il cerchio, servendosi di un grande aforisma, permette una grande riflessione. Da sempre la chiesa, mostrando una delle proprie orribili facce, ha sempre divulgato il concetto per cui tutti gli esseri umani nascono già peccatori. Sfortunatamente, per tutti i sedicenti declamatori vestiti con "pellegrine" tessiture, il peccato concepito dalle religioni risulta essere solo un metodo per controllare le deboli anime, per cui peccare, o meglio sbagliare, risulterà indispensabile per la personale crescita spirituale di ogni individuo. Dopo aver gradevolmente portato a galla verità in corso d'opera e dopo l'altrettanta analisi inerente il concept visivo ideato da Mr. Stern, l'attenzione verso le capacità tecniche espresse dalla band risulta essere il normale epilogo per questa prima sortita in terra lettone. Seppur i nostri non abbiano assolutamente modificato il tracciato battuto dalle due realtà britanniche, eccezion fatta per la sola parte conclusiva della gemma targata Iron, saremo in grado di cogliere riferimenti assai rivelatori, dacché l'impronta lasciata in entrambi i lati del piccolo, nonché prezioso cofanetto, evidenzia,  attraverso la prima armonia, connotati metal tecnici e ricercati molto vicini alle strutture "movimentate" già presenti nel fresco respiro, mentre nell'ottava impressione integrata nella complicata progenie, la fedele esecuzione, unita alla modifica finale, certifica conclamate potenzialità. A questo punto non ci resta che pazientare l'uscita dell'album ricordato in apertura e valutando l'anteprima uscita nel 1996, questa contenente quattro composizioni che ci faranno gioire, ovvero "Sphere's Rhapsody", "Eschatological", la title-track "Sansara" e "Living Structures", avremo modo di partecipare allo sviluppo di un fenomeno molto importante. Quindi con orgoglio, faccia a faccia con le baltiche profondità marine e avvolti da memorie medievali, l'ammaliante armonia lettone è pronta per invadere le vastità mondiali e quest'ultima, in simbiosi con lo spazio circostante, riscriverà parzialmente vicende non sempre al di sopra della media.

1) Breathe
2) Only the Good Die Young (Iron Maiden cover)