NEFARIUM

Praesidium

2005 - Downfall Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
07/01/2013
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Ad otto anni dalla loro formazione (inframezzati da una demo ed un singolo che gli valsero vari concerti e partecipazioni a compilation) i Nefarium giungono finalmente alla pubblicazione del primo full lenght per la label svedese Downfall Records. Ascoltando "Praesidium" non si può che applaudire alla scelta della band valdostana di far passare molto tempo prima di esordire con un album intero, il gruppo suona coeso e con una certa personalità, che però è fortemente debitoria verso la scena black metal svedese. Ad accogliere l'ascoltatore troviamo "Taedium", un intro a base di effetti sonori e qualche sintetizzatore che riprende il suono degli archi sinfonici dal quale si scatena l'inferno di "Cumshot on the Holy Cunt", un assalto all'arma bianca che mostra subito come la band crei un muro di suono devastante. Le velocissime chitarre in tremolo picking si fondano al drumming forsennato di Summum Algor, vero mattatore di tutto l'album, dal doppio pedale quasi costante ma dall'ottima creatività e dinamicità soprattutto in alcuni fill. Al di sopra degli strumenti si erge lo scream gutturale di Carnifex, non acuto quanto quello di molti colleghi ma sporco e graffiato quanto basta per dare una grande sensazione di malignità al testo che, come si evince già dal titolo, verte soprattutto sull'anticristianesimo. Il FadeOut finale di "Cumshot on the Holy cunt" si lascia alle spalle un pezzo fortemente debitore della scena black metal svedese ricordando abbastanza l'esordio dei Dark Funeral. Un piccolo cambiamento arriva con "To Nowhere", che aggiunge una maggiore dinamicità al songwriting della band soprattutto nel riffing delle chitarre che si lanciano in inserti maggiormente melodici pur senza dimenticare la brutalità dell'insieme, aiutati ancora una volta da un drumming feroce ma tecnico molto simile a quello di Trym ed HellHammer. La prima parte di "Roots of Guilt" continua sul canonico sentiero già tracciato nel corso dei pezzi precedenti ma a circa metà pezzo, con un breakdown abbastanza improvviso, veniamo lanciati in una sezione molto più dinamica dove i Nefarium inanellano una serie vincente di riff che eleva "Roots of Guilt" come capolavoro dell'album. Il velocissimo sgranamento di un accordo dissonante su chitarra acustica apre "Weissmatten Stone", traccia quadrata e lineare nella sua brutalità che però mette in mostra una delle due pecche principali dell'album. Infatti, i pezzi finiscono per assomigliarsi un po' tutti (eccezion fatta per alcuni episodi come, ad esempio, il cambio di tempo a circa 3/4 di "Weissmatten stone") e considerando che il sound della band valdostana è già fortemente debitore ad una scena black metal ben specifica, i pezzi perdono d'incisività, complice una produzione poco ispirata che rappresenta la seconda pecca dell'album. "Praesidium" suona infatti piatto, senza mordente, dinamiche e groove, tutte quelle componenti che sarebbero state in grado di avvolgere l'ascoltatore in un'atmosfera oscura e maligna che comunque traspare dalle note suonate da un gruppo dalle ottime doti tecniche. La sesta traccia "Blind Infernal Fathers" presenta degli interessanti cambi di tempo che spezzano un po' il costante tremolo picking delle chitarre che riescono comunque ad intessere belle melodie supportando la malatissima voce di Carnifex, qui forse alla sua migliore prova. "Slaves without chains" parte con un intro dal sapore Death Metal, genere le cui influenze fanno spesso capolino nell'album, per poi dare il via ad un altro assalto all'arma bianca da parte dei 3 valdostani che continuano a suonare coesi come un esercito di spartani pronti a dilaniare gli avversari. Peccato che quest'ottima prova degli strumentisti sia rovinata da una produzione piatta e poco definita che perfino nel black metal, genere notoriamente avverso alle produzioni pulite sia per mentalità che per i mezzi a disposizione, risulta superata da almeno 10 anni. "The Hangman Walk" è il secondo miglior pezzo dell'album grazie ad un certo dinamismo delle chitarre e della batteria e un songwriting ispirato, anche se molto poco innovativo, nel quale le chitarre intrecciano una trama di riff sempre in bilico tra brutalità e melodia che ci portano fino all'improvviso stacco finale che apre la strada a "Festering Clausura", traccia già presente nell'EP "Avernus" ed ultimo assalto sonoro da parte dei 3 musicisti italiani che continua sulla strada già tracciata dall'intero album, ma aggiunge un simpatico finale a sorpresa molto diverso dalle sonorità già sentite durante l'album inserito come Ghost Track.  "Praesidium" è un buon esordio che non brilla certo per personalità o carica innovativa (Nonostante qualche buona idea sparsa su tutto l'album) ma mostra un gruppo in possesso di ottime doti tecniche ed un'ottima coesione tra i membri della band che dimostrano di saper padroneggiare molto bene l'arte del black metal. Peccato anche per la produzione che non aiuta affatto l'album ad avvolgere l'ascoltatore in quella spirale di morte ed oscurità che si sarebbe potuta creare finendo con il lasciarlo abbastanza tiepido.


1) Taedium 
2) Cumshot on the Holy Cunt 
3) To Nowhere 
4) Roots of Guilt 
5) Weissmaten Stone 
6) Blind Infernal Fathers
7) Slaves Without Chains 
8) The Hangman Walk 
9) Festering Clausura

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