NEFESH

Contaminations

2014 - Revalve Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
02/04/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

I marchigiani Nefesh fin dagli esordi hanno intrapreso un percorso personale, ricercato ed in grado di oltrepassare una cospicua parte delle regole presenti nelle sfaccettature del rock e del metal. La band nasce ufficialmente ad Ancona nel 2005 con il nucleo originario composto da: Paolo Tittarelli (voce) Luca Lampis (chitarra) Andrea Rossi (basso) Stefano Carloni (tastiere) e Michele Baldi (batteria). Un background vario ed una massiccia dose di determinazione portano il quintetto ad incidere l'anno successivo il primo demo omonimo, le quattro tracce del mini rivelano in maniera efficace le qualità degli anconetani attraverso un progressive metal avvolto da una moltitudine di stili ed influenze (death, thrash, sonorità acustiche, ecc.). La seconda mossa arriva nel settembre 2011 con il rilascio del full-length Shades And Lights, un album registrato allo Zenith Studio di Lucca sotto la supervisione di Frank Andiver (ex batterista dei Labyrinth) e con un lavoro in fase di mastering curato da Mika Jussila nei celebri Finnvox Studios di Helsinki. Il gruppo per presentare in atemprima il cd vola a Londra, il concerto è ripreso anche dalle telecamere di Sky per un servizio all'interno del programma Music Show, gli elogi di critica e pubblico aumentano in modo esponenziale e consentono al monicker dei Nefesh di valicare i confini nazionali, un'ulteriore conferma del valore dei nostri. Lo scorso ottobre il combo dividendosi tra gli studi Music Explosion ed i New Sin di Luigi Stefanini e con un nuovo membro nella lineup (il bassista Diego Brocani) dà il via alle registrazioni del secondo disco, il poliedrico ed avvincente Contaminations. In uscita il sette aprile sotto l'egida della Revalve Records, l'album ribadisce una visione artistica a 360 gradi destinata ad entusiasmare un numero di estimatori in costante crescita; è giunto il momento di premere il tasto play e lasciarsi trasportare dal viaggio tramutato in note dell'ensemble.



L'apertura dell'album è affidata al clima cupo e misterioso dello strumentale "Intro", l'unico protagonista della traccia è Luca; utilizzando la tecnica della lap steel guitar il musicista elabora dei suoni affilati ed avveniristici (in alcuni momenti sembrano provenire da un pianeta sconosciuto), in poco più di due minuti fortemente ispirati dagli indimenticabili intermezzi dei Tool si percepisce la sensazione della "quiete prima della tempesta" ed infatti le battute iniziali della successiva "Reborn Together" aggrediscono senza pietà l'ascoltatore; supportato da una sezione ritmica possente e nervosa Paolo libera la sua furia in un violentissimo scream che in pochi attimi cede lo spazio ad un cantato più pulito ma sempre carico di rabbia, con il trascorrere dei secondi la track assume dei toni cadenzati ed ultra heavy, questi ultimi costituiscono il preludio ad un etereo break immerso in suggestive reminiscenze psichedeliche, chitarra e tastiere dominano la scena modellando una melodia lieve che stempera la tensione per una novantina di secondi, la band riprende poi il suo attacco frontale portandolo ad una penultima parte rallentata e caratterizzata da linee canore vicine per attitudine a quelle create da Serj Tankian e Daron Malakian nei System Of A Down, l'aggressività dei primi versi ritorna nel finale e conclude un episodio perfetto nel delineare i trademark dei Nefesh, l'accurato lavoro in fase di produzione pone in risalto ogni singolo dettaglio ed amplifica la potenza sprigionata dal combo. Le liriche descrivono la visione di un mondo nuovo in cui non ci siano razze, distinzioni di nessun genere e dove gli esseri umani imparino a condividere ciò che hanno. Un tappeto di percussioni in sottofondo ed un breve chorus dal sapore mediorientale introducono "Una Piacevole Sorpresa", la prima delle tre tracce cantate interamente in italiano (già utilizzato in alcuni brani di Shades And Lights) un riffing schiacciasassi guida un continuo susseguirsi di accelerazioni e rallentamenti, la struttura spesso rievoca quella del power metal odierno, l'ottima performance di Tittarelli rinforza questo pensiero; il frontman muovendosi tra la grinta delle strofe e la soave armonia del refrain mette in mostra una notevole versatilità vocale coadiuvata dagli interventi del pianoforte, la nostra lingua si incastra in modo naturale tratteggiando un'altra nota di merito in un pezzo compatto e travolgente. Il testo nella figura immaginaria dello spirito del drago esprime una ricerca interiore da parte degli esseri umani; in una luce lucida e sfuggente si cercano delle risposte sulle proprie esistenze trovando soltanto dei lunghi silenzi, probabilmente solo la creatura leggendaria può rispondere a questi interrogativi e solo la sua presenza può impedire uno stato di completa solitudine. "The Shades" rappresenta l'ennesimo sigillo dell'inventiva e del desiderio di sperimentare scolpiti nel DNA dei Nefesh; inizialmente le note sinistre del piano e gli ossessivi pattern ritmici esplorano i sentieri del prog più frenetico, i tempi sincopati dettati dalla batteria ed il timbro pulito di Paolo trasmettono un marcato senso di inquietudine pronto a trasformarsi in un'autentica discesa nelle tenebre nei minuti centrali, la riproduzione di un violoncello, le poderose pennate di chitarra ed il profondo they will soon destroy sussurato dal cantante compongono uno scenario dalle tinte horror che riporta alla mente le parentesi più terrificanti del black sinfonico di Cradle Of Filth e Dimmu Borgir; dopo questo concentrato di oscurità il five piece riparte in quarta lanciandosi in una veloce cavalcata che fonde con maestria death (riscontrabile soprattutto nel feroce growl) thrash e metal classico, gli efficaci stop and go e le rapide armonizzazioni create dalla sei corde completano il quadro di una strordinaria prova corale offerta dalla band. Le ombre del titolo indicano delle entità minacciose che si avvicinano e mettono in pericolo ogni cosa, stendono la mano per soffocare quello che c'è di bello al mondo, l'irruzione della malvagità sembra inarrestabile ma la speranza non è ancora abbandonata. Arriviamo così ad un concept all'interno dell'album intitolato Trilogy diviso (ovviamente) in tre capitoli; si comincia con "My Black Hole", una track che punta con decisione sull'incontenibile groove forgiato dai musicisti, un vorticoso riff stoppato ed un potentissimo incedere cadenzato costituiscono la base portante per la varietà di soluzioni vocali proposte da Paolo, l'ugola del frontman si prodiga senza un attimo di sosta tra passaggi melodici e tonalità furiose (provate ad immaginare Phil Anselmo dei primi anni novanta in una versione iper-aggressiva) il valido contributo delle tastiere dimostra ancora una volta l'abilità degli anconetani nell'unire frammenti di ampio respiro ad una struttura rocciosa e violenta, l'epilogo è segnato dallo straziante urlo: how can I find you, from here?/how can I love you from here? Sono frasi che sintetizzano il pensiero di un individuo completamente preso dallo sconforto e che invoca a gran voce l'angelo della morte per farsi venire a prendere e finire di soffrire. Il mood diventa più triste ed intimo nella delicata "Figlio Della Vita", l'italiano prende nuovamente il sopravvento in una ballad non così lontana dalla scuola cantautorale del nostro paese, il pianoforte e la chitarra acustica eseguono una struggente melodia accompagnando un'interpretazione di Tittarelli colma di pathos e dolore, questo crescendo emotivo raggiunge le vette più alte in termini di intensità nel meraviglioso refrain, l'assolo di Lampis sull'elettrica in una manciata di note oltre ad accentuare la drammaticità del brano mostra una classe decisamente sopra la media. Il protagonista si ritrova solo e sperduto, vede il cielo ricoprirsi di nubi, sente la pioggia che gli cade addosso, al mare grigio ed impetuoso chiede di essere liberato dalla sofferenza ("mare mare vorrei annegare, perso nel mio nero non suo nuotare/libera il mio sguardo con le tue onde, liberami gli occhi e lasciami andare") l'impressione è quella che il sole non tornerà mai più. La conclusione del concept prende forma nel contrasto tra buio e luce raffigurato dall'entusiasmante "My White Star", la voce ed il piano nei primi secondi proseguono sulle coordinate del brano precedente per poi esplodere in un veloce ed arioso ritornello in italiano, gli echi di un raffinato alternative rock avvolti in ritmiche di stampo power confluiscono nell'irruenza metallica delle strofe in inglese (lo scream è di nuovo sugli scudi) il contrasto è sottolineato anche dall'eclettico guitar work, queste sfumature evidenziano un acceso dialogo tra il protagonista oramai rassegnato al proprio destino ed un'entità superiore pronta ad accoglierlo tra le sue braccia per trasformarlo in una stella bianca senza più ombre dentro, un finale fantastico per un episodio insolito e dotato di un fascino a dir poco irresistibile. Le prerogative del progressive metal moderno emergono in pieno in "Dreams Beyond The Sky", nelle trame taglienti di Luca è palese l'influenza esercitata da celebri colleghi come John Petrucci ed il compianto Dimebag Darrell (R.I.P.) un andamento sostenuto supporta una timbrica vocale orientata maggiormente sull'armonia senza però trascurare quell'aggressività diventata un elemento basilare nel sound dei Nefesh, nel refrain rallentato traspare un sottile velo di malinconia di un'anima tormentata e solitaria, la perizia strumentale si ritaglia il suo meritato spazio nell'esplosivo intreccio ritmico innalzato da chitarra e basso. Il testo verte sui pensieri di un angelo, i dubbi e le paure di essere dimenticato da Dio ed il timore di rimanere completamente solo attanagliano la sua mente ma alla fine ritroverà le proprie ali per alzarsi nel cielo e non aver più nessun tipo di paura. "Oltre Me" è l'ultimo pezzo dell'album interpretato in italiano; la band offre un altro volto della sua personalità tramite un mid tempo lineare che disegna il mosaico sonoro ideale per una dimensione in bilico tra fantasia e realtà, caratteristica enfatizzata dalla leggiadria di un bridge profondo ed ipnotico sia sotto l'aspetto musicale che sotto quello lirico. I versi di Paolo riprendono il tema di Reborn Together in una chiave di lettura differente, il ricordo di un mondo libero, basato sull'amore e concepito come un gioco con delle semplici regole è sempre vivo ma adesso sembra un sogno irrealizzabile, soltanto la presa di coscienza unitaria da parte degli uomini può sancire il suo ritorno ("quando poi capiremo che siamo un unico corpo che vive/quando poi impareremo a giocare, il dolore sarà luna dell'amore") nel finale Luca sale in cattedra elaborando un'atmosfera da colonna sonora di un ipotetico film fantasy. La dinamica "After The End" in sette minuti e ventisei secondi riassume gran parte dell'universo stilistico del quintetto; chitarra e tastiere nella modulazione di un'imponente ouverture sinfonica elevano la melodia su cui si poggia la traccia e conducono al drumming articolato di Michele, in questa scalata ritmica il singer propone una performance vibrante ed estremamente varia, l'operato di Stefano sottolinea ogni passaggio del brano in maniera significativa, il clima teso e tenebroso plasmato dal tastierista nell'intermezzo procura più di un brivido lungo la schiena, gli anconetani interrompono questa pausa di riflessione con un ritmo veloce e metal oriented ma in pochi istanti il brano cambia nuovamente pelle... Il progressive torna alla ribalta in una frenetica successione di tempi dispari trascinati da un timbro che continua ad imperversare con delle tonalità pulite alternate ad uno scream brutale, una voce angelica supportata dal suono di un carillon scrive la parola fine su un duro atto d'accusa contro l'orrore della guerra, vista attraverso gli occhi di un soldato ci si rende conto della sua inutilità e di come essa abbia completamente distrutto il mondo che intendeva invece salvare. "Outro" chiude il disco seguendo le impronte della prima traccia; Lampis dall'esecuzione di suoni dilatati e stridenti si sposta gradualmente verso territori melodici di grande effetto, la tempesta è passata ma l'oscurità ed il mistero persistono nell'avvolgere le nostre anime, sembra quasi il preludio ad una nuova e furibonda incursione...



Contaminations segna un passo fondamentale nella carriera dei Nefesh, in una sorprendente fusione di generi la band esprime una concezione dell'arte estesa ed originale; rispettando la tradizione delle opere più coraggiose ed innovative il lavoro può essere assimilato nella sua eterogeneità soltanto dopo numerosi ascolti rimarcando così un talento ed una personalità encomiabili. Basandosi sul contenuto solitamente si tende a consigliare un album metal ad un determinato tipo di pubblico, Contaminations è la classica eccezione che conferma la regola, ogni metalhead sulla faccia della terra potrà trovare svariati motivi di interesse nella formula ideata dal gruppo. Resta soltanto un'ultima cosa da fare: porgere i miei complimenti agli anconetani per il modo e la determinazione con cui stanno portando avanti la loro straordinaria avventura artistica.


1) Intro         
2) Reborn Together         
3) Una Piacevole Sorpresa         
4) The Shades         
5) My Black Hole (Trilogy Part I)         
6) Figlio della vita (Trilogy Part II)         
7) My White Stars (Trilogy Part III)         
7) Dreams Beyond The Sky         
8) Oltre me         
9) After The End         
10) Outro