NEFARIUM

Haeretichristus

2008 - Agonia Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
08/02/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Più che un semplice artwork la copertina di "Haeretichristus" dei valdostani Nefarium é un vero e proprio blasfemo vessillo ispirato ai mostri sacri del black metal scandinavo: due figure papali e due suore in preda ad una possessione demoniaca insieme a bafometto non rappresentano certamente una novità nell'ambito, a livello figurativo, e dopotutto non lo é neppure la loro musica, che come nel caso di "Praesidium", il disco precedentemente rilasciato nel 2005, é fortemente ispirato dalla corrente svedese, con soluzioni stilistiche già adottate da band come Dark Funeral e Marduk in parte minore (insomma, non proprio dei novellini).  A fare da contorno ci pensa l'aspetto produttivo del platter, che vanta la masterizzazione negli studios svedesi della HitFire nonché il rilascio sotto l'etichetta polacca Agonia Records (che ha collaborato anche con prestigiose band nostrane come i piacentini Forgotten Tomb, i romani Malfeitor ed i piemontesi Opera IX). Il suono é fortemente abrasivo e tagliente come le band di Lord Ahriman e Morgan Steinmeyer Håkansson hanno dettato nel corso degli anni e che ha contribuito a distinguere lo stile svedese da quello della vicina Norvegia, incentrato generalmente su sonorità glaciali e scheletriche (con eccezioni, sia chiaro). Le chitarre di Carnifex ed Adventor sono acide e roventi, la batteria con al comando Summum Algor é un autentico martello pneumatico praticamente inarrestabile, mentre lo stesso Carnifex si rende protagonista dietro al microfono di una performance che miscela rabbia e malvagità. L'andamento del disco é molto omogeneo e la durata complessiva, che si aggira intorno ai trentacinque minuti, ne fa un'opera di facile assimilazione e abbastanza catchy, e grazie a buone composizioni si dimostra anche coinvolgente. I brani sono infatti molto abrasivi, affilati come mortifere lame ricoperte di sangue cristiano, e trasudano malignità da ogni nota, e risultano veramente succulenti per i palati più assetati di brutalità anticlericale e non solo. L'easy-listening é infatti uno dei punti di forza dei Nefarium, che interpretano il concetto del black metal senza ricorrere a particolari fronzoli lasciando che sia la loro costantemente feroce proposta musicale a parlare per loro. I Nefarium mettono subito in mostra la loro attitudine anticristiana con la bella opener "Lucifer's Betrayal", tiratissimo pezzo fortemente ispirato alle ultime produzioni di casa Marduk che colpisce per un ritmo frenetico inframezzato da alcuni brevissimi stacchi, confezionando così un pezzo molto ispirato e che presenta in maniera esemplare ciò che hanno appreso nei tre anni trascorsi dalla pubblicazione precedente. Carnifex si immedesima nei panni di un sacerdote in preda ad una possessione demoniaca, vomitando blasfeme strofe nelle quali viene posta in evidenza la superiorità luciferina nei confronti della religione cristiana, la quale verrà presto oppressa dalle forze del male. La seguente "The Damned Descent" pone invece in primo piano l'influenza dei Dark Funeral, in particolar modo nell'elaborato drumming di Summum Algor, la quale ricorda la tecnica adottata da Equimanthorn nello storico "The Secrets of the Black Arts" del 1996, che a parere di molti rimane tutt'oggi il vero masterpiece della band di Stoccolma. Le chitarre si sovrappongono a questo feroce ritmo con trame neppure troppo brutali ma che riescono ugualmente a lasciare il segno, grazie in particolare al refrain dal sapore vagamente evocativo. Centralmente un break spezza il ritmo dando il via ad una sezione più articolata che ci traghetta nei furibondi istanti finali di questo brano azzeccato e ben strutturato. Sempre seguendo le orme tracciate dai Dark Funeral, i Nefarium ci introducono nel brano "136 Bastard Priests Murdered", pezzo velocissimo e iracondo sin dagli istanti iniziali che rallenta lievemente solo in corrispondenza del refrain, salvo riprendere un'andatura frenetica per il resto della traccia, grazie soprattutto ad un Summun Algor che definirei "tentacolare" considerando i bpm della sua batteria. L'intro di "Merchants of Hope" si rivela invece orientato alle sonorità che resero grandi il black metal di stampo norvegese, essendo (abbastanza vagamente) assimilabile ai primi Emperor, secondo il mio punto di vista. Abbiamo quindi un brano meno tirato ma ugualmente ben riuscito che in corrispondenza della seconda metà, dove i quattro tornano a sonorità più comuni ad i loro standard, ma senza mai tralasciare l'aspetto cardine del loro sound, ovvero un'implacabile atmosfera gelida e maligna allo stesso tempo. Si giunge così a quello che personalmente reputo l'episodio migliore in assoluto del lotto, ovvero l'annichilente "Doctrina Haereticorum", per il semplice fatto che risulta il brano più tirato fra tutti: sin dai primi secondi i Nefarium dimostrano di saper picchiare duro in maniera incessante (vedi il ritmo elevatissimo dettato dalla batteria, farcito di frequenti incursioni sul ride nonché beats a raffica) riuscendo comunque a dare spazio all'evocatività di un rituale occulto e risultando così un brano veramente ben strutturato, impreziosito da un'ottima trama di chitarra, acida e maligna come black metal comanda. La matrice di ispirazione mardukiana torna a farsi prepontentemente spazio nella traccia successiva, quella "Thirty Coins of Judas" il cui titolo fa chiaramente riferimento ad uno degli eventi più noti riguardanti "la pecora nera" degli apostoli. Vorticosi riff di chitarra si intrecciano l'un l'altro come un tornado che ci invade i padiglioni auricolari, mentre la sezione ritmica imbastisce il consueto tappeto sonoro che fa della velocità il vero punto cardine del songwriting. "An Old Black Cage" prosegue in maniera imperterrita sui binari del brano precedente continuando così un massacro che sembra proprio non aver fine, non solo nei confronti del culto cristiano ma anche nei confronti dell'ascoltatore, letteralmente sotterrato dalla potenza emanata dalla band valdostana attraverso la sua musica, una miscela esplosiva di brutalità e malignità che la chitarra emana ad ogni nota. L'ottimo drumming di Summun Algor é oltretutto calibrato alla perfezione e sufficientemente variegato per un disco come Haeretichristus, che non fa certo dell'eterogeneità dei brani una delle sue principali caratteristiche. Il riff di apertura di "Sin of Apostle" é un po' più arzigogolato del solito, ma la qualità del songwriting continua a rimanere davvero pregevole e soprattutto mantiene un andamento dinamico e fluente, il che rende anche questo pezzo estremamente godibile. Verso la metà incorriamo in una delle poche pause che i Nefarium ci riserbano nel disco, in cui permettono l'entrata in scena di un'atmosfera sulfurea, improvvisamente spezzata da un urlo agonizzante di Carnifex, accompagnato incessantemente dagli strumenti sino all'outro, dove verremo traghettati da uno dei riff più riusciti in assoluto del platter. La chiusura, che giunge in maniera un po' inaspettata, fa da apripista per la bella "Episcopal Whip", che non aggiunge o toglie nulla a ciò che la band ci ha fatto assaporare nel corso dei pezzi precedenti ma che ben si presta al ruolo di closing track, con il suo ritmo piuttosto variegato ma nel quale a farla da padrone sono ovviamente lunghe e feroci cavalcate che strizzano l'occhio alle sonorità degli ultimi Dark Funeral. Termina così questo intenso viaggio alla scoperta dei meandri dell'inferno, un viaggio tutto sommato appagante dettato da un disco tutt'altro che trascendentale ed abbastanza derivativo, ma che grazie a frequenti spunti di personalità ed alle indubbie doti tecniche della band sento di poter promuovere a pieni voti senza difficoltà. Una delle tante band nostrane da tener d'occhio.


1) Lucifer's Betrayal 
2) The Damned Descent 
3) 136 Bastard Priest Murdered 
4) Merchants of Hope 
5) Doctrina Haereticorum 
6) Thorty Coins of Judas
7) An Old Black Cage 
8) Sin of Apostle 
9) Episcopal Whip 

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