NECROCCULTUS

Solemnelohim, Bringer Of Death

2013 - Blood Harvest

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
17/08/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Attualmente il Messico si può tranquillamente considerare una delle culle del death metal vecchio stampo, data la quantità di band che negli ultimi anni sta facendo rivivere le sonorità degli anni novanta in tutto il loro maligno splendore. Sargatanas, Infinitum Obscure, Castleumbra e Necroccultus sono senza dubbio fra le migliori entità appartenenti a questo filone, in particolare questi ultimi vanno citati per l'attesissimo ritorno con l'ep "Solemnelohim, Bringer Of Death", che sancisce il ritorno della band di Irapuato dopo cinque anni di silenzio, dopo lo split "Inverted Dimensions" con gli Shub Niggurath (band che definire cardine della scena messicana é un eufemismo) del 2008. Nonostante si tratti solamente di quattro brani, si può parlare proprio di un ritorno in grande stile per il maligno quintetto centramericano, che alla faccia delle innovazioni e degli esperimenti conferma il proprio stile che rimanda a pilastri del death statunitense come Morbid Angel, Incantation e perfino un pizzico di Sadistic Intent, oltre a qualche doverosa reminescenza nei confronti dello stile appartenente alla loro terra d'origine, cioé quell'inconfondibile oscura e ammorbante atmosfera che qualsiasi buon deathster DEVE aver apprezzato in (capo)lavori come "The Enlightment" o "The Kinglike Celebration (Final Aeon On Earth)". Complice una produzione praticamente ineccepibile, il nuovo ep dei Necroccultus é destinato a diventare uno dei punti esclamativi di questo 2013 in ambito death, in cui é davvero complicato trovare qualcosa che non vada per il verso giusto. Quattro brani per un totale di circa venti minuti nei quali si alternano ritmi monolitici intervallati da brucianti accelerazioni, senza mai perdere quell'alone arcano e mistico che ci piace tanto. Chitarre grezze ed abrasive, sezione ritmica quadrata e di grande impatto sonoro ed il cavernoso vocione di Isaìas Huerta che ci vomita nelle orecchie riti necromantici e narrazioni dei tempi antichi fanno il resto, dando l'impressione sin dal primo ascolto che alla fine saremo molto più che soddisfatti. L'oscuro rituale si apre con la magniloquente "Dimensions Of Ancient Necromancy", un tripudio di riff velenosi ed arcani che si stagliano su ritmi generalmente morbosi inframezzati dalle implacabili sfuriate di Oscar dietro le pelli. Gli axemen Mauricio Pérez e Nextor originano un songwriting scarno ed ispirato alle sonorità del passato, senza però scadere nella fastidiosa sensazione di "già sentito", anzi, alcuni passaggi del brano sono veramente azzeccati, come ad esempio il tetro main riff del brano. Anche nei tempi più veloci si destreggiano alla grande con autentiche fucilate che ci iniettano nelle vene la ritualità e la scarna violenza del loro primigenio death metal. "Aeons Of Spectral Morbidity" si manifesta con un riff che rimanda ai Morbid Angel del seminale "Altars Of Madness", fonte di ispirazione ancora oggi, dopo quasi venticinque anni dal suo rilascio, di innumerevoli band. Assalti quadrati e sempre ragionati si incrociano con intermezzi ammorbanti generando un brano dall'atmosfera ancestrale e solenne che si candida senza alcun problema a punto esclamativo di "Solemnelohim, Bringer Of Death". Oscar, oltre a dimostrarsi un validissimo drummer mette in mostra una grande capacità nel variare il suo operato all'interno di un brano sfruttando a pieno il suo drum-kit senza mai sbagliare un colpo. Il fade out di Aeons Of Spectral Morbidity ci traghetta nel bel mezzo dell'evocativa intro del terzo rituale al maligno proclamato dai Necroccultus, la malatissima "The Ethereal Living Dead Supremacy". Chitarre aggressive ma di una violenza sempre ragionata e mai eccessiva imbastiscono trame che trasudano una primordiale malignità da ogni nota, posandosi sul dinamico tappeto ritmico tesso da Oscar con il supporto del basso del bravo Ricardo Gil. Dopo un evocativo assolo di chitarra il pezzo si riscatena nel più totale cataclisma sonoro annichilendo l'ascoltatore sotto i colpi incessanti dei due chitarristi, protagonisti di una performance assassina all'insegna di una continua dinamicità. Il pezzo di chiusura "The Equinox Of Unburied Ones" denota nuovamente marcate influenze da parte della creatura di Trey Azagtoth, alternando sezioni tirate a tremendi stacchi nei quali emergono mastodontici palm muting e raffiche di blast beat. Il buon Isaìas lascia momentaneamente vesti umane per entrare nei panni di un oscuro demone che scandisce strofe con vocalizzi profondissimi e diabolici. Emerge qui l'unico reale difetto del rituale necromantico "Solemnelohim, Bringer Of Death", cioé quello di finire dopo appena venti minuti, ma venti minuti che resteranno impressi nella mente per molto, molto tempo. Dopo gli Unaussprechlichen Kulten un'altra band d'oltreoceano riesce così a dare vita ad una delle uscite più acclamate dell'anno grazie ad un ep, ed ora che sono passati otto anni dal primo e unico full targato Necroccultus non resta che essere impazienti di poter gustare un'opera più corposa dal punto di vista del minutaggio. 


1) Dimensions Of Ancient Necromancy
2) Aeons Of Spectral Morbidity 
3) The Ethereal Living Dead Supremacy
4) The Equinox Of Unburied Ones