NECRODEATH

Ton(e)s of Hate

2003 - Scarlet Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
17/08/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

"Necrodeath? Fottuto black metal estremo! Voi italiani dovreste esserne fieri, perché sono uno dei migliori gruppi estremi di sempre!"



Queste belle parole non vengono da una persona qualsiasi o da un semplice fan, ma da una leggenda del metal come Phil Anselmo che lo disse durante un'intervista nel 2004 (quindi un anno dopo lo scioglimento dei Pantera e, se uno che l'altro ieri suonava con un gruppo simile dimostra tutta questa stima per una band, penso proprio che possiamo fidarci), confermando quello che altri gruppi come i Mayhem, i Cradle of Filth, i Cannibal Corpse, gli At The Gates, i Dimmu Borgir e molti altri avevano già detto segnalando il quartetto ligure come una delle loro principali ispirazioni nel campo della musica estrema. In effetti basta ascoltare la cult-demo "The Shining Pentagram" per capire come questi sconosciuti ragazzi genovesi abbiano portato una ventata di novità nella musica estrema che proprio in quel periodo stava emettendo i primi vagiti. Ventata di novità che diventa un vero e proprio ciclone con l'uscita di "Into The Macabre" e "Fragment of Insanity" i primi due full lenght del quartetto ligure che prendono spunto da maestri della violenza musicale come  Celtic Frost, Slayer, Kreator, Possessed e Bathory e aggiunge tutta la loro rabbia e la malignità scoprendo un territorio completamente nuovo che avrebbe permesso alla band di espandere i suoi orizzonti. Purtroppo il poco professionale comportamento della loro Label che fece mancare il pieno supporto alla band ne causò lo scioglimento lasciandoli, come novelli Cristoforo Colombo, senza la possibilità di esplorare a fondo le terre dove erano arrivati per scoprirne le ricchezze e soprattutto senza dargli il tempo di capire che erano approdati su un continente completamente nuovo. Uno scioglimento non del tutto negativo visto che il batterista Marco "Peso" Pesenti unì le sue forze con quelle di Tommy Talamanca fondando i Sadist e registrando album come "Above the light" e "Tribe" mentre il cantante Ingo si unì agli Schizo per registrare quell'immenso capolavoro che risponde al nome di "Main Frame Collapse". Tutti eventi di importanza fondamentale per la scena metal italiana, ma pensare che quel continente appena scoperto dai 4 liguri, in un curioso parallelismo con la storia di un altro navigatore genovese che non aveva avuto il tempo di capire fino in fondo dov'era arrivato, stava venendo esplorato e sfruttato da altri che gli diedero il nome di Black Metal lasciava un pò l'amaro in bocca al pensiero di tutto quel potenziale sprecato, dimostrato solo parzialmente da quelle tre uscite (per un totale di circa 19 tracce) che lasciavano presagire un futuro veramente limpido. Quando nel 1996 Peso lasciò i Sadist per problemi personali, cominciarono a circolare voci su un possibile ritorno sulle scene dei Necrodeath che avvenne definitivamente con "Mater of All Evil" nel 1999. Per quanto parzialmente nascosto dalla testa di questa "Generatrice di tutto il male" (che meriterebbe quasi un posto a fianco delle tre "Mater" di Dario Argento per la perversa sensualità della figura) fu un piacere per tutti i fan rivedere l'appuntito logo dei Necrodeath sulla copertina plastificata di un disco e soprattutto, vedere intatto il nucleo compositivo principale della band (Peso e il chitarrista Claudio) rafforzato da due ottimi musicisti come Marcelo "Flegias" Santos e John, entrambi provenienti dai Cadaveria e con diversi anni di militanza nell'underground italiano. Dopo il violentissimo "Black As Pitch", un album veramente "Nero come la Pece", nel 2003 i nostri 4 liguri entrano negli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (nati appena 5 anni prima ma già sulla strada per diventare uno dei migliori studi di registrazione in Italia) per registrarne il degno successore che confermasse ancora una volta un ritorno sulle scene da veri e propri re dell'estremo.

Lontane voci pesantemente distorte che ricordano i cori di suore accompagnate dall'oscura voce di Flegias che accompagna l'ascoltatore in una velocissima immersione in questo buio abisso prima che chitarre, basso e batteria facciano il loro prorompente ingresso con un riff tritaossa che accelera improvvisamente diventando il supporto perfetto per la malefica voce di Flegias che vomita nelle nostre orecchie una storia di preti lasciati liberi di abusare di innocenti bambini mentre il Vaticano chiede semplicemente scusa ma non risolve il problema anzi, pensa ad insabbiarlo sfruttando il suo peso politico e sociale lasciando liberi i preti di sfogare le proprie depravazioni su anime innocenti. "Mealy-Mouthed Hypocrisy" lascia spazio a "Perseverance Pays" dove il sound dell'album si tinge ancora di più di thrash metal accantonando la parte più black metal con potenti powerchord con tonica sulla quinta corda che si alternano a riff velocissimi dal vago sapore slayeriano mentre supportati da una sezione ritmica che trova finalmente il giusto spazio nel sound dei Necrodeath facendo risultare Peso come le fondamenta sul quale si regge il palazzo Necrodeath, che in questo caso prende la forma di un vero e proprio ospedale per malati psichiatrici visto che andiamo a fare "due chiacchere" con un serial killer che aspetta la morte nella sua cella rimuginando senza pentimento sui suoi crimini. Come novelli Virgilio, i Necrodeath ci accompagnano in un anfratto ancora più oscuro di quell'Inferno che può essere la mente umana. Se Dante, ogni volta che scendeva lungo i 33 gironi infernali si trovava di fronte ad anime che si erano macchiate di peccati sempre più gravi, l'escalation di pazzia di "Ton(e)s of Hate" aumenta ad ogni cambio di traccia. Eccoci di fronte al folle Dr.Z in "The mark of Dr.Z", un chirurgo del tutto speciale che "opera" le sue vittime nei modi più atroci lasciando la propria firma come un pittore sulla tela. Musicalmente ci troviamo di fronte ad un putiferio thrash/black metal denso di accelerazioni e ripartenze. Claudio martoria le corde della sua chitarra con powerchord violentissimi e riff dissonanti mentre Peso decide di far impazzire i batteristi di mezzo mondo "giocando" con la cassa creando intricatissimi pattern ritmici che mostrano come quest'album sia un vero e proprio concentrato di esperimenti più o meno azzeccati, un album di transizione verso l'evoluzione di un sound che ha dettato legge e continuerà a dettarne per diverso tempo. Un carillon iniziale ci introduce "The Flag", riarrangiamento di "The Flag of inverted cross" (pezzo contenuto in "Into The Macabre") che finalmente gode di una produzione al passo con i tempi che gli fa guadagnare ancora più qualità ad un pezzo splendido che, sebbene sembri rompere un pò il concept dell'album, ne è in realtà la sua naturale prosecuzione essendo incentrato sul satanismo acido. Il Carillon iniziale, interrotto da un breve segmento della registrazione originale, lascia la via libera ad un vero e proprio massacro dove la batteria sembra voler tritare il nostro corpo come farebbe un tritacarne e le chitarre recidono tutte le arterie del nostro corpo permettendo a Flegias di raccogliere il nostro sangue ed offrirlo a Sua Maestà Satana in persona. Questo pezzo sembra voler urlare in ognuno dei suoi 3 minuti e 23 secondi "Benvenuti ad una messa nera e voi, cari ascoltatori siete il capretto sacrificale". Riprendiamo il nostro viaggio per le celle dell'"ospedale psichiatrico Necrodeath" per incontrare la signora Caroline Ruud, la "Regina del Desiderio". L'intro di "Queen of Desire" è un vero e proprio pugno in faccia: Chitarre, Basso e Batteria suonano all'unisono per colpire duramente i timpani dell'ascoltatore mentre Flegias biascica parole che raccontano di questa donna senza scrupoli, maestra della seduzione e del sesso che sfruttava gli uomini per soddisfare i suoi bisogni fisici e materiali. Nel ritornello troviamo un'assoluta novità per quanto riguarda il sound dei Necrodeath, ovvero una voce femminile molto alta ed etera tanto da sembrare angelica in pieno contrasto con la demoniaca voce di un Flegias che dal suo "esordio" con "Mater of All Evil" sembra migliorare continuamente sia a livello interpretativo che tecnico. A fare da contraltare alla storia di Caroline Ruud troviamo due persone che potrebbero essere le sue vittime, due fratelli che si continuano a dichiarare innocenti fino all'ultimo momento prima dell'esecuzione dicendo di essere stati circuiti da una donna. Dopo un veloce paradiddle sulla cowbell (che Peso usa largamente in questo disco) "Petition for Mercy" si muove su binari Black Metal sopraffini senza dimenticare la pesante influenza thrash del passato. Ascoltando questo album nel 2012, dopo che gli stessi Necrodeath daranno alle stampe quelle che io considero delle vere e proprie pietre miliari del metal estremo come "Draculea" e "Idiosynchrasy", possiamo dire che questo album getta un ponte tra il passato thrash metal della band e il futuro molto più estremo che fonde con precisa alchimia il meglio del Death Metal e del Black Metal aggiungendo una punta di quella atmosfericità tipica del progressive. Esattamente come durante la costruzione di una strada o di un ponte, "Ton(e)s of Hate" si muove su un percorso un pochettino accidentato, con qualche passo falso e qualche idea da limare, un terreno da livellare e un progetto che deve ancora essere definito nei suoi particolari. Quattro accordi velocissimi ed ecco iniziare uno dei più grandi capolavori dei Necrodeath che ben presto diventerà un cavallo di battaglia del gruppo ligure, "Last Ton(e)s of Hate". Come a ricollegarsi alla prima traccia del lotto, il protagonista di "Last Ton(e)s of Hate" è un folle serial killer di preti e monaci che odia con tutto il cuore. La struttura del pezzo è molto vicina alla forma canzone Intro-intermezzo-ritornello-intermezzo-ritornello-reprise finale dell'intro seguendo la tecnica di RingKomposition molto cara a molti compositori tedeschi dell'800. Dopo i già citati 4 accordi dell'intro ci troviamo al primo intermezzo con una brusca accelerazione che permette a Flegias di riversare nelle nostre orecchie una manciata di parole al cianuro, prima di deliziarci con uno dei ritornelli migliori mai sentiti che dal vivo fa letteralmente sputare le corde vocali ai fan per cercare di cantare agli stessi livelli del demoniaco Flegias prima di venire di nuovo rapiti da quel ritornello che ispira Pogo a non finire. L'arpeggio di chitarra acustica che introduce la successiva "Evidence from Beyond" è un'altra piccola e gradita novità nel Necrodeath Sound mostrando già l'intenzione di evolversi verso un sound meno d'impatto ma più atmosferico, aiutati dalla produzione di Giuseppe Orlando che enfatizza il groove delle basse frequenze e dona profondità allo spettro stereo creando un sound molto più avvolgente dell'impatto più "Straight in your face" dei precedenti album. A chiudere l'album troviamo "Bloodstained Pattern" che inizia con un intro di batteria molto giocato sui Tom e su influenze quasi tribali che suonano come un'anticipazione del futuro sound dei Necrodeath verso arrangiamenti più studiati ed intricati con un pezzo che lungo i suoi quasi otto minuti di durata cambia spesso atmosfera e mood in un ultimo vortice di follia omicida grazie al quale raggiungiamo il culmine del nostro viaggio in questa Divina Commedia della follia, esattamente come Dante lo raggiunse trovandosi al cospetto di Lucifero in persona nel 34° canto dell'Inferno.

All'epoca della sua uscita, "Ton(e)s of Hate" spiazzò molto gli ascoltatori suonando forse un pò troppo confusionario e con idee che sembravano quasi faticare ad incastrarsi bene tra loro. Col senno di poi possiamo dire che quest'album è come il test di un nuovo assetto della macchina Necrodeath, con ancora qualche modifica da effettuare e da settare al punto giusto per poter ambire a nuovi traguardi sempre più importanti e, guardando il continuo della loro carriera, questo nuovo assetto è quanto di più azzeccato potesse esserci.


1) Mealy-Mouthed Hypocrisy 
2) Perseverance Pays 
3) The Mark Of Dr. Z
4) The Flag
5) Queen Of Desire
6) Petition For Mercy 
7) Last Tone(s) Of Hate
8) Evidence From Beyond
9) Bloodstain Pattern