NEFESH

"Shades anf Lights"

2011 - Necrotorture Agency

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
08/01/2013
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Come oramai tutti sanno, sono cambiati drasticamente i modi per poter diffondere le proprie proposte musicali; nel passato si usava la radio, il singolo che precedeva l’album, poi sono nati i videoclip e poi è arrivata la grande rivoluzione del web. Esistono band nate dal passaparola sul web che hanno ottenuto anche contratti discografici e visibilità importanti utilizzando social network di prima generazione, come Myspace oppure di ultima generazione come Facebook.   La televisione è ancora un modo per poter lanciare e promozionare nuovi musicisti o band, non più certo tramite comparsate in playback in programmi come erano lo storico inglese Top of the Pops , ma magari tramite programmi discutibili e ambigui come Amici (ma non è il nostro genere musicale) oppure a livello anche di format X Factor (italiano, inglese o americano che sia). Ebbene la giovane band anconetana di cui ci accingiamo a recensire , i Nefesh, con il secondo album, appunto “Shades and lights” è riuscita ad avere visibilità all’interno di una sorta di “reality show”, con tanto di riprese dal vivo di uno loro concerto in quel di   Londra !   Naturalmente sarebbe scandaloso da parte di chi vi scrive, considerare questo album dei Nefesh solo come figlio di una comparsata televisiva ma, certo, grazie anche a questo tipo di pubblicità la band ha potuto uscire dall’underground e incuriosire qualche attento ascoltatore. Lo sciabordio delle onde di alta marea aprono l’album (“ Intro “), prima che tastiere e chitarre pesanti ci introducono al primo “vero” pezzo: “ Delirium of war ”. Il cantato di Paolo Tittarelli è alternato tra inglese (in maggioranza) e italiano, un delicato e suggestivo piano di Stefano Carloni di fatto spezza il brano in due tronconi, la sensazione è quella di un forte senso di inquietudine, di una sorta di vita sospesa tra delirio e oblio. “Sono solo, troppo sangue intorno…queste ombre le ho fatte entrare” : i Nefesh non possono che parlarci di quello che vediamo e sentiamo tutti i giorni nelle cronache sui media,  come “spettatori ipnotizzati di un mondo in rovina” (la citazione in questo caso è dei Kreator). “ Tifonomachia ” inizia soffusa con le tastiere prima che un riff melodico accompagni Tittarelli in un non troppo convincente cantato ruvido.  Metal progressivo ? Si, indubbiamente, anche se i Nefesh non esagerano in virtuosismi ma badano molto alla sostanza, cercano la giusta colonna sonora a liriche oscure e introverse. Piace il cambio di tempo dopo circa tre minuti, con un poderoso tappeto di tastiere su cui un urlo del vocalist Tittarelli fa capolinea. Come detto in precedenza la voce forzatamente sporca non convince e sicuramente si può ancora lavorare e far meglio da questo punto di vista , mentre ottimo è il lavoro del chitarrista Luca Lampis anche negli assoli. Un delicato e malinconico pianoforte precede con l’interludio “ Preludio every time ” la song intitolata appunto “ Every time ”. L’inizio è arrembante, il pezzo maggiormente heavy ascoltato fino ad ora ma, sia il ritornello che la parte successiva godono di aperture melodiche corali stucchevoli. Un organo, accompagnato dal suono sempre meraviglioso di una chitarra elettrica isolata è il viatico di “ Souther ”: è il brano che mi ha convinto di più fino ad ora. Un brano che rientra decisamente nelle coordinate del gothic metal, sia per le atmosfere dark sia proprio anche nello stile compositivo.  “ Tears ” non si discosta, almeno nelle liriche dalle riflessioni cupe e riflessive: “Quando un uomo perde la sua via, il sole lucente si preoccupa, il cielo piange amore”.   Per altro nella parte centrale della canzone viene utilizzato proprio l’italiano, come il altre circostanze sull’album. “ Hug me “ è preceduta ancora da un preludio “ Preludio Hug me ” appunto, contraddistinto da poco più di due minuti di sola chitarra classica. La song mette in luce ancora le capacità stilistiche ed elaborate dei Nefesh, malgrado i limiti del vocalist che pur spaziando su diversi registri non convince mai al 100 %.  “I can’t fly ” è caratterizzata ancora una volta da diversi cambi d’atmosfera, su cui si ergono protagoniste le tastiere di Stefano Carloni ma qualcosa di già sentito all’interno dello stesso cd fa capolinea. Come una sorta di ninna nanna distorta, l’inizio sia musicale che cantato di “ Surexi ” è appena sussurrato, con frasi in latino che lasciano un senso di inquietudine prima che esplodano tutti gli strumenti.   Luca Lampis e Stefano Carloni svologno i rispettivi compiti ancora una volta con precisione e bravura, non convince ancora completamente la voce di Paolo Tittarelli che , soprattutto nelle parti aggressive cerca di dare un tono drammatico alle liriche lasciando qualche perplessità all’ascoltatore. Il brano è molto lungo, oltre 11 minuti e rappresenta l’altra faccia dei Nefesh, quella già citata del metal progressive con un pregevolissimo momento centrale melodico di tastiere e chitarra acustica in sottofondo. Gli ultimi pezzi sono corti, il primo è la title track dell’album, cantata in italiano, “ Shades and lights ”, poco più di un interludio e il finale è lasciato ancora ai suoni ambientali di una spiaggia in mareggiata (" Outtro" ).In conclusione, ritengo questo album dei Nefesh un album onesto, studiato nei minimi dettagli e curato molto bene nei suoni (e non potrebbe essere altrimenti, visto che è stato mixato nei mitici Finnvox Studio da Mika Jussila) ma che purtroppo a mio giudizio non raggiunge la livelli eccellenti perché lascia un senso di incompiutezza in molte canzoni. La band cerca di mischiare suoni metal a momenti quasi di musica leggera italiana o di rock melodico a dir si voglia ma senza raggiungere risultati travolgenti. In più chi vi scrive ritiene l’aspetto vocale una aspetto importantissimo , soprattutto se la band propone un approccio melodico alle canzoni, in questo senso sono rivolte le critiche al cantante che ho articolato e spiegato nel corso della recensione. Tittarelli a mio avviso è un buon cantante ma, talvolta la sua voce risulta forzata e non del tutto in sintonia con il resto della band. Detto questo l'impegno e la bravura con cui la band italiana ha lavorato in studio merita solo approvazione.  Per capire come il music business sia ingiusto basti pensare a quel cantante (ballerino ? boh !) cinese di cui non vogliamo neanche in questa sede ricordare il nome che oramai sarà milionario solo per aver inciso quel tormentone ridicolo che ci acconpagna da mesi...e poi c'è gente che scrive e compone canzoni con il cuore e il sudore quotidiano che non riesce nemmeno a trovare un etichetta per pubblicare un disco. Complimenti al sito della band -http://www.nefesh.eu- , completo ed esaustivo con le liriche, la traduzione in italiano e anche la trama per poter capire meglio il “concept” concepito dagli italiani.


1) Intro
2) Delirium of war
3) Tifonomachia
4) Preludio every Time
5) Every Time
6) Souther
7) Tears
8) Preludio Hug Me
9) Hug me
10) I can't fly
11) Surexi
12) Shades and lights
13) Outtro