MOTLEY CRUE

New Tattoo

2000 - Motley Records

A CURA DI
TATIANA MADLENA
21/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Il 29 settembre del 2000 vede l'uscita in commercio dell'ottavo album studio dei Motley Crue, i quali, passando attraverso lodi ma anche innumerevoli infamie, sono finalmente approdati in questo nuovo millennio. Ormai siamo già talmente distanti dai primi Crue che anche le più svariate polemiche lasciano un po' il tempo che trovano, permettendo a tutti in silenzio di allontanarsi, non riconoscendo più il nome dei Nostri come sinonimo di trasgressione e ribellione giovanile. Un dato di fatto è che a questo punto, i fans della prima ora siano effettivamente "cresciutelli" e proprio il primo originale pubblico che gli diede fiducia, figlio della stessa generazione, si stava anch'esso distaccando dall'adolescenza e iniziava a non invocare più con tanta tenacia questa osannata band losangelina. Unito al cambio di mentalità maturato in concomitanza con l'arrivo nel duemila, poi, tutto sembrava ormai distante dal mondo di feste selvagge ed esagerazioni a cui i Crue ci avevano abituati negli anni '80. Il pubblico era cambiato, il ciclone del Grunge aveva cambiato le carte in tavola durante i '90 e nuovi generi, più pesanti ed "introspettivi", stavano nascendo pronti a catturare il cuore dei nuovi fans (ma anche dei vecchi). Questo il contesto, e per "New Tattoo" (questo il titolo del nuovo disco dei Crue, prodotto dalla "Motley Records" subito dopo il distacco dall' "Elektra") c'è anche un cambio di line-up: infatti, in questa occasione, non troveremo più il nostro amato Tommy Lee; a prendere il suo posto sarà Randy Castillo, niente-di-meno che il batterista di Ozzy Osbourne. Il nostro vecchio drummer, in pratica, era divenuto più un oggetto da gossip che un musicista a tempo pieno: oltre alle solite esagerazioni con droghe ed alcool, divenne molto chiacchierato per via della sua tormentata relazione con Pamela Anderson, donna che nell'arco di sei anni sposò ben tre volte e con la quale divorziò salvo poi contendersi, a colpi di avvocati, la custodia dei figli. Addirittura, dovette passare ben quattro mesi in prigione a causa di presunte violenze nei confronti della consorte. Una situazione, la sua, divenuta ingestibile, che lo portò a violente liti con Vince Neil. Non pago di questa terribile esperienza e situazione che andò a ledere la sua fama sicuramente bizzarra ma finora positiva, optò anche per fondare un'altra band, chiamata Methods of Mayhem di stampo Alternative Metal (i cambiamenti musicali di cui parlavamo prima), seguito subito dall'incisione di un disco del quale testi furono tutti scritti da Lee mentre si trovava dietro le sbarre. Una carriera che durò giusto un anno, costellata dalla vittoria di un disco d'oro ma anche segnata dallo scioglimento praticamente subitaneo del nuovo gruppo. Tornando a noi, la copertina di "New Tattoo" è semplice, incisiva, ben delineata, su base nera. Il disegno che meglio hanno trovato per rappresentare il titolo dell'album è appunto una pistola da tatuaggio in azione (si vede dallo schizzo di sangue sulla punta dell'ago) sulla quale si annoda un dragone rosso e nero dalla coda fiammeggiante. Sufficientemente aggressivo quanto anonimo. Questa simbologia rende subitamente l'idea di qualcosa di meno impegnativo e serioso rispetto all'ultimo lavoro, infatti basterà dare l'avvio al disco per capire che si tratterà di una sorta di ritorno alle origini, seppure con qualche anno ed esperienza aggiunti nel bagaglio che si portano appresso dagli inizi. Un sound più semplice, che scotta all'istante e poi continua a bruciare come la fiamma viva del rock'n'roll; meno impegnativo e pesante come invece furono gli ultimi anni passati a ricercare complessità emotiva e musicale, in alcuni casi con sprazzi un po' industrial ed alternative, tentando di seguire la corrente che, a degli eterni ribelli in controtendenza quali si sono sempre professati, proprio non si addiceva.

Hell on High Heels

Ma passiamo ora scoprire le tracce. La canzone con la quale hanno deciso di aprire le danze porta il titolo di "Hell on High Heels", brano sicuramente orecchiabile e moderno ma che non prevede l'entrata trionfale come invece accadde per "Generation Swine", con la loro "Find myself" di apertura. Ormai per i Crue stare sui i 3 minuti sembra essere una dura sfida, tant'è che già questa prima canzone ci riempie più di 4 minuti. Ma con nostra grande sorpresa, pare che i suoni più tipicamente alternative presenti negli ultimi album a partire da "Motley Crue" del '94, ci stiano salutando. Il sound, a primo impatto, si rivela molto più pulito e zuccherino, proprio tipico del Glam e sempre aggressivo in stile Rock'n'Roll. Difatti, le chitarre partono subito graffianti con i primi riff, e contemporaneamente veniamo accolti da una melodia piacevole, che rende la canzone assai "canticchiabile", spensierata. Ci volevano gli anni 2000 per riportarci nei luccicanti anni '80?? La voce di Vince, poi, è sempre quella, acida e grintosa; sembrano tutti molto carichi e pronti a stupirci con questo nuovo lavoro. La mano di Mars è anche quella inconfondibile, che fa brillare gli assoli divenuti meno distorti e più "classici". A pensarci bene, ci sembra inoltre molto strano sapere di non avere T-Bone seduto su quello sgabello alla batteria e così, durante l'ascolto, ci si sforza di ascoltare il differente approccio di Randy Castillo, comunque apprezzabile, tipico di un grande professionista come lui. Ad ogni modo, nonostante il cambio di line-up, ci sembrano proprio loro, il tutto è molto "Motley Crue", molto di più di quando ad essere sostituito fu il vocalist. I Cure di allora erano molto diversi, inutile negarlo, oltre che per ovvi motivi vocali sempre d'impatto (Corabi rappresentò un cambiamento assai significativo), anche per il cambio di rotta a livello artistico-musicale, che si trascinarono dietro per anni, un cambio che sin da "Generation.." avevano mostrato di voler abbandonare poco a poco. La traduzione letterale di "Hell on High Heels" è "Inferno su tacchi alti" e ci rendiamo subito conto dove il testo andrà a parare. Sì, sono proprio tornati, i nostri, a parlarci del caro vecchio Sesso, droga e Rock'n'roll. Il lavoro della menzionata "timida Betty" è quello della ballerina-spogliarellista, difatti nel coro chiaramente dicono che sia così che lei faccia i soldi, mentre tutti i ragazzi e tutta la città l'hanno soprannominata "Hell on High Heels". Lei veste di lattice, ha una mente calcolatrice e merita il primo posto per come muove i fianchi, divinamente. Nella seconda strofa troviamo un'altra protagonista, che loro chiamano "la sexy Suki", dipinta come una piccola geisha, una diva senza un soldo che trova nel vendersi la notte il modo per avere un giorno migliore. E poi a seguire il solito ritornello che si metterà tacito per un attimo in un angolo lasciando spazio alle prodigiose dita di Mars, che dopo aver rivendicato il loro spazio e momento di gloria, permetteranno alla voce di Neil di re-inserirsi sempre con il solito refrain. Insomma un brano che ritorna in maniera irriverente a parlare di spogliarelliste (chi ha menzionato "Girls, Girls, Girls"?), di "belle di notte" e di tutto il mondo che circonda queste figure femminili. Soldi, sesso, successo: le tre S che avevano da sempre mosso i nostri lungo il loro cammino.

Treat me Like the Dog That i Am

Traccia numero due: "Trattami come il cane che sono", ovvero "Treat me Like the Dog That i Am". Il ritmo prende un ritmo molto vicino al punk, e anche la voce di Neil si fa un po' diversa. Ben udibile il basso di Nikki che dà la giusta tiratura alla canzone, mentre Mick passa momentaneamente "in secondo piano" a livello di volumi (lasciando ben emergere Randy Castillo), ritornando alla ribalta poi, intorno al secondo minuto anche se in una forma un po' offuscata, non essendo comunque lui  il fulcro di questo brano. "Treat me like the dog I am" mette in risalto il loro spirito ribelle, che nonostante l'età, pare che non  si andato perduto. Una bella sfuriata di tre minuti e quaranta secondi che sembra far riemergere, in maniera scatenata tutta la loro voglia di confusione e divertimento. Un brano che coinvolge in cui Castillo domina con i suoi tamburi e Mars, in sottofondo, incalza con la sua sei corde creando un'impalcatura di Rock n Roll tendente a ritmiche punk. Una canzone che riprende l'uso di una certa melodia in concomitanza dell'avvicendarsi del secondo minuto, in cui come già detto Mick emerge dapprima tessendo un arpeggio che ricorda molto i rivali Guns 'n' Roses e poi si lancia in un ottimo assolo. Una track lineare che riesce nell'intento di far divertire, e di farsi cantare. Nel testo, il paragone operato delle nostre rockstars è con un randagio dal colore fulvo, mai domato né tantomeno addestrato, che una ipotetica lei "ritrova" in canile, legato ad una catena. Ora lei lo sta trattando come un cane, ma questo gioco alla sottomissione non risulta che essere incoraggiante, interessante e sicuramente accattivante per le menti dei nostri. Vogliono essere trattati, o meglio, "mis-trattati" come i cani che sono, colpiti dalla loro padrona, sempre più duramente, contenti di essere i "bastardi" di questa dominatrice. Essere presi a calci, umiliati, ingabbiati, bastonati e frustati?"cani cattivi"  castigati in un sadico gioco. Questa la loro libido, un testo che forse tradisce qualche spunto direttamente preso in prestito dal mondo del sadomaso, branca del sesso in cui una padrona o un padrone reca piacere al suo "slave" umiliandolo nei più disparati modi. 

New Tattoo

La traccia seguente è quella che dà il nome all'album, la bellissima "New Tattoo". Una canzone che subito si lascia udire come un pochino distorta, con dei suoni dal sapore Southern dati dallo slide, accorgimenti che hanno fatto di questa canzone un pezzo indimenticabile. Una ballad inizialmente quasi "country", che parte dal cuore e arriva al cuore, ai sentimenti di tutti i tatuati per disperazione e incomprensione, per far uscire sulla pelle quell'anima inquieta troppo stretta nello stomaco. Fondamentalmente una canzone d'amore con un tono di tristezza che si farà consolare sotto il dolore degli aghi. Tutto il malessere diventa reale  e placato, se espiato e reso materialmente eterno attraverso inchiostro intrappolato nelle cellule epiteliali. Un sound dolce e pacifico al limite del rassegnato dopo l'iniziale sconforto. L'armonia di questo pezzo è accompagnata da cori che si fanno vividi durante il ritornello, di quelli che sanno posizionarsi bene tra i nostri migliori ricordi, pronti per essere ripescati e canticchiati quando ci sembra il momento. Dopo quasi 3 minuti prende in mano la situazione Mick, e ci delizia con le sue note scivolose e perfette. Neil allora ci canta per l'ultima volta il ritornello e così la canzone si spegne. Un brano delicato e malinconico, in puro stile "ballad" dei Motley Crue, un pezzo che quasi staglia dinnanzi a noi l'immagine di un tramonto in un polveroso ranch del sud degli Stati Uniti e ci conquista per le melodie di chitarra elettrica ed acustica. Il testo è commovente in ogni sua parte. E'la storia di un ragazzo che dopo aver passato la serata con gli amici si ritrova nuovamente a fare i conti con se stesso e la sua storia personale, infatti si ritroverà a chiamare una ragazza nel cuore della notte solamente per dirle che ora il grande amore che prova per lei è per sempre impresso nella sua pelle. "E fino al giorno in cui morirò ti giuro che questo sarà vero". Non poteva aspettare ulteriormente per farle sapere che aveva un nuovo tatuaggio e quella sarebbe stata la prima vera sera della sua vita che lui avrebbe passato con lei, dipinta indelebilmente su di sé. La seconda strofa recita: "Stanotte ho visto il tuo viso tra le stelle, che è caduto qui per essere disegnato sul mio braccio. C'era qualcosa che avevo bisogno di dirti, così ho scritto questa canzone, perché tu sei qui, nel mio nuovo tatuaggio". Ha fermato questo amore per sempre in lui ma questo non basta. Non vuole vederla andare via, non può rimanere ancora solo un altro giorno senza di lei. E in caso non andasse bene.. almeno tutti potranno vedere quel suo nuovo tatuaggio come dimostrazione di grande, unico amore. Un testo dunque che ben si adatta al contesto della melodia, una struggente storia d'amore, quella "sad, sad song" tipica del Cowboy citato dai Poison nella loro "Every Rose Has Its Thorn". Una delicata testimonianza del lato tenero dei nostri Motley Crue.

Dragstrip Superstar

E dopo questo inciso romantico cambiamo subito direzione, andando contromano ad ascoltare la seguente "Dragstrip Superstar" . La canzone parte "a tutta velocità" con un rumore di gomme inchiodate su una strada, anche se la voce di Neil sembra un po' sottotono in rapporto a quel che ci si aspetta in una canzone di questo tiraggio, iniziata così in pompa magna. La musica ad accompagnarlo è divertente, fresca, gli stacchi di batteria sono quel che si percepisce maggiormente, Mars compare bello limpido al secondo minuto dove fa di nuovo apprezzare la sua abilità tra le corde elettriche, tenendo un assolo per quasi un minuto. In questo album, il ritorno dei cori, è sicuramente da accogliere con un sorriso. Questo fa percepire il passo indietro verso il genere che gli appartiene da sempre, quello più spensierato e maledetto, meno greve e ragionato degli ultimi lavori. Loro sono impulso, sono cuore e sangue, molto più che depressione e cervello. Possiamo percepire, soprattutto nel ritornello, la voglia di coinvolgere l'ascoltatore e di farci divertire, proprio ripensando a quelli che furono i tempi d'oro. Non possiamo certo dire che "Dragstrip.." avrebbe brillato all'interno della tracklist di "Girls Girls Girls", ma proprio per via della sua carica e del suo suonare scanzonata, dura ed allegra, risulta un pezzo comunque molto gradevole. La suddetta canzone, scritta da Mars e Sixx, è tanto bella musicalmente tanto quanto caratterizzata, in effetti, da un testo pericoloso e non propriamente azzeccato, molto esplicito (anzi, troppo), che usa vocaboli coloriti senza alcuna vergogna. Una canzone che sa di alcool e notti brave ma che non li fa apparire ribelli come in altre canzoni abbiamo potuto notare, ma anzi il testo ci trasmette solamente qualcosa di sciatto e degradato. Questa spogliarellista protagonista della canzone è una ragazza molto probabilmente minorenne che il protagonista descrive come una "esca per la prigione" e guardandola immagina già di proporle di passare la notte insieme. Questa ragazza è su di giri, con le labbra che sanno di alcolici, una che non si fermerà , una vera "superstar". Una ragazzina che vuole a tutti i costi coronare i suoi sogni di gloria e pare non volersi fermare davanti a niente e nessuno, che li realizzerà anche se questo significherà concedersi a uomini ben più grandi di lei, che la utilizzeranno unicamente come un giocattolo. Un brano che occupa quattro minuti ma che alla fine è molto ripetitivo a livello testuale, "scandaloso" in quattro frasi ripetute, non comunque un brano di quelli che si possano dire "immancabili" e da ricordare. Forse proprio per via del testo, che finisce col penalizzare leggermente il contesto.

1st Band on the Moon

Il brano successivo che i Nostri vanno a proporci è un pezzo scritto da Nikki Sixx e intitolato "1st Band on the Moon". Parte con un sound particolare ma tutto sommato scarno, non travolgente come invece furono altri brani di "Generation Swine". C'è anche da dire, però, che nel precedente disco alcuni suoni erano campionati e attraverso le basi e le tastiere il suono risultava assolutamente più morbido ed elaborato. Questa risulta essere una canzone in linea di massima piacevole, dal testo decisamente più articolato della precedente, con un andamento leggermente più profondo, ad abbracciare una nuova tematica. I cori a ripetere il titolo suonano quasi infantili, da classica "bubblegum song" ma per il resto, pur non essendo troppo particolareggiato, rimane comunque un brano amabile, facendo risaltare a tratti la mano e i piedi del nuovo batterista, accompagnato sempre da un sottofondo distorto e ruvido creato da Mick Mars, il tutto in contrasto con i cori "spensierati". Nell'assolo che irrompe al terzo minuto, il nostro chitarrista fa anche un buon uso anche del wah-wah. Nel complesso, si può dire che i Motley Crue cerchino di rendere la canzone un minimo "lunare" come sound, cercando di particolareggiarla il più che possono ma non abbastanza, rimanendo però ahimè abbastanza "basic", donando vita ad un pezzo bello ma non forse estroso come avrebbero voluto. In questo "1st Band on the Moon" il gruppo si lamenta un po', a toni miti, della scena musicale, quasi senza accuse ma proprio solo come sfogo - o forse il tutto è dettato dal non sapere bene cosa scrivere-. Nikki vuole trasferire lui e la sua band sulla luna, così, anche se fossero stonati, sarebbero sicuramente i primi (non ci sarebbe nessuno, d'altronde!); e tutto questo perché qui, sulla terra, le ragazze sembrano non essere più abbastanza frizzanti e anzi rendono quasi l'idea di selvaggio disgustoso. Non c'è più niente da fare se non prendere armi e bagagli e trasferirsi sulla luna, dove magari apprezzerebbero dell' "arena rock" e le ragazze vorrebbero spingersi oltre con queste stars. Sognano là di poter alzare la musica tanto da friggere qualche cervello e insegnare la vera pazzia, insomma, colonizzare il Satellite a suon di Rock 'n' Roll della scuola Motley Crue, dando vita ad una nuova scena "spaziale" che li vedrebbe come i dominatori assoluti di questa nuova era.

She needs Rock'n'Roll

Proseguiamo allora con un altro tra i bellissimi di questo album: "She needs Rock'n'Roll". Apre un bel giro di chitarra, semplice e incisivo, che preannuncia la canzone come qualcosa che rimarrà impresso. Un pezzo che vuol far sciogliere i capelli e agitare i fianchi, specie se ad ascoltarlo sarà una ragazza con un gran bisogno di rock'n'roll nelle vene. Fame che prevede un appagamento che solo loro, la band più provocatoria del pianeta, spranno garantire. Mars si prolunga fischiante e sibillino lungo tutta la traccia, sembra non staccare mai a riprendere fiato. Tutto si fa più silenzioso solo per qualche secondo, frangente in cui abbassano i volumi (intorno al minuto 2) e poi li fanno risalire in un crescendo fino a culminare con un urletto felino di Vince; il tutto per poi fare spazio al solo grintoso del nostro chitarrista, che si rivela ancora una volta l'arma in più del gruppo, da sempre "iconograficamente" più legato alle figure di SixxNeil e l'ex Lee. Una canzone dall'andamento sensuale che viene spento al minuto 3:59, dopo averci abituati all'incombere del termine con un finale soffuso, che si porta via un brano da ricordare e sicuramente da riascoltare. L'andatura sensuale e predatoria della musica, il testo ben scandito da un Vince Neil sul piede di guerra, l'ottimo lavoro di Castillo Sixx alla ritmica e la sei corde di Mars.. un pezzo massiccio ma anche terribilmente seducente, con un ritornello quasi alla Def Leppard ma comunque inserito in un contesto alla Crue: tosto e rockeggiante. Il testo è semplice e bellissimo. Lei è una ragazza che ha un assoluto bisogno di rock'n'roll. Figlia di un predicatore, si capisce subito quanto sia la pecora nera che trasgredisce le regole, proprio dal fatto che abbia un diavolo tatuato sulla sua pelle. Quella che i famigliari vedono e credono come la piccola di casa, in realtà ha iniziato a perdere la testa dal momento in cui ha conosciuto i Crue, per i quali, carica di adrenalina, ha lasciato tutto di nascosto. Vuole difatti dirigersi ad un loro show. Un bisogno che la fa implorare, il rock'n'roll si palesa come vera droga. "E' un angelo minorenne con l'aureola ammaccata", la quale trascinerà i suoi sogni ad occhi aperti con la radio accesa fino in città per assistere allo spettacolo. Alzi la mano chi, degli appassionati di rock'n'Roll, non si è riconosciuto in questa sensazione tumultuosa, fatta di primi amori per questo genere e di "fughe" per assistere ai concerti, contro il volere dei genitori.

Punched in the Teeth by Love

 Ecco che in men che non si dica ci si ritrova alla traccia numero sette, intitolata "Punched in the Teeth by Love".  I Nostro partono così, aggressivi, distorti e incattiviti, con giochi di slide, con un Neil anche lui più arrogante del solito. Nikki Sixx fa vibrare bene le sue quattro corde, mentre tutti gonfiano il petto da veri "duri".. anche se, però, sono stati annientati da un pugno sui denti da parte dell'amore. Un sound ricco, dai colori marcati e densi, che aiutano a dare un'idea più salda e valida di questo nome che stanno tentando di ricostruire. Ogni verso che compone le strofe è spezzato da qualche secondo di possente e arrabbiata chitarra mentre il ritornello va a legarsi in maniera delicata e armoniosa, anche perché è costruito per essere solamente corale, un momento semplice e da imporre nella mente, durante il quale non viene detto niente di che, se non il ripetersi del titolo, "punched in the teeth by love". Un assolo quasi dall'aria "spazientita" si fa largo dopo due strofe e due ritornelli, un solo che scalpita, stride e fischia, prima di lasciare nuovamente cantare Vince. Insomma, uno dei pezzi più carichi e belli di questo "New Tattoo", che indubbiamente innalza il livello di qualità che temevamo fosse un po' al ribasso, nonostante l'esperienza alle spalle. Un brano molto più Hard Rock di tanti altri composti in precedenza, nell'arco degli anni precedenti a "New Tattoo". Il testo, come si è potuto intuire dal titolo, è rivolto ad una ragazza che ha terribilmente catturato la loro attenzione tanto da averli stesi come un pugno sui denti, spezzando il loro cuore. Il suo sorriso è scintillante "come quello di un crudele (e magari anche ingannevole, ndr) alligatore" e il suo modo di muovere i fianchi sembra che sappia creare energia come una dinamo. Una vampirella di Hollywood, una Cenerentola di un libro di fiabe, ma con quell'aria da snob, con quel sorriso sempre piantato in viso, che suona quasi come una presa in giro. Nonostante tutto, però, loro sono "cotti" e soprattutto spiazzati e stravolti da questo modo di fare che preannuncia certamente guai ma che non lascia il tempo a nessuno di rendersene conto. Anche se si percepisce il pericolo, non si può fare a meno di fissarla estasiati sognando di poter avere a che fare con lei, in un modo o nell'altro.

Hollywood Ending

Ormai nettamente superata la metà dell'album, senza esserci annoiati come in altre occasioni accaduto, troviamo una canzone intitolata "Hollywood Ending". Un'altra ballad, la seconda dell'album, come ci saremmo aspettati anche solo semplicemente leggendo il titolo. Un po' scanzonata, improntata in parte su un sound più acustico, in particolare durante le strofe. La voce di Neil è gradevole da ascoltare (nonostante la stonatura al termine della prima strofa, sulle parole "drawn the line"; la stessa situazione la troveremo poi anche al termine della strofa subitamente dopo il ritornello, sulla parola "photograph"), carica di un certo pathos, che sa stare in una melodia armoniosa, supportata durante il ritornello da un coro morbido da parte degli altri musicisti. Una canzone tutto sommato semplice, con un buon giro di chitarra e un andamento orecchiabile, intuibile e che sa inserirsi bene a questo punto della tracklist. Un brano che termina delicatamente dopo 3 minuti e quarantacinque. Non ai livelli emotivi della ballad-title track, c'è da dirlo, ma comunque riusciamo ad apprezzare un risultato molto più che gradevole, un brano che non pretende e proprio per questo riesce ad arrivare a destinazione, delicato ma non troppo "struggente", capace di imprimersi nella mente dell'ascoltatore e di regalarci un altro momento "soft" piacevolissimo da ascoltare. Una canzone dall'impeto romantico, un ruggito di desolazione quando l'amore ancora scorre nelle vene, ma realtà va controcorrente, come se con questa ragazza si stesse vivendo nuovamente una fine di Hollywood (metafora per indicare il terminare dei giorni felici), della popolarità, dei grandi giorni. Tutto che va forzatamente a sbiadire mentre si vorrebbe solo proseguire. Durante la prima parte il protagonista chiede all'amata se davvero voleva che finisse cosi, dividendosi un po'.. Ma è forse davvero giunta l'ora di dire basta, e lasciar finire tutto senza fingere che non sia così? Ora lui vorrebbe solo implorarla, come solo un pazzo potrebbe fare affinché lei torni da lui, e ora, tutto quello che gli rimane della loro storia è solamente una fotografia. Insomma anche se sta crollando tutto ed è davvero difficile rinunciare ai propri sogni, i bei ricordi rimangono, si è consapevoli di poter essere felici in futuro perché lo si è stati in passato; non va poi tutto così male senza più nulla da proteggere. Forse non è un nuovo declino di Hollywood. Rimane comunque il fatto che lui vorrebbe che lei non fosse prossima all'addio, ma , a quanto pare , lei nemmeno più è sola. Bisogna necessariamente lasciarsi andare all'oblio ed andare avanti, finché si può. 

Fake

Il disco non si lascia perdere d'animo e si prosegue con "Fake" ovvero "Falso". Canzone in cui traspare il loro orgoglio per le loro vite allo sbando, ribelli, tipiche del loro spavaldo atteggiamento da sesso-droga-e-rock'n'roll. La tonalità della canzone è più ruvida, il cui attacco ricorda molto "Primal Scream", un po' stradaiolo, che fa immaginare bidoni di immondizia in vicoli ciechi nel buio di notti disperate; il tutto è frammentato da rumori metallici, non fosse che poi lo stile di interpretazione risulta essere abbastanza diverso, assumendo i soliti toni più "lascivi" e serpeggianti, andandoci a sedurre ed accarezzare seppur in maniera abrasica. Una canzone di nuovo che dura all'incirca 4 minuti, ma che secondo me avrebbe potuto essere interpretata in maniera migliore dal nostro frontman, avendo altre volte già dato prova di una maggiore credibilità a livello espressivo. L'utilizzo corale ormai sembra una costante a rendere i brani più "partecipati" ed anche qui non si fa eccezione. Traccia sicuramente coinvolgente, che si presta facilmente all'ascolto, anche ripetuto. L'assolo sembra un oratore frettoloso che si "mangia" letteralmente le parole, così Mars trattiene alcune note, in un inciso non particolarmente importante ai fini della riuscita del pezzo. Il testo, tutt'altro che docile, guarda al passato e a quel che sono stati e ancora sono i Motley Crue, ovvero ben lungi dall'essere domati. Si esordisce con la ripetizione del titolo, poi attacca Neil: "Abbiamo speso milioni di dollari in anfetamine e abbiamo distrutto molte macchine, fottendo le stupide stelle hollywoodiane, perche noi semplicemente, potevamo". E poi, il frontman immagina le uniche parole che si vedrebbero bene incise sulle loro pietre tombali: " Falso, io sono uno sporco piccolo bastardo, sono falso? Ma proprio come te". A questo punto, dopo aver esternato aggressivamente questi concetti durante il refrain, iniziano a fare un po' di critica, rendendosi conto che hanno venduto milioni di copie, sono stati super-acclamati ma mai hanno vinto un Grammy, e ancora non vogliono tornare a suonare ad Hollywood come invece in passato fecero. Ribelli ancora una volta. E mentre gli altri vendevano dischi, loro stavano vendendo la loro anima al diavolo, vivendo al massimo perdendosi in migliaia di vortici.. ma senza sensi di colpa. Loro sono ancora qui perché hanno semplicemente e sempre fatto ciò che volevano, prendendosi le responsabilità dei loro atti, non dipendendo mai da niente e da nessuno. C'è chi li chiama "falsi".. è un'accusa della quale non si preoccupano, proprio perché chi non è "falso", a questo mondo? Se qualora lo fossero, sarebbero in buonissima compagnia. 

Porno Star

E ora, che stiamo lentamente e possiamo dirlo, con dispiacere avvicinandoci al termine dell'album, ci apprestiamo ad ascoltare la penultima traccia, la numero 10, intitolata "Porno Star". Parte come un fulmine a ciel sereno facendoci solo gustare delle decise bacchettate in un silenzio assoluto, presto raggiunte dalla chitarra di Mick. I piatti che vibrano in sottofondo non ci lasciano praticamente mai durante la canzone, assolutamente "casinista", che potrebbe essere quasi una specie di "bonus track", data la particolarità. A darci subito il benvenuto i cori dei nostri, che con dei vocalizzi assai particolari e quasi canzonatori avviano definitivamente la track, che grazie all'ascia scanzonata di Mars prende letteralmente una deriva Rock 'n' Roll risultando sostenuta e "scanzonata". Ad essere sinceri, una canzone per certi versi fastidiosa, dato il trambusto che hanno voluto ricreare. La chitarra distorta di Mick accompagna tutti i lunghi e infuocati 3 minuti e 45 minuti ed il frastuono che tutto il complesso lascia ha un intento specifico di ricreare la follia di party al limite della decenza e, verso la fine, sempre su piatti che non smettono di vibrare, vengono inserite lascive e dissolute voci femminili, che in seguito riescono addirittura a cantare un'intera strofa, sino alla conclusione, mentre continuiamo ad udire ancora gemiti di piacere. Una canzone che di quando in quando ripropone la melodia delineata dai vocalizzi iniziali, assolutamente ancora più frivola delle altre che mira a sbeffeggiare le relazioni in rete, infatti i nostri cantano: " Ho un appuntamento con la mia linea internet e la mia fidanzata segreta" e poi, sotto il completo dominio di questa droga, si rende conto di avere la carta di credito esaurita. Iniziavano già le ridicole "relazioni" guidate dal cyber sex, amori sporchi e che creavano dipendenza trascinando infatti a fondo il protagonista, senza che esso alla fine volesse poi davvero salvarsi. Un drogato di tecnologia innamorato di una pornostar, la quale a pagamento era comunque disposta a dargli il minimo sindacale, ovvero una semplice immagine sulla quale trastullarsi. Un pianeta totalmente avulso ai Motley Crue, i quali hanno in lungo ed in largo reso felici migliaia di donzelle e proprio per questo non riescono a credere che i bei tempi del corteggiamento siano finiti, in favore di queste nuove abitudini, della serie: "puoi solo guardare e non toccare". Sbeffeggiare chi fa un vanto di questa situazione è dunque il minimo, per dei consumati uomini di strada come loro, che hanno vissuto la vita senza compromessi o filtri. A questo punto capiamo anche come gli orgasmi femminili siano stati inseriti a mo' di presa in giro, come per dire: "puoi solo ascoltarli ma non provocarli". Siamo così giunti al definitivo arrivo, al termine di questa corsa.

White Punks on Dope

 Il pezzo che ci fa chiudere l'album è in realtà una cover dei The Tubes risalente al 1975, ovvero "White Punks on Dope". Prendendo spunto da altri "pazzoidi" del mondo musicale (i "The Tubes", classe 1972, erano un gruppo Punk americano parecchio famoso per via delle performance incredibilmente dissacratorie e possenti a livello di impatto visivo, performance grazie alle quali riuscirono a trovare comunque un notevole seguito fra i fan tanto da arrivare addirittura in classifica), i Motley Crue hanno egregiamente coverizzato una canzone già spassosa di per sé, caratterizzata da una sostanziale stranezza punk, rivista dai i nostri in una chiave un po' più rock, mantenendo comunque l'atmosfera dell'originale. Sapientemente il nostro combo ha saputo ricreare un pezzo tutt'altro che re-intrerpretabile. Anche la stridula voce di Neil ha saputo in questo caso adattarsi con maestria, facendo di questo brano un qualcosa di avvincente e a questo punto anche vincente, posto al termine di questa nuova sfida intitolata "New Tattoo""White Punks on Dope" ha mantenuto ovviamente un atteggiamento punk, e sotto l'arrangiamento è facile apprezzare le sfumature tipiche di questo genere sovversivo. La chitarra acidula di Mars, in concomitanza il tempo sostenuto egregiamente da basso e batteria, è una perfetta collaborazione per riproporre l'emozione suscitata dagli originali Tubes, con l'aggiunta di un pizzico di sfacciataggine tipica dei Crue. Una canzone da 3 minuti e 40 contro un'originale che ne riempiva praticamente il doppio. Un punk rock divertente e fortemente sentito dagli autentici come dai nostri, i quali ricordano gli anni d'oro della contestazione e vanno a descriverci la loro adolescenza fuori dal comune e soprattutto da preconcetti e regole che assumiamo come giusti, troppo spesso senza neanche chiederci il perché. Adolescenti allo sbando, che vanno spendendo denaro in ogni futilità e attività atta al divertimento, che, sempre ubriachi, hanno buttato i loro giorni in ogni liceo della città. Gli altri erano tutti ricchi e perbenisti, loro non volevano somigliargli. Quando avranno abbastanza corda si impiccheranno, ma fino ad allora, pur sapendo che dovrebbero mettersi un po' in riga, non lo faranno. Mamma e papà intanto stanno vivendo ad HOLLYWEIRD, turbati dalla presenza di questi figli così menefreghisti e dediti all'uso di droghe come se non ci fosse un domani. La vita è una ed i Crue vogliono viverla sovvertendo le consuetudini, rifiutando l'autorità di qualsiasi forgia e decidendo di anteporre loro stessi a tutto ciò che esiste al mondo. Prima il piacere personale e dopo, se c'è tempo, il resto.

Conclusioni

Dopo aver spento lo stereo, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Finalmente qualcosa di ascoltabile dall'inizio alla fine senza dover saltare traccia, un disco dalle tematiche più superficiali e ricorrenti, che vede di suoi pezzi migliori probabilmente l'omonima "New Tattoo" e "She Needs R'n'R", senza nulla togliere ad altri brani sicuramente in risalita e dal sound più pulito rispetto alla loro parentesi Alternative ormai lasciate quasi definitivamente alle spalle. Il batterista acquisito per questo album, Randy Castillo, ha sicuramente donato un'impronta molto personale al sound dei nostri, rivelandosi ben più di un semplice turnista ed anzi donando grande "presenza" ed efficacia alle parti di batteria, riuscendo comunque a non sfigurare, raccogliendo in maniera più che buona la pesante eredità lasciata da un T-Bone che nel tempo era divenuto (ed a ragione) intoccabile per i fan. Era importante non fallire ed "aggredire" il contesto con grinta e Randy è riuscito nel suo intento, merito della gavetta e dell'esperienza con Ozzy. Il musicista si è dunque calato perfettamente nel ruolo, aiutando i Crue a ripercorrere una strada che ormai sembrava quasi rinnegata. Castillo non ebbe comunque grande fortuna e non poté trattenersi a lungo fra le fila dei Motley. Dovette infatti abbandonare il gruppo quando esso partì per la tournée a causa di una grave malattia, un melanoma per il quale morirà un anno più tardi. Nonostante le storie tristi alle spalle, questo fu un album molto più vicino alle impostazioni degli esordi e che quindi mi sento giudicare positivamente, essendo sicuramente meno contorto e più facilmente interpretabile, più leggero e dai suoni più morbidi e assolutamente divertenti. Rispetto a "Motley Crue" e "Generation Swine", segue sicuramente una linearità di pensieri basati sull'ottimismo, abbandonando per sempre quell'alone depresso dei recenti anni passati. Non condanniamo totalmente la volontà, in determinati anni, di cambiare definitivamente rotta: l'abbandono di Neil aveva di certo creato una crepa insanabile fra quello che i Motley Crue erano e quel che poi sarebbero diventati con i precedenti due album; alla fin fine i Nostri hanno capito, dopo molte peripezie, che forse sarebbe stato meglio continuare a fare quello in cui erano sempre eccelsi, risultando una delle band più "vincenti" della storia della musica: party hard and rock free, questi sono i Motley Crue che ci piacciono, che sanno farci sognare e divertire. Irriverenti, irresistibili, trascinatori.. mille altri aggettivi che potrebbero descriverli e che finalmente stanno di nuovo tornando ad essere adatti per identificare il loro carisma e la loro responsabilità. Non gridiamo al capolavoro.. ma per lo meno tiriamo un bel sospiro di sollievo. Abbiamo abbastanza materia con la quale divertirci!

1) Hell on High Heels
2) Treat me Like the Dog That i Am
3) New Tattoo
4) Dragstrip Superstar
5) 1st Band on the Moon
6) She needs Rock'n'Roll
7) Punched in the Teeth by Love
8) Hollywood Ending
9) Fake
10) Porno Star
11) White Punks on Dope
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