MOTLEY CRUE

Girls, Girls, Girls

1987 - Elektra Records

A CURA DI
TATIANA MADLENA
04/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Anno 1987. Finalmente l'incandescente quartetto californiano il cui nome ormai risuona in ogni angolo della Terra,  ha trovato la sua vera dimensione, dal punto di vista musicale innanzitutto e, in secondo luogo, a livello di stile. Dopo sei anni passati a condividere successi, fallimenti e vite private fatte di eccessi di ogni genere, i Motley Crue si trovano ora all'apice della loro carriera, con un album che non poteva essere meglio. Dieci canzoni di una bellezza sorprendente, solo due anni dopo aver partorito un disco un po' asettico quale fu "Theatre of Pain", o comunque, se non impersonale, sicuramente parecchio controverso. Arrivati a questo punto, la furia indomabile che scorreva nelle loro vene e la voglia di dominare la scena musicale era davvero altissima e questo stato d'animo li portò dritti alla scoperta del segreto che da tempo andavano cercando, la giusta alchimia per piacere ad ogni tipo di pubblico. Un album che ha decisamente segnato un'epoca, all'interno del quale si possono trovare pezzi indimenticabili come "Wild Side" e l'incredibile "All in the Name Of". "Girls Girls Girls" viene dunque registrato tra il novembre 1986 e marzo '87, per poi fare la sua apparizione sulla scena il 15 maggio sempre del 1987, per l'etichetta "Elektra Records". Andando ad indagare nella loro realtà lontano dai palchi, per capire un po' da dove nasca questo "Girls Girls Girls",  troviamo un Nikki Sixx alle prese con grandissimi problemi di dipendenza da eroina che, in questo periodo della sua vita, non lo lasciano vivere, o per lo meno non serenamente. Si trovava ingannato, bloccato in uno stato di eterna lotta con se stesso, in preda all'implacabile voglia di procurarsi del fragile ed artificiale benessere, braccato sovente in crisi tremende, durante le quali cercava di gestire per il meglio le sue allucinazioni (messicani e nani andavano per la maggiore), ma nonostante tutto non perse mai il suo genio creativo. Anzi, proprio da questa instabilità fisica ed emotiva, probabilmente, partì ogni canzone di questo splendido lavoro. I Motley Crue hanno saputo creare un disco orecchiabile, convincente e consapevole. I ragazzi sono cresciuti e hanno trovato il modo di ancorarsi saldamente alla fama. Ora come non mai possiamo definirli completi.  Anche la copertina del loro quarto full length tira fuori e mette in risalto una personalità molto ben delineata. Quando si andrà ad ascoltare il cd si capirà all'istante quanto l'immagine riportata sia davvero esemplificativa, in quanto i nostri rockers incarnano perfettamente il loro ideale, introducendosi e dicendo già quasi tutto con una sola fotografia:  i quattro capelloni, sulle loro motociclette (per la precisione solo i due centrali, ovvero Vince Neil e Nikki Sixx, mentre gli altri due componenti si trovano impettiti ai lati delle custom) sono qui ritratti immersi in un clima oscuro, con dei riflessi cromati che rendono brillante la copertina, delimitati dalle scritte "Motely Crue" in alto, e "Girls Girls Girls" in basso, in rosso, a far da cornice alle loro figure.  Di certo, i loro visi impudenti  rendono impazienti all'ascolto.

Possiamo quindi partire carichi di meraviglia con "Wild Side". Proprio in occasione della realizzazione del videoclip girato per questo brano, Tommy Lee inventò una gabbia rotante dentro la quale suonerà la sua batteria. Negli anni ci sarà poi una riesame di questa innovazione e i Crue le si affezioneranno talmente tanto da portarsela in giro per il mondo durante ogni show in una replica similare, trattandosi non più di una gabbia ma di una ruota, che sarà poi vista come un marchio di fabbrica, diventando un "must". Dunque, "Wild Side" è stata scritta da Sixx traendo ispirazione dalle parole e musicalità del "Padre Nostro", sì, proprio la preghiera. In quel periodo ogni tanto Nikki si concedeva qualche attimo in compagnia di una ragazza, la quale per incontrarlo  fuggiva letteralmente dal suo convitto, un collegio gestito da suore. Un giorno, il nostro ribelle bassista le chiese se il "Padre Nostro" fosse un'importante preghiera e mentre lei iniziò a recitarla, lui si mise a prendere appunti. Il risultato fu questa meravigliosa canzone che lui, con tutto il gusto dello scandalo, propose ritrovandosi contento dell'idea di traumatizzare le suore nel caso l'avessero mai potuta sentire, e anche la famiglia della ragazza, alla quale andava il suo pensiero ogni qualvolta lasua  lei trasgrediva le regole imposte per vedersi nientemeno che con un tale tatuato e con i capelli lunghi. "Wild Side" è un pezzo perfetto per far capire con quale grinta si svolgerà l'intero lavoro, una canzone dall'indole selvaggia, subito potente, dove ogni strumento abbaglia nella maniera esatta. L'apertura di questo brano e di conseguenza dell'album intero, è dato da sonorità che fanno venire in mente rombi di motociclette a dare un senso di velocità e libertà. La canzone in questione ha un tempo di 118 battiti al minuto, che se fosse quello del cuore, il tutto corrisponderebbe alla tachicardia. È proprio questo formato a dare la sensazione di energia e frenesia che si traduce ogni volta in emozione e vigore per i nostri sensi. I riff sono superlativi, gli strumenti collimano in maniera sensazionale. Al ventiseiesimo secondo, dopo aver lasciato un po' più spazio alla batteria, si introduce la voce di Vince. Quest'ultima ha un non-so-che di arrabbiato (ancora una volta diversa da come l'abbiamo potuta conoscere negli anni passati), che fa della canzone qualcosa di indimenticabile. Il ritornello giunge dopo nemmeno un minuto e finito questo la chitarra abbassa un po' la sua imponenza per lasciar spiccare Tommy Lee. In generale è stato giudicato uno dei brani più complessi dell'album, visto che è uno dei pochi a cambiare il tempo al suo interno. Nikki Sixx questa volta lo ha concepito in 4/4, per poi cambiare nel  ritornello e passare a 2/4. Insomma, quattro minuti e quaranta che vorresti non finissero mai. Manca di assolo, ma la canzone riesce completa anche così, e nonostante questa pecca, dal punto di vista musicale e concettuale è un pezzo davvero originale. Come già spiegato in precedenza, prende le sembianze di una preghiera e il compositore la deturpa volutamente, la dissacra, le toglie l'aspetto di riverenza e al posto inserisce parole di una cruda verità, parlando dell'aggressività che si incontra vivendo nella strada. Una lotta alla sopravvivenza che sa di triste e squallido. Eppure è questa la vita, nella quale l'avido viene incoronato come un re e i sogni adolescenziali volgono tutti alla bellezza sfavillante di Hollywood. La fede in Dio è del tutto persa ma c'è sempre quella crosta di ipocrisia che fa tenere il crocefisso come simbolo accanto a sé, nonostante le "liste nere" di peccati che ognuno ogni giorno compila.  Siamo quindi  già pronti a lasciare questa "zona selvaggia" per inoltrarci nella canzone omonima dell'album, ovvero un'irresistibile "frivolezza" fatta musica, "Girls, Girls, Girls". Questo brano contiene diversi riferimenti a svariati Strip Club della Sunset Strips di Los Angeles (ad esempio "The Tropicana", "Seventh Veil" ecc.) e poi ancora altri sparsi per il mondo (il celeberrimo "Crazy Horse" di Parigi), facendo diventare la canzone un vero concentrato di lussuria, ricercata in ogni luogo citato nell'impazienza di una vita vissuta ai limiti. Il video fu realizzato muovendosi da un locale di Strip-tease all'altro, con un Nikki Sixx decisamente fuori forma, completamente immerso nel suo mondo di droghe, trascinando il suo corpo e la sua vita con una  difficoltà immensa. Nel video si può notare dallo sguardo quanto sia effettivamente perso e non propriamente padrone di sé. La canzone parte con rombi di Harley Davidson scoppiettanti e urla di divertimento da parte di Vince, in un crescendo di suoni, ma comunque più miti rispetto alla follia selvaggia del brano precedente. Chitarre creano una gloriosa introduzione mentre Tommy picchia tenendo il tempo ben scandito. Poi si parte con la canzone; l'assolo di Mick Mars è unico nel suo genere e in questo caso specifico prende queste sembianze: prima di spaziare con note precise, Mick decide di nascondere le proprie virtù dietro a distorsori, ma dopo averci dato una prova limpidissima delle sue capacità artistiche, decide di ritrarsi nuovamente e copre di nuovo il tutto con il lato "grezzo" che caratterizza il loro rock'n'roll. In questo modo ci porta alla conclusione del brano. Squillante ed esagerato, festaiolo e squisitissimo. Un pezzo geniale, fresco e sfacciato, come si può ben capire già dal titolo. All'interno ovviamente, data la premessa , troveremo frasi che inneggiano in parte alla violenza, all'essere "dei duri", al sentirsi affascinanti ed invincibili, con il loro gel nei capelli e coltello a serramanico in qualche tasca delle loro giacchette di pelle. Per il resto si parla di sesso, di "menage a trois", dell'essere fugaci e alla ricerca sempre del solito vecchio elisir del rock'n'roll. In questo brano sostengono di essere dei bravi ragazzi che hanno solo bisogno di un nuovo giocattolo? Ma chi potrebbe mai, in quella loro eterna situazione di non coinvolgimento emotivo (ma solo fisico) spezzargli il cuore? Sono ora più che mai immersi in una torbida frenesia di sentimenti e sensazioni. Ragazze, ragazze e ancora ragazze, questa la loro ossessione. Altra track, altra problematica, e questa volta parliamo di droga. Nikki Sixx scrisse la traccia numero tre proprio in onore della sua ultima compagna "speciale", l'eroina e la conseguente, notissima dipendenza che non lo lascerà stare durante tutta la vita e che ebbe inizio proprio in questi anni. Il titolo, atto a racchiudere il concetto, è "Dancing on Glass". Ballare sui cocci di vetro rende l'idea in una maniera allarmante. La canzone ha un bellissimo groove e un sound diverso dai pezzi precedenti, più cupo che potrebbe essere inserito in "Shout at the Devil", non fosse per la trasformazione radicale da parte del vocalist, oltretutto molto bravo a togliere il sapore altamente drammatico che dovrebbe avere la canzone, imprimendogli una sensazione di "brano da ballare". L'impronta di Mars è inconfondibile anche questa volta e forse è quello che spicca di più. Persino il nostro forsennato T-Bone rimane in parte eclissato dalla stravaganza luminosa del chitarrista che tira fuori sempre la parte migliore di sé. Sul finire della traccia, l'introduzione a sorpresa di una voce femminile dal sapore gospel, e di una tastiera, vanno a raffinare la canzone, levigandola da quel senso non troppo garbato che ha mantenuto praticamente fino alla fine. Come se avessero messo un bel fiocco rosso in testa ad un cane randagio, per renderlo più grazioso, prima di offrirlo in dono ad un pubblico ormai sempre più adorante, in attesa famelico del prossimo boccone forgiato da quei capelloni imbizzarriti dal rancore che li accompagna praticamente da sempre. A completare le note già di per sé affascinanti abbiamo l'argomento trattato, e anche questo non è da poco. Una sincerità cruda, un'agghiacciante esposizione della realtà, da parte di un consapevole Nikki Sixx che però non farà comunque niente per cambiare le sue pessime abitudini. O almeno non ancora. E anche quando le cambierà non sarà molto a lungo, nonostante l'esperienza terrificante di due viaggi fino alle porte della morte e poi indietro, durante una delle quali sosterrà di aver avuto esperienze ultraterrene. Comunque, durante la stesura di questo pezzo, era ancora dentro in pieno a quel vortice di autodistruzione.  "Dancing on Glass" dice: "Non riesco a trovare un dottore, le mie ossa fanno terribilmente male" -presumibilmente era nel mezzo di una qualche crisi di astinenza- e poi continua "se balli con il diavolo, presto la pagherai". Avanzando con l'ascolto si  trova il riferimento ad un fatto davvero accaduto, ovvero la prima volta che si avvicinò all'overdose senza ritorno, in cui i compagni del party in cui si trovava, spaventandosi a morte e non volendo avere impicci, lo buttarono vicino a dei cassonetti in mezzo all'immondizia. Ma Nikki fortunatamente si riprese. Vengono poi citati gli "attrezzi del mestiere": un cucchiaio e un ago, con la presenza di un sorriso che suona sibillino, perché lui comunque tiene a sottolineare che tutto quel che fa è unicamente per via della sua volontà, non è un burattino, ma anzi, sa incidere le sue vene con stile. Con la traccia numero quattro si cambia nuovamente, ed una batteria folgorante ci trasporta in un pezzo sul quale scatenarsi, ovvero "Bad Boy Boogie". Sempre dominante, la loro ribellione orgogliosa sparge quel pizzico di malizia che li fa sorridere di autocompiacimento. Si percepisce questo stato d'animo anche solo dalla musica che sanno trasporre con naturale intelligenza e capacità artistica, una raffica di suoni come una scarica di colpi partiti da una mitragliatrice. L'inizio è molto aggressivo, ricordando molto l'intro di "Love Gun" dei KISS. Si rimane intrappolati in una sorta di boogie-woogie rivisitato e incattivito dal loro savoir-faire. Possiamo apprezzare un Tommy Lee impeccabile che tiene un ritmo marcato. Chitarre distorte incorniciano la canzone, e Nikki Sixx tiene cupo il sound, reso brillante solo dai riff di Mars e dalla voce di un'energia disarmante del frontman. Il ritornello non è poi così entusiasmante, un po' dissonante dal resto del brano, che invece presenta un tiro più prepotente, ma nonostante ciò, "Bad Boy Boogie", rimane molto più che gradevole da ascoltare e riascoltare. Intorno ai 2 minuti e mezzo dall'inizio, i Crue decidono di puntare una luce solo sulla batteria e sulla voce di Vince, in parte sostenuta e mescolata a qualche altra come un coro dai toni non troppo carichi, che ripete "We do the Bad Boy Boogie, bad is bad". La canzone finisce poi sfumando dopo tre minuti e mezzo. Il testo non è eccessivamente ricercato, ma è come sempre provocatorio, potente e ribelle. Inizia così: "Ho trovato una ragazza, è l'orgoglio di mamma, ma l'ho tatuata e ora è mia". Focalizzato fin da subito il senso del brano, e come piace a loro iniziano in seguito ad allarmare i perbenisti, rivolgendosi a genitori di giovani ragazze, urlando fieri che è "Meglio chiudere in casa le vostre figliolette quando i Motley Crue sono in città". Quest'ultima espressione, forse, è un chiaro omaggio al brano "T.N.T" degli AC/DC, in cui Bon Scott lanciava un appello simile, invitando chiunque a "Chiudere in casa mogli e figlie" quando c'era lui "in città". Proprio come nel caso degli AC/DC, i Motley Crue sono consapevoli come sempre di essere irresistibili, tentatori maledetti, talmente pericolosi da passare per strada e distruggere, spazzare via, rivoluzionare ogni cosa. Per fortuna il fatto di spostarsi di città in città offre sempre ottimi alibi. Toccate e fughe, la mano sempre tesa verso la proibita scatola di biscotti, attratti sempre solo dalle cose che ribaltino la routine e la rendano piccante. Portatori del solito messaggio, godersi sempre tutto. In fondo la vita è una sola, ma se la si sa vivere, una è abbastanza. Al termine di questa si passa ad un pezzo tranquillo, quasi strumentale (e diciamo quasi perché il realtà due frasi "cantilenate" vengono effettivamente pronunciate), dal tono assolutamente malinconico. Un pezzo che sa di spirituale, scritto con tutta la tristezza che avvolgeva Nikki in quel tragico momento della sua vita, momento in cui sua nonna, di origini italiane, era da poco venuta a mancare. Il brano si intitola difatti "Nona", come lui era solito a chiamare la donna, ovvero colei che l'ha cresciuto quando venne abbandonato dalla genitrice per seguire un altro degli uomini incontrato nel suo cammino. Essendo la donna l'unico amato punto riferimento del giovane Nikki, la sua scomparsa avvenuta proprio in quel momento di sbando risultò particolarmente struggente.  Un minuto e mezzo di un armonia desolante che va a tagliare in due questo album. Lo spezza e ci spiazza. Emozioni discordanti ci atterriscono, e ci rendono consci del fatto che questo "Gilrs Girls Girls" non sia esattamente un album di sola allegria. Un arpeggio delicato, quasi tremante di tristezza, un basso che tiene su un ritmo da lacrime agli occhi, una batteria timida e cori soffusi. Solo Neil evoca rabbia. Si richiama e si canticchia il nome di "Nona" in maniera molto delicata e di tanto in tanto Vince interviene con voce gracchiante e tagliente, in una traccia che sa di sogno disperato, un incubo al quale ci si deve per forza abbandonare. "I am outta my head without you"..  "Nonna, io vado fuori di testa senza di te". Con la traccia successiva si cerca di dimenticare tutto quel dolore impossibile da contrastare, e ci viene proposto un pezzo intitolato "Five Years Dead". Altra canzone dal tono combattivo, che viene fuori proprio "dalla strada", mantenendo sempre il ritmo da hit che cattura tutti, caratteristica che accumuna ogni brano di questo fantastico album. Mars sa graffiare ogni anima grazie ai suoi riff, un Vince Neil super sfavillante riesce ad interpretare le parole sempre scritte da Nikki, mentre Tommy Lee non si ferma un secondo: instancabili tutti. Il ritornello è semplicissimo, praticamente il titolo ripetuto una serie di volte, cambiando intonazione. L'assolo si riscontra intorno ai due minuti e mezzo della canzone, e ha una sembianza discreta, si lascia sentire attraverso  lo "sbacchettare" selvaggio di Tommy e poi termina con un fischio un po' più importante. Può allora tornare la voce di Vince. Una canzone come sempre un po' ribelle, una storia in musica, una riflessione a proposito di un amico sbandato il quale, pare, abbia ucciso un uomo sparandogli. A questo ragazzo non era mai importato molto di perdere o vincere, ha sempre vissuto forte e fuori dalle regole, facendo quel che più gli sembrava giusto fare, seguendo istinto e rasentando follia. Sarà ancora a piede libero, ma stare lontano dalla cella con il danno compiuto sulla propria coscienza e impresso  nella sua storia vissuta, lo renderà comunque come morto per molti altri anni, oltre ai cinque della detenzione, in cui sarà privato di tutto. Subito dopo si trova un altro pezzo da euforia: "All in The Name Of..". Anche questa canzone sarà destinata a passare alla storia, vuoi per la musica ma anche e soprattutto per il testo ed il suo significato intrinseco, tutto nel nome del Rock'n'Roll. Parte un Tommy Lee scanzonato, con degli stacchi decisi e da brividi, incalza allora Mick, mentre Nikki Sixx sa tenere un ritmo appassionante. Un rock'n'roll che sa di classico, come quello che si poteva sentire negli anni 50, un po' alla "Johnny B. Goode".  Nell'assolo le dita di Mars si muovono veloci e determinate facendo notare a tutti la sua destrezza.  La canzone termina poi in maniera netta imprigionando all'interno tutta quella magia un po' fuori dalle righe e a tratti illegittima. Ma come ci dicono anche loro stessi: "tu dici che sia illegale.. Beh, il legale non è mai stato la scena in cui mi sono sempre mosso", e tutto questo perché la situazione protagonista della canzone è una pericolosa "tresca" di uno di loro con una ragazza quindicenne, il motivo per cui lui non riuscisse a dormire la notte. In fondo, lei era un po' la lolita della situazione, non era tutta colpa degli spiriti infuocati che da sempre dominano l'anima dei nostri Motley Crue. Lei era quella che diceva, con la sua aria innocente : "non hai ancora visto niente?" e poi ripeteva alla nostra rockstar che avrebbe potuto chiamarla ogni volta che lui avesse voluto. Alla fine, tutto quel che i Motley Crue fanno, giusto oppure no, è sempre fatto nel nome del Rock'n'Roll, e come dicono nel famosissimo ritornello, "per il sesso venderebbero la loro anima". Questo il succo della canzone e fulcro delle loro vite spericolate. Traccia numero otto, di già, tutto scorre talmente piacevole che non ci si rende conto dei pezzi che avanzano. E'ora di ascoltare "Sumthin' for Nuthin'", dotata di un ritmo che non lascia indifferenti, pur non essendo uno dei brani che più  hanno saputo farsi notare. Mars usa sapienti pause e lascia emergere gli altri strumenti che compongono la musica, creando un sound piacevole, ancora una volta, in questo "Girls Girls Girls". Parte proprio Mick, sapientemente fermato da un'incalzante batteria. Nikki sostiene un tempo rigoroso, Mars si re-inserisce allora distorcendo le note. Neil mantiene la sua voce particolare, che si è decisamente evoluta, molto meno acida rispetto i primi album dei Crue. Il ritornello è basato su una parte corale (intenta a cantare proprio il titolo, "Sumthin' for Nothin' " )mentre una parte viene lasciata al vocalist. Non è un brano particolarmente elaborato ma risulta comunque molto ben curato nel suo insieme, nell'intervallarsi di strofe, ritornello e chitarra solita. In pezzo finirà sfumando dopo 4 minuti e mezzo con ancora Mars intento a far stridere le corde del suo strumento Una canzone sulle scappatelle, su un tradimento nel caso specifico, ma in questo caso il protagonista è una sorta di gigolo. Si fa pagare, perché nessuno fa niente per niente, e questo diventa il suo secondo impiego. Un lavoro che lo appassiona parecchio a quanto pare, come ribadisce anche al termine della canzone, con un fermissimo: "Amo il mio lavoro". Un tentatore appassionato, un amatore, che però pretende di avere un compenso monetario, come prova ancor più efficace del suo distacco.  Continuando con l'ascolto, ci ritroviamo a questo punto nuovamente immersi in un'atmosfera delicata, quasi romantica ma decisamente tragica. Un'ossessione d'amore che sfocia nell'omicidio di una donna, compiuto da un uomo talmente innamorato da desiderare la morte della consorte, in modo che fosse così totalmente ed eternamente di sua proprietà. Questa è la storia sulla quale è basata questa canzone, ispirata da un fatto di cronaca di quei tempi: "You're all I need" è una finta ballad che lo stesso fa innamorare. Tolto "Nona", l'unico pezzo "lento" di "Girls Girls Girls". Anche in questa traccia è previsto l'utilizzo del pianoforte come strumento predominante, intrecciato alla perfezione con una chitarra che di contrasto appare graffiante, ma comunque non troppo chiassosa. La batteria è fondamentale per scandire il tempo ma anche Tommy Lee decide di non strafare. Una melodia che coinvolge, un ritornello che rimane subito impresso, carico di sentimento, di quelli inspiegabili ma che sanno rendere così bene l'idea. L'assolo è davvero elevato e sentito, non poteva essere meglio in una canzone tanto profonda e particolare, diversa dalle classiche canzoni d'amore, per il contenuto un po' "bizzarro" ma comunque veritiero. All'inizio del videoclip creato per questo pezzo (estratto come terzo singolo di questo album) viene specificato che si tratti di una canzone ispirata ad un avvenimento realmente accaduto: la canzone è scritta come se il protagonista si trovasse già all'interno di una cella, e da lì riflette ed espone le cose terribili che ha fatto e la ragione per cui ha agito in una certa maniera. "Tu sei tutto ciò di cui ho bisogno e ora ti ho resa solo mia", "Ti amavo così ti ho resa liberata, prendendoti la vita", e poi la guarda, mentre giace fredda come il ghiaccio e quasi sorridente. Il protagonista non capisce bene il limite tra la vita e la morte, immaginando che stia dormendo. Alla fine, è riuscito a rendere l'amore di lei per sempre suo, "esclusivo". Diciamo che questo è a conti fatti il pezzo conclusivo dell'album, perché la vera ultima traccia è in realtà la cover di un famosissimo pezzo del Re del Rock'n'Roll, Elvis Presley, ovvero "Jailhouse Rock", tratta da un loro live. Siccome non si tratta di un pezzo registrato in  studio, il suono non è così limpido e si sente da sotto il palco il delirio della folla. La canzone è divertente, più veloce dell'originale, ma sicuramente fornisce un'altra impressione rispetto alla versione originale di Elvis, una parafrasi metal di uno dei classici del primissimo rock'n'roll.  Il pezzo inizia con un Vince Neil che incita il pubblico, e a giudicare dall'agitazione che si può sentire, sono tutti "presi" molto bene. Da questa traccia emerge chiara ed irrefrenabile l'energia di Tommy Lee fin dalle prima battute ed a completare il clima di festa e gioia provato dai ragazzi durante lo show, sono l'imbattibile potenza di un Nikki mai stanco di far tremare le corde del suo basso, più forte che può, e l'inimitabile chitarra di Mars, comandata con maestria. Si gioca, sembrano tutti spensierati. Sembra che accennino uno swing accelerato ed adattato all'Hard Rock. I break di Mick sono geniali e rendono accattivante l'ascolto di un pezzo conosciuto proprio da tutti: il chitarrista si lascia poi andare anche in un solo da brividi seguito dalle urla a tempo della folla durante le pause. Ad un certo punto si ferma ogni strumento e Vince Neil prova un acuto del tutto particolare e mezzo afono. Per quanto riguarda il ritmo e l'andamento notiamo, come già detto, quanto essi siano in parte modificati, mentre il testo invece rimane l'originale e Vince Neil canta tutte le parole come fossero ciò in cui crede di più al mondo, rimarcando il celebre "Everybody let's rock!". Del resto, la tematica del brano è comunque molto cara ai Motley Crue, in quanto "Jailhouse Rock" altro non è che un brano reso celebre da Elvis in un contesto particolarmente avvezzo ai nostri capelloni, quello del pericolo e dell'illegalità. Il brano è difatti tratto dalla colonna sonora dell'omonimo film (datato 1957), nel quale un giovane scapestrato, Vince Everett (interpretato proprio da Prasley), finito in galera a causa di una scazzottata, ha modo di esibirsi in uno show televisivo organizzato dal direttore del suo carcere. In questa occasione, coadiuvato dagli altri detenuti, presenta al pubblico del tubo catodico la tellurica "Jailhouse Rock", nella quale viene descritta una movimentata band di prigionieri che, noncuranti della pena da scontare, passano le loro giornate suonando rock n roll, facendo apparire la vita del carcere meno dura di quel che ci si aspetti. Con questa traccia si conclude, in maniera nettamente diversa rispetto a come partì il viaggio attraverso la jungla di questo album, il nostro percorso all'interno del pazzo mondo di "Girls Girls Girls" e dei Motley Crue. Scanzonati, spensierati e pronti diventare i numero uno della scena Hard 'n' Heavy - Street Glam, americana e non.

Tirando le somme, "Girls Girls Girls" non può che essere considerato l'"Album degli Album" dei Motley Crue. Un bel 10, a questo punto, non si può proprio negare. Per quanto "disco-meraviglia e rivelazione" dei Crue fu anche "Shout at the Devil", questo ha dalla sua un quantitativo maggiore di hits indimenticabili, con dei ragazzi ora cresciuti che sanno stare, oltre che nel rock'n'roll più scandaloso ed appariscente, anche dalla parte del pubblico. Loro, splendenti e luminosi nel loro look ancora una volta differente. Pantaloni di pelle e attitudine da motociclisti, in preda al loro sempre presente animo ribelle, la loro vita basata sul motto sesso droga e r'n'r. Ci fanno decisamente dimenticare trucchi e vestiti rosa shocking che invece caratterizzarono il precedente "Theatre of Pain", il quale possiamo ormai vederlo, effettivamente, solo come una parentesi da tralasciare, nemmeno troppo incisiva. Questo "Girls Girls Girls", scritto praticamente solo da Nikki Sixx nonostante la tempesta emotiva dalla quale rimase travolto e che spesso indirizzava ogni sua aspirazione ad un buco in vena, è sicuramente un eccellente lavoro molto curato e al contempo alla portata di tutti, una pietra miliare della storia del rock. Una vera bomba che esplodendo ha illuminato il mondo intero. Ora sì che hanno in pugno tutta la verità: la Fortuna aiuta gli audaci, e dopo il quasi maldestro scivolone avvenuto con "Theatre of Pain", dinnanzi ad un lavoro così potente e deciso possiamo solo ammettere che i Crue sono sicuramente fra i musicisti più audaci (e perché no, "pazzi") di un'intera scena.

1) Wild Side
2) Girls, Girls, Girls
3) Dancing on Glass
4) Bad Boy Boogie
5) Nona
6) Five Years Dead
7) All in the Name of...
8) Sumthin' For Nuthin'
9) You're All I Need
10) Jailhouse Rock 
(Elvis Presley cover)

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