Mütiilation

Black As Lead & Death

2012 - Dark Adversary Productions

A CURA DI
GIOVANNI AUSONI
02/08/2022
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Anno Domini 2007: con la pubblicazione di "Sorrow Galaxies" arriva al capolinea la storia dei Mütiilation, un progetto che, nato nel 1991 come una delle maggiori espressioni musicali delle Legioni Nere, supererà in durata temporale tutte le formazioni principali (Belkètre, Black Murder, Torgeist, Vlad Tepes) del leggendario circolo bretone, oggi unanimemente riconosciuto pioniere dell'intera scena francese. Da allora, e sino allo scioglimento ufficiale avvenuto nel 2017, la one man band guidata da Meyhna'ch non realizzerà più del materiale inedito, dal momento che l'occitanico riteneva ormai concluso un percorso artistico incapace di andare oltre determinati paletti, se non a rischio di ripetersi stucchevolmente e all'infinito. Anche lo split con Satanic Warmaster e Drowning The Light, rilasciato il mese successivo la diffusione dell'ultimo album in studio, vedrà la creatura di Willy partecipare con la sola "The Bitter Taste Of Emotional Void", già inclusa nella tracklist di "Rattenkönig" (2005). Raggiunte, dunque, le dimensioni cosmiche del dolore, l'oscura entità viene messa a riposo, senza che questo significhi la cessazione per Roussel dell'attività di cantante e songwriter, benché la sua insoddisfazione mista a inquietudine lo condurranno in maniera schizofrenica da un gruppo all'altro, con risultati altalenanti e francamente non memorabili (Hell Militia, Doctor Livingston, Sektemtum, Suicide Circle). Quando, però, il transalpino decide di operare sia un taglio netto a peregrinazioni personali poco appaganti sia di concludere formalmente un'esperienza che tanto aveva dato all'underground del black metal nazionale ed europeo, ecco che in simultanea nascono i Meyhnach, solo project entro il quale confluiranno elementi industrial e ambient, destinati a diversificare, senza stravolgerlo, un sound ben noto e oliato. Nell'agosto del 2012, tuttavia, improvviso al pari di un temporale estivo, esce, per l'australiana Dark Adversary Productions, etichetta proprietà di Azgohr, "Black As Lead & Death", il primo e unico disco dal vivo dei Mütiilation. Certo, occorre grande fantasia per definirlo tale, considerato che non soltanto compaiono appena due canzoni, ma trattasi invero di un bootleg di un concerto tenutosi a Marsiglia nel giugno del 2001, il cui audio è frutto di una ripresa video amatoriale. Al di là della qualità orribile del prodotto, relativamente sconcertante a meno che non lo si voglia paragonare alle migliorie tecniche udite in "Black Millenium (Grimly Reborn)" (2001), da cui vengono estrapolate ambo le tracce del live ("Eggs Of Melancholy" e la title track), il senso di una divulgazione di siffatto genere lascia molti interrogativi. Dopo un lustro di silenzio, autorizzare l'uscita di un platter così esornativo sembrava quasi un tentativo di tenere accesa una fiammella di speranza per un'eventuale ritorno, cosa del resto già accaduta a seguito del mutismo compositivo occorso tra "Vampires Of Black Imperial Blood" (1995) e "New False Prophet" (2000). Una fiammella che, pur spengendosi subito - a parte il sussulto post-mortem della compilation "The Lost Tapes" -, costituiva una attestato significativo delle difficoltà di Meyhna'ch a staccarsi da un ingombrante passato, alla stregua di un individuo che, traumatizzato da un episodio catastrofico, ne rivive, disteso sul lettino dello psicoanalista, alcuni momenti, restando attaccato tenacemente a essi perché brandelli della propria interiorità. Un ulteriore aspetto che sorprende, poi, riguarda l'esibizione in sé: sappiamo quanto le ultramisantropiche Légions Noires non amassero mostrarsi dinanzi allo sguardo del consorzio civile né di interloquire con i suoi rappresentanti, atteggiamento condiviso dal Roussel in versione Mütiilation anche nel prosieguo della carriera, tranne qualche sporadica apparizione non sempre coronata da prestazioni impeccabili. La depressione, l'auto-isolamento, il gusto per un elitarismo snobistico da poète maudit, non giocavano certo a favore di performance sul palco continue e agevoli, e ciò rende estremamente preziosa la minima - benché abominevole - testimonianza on stage di una divinità mitologica, oggi sepolta a memoria dei coevi e dei posteri.


The Eggs Of Melancholy

Quando i Mütiilation tornarono a pubblicare un album sulla lunga distanza dopo l'antipasto dell'EP "New Flase Prophet", ci si rese immediatamente conto delle modifiche operate al sound, soprattutto - ma non solo - dal punto di vista tecnico. Con "Black Millenium (Grimly Reborn)", dunque, emerge palese un cambio di passo, dalla voce più curata a una produzione pressoché professionale, dall'impiego convinto ed esclusivo della drum machine a una discreta presenza dei sintetizzatori, malgrado il tutto continui a essere immerso nel tipico clima grezzo e insalubre tanto caro alla creatura di Meyhna'ch. "The Eggs Of Melancholy" ("Le Uova Della Melancolia") rappresenta forse il brano simbolo del disco, non a caso posto come opener e che contiene ognuno degli elementi succitati, compreso un flavor catchy e melodico che, già strisciante nei lavori precedenti, esplode qui in maniera deflagrante, benché contenuto entro le carreggiate del classico minimalismo lo-fi figlio della filosofia delle Legioni Nere. Nel presente "Black As Lead And Death", però, il pezzo risulta praticamente irriconoscibile, sfigurato da una registrazione davvero esecranda, in questo caso colpevole di averne azzerato completamente la forza evocativa a favore di un coacervo ferruginoso e atonale. Il gracchiare incomprensibile di Roussel non rende giustizia a un testo di notevole levatura, ricco di eleganza e particolari truculenti, ispirato sia alla narrativa gotica di fine '800 sia agli efferati horror movie italiani degli anni '70/'80 e nel quale la Chiesa cristiano-cattolica rappresenta la protagonista cardinale, responsabile dell'orrida pestilenza che colpisce un immaginario villaggio di contadini. Dell'introduzione atmosferica dell'originale, caratterizzata dall'intreccio di chitarra acustica, effettistica elettronica e tastiere dark ambient, non rimane traccia se non flebilmente, laddove le successive scorribande in tremolo, come del resto le scariche di blast beat, vengono affossate in un'accozzaglia dronica a volumi sfalsati, rea di appiattire l'insieme in maniera purtroppo irreparabile. Scompaiono, poi, i rintocchi delle campane funebri, mentre arrancano le parti in mid-tempo che operano da preludio alla scoperta della vera colpevole di un morbo manifestatosi simultaneamente alla comparsa di strane uova nere, capace di falciare alla rinfusa uomini e animali e per stanare il quale non servono né esorcismi né crocifissioni di capri espiatori. L'infezione, in realtà, si nasconde nella dimora sacra dell'Onnipotente, rivelazione che, se la versione in studio traduceva in un finale esplosivo e zigzagante, nella restituzione delle performance live non genera particolari trasalimenti emotivi, uniformandosi al profondo monocromatismo generale, a parte un feedback conclusivo sì ordinario, ma più che ficcante - quantomeno rispetto al resto. Una canzone straordinaria ridotta a misero rantolo, a causa di un'incisione audio terribile di cui Meyhna'ch, onestamente, appare il principale mallevadore: il raw autolesionista storpia, inevitabilmente.

Black As Lead And Death

Benché scarseggino notizie di prima mano circa la performance in quel di Marsiglia del 26 giugno 2001, risulta plausibile che la scaletta del concerto fosse interamente dedicata a "Black Millenium (Grimly Reborn)", rilasciato il medesimo anno dalla Dark Adversary Productions. E appare altrettanto probabile che, in linea con lo spirito fortemente autentico dei Mütiilation, Meyhna'ch abbia deciso di terminare la performance con l'ultimo brano del lotto, rispettando così il senso soteriologico sui generis dell'album. Certo, non commette un errore chi, in questo percorso di rinascita al contrario, intravede il disegno, le forme, la simbologia della Croce di San Pietro, divenuta ormai da tempo, pur tra fraintendimenti e utilizzazioni improprie, patrimonio filosofico e immaginifico del satanismo mondiale. Ma sappiamo che l'adorazione del Maligno da parte di Roussel costituisce soltanto una facciata misantropica, una rappresentazione dell'odio totale nutrito dal transalpino nei confronti della collettività e del mondo intero, un odio così annichilente da liquefare qualsiasi presenza umana calcante il suolo terrestre. Inserire "Black As Lead And Death" ("Nero Come Il Piombo E La Morte") a conclusione del mini live significa, dunque, rafforzare il concetto già alla base del disco in studio, ovvero mostrare al consorzio civile la natura ripugnante e tragica del revenant, tornato dalla morte artistica e spirituale non soltanto per demolire gli esponenti del black metal più modaiolo e fatuo, ma soprattutto al fine di porre le fondamenta di un nuovo ordine sociale, imperniato sulla sterilità e il nulla assoluto. Una traccia che, in una registrazione dal vivo di siffatto dilettantismo, si trasforma in un fracasso inestricabile, assumendo confusionari contorni noise responsabili di stuprarne l'essenza darkthroniana, oltre che di sommergere il suono degli strumenti, a parte qualche udibile sussulto ritmico proveniente dalla batteria. Se da un lato appare davvero un peccato che non si possano apprezzare al meglio gli anonimi musicisti in carne e ossa che accompagnano Meyhna'ch, dall'altro, visto il suo carico di negatività, forse "Black As Lead And Death" è la canzone relativamente acconcia a subire degli sfregi tanto atroci. I riff taglienti e melanconici, il sinfonismo della drum machine, la circolarità ipnotica dei fraseggi percepibili nell'originale, vengono trangugiati da un impasto mostruosamente uniforme e abrasivo, sul quale Roussel riversa un rigurgito talmente acido da rendere raccapricciante al massimo grado ogni singola parola pronunciata. In un contesto comunque parecchio frastornante, da cui a tratti emergono le urla stentoree degli spettatori, la prima sezione del brano, dedicata al resoconto di una vita tormentata e spesso borderline, si fonde, senza soluzione di continuità, con il secondo segmento, trascolorando dal grigio opaco al nero lugubre e infinito. Nero come un involucro umano diventato debole, come il tramonto del mondo in rovina, come un tunnel privo di uscita, come la droga e l'alcol, come il futuro, come l'epoca ormai remota delle Legioni Nere, come un passato non recuperabile, come una gelida canna di ferro succhiata voluttuosamente, come il metallo freddo sui denti, come il seme dell'eiaculazione funebre, come il piombo che schizza sul viso. Non affiorano a galla sfumature, dolore e rumore si mescolano in un amplesso che sa di sadomasochismo e necrofilia: vittime e carnefici modificano a piacimento i propri ruoli, recuperando tra le macerie il senso parossistico dell'antiesistenza. Gli amanti di "Live In Leipzig" e delle incisioni amatoriali delle Légions Noires troveranno pane per i loro denti, il resto degli ascoltatori si tengano alla larga, a meno che non si desideri precipitare all'interno di un gorgo privo di atterraggio, dove mancano persino gli impercettibili appigli che puntellano l'agghiacciante "The Tenth Sub Level Of Suicide" (2003), full-length dei Leviathan accostabile, per atmosfere, alla natura della suddetta pista live. Ma i Mütiilation il salto nell'abisso lo avevano compiuto da tempo, trascinandosi dietro gli affanni e le gioie effimere del mondo.

Conclusioni

L'uscita di "Sorrow Galaxies" sembrava aver scolpito la parola fine alla storia dei Mütiilation ed effettivamente ciò è accaduto, almeno per quanto concerne la pubblicazione di materiale inedito; a rotazione, poi, sbocceranno lo split con Satanic Warmaster e Drowning The Light, il mini live "Black As Lead & Death" e infine il recente - e post-mortem - "The Lost Tapes", tutti platter contenenti brani già editi. Un corteo funebre, dilatato negli anni, che accompagna la one man band francese verso la dimora eterna, con l'album dal vivo oggetto delle riflessioni di maggior interesse. Il Meyhna'ch a torso nudo e con pantaloni di pelle muniti di una doppia cintura di proiettili che compare, asta del microfono in mano, sull'artwork di "Black As Lead & Death", rappresenta la macchia spenta di una cover completamente nera, ravvivata dal bianco del titolo e del logo del progetto. Per la prima volta, benché soltanto di profilo, il mastermind occitanico troneggia al naturale, senza trucco né inganno, una scelta che caratterizzerà anche la copertina della compilation successiva. Via, dunque, il corpse paint di "Vampires Of Black Imperial Blood", la posa grottesca di "Black Millenium" (Grimly Reborn)", il volto esangue di "Majestas Leprosus", le spartane elaborazioni grafiche di "Rattenkönig" e "Sorrow Galaxies": con la morte definitiva della propria creatura prediletta, Roussel preferisce mostrare sé stesso invece che nascondersi dietro i vari alter ego utilizzati (il vampiro, il lebbroso, il Re dei Ratti), comunicando al mondo un odio ancora più viscerale, diretto, incontestabile. In tale ottica, la diffusione del presente lavoro appare l'ennesima sfida misantropica di un uomo recalcitrante all'integrazione sociale che, attraverso un black metal tossico, nichilista ed elitario, ha sempre adoperato il dolore e le angosce personali come mezzo di opposizione al consorzio civile. Al di là di una scaletta di appena due tracce, con il probabile taglio di altre sette - uno sberleffo da sardonico menestrello provenzale -, ciò che risalta è la deturpazione sonora pressoché completa di entrambe le canzoni, rese irriconoscibili da una registrazione tratta, secondo le note della release, da una ripresa video amatoriale. Ora, autorizzare l'emissione di un bootleg non risulta un evento raro né troppo sorprendente: basti pensare al leggendario "Live In Leipzig", un po' la madre di siffatta tipologia di prodotto. Ma se il concerto dei Mayhem ha acquisito lo status di culto perché testimonianza di cosa avrebbe potuto essere "De Mysteriis Dom Sathanas" con Dead alla voce, la versione marsigliese di "The Eggs Of Melancholy" e "Black As Lead And Death" riveste l'unico scopo di irritare a bella posta l'ascoltatore, non tanto il fan irriducibile, quanto il fruitore medio del metallo nero, per Willy equiparabile all'uditore mainstream e, quindi, avatar della detestata collettività. Obiettivo raggiunto, vista la trasformazione degli originali, soprattutto "The Eggs Of Melancholy", in un ammasso di ferraglia noise piantato a marcire nella ruggine del vinile, formato prescelto per l'editio princeps - a tiratura limitata in cinquecento copie, ovviamente. La provocazione, di conseguenza, sfocia nella mortificazione autolesionista di un talento compositivo eccezionale, azione avvalorata dalla volontà di rendere abietta una performance sul palco probabilmente di impatto, nonostante la tendenza di Roussel ad abbandonarsi a prestazioni poco dignitose, spia colossale del suo amore per l'isolamento tout-cort e della difficoltà di interagire con l'Altro. Difficilmente, pertanto, vedremo l'occitanico con il nuovo solo project Meyhnach lanciarsi in esibizioni on stage, sia per le considerazioni testé fatte sia per la fisionomia del black metal esperito, non adattissimo, specialmente se parliamo di "Non Omnis Moriar" (2017), a un consumo in sede di concerto. Come sempre, Meyhna'ch non lascia mai indifferenti, dimostrandosi un artista davvero autentico, che si parli di musica o di vita, capace di strappare qualche consenso anche quando le opere messe in piedi non corrispondono all'altezza dell'estro palesato spesso e volentieri. Un eretico dei nostri tempi, fuori dalla Grazia e inguaribilmente insolente.

1) The Eggs Of Melancholy
2) Black As Lead And Death
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