NECROCANNIBAL

Somnambuliformic Possesion

1994 - MetalAgen

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
16/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Il nostro viaggio temporale oggi ci conduce direttamente nel 1991 nella fredda e mastodontica Mosca; la città stava vivendo una svolta epocale con la fine dell'Unione Sovietica e la costituzione dei nuovi stati indipendenti, in un periodo storico così importante e pieno di cambiamenti per la popolazione un gruppo composto da quattro giovanissimi ragazzi animati da una solida passione nei confronti delle forme più estreme del metal cominciò a muovere i primi passi nell'underground moscovita, da questa passione nacquero i Necrocannibal! La strada è stata costantemente in salita e caratterizzata da varie difficoltà ma la determinazione e la voglia di emergere a tutti i costi permisero alla band di arrivare nel 1994 con il sorprendente Somnambuliformic Possesion all'agognato traguardo del primo album (purtroppo rimarrà anche l'unico) i problemi incontrati furono confermati anche dal fatto che questo lavoro venne pubblicato dalla MetalAgen soltanto su musicassetta (un formato già obsoleto all'epoca). Il suono del combo affondava le proprie radici in un articolato death metal profondamente ispirato dai maestri della scena statunitense e contraddistinto da efficaci parti in puro thrash style, rispettando una tradizione consolidata i testi erano incentrati su tematiche splatter. Un'ulteriore dimostrazione dell'influenza del movimento metallico a stelle e strisce arrivava dalla scelta dei nomi d'arte dei quattro: William Vallace (voce) Jill Wise (chitarra) Paul Truth (basso) e Reyn Killdays (batteria), un pizzico di originalità in più per questi pseudonimi non avrebbe guastato ma in fondo si tratta di un aspetto trascurabile, soprattutto se esaminiamo con attenzione i ventinove minuti di ottima musica contenuti nel platter. La macabra ed inquietante copertina è l'immagine perfetta per rappresentare il clima sinistro di "Intro", un gelido vento in lontananza ed una melodia eseguita dalle tastiere così spettrale da poter essere paragonata alla soundtrack di qualche pellicola horror di fine anni settanta/primi ottanta costituiscono l'input per una breve parte narrata segnata da una voce misteriosa che annuncia l'entrata in scena di un'entità malefica, parte così il concept lirico dell'album: "Lo spirito malvagio giunge ad un’anima umana, arriva ad un agnello assetato di sangue ed è pronto a divorarlo, la sua presenza è estremamente crudele, la sua sensazione è insopportabile, la mente va spegnendosi..." Quest'atmosfera opprimente e terrificante viene interrotta dal violento attacco iniziale della title track, fin dai primi secondi i Necrocannibal esprimono tutte le loro potenzialità assaltando con dei tempi velocissimi ed un riffing schiacciasassi, il timbro cavernoso di William è figlio diretto della grande scuola death americana (avrà trascorso interi pomeriggi per imparare a memoria la lezione impartita da celebri colleghi come Chris Barnes e George Fisher) magnifico il break rallentato, il four piece rivela un'anima melodica ed un'inventiva sorprendenti riscontrabili soprattutto nel pregevole operato di Jill, nel finale i russi riprendono a colpire ferocemente concludendo un episodio dinamico ed avvincente, da segnalare anche una buona produzione che pur non potendo contare su mezzi costosi riesce nell'ardua impresa di porre in evidenza il lavoro di ogni componente. Nel testo viene trattata l'orribile mutazione del protagonista della storia, viene scorticato dal demone e contemporaneamente comincerà la sua sete di sangue. Il brano/simbolo "Necrocannibal" è la piena conferma della personalità insita nel songwriting del combo, i quattro si prodigano in un tornado sonoro ricco di imprevedibili e devastanti cambi di tempo, l'apice è raggiunto nella parte centrale con una marcia cadenzata guidata con grande perizia dalle corde di Paul, da evidenziare la voce del frontman, sempre più malata e brutale nel descrivere con dovizia di particolari la putrefazione e la decomposizione dei corpi di cui si nutre quest'anima posseduta. Nella successiva "Burial Of The Soul" la band elabora un magnifico punto d'incontro tra la travolgente furia del death metal e l'accattivante dinamismo del thrash, partendo da un semplice ma potentissimo riff (eseguito per tutta la durata sotto varie forme) il gruppo riesce a creare un'impetuosa girandola sorretta da un incisivo guitar work, Wise continua a sbalordire grazie ad uno stile ricercato e poliedrico. La trasformazione va avanti e manipola ancora più orrendamente la mente dell'uomo, ora è devastato da pensieri sodomitici e da sete di corpi femminili, solo gli istinti più bestiali lo tengono in vita ed è così che lo sventurato viene denominato “essere inutile, buono solo per nutrire i vermi". Somnambuliformic Possesion seguendo fedelmente la direzione stilistica forgiata dai big dell'estremo qualche anno prima della sua uscita è un lavoro che rivela anche diverse sfaccettature, lo ribadisce in maniera limpida un episodio come "External Reality", nelle battute iniziali i Necrocannibal proseguono il loro attacco frontale con dei ritmi forsennati, nella seconda parte l'andamento diventa più lineare e granitico per poi lasciare spazio ad un oscuro finale segnato da marcate reminiscenze doom oriented, il singer con le sue urla lancinanti parla di un macellaio che ad un certo punto decide di dare ascolto a delle voci nella propria testa, quest'ultime gli suggeriscono in maniera ossessiva di profanare dei cadaveri. L'abilità strumentale dell'ensemble raggiunge vette elevate nella complessa "Appear Before The Death", l'ombra dei numi tutelari Morbid Angel è percepibile in ogni secondo; la struttura composta da un'incontenibile alternanza tra assalti furiosi e micidiali rallentamenti ha le sembianze di un sentito tributo nei confronti del talento di Trey Azagthoth e soci, il vero dominatore della track è il drumming di Killdays, quello del batterista è un significativo insegnamento di perizia e potenza. Per il protagonista comincia una lenta agonia che lo sta portando in modo orribile verso la morte, vermi e parassiti gli infestano la bocca ma lui continua imperterrito a divorare cadaveri, nella prima strofa sono presenti anche dei riferimenti sessuali ed in particolar modo a come il cannibalismo possa procurare degli orgasmi... Lo scenario sanguinario e terrificante continua ad imperversare nella furiosa "Inner Uterine Soulful Cannibalism", i Necrocannibal persistono nell'amalgamare con maestria ritmiche serratissime a passaggi ricchi di tecnica e personalità sorretti dal maestoso lavoro di Truth, ribadendo così il contributo fondamentale di uno strumento come il basso nel loro sound, il growl di William sfiora picchi di cattiveria inaudita e le liriche ruotano attorno all'ultima fase della trasformazione; l’anima del dannato viene completamente posseduta e fatta a pezzi dal demone che cresce dentro di lui come un feto immondo nell’utero della madre. Il colpo finale viene lanciato attravverso la rabbia primordiale di "Revel In Flesh (Timeless Go Away)", con i suoi cinque minuti e sedici secondi di durata la traccia può essere considerata un manifesto perfetto delle coordinate sonore del gruppo, la struttura come da copione è estremamente varia; nei momenti più veloci i quattro aggrediscono l'ascoltatore con delle partiture vorticose e furibonde, in quelli cadenzati si trasformano in un impetuoso caterpillar pronto ad annientare senza pietà qualsiasi cosa, sotto questo aspetto la doppia cassa impazzita di Reyn e la chitarra di Jill (sempre profonda e melodica) danno il loro apporto in modo memorabile. Apparentemente il protagonista è deceduto ed il suo corpo giace in una tomba ma sembra che ci sia ancora una scintilla inconscia che si rigira dentro la sua carne morta per l’eternitä... Termina così non solo Somnambuliformic Possesion ma anche l'attività discografica del gruppo, dopo una serie di concerti nel 1997 viene scritta ufficialmente la parola fine sulla carriera dei Necrocannibal, l'unico collegamento con il gruppo lo ritroveremo soltanto un decennio dopo con l'ingresso di Truth (nel frattempo tornato al suo vero nome, Pavel Pravdin) nei metallers Teatr Teney. La sensazione di una grande occasione mancata è piuttosto forte perchè i russi nonostante le vicissitudini affrontate durante il loro cammino artistico avevano dimostrato di avere a disposizione numerose frecce al proprio arco per assicurarsi un futuro luminoso e poter competere ad armi pari con i colleghi più famosi, purtroppo la loro storia ha seguito una direzione nettamente diversa proseguendo in un percorso che non ha permesso di superare lo status di band meteora, come testimonianza abbiamo un lotto di brani (rivalutati da critica e pubblico nel corso degli anni) che hanno lasciato un segno indelebile nel movimento estremo internazionale, se amate le sonorità più brutali ed articolate vi consiglio caldamente di riscoprire questo lavoro.


1) Intro 
2) Somnambuliformic Possession 
3) Necrocannibal
4) Burial Of The Soul 
5) External Reality
6) Appear Before The Death 
7) Inner Uterine Soulful Cannibalism
8) Revel In Flesh
(Timeless Go Away)