MORBID ANGEL

The Best of Morbid Angel

2016 - Earache Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
05/04/2017
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione recensione

Molto particolare la storia dei Morbid Angel, che nel 2016 decidono (a distanza di anni) di pubblicare ancora qualcosa e lo fanno con "The Best of Morbid Angel" (Earache Records), in formato CD. Particolare perché, dopo aver praticamente scalato la vetta e reclamato a pieno titolo un posto nell'Olimpo del Death Metal (e non solo), ad un certo punto iniziano ad arrancare ottenendo risultati mediocri per poi, clamorosamente, cadere. Chi conosce i Morbid Angel sa benissimo che stiamo parlando di quel passo falso che prende il nome di "Illud Divinum Insanus" (2011), quella porcheria imperdonabile che ha fatto infuriare praticamente il mondo (e non si è salvata neanche coi remix). Si sa: quando si è così in alto, cadere fa ancor più male; lo sanno bene i Morbid Angel, che con quell'album hanno praticamente bruciato ogni sogno di gloria. Si sperava che il gran ritorno di David Vincent avrebbe riportato i Morbid Angel agli antichi splendori, invece gli ha praticamente dato il colpo di grazia; nel 2015 Vincent lascerà di nuovo il gruppo per problemi con Trey Azagthoth, un pioniere del Death Metal che adesso porta su di sé il fallimento dei Morbid Angel. Anche Thor Anders Myhren (neo arrivato per giunta) pensa bene di mollare il gruppo nel 2015, lasciando praticamente da solo Azagthoth e Steve Tucker (che dal 1998 aveva sostituito Vincent, poi tornato nel 2004 e nuovamente sostituito dopo il fallimento di "Illud...". Tutta questa premessa anche per spiegare un fatto: in questa compilation non compare nemmeno un brano tratto dall'infame "Illud Divinum Insanus", album ripudiato e disgrazia del gruppo; appaiono però lavori da tutto il resto della discografia, specie gli intramontabili successi dei primissimi album. Solo un anno prima era stato pubblicato un live album: uno spettacolo del 1989 con Azagthoth, Vincent, Sandoval e Brunelle, l'anno dopo pubblica una compilation. Già da queste premesse si può capire che si sta parlando di un gruppo che praticamente non esiste, c'è praticamente solo un miserabile che si gloria con gli antichi splendori... tanto amaro è stato il risultato dell'ultimo album che ormai nemmeno si osa fare altro. Fino ad ora abbiamo intravisto una trama a la "Beautiful": un piattume totale infarcito di patetici colpi di scena ed un'imbarazzante quantità di personaggi che vanno e tornano nei modi più assurdi. Questa compilation non fa altro che prendere le edizioni originali dei brani e proporcele, la grafica lascia un po' a desiderare e presenta l'immagine di un case nero per strumenti da palco sul quale è stato apposto il logo del gruppo, bello grande. Insomma, a più di dieci anni dall'ultimo album rilevante, si continua a vivere di vecchie glorie e sfruttarle, spremerle, reiteratamente: prima è avvenuto coi live - con il "Live Madness '89" riproposto nel 2006 e poi di nuovo nel 2015 - adesso con un best of che si riferisce spesso a brani di venti anni fa e ci mostra un gruppo che non ce la fa proprio a rialzarsi e fare qualcosa di nuovo. Ma andiamo comunque a riascoltare i brani proposti.

Dominate

Il compito di aprire questa selezione va a "Dominate (Dominare)", tratto da "Domination" (2005), l'album spartiacque della discografia del gruppo. Impossibile non cogliere tutte le similitudini col sound dei Deicide, siamo pur sempre in Florida: stoppate cadenzate e poi il tutto si apre con un caos chitarristico seguito da un lungo growl medio, ben prolungato. Si continua con una ritmica incalzante, la batteria pesta selvaggia, il basso sta dietro senza imporsi, la voce di Vincent si fa rispettare, si nota una punta di effetto che non guasta. Nella variazione lo stile tipicamente Morbid Angel appare: dei riff ben articolati, una corazzata suonata in modo compatto e preciso, stoppate feroci che gli strumentisti eseguono all'unisono pestando tutti assieme sul tempo forte ad inizio battuta; si innesca così una furia ritmica nella quale sguazza la voce di Vincent, un growl che applica delle metriche cangianti, imprevedibili ma trascinanti come poche altre; la precisione mista alla sporcizia del suono distorto. Il sound di questo pezzo è dunque ben corazzato, l'incedere militaresco è giustificato anche dal testo: "si facciano da parte i deboli" esordisce "non c'è posto per essi, lasciamoci tutte le difficoltà alle spalle". Un'atmosfera marziale dunque, una marcia faticosa in cui il loro Signore non tollera ritardi: chi non riesce a stare al passo verrà lasciato indietro a morire; tutto questo perché l'obiettivo è dominare. Il ferro scorre nelle vene di questi soldati, una volontà ferrea che fa di loro una elite, devono andare a caccia per procurarsi il loro pane quotidiano mentre i deboli e le donne sono delle prede. Davvero inevitabile rintracciare dei riferimenti religiosi in tutto questo: il Signore di questi soldati (a differenza del Signore Gesù) è un leader implacabile che pretende il meglio e forgia i suoi uomini invece di farli rammollire, è un condottiero e non una vittima sacrificale; di conseguenza questi uomini sono ferrei e cacciatori feroci, non un gregge di pecorelle, questi uomini se lo prendono con la forza il proprio pane quotidiano e non aspettano certo che sia Dio a renderglielo, come una ignobile carità. Tutta la violenza è resa nella parte centrale, con chitarre inferocite che si lasciano andare a variazioni strumentali all'insegna della sfrenatezza, poi un assolo pulito e melodico, che si concede dei fischi e si prende anche libertà rispetto al tempo ben scandito in sottofondo. Si ricomincia da capo col growl prolungato, la macchina di devastazione riparte e quindi si giunge al finale. Uno di questi soldati è il protagonista della vicenda narrata, osserva la propria vittima con occhi di lupo (ancora una volta la metafora religiosa) e non ci sarà nessuno a salvare quella pecorella; i sensi animali del lupo sono sempre all'erta, serve solo se stesso usando i poteri che il suo Signore ha infuso in lui; o si è vittima o si è carnefice e per lui la scelta è chiara.

Maze of Torment

Si passa quindi al primo album e "Maze of Torment (Labirinto di tormento)" è una scelta obbligata. Siamo nel 1989 e lo si sente dalla chitarra di Azagthoth che, pur essendo molto distorta, ha un sound che si avvicina più al Thrash. Colpi di piatti, stacco di batteria e si inizia a devastare: la fase strumentale si prende tutto il tempo, stoppata e corsa di chitarra, poi la batteria sfodera un blast meraviglioso, altre stoppate e fuga della chitarra che si lancia poi in un assolo squillante e folle, la batteria sposta la sua attenzione sulla cassa e si fa più compatta. Appare la voce, un prototipo di growl che sembra quasi sussurrato, indicibile aggressività che si fa avanti in una base Thrash che si fa sempre più Death. Ritmi sostenuti a velocità impossibili, bestialità gratuita, il lavoro della batteria è qualcosa di favoloso ma, giustamente, stiamo parlando di quel mostro di Pete Sandoval. Furia omicida come ingrediente principale, la struttura del pezzo si ripete e ripropone, con la variante del testo: il male scava caverne nella sua mente, nel sangue ha firmato la cessione della sua anima, la vita è finita ma l'orrore è appena iniziato. Con questa terrificante certezza comincia il testo, che poi si dilunga nel raccontare, appunto, questo labirinto di tormento che è l'inferno; avvoltoi gracchiano e volano in cerchio, mura che non aspettano altro che di crollare addosso alla loro vittima, per distruggergli l'anima, non c'è fuga da questo labirinto di oscurità, l'effigie di Gesù Cristo brucia nella mente della vittima che non si dà pace, non trova ragione per questo tormento. Assolo squillante, in pieno stile Thrash, passaggi veloci e fischianti, poi scala di taglienti melodie e quindi una variazione ritmata della strofa, una musica pesante e cattiva, dopo un momento melodico portato avanti dalla chitarra che sfoggia tecnica invidiabile. Il pezzo si fa quindi trascinato, ritmi lenti cadenzati da batteria e basso, una marcia funebre che aumenta l'ansia e rende l'idea dello strazio inflitto al malcapitato, si torna alla fuga solitaria della chitarra, un altro stacco e quindi un frenetico assolo squillante, evoluzioni feroci e primordiali. Nei lunghi corridoi di questo labirinto sono stampate le sofferenze di coloro che lo hanno preceduto, ogni avvertimento adesso è tardivo e non potrà salvarlo, ad un certo punto invocherà la morte pur di sottrarsi al supplizio, sarà perso per queste atroci mura in eterno. Un pezzo iconico, le mura di questo labirinto di tormento sono in realtà le fondamenta di un nuovo modo di intendere il Metal estremo che - anche grazie alla chitarra di Azagthoth ma in generale, specialmente, a tutta la scena floridiana del tempo - è stato poi canonizzato nel Death Metal. Non solo la velocità, dunque, ma anche determinati stilemi e figure ritmiche; il ricorso frequente alle stoppate, i tempi cadenzati e serrati, l'attenzione per il ritmo nonostante la velocità... tutte caratteristiche che confluiranno nel Death Metal. 

Fall from Grace

Si passa al secondo album, citandone il brano "Fall from Grace (Caduta dalla grazia)". Tempi lenti, trascinanti, la batteria in primo piano con un rullante protagonista, il riffone di chitarra continua a variare ed evolversi, la tecnica non manca affatto, il basso segue a ruota e sa interpretare tutte le evoluzioni. Blast a sorpresa e quindi si parte col massacro, sovraincisioni di voci e si colgono le molte similitudini coi contemporanei Death, si accelera - pur stando attenti a lasciare un ritmo facilmente comprensibile - e la chitarra si impone. La voce è una via di mezzo tra growl e scream, molto sfiatato e strozzato, prolungato e sovrainciso spesso nella parte finale; il comparto strumentale dà il suo meglio con accelerazioni o rallentamenti improvvisi, la batteria usa la doppia cassa senza parsimonia, la voce sa adottare dinamiche mutevoli passando da volumi esplosivi a sussurri malefici. Si arriva ad un assolo distruttivo, in stile Thrash con acuti, fischi, evoluzioni veloci e frenetiche. Il testo rappresenta l'atto stesso della caduta, con un vento ustionante che brucia il corpo mentre cade, viene in mente l'immagine del meteorite che si incendia con l'attrito dell'atmosfera; sopravvive a questa caduta e quindi vive per portare la distruzione sul mondo, diventa un signore, prende il comando. Possiede una conoscenza che lo rende forte, gli consente di far risorgere le città dei dannati, tutti i tesori di Sodoma adesso gli appartengono, gli altri angeli caduti si uniscono con lui e formano un'opposizione compatta. Le puttane ambiscono la sua carne, lui è consacrato dal desiderio, la sua anima ne è consumata. Vi sono diverse teorie sulla caduta degli angeli, quella più vicina al testo fa riferimento al Libro di Enoch, un libro che la tradizione ebraica attribuisce ad Enoch il bisnonno di Noè; se è vero che sono davvero pochissime le religioni cristiane che lo annoverano tra i testi sacri, è altrettanto vero che vi sono diverse citazioni che dimostrano come gli autori dei Vangeli fossero stati a conoscenza di questo testo. In buona sostanza, nella sezione seconda del settimo capitolo, si racconta che - una volta che i figli dell'uomo iniziarono a moltiplicarsi - alcuni angeli si fossero invaghiti delle figlie dell'uomo ed abbiano così deciso di scendere al mondo ed avere una loro progenie, trasferendo così alle loro mogli la loro conoscenza sulle arti magiche (un mito molto vicino a quello di Prometeo se vogliamo), l'unione genererà degli ibridi giganti e potenti (come i Titani per l'appunto), di gran lunga superiori all'uomo comune. Un'interpretazione in chiave mistica, invece, potrebbe vedere questa "grandezza" non come potenza fisica; bensì come capacità mentali ed intellettuali, come conseguenza della conoscenza acquisita. E' appunto la conoscenza, come sottolineato dal testo stesso, la chiave della forza di questi angeli caduti che si oppongono a Dio (ricordiamo il mito dell'Albero della Conoscenza, di Adamo ed Eva). Nel finale del testo questo oppositore si presenta come Belial - uno dei tanti nomi dell'Angelo dell'Oscurità che si oppone a Dio, in questo caso è il nome ebreo per come risulta dai celebri Rotoli del Mar Morto - ma, per la varietà dei testi, è davvero difficile capire di chi si tratti con certezza: nel libro di Enoch sembrerebbe che questo Belial sia in parte angelo ed in parte uomo, dunque l'Anticristo (perché appunto Cristo è sia Dio che uomo). In ogni caso, ed in buona sostanza, Belial è l'emblema del peccato umano: sia che lo si veda come l'ispiratore (e dunque il Lucifero che ribellandosi a Dio porta nel mondo il seme della discordia), sia come l'Anticristo (ossia l'uomo-angelo che si oppone al Messia Gesù), sia che lo si veda come l'essere che possiede l'uomo e lo fa peccare (una sorta di antitesi dello Spirito Santo che, invece, infuso nell'uomo ispira sentimenti opposti). Un brano del genere mostra, specie nel testo, quanto i Morbid Angel abbiano deciso di far propria l'ispirazione satanica comune a molti contemporanei, pur adottando un approccio ben più "colto" e, se vogliamo, meno crudo e diretto.

Pain Divine

Ancora una volta si sceglie di citare il secondo brano di un album, questa volta l'album è "Covenant" ed il brano è "Pain Divine (Sofferenza divina)". Siamo nel 1993, la formazione vede il trio storico: Vincent, Sandoval ed Azagthoth. Il pezzo inizia come una carica devastante: un blast di rullante che non risparmia accelerate improvvise e stacchi sui tom, la chitarra è calda, tagliente e distorta, ricorre alla plettrata alternata con più frequenza (in questo associandosi a quella che è stata l'evoluzione di tanti altri gruppi floridiani), introduce melodie distorte e malefiche che in qualche modo suggeriscono accenni Black Metal. Il ritmo rimane una corazzata, pulito e secco nel pestaggio, un incedere marziale e spietato, la voce è a metà tra growl e scream, lunghe parentesi strumentali mettono in risalto la chitarra c'è una forte malvagità nell'aria, ansia e distruzione. Si tratta di una furia che viene scatenata, una maledizione, un'esistenza maledetta che si contorce in una vita all'insegna del dissenso. Il dolore è usato per il piacere, per l'adorazione, per devozione... la sofferenza è una sorta di moneta di scambio che ha l'umanità per ingraziarsi Dio ed avere i Suoi favori; sanguinare diventa Estasi (qui viene in mente l'espressione estatica di Gesù nel pieno della crocifissione: l'immagine stessa del supplizio che diventa il simbolo della religione). Pestaggio di rullante quando, nel ritornello, la voce ripete in modo insistente "Pain... Divine!", le plettrate alternate disegnano melodie atroci, come le sofferenze, il pestaggio ritmico rende l'idea della tribolazione, la voce racconta il tutto facendo propria, con una voce quasi strozzata, questa sofferenza. Parte l'assolo fischiante, veloci melodie che scorrono davanti ai nostri occhi come scorre la vita davanti al condannato a morte; l'assolo si interrompe ma presto riprende, si fa graffiante, rombante sul finale, pieno di armonici acuti. Di nuovo il ritornello, stacco di batteria ed altro assolo che torna ad accanirsi sulle nostre orecchie con distorsioni frenetiche. Si riprende quindi con la strofa: siamo delle offerte sacrificali, la nostra sofferenza viene spesa per appagare degli dèi sadici, sente che i chiodi trafiggono perfino i suoi sogni, la sofferenza è il dono divino. Rinchiuso in una cella, la sopportazione del dolore è ciò che rende divini (anche questo è un riferimento all'episodio culmine della vita terrena di Gesù). Un testo che, senza dilungarsi in citazioni bibliche e demonologia, centra un tema spinoso e lo fa con toni polemici e sarcasmo.

Enshrined by Grace

È stato scelto un brano che non sia il secondo di qualche album? No, naturalmente, è stato scelto esattamente il secondo brano di "Heretic" (2003) - l'ultimo album del gruppo, se si vuole escludere il ripudiato "Illud..." - "Enshrined by Grace (Stabilito dalla grazia)". A dieci anni di distanza dal pezzo precedentemente esaminato, il sound sembra voler riprendere gli antichi fasti con un approccio che si concentra sul ritmo. Produzione molto pulita, precisa, chitarra sempre bella sporca e molto distorta, raffiche di blast improvvise ci ricordano la tecnica del batterista. Ancora tempi lenti, con sfuriate improvvise, un pezzo compatto come un macigno, si rallenta e poi si riprende con cadenze che si fanno sempre più veloci fino a sfociare nel blast, ad un certo punto sentiamo la voce di Tucker: un growl effettato, dal timbro particolarmente umido, con tonalità che tendono al basso ma vengono accentuate sui medi, anche per permettere di apprezzare meglio la metrica. La voce si prolunga, cambia improvvisamente per diventare uno scream e poi torna ad essere un growl, questa alternanze improvvise rendono il pezzo più vario. La batteria è una mitragliatrice: il rullante raggiunge velocità incredibili e mette in atto una devastazione che fa tabula rasa di qualsiasi cosa, il basso è messo in ombra, la chitarra si prende molto spazio con una grossa distorsione e ritmiche che passano da plettrate trascinate, ben cadenzate, a veloci plettrate alternate. Il pezzo inneggia al saccheggio, senza alcun ritegno, di un mondo ormai caduto e devastato; la rabbia dei folli non ci porterà da nessuna parte, una mano da lungo dimenticata adesso ciberà coloro che sono stati benedetti. Sorge il loro Golem, che sconfiggerà il loro nemico, la forza di Dio si abbatterà sui popoli infestati di sanguisughe, l'antica saggezza sorge e porta con sé la pestilenza purificatrice. La tecnica strumentale viene ben evidenziata da cambiamenti repentini, quando si ripete la strofa questa si conclude con un assolo quasi Progressive Death che sta su di una base che continua ad alternare lento e veloce, lunghe evoluzioni chitarristiche, quasi ambientali, lentissime e piene di echi e riverbero, torna quindi il massacro compatto, gli strumenti sono un monolite di enormi dimensioni. Dio vuole rettificare in fretta i propri errori e quindi scaglia sull'umanità le piaghe, la grazia divina ha stabilito che dovrà esserci una punizione per i peccati mortali e quindi invia la sua fiamma purificatrice. Un testo particolare, l'eresia, cui fa riferimento il titolo dell'album, sta appunto in questa trovata del gruppo di creare dei testi che - invece di inneggiare a Satana - inneggiano a Dio, descrivendolo come un tiranno ed attingendo a piene mani dall'Antico Testamento gli episodi in cui Dio si mostra più "spietato".

Chapel of Ghouls

Torniamo all'esordio con "Chapel of Ghouls (Cappella dei ghoul)", anche questa in realtà è una scelta piuttosto prevedibile, ma in un best of ci sta tutta. Plettrate toste ed insistenti, la voce incalza invasata, toni alti, poi la chitarra si lancia in una serie di acuti graffianti, rombanti, fischianti... Serie di stoppate, la voce ringhia, poi si dà a degli scream sfiatati, è una rincorsa in pieno stile Thrash, decisamente incattivito. Assolo tagliente alla chitarra, tonalità acute ed un caos di note che sembrano quasi arrivare alla rinfusa; altra stoppata e cavalcata solitaria della chitarra seguita a ruota da un furioso blast di rullante. I ghoul sono dei demoni, divoratori di cadaveri spesso associati agli zombie; in questo testo prendono d'assalto una chiesa, ne distruggono il sacerdote, invertono le croci rivolgendole alle fiamme infernali. Spezzano il prete e distruggono la chiesa dei deboli. Un testo molto irruento, dunque, in pina linea con un esordio carico di rabbia e risentimento, che si trasferiscono sia sui testi che nella musica, impulsiva e frenetica. A sorpresa una parte di tastiera, evoca melodie ed atmosfere spettrali, cimiteriali, la parte prosegue a lungo, mentre gli altri strumenti proseguono, statici ma ritmati, è un omaggio al Male! Stoppata, chitarra che decolla e poi bestialità caotica alla batteria, il basso che segue a ruota e sottolinea i tempi forti; riprende quindi la parte con le melodie di tastiera ma, questa volta, c'è anche un assolo di chitarra che passa immediatamente in primo piano, sembra quasi un'improvvisazione malefica: imprevedibile, mutevole, senza regole, continuamente graffiante e disturbante. Dopo una serie di fischi si innesca una parte ritmata, seguono cori di scream, diabolici, che inneggiano a Satana. Il loro dio è morto, sono solo degli stupidi ad affidarsi a lui, le preghiere sono soltanto bugie inutili, ma adesso assisteranno all'ascesa di Satana. I demoni attaccano con odio la famiglia dei cani che viene rappresentata sull'altare, Satana attende tra i fuochi dell'Inferno, la morte si schianterà su Dio. Sul finale tutto il caos è affidato alla chitarra distorta ed ai cori malefici, il ritmo è regolare ed incalzante, pestato e cattivo concede una sfuriata finale con tanto di assolo chiassoso e fischiante.

Bil Ur-Sag

Con "Bil Ur-Sag (O Testa-di-leone)" si cita "Formulas Fatal to the Flesh" (1998); ciò che salta immediatamente all'occhio è proprio il titolo, in linguaggio sumero. Sappiamo che Azagthoth era molto affascinato dal libro del Necronomicon, se anche questo testo non riprende dei passi di Lovecraft ne è comunque chiaramente ispirato; in questo retroscena di mitologia sumera. Il testo inizia invocando questo essere mitologico e lo stile stesso richiama quello di una saga epica, l'incipit si può tradurre così: "O Testa-di-leone, tu scuoti la terra, squarciatrici di cieli le tue torri di fiamme. Sei giunto a purificare l'atto di tradimento, sei giunto a domare la ribelliosità". Potenti stoppate ben scandite, piatti a profusione, poi un cupo growl e la devastazione comincia: tutto è basso, gutturale, molto ritmato. Un'atmosfera del genere, applicata al Death Metal, non può che portare alla mente i Nile che esordivano esattamente nello stesso anno con "Amongst the Catacombs of Nephren-Ka", lo stile è il medesimo. Distruzione, tecnica ad alti livelli, velocità, cambi di tempo repentini, stacchi improvvisi, un gran lavoro di cassa e tom, tocchi Brutal dati dalla voce e dalle chitarre. Il fuoco di Ur-Sag ha purificato il mondo incendiando gli impuri, la luce che lui porta è ineguagliata ed invincibile; distruttore dei nemici degli dèi, il suo ruggito di guerra terrorizza i nemici e nessuno scudo può arrestare la sua fiamma. I ribelli sono fatti prigionieri, prostrati in ginocchio si sottomettono davanti a lui perché non possono in alcun modo contrastare il suo assalto, una grande rete, immensa, avvolge tutti i ribelli fuggitivi e li mette in catene, non gli potranno sfuggire. Assolo centrale, frenetico ed in uno stile a metà tra Thrash e Brutal, ancora toni cupi, con una vocalità sporca: un growl cupo e gutturale di Tucker. Percussioni quasi tribali e si riprende, blast di cassa funesto, serie di stoppate e si conclude un pezzo davvero importante. Si tratta di una breve sfuriata, due minuti e mezzo di cattiveria, di epicità brutale.

Where the Slime Live

Altro successo tratto da "Domination" è "Where the Slime Live (Dove vive la feccia)", una corazzata sonora: riff lenti e cadenzati e poi fischi, poco dopo si passa a tonalità più basse e la batteria continua a pestare sulla cassa, interviene la voce che, sofferente ed effettata, scandisce le famosissime strofe. Stoppata e quindi la variazione che mette in risalto le corde mentre la batteria si limita all'indispensabile per riprendere a pieno regime più avanti. Questo è il posto in cui vive la feccia, la forma di vita più infima, dove la feccia si riproduce, ma appena il vento della verità soffia tutto cade a pezzi. Ancora tempi lenti e cadenzati ed inizia un'altra strofa: la voce canta in growl mentre una risposta spesso sovraincisa è un parlato secco, con un effetto tale che sembra di ascoltarla al telefono. Le loro dita avvelenate, che hanno scritto versi avvelenati... sarebbe un peccato se gli fossero tagliate via! I loro dogmi instillano bugie nelle nostre menti, complottano per ottenere un controllo totale della morale, sarebbe davvero una tragedia se le loro teste divine venissero recise! Nella parte centrale gli strumenti continuano a trascinarsi e c'è una uova variazione in cui la voce sembra più esasperata, gli strumenti sono ancora lenti in un modo straziante, procedono con incedere marziale e preciso, alcuni punti sembrano essere influenzati dall'Industrial. Strisciano, si moltiplicano, si nascondono ma riusciamo a vederli chiaramente, bruciano e si vedono i fumi dei fuochi che divampano: il Dio che vive nella loro testa adesso è stato messo a tacere. Che spettacolo assistere al loro mondo che crolla, brucia, mentre i penitenti dall'animo contrito vengono cancellati! Ancora stoppate, fischi alla chitarra e dopo si raddoppia la velocità del ritmo, un veloce assolo in scuola Heavy si prende il centro dell'attenzione, uno stile quasi alla Van Halen, dopo si torna alla strofa iniziale che procede come un carro armato, risate sprezzanti e si continua a descrivere in modo beffardo come si è estirpata la feccia: adesso se ne sono andati, con loro sono sparite anche le loro sporche bugie, ma un giorno torneranno ma così com'è stata lavata via una volta, la feccia sarà lavata via di nuovo. Un pezzo rappresentativo del meglio che i Morbid Angel hanno creato, un modo tutto originale di intendere il Death Metal: nuovi ritmi e contaminazioni che poi sono entrati a far parte del modo di intendere questo genere.

Angel of Disease

Passiamo allora ad "Angel of Disease (Angelo del morbo)", un pezzo inizialmente creato nel 1986 per un primo album che non ha mai visto la luce ma - vista l'abbondanza di bootleg non ufficiali - si è successivamente deciso di pubblicare (registrando nuovamente i brani) col nome di "Abominations of Desolation" (alcuni di voi già saranno a conoscenza della tradizione del gruppo che consiste nell'intitolare in modo progressivo gli album con le lettere dell'alfabeto; ecco spiegato perché esistono due album che cominciano con la lettera A: uno è stato l'esordio effettivo, l'altro un esordio "postumo"); lo stesso pezzo appare in "Covenant". Si inizia con un caos squillante, poi un coro cattivo da Thrash, altro caos chitarristico: distorsione e veloce scarica di note, poi un'altra risposta corale che contiene molta più violenza di un comune Thrash. Un suono sporco, pesante, gli interventi solisti di chitarra sono molto frequenti e praticamente si crea un duetto con la voce. I riff ad un punto si fanno lenti e molto ritmati, sta nascendo lo stile vero e proprio dei Morbid Angel, fischi e rombi di chitarra a fine di ogni strofa, crescendo di batteria, basso pulsante in sottofondo, altro assolo squillante, acuto, fischiante. Le anime delle vittime si mescolano nel nero calderone, un sacrificio in nome degli Antichi (ancora una volta un'influenza della letteratura lovecraftiana); invocano il principe del morbo, messaggero di Absu. Su questo Absu, o Abzu o Apsu, c'è da dire che - come potevamo immaginare - si tratta di una divinità mesopotamica che compare nel libro della creazione della mitologia babilonese: Enûma Elish, che inizia così: "Quando non esistevano ancora i cieli sopra, né la terra sotto, Apsu l'oceano di acqua fresca esisteva...". Quindi non c'è alcun dubbio che stiamo parlando dell'essere antico per definizione! I venti gelidi portano con sé le maledizioni che vengono scagliate sulle loro chiese, mentre i sacrifici umano penzolano dai lacci di pelle sistemati sopra al pentagramma disegnato sul pavimento. Si innalza il pugnale arrugginito e si fa scorrere il sangue di Kingu; restando nella medesima mitologia Kingu era il figlio di Apsu e Tiamat, una volta assassinato Apsu, Tiamat diede al figlio tre tavolette scritte (che gli conferivano grandi poteri magici) che lui indossava come una corazza nella sua impresa per vendicare il padre. Nonostante il coraggio, Kingu fu ucciso da Marduk che, versando il sangue di Kingu e mescolatolo alla terra (che era il corpo di Tiamat), ne formo un'argilla con la quale plasmò l'uomo. Il testo prosegue poi citando Shub-Niggurath, orrenda divinità inventata da Lovecraft, il mostruoso essere dall'infinita prole. Il pezzo continua quindi, si fa più frenetico mentre adora la bestia mostruosa, le chitarre sono distorte e dissonanti quasi a mimare l'invocazione e dopo una serie di assoli si procede tra fischi e voci esaltate di un fanatismo del male. La divinità mostruosa metterà in catene i loro re, i morti risorgeranno al richiamo ai Nammtar, corpi contorti di vergini saranno inchiodati alle croci, il sole stesso verrà oscurato dagli antichi dèi, Cthulhu attraverserà il vuoto per venire a questo mondo e dominarlo. E' molto interessante vedere come la letteratura di Lovecraft abbia ispirato una mitologia che, meglio ancora del satanismo, riesce ad ispirare dei testi dalla malvagità assoluta.

Opening of the Gates

Ecco che finalmente si cita "Gateways to Annihilation" (2000), lo si fa col brano "Opening of the Gates (L'apertura dei cancelli)". Riff pesanti, cadenzati, brevi raffiche mirate sulle corde, colpi pesanti sulle pelli, il basso si impone con lunghi colpi cupi, si prendono tonalità gravi e si prosegue come una corazzata. L'atmosfera è cavernosa, stoppata improvvisa, poi una carica devastante con blast di rullante, stacchi, quindi un growl gutturale spalanca i cancelli della brutalità. Una voce ossessiva, sporca, malata, bassa e spietata, riff a plettrata alternata si avvicendano a stoppate, la cassa è devastata dal doppio pedale a velocità maniacale. Le catene che strozzavano l'esistenza sono cadute, il velo che calava sugli occhi adesso si è spostato; poiché è così che fanno le pecore, abituate ad essere dominate, il gregge viene condotto verso i cancelli dell'aguzzino, il gregge è guidato al macello della loro fede, i loro occhi spalancati di terrore si guardano attorno e vedono i loro aguzzini ridere. Quelle pecore stupide credevano che gli altri fossero come loro, ma gli altri erano fatti di una pasta diversa: le pecore sono sempre state limitate dalla mentalità del gregge, dall'accettazione passiva della sofferenza, mentre gli aguzzini sono cacciatori, dominatori spietati. Tutto questo viene pronunciato con fare imponente, si celebra la forza bruta, la volontà ferrea del dominatore, un solo di batteria con stacchi a raffiche veloci apre le porte ad una frenetica fase strumentale con stacchi improvvisi e riff tecnici che si susseguono, poi si rallenta e l'atmosfera si fa claustrofobica - possiamo immaginare le pecore terrorizzate che attraversano i cancelli e guardano i dominatori compiaciuti - per poi, dopo altre stoppate, tornare alla devastazione. Adesso le pecore si lagnano, invocano un Dio che non hanno mai visto, all'apertura dei cancelli si rendono conto che la loro religione è finita, che non avranno alcun aiuto e che sono spacciate.

Abominations

"Abominations (Abomini)" è un altro brano creato anni addietro, che vede la luce con "Blessed Are the Sick" e poi viene pubblicato nell'album che raccoglie tutti i lavori pregressi non pubblicati: "Abominations of Desolation". In realtà l'origine del brano si può rintracciare anche nei testi, che citano ancora una volta i miti babilonesi ed anche la figura di Absu (che abbiamo già visto), questa volta sotto forma di oceano che fa da scenario. In questo oceano che ribollisce, tempestoso, in questo luogo di pianti di morte, vi è Tiamat (madre di Absu, che qui stranamente viene citata al maschile) - il serpente oscuro - Signore del Prete morboso, assieme ad accoliti che, infervorati dall'odio per Dio, intonano canti tratti dal Libro dei Vermi e bruciano il simbolo di Cristo. Stoppate iniziali, interventi dissonanti alla chitarra, una voce cattiva in mezzo ai molti stacchi sul rullante, per un Death primordiale, feroce ed istintivo, in cui la chitarra è tagliente e squillante, quasi sguaiata; tutto è molto ritmato e trascinante, gli interventi solistici adoperano lo stile Thrash e talvolta anche Heavy. Rallentamento ed atmosfera, poi si riparte con rinnovata malvagità: sputano sull'Agnello e si fanno beffe della Parola di Dio, perché quella dottrina non fa per loro che sono invece fatti per gli abissi infernali. Portano distruzione e sofferenza, dolore infinito, cantano le parole del Vuoto, la formula della morte, invocano le regine della morte ed il signore dei morti; mentre i mari di Absu ondeggiano sorgono gli spiriti di Nar-Marratuk. Il Libro dei Vermi (Urilia), così come i Nar-Marratuk, sono un'altra invenzione di Lovecraft che ha sapuito intrecciare abilmente la mitologia babilonese con la propria fantasia; nell'ultima parte di questo libro c'è l'Invocazione dei Poteri (una specie di invocazione demoniaca diremmo) che inizia così: "Spiriti della Terra, ricordate! Spiriti dell'Acqua, ricordate! Nel nome dei più segreti spiriti di Nar-Marratuk, il mare al di sotto dei mari, e di Kutulu, il serpente che dorme morto..."; ricordiamo di aver parlato della morte di Absu, anche la madre Tiamat ebbe la stessa sorte ed entrambi furono quindi relegati in un mondo sotterraneo (una specie di regno dei morti), in questo senso si nota la similitudine tra Tiamat serpente dormiente al di sotto dei mari con Jörmungand (il corrispondente della mitologia norrena), ma anche con il serpente (o drago) della più vicina tradizione biblica: una creatura mostruosa, abissale, carica di astio e veleno, pronta a divorare il mondo per vendetta. Parti stoppate ci risvegliano dalle speculazioni mitologiche, poi dissonanze distorte, la voce infierisce con insistenza, poi si torna nei ranghi e si riprende con la strofa funestata da interventi caotici di una chitarra fischiante. Un altro pezzo che mescola satanismo e mitologia lovecraftiana, che mescola origini Thrash con un ritmato e caotico Death primitivo.

Immortal Rites

Alla fine di questa compilation si trova l'inizio: "Immortal Rites (Riti Immortali)", primo brano del primo album. Si inizia col caos, piatti e degli effetti, il ritmo è subito acceso e la devastazione è assicurata. Un potente brano di apertura che guadagna ulteriore vigore con la feroce voce, una specie di growl primitivo, quindi la cavalcata in cui il basso si fa sentire forte, variazioni alla chitarra e si riprende con la strofa cui segue una digressione strumentale, ci sono anche plettrate alternate e la batteria resta sempre veloce e cattiva. Colpisce anche la, sia pur breve, presenza delle tastiere, che aggiungono un'atmosfera spettrale, gotica, a delle stoppate. Il testo descrive il rituale in cui degli stregoni si raccolgono per invocare gli antichi immortali, questa congrega invoca quei potenti esseri pregandoli di elevare la condizione umana, pregando loro di infondere nell'uomo la loro conoscenza e potenza. Da mondi incomprensibili e lontani, arrivano a loro urla mai sentite prima, da una fonte indefinita, da un essere senza volto; invocano quindi i signori della morte offrendo spazio nelle proprie menti, offrono i loro corpi per contenere l'immortalità di quegli esseri antichi dal potere incommensurabile. Una lunga parte strumentale che contiene anche un assolo frenetico, poi una marcia lenta, quasi un requiem, accompagna l'avvento di questi esseri che prendono quindi possesso dei corpi degli accoliti che li hanno invocati, in una sorta di esorcismo al contrario. Nella strofa finale gli adepti percepiscono quelle presenze che ora albergano nei loro corpi, si sentono come destati da un torpore e dunque pregano forti della nuova potenza e consapevolezza: sono diventati immortali! Un pezzo che, pur senza farvi direttamente riferimento, si rifà comunque al mito lovecraftiano... anche se in una forma che sembra voler strizzare l'occhio all'immaginario satanico. Un altro pezzo che doveva essere inevitabilmente presente in un best of.

Conclusioni

Una tracklist scontata, nelle sue scelte quasi obbligate e nel suo rinnegare gli ultimi lavori in favore delle antiche glorie; una grafica quasi banale che riveste un CD normalissimo (fosse stato un cofanetto con qualche particolarità il prodotto avrebbe avuto ragione d'esistere per via degli affamati ed esigenti collezionisti). Una raccolta che contiene dei pezzi che qualsiasi fan che si rispetti ha già sentito un mucchio di volte, pezzi accomunati dal fatto di essere stati dei successi ed ordinati secondo un criterio quasi casuale, senza un preciso filo logico. Una trovata insipida, che artisticamente non aggiunge nulla, ma nemmeno ha alcun senso: la musica è ovviamente bella (esattamente come lo era quando è stata pubblicata) ma la pubblicazione di questo best of non sembra rispondere a nessuna logica. Poco tempo dopo la pubblicazione di un live registrato tantissimi anni prima (se ne accennava in apertura), questo album è un continuare a ricordare la vecchia gloria senza nulla fare per costruirsene una attuale. I Morbid Angel possono essere paragonati ad una divinità antica che ha saputo, a suo tempo, portare la devastazione nel mondo ma poi - a causa di dinamiche complesse che farebbero impallidire gli autori di Beautiful - si è sempre più assopita fino a diventare dormiente. Ormai di questa creatura se ne parla solamente ricordandone le gesta passate, che col trascorrere degli anni hanno assunto gli sbiaditi toni del mito; questa raccolta è un simbolo delle gesta compiute da una potente divinità che ora è dormiente. Abbiamo aspettato con ansia il grande ritorno ma ci siamo ritrovati ad avere a che fare con dei falsi profeti: l'abominevole "Illud..." si può paragonare ad una sorta di Anticristo della discografia dei Morbid Angel, un peccato mortale! Dare un voto a questa raccolta è compito ingrato, che ho assolto con un 6 di stile per due motivi: sarebbe stato assurdo dare un voto ai Morbid Angel degli anni '90 ascoltando questa raccolta, sarebbe ancora più assurdo dare un voto ai Morbid Angel di adesso sulla base di quello che hanno fatto negli anni '90. Se tutta questa nostalgia del passato volesse essere un modo per prepararci ad una pubblicazione, di inediti, che intenda riportarci agli anni d'oro del gruppo, si creerebbe un'aspettativa che, se venisse delusa, comporterebbe la distruzione totale del nome Morbid Angel (e se non venisse delusa ne sarebbe il riscatto...); se volesse semplicemente essere una trovata commerciale o una semplice autocelebrazione, sarebbe un qualcosa di insipido e con poco senso, visti gli sviluppi storici degli ultimi anni. Ci troviamo per le mani una raccolta di brani in cui si è evitato ogni riferimento agli ultimi odiati lavori pescando, a colpo sicuro, tra i successi più acclamati attingendo specialmente dai primissimi anni; questo dimostra consapevolezza degli "errori" fatti, ma ancora non è in grado di dimostrare una capacità di porvi rimedio.

1) Dominate
2) Maze of Torment
3) Fall from Grace
4) Pain Divine
5) Enshrined by Grace
6) Chapel of Ghouls
7) Bil Ur-Sag
8) Where the Slime Live
9) Angel of Disease
10) Opening of the Gates
11) Abominations
12) Immortal Rites
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