NE OBLIVISCARIS

The Aurora Veil

2007 - Unsigned/independent

A CURA DI
ANDREA ORTU
22/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Ne Obliviscaris



Aurora Veil, il demo rilasciato dalla band progressive-extreme-metal "Ne Obliviscaris" in attesa del lancio discografico vero e proprio, trasuda, fin dal titolo, di sonorità nordiche, folk celtico e, non a caso, black metal, un genere che riporta quasi immediatamente a scenari scandinavi. Non male per una band australiana! I Ne Obliviscaris infatti nascono nel 2003 a Melbourne, nota come la città della corsa all'oro australiana, metropoli di oltre quattro milioni di abitanti e grande centro culturale australiano fin dalla fine dell'800. Se pensavate di aver già sentito tutto, che generi come il black metal non potessero più arricchirsi di nuove, inascoltate sonorità, beh, i Ne Obliviscaris si sono decisamente impegnati per smentirvi, e l'hanno fatto con un vastissimo background musicale ed una tecnica sopraffina che stupisce e riempie di ammirazione in una band giovane ed ancora underground come loro. D'altra parte, il virtuosismo tecnico generalmente è indispensabile in qualsiasi band ponga come base un'impostazione "progressive", ed i nostri australiani rendono decisamente onore alla tradizione. Ma se i riferimenti e le sonorità della band sembrano riprendere i canoni tipici della musica scandinava, il black metal dei Ne Obliviscaris ha purtuttavia un sound dalle atmosfere molto diverse, più calde, trasognate, rispetto a quelle gelide e cruente dei cugini scandinavi, rendendo un pò più evidenti le differenze culturali (e caratteriali) del metal australiano rispetto a quello di altre realtà dove tale genere è più diffuso e meno influenzato da sonorità varie e diverse. Un demo, Aurora Veil, che sorprende già dalla sua durata, ben 33,11 minuti! Infatti, sempre in linea con la tradizione progressive, ogni traccia dura dai 9 ai 12 minuti, ed è il caso della prima canzone del demo, "Tapestry Of The Starless Abstract", una traccia di  quasi 12 minuti il cui contenuto etereo, fiabesco e, dal punto di vista tecnico, incredibilmente articolato, è per così dire "incorniciato", all'inizio e alla fine, da momenti di pura potenza di fuoco; inizia infatti con l'esplosivo blastbeat del batterista Daniel "Mortuary" Presland, non a caso vincitore del "piede più veloce d'Australia" alla Australian final of the Worlds Fastest Drummer Competition, che con la sua doppia cassa apre la strada allo scream del cantante e compositore della band Xenoyr. Poi ecco che le nubi tonanti del sound black e death della band si diradano, piano piano, come la neve si scioglie a primavera, lasciando spazio alle colorite fioriture melodiche del violinista, nonchè seconda voce del gruppo, Tim Charles, la cui voce quasi soave si sovrappone a quella durissima e prorompente di Xenoyr, il ritmo rallente e si impongono, solitarie, le note di chitarra e di violino, suggerendo una malinconia astratta e senza speranza, per poi essere incalzate nuovamente dalla velocità impressionante di Presland e dalla voce di Xenoyr, fondendosi disperatamente, rendendo evidente anche l'abilità e l'efficacia dei due chitarristi, Carey King (lead guitar) e Matt Klavins. Il pezzo termina con un piccolo assolo del bassista Brendan "Cygnus" Brown, musicista di raro talento che pone una base indispensabile alla magia che la band riesce a esprimere con la sua capacità di unire generi diversi in nuove, coraggiose varianti. Infatti, nel vastissimo background musicale dei Ne Obliviscaris, tra il black e il progressive vediamo anche sfumature death, trash, melodic metal, influenze di flamenco, folk e jazz fusion, queste ultime perfettamente rintracciabili nei delicati interventi di violino e note di chitarra molto acustiche che modellano e contengono la potenza del metal più estremo. Se infatti l'uso del violino non è affatto una trovata nuova, nell'ambito della musica metal, i Ne Obliviscaris riescono a implementarlo nel loro sound in maniera del tutto innovativa, complice il virtuosismo e la perizia tecnica di Tim Charles, che può permettersi di spaziare come meglio preferisce nella selva di suoni gutturali e percussioni esplosive, imponendo il proprio strumento come vero punto di forza nella carica emotiva dello spirito della band. Ed è con questa delicatezza che si apre la seconda traccia, Forget Not. Prima la chitarra, poi, insieme, il violino, una melodia che suggerisce paesaggi sterminati, se grandi pianure innevate, come il titolo del demo suggerisce, o grandi deserti australiani, non ci è dato di sapere, ma prima che cominciamo ad immergerci troppo in atmosfere sognanti, ecco il ritmo incalzare sempre più, il basso irrompere, entrambi i chitarristi dare sfoggio di bravura fondendo quasi due assoli insieme, mentre il violino non smette mai di suonare, nemmeno quando Xenoyr irrompe in screaming e Presland riprende il suo blastbeat a tutta potenza. Una traccia, Forget Not, che è un'escalation di potenza ed emozioni, e si conclude senza smorzare i toni, con l'urlo da brividi di Xenoyr, ma senza perdere mai gli elementi di delicatezza con cui era cominciata, infatti, alla voce del "lead vocals", si sovrappone sempre e comunque quella del "clean vocals" Tim Charles e le note del suo violino. In tutto, altri 12 minuti di canzone, mentre l'ultima traccia, As Icicles Fall è la più corta, "appena" poco più di 9 minuti. Stavolta è la voce melodica di Charles a guidare le tematiche, insieme fiabesche e potenti che caratterizzano il pezzo, mentre Xenoyr sembra quasi l'anima nera che dietro urla e strepita, di rabbia, di dolore, di metal puro. Le chitarre inizialmente impostano una sonorità così progressive da riportare a sound anni '70/80 e che mi ricordano qualche pezzo dei Dream Theatre, poi ecco che il pezzo riprende la personalità tipica degli Obliviscaris e ascoltandolo si ha decisamente l'impressione di cadere, come suggerisce il titolo del brano, ma in un turbinio di suoni più che di ghiaccio. Qui il virtuosismo del basso è qualcosa di quasi indescrivibile, e la magia della band si avverte perfettamente, come negli altri pezzi, nel fondersi insieme di melodia e brutalità, suoni graffianti e delicate melodie di violino, sempre più velocemente, sempre più in profondità in questa precipizio ghiacciato. Tre canzoni dallo spessore notevolissimo, ancor di più se si pensa che sono frutto di una band emergente e giovane. Tre canzoni che pur fondando la loro forza sulle stesse caratteristiche già lungamente accennate tipiche della band, riescono nonostante ciò a trasmettere sensazioni ben diverse, stagliandosi distintamente l'una dall'altra nella mente dell'ascoltatore. I Ne Obliviscaris sono senz'altro una band che ha saputo prendere ottimi spunti, (tra i più evidenti, nell'ambito del metal, Opeth e Agalloch) arricchendosi delle sonorità più disparate, ma sapendo creare un loro stile inconfondibile, una loro personalità distinguiblie da qualsiasi altra cosa, che è il requisito più importante per qualsiasi band che voglia imporsi oltre il coro dei tanti "manieristi" che navigano i mari del metal. Se questo era il demo, io personalmente non vedo l'ora di ascoltare il resto di questa a dir poco ottima band australiana, e scoprire cosa saranno capaci di fare in futuro.


1) Tapestry of the Starless
Abstract
2) Forget Not
3) As Icicles Fall

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